-^>,:4,
■\2^
MONITOKE ZOOLOfilCO ITALIA!)
(Pubblicazioni italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
ORGANO UFFICIALE BELLA UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA
DIRETTO
DAI DOTTOJil
GIULIO CHIARUGI EUGENIO FICALBI
Prof, (li Anatomia mnana Prof, di Anatomia comp.irata e di Zoologia
i.cl K, Istituto di Studj Superiori in Firenze nelJa R. Uiiiversita di Padova
Vol. XITI — Anno XIII — 1902
(JON STJPFLEMEN'JO
(CON 19 FIGURE E 6 TAVOLE)
IN FIRENZE
MDCCCCII
INDICE DEL VOL. XIII
{Anno XIIL 1902).
CON SUPPLEMENTO
AWEKTENZA
In questo volume 6 contenuta la Bibliografia dell'annata 1902 e la continua-
zione di quella delle annate precedenti.
I. Scritti general! di Zologia e di Ana-
tomia. Pag. 1, 97, 223.
II. Evoiuzionismo bioiogico. Filogenia.
Pag. 99, 224.
III. Ontogenia (Embriogenia — Organo-
genia). Pag. 2, 99, 224.
IV. Istoiogia. Pag. 3, 100, 225.
V. Tecnica. Pag. 4, 10.3, 226.
VI. Protozoi. Pag. 25, 125, 251.
VII. Spongiari o Poriferi. {Vacat).
VIII. Celenterati {Vacat).
IX. Vermi. Pag. 26, 125, 252.
1. Parte generale. {Vacat).
2. Platodi o Platielminti (Tur-
bellari. Trematodi. Cestodi).
Pag. 26, 125, 252.
8. Nematodi o Nematelminti.
Pag. 26, 126, 252.
4. Acautocefali. {Vacat).
5. Chetognati. {Vacat).
6. Nemertini. {Vacat).
7. Rotiferi. {Vacat).
8. Briozoi. Pag. 26.
9. Brachiopodi. {Vacat).
10. Enteropneusti. {Vacat).
11. Gefirei. {Vacat).
12. Anellidi (Archianellidi, Oli-
gocheti. Policheti. Irudinei),
Pag. 26, 126, 252.
13. Incertae sedis. {Vacat).
X. Artropodi. Pag. 26, 126, 253.
1. Parte generale. {Vacat).
2. Pantopodi. {Vacat).
3. Tardigradi. {Vacat).
4. Crostacei. Pag. 26, 126, 253.
5. Aracnidi. Pag. 27, 126, 253.
6. Onicofori. {Vacat).
7. Miriapodi. Pag. 127, 253.
8. Insetti o Esapodi. Pag. 27, 127,
253.
a) Parte generale. Pag. 27, 253.
b) Tisanuri. Pag. 27, 253.
c\ Ortotteri. Pag. 27.
d) Pseudoneurotteri. {Vacat).
e) Rincoti. Pag. 27.
/) Coleotterl Pag. 253.
g) Strepsitteri. {Vacat).
h) Neurotteri. {Vacat),
i) Lepidotteri. Pag. 27, 254.
k) Imenotteri. Pag. 254.
I) Ditteri e Afanitteri. Pag. 27, 127, 254.
XI. Echinodermi. Pag. 127, 256.
XII. Molluschi. Pag. 28, 127, 256.
1. Parte generale. Pag. 28, 127
255.
2. Anfineuri. {Vacat).
n :\ r,
r:^
IV
3. Gasteropodi ( Prosobranchi.
Eteropodi. Opistobranchi. Pte-
ropodi. Polmonati). Pag. 127,
255.
4. Scafopodi. (Vacat).
5. Lamellibranchi, Acefali o Pe-
lecipodi. Pag. 28.
6. Cefalopodi. Pag. 127.
XIII. Urocordati o Tunicati. Pag. 255.
XIV. Cefaiocordati o Anfiossidi. {Vacat).
XV. Vertebrati. Pag. 49, 165, 279.
1. Parte gbnbrale. {Vacat).
II. Parte anatomica. Pag. 49, 165,
279.
1. Parte generale. Pag. 49, 165,
279.
2. Tegumento e produzioni te-
gumentarie. Pag. 50, 166, 279.
3. Sistema nervoso centrale e
periterico. Pag. 50, 166, 280.
4. Oi gani di senso. Pag. 52, 167.
5. Scheletro e articolazioni.
Pag. 52, 167, 280.
0. Apparecchio muscolare. Pag.
52, 167, 281.
7. Apparecchio cardiaco-vasco-
lare. Milza. Pag. 53, 167, 281.
8. Tubo digestive e glandule an-
nesse. Peritoneo. Pag. 53, 168,
281.
9. Apparecchio polmonare. Bran-
chie. Timo. Tiroide. Pag. 53i
168, 282.
10. Apparecchio urogenitale. Cap-
sule surrenali. Pag. 54, 168,
282.
11. Teratologia. Pag. 54, 169, 282.
III. Parte zoologica. Pag. 55, 169-
283.
1. Parte generale. Fauna. (Va-
cat).
2. Pesci. Pag. 55, 169, 283.
3. Anfibii. (Vacat).
4. Rettili. Pag. 55.
5. Uccelli. Pag. 55, 169, 283.
6. Mammiferi. Pag. 169, 283.
7. Autropologia ed Etnologia.
Pag. 56, 169, 283.
Appendice: Antropologia ap-
plicata alio studio dei pazzi,
dei criminali, ecc. Pag. 170,
284.
XVI. Zoologia applicata alia Medicina,
all'Agricoltura, alle Industrie, ecc.
Pag. 307.
SUNTI E RIVISTB
— Di alcune recenti ricerche istologiche sulla secrezione interna nell'assorbi-
mento intestinale. — Pag. 29.
— Note di tecnica microscopica. — Pag. 5, 103, 255.
— Sugli innesti fra tessuti aniraali. Rivista dei lavori italiani dal 1896.
[G. Galeotti] — Pag. 73.
Ascoli C. — II meccanesimo di fonnazione della mucosa gastrica umana. —
Pag. 127.
Delia Valle C. — Ricerche sulle tenninazioni nervose della mucosa olfattiva
nei mammiferi adulti. — Pag. 56.
Della Valle C. — Contribute alia conoscenza della circolazione sanguigna nella
mucosa nasale dei mammiferi adulti. — Pag. 56.
D'Evant T. — Intorno alia ganesi del pigmento epidermico. — Pag. 313.
Drago S. — Contributo alia preparazioae dei globuli bianchi del sangue. —
Pag. 5.
Drago U. — Cambiamenti di forma e di struttura dell'epitelio iatestinale
durante I'assorbiraento dei grassi. — Pag- '^'d.
Minervini R. — Modificazioni del metodo di Weigert per la coloi-azione spe-
cifica del tessuto elastioo. — Pag. 255.
Mingazzini P. — Cambiamenti morfologici dell'epitelio intestinale durante
I'assorbimento delle sostanze alimentari. — Pag- 29.
Mingazzini P. — Cambiamenti morfologici dell'epitelio intestinale durante
I'assorbimento delle sostanze alimentari. — Pag. 29.
Mingazzini P. — La secrezione interna nell' assorbimento intestinale. —
Pag. 29.
Monti R. e Monti A. — Le gbiandole gastriche delle marmotte durante il
letargo invernale e I'attivita estiva. — Pag. 314.
Paladino R. — Contribuzione alle conosceaze sulla struttura e funzione del la
vescicola ombelicale nell'uomo e nei mammiferi. — Pag. 28.
Patellani S. — Modificazione ad un metodo di Mallory per la colorazione de)
tessuto connetfeivo. — Pag. 6.
Ruffini A. — Un metodo di reazione al cloruro d'oro per le fibre e le espan-
sioni nervose periferiche. — Pag- 103.
ScafjUdi V. — Sui rapporti del simpatico con il midollo spinale e con i gan-
gli intervertebrali. — Pag. 285.
Staderini R. — Intorno alle cavita premandibolari del Gongylus ocellatus e al
loro rapporto con la tasca ipofisaria di Rathke. — Pag. 4.
Staderini R. — Sopra la particolare disposizione della parete dorsale della
caviti faringea in embrioni di coniglio e di pecora. — Pag. 5.
Sterzi G. — Ricerche intorno all'anatoraia comparata ed all'ontogenesi delle
meningi. Considerazioui sulla filogeuesi. Parte I. Meningi midollari. —
Pag. 34
RIASSUNTI ORIGINALI.
Norsa Gurrieri E. — Un caso di encefalocele congenito Corvinus (Ernia ce-
rebrale Le Dran) in embrioni di Mus decumanuti v. albinus. — Pag. 286.
COMITNICAZIONI ORIGINALI.
Beretta A. - La raoltiplicazione cel'ulare nel midollo delle ossa del riccio
durante 1' ibernazione. — Pag. 212.
Beretta A. — Dell' influenza deH'accumulo dell'adipe sulla determinazione e
sul decorso del sonno invernale nei mammiferi ibernanti. — Pag- 234,
Bertelli D. — L'arteria sottolinguale. — Pag. 23.
Bertelli D. — L'arteria sottomentale. — Pag. 89.
B rtolotti C. — Sviluppo e propagazione delle Opalinine parassite del lorn-
brico. Con 4 figure. — Pag. 195.
— VI —
Ceccherelli G. — Sulle piastre motrici e sulle fibrille ultraterminali nei mu-
scoli della lingua di Rana esculenta. — Pag. 246.
Chiarugi G. — L' insegnamento deH'anatoraia dell'uomo secondo i nuovi Re-
golameati universitari. — Pag. 270.
Cutore G. — Di un embrione di polio con amnios insufficientemente svilup-
pato ed estremo cefalico normale. Con 2 figure. — Pag. 88.
Dall'Acqua U. e Meneghetti A. — Sulle arterie della faccia nell'uomo. —
Pag. 243.
Favaro G. — Cenni anatomo-embriologici intorno al Mttsculus retractor ar-
cuum branchialium dorsalis nei Teleostei. — Pag. 119.
Ficalbi E. — Doratopsis vermicularis larva di Chiroteuthis Veranyi. — Pag. 37.
Giacomini E. — Contributo alia conoscenza delle capsule surrenali nei Ciclo-
stomi — Sulle capsnle surrenali dei Petromizonti. Con tav. II-III. —
Pag. 143.
Giacomini E. — Sulla esistenza della sostanza midollare nelle capsule sur-
renali dei Teleostei. — Pag. 183.
Giannelli L. — Ricerche istologiche sul pancreas degli uccelli : nota preven-
tiva. Con 3 figure. — Pag. 171.
Giglio-Tos E. — Sugli orga^ni branchiali e laterali di seuso nell'uomo nei pri-
mordi del suo sviluppo. Con 4 figure. — Pag. 105.
Giuffrida-Ruggeri V. — Un caso di atrofia deW'ala magna dello sfenoide e
altre particolarita nella norma laterale. Consilerazioni sul significato ge-
ravchico delle anomalie cranicbe. Con 2 figure. — Pag. 7.
Giuffrida-Ruggeri V. — Qualcbe contestazione intorno alia piu vicina filoge-
nesi umana. — Pag. 257.
Giuflrida-Ruggeri V. — Sul cosidetto infantilismo e sull'inferiorita somatica
della donna. — Pag. 316.
Lachi P. — Un appareccbio per la rapida macerazione delle ossa. Con 1 ti-
gura. — Pag. 66.
Levi G. — Dei corpi di Call ed Exner deH'ovajo. Con tav. VI. — Pag. 298.
Livini F. — A proposito di una nuova classificazione delle gbiandole propo
posta dal prof. G. Paladino. Con 2 figure. — Pag. 41.
Livini F. — A proposito di una classificazione delle gbiandole. Replica al
prof. G. Paladino. — Pag. 129.
Meneghetti A. e Dall'Acqua U. — Discesa anomala del testicolo. Con tav. IV
— Pag. 216.
Mori A. — Mancanza del muscolo grande pettorale: nota anatomica. — Pag. 13.
Orru E. — Su di un muscolo sopranumerario e sulla disposizione delle apo-
nevrosi del dorso della mano nell'uomo. Con 1 figura. — Pag. 84.
Orru E. — Sullo sviluppo della milza. Con tav. V. — Pag. 227.
Paladino G. — In difesa della nuova classificazione delle glandole da me
proposta. Osservazioni alle considerazioni del dott. F. Livini. — Pag. 79.
Paladino G. — A proposito di una classificazione delle gbiandole. Risposta
alia Replica del dott. Livini. — Pag. 190.
Rossi G. — Di alcune propriety microcbimicbe delle isole del Langerbans.
Studio critico speriraentale. — Pag. 205.
Sfameni P. — Sul modo di terminate dei nervi nei genitali esterni della
femmiua, con speciale riguardo al significato anatomico e funzionale dei
corpuscoli nervosi terminali. Nota preventiva. — Pag. 288.
— vu —
Sterzi G. — Intorno alia divisione della dura madre dall' endocranio. —
Pag. 17.
Tenchini L. — Di un nuovo muscolo soprannumerario della regione poste-
riore dell'antibraccio uraano {M. extennor digiti indicis et medii) consociato
ad un fascicolo manidio. Con tav. I. — Pag. 57.
Vastarini-Cresi G. — Comunicazioni dirette tra le arterie e le vene (anasto-
mosi artero-venose) nei Mammiferi. Nota preliminare. — Pag. 136.
UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA
— Ilia Assemblea ordinaria e Convegno Zoologico Nazionale iu Roma. [Pro-
gramma]. — Pag. 195, 221, 247.
— Varia. Pag. 24, 195, 221, 247, 305.
Rendiconto della terza Assemblea ordinaria e del Convegno
deir Unione Zoologica italiana in Roma
(31 ottobre-3 novembre 1902).
Seduta inaugurals. — Suppl. Pag. 1.
Discorso del presidente del Comitato ordinatore prof. Todaro. — Suppl. Pag. 2.
Discorso del presidente dell' Unione prof. Emery. — Suppl. Pag, 8.
Discorso del prof. B. Grassi. — Suppl. Pag. 13.
Seduta pomeridiana del 31 ottobre. — Suppl. Pag. 13.
Seduta pomeridiana dell' 1 novembre. — Suppl. Pag. 32.
Seduta antimeridiana del 3 novembre. — Suppl. Pag. 54.
Seduta pomeridiana del 3 novembre. — Suppl. Pag. 64.
Adesioni. — Suppl. Pag. 66.
Elenco dalle Comunicazioni scientiflche e dalle Confarenze.
COMUNICAZIONI SCIENTIFIOHE
Addario C. — Sull' apparente membrana limitante della retina ciliare. —
Suppl. Pag. 16.
Addario C. — Sull' istogenesi del vitreo nell' occhio del Selaci. — Suppl. Pa-
gina 18.
Ariola V. — Bono i Cestodi polizoici? — Suppl. Pag. 15.
Benetti V. — Ricerche biologiche sui Bombi. — Suppl. Pag. 38.
Bentivoglio T. — Sul valore sistematico delle varieta della specie Platycne-
mis pennipes Pall. — Suppl. Pag. 22.
Borsieri C. — La forma giovanile del Centrolophus pompilus (Guv. Val.). —
Suppl. Pag. 35.
Chiappi T. — Sopra una forma ibrida di Ciprinide esistente nei laghi di
Varano e Monate. — Suppl. Pag. 28,
— VIII —
Ciuffi M. — Ricerche sugli Sporozoi. — Su;ip1. Pag. 42.
Enriques P. — Adattamento degli infusori marini alia vita nell'acqua dolce.
— Suppl. Pag. 49.
Enriques P. — Note fisiologiche sul Sipunculus nudus. — Suppl. Pag. 61.
Fano L. — Sulle glandule cutanee degli Anfibii. — Suppl. Pag. 61.
Foa A. — Sui Citoryctes vaccinae. — Suppl. Pag. 34.
Ghigi A. — 11 nidamento del la Tiedemannia neapolitana Van Ben. — Suppl.
Pag. 24.
Giacomini E. — Relazione tra il pancreas dieW Ammocoetes e del Petromyzon.
— Suppl. Pag. 49.
Lepri G. — Nota prelirainare sopra una forma cieca di Asellus. — Suppl. Pa-
gina 37.
Levi G. — Osservazioni suUa difierenziazione delle uova degli Anfibi. — Suppl.
Pag. 18.
Livini F. — La doccia ipobranchiale negli embrioni di Polio. — Suppl. Pag. 60.
Lmgioni P. — Note ed osservazioni s\x\\' Anthypna Carcelii Laporte {romana
Duponchel). — Suppl. Pag. 20.
Marucci V. — Nota preliminare sugli Idracnidi del lago di Castel Gandolfo.
— Suppl. Pag. 35.
Mirabella R. — Osservazioni sull'accrescimento degli oociti di Helix asper.sa.
— Suppl. Pag. 58.
lilonticelli Fr. Sav. - Lo Bianco S. — Sulla probabile larva di Aristeus anten-
natus Risso. — Suppl. Pag. 30.
Parona C. — Cenno sulla corologia Italica delle varieta dell'i/t/Za arborea. —
Suppl. Pag. 44.
Parona C. - Monticelli Fr. Sav. — Sui generi « Placunella e Trechopus »
— Suppl. Pag. 46.
Pierantoni U. — Sui Syllidi gestanti del Golfo di Napoli. — Suppl. Pag. 40
Russo A. — Sul significato delle idrospire e degli spiracoli dei Blastoidi. —
Suppl. Pag. 22.
Trinci G. — Di una nuova medusa gemmante del Golfo di Napoli. — Suppl
Pag. 52.
Versari R. — La morfogenesi dei vasi sanguigni nella retina umana (Comu
nicazione preventiva). — Suppl. Pag. 43.
Vinciguerra D. — Sulla presenza del Salmo macrostigma A. Dum. nelle pa
ludi Pontine. — Suppl. Pag. 27.
Zanetti U. — Sulla non prevalenza dei sali potassici nella bile dei pesci ma
rini. — Suppl. Pag. 48.
GONFEBENZE.
Camerano L. — Ricerche somatometriche in Zoologia. — Suppl. Pag. 13.
Pirotta R. — La doppia fecondazione nelle Angiosperme (Metasperme). —
Suppl. Pag. 32.
Russo A. — Gruppi di Echinodermi viventi e fossili e loro filiazione (Sunto).
— Suppl. Pag. 54.
— IX —
Mozioni.
Vinciguerra D. — Sulla pesca. — Suppl. Pag. 63.
Ghigi A. — fclulla caccia. — Suppl. Pag. 63.
Raflfaele F. — Suirinsegnamento della Biologia. — Suppl. Pag. 63.
Monticelli Fr. Sav. — Suirinsegnamento delle scienze natural! negli Istituti
secondarii. — Suppl. Pag. 64.
Grassi B. — Per una sezione zoologica nei Laboratorii della Saniti del
Regno. — Suppl. Pag. 64.
Cuboui G. — Proposte di studii per la biologia della fillossera della vite.
— Suppl. Pag. 64.
NOTIZIE E VARIETA
Premi e Concorsi. — Pag. 71, 96.
Nuove nomine. — Pag. 24.
Necrologie: G-iovanni Inzani. Pag. 94 (G. Romiti).
Studio collettivo del peso dell'encefalo negli Italiani: Elenco delle Osserva-
zioni inviate. — Pag. 71, 305.
Note Bibliografiche. — Pag. 47, 90, 163.
i^aria. — Pag. 197, 220, 322.
Fireuze, Tip. Luigi Niccolai, Via Kaeuza, 44,
Monito Zoologico Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiale deila Unione Zoologica Italiana
DIRETTO
PAi DOTTORI
GIULIO CHIARUGI EUGENIO FICALBI
ProC. di Anatomia uniaiia Prof, di Anatomia conip. e Zooloyia
nel R. Istiiiro di Stiidi Snper in Kirenze nelhi K. Universita di J'adova
Ufficio di Direzione ed Acnministrazione: IsUtido An.atomico, Firenze.
12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15.
XIII Anno Firenze, GS-ennaio 190S N. l
SOMMARIO : Biblioguafia. — Pag. 1-4.
SuNTi E RiviSTE : Stadcriiii R., Intorno alle cavita preinandibolari del Goii-
gylus ocellatus e al loro rapporto con la tasca ipotisaria di Jiathke. —
Staderini R., Sopra la particolare disposizione deila parete dorsalo della
cavita fai-ingea in embrioni di coniglio e di pecora. — Pag. 4 5.
Note di tecnica microscopica : Drago S., Contribute alia prepavazione
dei globuli hianchi del saugue. — Patellani S., Modificazione ad iiu
metodo di Mai lory per la colorazione de! tessuto connettivo. — Pag. 5-6.
COMUNiGAZiONi ORiGiNALi : Griuffrida-Ruggeri V., Un caso di atrofia del-
Vala magna dello stenoide e altre particolarita nella norma laterals (Con 2
figure). — Mori A., Mancanza del muscolo grande pettorale. — Sterzi G.,
Intorno alia divisione della dura mad)-e dall'endocrauio. — Berteili D.,
L'arteria sottolinguale. — Pag. 7-23.
NoTiziE : Nuove nomine. — Pag. 24.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione.
BIBLIOGRAFIA
Si da notizia soltanto dei lavori p^thhlicati in Italia.
I- Scritti general! di Zoologia e di Anatomia.
Drago U. — Lo stato attuale della dottrina dell'a.ssorbimento intestinale, e
il vitalismo moderno. — Estr. di pp. 6 d. Eassegna internaz. Medicina
inoderna, An. 2, N. 12. Catania, Up. Perrvtta, 1901.
Foa C. — Suir innesto delle ovale (Sunto). — Arch. ital. Ginecol., An. 4, N. 4,
pp. 314-316. Napoli 1901.
- 2 -
Golgi C. — Giulio Bizzozero : Necrologia (Con ritratto). — Arch. Sc. med.,
Yol. 25, Fasc. 8, pp. 205-234. Torino 1901.
Pavesi P. — Un antico Piscicultore italiano dimenticato. — Estr. di pp. 7
d. Acquicoltura Lombarda, 1901, JV. 6. Como, tip. Ostinelli 1901.
III. Ontogenia (Embriogenia. Organogenia).
Ascoli C. — II meccanesimo di formazione della mucosa gastrica umana. Con
tav. XI-XIII. — Arch. Sc. med., Vol. 25, Faac. 5, pp. 257-395. Torino 1901.
Banchi A. — Di un rudimento scheletrico (Parafibula) nell'arto inferiore di
alcani Marsupiali. — Vedi M. Z., XII, 10, 282.
Berlese A. — Fenomeni che accompagnano la fecondazione in taluni insetti.
Memoria II. — Vedi M. Z., XII, 10, 279.
Bianchi S. — Sulla divisione dell'osso parietale e sul suo sviluppo. — Atti
Accad. Fisiocritici Siena (Proc. verb. Adunanze), S. 4, Yol. 13, An. Accad.
210 {1901), N. 7-8, p. 236. Siena 1901.
D' Erchia F. — Lo strato cellulare del Langhan3 ed il sincizio del villi co-
riali di un giovane novo umano (Sun to). — Arch. ital. Ginecol., An. 4,
N. 5, pp. 402-403. Napoli 1901.
Dorello P. — Sopra lo sviluppo dei solchi e delle circonvoluzioni nel cer-
vello del maiale. Con tav. 15=*. — E.'itr. d. Ricerche fatte nel Laborat. di
Anat. norm. Univ. Boma ed in altri Laborat. biol., Vol. 8, Fasc. 3-4,
pp. 211-247. Eoma 1901.
Facciold L. — Un po' di cronologia relativa agli studii su lo sviluppo dei
Murenoidi. — Vedi M. Z., XII, 5, 116.
Facciold L. — Esame degli studii sullo sviluppo dei Murenoidi e I'organizza-
zione dei Leptocefali. Con 2 tav. — Vedi M. Z., XII, 5, 116.
Foa C. - - Sullo sviluppo extrauterino dell'uovo dei Maramiferi (Sunto). —
Arch. ital. Ginecol, An. 4, N. 4, pp. 311-314. Napoli 1901.
GianneUi L. — Alcuni ricordi sullo sviluppo della milza nei Rettili. — Vedi
M. Z., XII, 5, 113.
Magini O. — Sui cambiamenti micro -chimici degli spermatozoi nella fecon-
dazione. — Montepulciano, tip. E. Fumi, pp. 20, 1901.
Monticelli F. S. e Lo Bianco S. — Sullo sviluppo dei Peneidi del Golfo di
Napoli (Note riassuntive). — Vedi M. Z., XII, 4, 79.
Marocco C. — Ulteriori ricerche suUa formazione della portio e sul segmento
muscolare fornico-cervicale — Dimostrazione embrio-anatomica. Con 10
tav. e 12 fig. intercal. — Bull. Accad. med. Roma, A?i. 27, Fasc. 4-6,
pp. 414-472. Roma 1901.
Paladino R. — Contribuzioni alia conoscenza sulla struttura e funzione della
vescicola ombelicale nell'uomo e nei mammiferi. — Ai-ch. ital. Ginecol-,
An. 4, N. 2, pp. 127134. Napoli 1901.
Raineri G. — II tessuto elastico cegli annessi fetali a varie epoclie della
gravidanza. — Arch. ital. Ginecol., An. 4, N. 6, p. 507. Napoli 1901.
Ricci O. — Ricerche sulla raetamorfosi dei Murenoidi. — Estr. di pp. 35 d.
Atti Soc. Naturalisti e Matem. Modena, S. 4, Vol. 4, An. 35. Mo Jena,
tip. Vincenzi 1901.
Salvi G. — Osservazioni sopra I'accoppiaraento dei 'Cliirotteri nostrani, —
Estr. di pp. 3 d. Proc. Verb. Soc. toscana Sc. nat.. Adun. 7 luglio 1901.
Pisa 1901.
Salvi G. — Sopra la regione ipofisaria e le cavita premandibolari di aicuni
Saurii. Con fig. — Estr. di pp. 11 d. Studi Sassaresi, Afi. 1 , Ses. 2, Ea-
se. 2. Sassari 1901.
Santi E. — Di un caso di maacata involuzioue e di infiammazione del magma
reticularis. Con tav. — • Arch. Ostetricia e Ginecol., An. 8, N. 9, j^P- 524-538.
Napoli 1901.
Sfameni P. — Sul peso delle s3Coadiue e del feto a termiue e sui rapporti
recipi'oci. — Arch. ital. Ginecol, An. 4, N. 6, pp. 501-503. Napoli 1901.
Spampani G. — Sopra il modo di occlusioae della vescicola ombelicale e so-
pra il presunto organo placentoide degli uccelli. — Pisa, tip.] Simoncini,
pp. 8, 1901.
Trovati G. — Sulla placenta umana. Con figg. — Arch. ital. Ginecol.. An. 4,
N. 4, pp. 274-310. Napoli 1901.
IV. Istologia.
Boccardi G. — Note ematologiche. — Atti Accad. med.-chir. Napoli, An. 55,
N. JS., N. 2. Napoli 1901.
Bombicci G. — Risposta ad alcune osservazioni al mio lavoro « Sui caratteri
raorfologici della cellula nervosa durante lo sviluppo », — Vedi M. Z.,
XII, I, 2.
Bonome A. — Sulla fine struttura ed istogenesi della nevroglia patologica.
Con tav. IV- VI. — Arch. Sc. med.. Vol. 25, Ease. 2, pp. 101-160. Torino
1901.
Buffa E. — Resistenza dei globuli rossi del sangue. Un nuovo metodo di
determinarla. Con tav. VIII. — Arch. Sc. med., Vol. 25, Ease. 2, pp. 187-
199. Torino 1901.
Carucci V. — Intorno alia struttura delle cellule nervosa. — Camerino,
tip. Saviiii, pj). 8, 1901.
Colucci C. e Piccinino E. — Su aicuni stadii di sviluppo delle cellule del mi-
doUo spinale umano. — Vedi M. Z., XII, 1, 3.
Magini G. — Sopra una nuova sostanza uucleare delle cellule nervose. —
Montepulciano, tip. E. Eumi, pp. 16, 1901.
Mingazzini P. — La secrezione interna uell' assorbimento intestinale. Con
tav. e 2 fig. iiel testo. - Vedi M. Z., XII, 12, 353.
Monti R. — Nuove ricerche sul sistema nervoso delle Planarie (Sunto). —
Vedi M. Z., XII, 4, 78.
Mirto D. — Sul valore del metodo biologico per la diagnosi specifica del
sangue nelle varie contingenze della pratica inelico-legale. — Riforma
medica. An. 17, N. 222, pp. 855-858, e N. 223, pp. 866-870. Roma 1901.
Picconi G. — Sul rapporto dei corpuscoli di Pacini modificati cogli organi
muscolo-tendinei di Golgi e su di uno specials modo di aggruppamento
dei medesimi nel perimisio dell'uorao e dello scoiattolo. — Atti Accad.
Eisiocritici Siena {Proc. verb. Adunanze), S. 4, Vol. 13, An. Accad. 210
{1901), N. 7-8, pp. 229-230. Siena 1901.
Rottcoroni. L. — Sui rapporti tra le cellule nervose e le fibre amieliniche. Con
_ 4 -
tav. — Arch. Psich., Sc. pen. ed Antropol. crimin.. Vol. 22, Fasc. 6,
pp. 559-572. Torino 1901.
Ruffini A. — Uq caso di atrofia muscolare aeuropatica come prezioso contri-
buto per la conosceaza dolla sfcruttura e dellu sostaiiza attiva nella con-
trazione delle fibre muscolari striate. — Attl Ancad. Fisiocj-ltici Siena,
S. 4, Vol i:i, All. Accad. 210 {1901), N. 5, pp. 176178. Siena 1901.
Ruffini A e Picconi G. — Sulla fine anatoinia dei fusi neuro-muscolari nel-
I'uomo neonato. — Atti Accad. Fisiocritici Siena {Proc. verb. Adunanze),
S. 4, Vol. 13, An. Accad. 210 {1.901;, N. 7-8, pp. 227-229. Siena 1901.
Sfameni P. — Contributo alio studio delle ternainazioni nervose nei vasi san-
guigni dei genitali fomrainili esterni. — Vedi M. Z., 12, 5, 115.
V. Tecnica.
Buffa E. — Vedi in questo N. a : Istologia.
SUNTI E RIVISTE
Staderini R. — Intorao alle cavita premandibolari del Goncfylus ocellatus e al
loro rapporto con la tasca ipofisaria di Rathke. Con tav. — AttidelVAc-
cademia Gioenia di Scienze naturali in Catania, Vol. IS, S. 4. Catania 1900.
In embrioni di Gongylus, della lunghezza totale di m.m. 2 li2-3, I'A. ha
potuto verificare che le cavita premandibolari con la loro parete inediale sono
nei due lati intimamente fuse con la tasca di Rathke. Tale fusione e stata
dimostrata dall'A. in sezioni longitudinal! della testa, mentre le sezioni tra-
sversali, fatte per le prime, non avevano rivelato che un rapporto di vici-
nanza.
La intima connessione tra cavita cefaliche e tasca di Rathke e certo
degna d'attenzione, considerato che v. Kupffer interpetra le cavita stosse
come tasche branchiali rudimentali ed e quindi ben naturale che in qualche
gruppo di vertebrati esse possano assumere tale uno sviluppo da raettersi in
diretto rapporto coll' ectoderma (tasca ipofisaria).
L'A. si ripromette di completare con ulteriori ricerche questa prima
nota, la quale e venuta oggi acquistando un maggior interesse, pevche a
breve intervallo di tempo una connessione tra caviti premandibolari e tasca
di Rathke e stata riconosciuta anche in embrioni di anatra da Nicolas e
Weber (1).
(1) Nicolas A. et Weber A. — Observations relatives aux connexions tie la pochu de
Rathke et ties cavitc^s premandibulaires chez les einbryons de Canard. (Communication priiliini-
naire). — Dihliographie aaatoinifjue, fasc. i, iOOl.
Staderini R. — Sopra la particolare disposizione della parete dorsale della ca-
vita faringea in embrioni di coniglio e di pecora. Con tav. — AUi deWAc-
cademia Gioenia di Scieuze naturali in Catania, Vol. 13, S. 4. Catania 1900.
In embrioni di pecora e di coniglio I'A. ha potato osservare la pertico-
larita seguonto. L'epitelio della faringe, nella regione che corrisponde alia
tasca di Seessel e al tratto che le fa seguito indietro, si ispessisce costan-
teraente in una lamina cellulare la quale va via via ingrossando col progre-
dire dello sviluppo e manda dei prolungamenti verso la corda dorsale. Di tali
prolungameuti uno prende proporzioni maggiori e rimane anche in un pe-
riodo embrionale abbastanza inoltrato (embrioni della lunghezza di 19 m.m.).
Circa la iuterpetrazione del fatto, I'A. dopo avere esposto per quali ragioni
non si debba riconoscere nei prolungamenti epiteliaii osservati la borsa fa-
ringea di Luschka, o la tasca di Seessel, o la tasca palatina di Sel e nka,
passa a considerare se la lamina faringea uel suo insieme possa paragonarsi
a quell' ispessimento epiteliale che Prenant pure nella stessa regione ha
illustrato nei rettili. Sebbene non raanchino dei punti di somiglianza, I'A.
non creiie nei caso proprio, come ritiene Prenant per i rettili, possa par-
larsi di un organo comparabile alia ipocorda degii Ittiossidi. Piuttosto atte-
nendosi ad un reperto consimile ottenuto da Froriep in embrioni umani e
air interpetrazione che questi ne da, I'A. e inclinato ad ammettere che la
ragione d'essere dell' ispessimento epiteliale e dei suoi prolungamenti sia
forse da ricercarsi in una tendenz,a reciproca che hanno la corda e la faringe
a mettersi in certi punti a contatto fra loro. I casi descritti da Froriep
sono di valido appoggio a una siffatta spiegazione.
Note di tecnica microscopica.
Drago S. — Contributo alia preparazione dei globuli bianchi del sangue. —
Gazzetta degli Osj^edali, An?io XXf, N. 57, jmg. 598. Milano 1900.
Dai lavori di Ehrlich, Westphal, Schwarz che studiarono il modo
di comportarsi delle granulazioni protoplasmatiche dei leucociti rispetto ai
reattivi, la fisiologia e la diagnostica clinica hanno ricavato reali e conside
revoli vantaggi. E su questa maniera di comportarsi delle granulazioni che
Wirchow, Ischoltze, Bizzozero, Metchnikoif oltreche dalla di-
versa grandezza dei leucociti, formarouo le loro classificazioni. Ma se in que-
sti ultiini tempi si e venuta spianando la via per lo studio delle funzioni dei
leucociti del sangue, la tecnica iuvece per la preparazione e conservazione
di questi elementi non ha ricevuto un notevole impulse avuto rjguardo al
fatto che bisogna ricercare quale quantita di leucociti si contenga in un san-
gue prima ancora che si intraprenda lo studio dal punto di vista anatomo-
lisiologico. Tutti i metodi consigliati presentano inconvenieuti. Per questa ra-
gione I'A. fu tratto a esperimentare varii reattivi ; i migliori risultati li ha otte-
nuti servendosi del liquido di Lugol (iodo metallico p. 1; ioduro di potassio
p. 2 ; acqua distillata p. 300). Con tale menstruo vieue eliminato ogni inconxe-
niente, perche prescindendo dalla facil preparazione e dalla piii o meno pro-
lungata conservazione del liquido, questo conserva i leucociti e moditicando
i globuli rossi, se si osservino le norme di estrazione del sangue stabilite
- 6 -
dal Petrone, riesce utile, oltreche per fare apprez zare ogni particolarita
strutturale dei globuli bianchi, anche perche vale meglio a far distinguere i
siagoli elementi del sangue. Per i leucociti il liquido iodo-iodurato, afferma
I'A., otfre incontrastati vantaggi ; la rapidita della ricevca, la facility, del me-
todo, la certezza di an esito sempre positive e la possibilita di ottenere pre-
parati che si prestaao ad una prolungata osservazione.
Patellani S. — Modificazione ad un metodo di Mai lory per la colorazione del
tessuto connettivo — Gazzetta degli Ospedaii, Anno 22, N. 66, pag. 993-
995. Milano 1901.
Cosi precede I'A : Si sciolgono a freddo gr. 1,75 di ematossilina cristal-
lizzata in cc. 200 di una soluzione di acido fosfomolibdico al V2 Vo agitando
il liquido continuamente. Si aggiungono poi pochissimi cristalli di acido fenico.
II matraccio nel quale si e fatta la soluzione di ematossilina deve essere della
capacita di almeno mezzo litro. Si tappa con cotone idrofilo e si espone al sole
per 5, 6 e piu settimane. Ogni giorno il liquido deve essere agitato. Meglio vale
fare la preparazione in primavera o in estate. II liquido in tal modo matura
colorandosi a poco a poco sempre piu inteusamente, fino ad assumere una bella
tinta viola carico quasi metallico. I migliori risultati si otteugono dope 8 setti
mane di maturazione della soluzione. Con I'andare degli anni il liquido non si
altera; anzi da colorazioni migliori. I pezzi le cui sezioni dovranno essere co-
lorate possono essere fissati tanto in alcool che in liquido di Mil Her, tanto
in soluzione acquosa che in soluzione alcoolica di sublimate corrosive. La
fissaziene migliere pero si ha con I'alceel assoluto. Servone bene le inclusioni
cosi in paraffina come in celleidina ; si deve pero preferire la prima. Si ado-
perino aghi di vetro, pinze e spatole di cerno e di osso. Le sezioni varine
da 5 a IB a. II cepri-oggetto sul quale seno appiccicate le sezioni e pertate
direttamente dall'alcoel a 90** in una soluzione fosfo-molibdica al 10 "/^ dove
si lascia pochi secondi specialmente se il connettivo e abbondante. In seguito
le sezioni si asciugano con carta da filtro e si passano nel liquido fosfo-molibdo-
ematossilinico dove restano da 30 secondi a 2 minuti pi'imi. La durata di im-
mersione varia a seconda della forza colorante del liquido, specialmente se
ipermaturo, dello sviluppo del tessuto connettivo nelle sezioni, del fissatore
usato e della durata del precedente bagno nella soluzione di acido fosfo-mo-
libdico. Se con un liquido ipermaturo la colorazione riesce troppo intensa anche
lasciando immerse le sezioni pochi secondi, si ripeta la colorazione di altre se-
zioni messe direttamente, dall'alcool a 90", in una miscela a parti uguali di
liquido colorante e di soluzione fosfo-molibdica al.lO "/o 6 lasciandovele pochis-
simo tempo. Dalla soluzione colorante le sezioni sono portate in una abbon-
dante quantita di alcool a 70" che deve essere cambiato almeno 3 volte e dove
lasciano I'eccesso di sostanza colorante fino ad ottenere il voluto tono di co-
lorazione. Dall'alcool a 70° si mettono nell'alcool a 90°, poi nell'assoluto dove
possono rimanere a lungo senza danno. La disidratazione deve essere accu-
rata. II rischiaramento si puo fare in olio di bergamotto, o di origano ; pre-
feribilmente nello xilolo.
COMUNICAZIONI ORIGINALI
ISTITUTO ANTROPOLOGICO DKLLA R. UNIVERSITA DI ROMA.
Un caso di atrofia dell' ala magna dello sfenoide
e altre particoiarita nella norma laterale.
Gousiderazioni snl slgniflcato gerarchico delle anomalie «rauiche
DEL DoTT. V. GIUFFKIDA-RUGGERI, Assistente.
(Con 2 figure).
Ricevuto il 5 Decerabre 1901.
L vietata ]a riproduzione.
Un cranio Melanesiano (N. 1102 del Cat.) che lascia incerti se
sia femminile, oppiire appartenga a una razza di bassa statura, nel
qual caso potrebbe essere mascliile, presenta la disposizione morfo-
logica che illustro brevemente. La grande ala dello sfenoide, die nei
Melanesiani e bene sviluppata, si presenta in questo caso come una
listerella di pochi mm. di larghezza, e ridotta altresi nel senso del-
I'altezza, come si puo vedere dalla figura (Fig. 1, meta della gran-
.tfa--<»»-»
^^^..^^^Si^Sjk..
Fig. 1.
--^^
J-
dezza naturale). L' atrofia e tale che il margine superiore dell' ala
e di soli 6 mm. a sinistra, e di 8 mm. a destra : tale margine e
8
esclusivamente in contatto col frontale. AH'atrofia delle ali dello sfe-
noide si accompagna un forte sviluppo della squama del temporale
nel senso antero-posteriore. La squama stessa e poco sviluppata in
altezza, cio che e carattere essenzialmente Melanesiano, come gia
feci notare (M, e il suo margine superiore si presenta rettilineo {^):
fatti entrainbi che si osservano negli antropoidi (^), Tutto cio da
all'insieme delle suture della norma laterale un aspetto scimmiesco
caratteristico. Un cranio di gorilla, che possediamo nel nostro Mu-
seo, presenta in cio un'analogia sorprendente, e il fatto si puo ri-
scontrare nolle diverse figure di crani di antropoidi che si trovano
nolle memorie speciali. In altri crani umani non ho mai risconti'ato
tale disposizione: ho osservato talora poco sviluppo delle ali, ad es.
nel cr. 450, Umbro adolescente, ma mai un grade cosi lilevante, e
accompagnato da una disposizione cosi tipica della squama del tem-
porale. Aggiungo, a complemento, che il cranio illustrato presenta
obliterate la sutura coronale e la sagittale.
In un altro cranio Melanesiano (N. 995 del Cat., di sesso ma-
C^>;^^^X...
- \
(Fig. 2).
schile) ho riscontrato un' anomalia che non e nuova, essendo stata
gia descritta da altri (4), cioe la serie piu o mono completa deUe
(1) Giuffrida-Ruggeri. — Ricerche morfologiche e (raniometriche nella norma laterale e nella
norma facciale. — Atli della Societa Komana di Anlropoloc/ia. Vol. VII, -Fosc. //, peuj. ISi,
i~) Giustamente il Topinanl (Eltimeats d' authropolo-ie g^titJrale. — Paris 1885, pag. 803)
incite tra i caratteri gerarchici : « rhorizzontalit(5 de la suture de IV^caille du temporal, dont Pexpres-
sion 6\ev6e est representee au contraire par une belle courbe arrondie «.
(3) Cfr. Aigner. — Ueber die ossa parietalia des Menschen. Ein Beitrage znr vergleichenden
Anthro'>ologie. — Mtinchen 1900.
(') Cfr. Mariiiio <^ Gambara. — Contribiizione alio studio delle anonialie del pterion. — Ar-
chivio per VAnlropoloijia e VElnolojia 1899, Fasc. II, Fig. .5.
- 9 -
ossa spiracolari, ma che acquista pero nuovo valore dalle recent!
ricerche del Maggi su tali ossa C). II Maggi difatti assimila tale
serie di ossicini alle ossa spiracolari del Polipterus. Ne do quindi la
figura (Fig. 2), nella quale si puo vedere che il temporale e sepa-
rate dal parietale e dal frontale da una serie completa (tranne in
un punto) di ossa intercalari, che occupano cosi quasi tutto lo spa-
zio suturale relative. Quasi la stessa disposizione si ha nell' altro
lato. Chi avvicina la nostra figura a quella del cranio del Polipte-
rus (-), notera senza dubl)io la grande rassomiglianza morfologica.
Non mi fermo su altre anornalie da me descritte. Solo faccio
no tare che la divisione longitudinale dell'ala dello sfenoide, da me
scoperta in altro cranio Melanesiano e gia illustrata (^), puo stare
in qualche rapporto con 1' atrofia notata. Se ammettiamo che la
meta posteriore di quell'ala divisa, da me chiamata osso pretempo-
rale, sia equivalente a un osso opercolare, saldandosi poi questo con
la squama del temporale, ne risulta che 1' ala magna originaria e
eccessivamente piccola, e tale puo ritornare in casi eccezionali.
La presenza di cosi importanti anomalie nei crani Melanesiani
sta a dimostrare che lo studio delle razze inferiori puo essere di
grande aiuto alle discipline anatomiche, che vengono arricchite di
nuove conquiste. Sinora tale studio si e fatto nel senso di trovare
una ricca messe di anomalie banali; ma io credo che piii che la
quantita complessiva delle anomalie sia importante studiare la lore
qnalita gerarchica. Una vera gerarchia delle razze umane deve ba-
dare al significato filogenetico di certe disposizioni morfologiche, an-
che rare, piii che al trovare una quantita minore o maggiore di ano-
malie. Gria altra volta scrissi: " in certi gruppi etnici certe anoma-
lie si presentano piii frequenti, in altri certe altre, e un confronto
puramente statistico non darebbe conclusioni serie dal punto di vi-
sta gerarchico (^) „. Da cio si puo dedurre che le anomahe prese in
blocco col metodo statistico e sommate non danno nessuna indica-
zione. Piu importante e il metodo statistico quando si riferisce alle
singolo anomalie: il risultato che si ottiene in questo case contri-
buisce al significato da dare a ciascuna anomalia, contribuisce a sta-
(') Maggi. — Altri risultati di riceri he morfologiche intorno ad ossa craniali, cranio-facciali e
fontaiielle deiruomo e d'aliri iiiammiferi. — Bullellino srienli/lco di Pavia 1897, IS. 3, png. 7 del-
Veslralto.
(-) Cfr. ^^'i edersheim. — Compendio di anatomia comparata dei vertebrati (traduzione italiana)
pag. 67, Fig. 64.
(^) Giuffrida-Ruggeri. — Divisione longitudinale dell' ala magna dello sfenoide (osso pre-
temporale). — Aiiatoiaischer Ameiger, N. 20-21. Of. anche Ricerche citate.
(*) Kicerche citate.
- 10 -
bilire la qualita gerarchica cli essa. Cosi quando si e visto che, ad
esempio, il metopismo, I'osso malare bipartite, sono molto piii fre-
quent] negli Europei che nei Melanesiaiii, si pu5 trarre qualche
conclusione siil significato gerarchico negative di tali anomalie. E
inesatto quanto scrive il Topinard: " L' observation montre que
dans les races les plus inferieures connues de nous, il se rencontrent
souvent des caracteres qui, a ce point de vues, les placent audessus
memo des races blanches „ ('), II torto e di aver considerate come
caratteri d' inferierita alcune anomalie che, o sono delle semplici
imperfezioni, come 1' osso zigomatico bipartite, e dipendeno da fat-
tori diversi, come il metopismo, o le anomalie della squama deiroc-_
cipitale: in ogni caso non possono venire adibite come indici esatti
di inferierita reale nel sense gerarchico. La contraddizione quindi
netata dal Topinard si sarebbe potuta risparmiare: ad ogni- mo-
de la statistica ha centribuito a svelare I'inesattezza cemmessa.
Quando un carattere morfologico e I'ealmente inferiore, ad esempio
la gouUiere simienne di Topinard, clivus naso-alveolaris di Sergi,
la contraddizione non si veriflca, anzi la statistica ne cenferma il
valore nel modo piia manifesto: che eccezionalmente la stessa ane-
malia si possa trovare anche in individui appartenenti a razze su-
pei'ieri ('), cio non le toghe nulla del suo significato.
Ma il metodo statistico, per quanto utile come centrello, non
e sempre pessibile : vi sono del caratteri che per la lore rarita sfug-
gono alia ricerca statistica. Ebbene, in questi casi si consulti seve-
ramente il criterio morfologico : esse e sufficiente a stabilire il va-
lore gerarchico.
Tale indirizzo potrebbe essere ferse piii fecende di quelle che
si possa credere a prima vista. E a titole di esempio valga questo
fatte, che rientra neH'argomente della presente neta. le non ho riscon-
trato una serie cempleta di ossicini spiracelari, paragonabile a quella
descritta, in nessun cranio Europeo del nostro Musee ; invece in un
cranio Romano (n. 1161 del Cat.) ho trovate e descritto un osso unico
che tiene luogo precisamente della serie spiracolare, e va dall'aste-
rion al frontale, separando completamente il temporale e le sfeneide
dal parietale, occupando cesi tutto le spazio suturale relative (^). Eb-
(•) Loc. cit.
(" « flans celles-ci on rencontre quel|uefois des caracteres iT inferiority on de in^diocrite
qui Jos rabaissent « dice il Topinard ; ma secondo noi 1' eccezione resta individuale e non [)ii6 ab-
bassare la razza in cui si trovS.. di fronte ad un' altra raz7a in cui 1' eccezione stessa e invece
la rogola.
(^) G i nffri d a -R n ggeri. — Ossa fontanellari e sjiazi suturali nella norma laterale. — Monilore
Zoologico Jlaliauo iOOO. n. H, fig. 4.
- 11 -
bene, rosteogonesi dimostra che runiflcazione del molteplice (Maggi)
rappresenta un grado ulteriore di sviluppo, che alia sua volta pre-
cede la fusione con le ossa principali. Quando quest' ultima fase non
si verifica, siamo in presonza di un arresto di sviluppo, non nell'an-
tico significato patologico, ma nel sense di imperfezione C). Nel mag-
gior numero del casi poi, per un'abbreviazione dell'ontocraniogenesi,
lo spazio suturale nel quale si dovrebbero sviluppare tali ossifica-
zioni, ne resta privo. Una gerarchia dunque si puo forse stabilire in
base alio studio minute di certe disposizioni morfologiche : quindi la
conoscenza di tali fatti, che una volta erano giudicati semphci cu-
riosita anatomiche, e diventata indispensabile ah' antropologo. La
morfologia cosi intesa, diventa ausiliaria dalla craniometria, la quale
oramai ha dato quanto poteva dare nel campo della gerarchia delle
razze umane (").
Da un altro punto di vista ancora sono importanti le anomalie
di ossificazione del cranio, dal punto di vista della filogenesi. Inquan-
toche, sebbene sia certo che I'uomo e 1' ultimo venuto nella scala
zoologica, non e ben certo ancora a quale punto della serie animale
e incominciata I'evoluzione divergente, e rapidamente ascendente,
che lo ha condotto sine alio state attuale ; e potrebbe essere che
questo punto originario sia piii basso, che altri punti di divergenza
di altri mammiferi. Diverse considerazioni fanno pensare che il cranio
umano quanto alia sua costituzione morfologica sia molto vicino alio
state primitivo ; come del resto e provato per le estremita degli
a)ti, che in altri ordini di mammiferi hanno subito un'evoluzione piii
divergente che non nei Primati.
Da molto a riflettere il fatto che il cranio " par I'heureux
developpement et la conformation harmonique (^) „ e gia nei
Cebidi cosi simile a quelle umano, a giudizio di Hovelacque e
Herve, quale non e lo stesso cranio degli Antropoidi. E i Cebidi
sono certamente molto vicini al tronco primitivo, perche non pare
che debba ammettersi la lore derivazione dai Lemuridi (^). Non solo
r aspetto generale, ma certe particolarita morfologiche si riscontrano
nel cranio dei Cebidi, che poi si ritrovano nell' uomo, saltando i Pi-
(') Cfr. Giuflrida-Ruggeri. — Sul significato delle ossa fontanellari e dei forarai parietali e
sulla pretesa penuria ossea del cranio umano — AtN della Sociela Romana di A nir apologia, Vol. VII,
Fasc. III.
{-) fi bene ricordare che i faraosi iudici che hanno gettato tanto scompiglio nel campo degli an-
tropologi per rapplicazione fattane da taluni in sense etnico, e sono cosi intidi e senza significato ge-
rarchico, non costituiscono tutta la craniometria : il che sarebbe una reazione eccessiva e ingiusta.
(■*) Hovelacque et Herv(5. — Precis d'Anthropologie. — Paris 1887, pag. 53.
{*) Hovelacque et Herv4. Op. cit. p. 29 e p. 203.
- 12 -
teci e gli Antropoidi : cosi le ossa nasali dei Cebidi non si saldano
fra di loro, mentre quelle delle altre sciminie si saldano per tempo.
Cosicche si potrebbe ammettere che 1' uomo e diventato un Primate
per una via alquanto divergente, senza passare cioe dai Piteci, ma
evolvendo per proprio conto da un livello che puo essere quelle
stesso al quale appartengono i Cebidi C). Del resto neanche per gli
Antropoidi e necessario ammettere che siano un' evoluzione dei Pi-
teci: Vogt anzi ha sostenuto che non lo sono ('). Cio posto, il
punto di divergenza dei Primati, compreso I'uomo, potrebbe essere
piu basso di quelle che ordinariamente non si creda (^) ; e le rasso-
miglianze che il Maggi, ogni di va scoprendo, e aUe quaJi io ho ag-
giunto diversi contributi, non dovrebbero meravigiiare, ne essere re-
putate troppo audaci, e tanto mono inutili per la scienza. Anche
qui la moi"fologia da la mano alia craniometria. La craniometria
ebbe gia ai suoi tempi classici, in comune con le altre misure sche-
letriche, due scopi principali : 1^ determinare i rapporti che ha I'uomo
cogii altri animali; 2° stabihre una gerarchia dehe razze umane (*).
(1) Faccio notare clie la formula dentaria non sarebbe un ostacoio, perche anclie nell' uonio e state
trovato, sebbene rarissimo, uu quarto molare (Bertillon et Fontan, Ilovelacijue et Her-
ve, ecc).
(") Lecons sttr I'hoinme, p. 628.
(3) Da questo punto di vista e degno di profonda rifless one quanto scrive una persona cosi
competeiite qual'^ Gaudry : " les Singes antiiroponiorpiies diflferent moins pour la dentition
des quadrup6des de Taurore de I'^re tertiaire qu'ils ne different des autres animaux des temps actuels.
(Sur !a siinilitude des dents de I'homme et de quelques animaux. L'Antliropologie, 1901, p. £25).
(') Cio si rivela da tutto il coraplesso delle ricerche, quasi a malincuore degli stessi ricercatori,
die essendo poligenisti avevano cura di notare piti le diflerenzo e le contraddizioni, come abbiarao vi-
sto che tenta il Topinard, anzicli6 la gerarchia delle razze umane. Ma I'esisteoza di tale gerar-
chia non iraplica necessariamente il monogenisino, anzi le diflerenze fra le razze umane assumono un
valore zoologico pid netto. Cio 6 tanto vei-o che molti caratteri sono riferiti da Hovelacque e
Herv^, e in parte dallo stesso Topinard, come nettamente gerarchici (la parola " seriaires n non
puo avere altro signiticato), ad eserapio, it prognatismo alveolare, Tangolo di i rofilo. Tangolo sfenoi-
dale, I'indice pelvico e quello dello stretto superiore, I'iniice scapoiare. I'angolo di torsione deH'oine-
ro, ecc, sebbene questi antropologi siano poligenisti. Forse gli attuali metodi somatometrici (We Id on,
Camel ano, Andres) applicati aH'uoino darebbero altri caratteri gerarcliici. Giii un'anticipazione di
essi si trova nella ricerca fatta da Dally (Art. " Main » Diet, encyc.lop. de sciences tnidicales), il
quale lia detei'minato la lunghezza delhi iiiano, facendo uguale a 100 la lunghezza della colonna ver-
tebrale, misurata questa dal tubercolo mediano deH'atlante all'estremita. del coccige. Egli ebbe i se-
guenti risultati, che riferisco a titolo di esempio per altre utili ricerche analoghe :
Orango 45
Gorilla 33,3
8 Negri 32.4
8 Taitiani 29.8
8 Frances i 27
Che la statura non sia preferibile in tali ricerche come lunghezza h-tse, lo aveva gia intuito To-
pinard quando scrisse: « D6s que le principc gtindral de TunitiS des mesures a, prendre, afin de pou-
voir reconstruire en chiffres, puis dans un dessin la figure entidre de I'homme, est admis, il n'y a plus
il tergiverser, il faut le pousser jusque dans les details : ainsi rapporter le diametre transverse du
bassin, la longueur du pied au m6me <italon, a la tailie aujourd'hui, au tronc un jour peut-etre [Op,
cit., p. 1115).,
- 13 -
La morfologia con indirizzo comparativo puo riuscire utile all' uno
e all'altro scopo, e quanto al primo quesibo e piu utile delle stesse
misure. Difatti queste, opporbunamente scelte, ci danno i rapporti
attuali cheha I'uoitio cogli altri aniraali; mentre le ricerche morfo-
logiche ci possono svelare i rapporti filogenetici.
Adesso non resta che classiflcare le due anomalie che abbiamo
illustrate (Fig. 1 e Fig. 2). Secondo un mio schema (') le variazioni
morfologiche del cranio umano non patologiche si possono distin-
guere nolle seguenti categorie: variazioni morfologiche etniche, ses-
suali, per costituzione fisica, su fondo atavico (umano o preumano)
su fondo infantile, individuali (funzionaU e autoctone). Evidentemente
da quanto abbiamo detto, le nostre due anomalie rientrano nolle
variazioni morfologiche su fondo atavico preumano. Questa catego-
ria pareva dagli studi fatti in passato oramai esaurita : nuove e
importanti ricerche, fatte specialmente in Italia, hanno rivelato un
vasto campo, la cui presenza prima non si sospettava. Si tratta di
preziosi residui di un' evoluzione anteriore, che la morfologia ha il
dovere di raccogliere religiosamente, tutte le volte che I'ticume del-
I'osservatore ne constata la presenza.
ancanza del muscolo grande pettorale
Nota AiiatouiiCfi
DEL DoTT. ANTONIO MOJtI.
Kicevuta il 6 cliceiubre 19ul.
E vietata la riprocluzione
II grande pettorale, come gli altri muscoli dell'economia ani-
male puo presentare delle variazioni morfologiche ed anche delle
vere anomalie. Esse sono assai numerose e furono dal Testut (^),-
nel suo classico lavoro sulle anomalie muscolari dell' uomo riunite
in otto gruppi. Tutti gli autori principali, quali il Meckel (^),
ii Theile {\ i\ Macalister ('), il Sappey {% I'Hyrtl i!") fino
ai pill recenti, fra cui il Debierre ('), ed il Romiti (^) ne fanno
parola e quindi sarebbe superfluo ripetere meno bene quanto e gia
state detto. Tra le anomalie di questo muscolo le piii singolari
son quelle, che vengono descritte sotto la denominazione di man-
(') Cfr. tiiuffrida-Ruggeri. —Variations morphologiques du crane humain — Archives d'an-
Ihropologie criminelle. Lyon, iOOi, it. 01.
- u -
canza o assenza del gran pettorale ; la quale piio esser totale od es-
sere limitata ad una delle sue tre parti. Nel maggior numero del
casiqueste varieta morfologiche furono riscontrate alia sezione cada-
verica, eccezionalmente nel vivente, come nel case del De shays C-'),
del Brieger ('°) e del Koenig (^'). Questo gruppo di anomalie non
sono per vero dire molto frequenti: il Bertelli (i2), per esempio
dice che " rarissimamente fu costatata la mancanza totale o par-
ziale „ di questo muscolo e 1' Hyrtl nella sua lunga pratica anato-
mica la riscontro soltanto due volte. Nondimeno 11 Testut ne ha
raccolti 24 casi e se a questi si aggiungono quello delFroriep C^),
del Brieger, del Koenig ed il mio si giunge appena a 30.
Si noti, pero, che non si tratta nella maggior parte del casi ci-
tati di mancanza completa del muscolo, bensi di semplici deficienze
di una dehe parti, in cui il muscolo si suol dividere, e talvolta di
qualche fascio soltanto, quando non si scambi Vassenza con vere e
proprie atrofie muscolari, ben diverse per il loro valore anatomico.
L'anomalia piii frequentemente colpisce la porzione sterno-co-
stale ed e piii o mono accentuata. Cosi dal case del Testut, in
cui si aveva la mancanza di pochi fasci muscolari, per la quale il
muscolo sembrava come diviso da una fessura trasversale all' al-
tezza della 3^^ e 4^ costola: da quelle del Turner (^^), nel quale
si notava solo 1' assenza del fasci, che partono dalla 2^^ costola e
dalla porzione corrispondente dello sterno, si passa al caso del G-io-
vanardi ('^), in cui la porzione costale destra era ridotta ad un
sol fascio, che partiva dalla 2^ e 3^ costola e si confondeva colla
porzione clavicolare, ed a quelli del Calori {^^), deUo Iwedy (^~),
del Berger C^), del Kolliker C^), del Quain (^O), del Macali-
ster (2') e di altri.
Pill di rado l'anomalia si riscontra nella porzione clavicolare, ma
anche di questa si hanno esempi del Cruveilhier C^^), del Nuhn (^^),
del Quain C^^^), del Barkow (^^) e del Gruber C^^). L' assenza com-
pleta di tutto un mascolo pettorale e eccezionale : si citano i casi
del Burney- Yeo (^"), del Berger, del Forsyth (^^), del Deshays
del Brieger. II Beaunis ed il Bouchard (^^) dicono nel loro
Trattato che la mancanza sul vivo fu notata solo in due casi.
L'anomalia da me osservata riguarda un giovane di 23 anni,
bracciante, che godette sempre buona salute. Di costruzione sche-
letrica regolare, di costituzione fisica buona, con masse muscolari e
pannicolo adipose bene sviluppato, presenta una deformazione tora-
cica, che data fin dalla nascita. Se si fa porre il giovane nella po-
sizione militare di " Attenti ! „ col tronco denudato, si nota subito
- 15 -
una assimetria toracica caratterizzata da una deviazione dei rap-
porti di forma e di dimensione della meta sinistra. In questo lato
si osserva, infatti, il volume del costato piii piccolo, la mancanza
del solco di Sibson e del rilievo che e proprio della regione mam-
maria, lo sposbamento in alto del capezzolo. Le costole, invece, e
gli spazi intercostali, come pure la porzione interna della clavicola
son bene evidenti sotto la pelle. Anche la regione anteriore della
spalla e tutto il braccio sono meno voluminose e non hanno la forma
rotondeggiante, quale di solito si osserva : anzi il braccio e depresso,
quasi fosse schiacciato ai lati. Inoltre fra la parte interna del to-
race e I'arto, esteso lungo il tronco, rimane uno spazio, che non
trova la sua corrispondenza a destra, onde il cavo ascellare sembra
come spostato in alto e la linea compresa fra il l)raccio e la parte
superiore ed interna del torace a destra forma un angolo aperto in
fuori al livello della papilla mammaria, mentre a sinistra prende un
andamento leggermente curvilineo a concavita interna. Questi fatti
notati alia ispezione meglio che le mie parole saranno illustrati dalla
fotografla del soggetto. Colla palpazione si certiflcava la mancanza
assoluta dello strato nmscolare, talche lo scheletro si avvertiva in
tutte le sue particolarita sotto la pelle. Anche del tendine del mu-
scolo gran pettorale non si avvertivano traccie.
Qual' e il valore morfologico di questa anomalia? II Testut
osserva giustamente che per poter con sano criterio precisarne il
significato occorrerebbero delle notizie particolareggiate, che mancano
nolle relazioni troppo som marie, che gli autori ci offrono. Tuttavia
egli divide i casi di mancanza del muscoio in due classi : nella prima
pone quelle mancanze totali o parziali che sono dipendenti o dal
processo morboso, che e denominate in patologia atrofia muscolare
progressiva^ come i casi di Berger, o da cause tratcmatiche, che
colpiscono in precedenza il muscoio, come il caso di Kolliker: alia
seconda classe riporta tutti quel casi, in cui non si possono invo-
care cause patologiche e traumatiche.
Pero secondo il mio modesto parere le malformazioni del primo
gruppo non possono esser considerate anomalie e rientrano vera-
mente nel campo della Patologia. DcUe forme anomale congenite,
alcune, per esempio quelle in cui il muscoio e ridotto alia sola
porzione sterno-costale^ debbono considerarsi, secondo il Testut, come
un ritorno atavico, la riproduzione, cioe, di una disposizione anato-
mica, che e fatto normale in diversi animali, quali i 7ion clavicolati,
fra cui il riccio (Meckel), il cercopiteco, il macaco e lo stesso
orang (Bischoff), poiche in questi animah il gran pettorale manca
- 16 -
dei fasci clavicolari. Senza dubbio e logico pensare ad una causa,
che sfugge a noi, la quale debba avere agito sulla ontogenesi
quando si ricordi che I'anomalia muscolare va talvolta congiunta
ad anomalie di altre parti dell' economia. Cosi nel case descritto
dal Froriep, in cui mancava la parte media del gran pettorale,
si aveva pure la mancanza della mammella dello stesso lato e
la 8^ e 4:-^ costola mancanti delle lore inserzioni sternali. Cos! il
Brieger presento alia Societa Medica di Berlino un uomo man-
can te a destra dei due pettorali. Ora in questo individuo si no-
tava una membrana simile all' ala del pipistrello, distesa tra il
tronco ed il braccio destro ed una sindactilia della mano destra.
Koenig pure osservo in un giovanetto di 16 anni, mancante della
porzione sternale, un considereyole appianamento del torace dal lato
affetto dair anomalia ed una scoliosi dal lato opposto. A proposito
della molteplicita delle ani)malie che si riscontrano in generale in uno
stesso soggetto giustamente il Chiarugi(^°) fa osservare : " Ognuno
che abbia pratica di dissezione — egii scrive — sa che non e punto
raro che in uno stesso cadavere si riscontrino talora piii varieta tra
lore connesse ed apparentemente indipendenti. Senibra, infatti, molto
probabile che la deviazione dal tipo normale di un organo o di una
sua parte debba influiry sullo sviluppo del rimanente o di altri or-
gan! ad esse anatomicamente e funzionalmente congiunti. E non
sembra nemmeno difficile che quella causa che ha determinato la
varieta in un organo possa avere ugualmente agito su altre parti
del corpo anche indipendentemente dalla prima. " Infatti, stando
sempre all' anomalia del gran pettorale, di cui ci occupiamo, essa
molte volte fu trovata unita ad altre varieta neha stessa regione,
specialmente alia mancanza del piccolo oblique. Questo flitto fu
notato nel case del Calori, dello Iwedy, del Forsyth: nel 3°
case di Berger si aveva inoltre I'atrofia di altri muscoli vicini al
gran pettorale. Cosi nel case di Ko Hiker si noto pare la particola-
rita che le fibre le piii interne della porzione clavicolare del pettorale
prendevano origine dalla clavicola per mezzo di una lunga striscia
tendinosa. In due casi, all'opposto, invece di un difetto si noto un
eccesso di formazione, come nel caso di Iwedy, nel .quale la por-
zione clavicolare leggermente ipertrofica, ed in queUo di Berger in
cui la ipertrofia di questa stessa porzione era assai considerevole.
Nel nostro caso, quantunque 1' individuo per il resto sembrasse ben
conformato, non era possibile ammettere od escludere altre anoma-
lie, che solo la sezione cadaverica potrebbe dimostrare. Aggiungero
che la funzione fisiologica del gran pettorale era discretamente sur-
rogata dal deltoide.
17
Bibliografia
(1) Testut L. — Les anomalies inusculaires chez rhoniiiie exnliqjetis par Tanatomie comparee. —
Paris, iSS4.
Meckel — Manuel d'Anat. g^nerale, descrip. et path. — Breschet iS23.
Theile — iSnciclop. anat. — iH3.
Macalister — A des;ri|it Catal. of muscular anomalies in human anatomy — Transact of the
roy. Irish Xcad,. 1871.
Sappey — Irattato d'anatoniia descrittiva — Milano. Va/lardi.
Hyrtl — Trattato d'anatoniia dell'uomo — Tjadu:ione italiana
Debierre — Trattato di anatomia deiruomo — Milano, Vullardi.
Romiti — Trattato di anatomia deiruomo — Milano, Vallardi.
Deshays — Soc. auat. — 1873.
Citato da Peyrot. Torace. — Vol. III. -p. 1, del Trattato di C/iirunjia di Dtipla;/ e Rectus.
Torino, Unionc Edi trice.
Kuenig — Trattato di chirurgia speciale — Vol. J J.
Bertelli — Pettorali (muscoli) - Eiiricloped'u Medica italiana.
Kroriep — Neue Notizen, — Vol. V, Avril 1839.
Turner — Journ. of Anat. and Phys. — t. VIII.
Giovanardi — Anomalie anatomiche — Lo Spallanzani. f. 3, 4, 1876.
Calori — Memuria dell'Accademia di Boloj;iia — Serie II, I. VII.
Iwedy — Lancet, 1873.
Berger — .Angeborner Defekt der Muse, pectoralis — Taijeblatt der Naturf. Breslau.
KoJliker — Varietaten Beobachtuiigen aus dem pijiparirsaalo — Wurshxrg 1877-79.
Qua in — Anatomv.
Macalister — Cn muscular anomalies,
Cruveilbier — Citato da Hyrtl — Ivi pag. 349.
Nuhn — Untersuch. u. Beobacht — heft. I, p. 19.
Quain — Ivi p 317.
Barkow — Monstra daplicia — Lipsia, 18S8.
Gruber — Virchow's Arch. — Vol. XI.
Burney-Yeo — Meeting of the clinical Society — 1873.
Forsyth — lahresbericht f. Anat. und Phys — 1873.
Beaunis e Bouchard — Nuovl elementi d'anatoraia descrittiva — Milano, Va/lardi.
Chiarugi — Varieta anatomiche — Estratto dal Bollettino delta Sociela tra i cultori delle
scienze inediclie in Siena. An>iO II. n. i* e 10. >
(4
(^
6
c
(8:
(^:
(10
(II
(1-^
(13
(1'
(15
(16;
(1
(18;
(19
(20
(21
(22
(23
(24
(25;
(i!6;
(27
(2s:
(29
(3o;
ISTITDTO ANATOMICO DI TADOVA DUtKTTO D.M. PKOF. BERTELLI.
DOTT. MUSEPPE STEE,Z[
AlOTO
Intorno alia divisione della dura madre daU'endocranio.
Ricevuta il 5 gennaio 1902.
E vietata la riproduzione.
Nel 1536 Mass a C) affermo per primo che la (Sura madre en-
cefalica e formata da due foglietti, e ciuesto fotto fa confermato da
(') Massa Nicolai — Liber introdnctorlus Anatomiae, sive dissectionis corporis bumani, nunc
primum ab ipso auctore in lucem editus, tec. — Venetiis, 1536, c. *ia e c, 83'^,
- IS -
quasi tutti gli Aiiatomici posteriori, tanto che anche nei trattati
moclerni si trova essere la dura madre encefalica costitiiita di due
foglietti, fusi in una sola membrana e riconoscibili I'uno dall'altro
per spessezza, inaggiore nell' esterno, per colorito, giallastro nel
foglietto esterno e bianco splendente nell' interno, per scarsa va-
scolarizzazione nel foglietto interno, e per di versa direzione dei
fasci che li costituiscono. In corrispondenza del ganglio del nervo tri-
gemino, dell' estremita del condotto endolinfatico, ed a livedo del
grande foro occipitale, essi si separano I'uno dall'altro per formare ri-
spettivamente la cavita di Meckel, la cavita che accoghe I'estremo
del condotto endolinfatico, e per costituire il peiiostio interno delle
vertebre od endorachide e la dura madre midollare : taluno preten-
derebbe poi che i due foglietti si dividessero anche in corrispondenza
dei seni venosi ed a livello del foro ottico. Tuttavia gh Anatoniici
sono concordi nell' ammettere che la differenza tra dura madre
encefalica e midohare sia dovuta al fatto che I'encefahca conserva
la forma di membrana unica, come e fino dai primi momenti dello
sviluppo, mentre la seconda, in stadi avanzati di sviluppo, si divide
in due lamine, separate per mezzo di uno spazio ripieno di adipe.
Talora i due foglietti della dura madre encefalica possono essere
nettamente separati tra lore. Nella letteratura non ne trovo de-
scritto che un case, dovuto al Trolard ('), il quale ha osservato
tale divisione su tutta I'estensione della convessita cerebrale di un
adulto ; dei due foglietti 1' interno era meno spesso e non era per-
corso da grossi vasi, mentre questi si presentavano colla lore dispo-
sizione normale nel foglietto esterno. Per Trolard tale disposizione,
che egli descrive come " dura madre doppia „, rappresenta un
fatto molto oscuro, tanto che ne termina la breve descrizione colle
seguenti parole : " si J'ai signale le fait, c'est surtout a titre de
curiosite „.
A questo case ne posso aggiungere un altro, nel quale la du-
phcita della dura madre non e pero cosi estesa, come in quelle ora
ricordato.
In un uomo dell'eta di 40 anni, morto di polmonite nel reclu-
sorio di Padova, la dura madre della volta del cranio era netta-
mente divisa in due' lamine, tranne che lungo la linea mediana, per
un tratto largo 25 mm., posto in corrispondenza del seno sagit-
tale superiore. La lamina esterna presentava scarse aderenze colle
ossa parietali, tanto che I'apertura del cranio pote essere eseguita
(') Trolard — Do (juclciues particularities de la dure-iii6re : IV. Un cas de double dure-ni6re.
-^ Journal de VAnat. et de la Phi/siol. nnrmalcs el pat/inloi/iques, Annflo XXVI, iS90,pa<j. 117-418.
- 19 -
con facilita, e I'osservazione della superficie esterna della dura ma-
dre non lasciava supporre che essa fosse costituita di due lamiue :
la superficie interna di questa lamina, liscia e viscida al tatto, ade-
riva al foglietto interne per brevi trabecole fibrose. Le diramazioni
dell'arteria meningea media scorrevano esternamente a questa la-
mina, la quale an che ad un esame grossolano si mostrava formata
di fasci fibrosi, diretti obliquamente dall'avanti all' indietro e dal-
Testerno all' interne. II sue spessore era di mm. 0.45, ed il colorito
roseo per numerosi vasellini sanguigni.
La lamina interna si distingue va dalla precedente per colore piia
sbiadito, scarsa vascolarizzazione, minore spessezza, e maggiore con-
sistenza. Sulla superficie esterna, in rapporto con quella interna del
foglietto precedente, si inserivano con base allargata a cono le tra-
becole sopra accennate, costituite da fasci di fibre connettive. I fasci,
che costituivano questa seconda lamina, erano diretti obliquamente
dall'avanti air indietro e dall' interne aU' esterno.
II passaggio tra la parte, nella quale la separazione dei due fo-
glietti era cosi manifesta, e quella, dove mancava, avveniva in mode
graduale, poiche da prima si facevano piii fitte le trabecole tra i
due foglietti, e man mano che ci si avvicinava al punto della fu-
sione completa, si trovavano delle aderenze sempre pii^i numerose ed
estese. Tale fusione ventralmente avveniva nel terzo superiore delle
fosse frontali, lateralmente nel terzo superiore delle fosse parietali,
dorsalmente 3 cm. al di sopra della protuberanza occipitale in-
terna, e medialmente a 1 cm. di distanza dal seno sagittale superiore.
Mentre ventralmente e dorsalmente la fusione avveniva a li-
vello quasi eguale e secondo una linea uniforme a destra ed a si-
nistra, lateralmente avveniva prima a destra che a sinistra e se-
condo una linea irregolarmente sinuosa: medialmente poi, secondo
una linea irregolare, distante in media 1 cm. dal seno sagittale, ma
in vari punti distante anche cm. 1, 5.
L' esame microscopico delle sezioni fatte nel limite, in cui
la fusione dei due foglietti era completa, mi ha permesso di osser-
vare che ciascuna delle due lamine sopra descritte si continuava con
uno dei due strati della dura madre normale: le sezioni fatte tra-
sversalmente al seno sagittale superiore mostrano che la lamina
interna si continua al di sotto di questo seno e va, insieme a queUa
dell'altro late, a costituire la falce del cervello : non mi e state pos-
sibile stabilire, a causa della intima unione tra le due lamine, se il
seno sagittale si trovi tra esse, oppure nella spessezza della lamina
esterna.
- 20 -
II mostrarsi la dura madre encefalica formata di due lamine
distinte e proprio una curiositd al di fuori di ogni spiegazione, come
suppone Trolard? Ricerche da me fatte intorno alle meningi ence-
faliche mi permettono di asserire trattarsi invece di una varieta fa-
cilmeiite interpretabile, quando si conoscano I'anatomia comparata
e lo sviluppo delie meningi encefaliche.
Riguardo all'anatomia comparata, gli Anatomic! ammettono con-
cordemente che nei vertebrati piii bassi si abbiano due meningi, una
che riveste il sistema nervoso centrale ientomeninge di alcuni Autori,
2oia madre di altri), e I'altra che aderiscj alle pareti della cavita
cranica e del canale vertebrale [exomeninge o dura madre): salendo
nei vertebrati, la prima si divide in due membrane, la j^za madre
defmitiva e 1' aracnoide, e la seconda non si divide ulterioiinente nei
cranio, mentre nei canale vertebrale si divide anch'essa in due mem-
brane, la dura madre definitiva e Yendoracliide o periostio interno
delle vertehre (che per cio molti chiamano anche foglietto esterno
della dura rnadre). Ricerche, che ho fatto intorno alle meningi
midollari (^), mi hanno permesso di stabilire come questo modo di
descrivere le disposizioni delle meningi midollari nei vertebrati non
risponda alia realta, e come invece negli ordini piii bassi (ciclostomi,
pesci) si abbia una sola meninge primitiva, la quale si divide in se-
guito (anfibi, rettili e uccelli) nella dura madre e nella meninge se-
condaria^ e come quest' ultima piii tardi ancora (mammiferi) si di-
vida a sua volta in due lamine, che sono la pia madre e V ara-
cnoide. II periostio interno delle vertebre od endorachide non
ha quindi nulla a che fare colle meningi midollari. Li m.odo poco
dissimile, posso fin d'ora affermare, si comportano le meningi ence-
faliche : la meninge primitiva^ che riveste 1' encefalo del ciclostomi
e dei pesci, e separata per mezzo di uno spazio {spazio perime-
nuigeo)^ spesso ripieno di adipe, dall'ewrfocranio, che riveste la ca-
vita cranica e corrisponde all' endorachide; la meninge primitiva piii
tairdi si divide, come nella midolla, nella meninge secondaria e nella
dura madre, la quale si mantiene distinta dall'endocranio ; infine la
meninge secondaria si divide a sua volta nella pia madre e nell'ara-
cnoide, mentre la dura rnadre, forse per il rapido aumento della massa
encefalica rispetto al volume del cranio, viene spinta contro Ven-
docranio, e flnisce per fondersi con esso, costituendo una sola mem-
brana, come si ha nei mammiferi.
(1) Sterzi G. — Ricerclie intorno all' Anatom'a comparata ed ail'ontogonesi delle meningi.
Parte prima : Meningi midollari. — Atti del R. Istitulo Veneto d> scienze. lellere ed arti, T. LX.
Parte seconda, i901,pa(/. ii0i-i372.
- 21 -
Gli stadi, per i quali passano le meningi midoUari nello svi-
luppo, corrispondono fondamentalinente alle disposizioni, clie ho tro-
vato nelle singole classi dei vertebrati, mentre gli Autori, che si
sono occupati di qiiesto argomento, ammettono che il mesenchima,
situate tra il sistema nervoso centrale e gh abbozzi delle vertebre
e del cranio negli embrioni molto giovani, si divida in seguito in
due strati, sepaxati per mezzo di tessuto connettivo lasso, uno dei
quali aderisce al sistema nervoso e 1' altro alia oapsula, che lo con-
tietie ; ammettono poi che il primo pih tardi si suddivida nella pia
madre e nQW'aracnoide, e che 1' altro non si differenzi nel cranio,
formando la dura madre encefalica^ mentre si divida nel canale delle
vertebre nella dura madre e nella emlorachide. Invece nel lavoro
sopra citato dimostrai(') come le meningi midollari provengano tutte
da una meninge primitiva, dalla quale si differenziano prima la dura
madre e piu tardi la pia madre e V aracnoide : ricerche fatte intorno
alle meningi encefahche mi permettono di affermare che esse si svilup-
pano nei mammiferi in mode fondamentalmente eguale ahe midollari, e
che solo nei piu tardi moment! della vita embrionale la dura madre
si fonde coll' endocranio in una sola membrana ; quindi giustamente
osserva Testut(^) che nel feto la dura madre si mostra formata da
due foglietti facilmente separabih, i quah si possono isolare senza
troppa difficolta anche nel neonate, come fa notare Charpy(^). Si
comprende cosi perche il ganglio del trigemino (che in cio si com-
porta come i gangli spinali), 1' estremita del condotto endolinfatico,
r ipofisi, alcune porzioni dei nervi encefalici, ecc, che nell' embrione
si trovano comprese tra la dura madre e 1' endocranio, nell' adulto
si trovino invece nello spessore deha membrana formata dalla lore
fusione.
Da tutto ci5 risulta che la meninge dell'uomo, impropriamente
chiamata dura madre craniense^ e in realta costituita da due mem-
brane fuse insieme, che sono V endocranio e la vera dura ma-
dre encefalica : questa, come la dura madre midoUare, e bianca, fi-
brosa e poco vascolarizzata, quello invece, come ogni altro periostio,
e abbastanza ricco di vasi sanguigni, fra i quali spiccano per cali-
bre quelle arterie, che quindi molto impropriamente vengono deno-
minate arterie meningee.
Percio non e giusto 1' afi'ermare, come fanno tutti gli Anato-
(1) loc. cit., pay. 229 e segg.
(2) Testut L. — Trait<5 d'Anatomie humaine — Paris, iOOO, Vol. II, pag. 906.
(3) Charpy A. — Systf^me uerveiix, in: Traits d'Anatomie humaine public sous la direction de
Poirier, T. Ill, Fuse. 1. Pans (senza data), pag. 101.
- 22 -
mici, che la dura madre dell' encefalo si divide a livello del grande
foro occipitale in due foglietti, i quali sono la dura madre midollare
e r endorachide, ma si dovra invece ritenere che la dura madre si
fonda a livello del grande foro occipitale col periostio, che lo riveste
e tale fusione si mantenga in quasi tutta 1' estensione del cranio.
Cosi si comprende anche perche la cosiddetta dura madre encefa-
Ilea abbia proprieta osteogenetiche, essendo queste dovute all' endo-
cranio, che le ha a comune con qualunque altro periostio, e si po-
trebbe cosi anche spiegare perche in essa siano frequenti i tumori
di origine periostale (encondromi, osteomi). In tal modo si spiega
pure perche a livello del foro ottico la dura madre encefalica si di-
vida in due fogJietti, uno del quali si continua col periostio deU' or-
bita e 1' altro va a costituire la guaina esterna del nervo ottico :
cio avviene, perche in corrispondenza di questo foro 1' endocranio
si continua col periostio deU' orbita, mentre la vera dura madre si
proiunga attorno al nervo ottico, il quale e parte del sistema ner-
voso centrale.
Le disposizioni, che si avevano nella varieta da me ossei'vata,
e quelle trovate da Trolard, non mi permettono di affermare quale
significato abbiano i cosiddetti seni della dura madre: molti Ana-
tomici li riguardano dovuti ad uno sdoppiamento della dura madre
stessa, ment.re le ricerche, che ho fatto in alcuni pesci, anfibi e rettili
ed in embrioni di pecora, mi indurrebbero a considerarli, almeno nella
maggior parte di essi, come seni dell' endocranio, simili a quelli che
ho descritto nell' endorachide. Se poi 1' endocranio abbia o non
abbia parte nella costituziono dehe piegatiire della dura madre, non
posso per ora affermare : trattero tale questione nel lavoro, che sto
preparando, sopra 1' anatomia comparata e lo sviluppo dehe me-
ningi encefahche, e che confide di presto pubbUcare.
Stabihto per ora che la membrana, comunemente detta dura
madre encefalica^ e formata daUa fusione di due foghetti primitiva-
mente distinti, la vera dura madre e 1' endocranio^ se supponiamo
che tale fusione non possa av venire m parti nolle quali normal-
mente avviene, avremo prodotta la varieta sopra descritta, la quale
per cio deve essere mono rara di (luanto si puo supporre, se non
sempre cosi manifesta, come nel case descritto da Trolard cd in
quelle osservato da me.
23 -
istituto anatomico di pad ova.
Prof. D. BERTELLI.
L'Arteria sottolinguale.
Ricevuta il 15 gennaio 1902.
& vietata la riijroihizione.
E universalmente ammesso che I'arteria sottolinguale possa
mancare e che venga sostituita del tutto od in grande parte dalla
sottomentale.
Gli anatomici, senza tener conto delle disposizioni che le arte-
rie sottolinguale e sottomentale presentano in altri mammiferi,
hanno male interpetrato il rapporto che esiste tra queste due ar-
terie, mentre 1' anatomia comparata lo chiarisce nettamente.
Nei perissodattili e nei carnivori la sottolinguale nasce dalla
mascellare esterna e da la sottomentale.
Nei Trattati di anatomia degli animali domestici trovasi che
daha carotido esterna prende origine la mascellare esterna, dalla
quale nascono la hnguale, la faciale e la sottolinguale.
L' anatomia comparata ci conduce ad interpetrare la disposi-
zione di queste arterie in mode diverse da queho che trovasi nei
Trattati. Si dovrebbe denominare tronco Imguo-mascellare Y arteria
che viene chiamata mascellare esterna ; dal tronco linguo-mascellare
nascono, come nelle scimmie, la Hnguale e la mascellare esterna; dalla
mascellare esterna prende origine la sottoUngiiale^ come nei perisso-
dattili e nei carnivori. Dalla sottohnguale, ramo cospicuo, e data nei
perissodattili e nei carnivori la sottomentale.
Quindi e erroneo affermare che nell' uomo la sottolinguale e
sostituita dalla sottomentale. E invece la sottolinguale che nasce
dalla mascellare esterna e fornisce la sottomentale ; si riproduce
frequentemente nell' uomo una disposizione che e normale in altri
mammiferi.
Tra breve pubblichero un lavoro sulle arterie sottolinguale e
sottomentale dell' uomo. Saranno descritte ed illustrate con figure
le disposizioni normali e variate. Di queste ultimo verra fatta la
interpetrazione per mezzo della anatomia comparata.
24 -
NOTIZIE
NOOVE NOMINE
I sottonotati Professori di zoologia, anatomia e fisiolog;ia comparate souo
stati trasferiti come segue : Eaflfaele clott. Federico dalla IJniversita di Mes-
sina a quella di Palermo ; Mingazziui dott. Pio dalla University di Catania a
quella di Messina ; Russo dott. Achille dalla Universita di Cagliarl a quella
di Catania.
Carazzi dott. Davide e stato nominato Professore straordinario di zoolo-
gia, anatomia e fisiologia comparate nella Universita di Sassari.
CosiMO Cherubini, Amministratore-responsabile.
UNME ZOOLOGICA ITALIANA.
Rivolgo calcla preghiera ai signori Socii che sono tuttora in de-
bito della loro quota per I'anno 1901 di volerla inviai'e sollecitamente
per permettermi di chiudere i conti deU'esercizio 1901.
Istituto Zoologico Prof. Fr. Sav. Monticelli
E.. Universita Segretario-Cassiere
Napoli.
ilia ^,. Hifi^ilt
Milano - Via G-. Revere, 2 - Milano
UNIGA FABBRICA NAZIONALE
DI MICROSCOPI ED ACCESSORI
DITTA PORNITRICE
di ^ntti i GaMnetti TJnirersitari del Rcguo
MICROSCOPIO GRANDE MODELLO
con cremtigliera, apparato Abbe, diaframma
ad iride, tavolino in ebanite, revolver, due
obbiettivi a secco 3e7*, unoad immersione
omogenea V12") ^^e oculari 2 e 4; il tutto
posto in elegante armadietto in mogano
L. 400
{ingrandimenti fino a 1000 diametri)
Hdoyo oliWeltivo Vis- SeDiiapocroraalico
IMMERSIONE OMOGENEA
Obbiettivo raccomandato per la grande po-
tenza e per la sua durata (Vedi Zeit-
schrift filr wissenschaft. Mirrosiiopie del
12 settembre 1894, Eaud XI, Heft 2)
L. 200 coi due oculari compensatori
4 ed 8.
CATALOGO GENERALE GRATIS
a seraplice richiesta
Pagame7iti rateali mensili
pel Sigg. Ufficiali sanitari comunccli.
Firenze, 1902. — Tip. L. Niccolaj, Via Faen^a, 4<1.
Monitope Zoologieo Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiale deila Unione Zoologica Italianii
DIRETTO
DAI DOTTORI
GIULIO GHIARUGI EU6ENI0 FIGALBI
Prof, di Anatomia umana Prof, di Anatomia conip. e Zoolo^
nel R. Istituto di Studi Super, in Kirenze nella R. Universita di Padova
Ufficio di Direzione ed Amministrazione : Istituto Anatomico, Firenze.
12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15.
!XIII Anno Firenze, Febbraio 1903 N. 3
SOMMARIO : Bibliografia. — Pag. 25-28.
SuNTi E RiviSTE : F'aiad.ino R., Contribuzione alle conoscenze sulla strut-
tiii'a e funzione della vescicola ombelicale nell'uomo e nei mammiferi. —
Pag. 28-29.
Di alcune recenti ricerche istologiche sulla secrezione interna nell'assorbi-
mento intestinale: Mingazzini P., Cambiamenti naovfologici dell'epi-
telio intestinale durante I'assorbimento delle sostanze alimentari. — Id..,
Id. — Drago TJ., Cambiamenti di forma e di struttura deli' epitelio
intestinale durante I'assorbimento dei grassi. — Mingazzini 1?., La
secrezione interna nell'assorbimento intestinale. — Pag. 29-34.
Sterzi G-., Kicerche intorno all'anatomia comparata ed all' ontogenesi
delle meningi. Considerazioni sulla filogenesi. Parte I. Meningi midollari.
— Pag. 34-37.
COMUNiGAZiONi ORiGiNALi : Ficalbi E., Doratopsis vermicularis larva di
Chiroteuthis Veranyi. — Bertelli D., L'arteria sottomentale. — Li-
vini F., A proposito di una nuova classificazione delle ghiandole pro-
posta dal Prof. G. Pal ad i no. (Con 2 figure). Pag. 37-47.
NOTA BIBLIOGRAFICA. — Pag. 47-48.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali die si pubblicano nel Monitore
Zoologieo Italiano e vietata la riproduzione.
BIBLIOGRAFIA
Si dct notizia soltanto dei lavori pubhlicati in Italia,
VI. Protozoi.
Cecconi G. — Intorno alia sporulazione della Monocystis agilis Stein. —
Estr. di pp. 4 d. Bidl. Soc. botanicM ital. ; adunanza sede Firenze, 14
aprile 1901.
Porta A. — Contributo alio studio degli Acanthometridi. Con 2 tav. —
Rendic. Istit. lomh. Sc. e Lett, S. 2, Vol. 34, Fasc. 16, pp. 811-822. Milano
1901.
- 26 -
Romero G. — Contributo alio studio dei parassiti malarici negli Uccelli
Nota l^ — Boll. soc. zool. ital., An. 10, S. 2, Vol. 2, Fasc. 3-6, pp. 226-235.
Roma 1901.
IX. Vermi.
2. Platodi o PliATIelminti (Turbellari. Trematqdi. Cestodi).
Calamida D. — Ulteriori ricerche sul veleno delle tenie. — Riforma medica,
An. 17, N. 181 {Vol. 3, N. 31), pp. 364-365. Roma 1901.
Messineo G. e Calamida G. — Sul veleno delle tenie. — Riforma medica
An. n, N. 165 {Vcl. 3, N. 15), pp. 111-173. Roma 1901.
Mingazzini P. — Sull' esistenza di una secrezione emessa dalla superficie
del corpo dei Cestodi adulti. — Atti. Accad. Lincei {Rend.), CI. Sc. fi.s, ma-
tern, e nat, An. 298, S. 5, Vol. 10, Fasc. 12, Sem. 2, pp. 307-314. Roma
1901.
Monticelli F. S. — A proposito di una nuova specie del genere Epibdella.
Con figg. — Boll. Soc. Naturalisti Napoli, An. 15 {1901), S. 1, Vol. 15,
pp. 137-145. Napoli 1902.
3. Nbmatodi o Nematelminti.
Massalongo C. — Di un elmintocecidio scoperto sopra la Koeleria cristata
Pers. — Boll. Naturalista, An. 21, N. S, pp. 89-90. Siena 1901.
Noe G. — Sul ciclo evolutivo della Filaria Bancrofti (Cobbold) e della Fila-
ria immitis (Leidy). Con tav. 19, 20 e 21. — Ricerche fatte nel Laborat.
anat. norm. Univ. Roma ed in altri Laborat. biol.. Vol. 8, Fasc. 3-4,
pp. 275-353. Roma 1901.
Parona C. — Altro caso di pseudo-parassitismo di Gordio nell'uomo {Para-
chordodes j^ustulosus Baird.). — Estr. dipp. 8 d. Clinica Medica, An. 1901,
N. 10. Edit. Vallardi.
8. Briozoi.
Neviani A. — Materiali per una bibliografia italiana degli studi siii Briozoi
viventi e fossili dal 1800 al 1900. — Boll. Naturalista, An. 21, N. 4, pp. 47-50;
N. 6-6, pp. 66 67; N. 9, pp. 102-105 e N. 11, pp. 129-133. Siena 1901 {conti-
nuaz).
12. Anellidi (Archianellidi. Oligocheti. Policheti. Irudinei).
Rosa D. — Gli Oligocheti raccolti in Patagonia dal dott. Filippo Silvestri. —
Estr. di pp. 4 d. Atti Soc. Naturalisti e Matem. Modena, S. 4, Vol. 4,
An. 35. Modena 1901.
X. Artropodi.
4. Crostacei.
Brian A. — Sulla, distribuzione geografica in Italia del Titanethes feneriensii
I*arona. — Estr. di pp. 8 d. Atti Soc. Ugustica Sc. Nat. e Geograf., Vol. 10,
1899. Genova, tip. Ciminago, 1899.
Losito C. — Note di tecnica per lo studio degli Entoraostraci. — Tioll. Soc.
zool. ital, An. 10, S. 2, Vol. 2, Fasc. 3-6, j)p. 166-171. Roma 1901.
Ijositj C. — Su una nuova specie del gen. Diaptomus AVestwood. — Boll.
Soc. zool. ital, An. 10, S. 2, Vol. 2, Fasc. 3-6, pp. 150-164. Roma 1901.
- 27 -
Monticelli F. S. e Lo Bianco S. — [Ancora sullo sviluppo dei Peneidi del
Golfo di Napoli]. — Boll. Soc. Naturalisti Napoli {Proc. Verb. Tornate),
An. 15 {1901), S. 1, Vol. 15, p. 159. Napoli 1902.
5. Araunidi.
Coggi A. — Nuovi Oribatidi italiaai. Coa figg. — Bull. Soc. Entomol. ital.,
An. 32, Trim. 3, pp. 309-324. Firenze 1900.
Police G. — Sui centri nervosi sottointestiaali dell' Euscorpius italicus. Con
tav. I«. — Boll. Soc. Naturalisti Napoli, An. 15 (1901), S. 1, Vol. 15,
pp. 1-24. Napoli 1902.
8. Insetti o Esapodi.
a) Parte generale.
Cannaviello E. — Coatributo alia fauna entomologica della colonia Eritrea.
— Bull. Soc. Entomol. ital, An. 32, Trim. 3, pp. 289-308. Firenze 1900.
h) Tisanuri.
Calandruccio S. — Sulla biologia di Yapyx soUfugus, Hal. e Campodea sta-
phylinus, Westw. — Catania, tip. Barbagallo e Scuderi, pp. 4, 1898.
c) Ortotteri.
Pierantoni U. — Nuovo contributo alia conoscenza del sistema nervoso
stomatogastrico degli Ortotteri. Con tav. 11^. — Boll. Soc. Naturalisti
Napoli, An. 15 {1901), S. 1, Vol. 15, pp. 54-60. Napoli 1902.
e) Rincoti.
De Carlini A. — Rincoti ed Aracnidi dell' isola di Cefalonia. — Vedi M. Z.,
XII 12,347.
i) Lepidotteri.
Cannaviello E. — Le Tineinae delle provincie meridionali d' Italia. — Riv. ital.
Sc. nat, An. 21, N. 1112, pp. 143-149. Siena 1901 {Continua).
Rostagno F. — Classificazione descrittiva dei Lepidotteri italiani. — Boll.
Soc. Zool. ital, An. 10, S. 2, Vol 2, Fasc. 3-6. pp. 97-122. Roma 1901 {Con-
tiiiuaz).
Stefanelli P. — Nuovo catalogo illustrativo dei Lepidotteri ropaloceri della
Toscaaa. — Bull Soc. Entomol. ital. An. 32, Trim. 3, pp. 325-374 e
Trim. 4, pp. 381-387. Firenze 1900. {Gontinuaz. e fine)
Verson E. — SuU'armatura delle zampe spurie nella larva del filugello. Con
tav. — Atti Istit. veneto Sc, Lett, ed Arti, An. Accad. 1900-1901, Toino 60,
{Serie 8, Tomo 3), Disp. 9, pp. 719-738. Venezia 1901.
I) Ditteri e Afanitteri.
Berlese A. — Intorno alle modificazioni di alcuni tessuti durante la ninfosi
della Calliphora erythrocephala. Con figg. — Boll. Soc. Entomol ital, An 32,
Trim. 3, pp. 253-288. Firenze 1900.
Ficalbi E. — Sopra la malaria e le zanzare malariche nella salina di Cervia
e nel territorio di Comacchio. — Vedi M. Z., XII, 12, 357.
Perroncito E. — Sopra una speciale forma di micosi delle zanzare. — Giorn.
Accad. Medicina Torino, An. 63, N. 5, pp. 387-388. Torino 1900.
- 28 -
Porta A. — ha. Viviana pacta (M.gn.) BjOad. parassita clello Zahrus tenebrioides
Goeze {gibbus F.). — Atti Soc. Natural, e Matern. Modena, S. 4, An. 33,
Vol. 2, pp. 39-40. Modena 1901.
Supino F. — Lettera aperta al prof. Antonio Berlese della Scuola Superiore
di Agricoltura in Portici [A proposito di osservazioni critiche contenute
nel lavoro di A. Berlese : « Intorno alle modiflcazioni di alcuni tessuti
durante la ninfosi della Calliphora erythrocephala »]. — Bull. Soc. ento-
mol. ital., An. 32, Trim. 3, pp. 375-379. Firenze 1900.
XII. Molluschi.
I. Parte gbnerale.
Bellini R. — Contribuzione alia conoscenza dolla fauna dei moUuschi ma-
rini dell' isola di Capri. — Boll. Soc. Naturalisti Napoli, An. 15 {1901), S. 1,
Vol.. 15, pp. 85-121. Napoli 1902.
5. Lambllibuanchi, Acbfali o Pblecipodi.
Di Stefano G. — Osservazioni suWAlectryonia syphax Coquand. — Boll. Soc.
zool. ital, A7i. 10, S. 2, Vol. 2, Fasc. 3-6, pp. 123-138. Roma 1901.
SUNTI E RIVISTE
Paladino Dott. Raffaele. — Contribuzione alle conoscenze suUa struttura e fun-
zione della vescicola ombelicale nell'uomo e nei mammiferi. — L'Arte
medica, 1901. {Istituto d' Istol. e Fisiol. gen. della R. U. di Napoli).
Negli animali ad uova oloblastiche, cioe nei mammiferi, la vescicola om-
belicale per la esiguita del suo contenuto non puo avero il significato, che le
si e dato sinora, di serbatoio di materiale nutritive e, d'altra parte, essa in
detti animali raggiuuge pur un volume, che non e spiegabile con I'insignifi-
cante suo valore.
La tenacia della forza ereditaria nello svolgimento filogenetico dai sau-
ropsidi agli uccelli ed ai mammiferi puo solo in parte spiegarne la presenza
e lo sviluppo ; alia ereditarieta bisogna forse associare la possibilita di scam-
bii di funzione nei mammifei'i.
Oggetto di esame sono state le vescicole ombelicali di cane, gatto, coni-
glio e di un embrione umano intorno al primo mese.
Con disegni lllustrativi viene studiata comparativamente la struttura del
sacco vitelline in ciascuno di detti animali e sopratutto pel cane richiamano
I'attenzione la costituzione e la disposizione dell'epitelio, che e di aspetto
glandolare, floridissimo, disposto a rete e che ricorda il tessuto epatico. Tale
rassomiglianza e anche meglio giustificata dalla presenza di granulazioni o
di piccole sferule analoghe a quelle di glicogene delle cellule epatiche.
Premesso che queste osservazioni hanno il valore di dati preliminari e
che continuano tuttavia le ricerche suH'argomento, I'A. anticipa le seguenti
conclusioni :
- 29 -
1.0 La vescicola ombolicale o sacco vitellino ha una striittura complessa
risultante di tre strati chiaramente distinti : uno strato epiteliale interno,
una lamina connettivale media riccamente vascolarizzata, uno strato endote-
liale esterno. Lo strato epiteliale interno e molto sviluppato ed in certi punti
per disposizione e costituzione ha piu I'aspetto di tessuto secernente, che di
tessuto assorbente.
2." La vescicola ombelicale per la qualita e quantita del suo contenuto
non e da considerarsi, nei mammiferi, quale un serbatoio di materiale nutri-
tive inserviente nei primi tempi dello sviluppo embrionale.
In cambio, piu consentaneo alio stato deUa sua costituzione e da rite-
nersi, che a difFerenza degli aniraali ad uova meroblastiche, in quelli ad uova
oloblastiche, cioe uoino e mammiferi, la vescicola ombelicale rappresenti un or-
gano, che oltre di essere espressione della tenacia della forza ereditaria, si
differenzia iu una glandola in cui si accentua possibilmente la produzione di
parti secernenti da ricordare qualcuno dei secreti interni della glandola
epatica. L' A.
Di alcune recenti ricerche istologiche
sulla secrezione interna nell'assorbiment j intestinale
1. Mingazzini P. — Cambiamenti morfologici dell' epitelio intestinale durante
rassoi'biraento delle sostanze alimentari. Con figg. — Atti Accad. Lincei
(Rendiconti), CI. sc. fis. matem. e nat, S. 5, Vol. 9, Fa.'^c. 1. Sem. 1. Ro-
ma 1900.
2. Mingazzini P. — Cambiamenti morfologici dell'epitelio intestinale durante lo
assorbimento delle sostanze alimentari. — Ricerche fatte nei Labor. Ana-
tomia norm. Univ. Roma, Vol. 8, Fasc. 1. Roma 1901.
3. Drago U. — Cambiamenti di forma e di struttura dell' epitelio intestinale
durante I'assorbimento dei gi-assi. — Ibidem.
4. IVIingazzini P. — La secrezione interna nell'assorbimento intestinale. Con tav. 9
e 2 fig. nei testo. — Ibidem, Vol. 8, Fasc. 2. Roma 1902.
1. In seguito ai resultati da lui ottenuti nelle ventose delle Anoplocefaline
durante 1' assorbimento delle sostanze alimentari, 1' A. ha portato la sua at-
tenzione sui processi di assorbimento che si verificano nell' intestino tenue
della gallina.
Dopo aver indicati i metodi di ricerca, egli afferma subito che 1' aspetto
dei villi intestinali nelle diverse fasi della digestione si puo presentare in
due maniere fondamentalmente distinte. Una e quella universalmente cono-
sciuta e che corrisponde, secondo I'A., alio stadio di riposo del villo, quando
cioe i suoi element! epiteliali non sono in attiviti di assorbimento. In que-
sto stadio gli elementi ora ricordati hanno disposizione regolarissima, e sono
uguali fra loro per forma, aitezza, costituzione ; i loro nuclei son tutti alio
stesso livello, verso il terzo interno o alia met^ della cellula ; il protoplasma
e uniformemente colorabile, oppure assume una tinta piu carica verso 1' e-
stremo libero, piu sbiadita verso la base. L'altra maniera di presentarsi del
villo e quella che corrisponde alio stadio funzionale del villo stesso. II villo
- 30 -
assume una conCgurazione irregolare, dovuta alle modificazioni seguenti che
subiscono le cellule epiteliali durante I'assorbimento :
1) In una fase primordiale 1' estrerao basale degli element! si mostra
occupato da una sostanza ialina, leggerraente granulosa che si tinge legger-
mente in giallo coU'acido picrico, zona interna, ben distinta dalla zona ester-
na, granulosa, ben colorabilo, coi caratteri dello stadio di riposo.
2) Estendendosi la modificazione suddetta, tutta la porzione cellulare
posta internamente al nucleo si trasforma nella zona interna o ialina; que-
sta trasformazione, che la allungare la base dell'elemento pel maggior volu-
me occupato dalla sostanza ialina rispetto al protoplasraa primitivo, puo an-
che sospingere il nucleo verso il terzo esterno della cellula.
3) ]n una terza fase la porzione basilare trasformata degli elementi cilin-
drici si decompone in una sostanza liquida che viene cosi a riempire lo spa-
zio occupato dalla zona interna degli elementi epiteliali di essi rimanendo
solo la zona esternacontenente il nucleo e ricoperta dall'orlo cuticolare.
Queste modificazioni possono avvenire uniformemente per tutto il con-
torno del villo ; ovvero in tratti si, in tratti no, ed e in questo ultimo caso,
che e il piu frequente, che il contorno del villo prende I'aspetto festonato,
irregolare. Di prevalenza le modificazioni si osservano nella porzione apicale
del villo.
Nello spazio intercedente tra epitelio e stroma connettivale stanno leu-
cociti in numero vario, i quali, allorche le cellule assorbenti cominciano a
segregare verso la loro parte interna, rimangono in sito ; quando si e for-
mato il liquido di cui sopra, si trovano natanti nel liquido stesso, dando gi^
la composizione normale al chilo assorbito, cioe di plasma albuminoide e <li
elementi cellulari figurati,
Anche lo stroma connettivale dei villi si puo trovare sotto due aspetti,
e cioe: ora formato da tessuto compatto, ora da tessuto lasso; in quest' ul-
timo caso si tratta forse di un rigonfiamento del tessuto per opera del chilo
assorbito tra gli spazii linfatici dei suoi elementi, rigonfiamento che e poste-
riore alia secrezione interna delle cellule assorbenti, ma che precede 1' in-
gresso del chilo nei vasi chiliferi.
In conclusione, gli elementi assorbenti dell' intestino tenue hanno una
inversione di funzionalita rispetto alle ordinarie cellule secernenti: queste
segregano dalla superficie libera, quelli dalla superficie adereute al connet-
tivo. I leucociti interposti fra le cellule dell'epitelio intestinale, che si rinven-
gono principalmente verso la base delle cellule cilindriche, hanno il significato
di elementi che entreranno in funzione dopo avvenuta la secrezione interna
dell'epitelio assorbente.
2. La prima parte del lavoro di Mingazzini h dedicata alia dimostrazione
dell'inesattezza di un'affermazione di Heidenhain, che lo strato di sostanza
amoi'fa, granulosa il quale separa lo stroma connettivale di molti villi inte-
stinali dall'epitelio del villo e un prodotto artificiale determinato da fuoru-
scita di liquido dallo stroma del villo per opera della fissazione. Mingazzini
cerca di dimostrare invece, come conferma all' idea da lui precedentemente
espressa, che questo aspetto dej villo e da ritenersi come il substrate morfo-
logico di una delle fasi del processo di assorbimento normale. Anche prescin-
dendo dalla circostanza, che del resto neppure Heidenhain contesta, che quel-
- 31 -
I'aspetto si osserva coi piu svariati fissatori, I'A. si persuase per mezzo di misu-
razioni che le cellule epiteliali separate dallo stroma del villo per mezzo di liqui-
do, non lianno il corpo dilatato in superficie come afferma Heidenhain.
Auche le apparenti sfrangiature e lacerazioni le quali si osservaao spesso
alia base delle cellule sono dovute alia form.azione del secreto, tanto e vero
che si dimostrano chiaramente anche coU'esame a fresco.
L'A. analizza con molta precisione le modificazioni che avvengono nelle
cellule epiteliali del villo mentre esse si dispongono a segregare nella loro
porzione basilare le sostauze assorbite (gallina, cane, topo); esse consistono
in un mutamento fisico-chimico del citoplasma della porzione basilare ; ed un
aumento di lunghezza della cellula stessa dovuto all' accrescimento della sua
porzione basilare.
In una fase successiva la porzione basilare delle cellule cilindriche si se-
para dall'elemento che 1' ha prodotta, si t'onde colle porzioni provenienti da
collule adiacenti, e finisce col trasformarsi in sferule ialine con largo reti-
colo, a torma poligonale per pressione reciproca.
Dal confronto fra le modificazioni che avvengono nelle varie parti del villo
e nei singoli villi I'A. desume, che I'apice dei villi assorbe in quantita mag-
giore delle parti laterali dei medesimi, e che il processo di assorbimento non
ha luogo contemporaneamente nei diversi villi e nemmeno lungo la superficie
di uno stesso villo. Queste osservazioni confermano la veduta esposta da Tie-
demann e Gmelin che I'assorbimento intestinale sia ixiolto simile ad un
processo di secrezione ; si tratterebbe di una vera funzione glandolare a di-
rezione invertita.
Infine il Mingazzini riferisce i risultati di alcune sue ricerche suUe
galline digiunanti.
Le cellule epiteliali dei villi sono, durante il digiuno, di quasi la met4 piu
basse di quelle degli animali ben nutriti ; inoltre non presentano la distin-
zione in zona scura esterua e zona chiara interna caratteristica delle cellule
in assorbimento. In un primo periodo del digiuno ha luogo un lieve assorbi-
mento all'apice dei villi e quiudi esiste del liquido subepiteliale ; dopo un di-
giuno prolungato anche questo cessa nella porzione posteriore dell'intestino.
Durante il digiuno possono passare nei lume intestinale elementi epiteliali della
parete e leucociti i quali docomponendosi vengono a dare materiale nutritizio.
3. Drago studio le modificazioni dell'epitelio intestinale durante I'assorbi-
mento dei grassi e si convinse che il processo non e nella sua essenza di-
verse da quello osservato dal Mingazzini per le altre sostanze alimentari.
II grasso si trova dapprima nelle parti superiori, poi nelle inferiori della
cellula in forma di piccole goccie confluenti ; in seguito la porzione basale
della cellula si decompone in una sostanza amorfa contenente grasso la quale
si separa dal corpo cellulare. Anche I'assorbimento del grasso non e adunque
che un processo di secrezione interna delle cellule dei villi.
Vi e di notevole in questo caso un cambiamento di forma del nucleo da
ovale in sterico ; quando I'assorbimento e massimo il nucleo appare schiac-
ciato contro la porzione basale della cellula.
4. In questa memoria Mingazzini estende ad altri vertebrati le sue os-
servazioni suUa secrezione interna neH'assorbimeuto intestinale.
- 32 -
Nello Scyllium stellare, lia veduto che I'assorbimento si eflPettua nella val-
vola spirale e pricipalmente sull'apice delle numerosissime pieghe della mucosa
che la costituiscono ed e dimostrato tanto dai feiiomeni presentati dagli ele-
menti epiteliali che ivi si trovano, quanto dal comportamento del respettivo
stroma connettivale.
E' a notarsi che le cellule cilindriche ciliate provviste di lunghe ciglia
che si trovano alia superficie delle pieghe della valvola si modificano in cor-
rispondenza dell'apice delle pieghe; le ciglia si fanno ivi corte, rudiraentali o
mancano affatto ; inoltre le cellule non hanno piu come nel rimanente un'al-
tezza uniforme, ma si presentano di molto difierente altezza. Vi sono poi nelle
cellule deU'apice e nei loro nuclei variazioni di forma, grandezza, posizione e
struttura che sono in correlazione coi fenomeni di secrezione interna e di as-
sorbimento.
Da questo punto di vista le cellule si possono presentare con due aspetti
molto difierenti ; o hanno il corpo ristretto e il nucleo a bastoncino situato
in vicinauza della base, o il corpo cilindrico assai largo e il nucleo ovale as-
sai prossimo alia superficie libera della cellula. Data la diflferente posizione
del nucleo, nelle cellule larghe abbiamo un segment© esterno lungo e un seg-
mento interno corto : nelle cellule affilate e I'inverso. Le cellule piu larghe
sono quelle che da poco hanno assorbito le sostanze alimentari e le conten-
gono nel loro segmento esterno, le cellule affilate hanno trasferito la sostanza
assorbita nel loro segmento interno e auche I'banno parzialmente trastbrmata
ed eliminata dalla superfice basilare.
II segmento esterno nelle cellule larghe si com pone di protoplasma con
aspetto vacuolare e puo presentarsi infiltrato della sostanza alimentare assor-
bita non ancora trasformata dal protoplasma la quale e sotto forma di liquido
a colorazione diffusa. II nucleo ha una membrana grossa e fortemente colo-
rabile ; il reticolo nucleare molto colorabile risulta di grossi filamenti con ben
distinti punti nodali, inline il succo nucleare e inteusamente colorito.
II segmento interno e formato da protoplasma denso, omogeneo.
Nelle cellule affilate, che sono frammiste irregolarmente alle prime o a
gruppi, il corpo cellulare e molto ristretto; nel nucleo bastonciniforme, che
trovasi presso I'estremo libero, la membrana nucleare non e piu intensamente
colorabile, il reticolo cromatico e formato da filamenti sottili, uniformi senza
punti nodali; il succo nucleare e anch'esso poco colorato. Nel corpo cellulare,
nel segmento esterno, il protoplasma e denso, mentre nel segmento interno,
che va gradatamente assottigliandosi verso la base, si mostra diradato.
Tra le due forme di cellule descritte vi sono tutti gli stadi di passaggio ;
come si puo dedurre specialmente dalle modificazioni che avvengono nel nu-
cleo. Infatti, in uno stadio successivo a quello delle cellule della prima qua-
lita, i nuclei divengono piriformi colla parte piu ristretta volta verso la base
della cellula ; questa forma si accentua sempre piu per allungamento della
parte ristretta del nucleo, che frattanto si porta verso la superficie li-
bera della cellula, mentre si compiono i mutamenti nella sua costituzione,
niutamenti che si iniziano nella zona piu interna, piu ristretta del nucleo stesso.
Pervenuta la sostanza assorbita nel segmento interno della cellula, da
questo, per un processo di semplice distacco della porzione estrema basilare
deir elemento, sotto forma di sostanza granulosa separata da liquido, viene
a formarsi quel prodotto di secrezione interna che deve peuetrare nel con-
- 33 -
nettivo del villo, ed in parte viene assorbito in situ dai numerosi leucociti
o g\k penetrati fra le cellule epiteliali pi-ima dello stadio finale del processo
di assorbimento, ovvero eraigrati fra la sostanza sogregata per un fenomeno
di cbemiotassi.
Allorcbe poi le cellule hanno espulso la sostanza assorbita, si riducono
ad element! con corpo ristretto, in specie verso la base, il nucleo risiedendo
verso I' estremo libero. Cominciando essi a riassorbii-e, il corpo si allarga
verso quest' ultima, e la sostanza alimentare mentre accresce gradatamente
il volume del protoplasma, modifica anche la forma, la posizione e la strut-
tura del nucleo, finche la cellula riacquista i caratteri, gia indicati, delle
cellule cilindriche largbe.
I mutamenti che avvengono in Scyllium stellare durante le varie fasi
d'assorbiraento e della secrezione interna sono state constatate dall'A. nella
loro parte sostanziale, ancbe in altri vertebrati [Mus decumanus).
Dal confront© dei fatti osservati nei varii animali si puo anzitutto de-
durre che il processo di secrezione interna nei villi puo essere piu o meno
perfetto nei diversi vertebrati, nei cui intestino tratti piu o meno estesi di
cellule assorbenti posson trovarsi contemporaneamente nella stessa fase
(Uccelli, Mammiferi ), ovvero mantenere una certa indipendenza fra loro
{Scyllium stellare). In secondo luogo che la quantita e qualita della secrezione
interna variano nei differenti animali e anche nella stessa specie ; esse sono
in rapporto colla quantita e qualita degli alimenti ingeriti.
Modificazioni consimili a quelle riscontrate nelle cellule epiteliali du-
rante le varie fasi dell'assorbimento, sono presentate anche dai leucociti in-
terposti fra le cellule epiteliali dell' intestino tenue dei vertebrati, e da quelli
cbe direttamente immigrano dallo stroma connettivale del villo nella massa
della secrezione interna delle cellule epiteliali. Osservando in preparati colo-
riti con ematossilina e carminio, ad esempio nei Mas decumanus, i leacociti
sparsi in una massa abbondante di secrezione interna si vede come essi si
presentino con caratteri assai differenti. 11 nucleo e in alcuni intensamente
colorato, in altri meno, in altri molto pallido ; la sua forma e rotonda, o ovale.
Vedonsi i leucociti immigrare od emigrare dai connettivo del villo nella se-
crezione interna e viceversa. Nei connettivo del villo o nella tonaca propria
predominano leucociti con nucleo plurilobato, a ciambella, a ferro di cavallo,
e tutti intensamente colorabili. Quelli con nucleo rotondo e poco colorabile
sarebbero, secondo Mingazzini, in uno stadio nei quale non e avvenuta la
nutrizione o I'assorbimento della sostanza segregata dalle cellule epiteliali ;
quelli con nucleo molto colorabile element! che banno assorbita questa so-
stanza. Aumentando la nutrizione di questi ultimi, il loro nucleo acquista
forma lobata, a ciambella ; essi hanno ancbe la proprieta di moltiplicarsi per
frammentazione.
In conclusione, i leucociti entrano in funzione sopratutto dopo che la se-
crezione interna e stata emessa dalle cellule epiteliali, e per effetto di essa
si trovano immersi in tale sostanza nutritiva ; a spese di questa si nutri-
scono, ed immigrano nello stroma connettivale, avendo allora mutato i ca-
ratteri morfologici e chimici del nucleo e del protoplasma ; infine, in detto
stroma si moltiplicano, frammentandosi, in due o tre element!. In tal modo
la secrezione interna in parte viene assunta direttamente dai leucociti, men-
tre in parte e riassorbita direttamente dai vasi e dalle lacune del villo.
- 34 -
L'A. non puo escludere che abbia luogo anche un diretto assorbimento
per parte deileucociti (cosi di quelli che emigrano nel lume del canale dige-
rente e ritornano poi nello spessore della parete), senza il precedente pas-
saggio nel corpo delle cellule cilindriche delle sostanze iugerite.
Terraina infiue con queste considerazioai. Che le modificazioai dei nuclei
da lui osservate vanno attribuite in gran parte alio stato di nutrizione o di
denutrizione delle cellule, ma non tdtte : una parte di esse deve dipendere
anche dalla funzionalita propria del nucleo nel lavoro compiuto dalla cellula
assorbente, sia nell' ingerire il materiale nutritivo, sia nel trasformarlo e nel
farlo passare dal segmento esterno all' interno. II mutamento di posizione del
nucleo nelle diverse fasi del processo indica che nella cellula assorbente
esso limita due porzioni fisiologicamente distinte nel corpo di questo ele-
mento, una assorbente (segmento esterno), una secernente (segmento inter-
no). Queste due parti sono ben differenziate nelle cellule cilindriche dei villi.
Siccome ogiii cellula secernente dell'organismo animale e anche un elemento
assorbente, cosi si potra nella generality di questi elementi, distinguere nel
loi'o corpo due parti a funzioni difierenti, che in alcuni casi hanno anche
caratteri morlologici diversi ; il nucleo occupa la zona limite fra queste due
regioni, e in molti casi puo spostarsi verso I'una o I'altra, a seconda del pre-
valente funzionamento in ciascuna di esse.
Sterzi G. — Ricerche intorno all' anatomia comparata ed all'ontogenesi delle
meningi. Considerazioni suUa filogenesi. Parte I , Meningi raidollari.
Con 5 tav. — Atti del Reale Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti, Anno
accademico 1900-1901, Tomo LX, Parte II, pp. 1101 — 1812.
In questo notevole lavoro il dott. Sterzi, dell' Istituto Anatomico di
Padova, espone il risultato di una lunga e completa serie di ricerche intese
ad esporre la completa anatomia delle meningi midollari. E notevole il la-
voro per lo spirito eminentemente scientifico con il quale esso e condotto,
per la copia grande di osservazioni fatte col criterio piu largamente compa-
rative che possa desiderarsi, per aver completate le indagini morf'ologiche
con quelle embriologiche, per il sobrio rigore della conclusione, ed infine per
la chiarezza e bonta della forma usata nello scrivere.
Dei resultati ottenuti, alcuni confermano e rischiarano il gi^ noto ; altri
modificano errori continuamente tramandati ; altri conducono alia afierma-
zione di fatti nuovi; tanto piu important! e per le difflcolta della ricerca, e
per essere sfuggiti ad osservatori di gran nome. II riassunto del lavoro ne
mostra il valore, e ne spingera alia lettura i cultori delle discipline nostre.
Dopo una breve introduzione generale, I'A. stabilisce il significato della
voce meninge inlppocrate, Areteo, Aristotile e Galen o, la sua tra-
duzione in arabo, la origine delle diciture dura madre e pia rnadre, e le de-
nominazioni che furono ad esse sostituite nel 1500 e nel 1700.
La prima parte del lavoro e divisa in 7 capitoli, ciascuno dei quali ri-
gaarda I'anatomia e lo sviluppo della meninge o delle meningi in ogni classe
dei vertebrati : i vari capitoli sono divisi in tauti paragrafi quanti furono gli
ordini esaminati. Ogni paragrafo e preceduto dalle notizie bibliografiche, ed
ogni capitolo termina con considerazioni di indole morfologica e coUo sviluppo
delle meningi midollari.
- 35 -
Queste meningi compaioao contemporaneamtjnte alia colonna vertebrale:
negli acrant la midolla e circondata da una guaina, che corrisponde alle me-
ningi ed alio scheletro neurale degli altri vertebrati.
Nei cidostomi e nei pesci, nei quali vengono descritte due o tre meningi,
simili a quelle dell' uomo, I'A. ne ha trovata una sola, che denomina meninge
primitiva : essa e separata dal rivestimeuto del canale vertebrale od endora-
chide per mezzo dello spazio penmeninc/eo (erroneamente descritto dai tratta-
tisti come subdurale, o interdurale, o subaracnoidale ecc), pieno di adipe o di
tessuto muccoso nei pesci, e di cellule speciali, credute a torto adipose, nei ci-
dostomi. La meninge primitiva dei pesci presenta degli speciali nastri di rin-
forzo, tra i quali sono costanti un legamento ventrale e due legamenti laterali
o denticolati, poiche spesso presentano delle dentellature, che si inseriscono sul-
I'endorachide. Questa membrana nei teleostei non e in rapporto cogli atri del
seno impari di Weber, come viene ammesso.
Negli anflht urodeli, nei quali vengono descritte due meningi, interpre-
tando come dura madre Vendorachide, Sterzi descrive una so\&. ineninge pri-
mitiva, formata da due strati, separabili artificialmente, e percorsa lateral-
mente da due robusti legamenti denticolati, muniti di dentellature. Negli anuri,
invece di tre meningi, come per lo piu si ammette, I'A. ne ha trovate due
sole, che chiama dura madre e m.eninge secondaria, separate per mezzo di nu-
merosi piccoli spazi, costituenti nei lore insieme lo spazio intradurale. II pro-
lungamento spinale dei condotti endolinfatici, invece che nello spazio intra-
durale o subdurale o subaracnoidale, si trova nello spazio peridurale, come di-
mostra anche il suo sviluppo, che I'A. ha studiato nella rana.
Nei rettili non si hanno tre meningi, simili a quelle dell' uomo, come da
tutti gli Autori si ammette, ma solo due, la dura madre e la ineninge secon-
daria : quest' ultima presenta lateralmente due legamenti denticolati, i quali,
come negli anfibi, incominciano sull'occipitale laterale, sono robustissimi nei
rettili con estesi movimenti della colonna vertebrale, e sono muniti di den-
tellature, che si impiantano sulla endorachide.
Ad una rilevatezza ossea, posta tra lo sfenoide ed il basioccipitale, si im-
pianta il legamento midollare ventrale, che scorre lungo la linea mediana ven-
trale della midolla, ed assume nella sua porzione craniale stretti rapporti eo:
legamenti denticolati. Lo sviluppo delle meningi midollari dei rettili concorda
con quello degli anfibi.
Anche le meningi midollari degli uccelli vengono per le ricerche di Sterzi
ad avere significato assai difFerente, da quello che e loro dato, poiche I'arac-
noide degli Autori e invece la dura madre, la pia madre e la meninge secon-
daria e la dura madre e Vendorachide. Ne risulta che i condotti aeriferi intra-
vertebrali (che sono due, e non uno mediano, come si crede, poiche questo e
un seno venoso ) non si trovano tra le meningi e non sostituiscono il liquido
encefalo-midollare, come da taluno si ammette, ma sono invece situati nella
spessezza della endorachide. Anche negli uccelli I'A. ha trovato un legamento
ventrale e due legamenti denticolati. In corrispondenza del seno romboidale, le
meningi si comportano in modo particolare, che e estesamente descritto. Lo
sviluppo di queste mt^mbrane, studiato uel polio, dimostra che esso avviene
partendo da un tessuto mesenchimale indifferenziato, che, dopo la comparsa
degli abbozzi cartilaginei delle vertebre, si divide in uno strato rappresen-
tante I'abbozzt' delle meningi corrispondente quindi alia meninge primitiva
- 36 -
dei ciclostomi e dei pesci, ed in uno strato che diventa Vendor achide. L'abbozzo
delle meningi si divide piu tardi nella dura madre e nella meninge secondaria,
le quali vanno difierenziandosi a poco a poco, e passano per stadi, die ricor-
dano molto da vicino le disposizioni caratteristiche degli anfibi e dei rettili.
Nel VII Capitolo, che e il piii lungo, I'A. tratta delle meningi midollari
dei mammiferi, e le descrive minutamente nei marsupiali, perissodattili, ar-
tiodattili, rosicanti insettivori, e carnivori ponendo in evidenza in ciascun
ordine disposizioni nuove e importanti, che segnano una continua evoluzione
in queste membrane: fra esse vanno specialmente ricordate la graduale
scomparsa della porzione delle dentellature compresa tra la dura madre e i'en-
dorachide, la quale porzione viene sostituita da legamenti che congiungono
la dura madre all'endorachide (leg. meningo-vertebrali), e I'aumento progres-
sivo nel calibro del tubo durale i-ispetto al volume della midolla.
Dopo aver dati brevi cenni delle meningi dei chirotteri, Sterzi passa a
descrivere le meningi dei primati, e tra queste si ferma lungamente a trat-
tare delle meningi midollari dell'uomo. Dapprima accenna alle cognizioni che
si ebbero di queste membrane dai greci, dagli arabi e dagli arabisti, e dagli
anatomici dei secoli XV e XVI: si occupa quindi a lungo della scoperta del-
I'aracnoide e delle controversie che essa desto tra Bidloo e Euysch nella
seconda meta del secolo XVII, dimostraudo che in questo tempo fu chiamata
aracnoide, ma che Varolio la conosceva nel 1573, Casserio e Tulpio
nella prima meta del 1600. Si occupa poi delle notizie, che si ebbero sulle
meningi, nel 1700, della scoperta di Cotugno, ecc, per giungere alia teoria
di Bichat sulla omologia tra aracnoide e pleura e peritoneo : enumera quindi
le piu importanti ricerche fatte intorno alle meningi midollari nella prima
meta del secolo XIX, riassume poi ampiamente I'opera di Key e Hetzius,
pone in evidenza il poco, "che dopo questi due Autori fu fatto, ed infine esa-
mina le ditferenze di descrizione e di interpretazione dei trattati moderni di
Anatoraia, per dedurre la necessita di nuove ricerche in proposito.
Dopo brevi cenni sul canale vertebrale e la endorachide, comincia a de-
scrivere la dura madre; ne deterraina la forma, servendosi di cadaveri congelati,
la lunghezza, che varia se la dura madre e considerata in sito, o dopo averia
tolta dal cadavere, e di cio da le ragioni : ne studia il calibro e le sue dif-
ferenze nei varii segmeuti della colouna vertebrale, la spessezza, il peso, i
rapporti : ne descrive i legamenti meningo-vertebrali, ohe la congiungono al-
l'endorachide, e li divide in dorsali, laterali e ventrali, comprendendo fra que-
sti ultimi anche la membraua meniugo-vertebrale sacro lombare : esamina mi-
nutamente la disposizione ed i rapporti dei fori per il passaggio delle radici,
descrive la struttura della dura madre, che trova differente da quella comu-
nemente ammessa, e termina colla descrizione dei vasi e dei nervi di questa
meninge.
Con uguale larghezza si occupa dell'aracnoide e della pia madre, ponen-
done in evidenza particolariti sconosciute o non esattamente descritte, stu-
dia quindi minutamente gli spazii meningei, e termina colla esposizione del
mcdo di continuarsi delle meningi attorno al tilo terminale ed alle guaine
delle radici dei nervi.
Paragona allora le meningi midollari umane con quelle degli altri mam-
miferi, e dimostra come nolle prime si abbia un maggiore sviluppo dello spa-
zio intraracnoidale.
- 37 -
Nelle conclusioni del capitolo VII pone a confronto le meningi dei mam-
iniferi con quelle degli altri vertebrati e ne deduce che la complicazione ana-
tomica delle meningi midollari precede partendo da un solo strato, diviso fino
dai vertebrati piu bassi dalla endorachide, dal quale si diflferenziano prima la
dura madre, poi la pia madre e I'aracnoide : tale procedimento e molto dif-
ferente da quello che viene ammesso dagli Autori. Come negli altri capitoli,
a queste considerazioni fa seguire lo studio dello sviluppo delle meningi mi-
dollari uei mammiferi (pecora, cavia, uomo) e trova, contrariamente a quanto
si crede dagli Emnriologi, che tale sviluppo avviene partendo da una sola
meninge primitiva, dalla quale si differenziano le meningi definitive.
II lavoro termina con alcune considerazioni sulla filogenesi delle meningi
e sulle cause piu probabili, che possono averla prodotta.
Questo il riassunto del lavoro. Aggiungero che la Bibliografia e riportata
nel modo il piu completo, e che le belle tavole che illustrano la esposizione
sono assai ben fatte, con quel modo di spiegazione conciso e chiaro al tempo
stesso, che istruisce il lettore senza stancarlo. Guglielmo Romiti.
COMUNI'CAZIONI ORIGINALI
FICALBI EUGENIC
Doratopsis vermicularis larva di Chiroteuthis Veranyi.
Ricevuta il 1 Di-cembre 1001.
E vietata la riiiroilu/ione.
In un mio lavoro dal titolo " Unicita di specie delle due forme
di Cefalopodi pelagici chiamate Gliiroteutlds Veramji e Boratopsis
vermicularis (Monitore zool. italiano, X, Firenze, 1899) „ asserii, in
base a fatti, che addussi a dimostrazione, clie la forma di Cefalo-
pode detta Boratopsis vermicularis altro non e che la larva di Chi-
roteuthis Veramji.
II Prof. Gr. Pfeffer in un lavoro intitolato " Synopsis der oe-
gopsiden Cephalopoden (Mitteilungen aus dem Naturhistorischen
Museum, Hamburg, XVII, 1900) „ disse di non credere alle mie
vedute.
Aspettavo, per rispondere, 1' occasione, in cui avrei pubbhcato
un'altra nota sui Cefalopodi, ma poiche, per ragioni indipendenti
daha mia volonta, quest' occasione ritarda, rispondo ora, ma avviso
- 38 -
ad ogni buon fine che non ho affatto intenzione di aprire una pole-
mica (il ritardo di un anno a rispondere, del resto, lo dimostra), la
quale sarebbe la cosa la piii inutile di questo mondo.
Entrando, adunque, in materia, io non domando quale e quanto
materiale abbia avuto Pf offer per opporre al mio e per concludere.
Mi limito a dichiarare che la negazione di Pfeifer non scuote at-
fatto la mia modesta, ma liuora ferma convinzione, e a dichiarare
che le ragioni che 1' egregio Autore adduce non hanno per me alcun
valore.
Quali ragioni adduce Pfeffer? Alle mie vedute egh oppone le
seguenti considerazioni : l.o Che le piii grosse Doratopsis conosciute
hanno una maggiore lunghezza di mantello che le gi^ formate Ghi-
roteuthis; 2.o Che i globi oculari delle maggiori Doratopsis non hanno
la meta diametro degli occhi di Ghiroteuthis con eguale lunghezza di
mantello; Sy Che la denticolatura degh anelU delle ventose delle
braccia e del tentacoh e presso i due generi del tutto differente ;
4.0 Che le cartilagini di chiusura di ambedue i generi differiscono
I'una dall'altra in ciascun singolo carattere.
Dunque Pfeffer prima di tutto dice che le due forme differi-
scono, poi da questa differenza induce che non puo essei'e i'una la
larva dell'altra. Che le due forme differiscano non e, a dir vero, una
grande scoperta : fu appunto per il fatto che esse differiscono che gli
Zoologi le posero non solo in due specie, ma addirittura in due generi
differenti! Colui pero che asserisse in generale che perche le due forme
differiscono, non possono essere la larva Tuna dell'altra, dimostre-
rebbe solo di ignorare molti altri fatti congeneri della Zoologia;
e in base a un simile ragionamento il Leptocephalus brevirostris non
sarebbe la larva della Anguilla vulgarisl
Che se poi si viene a un po' piii specificate ragionare, non si
capisce come Pfeffer si meravigh di fatti, che sono cosa di tutti
i momenti nolle metamorfosi: egli nota che la lunghezza del man-
tello e in grosse Doratopsis maggiore che nella gia foi'mata (ma pero
giovanissima, aggiungo io) Ghiroteuthis, mentre I'occhio e piu piccolo.
Ma che significa cio? Sono cento gli esempi di dimensioni di parti,
e perfino di tutto I'individuo, che diminuiscono nolle metamorfosi,
e di parti, che restate stazionarie vario tempo, tutt' in un memento
crescono. Tutto cio pare nuovo a Pfeffer?
E taccio del resto. Ma non posso non rimarcare che Pfeffer
ha letto imperfettamente il mio lavoro, perche, tra altro, avrebbe
veduto che io accenno al fatto che le piccohs^ime Doratopsis diffe-
riscono esse stesse daUe i2;ran(ii e che certi ordini di modificazioni
- 39 -
gia si iniziano in piccoli individui e si scorgono confrontandoli coi
grandi, i quali via via sempre piii convergono verso i caratteri di
ChiroteutJiis.
Ed ora viene il piii bello. lo non solo accennai come le piccolo
Doratopsis si modifichino per divenire le grandi, ma descrissi poi un
vero esemplare intermedio tra Doratojms e ChiroteutJiis, al quale e
impossibile -negare importanza. Pfeffer stesso riconosce un intoppo
al suo scetfcicismo in questo esemplare. Ma si industria di superare
I'ostacolo con una meravigliosa trovata.
Per spiegare questo esemplare intermediario egli dice che manca
ogni via, salvo die esso si dovesse riguardare come un bastardo di
ambedue le specie, per lo che allora, ogni difficolta sarebbe imme-
diatamente rimossa.
A me pare che questo tentative di insinuare la strana ipotesi
di un meticcio tra Doratopsis e ChiroteutMs mi autorizzi a chiudere
la discussione. E la chiudo, permettendomi di assicurare il Prof. Pfef-
fer che di nessuna cosa fui mai e rimango finora cosi convinto
come di questa: che Doratopsis vermicularis e larva di ChiroteutMs
Veranyi.
Istituto zoologico di Padova, Dicembre 1901.
ISTITUTO ANATOMICO DI PADOVA
Prof. D. BERTELLI.
L'Arteria sottomentale.
Riceviita il 17 febbraio 1902.
£! vietata la riproduzione.
Nel numero precedente di questo Periodico dimostrai che gli
anatomici hanno erroneamente interpetrato il rapporto fra arteria
sottolinguale e arteria sottomentale.
Anche a proposito della arteria sottomentale io credo che siano
state fatte interpetrazioni sbagliate.
Hyrtl riferisce (Lehrbuch der Anatomie, 1889) di aver trovato
spesse volte una arteria linguale che decorreva lungo il margine infe-
- 40 -
riore del ventre anteriore del muscolo digastrico fine in vicinanza del
men to, ove perforava il muscolo miloioideo e con rarteria dell'altro
lato, die aveva lo stesso decorso, penetrava nel genioglosso tra i
due genioioidei. In questa arteria fu riconosciuto il decorso della sot-
tomentale, donde 1' idea die la linguale possa essere sostituita dalla
sottomentale.
In 50 individui da me studiati non ho mai trovato questa va-
rieta, mentre spesso mi capito di osservare die la sottolinguale, sorta
dalla mascellare esterna, incrocia il margine esterno del ventre an-
teriore del digastrico, penetra fra questo ed il miloioideo, perfora il
miloioideo, alle volte in vicinanza del niento, e si comporta in se-
guito come quando e data dalla linguale; presenta cioe rapporti in-
timi con i muscoli genioioidei, concede rami a questi muscoli ed ai
genioglossi.
Quando esiste tale disposizione, nianca naturalmente la sotto-
linguale data dalla linguale, ma esiste sempre la linguale.
A questa varieta della sottolinguale devesi riportare la disposi-
zione descritta da Hyrtl come varieta della linguale; cosi cjuesta
disposizione diventa chiaramente comprensibile ed in tal modo si
comprende anclie perclie Hyrtl abbia affermato di aver visto fre-
quentemente (mehrmais) questa varieta.
Dalla linguale nascerebbe come varieta, la sottomentale. In 50
individui mai vidi questa disposizione. Dalla linguale nasce normal-
mente nell' uomo la sottolinguale ; questa fu creduta sottomentale.
Cio puo accadere se la sottolinguale invade con un grosso ramo il
mento.
Questo ramo, omologo ai rami mentali degli artiodattili, al
ramo mentale mediano dei roditori c di alcuni primati, esiste con
grande frequenza nell' uomo ; lo trovai qualclie volta tanto svilup-
pato die andava a costJtuire, come in altri primati, una delle coro-
narie labiali inferiori, invadendo largamente il territorio della arteria
sottomentale.
Tutte queste questioni die si riferiscono alle arterie sottolin-
guale e sottomentale saranno ampliamente trattate in un lavoro di
prossiraa pubblicazione.
- -il -
ISTITUrO ANATOMICO Dl B'IRENZE, DIRETTO DAL PROF. G. CHIARUQI.
DoTT. F, LIVINI.
A proposlto di una nuova classificazione delle ghiandole
proposta dal Prof. G. Paladino (^)
(Con 2 figure)
fi vietata la riproduzione
In una nota pubblicata or sono pochi mesi, il prof. G. Paladino,
ritenendo incompleta e difettosa la classificazione delle ghiandole
oggi Liniversalraente accettata perche a fondamento della definizione di
tali organi, egli dice, si pone il solo criterio morfologico e questo nep-
pure applicato in tutta la sua estensione, ne propone una nuova nella
quale egli cerca di accoppiare col criterio anatomico il fisiologico.
Su tale proposta mi e sembrato opportune richiamare 1' attenzione
per le ragioni che seguono : innanzi tutto perche, consistendo la
maggiore importanza delle classificazioni in questo che esse rappre-
sentano la sintesi del nostri convincimenti scientiflci, il grade piii
0 meno perfetto delle divisioni essendo come 1' indice del grade piu
0 meno elevato di sapere cui si e pervenuti, qualunque modificazione
nolle classazioni medesime, ahorche muova da persona autorevole,
ed e qui il case, merita di esser presa nella piu attenta considera-
zione. In secondo luogo pel fatto che v' hanno, nella proposta del
prof. Paladino, del punti nei quah io non potrei con esse convenire.
Cio premesso, ecco, in breve, le modificazioni essenziah che il
Paladino vorrebbe apportare nella classazione delle ghiandole. Cosi
egli aggruppa questi organi :
I. ghiandole a fondo archiblastico (tutte le ghiandole a base
epitehale) ;
II. ghiandole a fondo parablastico (tutte le ghiandole linfati-
che e le ematopoietiche) ;
III. ghiandole miste (ghiandole costituite dalla concorrenza
deU'elemento archiblastico e parablastico — time — ).
Di questi tre gruppi fondamentali io mi volgo dapprima a con-
siderare il 111^, quelle deUe ghiandole miste, sul quale puo farsi breve
discussione fondata su reperti embriologici di recente acquisiti. Sa-
sebbe solo esempio di questo gruppo il time. Ora, secondo au-
(') Pal a d i no G . — Per vina migl lore classificazione delle glandole : nota. — Estr.di pag. 5
d. Ifitiidic d. R. Arc. d. Sc. /Zs. e matem. di Najtoli, ndunanza del 0 luglio i90i, Fo.sc. 7. Napo/.t 1901.
- 42 -
torevoli osservatori, gli element! linfoidi di quest' organo non im-
migrerebbero in esso dal mesenchiraa, sibbene proverrebbero da di-
retta trasformazione degli elementi epiteliali del quali il timo
resulta primitivamente costituito. Ed anzi Beard (') ha soste-
nuto' che il timo (Selaci), per la trasformazione dei suoi elementi
epiteliali in- elementi linfoidi e per la consecutiva emigrazione di
questi ultimi, e la fonte di tutte le cellule linfoidi del corpo.
Se pertanto noi seguiamo il concetto di colore che ammettono
la trasformazione degli elementi epitehah dell' organo in questione
in cellule linfoidi, senza che abbia luogo in esse una immigra-
zione di queste cellule dal mesenchima, il gruppo delle ghiandole
costituite daUa concorrenza dell' elemento archiblastico e parabla-
stico, di cui il timo e il solo rappresentante, verrebbe naturalraente
a scomparire, rientrando quest' organo, posto che lo si voglia con -
siderare come una ghiandola, nel gruppo delle ghiandole a fondo
archiblastico.
Passo al IP gruppo, a (lueho delle ghiandole a fondo parabla-
stico. lo credo die ognuno convenga in questo, che in morfologia
il concetto anatomico deve essere il fondamentale, il concetto fisio-
logico il complementare ; non questo avere il maggior peso e tanto
mono servire di l^ase. Ora, qual' e il concetto morfologico di ghian-
dola ?
Devesi innanzi tutto aver presente la distinzione ben netta che si
fa tra cellule secernenti e ghiandole. Le prime sono elementi diffe-
renziati in correlazione con particolari ufflci fisiologici, di assumere
cioe dal plasma dei materiali che poi riversano al di fuori o inalte-
rati 0 dopo aver fatto lore subire peculiari modificazioni; essi pos-
son trovarsi in tessuti ed organi di differente origine embrionale,
sia disseminati framezzo a comuni cellule (cosi le cellule mucipare,
le cellule giganti del midollo delle ossa, le cellule granulose ), sia
riunite in gruppi piu o meno cospicui (cosi nolle ghiandole). Le
ghiandole sono organi pluricellulari differenziati a spese di un epitelio
di rivestimento, con esse rimanendo inconnessione, odaesso renden-
dosi indipendenti (cosi le ghiandole chiuse), organi nei quali si e
localizzata la funzione di secrezione.
Cio posto, se noi volessimo considerare come ghiandole quelle
che Paladino ascrive al 11" gruppo (midollo delle ossa, gangli lin-
(') B e a r il J. — Tiie source of leucocytes and the true function of the thvums.
Am.'iiner, Bd. tfi, X. i^-l^.-i-Si Jena iOOO.
- 43 -
fatici ) si verrebbe a fare completamente astrazione dal concetto
morfologico ora espresso. Ma se esso manca, per le ragioni dette di
sopra viene a mancare la base. D'altra parte non vedo la ragione
perche, alio state attuale delle nostre conoscenze, questo concetto
cosi netto, cosi precise debba venir modiflcato. L'effetto poi che si
otterrebbe sovrapponendo ad esso altri criteri, credo sarebbe soltan-
to quelle di ingenerar confusione : cosi se dovessimo attribuire il
valore di una ghiandola a ogni organo nel quale, tra gli altri, sono
contenuti elementi secernenti. E percio che come ghiandole parmi
non si possario in alcun mode ritenere il midoUo delle ossa, i
gangli linfatici, la milza.
Di conseguenza, anche il gruppo delle ghiandole a fondo parablasti-
co, come queho delle ghiandole miste, non avrebbe ragion d'essere.
Rimane quindi soltanto il 1° gruppo, quelle delle ghiandole a
base epitehale, sul quale non puo cadere discussione. Di questo
gruppo il Pal ad i no fa la suddivisione seguente :
1) ghiandole a tipo rientrante (gh. tubulari, gh. acinose e gh. fol-
licolari chiuse, queste ultimo deiscenti (ovaia) o non deiscenti (tiroide) ;
2) gliiandole a tipo sporgente (gh. villose, come le membrane
sinoviali delle grandi articolazioni coUe lore frange, come i villi in-
testinali) ;
3) come grade di transizione fra i due sotto-gruppi precedenti
le superfici liscie ghiandolari (le capsule sinoviali semplici, la mucosa
dei seni masceUari e frontali ).
Premesso che, fissato nettamente il concetto morfologico delle
ghiandole, e cosa di importanza secondaria che esse sieno sotto
forma di invaginazione, o sotto forma di rihevi , la suddivisione
proposta dal Paladino, che rende piii late senza snaturarlo il
concetto delle ghiandole, e a parer mio giustificata, e puo, come tale,
venire accettata. Non posso dire altrettanto di alcuni tra gli esempi
che egh riporta come tipi dei varii sotto-gruppi di ghiandole. ■
Relativamente al 1^, mi hmito a questa semplice osservazione,
che se 1' ovaja devesi ritenere come una ghiandola, lasciando in
disparte le osservazioni che potrel)bero affacciarsi in contrario dal
punto di vista morfologico, cio vorrebbe dire fare completamente
astrazione dal concetto fibiologico, poiche sarebbe I'uovo che rap-
presenterebbe il prodotto di secrezione di questa ghiandola, cio che
io credo nessuno sia disposto ad ammettere.
Riguardo al 2^ sottogruppo, quelle delle ghiandole a tipo spor-
yente, non e giusto ascrivervi le frange delle membrane sinoviali
- 44 -
delle grandi articolazioni, dappoiche recenti ed accurate ricerche
(Banchi(O) hanno confermato quanto altri avevano sostenuto
(Hueter (^), Hagen-Torn (^), Hammar (*)) che alia superficie delle
membrane sinoviali fa assolutamente difetto an rivestimento epite-
liale (endoteliale), e non e quindi il caso di parlare di ghiandole.
Rimango incerto se possano considerarsi come ghiandole, e in
caso affermativo come ghiandole a tipo sporgente, i vilh intestinal!.
Certamente no se si vuol ritenerli come tali in quanto framezzo
alle comuni cellule epiteliali che li tappezzano sono intercalate cel-
lule mucipare : in questo concetto, qualunque superficie mucosa,
nella quale tra le comuni cehule epiteliah sono sparse cellule secer-
nenti, verrebbe ad acquis tare il valore di una ghiandola, cio che
non corrisponde affatto al concetto morfologico di tali organi. Che
se poi si vuol tener conto del reperto di Mingazzini (^) secondo
il quale neh' epitelio assorbente dei villi intestinali di alcuni verte-
brati ha luogo una funzione di secrezione interna, in quanto esso
epitelio trasforma le sostanze alimentari assorbite che passeranno
poi, con un particolare meccanismo, nel connettivo dei vilh, in tal
caso si potrebbero questi considerare forse come ghiandole, sebbene la
funzione di secrezione che essi compiono non sia paragonabile a
quella delle altre ghiandole.
Se pero gli esempi che Paladino riporta come tipi di ghiandole
sporgenti o non possono essere accettati ovvero son dubbi, qualche
esempio, secondo me molto chiaro, esiste realmente e si osserva
nella mucosa tracheale di alcuni Rettili [Lacerta muralis, Lacerta
viridis). Richiamo, a questo proposito, alcuni particolari da me posti
in luce qualche anno indietro (^). Neha trachea degli animali ora ri-
cordati, nella quale gh anelli cartilaginei sono completi, mancano
formaziom che possano rientrare nel gruppo delle ghiandole come
oggi si intendono, cioe come invaginazioni epiteliali semplici o
in grade vario comphcate ; si nota pero neha mucosa tracheale que-
sta particolare disposizione. Esaminando sezioni longitudinali del-
(1) Banc hi A. — Condiljuto al)a conoscenza dell' orig ne della siuovia. — Lo ^ipe imen-
tale {Arch, di Biologia norm, e patol.), An. 55, Fasc. 2. pag 273-295. Firenze 190 i.
(") Hueter. — Zur Histologic der Gelenkflacben und Gelenkkapseln. — Virchow's Arch.,
Bd. 36, iS6G.
(3) Hagen-Torn. — Entwick. u. Ban der Synovialmembrani n. — Arch. f. mihrosh. Anat.,
Bd. 8i, 1882.
(■') Hammar A. — Ueber den f'eineren Bau der Gelenke. — Arch, fur mikrosk. Anal.,
Bd. 43, 1894.
(^) M i n g a z z i n i P — Canibiamenti morfologici dell' epitelio intestinale durante 1' assorbi-
mento deile sostanze alimentari. — Bet die. Accad. Lincei, Vol. 9, sem. 1. — Id. — Id. Nota II. —
Ricerche futte nel Laborat. anat. norm. Univ. Roma ed in allri Laboral. biol , Vol. 8, Fasc. i. —
Id. — La secrezione interna neirassorbiniento intestinale. — Ibidem, Vol. 8, Fasc. 2.
('!) L i V i n I K . — Intorno alia struttura della trachea : ricerche di istologia comparata.
Con tav. — Pubblicaz. d. R. Istilnto di Siudi Svp. pralici e di perfezionam. in Firenze [Sez. di
Medicina e Chirurcjia). Firenze, tip. Carnesecchi, 1897, pp. 48.
- 45 -
r organo (Fig. I), 1' epitelio si mostra semplice e cubico, assai basso,
in corrispondenza degli anelii ; negii spazii interanulari invece esso
dC
S$:r'fi
k<\
ac.-..^::^:ry% e ac-.
':r%--e
*?/
ac
V-.:
Fig. I. Fig. II.
Kig. I. — Sezione longitudiuale rlella trachea ili Lacerta mttralis — ac, anello cartilagineo ;
e, epitelio di rivestimento; c' epitelio secernente ; v, vaso sanguifero — Ingrand., 112 (1.
Fig. II. — Sezione longitudinale della trachea di Anguis fragil.is — Le indicazioni come nella
Fig. I. — Ingrand., 106 d.
e a due strati, gli elementi superficiali essendo molto sviluppati in
altezza, col nucleo piii o meno ravvicinato alia loro base : dall' una
air altra varieta di epitelio si passa per gradi. Ma non basta. L'epi-
telio tracheale non si mantiene ovunque nello stesso piano ; nel
tratto nel quale esso mostrasi differenziato nella maniera ora indi-
cata, cioe negli spazii interanulari, si solleva ora piii ed ora meno,
descrivendo una curva a convessita volta verso la cavita della tra-
chea. Nel tratto corrispondente, i vasi del connettivo sono piii che
altrove numerosi e cospicui.
Allorche pubblicai questo reperto, mi tenni in un certo riserbo sul
signiflcato da attribuire a quelle estroflessioni della mucosa; supposi
potessero essere considerate come ghiandole, ma non osai aftermarlo
recisamente, specie perclie non vennero fatte allora ricerche istolo-
- 46 -
giche molto minute, scope principale del lavoro essendo quelle di
prendere idea della architettura generale della trachea. Nuove in-
dagini praticate successivamente con metodi di tecnica piii perfetti
mi autorizzano ad affermare che esse hanno realmente il valore
di ghiandole e precisamente a tipo sporgente. Infatti 1' esame di
sezioni di pezzi flssati nel liquido. di Flemming o di Hermann
e colorite col metodo Galeotti mostra che in corrispondenza
delie estroflessioni. e non altrove, le cellule epiteliali hanno i ca-
ratteri di cellule secernenti. In alcune di esse il corpo cellulare si
mostra piii o meno finamente granuloso, il nucleo risiedendo in pros-
simita della loro base. In altre il nucleo e proprio ricacciato al-
Festremo basale, e il corpo cellulare, che si slarga alquanto proce-
dendo dalla superflcie d' impianto alia superficie libera, e occnpato
in parte o in totaUta da una sostanza che assume una colorazione
grigio-verdastra (dal verde motile). Queste ultimo cellule hanno tutto
r aspetto di cellule Cciliciformi. Differiscono pero dalle cellule muci-
pare dell' esofago (il quale organo era state asportato insieme alia
trachea) specialmente per cio, che in queste ultimo il muce assume
una bella colorazione verde smeraldo, mentre, come sopra dicevo, la
sostanza centenuta nehe cehule del rilievi interanulari della mucosa
tracheale si colera in grigio-verdastro. Se pertanto queste ultime
sono cellule mucipare, il muce dove essere con particelari carat-
teri, tanto e vere che non lo si pete mettere in evidenza coha
tienina e col bleu di teluidina (metodo di Hoyer) che pur danne
una metacromasia cosi spiccata, mentre a queste sostanze coleranti
nettamente risposero le cellule mucipare dell' esofago. Ad egni mode,
e queste e 1' essenziale, si tratta di estroflessioni della mucosa ben
circoscritte, in corrispondenza delle quali si treva un epitelio sicu-
ramente ghiandelare, e non c' e ragiene perche esse non debbane
considerarsi come ghiandole, nehe stesso modo che come tali si con-
siderano semplici intreflessioni della mucosa nolle quali 1' epitelio
abbia i caratteri di un epitelio ghiandelare.
Ci rimane da prendere in consideraziene il sottogruppo delle
ghiandole a superficie liscia. Diro, a queste riguardo, che per le stesse
ragioni addotte a proposite deUe frange sineviali delle grandi arti-
celazieni, non possono le membrane sineviali semplici esser consi-
derate come ghiandole. E neppure si possono ritenere come tali la
mucosa dei seni masceilari, frontali...., peiche, come ho gia ri-
petuto, in queste concetto qualmique superflcie mucosa nella quale
framezzo alio comuni cellule epiteliali si trevino intercalate cellule
- 47 -
secernenti, verrebbe ad acquistare il valore di ghiandola, cio che,
per le ragioni altrove addotte, non si puo ammettere.
Ghiandole di questo tipo esistono pero sicuramente, s' io non
ra' inganno, e si osservano nella trachea di Angiiis fragilis. Per esser
breve diro, che nella mucosa tracheale di questo Rettile si osservano
le stesse difterenze nell' epitelio, a seconda che lo si considera in
corrispondenza degli anelli o nei segmenti interanulari, che si notano in
Lacerta; la diversita dei due casi consiste in cio, che in Anguis I'epitelio
ghiandolare e a tre o quattro piani di cehQle, e, queho che sopratutto
importa, non si solleva, ma. si mantiene presso a poco sullo stesso
piano del rimanente (Fig. II). Ora, per le stesse ragioni espresso a
proposito deUa trachea di Lacerta, a me sembra ragionevole consi-
derare come ghiandole, e precisamente a superflcie liscia, questi
tratti cosi ben circoscritti ove trovansi aggruppate cellule sicura-
mente secernenti. Se questa maniera di vedere e giusta, ci trove-
remmo di fronte ad un tipo primitive di ghiandole, sotto forma di
zaffi epiteliali solidi. (i)
Per concludere :
Dei tre gruppi fondamentah proposti dal Paladin o, gh. a fondo
archiblastico, gh. a fondo parablastico, gh. miste, soltanto il primo
ha ragion d' essere. Di questo unico gruppo si puo accettare la sud-
divisione che Paladino fa, e che rende piii lato, senza alterarlo, il
concetto delle ghiandole, di gh. a tipo rieyitrante, gh. a tipo spor-
gente^ gh. a superflcie liscia, poiche anche di questi due nuovi sot-
togruppi esiste, secondo me, qualche chiaro esempio. In rapporto
poi con questa suddivisione, la deflnizione che alcuni Trattatisti
danno delle ghiandole, di introflessioni semplici o piii o meno com-
plicate della mucosa, deve essere opportunamente modificata.
NOT A BIBLIOGEAFICA
A proposito di una Eece7isione sulle Istituzioni di Anatomia delV uomo di
G. Chiarugi
Nel fascicolo 12" dell'anno 1901 del Bullettino delle Scienze Mediche di Bo-
logna il carissimo amico e collega prof. Valenti, con parole improntate a
grande benevolenza, e delle quali lo ringi-azio, annunzia clie e incominciata
la pubblicazione delle mie « Istituzioni di Anatomia dell'uomo ».
Egli pero non puo astenersi, in forma certo molto cortese, dal lamentare
I'assoluta mancanza di citazioni bibliografiche.
Ma mi permetta I'egregio amico una domanda : conosce egli con preci-
sione il piano dell'opera e puo escludere che sia nolle mie intenzioni di stam-
(*) Mi place a questo punto ricordare che da numerose ricerche da me praticate nella trachea
di aniniali appartenenti alle tre classi pift elevate di vertebrati, resulto evidetite. a proposito delle
ghiandole, questa legge generale : che gli spazii interanulari souo la sede di predilezione di questi
organi. Ora noi vediamo ie forniazioni, che nella trachea di Lacerta e di Anguis abbiamo considerate
come ghiandole, corrispondere precisamente agli spazii interanulari.
48
pai-e in fondo al libro, como altri trattatisti hanno usato, e come gia feci
nelle mie « Lezioni di Anatomia generale », un elenco bibliografico, nel
quale, in annonia coll' indole e coU'esteusione del libro, siano registrate le
pubblicazioni di piu fondamentale importanza?
Quando ora gli avro detto (e avrei potuto privatamente dirglielo prima,
se me lo avesse dimandato) cbe tale era ed e il mio proposito, non vorra egli
convenire cbe la sua critica ha avuto il torto di essere intempestiva e che e
ingiustificata ?
Seguendo il metodo che ho preferito, oraettendo nel teslo le lunghe filze
di nomi e le ripetute citazioni bibliografiche, credo che si ottenga il vaiitag-
gio, non trascurabile in un' opera elementare, di non distrarre I'attenzione
del lettore, che potra poi a tutto suo comodo, quando ne senta il bisogno, ri-
cercare la indicazione delle fonti.
Poiche infiue il prof. Valenti prende motivo dalla sua osservazione per
incitare ad esser piu premurosi delle cose nostre e a tener conto di quanto
di buono si e fatto e si va facendo in Italia nel campo della Morfologia, fac-
cio plauso al nobile sentimento che lo auima, ma, in quanto a me, sento, mi
si perdoni la immodesta dichiarazione, di non aver bisogno, a questo propo-
sito, di stimoli o di raccomandazioni, perche sono ormai dodici anni che con-
sacro una non piccola parte della mia attivita ad un giornale, che a una piu
larga conoscenza della letteratura anatomica italiana ha contribuito in ma-
niera non ispregevole.
Firenze^ 15 gennaio 1902. G. Chiarugi
^^^™—™'— ^ ^" ~— ^— ^i^^i^
CosiMO Cherubini, Amministratore-responsabile.
ptlit if., ^^uft^llt
Milano - Via Gr. Revere, S - Miilano
UNICA FABBRICA NAZIONALE
DI MICROSCOPI ED ACCESSORI
DITTA FORNITKICF,
di <utti i GaHinetti UniTersitari del Reariio
MICROSCOPIC GRANDE MODELLO
con cremagliera, apparato Abbe, diaframma
ad iride, tavolino in ebanite, revolver, due
obbiettivi a secco 3 e 7*, uno ad immersione
omogenea Via"' ^"^ oculari 2 e 4; il tutto
posto in elegante armadietto in mogano
L. 400
{ingrandimenti fino a 1000 diametri)
Nnovo oiieltifo Vib- Semiapocromalico
IMMERSIONE OMOGENEA
Obbiettivo raccomandato per la grande po-
tenza e per la sua durata (Vedi Zeit-
schrift fur wissenschaft. Micros liopie del
12 settembre 1894, Band XI, Heft 2)
Ij. 200 col due oculari compensatori
4 ed 8.
CATALOGO GENERALE GRATIS
a seraplice richiesta
Pagamenti rateali mensili
pei Sigg. Ufflciali sanitari comunaU.
Firenze, 1902. — Tip. L. Niccolai, Via Faenza, 44.
Monitope Zoologico Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana
DIRETTO
DAI DOTTORI
GIULIO CHIARUGI EU6ENI0 FICALBI
Prof, di Anatomia umaua Prof, di Anatomia comp. e Zoologia
nel R. Istiluto di Studi Super, in Kirenze nella R. Universita di Padova
XJfficio di Direzione ed Amministrazione : Istituto Auatomico, Firenze
12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15.
XIII Anno Firenze, Marzo 1903 N. 3
SOMMARIO : Bibliografia. — Pag. 49-56.
SuNTi E riviste: Delia Valle C, E,icerche sulle terminazioni nervose della
mucosa olfattiva nei mammiferi adulti. — Contributo alia conoscenza della
circolazione sanguigna nella mucosa nasale dei mammiferi adulti. — Pa-
gina 56-57.
CoMUNiCAZiONi ORiGiNALi : Tenchini L,, Di uu nuovo muscolo soprannume-
rario della regioue posteriore deU'aijtibiaccio umano {M. extensor digiti
indicis et medii) consociato ad un fa.scicolo manidio (Con tavola I«). —
Laclii !P., Un apparecchio per la rapida macerazione delle ossa (Con
I figura). — Pag. 57-71.
Studio collettivo del peso dell'encefalo negli italiani — Pag. 71.
NoTiziB. — Pag. 71.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione.
BIBLIOGRAFIA
Si dd, notizia soltanto dei lavori pubblicati in Italia.
XV. Vertetorati.
II. PARTE ANATOMICA.
1. Parte generale.
Bianchi S. — Rare anomalie nei sistemi muscolare, vascolare ed osseo ri-
scontrate in un onesto bracciante. — Atti Accad. Fisiocritici Siena (Proc.
verb. Adunanze), S. 4, Vol. 13, An. accad. 210 (1901), N. 7-8, pp. 235-286.
Siena 1901.
Caradonna G. B. — Co.stituzione anatomica e topografica delle regioni del piede
dei bovini. Con 13 tav. — Torino, Unione tip.-editr., pp. 52, 1901.
Chiarugi G. — Istituzioni di anatomia, deU'uomo. — Milano, Societd editrice
libraria, 1901. (In corso di pubblicaz.)
D'Evant T. — Manuale di anatomia uraana norraalo con speciale liguardo
alle pratiche applicazioni medico-chirurgiche. — Roma, Soc. editrice Dante
Alighieri. (In corso di X)uhhlicazione).
- 50
2. TeGUMENTO E PRODUZIONI TEGUMENTAlllE.
Majocchi D. — Intorno alle terminazioni dei nervi nei peli dell' uomo e
d' alcuui Mammiferi. — liendic. Accad. So. Istit. Bologna, An. 12. S. 8,
Vol. 1, Fasc. 11, pp. 553 554. Bologna 1901.
Ottolenghi D. — Contributo all' istologia della ghiaudola mammalia funzionante
(Sunto). — Arch. ital. Ginecol, An. 4, N. 5, pp. 391-402. Napoli, 1901.
Sfameni P. — Gli organi nervosi terrainali del liuffini ed i corpuscoli del
Pacini studiati nelle piante e nei polpastrelli del cane, del gatto e della
scimmia. — Yedi M. Z., AT/, 9, 260.
Sfameni P. — Le terminazioni nervose delle papille cutanee e dello strato
subpapillare nella regione plantare e nei polpastrelli del cane, del gatto
e della scimmia. Con 3 tav. — Estr. di pp. 42 d. Annali Freniatna e Sc.
afptii Manicomio Torino. Torino, tip. Spandre 1900.
Treves M. — Intorno iiUa frequenza ed al significato della striatura ungueale
trasversa nei normali, nei criminali e negli alienati. Con 1 tav. e 1 fig. nei
testo. — Arch. Psich-, Sc. pen. ed Antropol. crimiii., Vol. 22, Fasc. 6,
pp. 549-551, Torino 1901
Tricomi-Allegra G. — Studio sulla mammella. Con 3 tav. — Entr. di pp. 51
d. Atti Accad. Peloritana, An. 11. Messina, tip. D''Amico, 1901.
Veneziani A. — Contributo alio studio del cambio dei capelli nell'uomo. Con
figg. — E.str. di pp. 31 d. Giorn. ital. malattie veneree e pelle, 1901, Fasc. 5.
Milano, tip. d. operai 1901.
3. SiSTEMA NERVOSO GENTRALE B PERIFBRICO
Acquisto V. — Intorno ad alcune particolarit^ di struttura dell' oliva bul-
bare di uomo. — Pisani, Vol. 22, Fa.sc. 2 {Maggio-Agosto 1901), pp. 130-145.
Palermo 1901.
Amabilino R. — Sui rapporti del ganglio genicolato colla corda del timpano
e col facciale. Con 6 figg. — Annali Climca Psich. e Neuropat. Palermo,
Yol. 1, An. 1898-99, pp. 121-138. Palermo 1899.
Angelucci A. — I centri corticali della visione e il loro meccanismo di
fiuizione. — Comnnicaz. fatta al XI II Congresso internaz. Medicina Parigi
2-9 agosto 1900 {Sez. Oftalmologia). Palermo, tip. Cooper at. , j)p. 34, 1901.
Barpi TJ. — Intorno all'origine dei nervi del plesso bracbiale uel cavallo. —
Estr. di pp. 9 d. Giorn. d' Ippologia, 1901, N. 1-8. Pisa, 1901.
Bianchini. — Contributo alio studio delle degenerazioni ascendenti nelle le-
sioui trasverse del midollo — Riv. crit. Clinica med.. An. 2, N. 22,
pp. 411-420. Firenze 1901.
Crisafulli E. — II telencefalo degli Scyllii. Con 1 fig. — Riv. Patol. nerv. e vieiit.,
Vol. 6, Fasc. 11, pp. 481-490. Firenze 1901.
Deganell > TJ. — Asportazione dei canali semicircolari. Alterazioni conse-
cutive nelle cellule dei nuclei bulbari e del cervolletto. Con tav. IX. —
Arch. Sc. med.. Vol. 24, Fasc. 4, pp. 331-356. Torino 1900.
Della Revere D. e De Vecchi B. — Anomalia del cervelletto. !•* osserva-
zione di scissione in due lobi del verme. — Rendic. accad. Soc. mcd.chir.
Bologna, Sedtita 9 luglio 1901, in : Bull. Sc. med.. An. 12 {S. S, Vol. 1),
Fasc. 9, pp. 411-418. Bologna 1901.
Dotto G. e Pusateri E. — Sul decorso delle fibre del corpo calloso e
51
dello psalterium. — Aanall Glinica Psic.h. e Neuropatol. Palermo^ Vol. 1,
An. 1S98-99, pp. 105-120. Palermo 1899.
Dotto G. e Pusateri E. — Sulle altera/joni degli elementi della corteccia
cerebrale secondarie a focolai etnorragici iatracerebrali e sulla couaes-
sione della corteccia dell' insula di Hail colla capsula esterna nell' uomo.
— Amiali Clinica P.sic/i e NeuropaL Palenno, Vol. 1, An. 1898-99, pp. 27-39.
Palermo 1899.
Falcone C. — Sopx'a alcune particolarita di sviluppo del midollo spinale. Note
di embriogenia comparata. Con tav. VIII-XI. — Arch. ital. Anat. ed En-
briol., Vol. 1, Fa.w. 1, pp. 91119. Firenze. 1902.
Gatta E>. — Sulle degenerazioni consecutive alia recisione delle radici poste-
riori nel midollo spinale e particolariaeate sul t'ascio di Schultze. —
Giorn. internaz. Sc. 7ned., An. 23, Fuse. 19, pp. 86o-877. Napoii 1901.
Lugaro E. — Sulla legge di Waller. — Rlv. patol. nervosa e mentale, Vol. 6
Fasc. 5, pp. 193 208. Firenze 1901.
Marina A. — Importanza del ganglio oiliare come centro pariferico per lo
stintere dell' iride. — Gazzetta Ospedali, An. 22, N. 135, p. 1415. Milano
1901.
Mirto D. — Sulla fina anatomia delle region! pedunculare e subtalaraica
deU'uomo. Cca 2 tav. — Annali Clin. Psiah. e Neuropat. Palermo, Vol. 1,
An. 1898-99, pp. 183-214. Palermo 1899.
Orru E. — Sulla piu probabile omologia del nervo .sciatico. — Cagliari-Sassari,
tij). Des.n, pp. 14, 1901.
Pasini A. — Ricerche sui nervi della dura naadre cerebrale. — Clinica me-
dica ital.. An. 40, N. 10, pp. 610 613. Milano 1901.
Puglisi-Allegra S. — Nota sui nervi della dura madre. Con tav. — Estr. di
pp. 7, d. Atti Accad. Peloritana, An. 15. Messina, tip. D'Amico 1900.
Pusateri E. — Contributo alio studio della sclerosi cerebrale atrofica con
osservazioui sull'origiue del tapetum e del fascio peri-olivare di Bicliterew.
Con 2 tav. — Estr. di pp. 28 d. Pisani, Vol. 22, Fasc. 2. Palermo, tip.
Fiore 1901.
Pusateri E. — Contributo alio studio dell'origine del fascio peduncolare del
Tiirk e del fascio longitudiaale inferiore. — Annali Clinica Psidi. e Neu-
ropat. Palermo, Vol. 1, A7i. 1898-99, pp. 139-152. Palermo 1899.
Riolo G. — Sulla terrainazione del proluugamento nervoso dei granuli del
cervelletto. Con figg. — Pisani, Vol 22, Fasc. 2 { Maggio-Agosto 1901),
pp. 53-64. Palermo 1901.
Sterzi G. — Ricerche intorno alia auatoinia comparata ed all'ontogenesi delle
meningi. Considerazioni sulla filogenesi. Parte prima: Meningi midollari.
Con tav. X-XIV. — Estr. di j.^j. x, 261, d. Atti Istii. Veneto sc, lett. ed
arti. An. Accad. 1900-901, Tomo 60. Parte 2^. Venezia 1901.
Sterzi G. — Sviluppo delle meningi midollari dei mammiferi e loro continua-
zionc! cob le guaine dei nervi. Con tav. XII. — Arch. ital. Anat. ed Em-
brioi. Vol. 1, Fasc. 1, pp. 173-195. Firenze 1902.
Sterzi G. — Intorno alia divisione della dura madre dall'endocranio. — Monit.
zool. ital, An. 13, N. 1, pp. 17-22. Firenze 1902.
Tricomi-Allegra G. — Due casi di duplicita del sidcus Rolandi. — E.^tr. di
pp. 7 d. Atti Accad. Peloritana. Mesuna, tip. d'Amico 1901.
- 52 -
4. Organi di senso.
Corrado G. — Circa 1' osservazione della membrana capsulo-pupillare {Tu
nica vnsculosa lentis). Con figg. — Giorn. Associaz. Napoletana Medici e
Natu rails f,i, A7i. 11, Punt, o, pp. 318 339. Napoli 1901.
Marenghi G. — Contributo alia fina organizzazione della retina. Con 5 tav.
— Estr. di pp. 33 d. Bull. Soc. Med.-chir. Pavia, Seduta 16 febbraio 1900.
Pavia. tip. Cooper. 1901.
Ricci O. — Sulle modificazioui della retina all'oscuro ed alia luce. — Riv.
ital. Sc. nat., An. 21, N. 11-12, pp. 152-153. Siena 1901 {continuaz. e fine).
5. SCHELETRO E AkTICOLAZIONI.
Cabibbe C. — II processo post-glenoideo nei crani di normali, di pazzi e di
criminali, in rapporto a quello di varii mammiferi. — Atti Accad. Fisio-
critici Siena (Proc. verb, adunanze), S, 4, Vol. 13, An. accad. 210 (1901),
N. 6, pp. 183-184. Siena 1901.
Cutore G. — Lo scheletro di un feto umano acranico. Con. fig. — Estr. di
pp. 28 d. Atti Accad. Gioenia sc. nat. Catania, S. 4, Vol. 15. Catania,
tip. Galatola.
Drago TJ. — Studio anatoino-comparativo su alcune ossa esumate in caso giu-
diziario. — Estr. di pp. 13 d. Rassegna internaz. medicina moderna,
An. 12, N. 16. Catania, tip. Perrotta 1901.
Ghillini e Canevazzi. — Cousiderazioui sulle coudizioni statiche dello sche-
letro umano (Sunto). — Bull. Sz. med., An. 72, S. 8, Vol. 1, Ease. 11.
pp. 544-552. Bologna 1901. V. anche : Policlinico, An. 8, Vol. 8-C, Ease. 8,
pp. 393-400. Roma 1901.
Maggi L. — Note craniologiche. — Pavia, tip. Bizzoni, pp. 28.
Maggi L. — Semiossicini fontanellari coronali e lambdoidei e andamento
di suture nel cranio di Mammiferi e dell'uomo. Con tav. — Rendic. Istit.
lomb. Sc. e Lett., S. 2, Vol. 34, Ease. 18, pp. 1105-1111. Milano 1901.
Supino F. — Eicerche sul cranio dei Teleostei. I. Scopelus, Chauliodus, Ar-
yyropelecus. Con tav. 16, 17 e IS. — Ricerche fatte nel Laborat. Anat. norm.
Univ. Roma ed hi altri Laborat. biol.. Vol. 8, Ease. 3-4, pp. 249-213. Roma,
1901.
Valenti G. — Sopra un caso di costa raddoppiata osservato nell' uomo. Con
tav. — Estr. di pp. 8 d. Mern. Accad. Sc. Istit. Bologna, S. 5, Tomo 9.
Bologna, tip. Gamberini e Parmaggiani 1901.
Zimmerl U. — lutorno all' etmoide ed al decorso dell' arteria e del nervo
etmoidale nel cavallo. Con 2 fig. — Parma, tip. Bartoli, pp. 12, 1901.
6. ApPARECCHIO MUSCOIiARB.
Dall'Acqua U. — Morfologia delle aponevrosi addominali dell' uomo (Con
1 Tav.). — Policlinico, An. 8, Vol. 8-C, Ease. 9, pp. 401-411 e Ease. 10, pp.
485-408 Roma 1901.
Mori A. — Mancanza del muscolo grande pettorale. — Monit. zool. ital., A7i.
13, N. 1, pp. 13-17. Eirenze 1902.
Valenti G. — Sopra le prime fasi di sviluppo della muscolatura degli arti. II.
Ricerche embriologiche in larve di Amblystoma (AxolotI). (Arti caudalij.
Con tav. — Estr, di pp. 14 d. Mem. Accad. sc. Istit. Bologna, S. 5, Tomo
9. Bologna, tip. Gamberini e Parmeggiani 1902.
- 53
7. APPAReCCHIO C\RDIACO-VASCOLA.RB. MiLZA.
Bertelli D. — L'arteria sotto-linguale. — Monit. zool. ital., An. 13, N. 1, p.
23. Firenze 1902.
Bertelli D. — L'artei-ia sotto-mentale. — Monit. zool. ital.. An. 13, N. 2, pp.
39-40. Firenze 1902.
Levi G. — Osservazioni sulle variazioni delle arterie iliache. — Monit. zool,
ital, An. 12, N. 11, pp. 332-341. Firenze 1901.
Levi G. — Morfologia delle arterie iliache. Ooa 77 figg- nel testo e 2 tav. —
Arch. ital. Anat. ed Emhriol., Vol. 1, Fasc. 1, pp. 120-172. Firenze 1902.
(Continua).
Ca.iali T. — Interessante caso di anomalie congenite cardiache. — Vedi M.
Z., XII, 12, 353.
Livini F. — II tipo normale e le variazioni della carotide esterna. —
Rendic. adun. Accad. med.-fis. fiorentina, Seduta 3 Giugno 1901. in : Speri-
mentale. An. 55, Fane. 3, p. 463. Firenze 1901.
Manzone V. — Ricerche sulla circolazione del cuore. Con Tav. 13 e 14. —
Ricerche fatte nel Lahorat. anat. norm. Univ. Roma e in'altri Laborat. biol..
Vol. 8, Fa.sc. 3-4, pp. 193-210. Roma 1901.
Morandi E. e Sisto P. — Sulle variazioni della struttura tipica delle linfo-
glandule. — Estr. di pp. 6 d. Giorn. Accad. Medicina Torino, An. 63,
Vol. 6, Fasc. 5. Torino, Unione tip.-edit. 1900.
8. TUBO DIGESTIVO B GLANDOLE ANNESSB.
Barpi U. — Della distribuzJone dell' elemento muscolare e propriamente
della muscularis mucosae nello storaaco dei bovini. — Estr. di pp. 15 d.
Moderno Zooiatro 1899.
Barpi U. — La lunghezza dell' intestine nei Solipedi. — Estr. di pp. 10 d.
Giorn. Ippologia, 1901, N. 6. Pisa, tip. Mariotti, 1901.
Capobianco F. — Contributo alia costituzione dello strato cuticolo-ventri-
colare dello stomaco muscoloso degli uccelli. — Boll. Soc. Naturalisti Na-
poli {Proc. verb. Tornate), An. 15 {1901), S. 1, Vol. 15, p. 160. Napoli 1902.
Galli G. — Delia prima e seconda dentizione. — Napoli, tip. S. Felico,
pp. 60, 1901.
Giannelli L. e Lunghetti B. — Eicerche anatomo-comparative sul punto di
passaggio dell' intestine medio nel terminale. Con tav. — Atti Accad. Sc.
m'ed. e nat. Ferrara, An. 75, Fasc. 4, pp. 285-312. Ferrara 1901.
Orlandi S. — Sulla struttura dell' intestino della Squilla mantis E,ond. Con
tav. Ill e 17. — Estr. di pp. 24 d. Atti Soc. ligustica Sc. nat. e fjeograf.,
An. 12, Vol. 12. Genova, tip. Ciminago 1901.
9. APPARBCCHIO POLMONARB. BrANGHIE. TiIvIO. TiROlDK.
Delia Valle C. — Contributo alia conosconza della circolazione sanguigna
nella mucosa nasale dei mammiferi adulti. Con 2 tav. e 1 fig. nel testo.
— Vedi M. Z., XII, 12, 352.
Livini F. — Organi del sistema timo-tiroideo nella Salajnandrina perspicillata.
llicerche anatomiche ed embriologiche. Con tav. I-VII, e 5 fig. nel testo.
— Arch. ital. Anat. ed Embriol., Vol. 1, Fasc. 1, pp. 3-96. Fire?ize 1902.
Rossi TJ. — Sulle modificazioni del tessuto elastico del polmone durante la
- 54 -
putrefazione. Con tav. — Esir. di pp. 12 d. Atti Accnd. Fisiocritici, S. 4,
Vol. 12. Siena, tip. coop. 1900.
Scalia R. — Modificazioni istologiche della tiroide dopo 1' estirpazione dell'o-
vaja. — Arch. ital. Ginecol., An. 4, N. 6, pp. 496-501. Napoli 1901.
10. ApPARECCHIO UROGBNITALB. CaPSULE SURUENALI.
Fod C. — Sull'innesto delle ovaie (Sunto). — Vedi M. Z., XIII, 1, 1.
Ganfini C. — La struttura e lo sviluppo delle cellule interstiziali del testi-
colo. — Monit zool. ital, A7i. 12, N. 11, pp. 327-332. Ftrenze 1901.
Pestalozza E.' — Contributo alio studio della lormazionedell' imene (^Coii 1 Tav.).
— Annali Ostetr. e Ginecol, An. 23, N. 8, pp. 841-850. Mildno 1901.
Santi E. — Contributo alio studio delle anomalie dei reni. Con figg. — Arch.
ital Ginecol, An. 4, N. 2, pp. 115126. Napoli 1901.
Santoro. — Ricerche sperimentali ed istologiche sulla rigenerazione della
vescica urinaria. — Giorn. med. Esercito, An. 49, N. 12, pp. 12711284
Roma 1901.
Sfameni P. — Contributo alia conoscenza delle tertninazioni nervose negli
organ! genitali esterni e nel capezzolo della femmina. — Arch. ital. Gi-
necol, An. 4, N. 2, pp. 134-136. Napoli 1901.
Sfameni P. — Contributo alio studio delle terminazioui nervose nei vasi
sacguigni dei genitali femrainili esterni. — ArcJi. ital. Ginecol, A7i. 4,
N. 2, pp. 136-137. Napoli 1901.
11. Teratologia.
Antonini A. — Anomalia pericardio-diaframmatica in un cme. — Estr. di
pp. 9 d. Giorn. Soc. ed Ace. Veterin. ital, An. 50, N. 26. Torino 1901.
Bruscalupi. — Uu caso di vizio congenitodi cuore con iperglobulia notevole.
— Estr. di pp. 12, d. Settimana med.. An. 53 (S. 2, An. 1) N. 46. Ftrenze,
soc. tip. fiorentina 1899.
D' Ajutolo Gt. — Ancora della cifosi e della lordosi sternale. Con 11 fig. —
Rendic. Accad. Sc. Istit. Bologna, in: Bull Sc. med., An., 72, S. 8, Vol.1,
Fasr. 10, pp. 506-511. Bologna 1901.
De Leo B. — Un caso di assenza della raeta inferiore della vagina con ema-
tocolporaetra. — ArcM. ital. Ginecol, An. 4, N. 6, pp. 509 511. Napoli 1901.
Ferrannini L. — II torace con imbuto. Con figg. — Arch, ital medicina in-
terna. Vol 4, Fasc. 1-2, pp. 239-262. Roma 1901.
Ghigi A. — Sul significato mort'ologico della polidattilia nei Gallinacei. Con
7 figg. — Ricerche fatte nel Laborat. Anat. norm. Univ. Roma ed in
altri Laborat. biol, Vol 8, Fasc. 2, pp. 139-148. Roma 1901.
Jaja F. — Sopra un caso di assenza congenita parziale della tibia destra ed
assenza dei due astragali : si;o trattamento chirurgico. Con figg. — Estr.
d. pp. 17, d. Atti .'ioc. ital chirurgia. Roma, tip. Artero 1901.
Patellani Rosa S. — Un caso di gravidanza assai progredita nel corno chiuso
di un utero bicorue unicolle. — Bologna, tip. Zamorani e Alberta^zi,
pp. 16, 1901.
Portigliotti Gr. — Tre casi di polidactilia. — Arch. Psich., Sc. pen. ed
Antropol crimin.. Vol 22, Fa.HC. 6, pp. 603-607. Torino 1901.
Tarufll C. — Ermafroditisrao esterno che comprende 1' argomento dell' in"
femminismo e dcU' invirilismo. - Rendic. Ad im. Accad Sc. Istit. Bologna>
— 00 —
24 Marzo 1901, in: Boll. Sc. med., An. 72, S. 8, Vol. 1, Fasc. 9, pp. 419-
481. Bologna 1901.
Valenti G. — Pollici ed alluci coa tre falangi, Coa tav. — Estr. di pp. 13
d. Mem. Acjad. Sc. Istit. Bologna, S. 5, Tomo 8. Bologna, tip. Gamherini
e Parmeggiani 1900.
III. PARTE ZOOLOGICA.
2 Pesgi.
Griffini A. — I pesci luminosi dei uostri mari. Coa tigg. — Estr. di pp. 8
d. Bull. Matem. e Sc. fis. e nat., 1900, N. 13-14. Bologna, Ditta Zani-
chelli 1900.
Griffini A. — Studio quantitativo di alcuni giovani Squalus secondo i loro
coefficieati somatici. — Estr. di pp. 16 d. Atti e Rendic. Ace. Sc, Lett.
ed Arti Zelanti. e PP. studio Acireale {CI. Sc), Vol. 10, 1899-1900. Aci-
reale, tip. dell' Etna 1900.
Maglio C. — — Gli storioni delle acque Pavesi. — Rendic. Istit. lomb. Sc. e
Lett., S. 2, Vol. 34, Fasc 18, pp. 1143-1148. Milano 190L
4. Rbttili.
Capellini G. — Le piastre marginali del la P rotosphargis Veronensis — Rendic.
Sess. Accad. Sc Istituto Bologna, N. S., Vol. 2 (1897-98), Fasc 3, pp. 97-113.
Seduta 13 marzo 1898, Bologna 1898. Con tav.
Ronna E. — La Testudo graeca. Linn. Note biologiche. — Boll. Naturalista,
An. 21, N. 9, pp. 105-109. Siena 1901.
6. UCCBLLI.
Angelini G. — Descrizione di una nuova specie di Paroaria (Fringillide
emberizino) : Paroaria Humberti mihi. — Avicula, Giorn. ornitol. ital., An. 5,
Fasc 45-46, pp. 142-143. Siena 1901.
Arrighi Griffoli G. — Note ed appunti di uu cacciatore sui nostri uccelli mi-
gratori. Parte secouda. — Avicula, Giorn. omit, ital.. An. 5, Faso. 45-46,
j)p. 1^3 138. Siena 1901 {Continuaz. (ontinua).
Brusina S. — Sulle alche e in ispecie sxxWAlca torda della Dalmazia e della
Croazia e sulle pretese invasioni del Phalacrocorax. — Boll. Sac. zool. ital.,
An. 10, S. 2, Vol. 2, Fasc 3-6, pp. 213 225. Roma 1901.
Damiani G. — Echi ornitologici del priino convegno y.oologico italiano. —
Estr. di pp. 7 d. Avicula, Giorn. ornitol. ital, An. 4, Fasc 33-34. Siena,
tip. Lazzeri, 1900.
Damiani G. — La collezione ornitologica italiana del Prof. Coiite E. Arri-
goni degli Oddi in Caoddo (Monselice presso Padova). Note ed aggiunte. —
Avicula, Giorn. ornitol. ital.. An. 5, Fasc. 45 46, pp. 121131. Siena 1901.
Lucifero A. — Avifauna calabra. Elenco delle specie di uccelli sedentarie
e di passaggio in Calabria. — Avicula, Giorn. omit, ital.. An. 5, Fasc 43-
44, pp. 89 94 e Fasc. 45 46, pp. 138-142. Siena 1901.
Martorelli G. — Notizie ornitologiche : L' Emberiza luteo'a e la Merula
Naumanni in Italia. — Avicula, Giorn. omit, ital.. An. 5, Fasc 45-46,
pp. 131-133. Siena 1901.
Ronna E. — Gli uccelli nidiacei — Allevaraento — Educazione — Malattie
Cura. — Avimla, Giorn. omit, ital., An. 5, Fasc 45 46, pp. 146150. Siena
1901 (Continuaz. continita).
- 56 -
7. Antropologia ED Etnologia.
Cognetti De Martiis Ii. — Nota sullo spazio temporale. — Arch. Psich.,
iSc. pen. ed Antropol. crimin., Vol. 22, Fasc. 6, pp. 609-612. Torino 1901.
Giuflfrida-Ruggeri V. — Scheletro di Batacco di Sumatra. — Estr. di Y>p. 7
d. Attl So'-.. romana Antropol., Vol. 8, Fasc. 2. Scansano 1901.
Giufifrida-Ruggeri V. — Un caso di atrofia dell' a/oi magna dello st'enuide e
altre particolarita nella nornaa laterals. Considerazioni sul significato ge-
rarchico dellt, anomalie craniche. Con 2 figg. — Monit. zool. ital., An. 13,
N. 1, pp. 7-13. Firenze 1902.
M^chi A. — L' istituzione di ua Laboratorio antropometrico nel Museo
Nazionale d'Aatropologia dell' Istituto di Studi Saperiori in Firenze. —
Etitr. di pp. 24 d. Siippl al Vol. 30 d. Arch. Antropol. e Etnol. Firenze.
1901.
Tinti F. M. — Connotati personali ed identificazione antropometrica. — Cat-
tanissetta, tip. Ospizio mendicitd Umherto /, pp. 35, 1901.
SUNTI E RIVISTE
Delia Valle C. — Ricerche suUe terminazioni nervose della mucosa olfatliva nei
mammiferi adulti. Con tav. 11 e 1"2. — Ricerahe fatte Laborat. Anat. norm.
Univ. Roma, Vol. 8, Fasc. 2, pp. 181-191. Roma 1901.
llelativamente alia divisione delle fibrille olfattorie nella mucosa dell'odo-
raLo, divisione ammessa da alcuni, da altri uegata, la quistione resta ancora
sub judice; sara forse possibile risolverla, dice I'A., adoperando altri metodi di
colorazione, giacche la reazione cromo-argentica, fin qui adottata da tutti, e
poco adatta a mettere in rilievo quelle piu minute particolarita sulle quali si
basa la risoluzione del quesito. Che, se neUa mucosa oltattiva di cane e di co-
niglio si trovano fibrille* olfattive, il cui comportamento potrebbe fare ammet-
tere una loro divisione in rami secondari, pure, ferraando 1' atteiizione sopra
qualche altra modalita di comportamento, viene il dubbio, espresso da! Cay a 1
e dal Fusari, che debba trattarsi di semplice sovrapposizione o di accol-
lamento di fibrille, alcune delle quali, dopo aver proceduto per un tratto piii
o meno lungo insieme riunite, finirebbero poi per separarsi e simulare cosi
una vera e propria divisione.
Terminazioni libere uniche, come descrive von Brunn, non osistono
nella mucosa olfattoria dei mammiferi adulti, o almeno I'A. non ha potuto
vederle con sicurezza ; e in cio le sue osservazioni si accordano con quelle di
R. y Cay al .
Esistono invece, nella zona limite o zona di passaggio fra mucosa olfat-
tiva e respiratoria, terminazioni ramificate le quali si espandono nella parte
profonda e media dell'epitelio. Tali arborizzazioni, nelle quali non si pote
mai vedere una diretta connessione con cellule bipolari, forse traggono la
loro origine da fibre sensitive del trigemino.
Insieme con le cellule bipolari e di sostegno tipiche che costituiscono
1' epitblio olfattorio dei maniuiit'eri, esistono anche, negli auimali giovani,
element! cellulati probabilmente embrionali destinati forse a completarsi man
raano che I'organo dell' odorato si perfeziona.
Dalla Valle C. — Contributo alia conoscenza della circolazione sanguigna nella
mucosa nasale dei mammiferi adulti. Con tav. 7 e 8. — Ricerche fatte
Laboratorio anat. norm. Univ. Roma, Vol. 8, Fasc. 2, pp. 93-114. Roma 1901.
Conclusioni.
1. Nella mucosa nasale dei mammiferi e dell'uomo, i vasi sanguigni si
distribuiscono secondo una legge per la quale le arterie decorrono negli strati
- 57 -
profondi, le vene negli strati superficiali : questa legge h piii facilmente rile-
vabile nei mainmiferi ascheletro faciale nulto prorainente, in cui la pituita-
ria e relativaraente scarsa di vene.
2. La tendenza che hanno le vene in tutta I'esLensione della pltuitaria,
raa specialraeute nella regione respiratoria, a tarsi superficiali, e in rapporto
con una delle funzioni della mucosa, di riscaldare cioe la colonna d'aria che
passa a contatto di essa.
3. Inoltre in ciascuna delle dvie regioni olfattoria e respiratoria, le vene
superficiali si dispongono a costituire reti caratteristitrhe, dalla forma delle
quali, specie in certi mammiferi, e dato riconoscere facilmente 1' una regione
dall'altra. Tali reti, per la regione olfattoria sono con probability in rapporto
di forma non solo con la disposizione delle glandule, ma anche con la distri-
buzione dei fasci del nervo olfattoric. Nella regione respiratoria invece la
forma della rete venosa superficiale e, specialmente negli animali a scheletro
faciale raolto prominente, in rapporto con la funzione del riscaldamento della
colonna d'aria.
4. In ambedue k^ regioni anche i capillari sotto-epiteliali costituiscono
reti di struttura e di comportamento diverso, la maggior density, delle quali,
nella regione olfattoria, dipende forse dall'attivita specifica dell'epitelio.
5. L'epitelio olfattorio dell'uomo e vascolarizzato.
COMUNICAZIONI ORIGINALI
Di un nuovo muscolo soprannumerario della regione posteriore del-
rantibracclo umano /^M. e^ctensor digiti indicts et 9nediiJ
consociato ad un fascicolo manidio.
Nota
DEL Prof. L. TENCHINI
(Con tavola I").
Ricevuta il 1" Marzo 1902.
fi vietata la riproduzione.
Nella intitolazione di questa breve nota e dichiarata tutta la
essenza di un caso teste occorsomi, e del quale non mi fu possi-
bile trovare riscontro preciso fra le non poche anomalie muscolari,
che la letteratura anatomica registra nella regione posteriore del-
I'antibraccio e della mano (1). Per cio (non fosse che per affermare
una nuova varieta morfologica) esso parvemi meritevole di ricordo,
come, d'altronde, lo e ogni deviazione dal tipo normale di fronte
massime all'anatomia comparata ed aU'antropologia.
L' osservazione si riferisce ad un contadino della provincia di
Parma, in sulla settantina, muscolosissimo e ben costituito, il cui
- 58 -
cadavere venne in parte messo a profitto delle comuni esercitazioni
(li dissezione scolastica. Sventuratamente degli arti superiori quello
solo di destra servi a questo scopo, ne, quando fui avvertito della
presenza dell' anomalia, mi fu piia possibile avere I'altro arto per le
opportune indagini di confronto.
Comunque sia, e pur non venendo meno, ad ogni modo, V im-
portanza della modalita muscolare per se stessa, mi faccio a rife-
rirne, senz'altro, i particolari descrittivi, tali quali mi riusci di rile-
vare tosto che il preparato mi venne fra le mani, e quali potei far
ritrarre nell'annessa figura.
Premetto che nessun' altra anomalia fu rinvenuta nell' arto di
cui si tratta, ed in ispecie fra i muscoli, i quali furono ad uno ad
uno metodicamente dissecati per lo studio, dalla spalla, al braccio,
air antibraccio, alia mano.
Dal lato esterno della faccia dorsale dell' ulna (fig., 11) e piii
precisamente a quattro centimetri e mezzo di distanza dalla punta
del suo processo stiloideo, si stacca un tendinetto nastriforme sot-
tilissimo (fig., 14), largo mm. 4, il quale si dirige obliquamente in
basso fra il corpo muscolare del m. extenso?- indicis proprius (fig., 7)
all'esterno, ed il m. extensor carpi uhicms (fig., 8), all' interne. Come
tale si mantiene per il tratto di oltre sei centimetri (cent. 6,2) fine
sulla faccia dorsale della prima fila delle ossa del carpo, dove giunto
e passato sotto il legamento radiocarpico dorsale, si allarga alquanto
(mm. 5), per continuarsi subito con due distinti ventri carnei, fusi-
formi, divergenti fra loro a lettera V aperta in basso.
Di essi, uno {ventre radiale^ fig., 16) lungo sei centimetri e
mezzo e largo al massimo, nella sua parte di mezzo piu ri-
gonfia, millimetri 6, volge all' esterno, e si salda col suo tendino
terminale, o distale, col tendine dell' extensor indicis proprius ; —
I'altro ventre {ventre ulnare^ fig., 15) lungo cent. 6.8 e largo come
il precedente, piega all' interne e finisce sul tendine, che il m. exten-
sor digitorum communis invia al dito medio. I due ventri musco-
lari attraversano obliquamente d' alto in basso e dalF interne all' e-
sterno la faccia dorsale del metacarpo, incrociando a lettera X i
muscoli interossei dorsali del 2^ e del 3° spazio intermetacarpico.
Non basta. E notevole che al ventre radiale si aggiunge un pic-
colo fascicolo muscolare accessorio (fig., 17), il quale si distacca per
mezzo di un tendinetto, largo mm. 3, dal tessuto fibrose che rive-
ste la faccia dorsale deU'estremitA inferiore, o distale, del radio, in
- 59 -
grande prossimita della fibro-cartilagine triangolare, che costituisce
il discus atiimdaris, sotto il legamento dorsale del carpo. Questo
fascicoletto muscolare accessorio, il cui tendinetto non e lungo che
mm. 9, si mantiene indipendente solo per due centimetri e mezzo,
per tutto quel tratto, cioe, che corrisponde al carpo, e poscia si con-
tbnde col ventre radiale, dianzi descritto.
Tratbasi qui, adunque, sostanzialmente di un vero e proprio mu-
scolo ostensore, d'origine antibracchiale, a due ventri, ulnare e ra-
diale, i quah si confondono, per mezzo delle loro estremita distah,
rispettivamente col tendine che dal ?w. extensor digltorum commu-
nis va al dito medio e col tendine del m. extensor indicis proprius.
La sua inserzione superiore si effettua all'ulna, la dove di solito si
riscontra quella deH'anomalo lungo estensore proprio del dito me-
dio (2), onde stimai opportuno dirlo : musculus extejisor digiti indicis
et medii, ritenendo accessorio (rispetto a questa indicazione, che espri-
me il fatto principale della vaiieta) il fascicoletto muscolare {manidlo)
d'origine radio-carpica, aggiunto al Ventre radiale.
Una cosi fatta condizione di cose parmi, come gia dissi, del
tutto nuova, poiche, se e vero che furono piu volte descritti isola-
tamente e I'estensore proprio del dito medio, procedente sia dalle
ossa dell'antibraccio, sia da quelle del carpo (3), e I'estensore breve
deir indice, d'origine carpica, consociato, o non, al solito estensore
proprio (4) ; e se e vero anche che furono illustrati non pochi esempi
di estensori per 1' indice e per il medio insieme (5), non venne mai,
per quanto ne so, registrata la possibihta di un solo muscolo bici-
pite per queste due dita, il quale, inserito suhe ossa dell'antibrac-
cio, presentasse i caratteri morfologici sopra descritti.
Ove poi si ponga mente alia circostanza notata deUa presenza
di un fascicolo radio-carpico secondario, di rinforzo, il case mi sem-
hra rivesta ancor piu i caratteri deha singolarita, giacche, coh'ag-
giunta di quest'ultima inserzione supplementare, il muscolo, in quanto
ad origine, verrebbe ad assumere, quasi direi, una forma mista, di-
mostrando, oltre che le note di un estensore antibracchiale lungo
(inserzione principale), anche quelle di un vero estensore breve, o di
manidio (inserzione secondaria). E come semplice manidio potrebbe
anche ritenersi tutto a prime aspetto, riguardando, nel loro com-
])lesso, i due ventri muscolari obliquamente disposti sul dorso della
mano, se non fosse presente il tendine antibracchiale, inerente al-
r inserzione principale. .
- 60 -
II fatto della contemporanea doppia provenienza di muscoli ano-
mali estensori delle dita della mano non e atfatto nuovo, poiche
gia il Calori illustro (6) il caso di im estensore proprio anoinalo del
dito medio consociato ad un estensore soprannuinerario del medesitno
dito situato sul dorso della mano^ ed un altro |)ure di niuscolo esten-
sore anomalo del dito medio unito ad un estensore dorsale, pertinente
a questo dito ed all'unularc ; ma tali varieta differiscono molto da
quella da me ora descritta, sia per la diversa distribuzione dei capi
muscolari, e sia per il diverse mode di originarsi dall'ulna del mu-
scolo anomalo.
Nei due esemj)! del Calori, infatti, il muscolo code sue por-
zioni si distribuisce : in uno (a destra) esclusivamente al dito medio,
nell'altro (a sinistra) raggiunge in parte anche Tanulare, ed in en-
trambi poi Tinserzione all'ulna avviene per mezzo di un brevissimo
tendine, a cui succede un fascicolo cameo, il quale, via via sempre
pill attenuandosi, mette presto ad un sottile tendinetto terminale,
attraversante il dorso della mano.
Le condizioni, pertanto, sono, anche per quest'ultimo rispetto,
morfologicamente differentissime, perche, nel mio esemplare, I'inser-
zione del muscolo all'ulna si mantiene tendinea per lungo tratto
(cent. 6.2), e solo al dorso della mano (dove, nei casi del Calori, il
fascio antibracchiale e gia fatto tendineo) api)aiono i due ventri mu-
scolari relativamente cosincui.
Ed ora si affaccia spontanea la dimanda se la nuova varieta
muscolare possa avere, essa pure, importanza e significato nel campo
dell'anatomia comparata, come I'lianno, senza piii, tutte le nume-
rose osservazioiii lin qui raccolte ed illustrate di muscoli estensori
soprannumerari delle dita della mano, comunque originati. lo non
lo dubito. Parmi molto facile riconoscere, anche nel mio caso, un
rappresentante di quelle forme reversive, che, nel numero cresciuto
dei muscoli estensori delle dita della mano, trovano il loro rigoroso
riscontro in animah inferiori, ed in ispecie nolle scimie (7).
Ne qui occorre insistere di piii sopra questo concetto, gia dagli
autori giustamente sostenuto e dimostrato i)er rispondente al vero,
sia che si tratti di estensori brevi d'origine radio-carpica (veri o
propri muscoli manidi ad uno o piia tendini), sia che si tratti, iii-
vece, di estensori lunghi soprannumerari, d'origine antibracchiale.
DaW Istituto di Anatomia iimana della li. Universitd di Parma.
61 -
POSTILLE.
(1) Per la bibliografia dell'argomento mi valsi priacipalmente delle opere
del Testut e del Le Do ubl e suUe anomalie inuscolari,nelle quali opere, co-
me e noto, alle copiose osservazioni fatte nel campo dell'anatomia umana sono
sapientemente associate quelle fornite dall'anatomia coraparata.
L. Testut — Les anomalies musrAilalres chez I'homme expliqueex par V a-
natomie comparee. — Paris, 1884.
A. F. Le Double — Traite des variations du systeme musculaire de
I'homme et de leur signification au point de vue de V anthropoloqie zoologiqiie.
T. 2'"« — Paris, 1897.
(2) Arao indicare il muscolo estensore proprio del dito medio, d' origine
aatibracchiale, coll'appellativo di lungo, per contradistinguerlo da quello d'ori-
rine carpica, che dicesi breve.
La prima di queste due modality venne, parmi, la prima volta illustrata
dal Meckel, il quale la comprende fra le sotto-varietk del muscolo eston-
sore proprio dell' indice. TJestensore proprio del dito medio (egli scrive) e sem-
pre piu piccolo delV estensore proprio deW indice, e gli nasce al di sotto piu o
meno in giu. Questa conformazione si allontana il meno possibile dallo stato
normale, quando il nuovo muscolo proviene dal cubito, ma talvolta esso nasce
dal radio (G. F. Meckel. Manuale di Anatomia generate, descrittiva e pa-
tologica, Trad, italiana, Torao 2", a pag. 428. — Napoli, 1827).
Per questo, giudicai I'iaserzione antibracchiale del muscolo da me de-
scritto.siccome conforme alle condizioni piu usuali di inserzione superiore
dell' estensore lungo del medio, non parendomi, invece, rispondente alia re-
gola r inserzione di questo stesso estensore all' ulna, sopra I'estensore pro-
prio deir indice, giusta quanto atiermo il M a ca lister (cit. dal Testut
op. cit., pag. 568) e ripete il Le Double (op. e vol. cit., pag. 149).
La medesima inserzione all' ulna, sotto V indicator e, trovo poi il Calori
in due casi da lui illustrati di muscolo estensore proprio del dito medio, tale
quale si osserva nella sua forma piii semplice, cio6 di un muscolo semipcnnato,
che ripete la forma delV indicatore, di cui e piu piccolo (L. Cal ori. — Di al-
cune varietd muscolari delV aoambraccio e dell' eminenza ipothenar. — Nota letta
all'Accad. delle Scienze dell'Istituto di Bologna nella sessione del 12 dicem-
bre 1867. — Vegg. Memorie dell'Accad. delle Scienze di Bologna, Ser. II,
Tomo VII, 1867, a pag. 369).
Dopo le osservazioni del Meckel, e prescindendo da quelle del Calori,
molte altre ne furono raccolte dagli anatomic! sul muscolo estensore proprio
del dito medio, pur sempre pero considerate fondamentalmente per una di-
pendenza del muscolo indicatore (Vegg., in proposito, la ricca bibliografia ri-
cordata dal Testut e dal Le Double, il quale aggiunge I'osservazione rela-
tivamente recente del Cuyer, pubblicata nel 1894 nel Bullet, de la Soc,
d'anthrop. de Paris).
Oltre tutti questi, pero, vanno ricordati due altri casi descritti dal
Giacomini di musculus extensor digiti medii proprius, rinvenuti : 1' uno nel-
1' antibraccio di destra di una giovine donna, prostituta, d'anni 25, di Buenos-
Ayres, e I'altro in un bambino d'anni 4, del Cairo (C. Giacomini — Anno-
tazioni sopra V anatomia del negro — Seconda Memoria, a pag. 45. — To
rino, 1882).
- 62 -
(3) Trattasi del musculos extensor hrevis digiti medii (Albinus), exten-
sor hrevis proprius vel lateralis medii digiti (Carver), od extensor anomalus
hrevis des Mittdfingers (Otto), cosi menzionati dal Le Double, i! quale giu-
stamente ne fa una variety dei muscoli, che egli denomino wa«2tZ< (ad un so!o
tendine).
Sarebbe, anzi, una delle forme )-elativamente piu frequent! ad osservarsi,
poiche, stando alia statistica che lo stesso autore ne di, la letteratura ana-
tomica g\k ne registrerebbe ben 16 esempi (Le Double, Op. e Vol. citati,
pagine 212, 213).
lo pure ne raccolsi, alcuni anni or sono, un caso riscontrato alia mano
destra di una giovine donna, ed il preparato relativo conservasi nel Museo di
anatomia umana della R. Universita di Parma (Serie C, num. 8 del Cata-
logo generale) insieme con quello ora descritto.
Della raedesima specie parmi sia 1' esemplare illustrato nel 18H5 dal
Baudoin; ma un po' piu coinplicato, cosi da rappresentare una foima di
passaggio fra i manidi^ che coadiuvano I'estensione di un dito solo e quelli
che contribuiscono, invece, ad estendere due dita.
L' osservazione concerne un uomo d'auui 50 circa, sulla cui mano destra
(faccia dorsale) si trovo un muscolo appiattito, ste.so obliquarnente dalla rnetd
interna della faccia dorsale del carpo alVestremitd posteriore e superiore della
prima falange del dito medio. A questo fascicolo (che e completo) se ne aggiun-
gerebbe un secondo, piii rorto e meno voluminoso, posto al lato interno, il
quale, colV aspetto di una lamella muscolare applicata al 4" metacarpo, fini-
rebbe verso il mezzo del 4" spazio interosseo per risolversi bruscamente in nna
sottile lamina fibrosa^ che si continaa senza linea di dernarcazione ben netta col-
l' aponeurosi che ricopre lo spazio interosseo ed il metacarpo.
M. Baudoin — Le pedieux de la main (Bulletins de la See. d'anthropo-
logie, tome huiti6me, III ser., 2" fasc, fevr. a mai 1885, a pag. 188).
(4) E il musculus extensor hrevis digiti indicis di Albinus, se si trova
solo, oppure V estensore accessorio deU'indice, od il secondo capo dell' indicator e
bicipite di Gantzer (Le Double) s' e consociato all'estensore proprio nor-
malmente esisteiite.
Anche qviesta varieta ilLeDouble raggruppa fra ^;/ia/^^V/^a(;Z wn .soZo ^ew-
dine, e sarebbe, senz'altro, quella che venne con maggior frequenza osservata
dagli autori (18 casi, Le Double, op. e vol. cit., pag. 212j, poco variando
fra loro le diverse modalita morfologiche registrate.
A sifFatti esempi posso aggiungerne un altro (inedito), la cui conoscenza
devo alia cortesia doUo stesso Le Double, onde mi e caro porgergli qui vivi
ringraziamenti.
La varieta fu da lui trovata recentomente solo a destra, in una donna,
(V anni 45, niorta di tubercolosi, ed il inanidio ad un tendine per I' iiidice, in
questo caso, si staccava dal legamento anulare del carpo (Tours, 24 dicem-
bre 1901).
(5) Appartengono a questa categoria tanto i casi abbastanza frequenti di
sdoppiatura, piu o meno completa, del muscolo estensore proprio dell' indice (si
che una parte del suo tendine distale raggiunge il dito medio), quali gi^ il
Meckel (op. cit., pag. 427) e molti altri illustrarono, quanto quelli di muscoli
estensori brevi {mahidi a due tendini) destinati all'indice ed al medio.
Fra i primi piacemi ricordare (oltre i notati dal Le Double) un caso
- 63 -
pubblicato dal Chudzinski fia dal 1885, e del quale fu argomento 1' avain-
braccio sinistro di una douna negra. L'AuLore, dopo aver richiaraato I'impor-
tanza ed il significato dei niuscoli estensori antibracchiali ed il loro modo di
essere nelle condizioni normali, afterma che I'anomalia piu comune dello strato
profondo della regione posteriore dell'avambraccio e la presenza di un esten-
sore supplementare che termini sull' indice e sul medio insieme ; ma che pero
non e altrettanto frequente I'ilevare che I'origine di questo fascicolo sopran-
numerario risalga oltre le ossa del carpo od il legamento anulare.
Tale e, in riassunto, il concetto del Chudzinski, il quale, come e noto, si
rese altamente benemerito degli studi anatomici, ed in ispecie di quanto si
attiene alle variela mu-scolari, investigando fra numerosi individui di razze
colorate.
Or bene, I'esemplare, di cui egli rende conto, si riferisce, appunto, ad un
estensore anormale dell' indice e del medio, il quale nasce daWulna subito sotfo
Vestensore propria deWindice, a 53 millimetri sopra la testa deU'ulna.
A prima giunta {\)rosegu6 V A..) lo si scambierebhe per un fascicolo muscolare
staccato dal margine interno deW estensore proprio delVindice ; ma, guardando
attentamente, si nota che e, in realtd, unrnusroloindipendente, del tutto isolate,
e non avente alcuna connessione coi muscoli vicini. A livello della regione radio-
carpica le fibre piii interne di questo muscolo si rendono ad un tendine gracile
largo un millimetro, il quale costituisce il corto estensore del medio. Le fibre
esterne terminano con un altro tendine fiUforme, che si confonde coi tendlni
delVestensore comune e proprio dell'indice.
(Th. Chudzinski. Lt'extenseur accessoire de V index etpropre du medius ob-
serve chez une negresse. — Presentation a la Soc. d'anthrop. de Paris — Bui
latins de la Soc. d'anthrop. de Paris, Tome huitieme. III ser., 2. fasc, fevrier
a Mai, 1885 — a pag. 297).
Ho creduto conveniente riferire con qualche cura questa osservazioue, per-
chi, per cio che riguarda I'inserzione prossimale del muscolo soprannumera-
rio, parmi identica alia mia, mentre, per il resto, ed in ispecie per il modo
di essere della porzione muscolare rispetto alia tendinea e per I'assoluta man-
canza di fascicoli radio-carpici, ne e molto differente.
Cosi pure fra i manidi, od estensori brevi, a due tendini (sempre per
1' indice e per il medio) (;«. indicator anomalus brevis et extensor brevis ano-
vialus m£dii digiti, Otto) mi preme ricordarne uno, pure illustrato dal Chu d-
zinski nel 1882, e relative ad un'altra donna negra (la negra Radamela).
Tratterebbesi (dice I'Autore) di un piccolo muscolo accessorio degli esten-
so?i profondi, il quale nasce sotto Vestensore proprio deW indice, dal margine po-
steriore deWestremitd inferiore del radio e tutt'affatto alia fine della scanalaturn
del tendine estensore proprio dell'indice. Questa inserzione si fa per mezzo di un
tendine, lungo 19 mm. e largo 2 mm. A questo tendine succede un piccolo corpo
carnoso, die discende lungo la faccia dorsale del 3° metacarpo e finisce con un
tendine appiattito. Quest'tdtimo si divide in due filam.enti tendiuei. La divisione
interna di questo tendine e la plu forte, e si getta sul tendine estensore comune
del medio. II tendine esterne si confonde col tendine delVestensore p}''oprio del-
Vindice. Questo muscolo non esiste che alia mano destra.
(Th. Chudzinski. Contributions d V6tude dis variations musculaires dans
les races humaines. Rev. d'anthrop., Paris, Onzieme Annee, deux. ser. Tome
cinquieme, 1882, a pag. 280 e pag. 307).
- 64 -
L'Autore a questa anoraalia non d& che pochissima importanza, ritenen-
dola (sembra) molto coraune tVa gli esemplari di razze colorate da lui esami-
nati, e cio anche in armonia a quanto dichiaro piu tardi, nel 1885, a proposito
d&Wextenseur accessoire de I'index et propre du medius (vegg. sopra), che, cioe,
la terminazione deWestennore .supplementare dello strata profondo delta regions
posteriore delVmmmhracrAo all' indice ed al medio e Vanomalia piu comune di
questa reyione.
Eppiire, iVa i manidi a due tendini, quali figurano nella statistica delLe
Double \\x\ tutto 10 casi) solo tre esempi sarebbero di fascicoli per 1' indice
e per il medio! Giova richiamarli :
Uno (oss. personale III del Le Double. Op. e vol. cit. a pag. 205), in
cui il muscolo anomalo si presento bilateralmente, e fu trovato in una donna
d'anni 25, morta di metrorragia ;
Un secondo (osserv. personale VI dello stesso Le Double, Op. e vol.
cit. a pag. 205 e 20(3), nel quale I'anomalia fu pure riscontrata bilateralmente
(uomo, d'anni 70, raorto per apoplessia cerebrale);
Un terzo dovuto al Pan as, che riferisce di un muscolo interosseo dorsale
soprannumerario della mano con un tendine anteriore che si biforca e va ad
inserirsi alVindice ed al medio. (In proposito aggiunge poi, e cio non si com-
prende, che la sua azione (del muscolo) 7iulla per Vindice, parrebbe essere quella
di un flessore (?) per la prima falange del medio). (Bullet, de la Soc. anatomi-
que de Paris, XXXVIII annee, avril 1863, a pag. 165).
Ne, per la mia esperienza personale, sopra individui dei nostri paesi, io
potrei afiermare la frequenza dell'anomalia, di cui qui si tratta, come risul-
terebbe dalle osservazioni del Chudzinski, poiche non mi capito mai di
vederne esempi, onde parrebbe, senz'altro, doversi attribuire a diversita di
razza il relativo maggior numero di casi di muscoli anomali estensori del-
1' in.dice e del medio illustrati dal Chudzinski.
(6) L. Calori. Di alcune varietd muscolari delVavamhraccio ecc. (sopra eft.).
Al paragralo 7." (pag. 370) di questa memoria I'A. tratta della mancanza
del muscolo indicatore propria normale, compensata da tin muscolo anomalo del
dorso della mano (fig. 2.^, tav. I).
Trattasi della mancanza bilaterale del muscolo indicatore in giovane con-
tadino. In compenso si ha uu muscolo indicatore anomalo del dorso della mano,
il quale nasceva dalla estremitd inferiore del radio e dal legamento romboideo
con corte fibre tendinee, alle quali succedeva un ventre cameo pira)nidale esteso
fi>iO alia metd circa del metararpo ove degeiierava nel tendine finale confluente
alia faccia dorsale della prima falange dell' indice col tendine che questo dito
riceve daWesten.sor comune. A sinistra, si aggiungeva all'indicatore anomalo
un fascetto cameo che nasceva dal suddetto legamento romboideo e andava a
rinforzare il muscolo interosseo dorsale del lato radiate del dito medio.
Al paragrato 8." di questa stessa memoria (pug. 372) I'autore poi tratta
della Duplicitd delVanomalo muscolo estensor propria del dito media, e fascetto
da lui ddto al quarto dito (fig. 3, 4, tav. II).
E qui e riferito di un muscolo estensore proprio del dito medio, riscon-
trato nei due antibracci di un villico muscolosissimo, colla forma e coi rap-
porti soliti che gli anotomici gli attribuiscono.
Ma (prosegue il Calori) a questo muscolo anomalo conosciutissimo se ne
aggiunge un altro del quale non trovo fatto cenno, ed ^ situato nel dorso della
- 65 -
mario, cost che per- singolarizzarlo dalVaUro potrebbesi chiamare muscolo estensor
corto o dorsale del dito medio, mentre a quello potrebbesi applicare Vepiteto di
lungo, od antibracchiale. A destra questo muscolo estensor dorsale o corto ano-
malo del dito medio nasce dal leyamento dorsale o romboidale del carpo e dal-
I'osso piramidale in corrispondenza deWarticolazione radio- ztibitale infer iore con
brevi fibre tendinee, alle quali succedono le carnee, che compongonsi in uh ven-
tre piramidale sopra il quale corre il tendine del muscolo estensor proprio sud-
detto. Arrivato questo ventre alia metd circa del metacarpo si coiiverte net suo
tendine finale, che alVarticolaziorie metacarpo-falangea del dito medio si riunisce
con quello deW estensor lungo proprio del medio stesso proveniente dall'ulna
(fig. 3, tav. II). A sinistra I'origine del muscolo 6 la medesima ; ma esso e al-
quanto piit largo, e, giuiito podoltre la base del metacarpo, si divide in due, uno
maggiore che appartiene al dito medio e si comporta presso a poco come net-
I'altra mano, Valtro minore che si reca al dito amdare (fig. 4, tav. II), Non ^
d'uopo dire che questo muscolo ricorda il dorsale del piede, ed esso e gh altri
suddivisati nel dorso delta mano sono notabilissimi, siccone quelli che rijietono
certe disposizioni 7iormali dei muscoli delVavambraccio e delta mano in alcune
scimie. Non si vuol lasciare che nei Cebus ha un muscolo estensor proprio del
dito medio.
(7) Gia il Meckel (op. e vol. cit.^ pag. 428) ne aveva rilevata la perfetta
corrispondenza, poiche non solo ammise doversi ritenere tutte queste anomalie
siccome ripetizione delta conformazione normale degli arti inferiori rappresen-
tando Vestensore breve comune delle dita dei piedi, e do tanto piii perfettamente
quanto i muscoli soprannumerari nascono piii in basso ; ma ammise aache che
esse trovano la lore analogia con gli animali, giacche in molte scimie il ten-
dine delVestensore proprio dell' indice da una linguetta al dito medio.
Lo stesso concetto poi venne largamente sviluppato dal Test ut (op. cit.),
che, in modo magistrale, espose e studio le corrispondenze cogli animali in
tutti quoi casi nei quali nell'uorao si verifica per anomalia una qualsiasi esa-
gerazioae numerica nei tendini estensori della mano, sia che essi dipeiidano
da muscoli d'origiue antibracchiale, sia che, invece, dipendano da veri muscoli
soprannumerari dell'antibraccio o della mano.
II Calori riconobbe nel Cebus un estensore proprio del dito medio, il
qual fatto si trova ripetuto nell'oran^r, nel gibbone, nel cinocefalo ed in molti
altri mammiferi (Testut).
Sono pure noti i casi di muscoli estensori co muni del pollice e delVindice {m. ex-
tensor poinds et indicis del Wood,) illustrati dal Gruber prima (1.851), dal
Wood (1867), dal Clason, dal Macalist e r, dal Testut in un negro (1883),
dal Le Double etc., e pei quali fu dimostrato il rigoroso riscontro in molti
mammiferi dal Macalister, ed in ispecie dal Gruber (cit. dal Testut.
G ruber: « Ueber den constanten Muse. Extensor x>ollicis et indicis gewisser
Saugethiere homologen supernumeraeren Muskel beim Menschen » — Wirchow's
Arch. Bd. LXXXVI, pag. 471)-
Nel caso mio particolare poi sarebbe, starei per dire, perfetta la corri-
spondenza che esso avrebbe coUe condizioni normali, che si verificano nel
formichiere, poiche, stando a quanto riferisce il Testut la dove tratta del
corto estensore delle dita in alcuni .pertebrati, il formichiere d presenta due fasci-
foli distinti: uno si inserisce sopra I'estremitd inferiore del cubito, passa sojjra
il sccondo metacarpo e termina sulla falange ungueale del .secondo dito ; Valtro
- 66 -
piii largo, si .stacca dal carpo a lato del legamento die ricopre Vestensore co-
mmie e viene ad appli'iarni sopra I'lino e I'altro del due lati del tendine die
Vestensore invia al terzo dito (Testiit, op. cit., a pag. 562, 563). II Le Double
(op. 8 vol. cit., pag. 214) coufermerebbe I'osservazione, parlando AqW anatomia
cornparata inerente alle varie specie di muscoli manidi, da esao prese in cou-
siderazione.
Spiegazione della figura
1. M. extensor carpi radialis brevis (secondo radiale esterno).
2. Suo tendine inferiore o distale.
3. Tendine inferiore del ra. extensor carpi radialis longus (primo radiale esterno).
4. M. abductor pollicis lonnus.
5. M. extensor pollicis brevis.
C. M. extensor pollicis longus.
7. M. e.Yteusor indicis proiirius.
S. M. extensor carpi ulnaris (cubitale posteriore, il cui tendine distale venne spostut ) e tolto dalla
doccia che gli 6 propria per inettere in evidenza, in tutta la sua mterezza, il tendine supe-
riore del muscolo aiioinalo soprannu merario segpato col n. 14).
9. Tendini recisi del in. extensor diyitoruin communis.
10. Tendine reciso del ni. extensor digiti quinti proprius.
11. Ulna.
12. Radius.
13 Articulatio radiocarpea aperta;
14. M. extensor digiti indicia et uiedii (soprannuiner.Trio).
15. Suo ventre ulnare (destinato al dito medio).
16. Suo ventre radiale (Hesiinato al dito indice).
17. Kascicolo muscolare accessorio, aggiunto al ventre precedente.
Un apparecchio per la rapida macerazione delle ossa
PER IL PROF. P. LACHI
DIKETTORE DELL' ISTITUTO ANATOIHCO DI GENOVA.
(Con 1 figura)
Ricevuta il 5 rnarzo 1902.
li vietata la riproduzione.
In tutti i laboratori di Anatomia una operazione taiito indi-
spensabile quanto fastidiosa e certamente quella della macerazione
delle ossa, e per quanto non manifestato e vivo certamente in
tutti il desiderio di trovare un mode di sottrarsi ai tanti inconve-
nienti che nella pratica di questa operazione si verificano.
In molti laboratori so die per ottenere ossa macerate si ri-
corre ancora al vecchio processo della macerazione naturale come
e indicata nei vecchi manuali di dissezione, e tutti certamente, come
e avvenuto finora per me, hanno dovuto subire le conseguenze di
tale procedimento, cioe o sacrificarsi a sentire anche a distanza le
poco gradevoli e pericolost^ esalazioni die sfuggono dal recipienti a
- 67 -
cio destinati, o trasportare in locali appartati e lontani le ossa da
eottoporsi alia macerazione, e, quello che e anche peggiore, adat-
tarsi ai pericoli e agli effluvi cosi penetrant! che si hanno quando,
a macerazione compiuta, le ossa devono essere lavate ed esposte
air aria libera. Inoitre poiche ad ottenere la macerazione delle ossa
occorre aria e calore, cosi avviene che, ad esempio, nella stagione
invernale questa non puo eflfettuarsi, o se la si effettua si ha asso-
lutamente incompieta.
Questi ed altri inconvenienti suggerirono nuovi procedimenti
fra i quali debbono ricordarsi quello di Zander C) e queho di Tei-
chmann C).
II primo e una modificazione di quello di Partsch, e consiste
in una rapida macerazione ottenuta con una soluzione di Potassa
caustica al 5 % e alia temperatura di circa 45°, la quale in verita
in tempo di pochi minuti porta alia completa distruzione delle parti
molli. Ma questo procedimento presenta i suoi inconvenienti, primo
fra i quali questo, che se e applicabile per piccoli ossi per i quah
occorre poca quantita di soluzione, non lo e per molti ossi e volu-
minosi, pei quali occorrono parecchi litri di liquido, e percio gran
quantita di potassa, la quale, sebbene a buon mercato pure in forti
dosi costituisce una spesa non indifferente. Altro inconveniente poi
si e che la potassa vuole essere adoperata con molta attenzione,
ed anche ad onta di cio intacca anche le ossa o toglie loro per lo
meno la naturale levigatezza.
L' altro processo, quello di Teichmann, presenta in verita
pregi indiscutibih. L'A. nel suo lavoro pubblicato su questo argo-
rnento fornisce eccellenti indicazioni sul modo di appUcazione che
debbo in poche parole accennare. Le ossa vengono, previa scarni-
tura, messe in recipienti ad hoc^ riempiti di acqua e che vengono riscal-
dati alia temperatura di 43° circa. Dopo 5 o 6 giorni, cosi egli dicOj
le ossa sono macerate, le poche carni rimaste si distaccano e non
resta che sottoporle per qualche mi onto all' azione di una soluzione
di soda al 10 ^/q alia temperatura di 75^ per ottenere la saponiflca-
zione dei grassi. Dopo di che con una ripetuta lavatura e strofina-
tura in acqua il grasso saponificato si elimina e le ossa possono
essere sottoposte ad imbiancamento.
II procedimento di Teichmann e rapido, ma quantunque egh
accenni al modo con cui ha installato il meccanismo a cio destinato
(1) Zander . — Die Knochenmaceration mittelst kalilauge. — Analoraischer Anzeiger. Vol. I,
1886, pag. 25.
(*) Teichraann. — Ueber Knochenmaceration. — Anatomisehet Anzeiger, iS87, pag. 46 i.
- 68 -
nel suo laboratorio di Cracovia pure non ci da ragguagli sufflcienti
suUa maniera con cui potrebbe essere applicabile in altri laboratori.
Che ii processo di Teichmann sia conveniente lo dimostra
anclie il Pfitzner (*) il quale lo ha appHcato su larga scala serven-
dosi di una cassa metallica sostenuta da quattro piedi e sotto la
quale sta un becco a gaz di Bum sen. Riempie questa cassa a meta
di acqua e vi im merge poi tanti vasi cilindrici di vetro con le ossa
da macerare, siano pure spettanti a vari animali o a varie parti di
uno stesso animale in maniera percio che non si possano confondere
gli uni con gli altri. Ogni vaso con le ossa e quasi completamente
riempito di acqua distillata. La cassa e mantenuta alia temperatura
di circa 35° a 40" che I'autore ritiene giustamente pii^i adatta che queha
di 43° suggerita da Teichmann. Si comprende come un tale appa-
recchio esponga ahe esalazioni dovute alia macerazione per quanto
egli dica di avervi unite un tube fugatore del gaz da putrefazione.
Appare da quanto e detto che una precisa maniera di procedi-
mento per 1' applicazione pratica del processo di Teichmann, in
mode da evitare specialmente le disgustose e nocive esalazioni de-
rivanti daha macerazione, non e stata ancora suggerita. Ecco per-
che ho creduto opportune rendere note il mode col quale io pratico
da qualche tempo questo processo evitando gli inconvenienti finora
avuti e ottenendo buoni resultati.
Mi servo a tale oggetto di un recipiente in zinco di forma ci-
lindrica (V. fig.) con fondo in rame, avente un' altezza di cent. 70
e un diametro di 35, sufficiente cioe per macerare un intero sche-
letro umano. Al fondo di esse sta da un lato un robinetto B che
a suo tempo dovra servire a vuotare il liquido contenuto nel reci-
piente, dair altro un tube indicatore C che essendo in vetro nella
sua maggior parte permette di vedere daU'esterno il livello interne
deir acqua ; e poiche sulla superflcie del recipiente possono trac-
ciarsi delle linee indicanti i vari livelli raggiunti ogni 5 o 10 litri,
cosi puo stabilirsi dall' indice la quantita volumetrica del contenuto
del recipiente a varia altezza. Al di sopra di queste due condutture,
e sostenuta da un cerchio riportato all' interne o da tre o quattro
mensolette in zinco, sta una rete di filo zincato M a maglie assai
fitte, in maniera che attraverso di esse non possa passare nemmeno
una falangetta del piede o un piccolo sesamoide. Del resto anche se
piccoli ossetti attraversassero la rete andrebbero al fondo del cilin-
dro e potrebbero essere sempre ricuperati.
(}) I'fitzner. — Erfahrungeii Uber das • Teichinannsche knochen mazerations-nerfaliren. —
Anatomischer Ameiger, Vol. IV, par;. CS7, 1889.
- 69 -
In alto sta un coperchio ad orlo raolto alto (cent. 16) e piu
ampio assai del recipiente, che si impegna in un intercapedine D
larga cent. 5 e alta cent. 15 applicata in giro al recipiente. Da un
lato del coperchio sta una tubulatura E destinata alia presa del-
r acqua, un' altra F destinata ad un termometro, e in fine una
terza G per un tubo fugatore dei gaz da putrefazione. Occorrendo,
ma in pratica cio non e necessario, se ne potrebbe aggiungere un
altro per un termoregolatore. Al centre del coperchio in if e una
apertura di circa cent. 1 o 1,5 -di diametro che porta inferiormente
una valvola, la quale mediante una molla a leggera pressione, ri-
mane applicata di contro all' apertura iJ, in maniera che pub en-
trarvi dell' aria, ma non puo uscirne,
Tutto il recipiente posa sopra un trepiede sotto al quale sta
una lampada a gaz I. Conviene che il recipiente sia cohocato presso
ad una conduttura di acqua e vicino ad un lavandino, e d' altra
- 70 -
parte non lontano da una presa di gaz, condizioni che facilmente
si verificano in un laboratorio.
Le ossa scarnite vengono messe nel recipient,e al disopra della
rete. Per il tube E viene riempito il recipiente, in mode pero che
r acqua non raggiunga I'orlo e non giunga che ad una diecina di
centimetri al disotto, giacche se troppo pieno, V acqua stessa con
1' aumento di volume dovuto al calore passerebbe _ nell' intercape-
dine 1). Questa e riempita d' acqua per 10 cent. II condotto fuga-
tore G deve essere imnierso col suo estremo inferiore in un reci-
piente L contenente una sostanza che valga a distruggere i gaz da
putrefazione, fenico, (acido nitrico, od altre sostanze).
Si accende la lampada e con un poco di pratica si giunge a
vedere anche senza termoregolatore la llamraa occorrente per man-
tenere il I'ecipiente alia temperatura di circa SS^^O^, e cio per 10
giorni. L' esperienza mi ha mostrato che in 6 giorni, come vorrebbe
il Teichmann, la macerazione completa non si ottiene. Tale appa-
recchio puo stare in qualunque stanza e non fa sentire esala;Zione
alcuna. Solo per maggiore precauzione conviene ogni giorno o ogni
due giorni cambiare V acqua dall' intercapedine. D' altra parte il
tubo G deve appena pescare nel liquido disinfettante perche se la
immersione e troppo profonda allora j gaz trovano maggior facihta
ad uscire daU' intercapedine D dando luogo cosi a sgradevoli ema-
nazioni.
Al 9° 0 10° giorno, compiutasi la macerazione non vi ha che
da aprire il robinetto B messo in rapporto, per mezzo di un tubo,
col condotto fugatore del lavandino in modo quasi ermetico, o, co-
me talora, ho praticato in un recipiente dove si trovi del cloruro
di calce in polvere. Quindi si stabihsce una corrente continua di
acqua che entrata per il tubo E esce per il tubo 5, e cio si
pratica per uno o due giorni. Allora le ossa vengono estratte
e di parti carnose aderenti poco o nulla presentano. Si sottopon-
gono per qualche tehipo all' azione della soda al 10 7o ^^^^ tem-
peratura di 75° per ottenere la saponificazione del grassi, e quindi
si lavano e si strofinano accuratamente. Si espongono airtiria e si
ottengono ossa assai bianche e ben macerate. lo debbo pero avver-
tire che la saponificazione sopra accennata non e quasi mai suffl-
ciente ^1 digrassamento complete delle ossa e percio conviene dopo
asciugamento sottoporle all'azione della benzina servendosi dell' ap-
parecchio di Schwarz.
II descritto apparecchio presenta vantaggi non trascurabili e
- 71 -
principalmente : 1" possibibilita di effettiiare la macerazione delie
ossa in (lualunque tempo e in qualunque luogo ; 2- assoluta man-
canza di effluvi ; 3° economia, poiche basta una piccola fiammella
a gaz per mantenere la temperatura di 38°-40'' e perclie il reci-
piente per il suo costo non puo superare le lire 40; 4'^ rapidita di
esecuzione della macerazione e completezza di distacco delle parti
molli; 5" bianchezza delle ossa macerate con tale processo.
Ci e pervenuta una comunicazione del Prof. Paladin o, dal ti-
tolo " In difesa della nuova classificazione delle glandole da me pro-
posta. Osservazioni alle cofisiderazioni del Dott. F. Livini ,,. La pub-
blicheremo nel prossimo numero.
Studio collettivo del peso dell'Encefalo negli Italiani.
Elenco delle Osservazioni inviate:
2* Serie.
Dall'Istituto Anatomico di Siena Osservazioni N. 53
» di Sassari » ^ 3
» di Ferrara > » 32
Dal R. Ispettorato di Sanita Militare » . » 28
Totale N. 116
l" Serie Osservazioni N. 193
2a . » .116
Totale N. 309
NOTIZIE
PREMI E CONCORSI
La R. Accademia econoinico-agraria dei Georgofili in Firenze pone a con-
corso il seguente tema :
Illustrare, con iin lavoi'o monografico, gli Artropcdi entoinot'agi italiani
e investigare, con ricerche originali, se e fino a qua,! punto gli insetti ento-
inofagi stessi sieno in grado di moderare la moltiplicazione degli insetti no-
civi alle piante agrarie piu comunemente coltivate. Premio L. 1000. Scadenza
30 giugno 1906.
E stato conferito il premio Fossati di L. 2000 (Rigenerazione delle fibre
nervose periferiche nei vertebrati) al prof. A. Stefani per i suoi lavori suUa
proprieta delle fibre nervose di rnanteuere isolati i loro monconi centrali.
CosiMO Cherubini, Amministkatore-responsabile.
- 72 -
CHARLES CLAUSEN, Libraire-ilSditeur — TURIN
INSTITUT ANATOMIQUE DE FLORENCE, DIRIG6 PAR LE PROF. G. CHIARUGI.
D/ FERDINAND LIVINI
1" Assistant et Libre Decent d'Anatomie humaine
LE TISSU ELASTIQUE
DANS LES ORGANES DU CORPS HUMAIN.
1^^ MEMOIRE.
Sa distribution dans I'appareil digestif.
(Avec 7 Planches chromolithographiques et 1 Figure dans le texte).
Prix: L. 12,
Milano - Via G-. Revere, 2 - Milano
UNICA FABBRICA NAZIONALE
Dl MICROSCOPI ED ACCESSORI
DITTA FORNITRICE
di tutti i Gabinetti UniTersitari del Re§:no
MICROSCOPIO GRANDE MODELLO
con cremagliera, apparato Abbe, diaframma
ad iride, tavolino in ebanile, revolver, due
obbiettivi a secco 3 e 7*, uno ad immersione
omogenea V12"' *^"® oculari 2 e 4; il tutto
posto in elegante armadietto in mogano
L. 400
{ingrandimenti fino a 1000 diametri)
NuoYo oiieltiyo 7,5- SeDiiapocroniatico
IMMERSIONE OMOGENEA
Obbiettivo raccomandato per la grande po-
tenza e per la sua durata (Vedi Zeit-
schrift filr wissenschaft. Micros i;opie del
12 settembre 1894, Band XI, Heft 2)
Ij. 200 coi due oculari compensatori
4 ed 8.
CATALOGO GENERALE GRATIS
a seraplice richiesta
Pagamenti rateali menaili
pei Sigg. Ufficiali sa?iitan comunali.
Fu'enze, iy02. — Tip. L. Niccolai, Via Faenia, 4-1.
IonitoF8 Zoologico Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana
DIRETTO
DAI DOTTORI
GIULIO GHIARUGI EUGENIO FIGALBI
Prof, di Anatomia uniana Prof, di Anatomia coni|i. e Zoologia
nel R. Istitnto di Sttidi Super, in Kirenze nella R. Universita di Padova
Ufficio di Direzione ed Amministrazione : Istituto Anatomico, Firenze.
12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15.
XIII Anno Firenze, Aprile 190S N. 4
SOMMARIO : Sunt: e riviste: Galeotti G-., Sugli innesti fra tessuti ani-
mali. Kivista dei lavori italiani dal 1896. — Pag. 73.
CoMUNiCAZiONi ORiGiNALi : Faladino G-., In difesa della nuova classifica-
zione delle glandole da me proposta. — Orru E., Su di un rauscolo
sopranumerario e sulla disposizione delle aponevrosi del dorso della mano
nell'uomo. (Con 1 figura). — Cutore Gr., Di un embrione di polio con
amnios insafificientemente sviluppato ed estremo cefalico normale. (Con 2
figure). — Pag. 79-90.
Note bibliografjche: Beccari O., Nelle forests di Borneo; viaggi e ricer-
che di un Naturalista. — Lustig A.., Patologia generale. — Pag. 90-94.
Necrologio: Giovanni Inzani. (G. Romiti). — Pag. 94-95.
Notizib: Premi e concorsi — Pag. 95-96.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione.
SUNTI E RIVISTE
Sugli innesti fra tessuti animal!
Rivista dei layori italiaui dal 1S96
di G. GALEOTTI.
Lo studio del trapiantaraento di un tessuto organico in un altro tessuto
dello stesso animale o di animale di verso ottre un interesse grandissimo per
il chirurgo e per il biologo. Per il ])rimo giacch6 tale studio si riconnette alle
- 74 -
question! praticlie della riparazioue di certe lesioni, o della sostituzione di un
tessuto con uo altro per diff'erenti fini terapeutici ; per il biologo inquantoche
tali problemi riguardano intimamente !a adattabiliti delle cellule a vivere in
ambienti eterogenei, il grado della loro indipendenza biologica, le correlazioni
che sussistono tra i vari tessuti di un organismo, le influenze che oorte spe-
cie di cellule esercitano su altre, gli equilibri che si stabiliscono nei vari stadi
dello sviluppo ontogenetico di un essere tra i diversi elementi di cui questo
risulta composto.
Non e quindi sorprendente che la letteratura su questi argomenti sia di-
vennta ricchissima, e a tale letteratura i ricercatori italiani hanno abbastanza
largamente contribuito.
Nella presente esposizione bibliografica riunisco in vari gruppi i lavori che
tra loro hanno una certa comunanza di fini e di metodi.
Innesti di vari tessuti in organi ghiandolari.
Alessandri (1) fece numerosi trapiantamenti tra animali della stessa
specie (cani) usando tessuti gia a termine di sviluppo. Egli chiama omologhi
gli innesti fatti tra eguali tessuti, eterologhi quelli fatti tra tessuti different!.
Gli organi che servirono, sia come materiale d'innesto, sia come tessuto ospite
furono : fegato, testicolo, pancreas, ghiandole salivari, milza, glii>iiuljic liulati-
che, tessuto cellulare sottocutaneo.
Alcun! pochi di questi innesti attecchirono, ma la maggior parte ebbero
un resultato negativo, cioe si verifico una rapida e totale scomparsa del
pezzo innestato. Specialmente attecchirono e prosperarono gli innesti di milza
nel fegato.
Mo r pur go e Martini (2) innestarono pezzetti di cistifellea nel fegato.
Di 45 esperienze 29 dettero resultato positive, e 1' innesto ebbe per conse-
guenza la formazione d'un tumoretto, costituito da connettivo a vari gradi di
sviluppo contenente numerose cisti di grandezza variabile ; alcune cioe erano
microscopiche, altre eran grosse come un pisello. La parete delle cisti era
rivestita da un epitelio talvolta cilindrico, talvolta cubico o piatto ; sempre
pero ad un solo strato. Gli AA. affermano che la produzione di tali cisti e
dovuta all' accrescersi dell'epitelio in rigenerazione che si dispone in questo
modo particolare.
Le cisti si riproducono per germinazione, raai si trasformanoin zaffi so-
lidi, non presentano indizi di atipia, non invadono il tessuto circostante, ne
oltrepassano certi limiti di accrescimento.
Queste interessanti ricerche coUiminano con quelle posteriori di Galeotti
nel dimostrare che le cellule trapiantate conservano certe attitudiui architet-
toniche (in questo caso di costruire cavit4) anche se al momento dell'innesto
si potevano considerare come elementi perfettamente adulti.
Galeotti e Villa Santa (3) praticarono innesti di tessuti embrionali
(intestino, ghiandole salivari, pancreas, capsule surrenali, ovaio, testicolo) fi
namente dissociati in tessuti ad essi ontogeneticamente affini (fegato — reni)
appartenenti ad animali adulti e della stessa specie. Osservarono che gli ele-
menti innestati si moltiplicano e si sviluppano assai, dando luogo spesso a
considerevoli neoformazioni. Talvolta subiscono dapprima una sdifferenziazione
e tornan poi a diiiereuziarsi nel tessuto ospite, riproducendo sia il tipo piu
- 75 -
elevato normale dei tessuti da cui provennero, sia tipi, pure evoluti, ma per
qualche carattere different! dalle cellule normali.
Nella maggior parte dei casi le cellule trapiantate conservano, nell' am-
biente eterogeneo in cui sono venute a trovarsi, certe loro propriety fonda-
mentali e specialmente quella della capacity secretoria e dell'attitudine a co-
struire cavita ghiandolari, o cisti o anche tessuti piu cotnplessi, nei quali i
vari elementi mostrano la tendenza a disporsi secondo il tipo normale del-
I'organo a cui le cellule trapiantate appartenevano.
Questi resultati si ricollegano ai fenomeui di citotropismo e alle varie
forme di citotaxi che da Roux furono osservati e descritti.
Traina (4) innesto tessuti di embrioni nelle ovaie di cavia, scegliendo
specialmente il mascellare inferiore o superiore o le falangi dei diti nei pe-
riod! precedent! all'ossificazione, o pezzetti di pelle. In molt! casi I'A. pote os-
servare I'attecchimento e lo sviluppo del pezzo innestato, con grande aumento
e poi ossificazione dei pezzi cartilaginei, lo sviluppo di un'unghia in due casi,
la formazione di peli negli innesti con la pelle : ottenne insomma delle neo-
formazioni somiglianti alle cisti semplici e ai dermoidi deil'ovaio.
La produzioae delle cisti semplici, cbe secondo I'autore sono un prodotto
dei follicoli maturi, i quali non si son potuti rompere per 1' aumento di resi-
stenza della loro parete in conseguenza dall'infiammazione reattiva, e in stret-
to x'apporto con I'attecchimento e con lo sviluppo del pezzo innestato.
Da altra parte i resultati di queste ricerche possono in parte servire alia
spiegazione della etiologia dei dermoidi, che e ancora ignota e soggetta a di-
scussione.
L'A. su quest.5 rapporto osserva, come I'ovaio si presti assai bene per lo
sviluppo degii elementi trapiantati, sia per la sua abbondante irrigazione
sanguigna, sia per la grande attivita proliferativa del tessuto ovarico. I tra-
pianti che I'A. esegui contemporaneamente nella tiroide, nella cavity addo-
minale, nei testicolo, sotto la cute, ebbero resultato negativo e questo fatto
ha una notevole importanza per la spiegazione della frequenza dei dermoidi
e dei teratomi nell'ovaia.
Innesti tra tessuti ossei e cartilaginei.
Valan (5) trapanava il cranio di cani, di conigli, di cavie e poi riponeva in
sito il dischetto di osso tolto dalla corona del trapano. Pote os^ervare che il
l)ezzetto trapiantato cade in necrosi nelle parti centrali, meutre zone piu o
meno estese di ciascun tavolato dell'osso impiantato si conservano viventi e
veiigono incorporate da tessuto osseo di neoformazione, il quale finisce col
sostituire le parti distrutte. La neoformazione ha luogo mediante un giovane
tessuto di granulazione, proveniente dalla dura madre, dal periostio e dalle
caviti diploiche della porzione limitrofa del cranio. In questo tessuto neofor-
mato si esplicano poi attivita osteogenetiche, che son favorite dalla presenza
di sali di calcio.
Zoppi (6) fece trapianti di cartilagine interepifisaria e di cartilagine
d'incrostazione nella cartilagine interepifisai-ia della tibia di giovani coni-
gliotti (1 o 2 mesi di eta) e trovo che questi innesti attecchiscono, allorche
son fatti con raateriale tolto da altri conigli : il tessuto innestato da luogo
allora a neotormazione ossea e si ha il normale allungamento dell'osso.
- 76 -
La cartilagine d' incrDStazione non attecchisce se iion si innesta in un
ambiente favorevole, cioe la dovo fu tolta tutta od in parte la cartilagine
iuterepiflsaria. Gli innesti eteroplastici (da coniglio a cavia) eseguiti con le
stesse raodaliti non attecchiscono, e i pezzi trapiantati vengono a poco a
poco riassorbiti.
Innesti di ghiandole sesauali nella cavitd jjeritoneale.
Queste ricerche che furono iuiziate dal Kn a uer, dal G r iego rieff e dal
I'Arendt hanno una importanza biologica generale, in quanto si riferiscono
alle questioni che si agitauo intorno all'autonomia del plasma genninativo, o
alle influenze che esso puo subiro venendosi a trovare in ambienti eterogenei.
Uno dei primi ricercatori itaiiaiii che si siauo occupati di questo argomento
e il Marchese (7), il quale, in base ad esperienze, per vero dire non troppo
concludenti, afferma che I'ovaia, anche di animale adulto, e trapiantabiie da un
punto all'altro dell'organismo o anche da un animale all'altro, purche si sta-
biliscano condizioni necessarie alle vitalita di quest' organo. Egli creile che
i trapianti delle ovaie possano utilmente servire nella pratica per evitare i
disturbi general! che insorgono nella donna dopo la castrazioue.
Herlitzka (8) trapianti testicoli di tritone nella cavita peritonHale di
altri tritoni maschi o femrnine, sia durante 1' inverno, sia durante il periodo
della moltiplicazione. In ogni caso osservo che tutti gli elementi funzionali del
testicolo trapiaiitato degenerano e anche il connettivo stesso va parzialraento
in distruzione. I resti del tessuto subiscono un processo di organizzazione
da parte dell'organismo ospitante, mediante la neoformazione di vasi e di ele-
menti connettivali. L'A. crede che questo cattivo successo nel trapiantamento
dei testicoli possa dipendere da mancanza di stimoli trofici.
Piu tardi questo stesso autore (9) trapianto ovaie di cavie adulte nella
caviti peritoneale di altre cavie maschi e femrnine.
Trovo che 1 ovaia aJulta attecchisce, se trapiantata nello stesso iudividuo
da cui fu tolta, inentre dopo Tiunesto in altro individuo (tanto raaschio die fem-
laina) essa degenera in parte o totalmente. I vari elementi dell'ovaia dege-
nerano con maggiore o minore rapiditfi. II tessuto che piu tardi vien distrutto
e quello dello strato midollare, seguono il connettivo dell'albuginea o poi quello
del resto dello strato corticale : alquauto meno adattabile e I'epitelio gerrai-
nativo, meno ancora le cellule epitnliali rotonde dello stroma. Con maggiore
facility degenerano le cellule follicolari. Ma I'elemento che piu di tutti facil-
mente perisce e I'uovo.
Secondo I'autore questi resultati dimostrerebbero non ammissibile I'ipotesi
weismanniana dell' indipendenza del plasma gerrainativo, perche questo, tra-
sportato in qualsiasi ambiente, in cui gli fossero assicurati gli scambi nutri-
tizi, dovrebbe continuare a vivere e a prosperare.
E' tuttavia dubbio il valore di questo argomento, che si basa sopra un
resultato negative, poiche I'A. non tien conto delle influenze deleterie che certi
tessuti esercitano su altri, di3lle interferenze biologiche e degli antagonismi
che con tanta facility si stabiliscono, allorche organi diversi si portano a con-
tatto tra loro. La morte degli elementi dell'ovaia trapiantata puo non di-
pendere da incapacita di una vita indipendente, ma dal fatto die nel perito"
neo sussistono condizioni sfavorevoli per lo sviluppo degli elementi trapian-
- 77 -
tati. Anche un gerrae feoondo e capace di accrescimento pu6 morire se viene
a trovarsi in un ambient e inadatto.
Riguardo alle uova, che secondo I'A.piu facilmente periscono, vi e da
notare, che questo e appunto il reperto che si poteva prevedere, tenendo conto
della legge che tanto minore e la probabilita di attecchimento, quanto mag-
o-iore e il grado di differenziazione e di specificita raggiunto dagli elenaenti
trapiantati. Le uova son cellule altamente differenziate e sebbene, secondo
Weismann, contengano tutto il plasma germinativo per lo sviluppo ontoge-
netico di tutto ua organismo, nondimeno negli animali superior! sono inca-
paci di far cio finche non e avvenuta la fecondazione. In altre parole la lore
indipendenza biologica comincia con la fecondazione ; se questa non avviene
le uova sono, in ogni caso, indubbiamente destinate a perire.
Foa (10) innesto un testicolo di un cane di 3 giorni nella cavita peri-
toneale di un altro cane (che poi uccise dopo 1 mese), e pezzetti di un testi-
colo di un cane adulto nell'altro testicolo dello stesso animale o nei testicoli
di un altro cane. In ogni caso osservo la scomparsa del tessuto innestato e
la sua sostituzione con connettivo cicatriziale, talche I'A. conclude: « il te-
sticolo sia embrionale che adulto non attecchisce negli innesti sia innestato
complete nella cavity addominale sia a frammenti nella compagine di un altro
testicolo e il resultato e egualmente negative negli innesti autoplastici e ne-
gli omoplastici.
Innesto poi (11 e 12) ovaie embrionali nella cavita peritonale di cavie gio-
vani ed adulte maschi e feramine ed ottenne, fra altro, questi resultati :
1." Che gli innesti con ovaie embrionali attecchiscono tanto nelle fem-
mine giovani quanto nelle adulte : nel primo caso pero 1' ovaia conserva presso
a poco la stessa struttura e lo stesso grado di sviluppo che aveva quando
venne innestata, nel secondo caso essa raggiunge presto la struttura d' una
ovaia adulta. Queste ovaie cosi accresciute in sedi anormali conservano la
loro funzionalita, e posson fornire uova che poi possono emigrare nell'utero.
2." L'ovaia embrionale innestata in un organismo maschile conserva
per un po'di tempo la sua struttura embrionale poi procede un po' nello svi-
luppo, ma in un periodo di tempo che poi varia dai 90 ai 170 giorni regre-
disce e si atroHzza progressivamente fino alia completa atrofia.
Queste belle e important! ricerche dimostrano quanto per I'attecchimento
degli innesti valga la natura dell'ambiente che circonda immediatamente il
tessuto innestato e come quest'ultimo sia sottoposto all'influenza delle azioni
reciproche che si esercitano tra i vari tessuti ed organi e riiienta delle difie-
renze che esistono tra gli organi e gli ambienti cellulari di animali di sesso
diverse e della stessa specie.
Ricerche sulla vita propria delle cellule.
Le questioni degli innesti si riuniscono poi ad altre interessanti ricerche
intorno alia cosi detta vita propria delle cellule^ ricerche che vennero iniziate
da Vi re how 0 da K 6 Hiker in Germania e da Ma ntegazza e da Bizzoz-
zero in Italia, e raggiunsero adesso una iraportanza particolarissiraa dopo
gli studi piu recenti del Wentscher e del Grawitz.
Se infatti si conservano per vario tempo pezzetti di tessuti distaccati da
uii organismo e poi si innestano convenientemente in un ambiente adatto, si
- 78 -
pu6 dalla loro capacita di attecchire trarre argomento per determiaare la
durata della vita di questi tessuti dopo il loro distacco,
Su questo proposito ricordiamo due note di Pozzolini (IB e 14), il quale
trapianto lembi di pelle freschi o conservati sopra piaghe granuleggianti
asettiche del dorse di cani e ne studio istologicamente I'attecchimeiito.
Interessanti sono i resultati positivi di innesti falti con lembi conservati
in soluzione fisiologica di NaCl per un tempo variabile dalle 24 ore fino a 6
giorni. Anclie dopo una permanenza dei lembi nella soluzione fisiologica
durante 10 giorni, secondo I'A., rimangono vive alcune cellule epiteliali e son
capaci di dare mitosi.
Gli innesti di lembi conservati a lungo (11 giorni) attecchiscono meglio
se questi lembi sono stati mantenuti alia temperatura di 0". AH' incontro al-
cuni lembi conservati secchi per soli due giorni si mostrarono meio adatti
per il trapianto di quelli conservati in un ambiente uraido per circa 6 giorni.
Si puo quindi coucludere che le cellule dell' epidermide di cane possono
seguitare a vivere (probabilmente di una vita latente) anche 11 giorni dopo
il loro distacco daH'org-anismo.
Bibliografia
(1) Alessandri — Innosti di tessuti viventi adulti ed enibrionali in alcuoi orgi\ni del corpo. — It
Potirlinico, i896, Vn!. 3, p. 253 e 1897, Fasc. 7, p. 3S'9.
(2) Morpurgo e Martini — Innesti di pareti di cistifellea noUa sostanza del fegato. — Atli d.
R. Ace. dei Fisiocritici in Siena, S. IV, Vol. XII, iOOO, p. 307.
(3) Galeotti e Villa Santa — Sugli innesti di cellule embrionali, tra tassuti ontogenetica-
mente affini. — Arch. f. Entwtckelungsmecha nil- der Organis ne>i, 1902, Vol. XIII, Fasc. 1 e 2.
(4) Traina — Sugli inuesti di tessuti embrionali nell'ovaio e sulla produzione delle cisti ovariche. —
Giornale della H. Ace. di med. di Torino, 1901. N. 4 e Arch. p. le Se. medicha, Vol. XXVI,
1902.
(5) Valan — Sull' innesto dell' osso nel cranio. — Arch. p. le Se. med., 1898, Vol. XXII,
pag. 341,
(fi) Zoppi — Del trapianto della cartilagine interepifisaria. Della sostituzione della cartilagine in-
terepifisaria con cartilagine artroidale d' iacrostazione. — Arch. p. le So. Med., Vol. XXIV,
N. 21, 1900.
(7) Marchese —Sulla trapiantazione delle ovale — Arch. Hal. di Ginecologia, A, I, 1898, p. 340.
(8) Herlitzka — Sul trapiantamento dei testicoli. — Arch. /'. Enlwickelungsmechanik der Orga-
niamen. Vol. IX, fasc. 1, 1899.
(9) Herlitzka — Ricerche sul trapiantamento II trapiantamento delle ovale. — Nel voluibe pub-
blicato per le teste giubilari del prof. Luciani. liOO.
(10) C. Foa, — Sul trapiantamento dei testicoli — Rivisla di biologia generale, N. 4-5, Vol. Ill,
1901.
(11) C. Foa — L' innesto delle ovaie in rapporto con alcune question! di biologia generale. — Ri-
vista di Se. Biologiche, N. 6-7, Vol. II, 1900.
(12) C. Foa — Suir innesto delle ovaie. — Rtvista di Biologia generale, N. 4-5, Vol. Ill, 1901.
(13) Pozzolini — Sugli innesti cutanei. — Gazzella degli Ospedali, N. 87, 1900,
(14) Pozzolini — Sugli innesti cutanei. — Lo Sperimentale, An. LIV, 1900, f. 5.
79
COMUNICAZIONI ORIGINALI
Pkof. GIOVANNI PALADINO.
In difesa deila nuova classificazione deile glandole da me proposta
OSSEUVAZIOM AI.LK CONSIDEBAZIONI DEL DoTT. F. LIVINI.
Ricevuta ii 23 marzo 1902.
fi vietata la riprodiizione.
II dott. Livini nelF ultimo numero di questo Giornale (') a pro-
posito della nuova classiflcazione delle glandole da me proposta fa
delle considerazioni secondo le quali non conviene in alcuni punti
della stessa. Avrei potuto abbandonaiie all' apprezzamento critico
degii studies! di ogni ordine nel campo della biologia, ma poiche
r argomento e interessante e le cognizioni possono solo progredire
dal cozzo delle varie opinioni, cosi mi affretto a sottomettere ai
lettori del Monitore ^oologico le seguenti osservazioni in contraddit-
torio di quanto ha scritto il dott. Livini.
E perche il lettore possa avere sott' occhio tutti i termini della
questione comincio col ricordare il genuine mio pensiero, riportando
due brani della mia Nota. (^)
" La classificazione che si fa oggigiorno delle glandole e molto
„ incompleta e difettosa. Gran numero di tali organi resta escluso
„ dal gmppo a causa che si mette a fondamento della loro deflni-
„ zione il solo criterio morfologico, e questo neppure apphcato in
„ tutta la sua estensione. Mentre, come per tant' altri argomenti
„ della morfologia, al criterio anatomico bisogna accoppiare il fisio-
„ logico alio scope di giungere a risultati piii esatti ed in ogni case
„ meno incompleti.
„ Come corollario dei precedent! stud!! istologic!
„ ed embriologici la glandola e considerata quale un derivato epite-
„ Hale le cui cellule sono in massima distese su di una membrana
„ propria circondata di vasi sanguigni e linfatici e fomita di nervi,
(*) Livini Fr. — A proposito di una nuova classificazione delle ghiandole proposta d;il
prof. Pa 1 a din o. — Monitore zoologico. Anno XIII, Nuni 2.
nPaladino G. — Per una inigliore classificazione delle glandole. Hotm. — Rendiconlo
della R. Accad. delle Scienze fisiche e mat, di Napoli. Luglio 1901.
- 80 -
„ e provengono dall' epitelio di rives timento mercu propaggini chc
,. si approfondano nel connettivo sottostante, ditalche la parte
„ principale di una glandola e adunque rappresentata dall' epitelio,
.. enchima glandolare, disteso in massima sulla membrana propria
„ glandolare fornita di vasi e di nervi ed anche in alcune di miiscoli.
„ A norma di cio che precede le glandole sono state divise in
„ tre gruppi, che sono : 1) glandole tubulari ; 2) glandole acinose e
„ 3) glandole a follicoli chiusi deiscenti (ovaia) e uon deiscenti (ti-
„ roide).
„ Intanto restando nei limiti del concetto istologico delle gian-
„ dole e considerando die la costruzione glandolare ha per iscopo
„ di moltiplicare significantemente la snperficie di socrezione, il che
,, non si ottiene soltanto invaginando e sottraendo una massa epi-
„ tehale all' azione imraediata degh agenti esterni ne colla llessione,
„ ravvolgimento, divisione e dilatazione terminale (acino) del tubi,
„ cosi si deve dire che vi sono due tipi di glandole cioe : 1) a tipo
„ rientrante ; 2) a tipo sporgente.
„ Appartengono al prime : a) le glandole tubulari ; b) le glan-
„ dole acinose; c) le glandole folhcolari chiuse; mentre appartengono
„ al secondo: d) le glandole villose, e, qual grade di transizione tra
„ r uno e r altro, e) le superflcie giandolari hsce.
„ Benche cosi inteso il gruppo delle glandole e
„ gia moito piu esteso di quelle ammesso nelle scuole, pure non le
„ abbraccia tutte. Le glandole linfatiche, le ematopojetiche non vi
„ sono comprese, mentre pure lo dovrebbero essere a norma del
„ concetto fisiologico degh organi giandolari. Di fatti fisiologica-
„ mente la glandola e un organo, che produce un secrete non uti-
„ lizzato dair organo secretore e differente per stati fisici e per
„ composizione chimica e morfologica nonche con ufflzio sempre
„ utile all'organismo.
„ D'altra parte non deve trascurarsi di considerare che V eii-
„ chima o il parenchima glandolare ha diversa derivazione e da (jue-
„ sto pun to di vista le glandole si dividono nel gruppo di quelle a
„ fondo arclilblastico (tutte le predctte a base epitehale) e nel gruppo
,, di quelle a fondo pxtrahlastico (tutte le glandole hnfatiche c le
„ ematopojetiche). Grlandola intermedia poi tra I'uno e 1' altro gruppo
„ e il timo, il quale s' inizia con propaggini epiteliah degli archi
„ branchial! e si svolge e si completa con I'aggiungersi in prevalentc
„ misura dcH'olemento ])arab]astico o mesenchimatoso „.
Premesso cio, passiamo alle considerazioni del dott. Livini.
1. Questi comincia col non ammettere il 3^ gruppo di glandok;
- 81 -
da me dette miste, il cui rappresentante sarebbe il timo, fatto come
si sa dai corpuscoli di Has sail, residui dell'elemento archiblastico,
e per tutto il resto della massa fatto daU'elemento linfoide o para-
blastico.
Poggia questo suo modo di vedere sul lavoro di Beard che fa
l)rovenire gli element! linfoidi del timo dalla trasformazione dei suoi
elementi epiteliali, elementi linfoidi che poscia per consecutiva mi-
grazione finirebbero per dare tutte le cellule linfoidi del corpo!
Ora dato e non concesso che sia da ammettersi questa sola
origine degli elementi linfoidi o mesenchimatosi, non vedo la ragione
per negare la base al gruppo delle glandole miste, cioe di quelle
glandole costituite dalla concorrenza dell'elemento archiblastico e
parablastico. Tanto varrebbe negare I'esistenza dei tessuti parabla-
stici 0 mesenchimatosi solo perche questi sono tessuti secondarii
provenienti dai tessuti epiteliali o primitivi. Ma poiche sarebbe un
madornale errore negare 1' individualita dei "tessuti mesenchimatosi,
nonostante la lore provenienza epitehale, cosi del pari sarebbe piii
che errore negare la individualita dell' elemento parablastico o me-
senchimatoso nella costituzione del timo.
Nel case in esame non si tratta dell' origine dei costituenti del
timo, SI bene del loro carattere e deha concorrenza loro alia co-
stituzione di esso, e negare questa individualita, mi pare confon-
dere cose che vanno divise e non apprezzare al giusto valore que-
stion! di ordine differente.
2. II dott. Livini non la fa buona neppure al 2^ gruppo da
me stabihto, cioe quelle delle glandole a fondo parablastico, e cio
per il pregiudizio scolastico che la glandola sia un organo pluricellu-
lare differenziato a spese di un epiteho di rivestimento.
Ma e procisamente questo dogma tradizionale che io ho voluto
combattere in omaggio al fatto che la glandola e un organo di la-
voro, il cui prodotto morfologico o chimico viene ad essere versato
0 direttamente nelle cavita del corpo ecc. o direttamente nel san-
gue, e la sua costituzione puo avere a base o I'epitelio o il tessuto
linfogeno.
Nessuno puo negare che come vi sono glandole a fondo archi-
blastico, il cui prodotto in toto si versi direttamente nel sangue (ti-
roide) o soltanto in parte (fegato), cosi vi sono glandole a fondo pa-
rablastico i cui prodotti arrivino direttamente nel sangue.
Nessuno puo con fondamento negare che il carattere di un or-
gano sia dato non solo dalla sua morfologia ma altresi dalla sua
funzione, e come gh organi elettrici ad es. non perdono il loro ca-
rattere non ostante che provengano inizialmente da muscoli, cosi
le glandole sono organi secernenti, sono organi elaboratori a benefi-
zio deir organismo non ostante chs talora non abbiano a tessuto
fondamentale Tepitelio.
I rapporti genetici servono a stabilire legami originarii di pa-
rentela tra gli organi, ma non devono e ne possono serviro a sta-
bilire identita funzionale, e ne tampoco una ftimiglia cosi estesa e
cotanto complessa come quella delle glandole la si deve conflnare,
come fin oggi si e fatto, ad un gruppo di organi a base epiteliale.
1/ obbiezione del dott. Livini alia mia estensione del concetto glan-
dolare e figlia di un vero pregiudizio scolastico.
3. II dott. Livini accetta poi il mio prime gruppo suddiviso in
glandole a tipo rientrante^ in glandole a tipo sporgente ed in glandole
a superficie liscia. Senonche qui trova da sostituire gli esempi da
me addotti con quelli che egli ricava dai suoi studii sulla mucosa
tracheale della Lacerta mnralis e d^WAnguis fragilis. E veramente
io non voglio contraddirlo in quanto ritiene che quel punti della
mucosa tracheale della prima possano rappresentare quelle che io
chiamo glandole a tipo sporgente, e quel punti deha mucosa tra-
cheale della seconda possano servire di esempio alle glandole da me
dette a superficie liscia, od in altri termini glandole di transizione
tra il tipo rientrante ed il tipo sporgente, sebbene le sue figure il-
lustrative siano lontane dal rafflgurare un epiteho in attivitd g/iian-
dolare come del resto Io descrive.
Mi preme solo di difendere gli esempi da me addotti, che se
non sono i soli, ed io potrei moltiphcarh, mi paiono sempre molto
appropriate
Ed invero i villi intestinal!, oltre di essere radicette assorbenti,
sono organi secernenti tanto per queUo che versano suDa superficie
intestinale quanto per le modificazioni che determinano nei peptoni
pria che quest! passino nel sangue e nel chile come ordinarie so-
stanze albuminose. Ed e da far le meravighe che il dott. Livini
abbia atteso i pregevoh lavori del Mingazzini per apprendere que-
sta parte del lavorio deU'epiteho intestinale, come altresi non e da
meravigharsi meno che una tale sorpresa non gli abbia fatto scor-
gere che questa parte della funzione deU'epitelio intestinale sia da
paragonarsi alia secrezione interna di altre glandole e sopratutto del
fegato.
Ne meno appropriate esempio e quelle delle capsule sinoviali
colle loro sporgenze e colla lore superficie interna. II dott. Livini,
poggiandosi sulle ricerche di Banchi, che hanno confermato quelle
- 83 -
di Hiieter, Ha gen-Torn, Hammar, nega assolutamente iin ri-
vestimento epiteliale od endoteliale alle membrane sinoviali e quindi
per esse non si puo parlare, secondo lui, di glandole.
lo non conosco il lavoro del Banchi, che fu forse pubblicato
contemporaneamente al mio, ma sapevo perfettamente tutta la let-
teratm-a anteriore e sopratutto il lavoro di Hammar. Senonche le
conclusioni di questo ricercatore intese a dimostrare nuda la faccia
interna delle capsule sinoviali, non rivestita cioe ne di uno strato
epiteliale e ne endoteliale, non mi parvero fondate, tanto piii che
appena pubblicato il lavoro di Hammar nel 1894 fui indotto ad
iniziare delle indagini di esplorazione e constatai subito che le cap-
sule sinoviah e sopratutto le villosita di queUa del ginocchio, della
scapolo-omerale ecc. sono rivestite di epitelio o di endoteho qua e
la perfino a piii strati, e non pensai piii ad insistere su un tale
studio, perche generale era il consenso della maggior parte degli
scrittori d' Istologia e di Anatomia sulla presenza di un rives timento
endotehale delle capsule o membrane sinoviah. Non ha pensato poi
il Livini che appighandosi cosi vigorosamente a questo esempio
gettava a mare tutta la sua contraria disposizione ad ammettere
il lavorio glandolare ah'infuori dell'epitelio. Seguendo 1' Hammar
la sinovia sarebbe un prodotto della membrana sinoviale che tanto
in superflcie quanto negh strati profondi non risulta secondo lo
stesso che da elementi connettivali.
Coir istessa inconseguenza dubita che I'ovaia sia una glandola
e non ammette che I'uovo possa essere considerate come un pro-
dotto di elaborazione morfologica della stessa.
Dopo cio che precede amo sperare che il dott. Livini, ritor-
nando sull'argomento con piili equanimita e senza preoccupazioni di
sorta, flnira per darmi interamente ragione, e si unira a me per di-
VLilgare quehe che mi pajono le migliori idee sulla classificazione de-
gh organi glandolari.
Napoh 21 marzo 1902.
- 84 -
DoTT. EFISIO ORRU
SKTTORE NELLISTITOIO ANATOMICO DELLA R. UNIVliKSITA Dl CAGLIARI.
Su di un muscolo sopranumerario
e sulla disposizione delle aponevrosi del dorso della mano nell'uomo
(Con 1 figura)
Kicevuto il 17 Marzo 1902.
fi vietata la riproduzioiie
Tra le namerose varieta muscolari, die piu fi'tuiiientemente, si
incontrano nei miiscoli della mano, la mia attenzione e stata atti-
rata da un muscoletto (ved. fig.), che con molta frequenza riscontrai
1.2. 3. Le prime falanyi iloiif prime tre dita; — m. m\ Muscoli interossei; — o, Muscolo auonialo;
— t, Suo tendine; — d, Tendini dell' estensore delle dita; — o, Ossa del carpo.
- 85 -
nei cadaveri dissecati in quest' Istituto Anatomico. Nel 2^ spazio
interosseo dorsale, piu superficialmente ai muscoli interossei, ho os-
servato spesso un fascio muscolare, che si poteva dissecare comple-
tamente dagii interossei, essendo qiiesti ultimi ricoperti dalla apo-
nevrosi, e che per mezzo di un tendine sottilissimo, che talvolta
potei seguire sino al margine radiale della 1^ falange, alia sua estre-
mita prossimale, ed altre volte I'ho visto unirsi al tendine del mu-
scolo interosseo dorsale. Nella sua parte prossimale poi questo mu-
scoletto si inserisce ad un foglietto aponeurotico, che si puo dissecare
lungo tutto il carpo.
Volendo avere un' idea della frequenza di questa varieta dissecai
le mani degh ultimi nove cadaveri, che furono portati a questo Isti-
tuto, e su quattro di essi trovai questo muscoletto ; in uno, in tutte
due le mani, negli altri in una sola mano. In una mano trovai pure
un piccolo muscoletto, che presentava i caratteri del precedente, nel
4*^ spazio interosseo dorsale, ma che pure inserendosi prossimalmente
all'aponevrosi gia notata, distalmente s' inseriva al margine cuhitale
del 4° metacarpo, completamente separato nella sua superficie su-
periore, dai muscoh interossei per I'aponevrosi, che ricuopre questi
muscoli.
Sebbene io abbia consultato i migliori trattati di anatomia umana,
pure non trovai menzionata questa varieta, che io ho osservato con
tanta frequenza. Consultai pure alcuni trattati d'anatomia comparata
per poter trovare un nesso tra questo muscolo e qualche forma cor-
rispondente nella scala zoologica ; ma anche qui fui completamente
deluso, non trovai niente, che mi facesse supporre un ricordo atavico
di questo muscolo.
Ma esaminando la disposizione delle aponevrosi dorsah del piede
e della mano ed i rapporti rispettivi di queste con il pedidio e col
muscolo sopranumerario descritto, ed inoltre le varieta, che puo pre-
sentare il pedidio, io venni alia conclusione, che si possa con molta
probabihta ammettere questo muscolo, come traccia del corto esten-
sore dehe dita, spesso descritto anche nella mano ed omologo quindi
al pedidio.
Nel piede vengono descritte tre aponevrosi distinte, nella faccia
dorsale : 1^ I'aponevrosi superflciale ; 2° I'aponevrosi media o del pedi-
dio; 3" I'aponevrosi profonda.
1° L'aponevrosi superflciale ricuopre tutta la faccia dorsale
del piede e si continua in alto col legamento anulare anteriore.
2° L'aponevrosi del pedidio, lamina cellulosa estremamente sot-
tile, ricuopre la faccia superflciale del muscolo, I'arteria pedidia ed il
- 86 -
nervo tibiale anteriore, passa sotto il tendine dell'estensore proprio
dell'alluce e si termina nell' aponevrosi superficiale, al di sotto di
questo tendine.
30 L'aponevrosi profonda, aponevrosi interossea dorsale, sotto
giacente al pedidio, ricuopre gli interossei e la faccia dorsale dei me-
tatarsi.
Nel dorso della mano invece, vengono descritte due aponevrosi,
una superficiale, che fa seguito, superiormente, al legamento anulare
dorsale e inferiormente si continua nelle dita colle guaine fibrose dei
tendini degli estensori.
L' altra profonda tappezza la faccia posteriore degli interossei
dorsali ed e una lamina cellulosa di estrema sottigliezza, sovente
difficile a separare dai muscoli sottostanti (Poirier).
Alcuni autori considerano come un' aponevrosi dorsale media
(Morel e Math. Duval) il fogiietto cellulare, che unisce i tendini
degli estensori tra loro.
Per cio che riguarda le varieta del pedidio, gli autori notano,
che con frequenza si osservano dei fasci sopranumerarii e questi
fasci possono essere tendinei e provengono allora dallo sdoppiamento
di un tendine normale oppure fanno seguito ad un corpo carnoso.
L'apparizione di un corpo carnoso sovranumerario puo prodursi
sopra, non importa qual punto, della regione tarso-metatarsea, ma e
tra il prime fascio ed il secondo, che si sviluppa piii generalmente ;
questa disposizione ed an che l'apparizione d'un fascio pel 5"^ dito
costituiscono le due anomahe piti interessanti di questo gruppo.
Quanto alia terminazione di questi fasci sopranumerarii il Te-
stut (1) dice " i tendini di qualche fascio normale 0 sopranume-
rario del pedidio possono terminare sulle ossa del metatarso, in un
punto generalmente poco distante dell' estremita anteriore e dorsale
di quest' osso. Essi possono perdersi negh spazi interossei ed in
questo case 0 il loro tendine si divide in fllamenti neh' aponevrosi
interossea, oppure la loro estremita carnosa si confonde interamente
con i muscoh interossei „.
Si possono trovare anche dei fasci cuneo 0 cuhoidi met-.itarsici,
che il Ledouble inclina a considerare come lembi di pedidio male
sviluppati.
Cio esposto io ritengo che, la descrizione che si fa delle apo-
nevrosi dorsah della mano sia inesatta. Anzitutto non capisco come
nella mano sia considerata aponevrosi dorsale media lo strato di con-
nettivo, interposto tra i tendini estensori, montre invece non viene
considerato come tale nel piede dove pure lo stesso fatto si verifica.
- 87 -
lo mi sono persuaso in seguito a parecchie preparazioni, ese-
guite specialmente nelle mani degli individui, che presentavano la
suddescritta varieta, perche erano piu robuste, e le aponevrosi rese
piu resistenti, perche tenute per alcuni giorni in im bagno di for-
malina diliiita nell'acqua, che le aponevrosi del dorso della mano
hanno una disposizione identica a quelle del dorso del piede e che
si debbano considerare in essa tre distinte aponevrosi. La prima su-
perficiale che e quella comunemente descritta nei trattati, la media
si trova al di sopra del tendini dell' estensore comune, ricuopre il
carpo ed il metacarpo ed i muscoli sopranumerarii che ho superior-
mente descritto. La terza aponevrosi e la profonda e ricuopre i mu-
scoh interossei.
I muscoletti descritti nel dorso della mano si trovano ricoperti
dall'aponevrosi media, come il muscolo pedidio nel piede che viene
pure ricoperto dall'aponevrosi media. Per questa topografl ca rela-
zione io incline a ritenere i detti muscoli come probabile avanzo di
fasci del corto estensore delle dita della mano, fasci che pure si
possono trovare nel piede.
Bibliografia
(1) Richard O w e n — On the Anathomy of vertebrates.
(2) Chauveau — Traits d'aaatoinie conipart^e des animanx domesfiques.
(3) Testut — Les anomalies musculaires chez I'homme.
(4) Vogt-Yung — Traits d'Anatomie compares pratique. Paris 1888.
(5) Gegenbaur — Manuel d'Anatomie compar^e.
(6) Gegenbaur — Traits d'Anatomie humaine. Paris., 1889.
(7)Bardeleben Karl — Ueber die Haad-und Fuss-muskeln der Saugethiere, besonders die
des Fraepollex und Postminim'JS. Anal. Ameiger, V. B. 1890, p. 435.
(8) Romiti G. — Trattato di Anatoniia dell' uomo.
(9) Debierre — Trattato elementare d' anatomia dell' uoino.
(10) Testut — Trattato di Anatomia umana.
(11) Poirier — Traitt? d'anatoniie humaine. Paris.
(12) Quain I. — Trattato coinpleto di anatomia umana.
ISTITUTO ANATOMICO Dl CATANIA (PROF. STADERINl).
DOTT. GAETANO OUTORE aiuto
Di un embrione di polio con amnios insufficientemente sviluppato
ed estremo cefalico normale.
(Con 2 figure).
Hicevuta il 23 Marzo 1902.
E vietata la ri]iroiluzione.
Fra le tante clottrine escogitate riguardo all'etiologia delle mo-
struosita cefaliche che si comprendono nel gmppo delle acranie, mi
occorre ricordare quella sostenuta da teratologi insigni, quali il Pa-
num, il Perls, il Dareste, ilMarchand ed altri, che ritengono le
acranie doversi attribuire alia compressione esercitata suirembrione
dair amnios insufficientemente sviluppato. Secondo tale modo di ve-
dere, non e necessario ammettere la formazione di quelle aderenze
0 briglie amniotiche, i cui effetti di trazione suH'embrione avevano
richiamato I'attenzione dello St. Ge offroy Saint-Hilaire sin dal 1822.
Se I'amnios, dicono i sostenitori della compressione, si sviluppa
molto lentamente, il cappuccio cefalico, che e il prime a formarsi,
verra a contatto con I'estremo cefalico dell'embrione e poiche que-
sto continuera a crescere e non potra estendersi in lunghezza diven-
tera mostruoso, specialmente nella testa.
I casi in cui le flessioni del tronco, le deformita degii arti, la
persistenza e le straordinarie dimensioni deH'ombehco amniotico si
trovassero insieme con mostruosita della testa, consistenti special-
mente in difetti del cranio, costituirebbero certamente la migliore
conferma di tale dottrina, considerata in rapporto alle acranie.
A me intanto accadde di rinvenire fra alcuni embrioni di polio,
ricavati da uova poste ad incubare nolle condizioni ritenute comu-
nemente normah, un embrione dell'eta di 5 giorni e 7 ore, lungo
10 mm., vivente, il quale sin dal primo esame apparve mostruoso.
Esso era affetto da un grade notevole di celosomia: nella sua fac-
cia ventrale oltre I'allantoide, che si trovava spostato a sinistra,
iii notavano verso destra piccolo rilevatezze globose date da visceri
- 89 -
posti fuori della cavita toraco-addominale. Nelle sezioni istologiche
che ho praticato di tutto rembriono, ho potato constatare che tah
rilevatezze erano date dal cuore e dal fegato. Lo stomaco era poco
sviluppato. L'embrione, tenuto in una vaschetta con hqiiido, ten-
deva a poggiare con una certa stabihta sulla sua superficie dorsale.
Quivi esisteva un largo ombehco amniotico, il cui margine, presso-
che circolare e ripiegato aU'esterno, costituiva una comoda base
ah' embrione. Di esso, in fondo all' ampia apertura dell' ombelico
amniotico, rimaneva alio scopei'to la superficie dorsale, ripiegata su
se stessa in forma di S capovolta ed inoltre gran parte dei due
arti superiori contorti, appiattiti ed addossati in tutto il lore de-
corso al cor])!) deireni])rione.
,*."*
^^^^4/
(7.-/-_„..,
ffll.
/L^....
all.
~<Sjt^
V,
£•>*%<>/
Fig. I. Fig. II.
Faccia ventrale dell'embrione Faccia dorsale dell'erabrione
c. cuore; — f, fegato; — all. allautoide ; — o. a., ombelico amniotico; — s. d , superflce dorsale
deU'embrione.
Tutti questi particolari ho cercato di rappresentare fedelmente,
ina inolto ingranditi, nei due disegni qui riprodotti, i quali mostrano
conic Tamnios si addossasse strettamente e da tntte le parti aU'em-
l)rione.
L'arresto di sviluppo dell'amnios veniva altresi confermato e
dava nel contempo ragione della mancata chiusura deUe pareti to-
raco-addominali e della persistenza del largo ombelico amniotico.
(^Hiest'cmlniono pertanto dimostra come con un notevole arresto
di sviluppo deH'amnios, tale da poter dare ragione di deformita in di-
- 90 -
verse parti deH'organismo, si possa rin venire la testa perfettamente
normale, quale a me parve doverla considerare tanto nella confor-
mazione esterna, quanto nella struttura delle sue varie parti.
La constatazione di un sol case avrebbe certamente poco va-
lore per poter confutare la teoria della compressione amniotica con-
siderata quale causa di acrania, ma il case a me sembra degno di
nota in quanto e capitato sotto la mia osservazione subito dope lo
studio che avevo fatto di uno scheletro umano mostruoso (1), in cui
con il piii alto grade di acrania, associata a rachischisi superiore, la
colonna vertebrale, considerata nel suo insieme, non presentava
alcun accenno di curvature anomale o piu del normale accentuate.
Queste due osservazioni tenderebbero dunque ad inflrmare da
punti di vista differenti, per quel che si riferisce alie mostruosita
cefaliche, una dottrina che per altro da lungo tempo ha moiitato
delle obbiezioni di molto valore, sulle quah non credo di dovermi
era intrattenere.
Non nego intanto che alcune volte i difetti di sviluppo della
testa si possano mettere in relazione con difetti di sviluppo del-
I'amnios, come non nego che altre volte quah momenti etiologici
possano ritenersi o delle alterazioni vascolari, o un processo di idro-
cefaha (Morgagni), o I'arresto di sviluppo dell'embrione per se stesso
(Dareste), o I'azione di briglie amniotiche (St. Geoffroy Saint-Hi-
laire).
NOTE BIBLIOGRAFICHE
Beccari 0. — Nelle foreste di Borneo ; viaggi e ricerche di un Naturalista.
Firenze, Tip. Landi, 1902, 662 pag., con figure e tavole.
Oltre sette lustri sono passati da che I'Autore sbarcava all' isola di Bor-
neo (1865), nella quale, facendo da par suo opera di Naturalista, trascorreva
proficuamente un triennio. II libro, che nai ra il viaggio e le ricerche dello
Autore nella grande isola equatoriale, vede soltanto ora la luce, ma e pieno di
freschezza e di attualita, come se trattasse di cose di ieri.
Beccari e un botanico, e botanico il cui nome e ormfd onorevolmente e
stabilmente segnato nella letteratura scientifica ; si capisce, quindi, che il
libro poi'ta il carattere, che nel suo Autore piu eccelle. Ma il botanico uon
si dimentica mai di essere un Naturalista in genere, un osservatore sagacu,
(') CvUore '' . Lo scheletro di nn feto umano acranico (cod due fitriire), — Atti deU'Accad
Gioenia, Serie IV, vol. KV, Memoria I.
- 91 -
e un artista. Nel libro, per ci6, sono cose interessanti di Zoologia, di Mine-
ralogia e Geologia, di Geografia, di Etnologia ; sono considerazioni acute ed
argute di varia indole; sono vari i tocchi, nei quali si rivela 1' amante del
bello ; la narrativa corre sempre interessante e piacevole.
Beccari percorse quella regione di Borneo, che va col nome di Regno o
Stato di Sarawak, la quale davvero raigliore ill ustra tore non poteva aspet-
tarsi.
Come seducono quelle descrizioni delle dense, inviolate foreste, con i loro
alberi iramani, le loro liane, le loro umide ombre solenni e misteriose !
Mentre che narra e descrive ed accumula risultati di indaginl, 11 Boccari
nel suo libi'o tocca ancbe questioni di filosofia uaturale.
E si comprende : quel rigoglioso mondo vivente non puo non far sorgere
nella raente del Naturalista il vecchissimo e pur sempre nuovo e giovanetto
probleraa della genesi degli organismi. Fu la, in quelle selve, che Wallace
venne a quelle sue vedute sull'origine delle specie, che per poco non ebbero
la priority sulla analoga concozioue del Darwin.
Beccari, si capisce, e un convinto sostenitore della origine naturale degli
esseri organizzati. Ma i concetti, in base ai quali spiega questa origine, per
quanto, per dire cosi, trasformistici, non sono in tutto i soliti generalmente
ammessi.
Non e nuovo il fenomeno di botanici, che quando toccano di evoluzioni-
smo, vi insinuano peculiari vedute ; cio 6 accaduto dai vecchi concetti del
Nageli a quelli recenti e pieni di interesse del De Vries.
Circa ai concetti di Beccari, hanno anch'essi, come ho fatto capire, del
lato originale, ma ad evitare le obiezioni, avrebbero almeno dovuto essere
esposti con esplicazione piii ampia.
L'ambiente in largo senso, dice Beccari, ha formato gli organismi, le sue
azioni agendo quali stimoli plasmatori, con effetto di ben maggiore portata
che non la semplice selezione darwiniana. II che ha sapore di quel rinnovel-
lato lamarckismo, oggi molto seguito, e cui e difficile fare opposizione.
Ma oggi, egli dice, e con cio entra nelle sue peculiari vedute, le specie si
mostrano pochissimo o punto modificabili per dato e fatto dell'ambiente ; gli
stimoli hanno oggi pochissima o anche nessuna potenza modificatrice.
Ed egli, per quanto si riferisce alle forme organiche presentemente esi-
stenti, torna all' idea della fissiti quasi assoluta della specie.
Come conciliare allora questa cosa con la veduta sopra espressa che le
forme organizzate sianb state plasmate daU'ainbiente ?
Ecco uno dei concetti di Beccari, il fondamentale : Quel che non accade
oggi pu6 essere accaduto una volta ; oggi la specie non varia per I'ostacolo,
che Irappone I'erediti conservativa ; ma una volta non fu cosi ; vi fu « un'epo-
ca plasmativa morfologica o di autocreazione delle forme organiche », in cui
il mondo organizzato era plastico e come vollero gli stimoli variamente in
corrispondenza ad essi si ando modellando.
Beccari ammette azioni e stimoli svariatissimi, fino agli psichici ; am-
mette « che vi debba essere stata un'epoca creativa, nella quale ad ogni es-
sere era concesso di modificarsi secondo i propri bisogni, anzi anche secondo
i suoi desideri, le sue vanity, i suoi stessi capricci ».
E fuori di discussione la importanza di molti dei concetti adottati o
ammessi dal Beccari, come per es. il concetto neolaraarckistico (come ho
- 9^ .-
accennato) dell' azione ambiente, come quelle, che si poti'ebbe dire della
diminuzione progressiva della variabilita e che ha oggi vari sostenitori, come
quello della tenacita dell'eredita antica, quelle della influenza diretta o indi-
retta della psiche nella variazione, quello che le condizioni telluriche e bio-
logiche di remoti tempi non fossero identiche alle attuali, quello della anti-
ch'itk di formazione di un gran complesso di forme organiche, ecc. Ma altri
concetti come non devono incontrare obiezioni, quello, p. es., della variazione
a volonta, e perfino, in causa almeno della poca esplicazione da cui e accom-
pagnato, lo stesso concetto-base dell'« epoca plasmativa »'?
Parrebbe (se non mi inganno), che questa fosse stata un' epoca sola per
tutti. E alloi-a che epoca e, geologicamente parlando? Antichissima, dice I'Au-
tore. Ma con questo linguaggio indeterniinato vorrebbe egli sostenere che gli
organismi si sono formati proprio tutti in un'epoca? Egli conosce Iroppo di
geologia e di paleontologia per ammettere questo concetto assoluto. L'illustre
Naturalista pone anche correlativamente un'altra tesi, che 1' uomo, cioe, sia
vetustissimo ed abbia, come egli dice, una antichita per lo meno uguale a
quella che si attribuisce agli altri animali oggi esistenti. Asserto questo che
oltre risollevare I'osservazione suddetta, se sia possibile ritenere che gli ani-
mali si siano formati tutti insieme, solleva quest'altra. se sia lecito ammet-
tere che I'uomo vivesse da quando ha cominciato ad aver vita, puta caso, il
genere Pleurotomaria, che pur e animale oggi esistente, e la cui esistenza
risale al Cambriano ?
Beccari discute anche la quistione se Borneo, terra che anche oggi ospita
una scimmia antropoide, possa considerarsi luogo di antropogenesi. Egli nega
cio in base a molto suggestive ragioni, ritenendo che « ne in Borneo, ne nelle
regioni forestall circonvicine un antropoide possa essere andato perfezionan-
dosi sino a trasformarsi in uomo ». A cio occorre paese non coperto di fore-
ste, ma che invece costringa alia locomozione terragnola. L'Africa tropicale,
dove ha preso sviluppo buon numero di mammiferi con rapidi mezzi di lo-
comozione terrestre, egli dice, o forse piuttosto una regione con clima ana-
logo interposta tra il continente africano e quello asiatico, puo essere stata
la culla dell'uraanit^ eretta e bipede.
Si intrattiene I'Autore pure su alcune quistioni zoologiche riguardanti
I'orang-utan, come quella delle different! specie o razze, che vivono in Bor-
neo ; parlato delle differenze, che si trovano tra i vari esemplari, descritte le
due forme, quella senza le adiposity alle guance e quella con le adiposita (le
quali egli chiama steatoparesi), pur riconoscendo che la quistione e di risolu-
zione difficile, conclude cosi scrivendo : « lo ammetto che esista una sola spe-
cie di orang-utan, la Simia satyrus, di cui distinguerei due principal! varieta,
alle quali conservere! i nomi indigen! d! tciapping (con adiposita alle gote e
creste sporgenti ossee sul cranio), e di kassd (priva di espansioni facial! e
con superficie craniense senza creste) ».
Ma faccio fine, e il mio giudizio complessivo riassumo dicendo : Legga
I'amante della Natura e del biioni studi questo libro. Vedra quanto se ne di-
lettera o se ne avvantaggeri la sua mente, vedra quante priorita ha i) nostro
Beccari su viaggiatori e ricercator! venuti dopo. lo I'ho letto con diverti-
mento, profitto e ammirazione graudissimi. E. F.
- 93 -
Lustig prof. A. — Patologia Generale (con 288 figure in nero ed a colori). —
Milaiio, Societd Editrice Lihraria 19011902.
Questo trattato veraraente unico nella letteratura italiana riassume ed
ospoue tutto il profondo rinQOvameato die gli studi moderni hanno portato
nella Patologia Generale.
Nel primo volume, accanto ai capitoli suU' Eziologia in generale, suUa Pa-
tologia generale del sistema sanguigno e del sistema linfatico e fatta larga
parte alia trattazione della Patologia cellulare : la quale il Lustig ha oppor-
tunamente introdotta nel suo testo, apprezzandone con ragione la crescente
importanza che ogni giorno piu assume nonche per la Patologia anche per la
Biologia generale — ed affidando la redazione di questo capitolo al prof. Gino
Galeotti clie era assai indicato a tale lavoro per la conoscenza, e il contri-
bute personale ch' egli porta in questa materia.
Lo studioso vi trovera intatti esposte con chiarezza e con .semplicita, nei
loro punti essenziali, le varie teorie sulla costituzione del protoplasma e le
complicate leggi fisico chimiche che ne regolano il metabolismo : e tutti i le-
uomeni che vi appartengono : la diftusione, 1' osmosi, la fagocitosi, la dige-
stione intracelluLire che sono separatamente e brevemente descritte.
Maggiore ampiezza di svolgimento ha I'argoraento della fisiologia e pato-
logia delle secrezioni, considerato dal lato morfologico-microscopico, in ragione
del predominio che i fenomeni secretivi hanno nella vita cellulare, special-
mente, lo si comprende, negli element! glandolari.
Assai originale e il capitolo degli « Stimoli » in cui sono raccolti e rav-
vicinati sotto un panto di vis^a nuovo ed acutn molteplici fatti assai svariati
tra loro : che pero tutti consistono in variazioni dell' intensita dei fenomeni
che avvengono nell'ambiente esterno di una cellula, a partire da quel grado
di intensita, in ciii la cellula stessa godeva di un perfetto equilibrio : si hanno
cioe eccitamenti e paralisi dipendenti da azioni meccaniche, o da azioni mo-
lecolari, per es. per variazioni della pressione osmotica nei liquidi circostanti
0 dipendenti da stimoli termici, da stimoli fotici, come 1' eliotropismo, da sti-
moli elettrici, da stimoli chimici come sono gli effetti delle sostanze venefiche
e i fatti di chemiotassi.
II Galeotti rappresenta graficamente il succedersi dei fenomeni fisiolo-
gici e patologici determinati dal variate di intensita degli stimoli notando
sull'ascissa appanto queste variazioni e assumendo per ordinate le variazioni
della capacita funzionale preponderante dalle cellule : per es. della loro fun-
zione specitica.
Dopo la esposizione dei fenomeni di accrescimento, di ipertrofia, di atrofia
e di riproduzione hanno importanza, si pu6 dire, d' attualita il capitolo sul-
1' eredita cellulare, in cui sono riassunte le piu moderne teorie sul plasma
oreditario e sono enumerati i principali fattori della dififerenziazione e della
sdifferenziazione (Entdiflferenzierung) la quale ultima resulta dal ritorno di
certi tessuti a stadi precedenti nel loro sviluppo ontogenetico ; e il capitolo
sul trapiantamento e sugli innesti dei vari tessuti, particolarmente embrionali
H cui anche lavoratori italiani han portato in questi ultimi tempi notevole
contribute.
Ed e una utile novita di questa parte del libro e corrisponde anche ad
un hi.soguo della pratica la esposizione larga e copiosa che in argomento
delle varie sorti di degenerazione e d' infiltrazione, delle varie forme di morte
- 94 -
delle cellule e delle loro alterazioni cadaveriche il Galeotti ha fatto delle
variazioni chimiche che accadono nei varii eleraenti in seguito a questi pro-
cess! morbosi ed alle reazioni microchimiche che 11 rjvelanoeli caratterizzano.
Nel secondo volume e iuteressante per ranatomico la jiarte che riguarda
I'eziologia, I'istogenesi e i fenomeni cellular! nei tu/nori, le uuove vedute o i
processi istologici della infiammazione, la patologia generale delle ghiandole
a secrezione interna ecc.
L'A, si addentra in questi che sono i problemi piu ardui della biologia,
riuscendo colla chiarezza dell'esposizione a renderli accessibili a tutti e far
comprendere la grande importanza che essi hauno per le scienze niedicho in
generale. M. Carrara.
aiOVA.N]Sri INZA.NI
In Sant'Ilario d'Enza, dove da un certo tempo si era tranquillameute ri-
tirato dopo una vita operosissima, si spense, con generale rimpianto, il pro-
fessor Giovanni Inzani. Egli fu dapprima Pubblico insegnante di Anato-
mia Umana, ed a questa disciplina Ei diede la migliore attivita sua, come lo
raostrano le di Lui scritture; donde il dovere di parlar dell'estinto in questo
Periodico. Chi scrive fu ancora da Giovanni Inzani largamente beneflcato
ed umanamente aiutato nei primordi del suo cammino anatomico; donde il
sauto dovere di gratitudine esserne il commemoratore.
Giovanni Inzani nacque in Parma il 2 agosto 1827. Dcttore in Medi-
cina nel 1848, ando alia guerra con i volontari parmensi, e fece il dover suo:
nel 1885 fu licenziato in Chirurgia, si condusse allora a Parigi ad addestrarsi
nel microscopio con E,obin; vi rimase due anni, e ritornato in Parma venne
nominate Professore di Anatoraia e Fisiologia in quelia University. Nel 1859
torno alia guerra; e nel 1860 passo alia Cattedra di Anatomia Patologica, ove
rimase fino al 1899. Anche nella guerra del 1866 diede I'opera sua; come I'aveva
data in tutte le epidemie coleriche che travugliarono la sua citta.
Non e a dir qui di Giovanni Inzani, Chirargo valoroso, Patologo di
vasta coltura, Reggitore di pubblici uffici illibato, Filantropo per impulso di
cuore; ne ricordare il pubblico bene fatto, e nemmeno gli onori conferitigli ;
che il dolore universale della sua Parma e di chi lo conobbe addentro nel-
I'animo fu troppo manifesta dimostrazione. Altri potra farlo. Come Anatomico
Egli fu espositore efticace e ricercatore felice ; e (relativamente ai suoi tempi)
ugualmente padrone nel campo della Sistematica, come in quello della Isto-
logia, che fu dei primi a divulgare da uoi. Dei suoi scritti, alcuni hauno me-
ritato valore didattico; altri, risultato di i-icerche personali condotte a svelare
con fortuna fatti nuovi, mantengono ancora notevole importanza. E con cio
si vuol alludere in specie alle ricerche sulle terminazioni nervose sgraziata-
mente per lungo tempo poco note ai Nostri : in gran parte poi coufermate; e
fu bene che un amoroso discepolo ne curasse una ristampa, or son pocbi anni.
Ne vogliono esser dimenticate indagini anatomiche e le ricerche sperimen-
tali, fatte con un altro dotto parraense, il prof. Lemoigne, ed altre cou
- 95 -
Filippo Lussana sopra talune parti ed alcune funzioni del sistema ner-
voso, ricerche die i libri classici di Anatomia menzionano.
Ed ecoo la lista delle piu importanti pubblicazioni anatoraiche di Gio-
vanni Inzani:
Sulle origin! e sull'andamento di vari fasci hervosi del cervello.
Ricerche anatomiche di G. Inzani e A. Lemoigne. Professori nella
R, Universita Parmense. Parma, Tip. Ferrari 1861.
Inzani e Lussana. Observations et experiences sur les nerfs dugout.
Gazette medicale de Paris, 1864.
Compendio di Anatomia Descrittiva. Con Atlante. Parma, Tip. Grazioli,
1865.
Sui nervi della cornea e dei denti. Riv. clinica di Bologna, 1868.
Ricerche anatomiche sulle terminazioni nervose. Parma, tip. Grazioli 1869.
Ricerche sulla terminazione dei nervi nella mucosa dei seni frontali e dei
seni mascellari. Parma, Tip. Grazioli 1872,
Inzani e Lemoigne. Reclame per un diritto di priority di scoperta.
Istituto lombardo, Rendiconti, fasc. XV, XVI, 1874.
Inzani e Lemoigne. Intorno alia scoperta del fascio uncinato del pe-
duncolo cerebrale. Archivio italiano per le malattie nervose, fasc. 1", 1883.
Sulle ernie. Parma, Ateneo Parmense, 1887.
GUGLIELMO ROMITI.
NOTIZIE
PREMI E CONCORSI
La R. Accademia di Medicina di Torino conferira 1' XI Premio Riberi di
Lire 20,000 alia migliore opera prodotta nel quinquennio 1902-1906 nel campo
delle scienze raediche. A parity di merito sari data la preferenza a lavori che
concorrano a migliorare le condizioni igieniche d' Italia.
Premio di fondazione Cagnola. — Tema pel 1903:
Studio monografico intorno all' ipofisi : concetto anatomo-comparativo ed
erabriologico dell'organo ; suo significato fisiologico ; dati di fatto ed ipotesi
intorno alia parte spettante all' ipofisi nei riguardi della patologia. L' argo-
mento, dopo opportuna trattazione storico-critica, dovra essere svolto preva-
lenteraente in base a ricerche originali.
Scadenza 1° aprile 1903.
Premio L. 2500 e una medaglia d'oro del valore di L. 500.
Premio di fondazione Fossati. — Tema pel 1904 :
Premessa la storia della evoluzione dottrinale dell'argomento, localizzare,
con ricerche ed esperienze proprie, un qualsiasi centro di azione cerebrale
psichica, sensoria o motoria.
Scadenza 31 marzo 1904.
Premio L. 2,000.
- m
Presso la E. Accademia di Medicina del Belgio 6 aperto il seguente con-
corso :
Etablir par de nouvelles recherches les rapports anatoraiques des neu-
rones entre eux. — Pr. 800. frs. — Cloture du contours, 20 Janvier 1903.
Premio di Fondazione Fossati.
E stato conferito un premio d'incoraggiamento di L. 1000 al Prof. Carlo
Martinotti (Torino) per la sua Memoria : Eicerche macro e microscopiche nel-
I'encefalo degli animali superiori: contribute alio studio della sostauza grigia
dei ventricoli laterali e sull'esistenza nella medesima di uno speciale nucleo
di cellule nervose.
CosiMO Chbrubini, Amministratore-responsabile.
Milano - Via G-. Revere, S - Miilano
UNIGA FABBRICA NAZIONALE
DI MICROSCOPI ED ACCESSGRI
DITTA FORNITRICE
di tutti i Gabinettl UiiiTersitari del Regno
MICROSCOPIO GRANDE MODELLO
con crem&gliera, apparato Abbe, diaframma
ad iride, tavolino in ebanite, revolver, due
obbiettivi a secco 3 e 7*, uno ad immersione
omogenea '/j-j", due oculari 2 e 4 ; il tutto
posto in elegante armadietto in mogano
L. 400
{ingrandimenti fino a 1000 diametri)
HnoYo oiielliyo Vi-v Semiapocromatico
IMMERSIONE OMOGENEA
Obbiettivo raccomandato per la grande po-
tenza e per la sua durata (Vedi Zeit-
schrift fur wissenscha ft. Micros iiopie del
12 settembre 1894, Band XI, Heft 2)
L. 200 coi due oculari compensatori
4 ed 8.
CATALOGO GENERALE GRATIS
a semplice richiesta
Pagamenti rateali mensili
pei Sigg. Ufficiali sanitaH comunali.
FireDze, 1902. — Tip. L. Niccoliu, Via Kaeuia, Ai.
MonitoFG Zoologico Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiale deila Unione Zoologica Italiana
DIUETTO
DAI DOTTORI
GIULIO GHIARUGI EUGENIO FIGALBI
Prof, di Anatomia umana Prof, di Anatomia comp. e Zoologia
nel R. Istituto di Studi Super, in l''irenze nella R. Universita di Padova
Ufficio di Direzione ed Amministrazione: Istituto Atiatomico, Firenze.
12 numeri all' anno — Abbuonamento annuo L. 15.
XIII Anno Firenze, Maggio 1903 JST. S
SOMMARIO : Bibliograpia. — Pag. 97-10;l
SuNTi B Riviste: Nota di TECNiCA MICROSCOPICA : Ruffini A., Un metodo
di reazione al cloruro d'oro per le fibre e le espansioni nervose pei'iferi-
die. — Pag. 103-105.
COMUNiCAZiONi ORiGiNALi : Giglio-Tos E., Sugli organi branchiali e late-
ral! di senso nell'uomo nei primordi del suo sviluppo. (Con 4 figure). —
Favaro G-., Cenni anatorao-embriologici intorno al Musculus retractor
arcuum branchialium dorsalis nei Teleostei. — Pag. 105-124.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione.
BIBLIOGRAFIA
Si del notizia soltanto dei lavori puhblicati in Italia.
I. Scritti general! di Zoologia e di Anatomia.
— In raemoria di Giulio Bizzozero, nel primo anniversario della sua morte,
la Famiglia. Con ritratto. — Torino, Stab. Pozzo, pp. 398, 1902.
— Giovanni Canestrini : necrologia. — Arch. Antrop. e Etnol, Vol. 29 (1899),
Fasc. 3, pp. 331-333. Firenze 1899.
Barsali E. — La fauna e la flora nella Gerusalemrae liberata. — Boll. Na-
tiiralista, An. 21, N. 10, pp. 113116. Siena 1901.
Biondi C. — Contribute alio studio della fauna cadaverica. — Sperimentale
(Arch. Biologia norm, e patoL), An. 56, Fasc. 1, pp. 53-67. Firenze 1.902.
Camerano L. — La longueur base dans la methode somatometrique en zoolo-
gie. — Arch. ital. Biologie, Tome 36, Fasc. 2, pp. 213-236. Turin, 1901.
- 98 -
Christian! H. — De la greffe thyroidienne croisee. — C. R. 5"^ Congr^s; in-
ternat. Physiologie : Arch. ital. Biologie, Tome S6, Fasc. 1, pp. 164-165.
Turin 1901.
De Mateis P, — Evoluzione della teoria parassitaria. — Gazz. Ospedali, An. 23,
N. 30, x>P- 282-285. Milano 1902.
Emery C. — Dopo vent' anni : ancora una volta dell'indirizzo moderno delle
scienze natural! e particolarmente della zoologia in Italia : Prelezione.
— Bologna, N. Zanichelli tip. edit, pp. 31, 1901.
E. P- — Giuseppe Vincenzo Ciaccio: Necrologia. — Monit. zool. ital., An. 12,
N. 12, pp. 381-382. Firenze 1901.
Giglioli H. E. — William Henry Flower : necrologia. — Arch. Antropol. e
Etnol, Vol. 29 (1899), Fasc. 3, pp. 321-323. Firenze 1899.
lioreta G. — La zoologia nella Bibbia secondo la volgata. Cou figg. — Torino,
tip. Salesiana, pp. 580, 1901.
Mangiant! E. — Un punto storico per la malaria. Con figg. — Giorn. Sac.
fiorentina igiene, An. 11 (N. S., Vol. 1), Fasc. 1-3, pp. 80-84. Firenze 1901.
Morpurgo B. e Martin! V. — Innesti di pareti di cistifellea nella sostanza
del fegato. — Atti Accad. Fisiocritici Siena, S. 4, Vol. 12, An. accad. 209,
N. 6, pp. 301-310. Siena 1900.
Ottolengh! D. — Sur la transplantation du pancreas. — Arch. ital. Biologie,
Tome 36, Fasc. 3, pp. 441-454. Turin 1901.
Paratore E. — Le funzioni della vita. Ll^ Memoria. — Riv. ital. sc. nat..
An. 21, N. 11-12, pp. 131-140. Siena 1901 (Continuaz. e fine).
Perroncito E. — I parassiti dell'uomo e degli animal! utili, delle piu comuni
malattie da ess! prodotte. — Milano, edit. F. Vallardi, 1901. In corso di
pubblicaz.
Pezzolini P. — Sugli innesti cutanei. Ricerche sperimentali intorno alia du-
rata di vita degli element! della cute staccata dall' organismo. — Vedi
M. Z., XII, 1, 5.
Pezzolini P. — Sugli innesti cutanei (Ricerche sperimentali intorno alia du-
rata di vita degli element! della cute staocata dall'organismo) : Nota prev.
— Gazz. Ospedali, An. 21, N. 81, pp. 891-898. Milano 1900..
Pulle F. L — Giaa Paolo Vlacovich : necrologia. — Arch. Antropol. e Etnol..
Vol. 29 (1899), Fasc. 3, pp. 321-331. Firenze 1899.
R. E. — Giovanni Zoja : necrologia. — Arch. Antropol. e Etnol., Vol. 29 (1899),
Fa.s-c. 3, pp. 323-326. Firenze 1899.
Santoro-Silipigni G. — Alcuni appunti sulla resistenza al digiuno. — Boll.
Soc. zool. ital. An. 10, S. 2, Vol. 2, Fasc. 3-6, pp. 112-116. Roma 1901.
Santoro-Silipigni G. — II caso e gli organ! atavici anomotopi — Boll. Soc.
zool. ital., An. 10. S. 2, Vol. 2, Fa.sc. 3-6, jyp. 116-188. Roma 1901.
Sorman! G. — Comraemorazione del prof. Giulio Bizzozero. — Giorn. Soc.
ital. igiene. An. 23, N. 6, pp. 249-263. Milano 1901 (Con ritratto).
Traina R. — Sugli innesti di tessuti embrionali nell'ovaio e sulla produzione
delle cisti ovariche. Con tav. II-V- — Arch. Sc. med., Vol. 26, Fasc. 1,
pp. 13-52. Torino 1902.
Veneziani A. — Psicologia sperimentale e scienze natural!. — Riv. ital. Sc.
nat. An. 21, N. 11-12, pp. 141-143. Siena 1901.
Zoppi A. — Del trapianto della cartilagine interepifisaria. Delia sostituzione
della cartilagine interepifisaria con cartilagine artrodiale d'incrostazione.
- 99 -
Con tav, XIII-XIV. — Arch. Sc. med., Vol. 24, Fasc. 4, pj?. 419-424. To-
rino 1901.
II. Evoluzionismo Ibiologico. Filogenia.
Ricci 0. — Una pagina di evoluzione : conferenza. — Gazz. med. lomb., An. 61,
N. 3, 4 e 5. Milano 1902.
III. Ontogenia (Embriogenia. Organogenia).
Ariola V. — La natura della partenogenesi neAVArhacia pustolosa. Con tav.
— Efstr. di pp. 12 d. Atti Soc. ligust. Sc. nat. e geogr., An. 12, Fasc. 3.
Genova, tip. Ciminago 1902.
Bidone E. — A proposito del tessuto elastico nel cordone ombelicale [Let-
tera aperta al dott. Raineri]. — Annali Ostetr. e Ginecol., An. 23, N. 12,
pp. 1152-1155. Milano 1901.
Capobianco F. — De la partecipation mesodermique dans la genese de la
nevroglie cerebrale (Resume de I'A.). — Arch. ital. Biologic, Tome 37,
Fasc. 1, pp. 152 165. Turin 1902.
Chiarugi G. — La segmentazione delle uova di Salamandrina perspicillata. —
Momt. zool. ital., An. 12, N. 12, pp. 373-381. Firenze 1901 {Continuaz. e fine).
D'Erchia F. — Di alcune ricerche chimico-fisiclie nello studio del ricambio ma-
teriale fra madre e feto. — Annali Ostetr. e Ginecol., An. 24, N. 2, pp. 208-
235. Mila7io 1902.
Falcone C. — Sopra alcune particolarita di sviluppo del midollo spinale. Note
di embriogenia comparata. Con tav. VIII-XI. — Vedi M. Z., XllI, 3, 51.
Ferrari T. — Nuove ricercbe sul tessuto elastico nel magma reticularis. —
Arch. ital. Ginecol., An. 5, N. 1, pp. 21-24. Napoli 1902.
Foa C. — Sur le developpement extra-uterin de I'oeuf des mammiferes. —
Arch. ital. Biologic, Tome 36, Fasc. 2, pp. 237-244. Turin 1901.
Giglio-Tos E. — Sugli organi branchiali e laterali di senso nell'uomo nei
primordi del suo sviluppo. Con figg. — Estr. di pp. 20 d. Progresso me-
dico, An. 1, N. 5-6. Torino, tip. Streglio 1902.
Guicciardi G. — A proposito di un uovo umano dell'eti circa di quindici
giorni. Con 3 tav. e 1 fig. nel testo. — Annali Ostetr. e Ginecol., An. 24,
N. 2, pp. 176-207. Milano 1902.
LirAni F. — Organi del sistema timo-tiroideo nella Salamandrina perspicillata:
ricerche anatomicbe ed embriologiche. Con tav. I-VII e 5 figg. nel testo.
— Vedi M. Z., XIII, 3, 53.
Majocchi A. — Su alcuni punti controversi nella anatomia della gravidanza
tubarica (1 tav.). — Annali Ostetr. e Ginecol, An. 23, N. 12, pp. 1093-
1121. Milano 1901.
Manno A. — Sopra il modo onde si perfora e scompare la metnbrana farin-
gea negli embrioni di polio. — Estr. di pp. 10 d. Studi Sassaresi, An. 2,
Sez. 2, Fasc. 1. Sassari, tip. Gallizzi 1902.
Monticelli F. S. e Lo Bianco S. — [Ancora sullo sviluppo dei Peneidi del Golfo
di Napoli]. — Vedi M. Z., XIII, 2, 27.
Pitzorno M. — Sulla formazione delle cavity cefaliche premandibolari in
Gongylus ocellatus : Nota I. Con figg. — Estr. di pp. 12 d. Studi Sassa-
resi, An. 2, Sez. 2, Fasc. 1. Sassari, tix>. Gallizzi 1902.
- 100 -
Raineri G. — A proposito della mia pubblicazione : « Sul tessuto elastico
ne^Vi annessi fetali a varie epoche della gravidanza [Lettera aperta al
D"" Bidone]. — Annali Ostetr. e GinecoL, An. 24, N. 1, pp. 135-136. Milano
1902.
Staderini R. — II terzo occliio, I'epifisi e piu particolarraeate il nervo parie-
tale del Gongylus ocellatus. Con tav. — Estr. di pp. 21 d. Vol. in omaggio
al Prof. Salvatore Tomaselli. Catania, edit. Di Mattei, 1902.
Sterzi G- — Ricerche intorno ali'aQ.itomia v?omparata ed aU'outogenesi delle
meningi. Considerazioni sulla filogenesi. Parte prima : Mecingi midollari.
Con tav. X-XIV. — Vedi M. Z., XIII, 3, 51.
Sterzi G. — Sviluppo delle moningi midollari doi mammiferi e lore continua-
zione con le guaine dei nervi. Con tav. XII. — Vedi M. Z., XIII, 3, 51.
Tridondani E, — Bacini da assimilazione. Con tav. I-II. — Annali Ostetr. e
GinecoL, An. 24, N. 1, pp. 1-44. Milano 1902.
Vale7iti G. — Sopra le prime fasi di sviluppo della muscolatura degli arti.
II. Ricerclie embriologiche in larve di Amblystoma (axolotl). (arti cau-
dali). Con tav. — Vedi M. Z., XIII, 3, 52.
IV. Istologia.
Berlese A. — Intorno alle modificazioni di alcuni tessuti durante la ninfosi
della Calliphora erythrocephala. Con figg. — Vedi M. Z., XIII, 2, 27.
Biondi C. — Contributo alio studio del raetodo biologico per la diagnosi spe-
cifica del sangue umano. — S perimentale {Arch. Biologia norm, e patol.),
An. 55, Fasc. 5-6, pp. 720-758. Firenze 1901.
Boccardi G. — Sulla evoluzione degli eritroblasti. — Estr. di pp. 12 d. Atti
Accad. med.-chir. Napoli, An. 56. N. 1. Napoli, tip. Rocco e Salvietti, 1902.
Bosellini P. L. — Sulle Plasmazellen. — Rendic. Soc. med.-chir. Bologna, adun.
6 dicembre 1901, in: Bull. Sc. med., An. 73 (S. 8, Vol. 1), Fasc. 2, pp. 45-47.
Bologna 1902.
Bottazzi F. — Sulle proprieta osmotiche delle membrane viventi. — C. R.
5® Congr^ internat. Physiologie : Arch. ital. Biologic, Tome 36, Fasc. 1,
pp. 157-160. Turin 1901.
Bottazzi F. — Sulle proprieta fisiche e fisiologiclie di alcune membrane fatte
di cellule viventi. — Rendic. Ancad. med.-fi.sica fiorentina, Seduta 17 dicem-
bre 1901, in : Sperimentale {Arch. Biologia norm, e patol.). An. 56, Fasc. 1,
pp. 178-180. Firenze 1902.
BufPa E. — Ricerche sulla natura del siero di sangue : nota prev. — Giorn.
Accad. Medicina Torino, An. 65, N. 1, pp. 40-43. Torino 1902.
Ceni C. e Pastrovich. G. — Adattamento della cellula nervosa all' iperattivita
funzionale. — Riv. sperim. Freniatria, Vol. 27, Fasc. 3-4, pp. 858-866.
Reggio Emilia 1901.
Cesaris Demel A. - Osservazioni istologiche sul sangue. — C. R. 5^ Congr^s
internat. Physiologie: Arch. ital. Biologic, Tome 36, Fasc. 1, pp. 165-166.
Turin 1901.
Cesaris Demel A. — Sur la substance chromatophile endoglobulaire (Resume
de I'Auteur). — Arch. ital. Biologie, Tome 36, Fa.sc. 2, pp. 274-276. Tu-
rin 1901.
Donaggio. — Sur les appareils fibrillaires endocellulaires de conduction dans
les centres nerveux des vertebres superieurs. — C. R. 5^ Congres inter-
- 101 -
nat. Physiologic : Arch. ital. Biologic, Tome 86, Fasc. 1, pp. 97-98. Turin
1901.
Frassi A. — Contribute alia conoscenza dalle cellule eosinofile. — Clinica
moderna, An. 8, N. 14, pp. 162-165. Pisa 1902.
Galeotti G. — Sulla permeability delle membrane animali. — Sperimentale {Arch.
Biologia norm, c patol.), An. 55, Fasc. 5-6, pp. 815-834. Firenze 1901.
Galeotti G. — Ricerche sulla couducibilita elettrica dei tessuti animali. Con
4 figg. — Sperimentale {Arch. Biologia norm, e patol). An. 55, Fasc. 5-6,
pp. 159-814. Firenze 1901.
Gardini P. L. — Ricerche sulla resistenza delle emazie del feto umano a
diversi period! dl sviliippo. — Annali Ostetr. e Ginecol., An. 24, N. 1,
pp. 128-134. Milano 1902.
Gardini P. L. — Ricerrhe sulla resistenza delle emazie del feto umano a di-
versi periodi di sviluppo : Riassunto. — Arch. ital. di Ginecol., An. 5, N. 1,
pp. 47-49. Napoli 1902.
lovane A. — Ancoi-a sui corpuscoli rossi del sangue dei bambini, colorabili
con I'azzurro di metilene. — Pediatria, An. 10, N. 1, pp. 23-28. Napoli 1902.
Kemp G. T. e Calh,oun H. — La numeration des plaquettes du sang et la
relation des plaquettes et des leucocytes avec la coagulation. — C. R-
5^ Congr^s internat. Physiologie : Arch. ital. Biologic, Tome 36, Fasc. 1,
pp. 82-86. Turin 1901.
Kohn A. — Mikroolektrochemie der Zelle. — C. R. 5« Congr^s internat. Phy-
siologie: Arch. ital. Biologie, Tome 36, Fasc. 1, pp. 73-74. Turin 1901.
Livini F. — A proposito di una nuova classifieazioue delle ghiandole propo-
sta dal Prof. G. Paladino. — Rendic Accad. med.-fisica fiorentina, Seduta
17 dicembre 1901, in : Sperimentale {Arch. Biologia norm, e patol). An. 56,
Fasc. 1, p. 178. Firenze 1902.
Livini F. — A proposito di una nuova classificazione delle gbiandole, propo-
sta dal Prof. G. Paladino. Con 2 figg. — Monit. zool ital. An. 13, N. 2,
pp. 41-47. Firenze 1902.
Lo Monaco D. e Marroni O. — L'azione dei solventi delle sostanze grasse
sulla cellula nervosa. Con tav. — Arch. Farmacol. sperim. e Sc. affini,
An. 1, Vol 1, Fasc. 1, pp. 14-27. Roma 1902.
Majocchi D. — Intorno alle terminazioni dei nervi nei peli dell'uomo e d'al-
cuni mammiferi. — Vedi M. Z., XIII, 3, 50.
Manca G. e Catterina G. — Intorno al comportamento della resistenza dei
globuli rossi nucleati del sangue conservato a lungo fuori dell'organismo.
— Arch. Farmacol sperim. e Sc. afflni. An. 1, Vol. 1, Fasc. 2, pp. 80-86, e
N. 3, pp. 107-129. Roma 1902.
Martinotti. — Anomalie di struttura della fibra muscolare striata. — C, R-
5^ Congres iv.iemat. Physiologie : Arch, ital Biologie, Tome 36, Fasc. 1,
p. 115. Turin 1901.
Martinotti C. — Su alcune particolarita di struttura della fibra muscolare
striata, in rapporto colla diagnosi di acromegalia. Con 2 tav. — Estr. di
pp. 22 d. Annali Freniatria e Sc. affini Manicomio Torino, Vol. 12. To
rino, tip. Spandre 1902.
Motta-Coco A. — Contribute alio studio del movimento vibratile uelle cellule
epiteliali ciliate. — C R. 5^ Congres internat. Physiologie : Arch, ital Bio-
logie, Tome 36, Fasc. 1, p. 130. Turin 1901.
- 102 -
Negro C. — Dimostrazioni istologiche di terminazioni nervose motrici nei
muscoli striati, — C. R. 5^ Congrds internal. Physiolocjit : Arch. Hal. Bio-
logie, Tome 36, Fa.sc. 1, pp. 177-178. Turin 1901.
Pensa A. — Osservazioni sulla struttura delle cellule cartilaginee. Con tav.
— Boll. Hoc. med.-chir. Pavia, N. 3-4, pp. 199 205. Favia 1901.
Perroncito A. — Sur la terminaisou des nerfs dans les fibres musoulaires
striees. Avec fig- — Arch. ital. Biologie, Tome 36, Fasc. 2, pp. 245-254.
Turin 1901.
Petrone A. — Sur le sang: Resume et conclusions des travaux publies jusqu'a
ce jour. [Naples, 12 aout 1901] — Arch. ital. Biologie, Tome 36, Fasc, 3,
pp. 365-379. Turin 1901.
Petrone A. — Studi ulterior! sulla reazione ferrica del globulo rosso. — Estr.
di pp. 6 d. Atti Accad. med.-chir. Napoli, An. 56, N. 1. Napoli, tip. Eocco
e Salvietti 1902.
Petrone A, — Gli ultimi reperti sul sangue. — C. E. o"" Congres interaat. Phy-
sioloyie: Arch. ital. Biologie, Tome 36, Fasc. 1, pp. 126-127. Turin 1901.
Picconi G. — Sul rapporto dei corpuscoli di Pacini modificati cogli organi
muscolo-tendinei di Golgi e su di uno speciale modo di aggruppameuto
dei medesimi nel perimisio dell'uomo e dello scoiattolo. — Monit. zool.
ital., A7i. 12, N. 11, jyp. 325-327. Firenze 1901.
Sacerdotti C. e Frattin Gr. — Sulla produzione eteroplastica dell' osso. Con
tav. — Giorn. Accad. medicina Torino, An. 64, N. 12, pp. 825-836. To-
rino 1901.
Sacerdotti C. — Sulle piastrine del sans;ue dei mammiferi. — Arch. Sc. med.,
Vol. 25, Fasc. 4, pp. 483-507. Toriiio 1901.
Sfameni A. — Ricerche anatomiclie intorno all'esistenza di nervi e al loro
modo di terminare nel tessuto adiposo, nel periostio, nel pericondrio e
nei tessuti che rinforzano le articolazioui. — Monit. zool. ital., An. 12,
N. 11, pp. 313-325. Fire7ize 1901.
Sfame?ii P. — Le terminazioni nervose delle papille cutanee e dello strato
subpapillare nella regione plantare e nei polpastrelli del cane, del gatto
e della scimmia. Con tav. — Vedi M. Z., XHI, 3, 50.
Sfameni P. — Contribute alia conoscenza delle terminazioni nervose negli
organi genitali esterni e nel capezzolo della femmina. — Vedi M. Z.,
XIII, 3, 54.
Sfameni P. — Contribute alio studio delle terminazioni nervose nei vasi san-
guigni dei genitali femminili esterni. — Vedi M. Z., XHI, 3, 54.
Sommariva D. — Contributo alio studio delle terminazioni nervose nei mu-
scoli striati. Con 6 figg. — Monit. zool. ital., An. 12, N. 12, pp. 360-373.
Firenze 1901.
Stefanowska M. — Sur les appendices piriformes des cellules nerveuses ce-
rebrales. — C. E. 5'= Congrds internat. Physiologic : Arch. ital. Biologie,
Tome 36, Fasc. 1, p. 90. Turin 1901.
Supino F. — Lettera aperta al Prof. Antonio Berlese della Scuola superiore di
agricoltura in Portici [A proposito di osservazioni critiche contenute nel
lavoi'o di A. Berlese: « Intorno alle modificazioni di alcuni tessuti durante
la ninfosi della Calliphora erythrocephala »]. — Vedi M. Z., XIII, 2, 28.
Veratti E. — Sulla fine struttura della fibra muscolare striata. Con fig. — Ben-
die. Istit. lomb. sc. e lett., ,S. 2, Vol. 35, Fasc. 6, pp. 279-283. Milano 1902.
- 103 -
Tirelli V. — Azione del freddo sul sangue. — C. R. 5" Congr^s internat. Phy-
siologie: Arch. ital. Biologie, Tome 36, Fasc. 1, pp. 188-189. Turin 1901.
V. Tecnica.
Corrado G. — Circa I'osservazione della membrana capsulo-pupillare {Tunica
vasculosa lentis). — Vedi M., XIII, 3, 52.
Lachi P. — Un apparecchio per la rapida macerazione delle ossa. Con 1 fig.
— Monit. zool. ital. An. 13, N. 3, pp. 66-11. Firenze 1.902.
Losito C. — Note di tecnica per lo studio degli entomostraci. — Vedi M. Z .
XIII, 2, 26.
Petrone A. — Tecnica per i nuovi reperti del sangue e prime applicazioni
cliniche. — Comunicaz. XI Congresso medicina int. Pisa, seduta 30 ot.lo-
bre 1901. Napoli, tip. Tocco e Salvietti, pp. 8, 1901.
Tiraboschi C. — Metodi per la colorazione differenziale delle neurofibrille di
Apathy. — Boll. Son. zool. ital., An. 10, S. 2, Vol. 2, Fasc. 3 6, pp. 189-
212. Roma 1901.
SUNTI E RIVISTE
Nota di tecnica microscopica.
Ruffini A. — Un metodo di reazione al cloruro d'oro per le fibre e le espan-
sioni nervose periferiche. — Estr. di pp. 4 d. Attl Accademia Fisiocritici
Siena, S. 4, Vol. 13, N. 1-2. Siena 1902.
« II metodo [del quale I'A. si serve da oltre dodici anni] riesce su pezzi
di tessuto fresco, ai quali non siano stati fatti subire trattamenti di sorta ;
anche un semplice lavaggio in acqua distillata potrebbe disturbare la buoaa
riescita della reazione.
Noil importa cbe il volume dei pezzi sia molto piccolo ; che anzi sono da
consigliare pezzi piuttosto voluminosi.
I passaggi da fare sono i seguenti :
lt> Immersione per 10 e fino a 30 minuti in una soluzione di acido
formico puro al 20 o 25 "/,, in acqua distillata. II tempo d' immersione in que-
sta soluzione varia secondo il volume dei pezzi e la qualita del tessuto dei
medesimi. I muscoli ad es. sono compenetrati meglio ed in molto minor tempo
che la cute.
Siccome i tessuti diventano trasparenti man mano che vengono penetrati
dalla soluzione acida, cosi e indispensabile vedere quando gli stessi saranno
diventati trasparenti in totalita. Per ben constatare questo fatto h necessario
porre al disotto della vaschetta di vetro, contenente il tessuto in esame, un
pezzo di carta nera. Durante racidificazione, i tt^ssuti devono essere agitati
frequentemente.
Si noti che la riescita della reazione dipende in massima parte dal tempo
di acidificazione. Quindi tutta la nostra attenzione deve essere rivolta a saper
cogliere il momento giusto di questa prima parte del processo. E' consiglia-
bile di fare le prime prove sui muscoli volontari, dove per solito si riesce ad
ottenere buoni risultati con tutta facility..
- 104 -
2° Quando i pezzi sono diventati trasparenti, si cavano dalla soluzione
acida e si passano su carta bibula, o meglio su di un panno di bucato. Si com-
primono leggermente tra una piega del panno o della carta, per liberarli dal-
Teccesso della soluzione acida.
3° Iramersione per 20-30 ruinuti in una soluzione acquosa all' 1 "/o di
cloruro d' oro cristallizzato purissimo (cloraro d' oro flavum). Con buon ri-
sultato Hi possono anche adoperare i divei'si sali doppi (d' oro e potassio, e
sodio, e palladio, e cadmio). Mentre i pezzi sono immersi nella soluzione del
sale d' oro, vanno tenuti riparati dai raggi luminosi, coprendo la vasclietta
con una piccola carnpaua di vetro rosso intense, Ogni 4 o 5 niinuti agitare.
Bisogna anche scrupolosamente guardarsi dal non toccare i pezzi con istru-
menti metallici.
40 Con pinzette a branche d'avorio, si cavano i pezzi e si trattano come
al n. 2.
5° Passaggio in soluzione acquosa di acido forraico al 20-25 "/q, per 24
ore ed al buio completo. Pare che la quantita della soluzione acida influisca
sulla perfetta riescita della reazione. Disposti i pezzi sul fondo di una va-
schetta di vetro, si versa tanta soluzione acida che basti appena a coprirli.
Si pongano quindi al buio e si lascino in assoluta tranquillita per 24 ore.
6'J Asciugare come ai n. 2 e 4 ; passaggio diretto in glicerina pura, la-
sciando il vasetto sul tavolo da lavoro almeno per otto giorni, avanti d'inco-
minciare a far le preparazioni. Questo periodo di riposo h necessario, perche
la glicerina penetri compleiamente nei pezzi e perch^ la reazione acquisti
quel grado di maturita che e necessaria per ottenere delle immagiui nitide.
II titolo della soluzione acida del 20-25 "I^ va abbassato fino al 15, 12,
10 ecc. quando si vogliano studiare muscoli o cute nei primi giorni della vita
extrauterina, oppure nei vertebrati inferiori, attenendosi in tutto il resto alle
regole suesposte.
Si possono fare preparati per dilacerazione, oppure per sezioni. In que-
st' ultimo caso, dalla glicerina i pezzi si passano per gli alcool a titolo cre-
scente e si possono fare inclusioni tanto in celloidina che in paraffina. La
finezza della reazione non soffre puuto dopo questi trattamenti.
In qualunque modo siano stati fatti, i preparati si conservano benissimo
per lunghi anni. Anzi ho notato die nei primi anni vanno sempre migliorando.
lo conservo preparati fatti fin dal 1888, i quali non hanno subito alcun dete-
rioramento : sono chiari e nitidi come erano il gioriio in cui li osservai per
la prima volta. Benche esposti lungamente alia luce non si alterino, tuttavia
e prudenza conservarli al buio e riparati dalla polvere.
I pezzi in glicerina si conservano pure per lunghi anni senza che la rea-
zione subisca alcun deterioramento. lo ho ancora vasetti contenenti pezzi di
muscoli e di cute, reazionati 6 o 7 anni fa e nei quali la reazione si e con-
servata in ottime condizioni.
Come tutte le reazioni del genere, riesce meglio d'estate che d' inverno.
Harissime volte ho fatto uso del termostato, ma senza alcun vantaggio. Pero
d' inverno potrebbe riescire utile, qualora non si porti la temperatura oltre
i 20 centigradi.
Applicato alia cute, questo metodo mi ha dati ottimi resultati non solo
per lo studio dei nervi, ma anche per mettere in evidenza la vascolarizza-
- 105 -
zione dei diversi elementi ivi conteuuti e per ditnostrare in modo aflFatto sche-
matico le ghiandole sudoripare.
Oitre a tutti i pregi suesposti, questo metodo ha pure dei difetti. Anzi-
tuito non e, come dissi, di i-iescita sicura e, quello che e peggio, ce ne sfugge
corapletamente la ragione. In secondo luogo, le fibre nervose si presentano
spesse volte spezzettate ; cio pero nou accade raai per le fibre pallide della
espansione nervosa. Tale spezzettamento va attribuito all'azione dell'acido
tormico, che rigonfia fortemeute i tessuti. Per cui questi due gravi difetti
rendono il metodo poco adatto ad essere applicato a ricerche di anatomia pa-
tologica.
Accade anche spesso che la espansione nervosa venga sopracolorata e ci
appaia iiniformemente tinta in nero. Potremo allora ricorrere con vantaggio
alia decolorazione con soluzioni allungate (1 o 2 per °/g) di cianuro di po-
tassio od anche di ferrocianuro potassioo (prussiato giallo). La decolorazione
e una operazione sempre delicatissima e va fatta sorvegliando continuamente
al microscopio. lo ho trovato molto utile il diluire la soluzione decolorante
in glicerina e farla cosi agire per mezzo di questo veicolo. Dopo decolorata,
la preparazione va lavata immediatamente e per molte ore in acqua distil-
lata. Si puo quindi ripassarla in glicerina, oppure disidi-atarla, diafanizzarla
e chiuderla in balsamo. Con la decolorazione io ho potuto avere dei prepa-
rati eccellenti; forse piu diinostrativi di quelli che nou abbiano avuto biso-
gno di questo processo. In questi casi pero e sempre necessario colorare il
tessuto del fohdo con carmiuio ; a tale scopo non servono bene che le solu-
zioni acide.
Mentre questo metodo ha dati tanti buoni risultati nella pelle, nelle mu-
cose, nei muscoli, nel periostio ecc. si e mostrato seinpre ribelle per lo stu-
dio dei nervi nei parenchirai. In molte prove fatte, no sempre avuti risultati
completamente negativi » .
COMUNICAZIONI ORIGINALI
Sugli organ: branchial! e lateral! di senso nell'uomo
nei primordi del suo sviluppo
PER IL DoTT. ERMANNO GIGLIO-TOS in Torino.
(Con 1 figure)
fi vietata la riproduzione.
E cosa nota gia da parecchi aniii che il sistema nervoso peri-
ferico dei vertebrati, fin dail' inizio del suo sviluppo, contrae intime
relazioni con 1' epidermide, unendosi con essa in determinati punti
con certi inspessimenti di essa, mentre le cellule epidermiche, dal
- 106 - ->
canto loro, concorrono alia formazione di una parte del gangli primi-
tivi.
Di cio fecero gia menzione GOtte (12) nel BomUnator igneus,
Semper (18) nei Plagiostomi, Van Wijhe (20) nei Selaci, alle os-
servazioni dei quali tennero dietro, per ordine cronologico, quelle di
Beard (1, 2, 3) sui pesci, sui vertebrati ittiopsidi e sugli uccelli,
di Spencer (19) suUa Rana temporaria^ di Froriep (7) sui niam-
miferi, di Johnson Sheldon (13) sui tritone, di Kastschenko (14)
e di Beraneck (4) sui polio, di Kupffer, (15, 16) sulla lampreda
comune {Petromyzon Planeri), di Froriep (8) sulla torpedine {Tor-
pedo ocellata), di Piatt sal Necturus, le-quah osservazioni tutte con-
fermarono in massima i fatti gia menzionati.
Per quanto Van Wijhe avesse gia accennato alia relazione che
corre tra queste connessioni di nervi con I'epiderraide e I'origine de-
gli organi deUa linea laterale nei pesci, spetta tuttavia al Beard
I'aver richiamato I'attenzione degh embriologi su queste speciali for-
mazioni. Contribuirono poi grandemente a farle meglio conoscere ed a
dar loro un'importanza piii generale i lavori degli altri embriologi,
ma pill specialmente quelli di Kastschenko, di Beranek c di
Froriep perche dimostrarono che tali formazioni, le quali nei ver-
tebrati inferiori sono permanenti, conipaiono pure durante lo sviluppo
nei vertebrati superiori ossia negli uccelli e nei mammiferi, sebbene
non abbiano in essi che un'esistenza temporanea.
Quanto all'uomo si trova uji solo accenno di queste formazioni
in una descrizione di un embrione umano giovane fatta dal Chia-
rugi (5). " Dans le trait le plus dorsal des sillons (branchiaux) —
egli dice — quand ceux-ci ne sent pas encore vis-a-vis des poches
branchiales, 1' epithelium est tres epaissi (fig. 7), moins parce que
les cellules sent disposees en plusieurs couches que parce qu'ellos
sent tres developpees en hauteur; du fond des sillons, en remon-
tant sur les arcs, I'epaisseur de Tectoderme decroit et, dans quel-
ques sections, 11 apparait tres mince sur la ligne saillante des arcs.
Cette disposition ne peat etre attribuee a une obliquitu do la
section. Le nerf facial s'approche de I'epaississement ectodermique
correspondant au l^r sihon sans qu'on puisse aflirmer qu'il se pro-
duise une fusion de I'epaississement epitheliale avec le nerf. Lo
ganglion plexiforme du vague contracte dorsalement d'intimes rap-
ports avec I'epaississement ectodermique qui correspond a I'ebau-
che du 46 arc branchial „. (p. 278).
Come si vede, 11 Chiarugi non ha potuto constatare simih
inspessimenti dell'epidermide e connessioni con i nervi ne nella re-
- 107 -
gione del trigemino, ne in quella del glosso-faringeo, cosi che le nostre
cognizioni su questo argomento, per quanto riguarda 1' uomo, sono
ancora oggidi molto ' scarse. Ed e facile d'altronde darsene ragione
quando si pensi che queste, di cui parliamo, essendo formazioni
molto fugaci, non e sempre facile avere in esame embrioni umani
proprio in quella fase in cui esse sono presenti.
E siccome io ebbi la fortuna di avere un embrione umano as-
sai pill giovane di quelle descritto dal Chiarugi, in cui tali for-
mazioni sono ben evidenti, credo opportune il descriverle, potendo
queste mie osservazioni, quando sieno convenientemente collegate
con altre relative a fasi piu o meno avanzate dello sviluppo del-
ruomo, servire alia conoscenza perfetta di una questione morfolo-
gica, che ha certamente grande importanza e per I'ontogenesi e per
la filogenesi.
L' embrione umano che mi ha servito per questo studio (e che
io ho distinto con A) proviene da un aborto, ma e perfettamente
normale e ben conservato.' Esse e dell' eta di circa 17 giorni, hail
tube midollare non ancora chiuso, ma alio stato di doccia e di
placca airestremita posteriore; le vescicole ottiche primitive sono
in formazione ; le fossette acustiche sono ancora largamente aperte
all'esterno; i segmenti primitivi sono in numero di 15.
Vi si trovano gli abbozzi dei nervi trigemino, acustico-faciale
e glosso-faringeo con qualche lieve traccia del vago, ma tutti sono
esclusivarnente costituiti di cellule disposte a mucchi piii o meno
distinti per i gangli, ed a cordoni per i nervi. Ora, siccome questi
mucchi 0 cordoni cellulari non rappresentano in realta gli elementi
dei gangli e dei nervi definitivi, ma segnano solamente le vie che
questi seguiranno neha lore ulteriore formazione, ho stabihto in un
lavoro precedente (9) di designarh coi nomi rispettivamente di pro-
gangli e pronervi. Seguiro pertanto anche qui questa nomenclatura
che mi pare legittimata dalle ragioni esposte in quel lavoro.
Nel descrivere queste formazioni io procedero dall' avanti al-
I'indietro, esaminando successivamente le regioni innervate dagli
abbozzi del trigemino, dell' acustico-faciale, del glosso-faringeo e del
vago, avvertendo che in queste regioni le sezioni dell' embrione sono
quasi perfettamente trasversah e di 15 a caduna.
Regione del trigemino.
Ho date in un mio precedente lavoro (9) una minuta descri-
zione dell' abbozzo' del trigemino e spiegata la formazione primitiva
- 108 -
del ganglio di Gasser. Ad esso rimando percio il lettore che desi-
derasse migliori ragguagli suirargomento. Qui mi liniito per brevita
a riassumore che neli'embrione esaminato I'abbnzzo del trigemino
hsulta formato di uii grosso proganglio neurale adiacente al cer-
vello e di tre progangli die chiamai mesocefalici, lontani dal cervello
e posti: il primo al di dietro delle vescicole ottiche, il secondo nella
regione del future prolungamento mascellare superiore, il terzo nella
regione del prolungamento mascellare inferiore o mandibolare. II
proganglio neurale e unito ai tre progangli mesocefalici mediante
una lamina che ho detto lamina del trigemino. L' insieme del pro-
gangho neurale, dei tre progangli mesocefalici e della lamina del
trigemino rappresentano I'abbozzo del gangho di Gasser.
Or bene, mentre 1' epidermide che nelie regioni anteriori e late-
rah deU'estremita cefalica e sottihssima, la dove incomincia il pri-
mo progangho mesocefahco che per la sua posizione e per altre
ragioni ho detto progangho mesocefahco oftalmico, ossia a liveho
del margine posteriore delle vescicole ottiche e un po' al di sopra
di esse, presenta un ispessimento visibile che va poi gradatamento
accentuandosi a mano a mano che si precede verso la parte poste-
riore e che si arresta precisamente al hmite posteriore dell'abbozzo
del trigemino. Questo inspessimento epidermico corrisponde dunque
esattamente a quasi tutta I'area occupata da quest'abbozzo.
Nella parte anteriore, cioe in corrispondenza del progangho me-
socefahco oftalmico, tale inspessimento si vede limitato alle parti
laterali del capo, cioe non si estende ne verso il dorso ne verso il
lato ventrale, e rimane quindi hmitato pure alia sola area corri-
spondente al proganglio. Ma, procedendo verso la regione posteriore,
a mano a mano che I'ammasso cehulare rappresentante il progan-
gho si estende verso il lato ventrale, dove for mora poi i due pro-
gangli mesocefahci mascellai-i e mandibolari, anche 1' inspessimento
si estende a questa regione e va pure accentuandosi sempre piu,
mentre dal lato dorsale si estende anche, ma mono distinto, ed in
ogni case si arresta in corrispondenza del proganglio neurale.
Cosi che I'area dell' inspessimento corrisponde piii esattamente
a tutta quella regione del capo dove stanno allogate, immediata-
mente sotto all' epidermide, la lamina del trigemino e quelle tre
masse cellulari fuse insieme che sono i tre progangli mesocefalici,
e r inspessimento e piil accentuate in corrispondenza del proganglio
mesocefahco mandibolare.
In tutta I'area dell' inspessimento, ma specialmente nella sua
parte posteriore, le cellule dell'abbozzo sottostante sono intimamente
- 109 -
congiimte con quelle epidermiche, cosi che non e possibile vedere,
salvo in qualche raro punto, una fessura che separi le due sorta di
element!. Cio non ostante e sempre facile distingue re per la loro
forma caratteristica epiteliale le cellule e})idermiclie da quelle loro
sottostanti.
Fig. I. — Einhrione umano.
Sezione quasi trasversale in corrispondenza del liiuite superiore della vestjicola cerebrale ante-
riore. — am. amnios; gmo, ganglio meso:efalico oftalmico ; gnt, ganglio neurale del trigemino ; rd,
sua radice dorsale primitiva ; U, lamina del trigemino; gin. ganglio mesocefalico mascellare, te, iu-
spessimento epidermico ; c, cervello (X circa 80 diam.)
Froriep (7) che fece special! osservazioni intorno a questo ar-
gomento su embrioni di hue, non vide simih inspessimenti e con-
nessioni nella regione del trigemino : " Speciel am Ganghon Gassed
•" — egli scrive — ist keine Andeutung einer Verbindung mit der
" Epidermis nachzuweisen „ (pag. 43). Solamente egli osservo un
inspessimento epidermico al di dietro delle vescicole ottiche, inspes-
simento che io giudico corrispondere per la sua posizione a quel
tratto che sta al disopra del proganglio mesocefahco oftalmico.
An che C hi a rug i (5) non fa parola di inspessimenti ne di con-
nessioni simili nella regione del trigemino nell'uomo, ma egh pero
pote constatarh negli embrioni di mammiferi (6). Del resto, per
quanto riguarda i vertebrati inferiori; gli embriologi sono in mas-
sima d'accordo nel ritenere che tali formazioni compaiano anche
nella regione del trigemino.
Molti di colore che si occuparono di questo argomento, special-
mente noi vertebrati inferiori, parlano di inspessimenti, non dovuti
- no -
solamente airaumentare dell'altezza delle cellule epidermiche, ma
anche alia loro proliferazione e quindi al lore disporsi in vari strati,
concorrendo cosi anche alia formazione del proganglio sottostante.
Questo io non ho potato assolutamente constatare neU'embrione
di ciii parlo. Sebbene gli inspessimenti non solo sieno ben distinti,
ma, qualche volta, discnitamente notevoh, tuttavia, ne nella regione
del trigemino, ne in quelle seguenti, io non ho potuto constatare
che essi risultassero di piia strati, ma sempre unicamente di un
solo strato di cellule epidermiche.
Cio che invece *mi ha colpito e di cui non trovo menzione al-
cuna in tutti i lavori che conosco, si e la struttura speciale delle
cellule costituenti questi inspessimenti, ben diversa da quella delle
medesime cellule deh' epidermide la dove questa non e inspessita.
Fig. II — Embrione umaoo.
Sezione trasversaie a i veho del limite posteriore dell'abbozzo del trifj^einiuo — f, faringe
eu, cuore ; gm, ganj^lio mesocefalico mandibolare. Le altre lettere come in fig. 1 (X 83 circa).
Mentre le comuni cellule epidermiche per la loro sottighezza
sono piuttosto da ascriversi alia categoria di ceHulo cubiche e tal-
volta quasi tabulari, quelle corrispondenti agh ispessimenti sono
visibilmente piu o mono alte e quindi diventano cilindriche, for-
mando cosi un epitelio prettamente cilindrico. II loro nucleo si al-
lunga anche corrispondentemente e sta in prevalenza allogato nella
parte interna della cellula, cioe dove questa e in diretto contatto
con gh elementi del sottostante abbozzo.
Ma non basta. Mentre le cellule sohte, cioe non ispessite, mo-
strano quasi sempre una struttura omogenea, quelle degh ispessi-
menti presentano invece una struttura distintamente e fortemente
- Ill -
vacuolare. Si vede cioe la parte esterna di esse occupata • da un
grosso vacuolo incoloro, talvolta cosi grande che sporge fuori della
cellula stessa alia superficie dell' epidermide. Qiiesto vacuolo, nella
celliila vivente, era naturalmente pieno di un liquido, prodotto di
secrezione molto probabile della cellula stessa, e questo liquido,
accumulandosi nella cellula, dovette spostare per forza il nucleo e
cacciarlo cosi alia periferia della cellula, precisamente come vediamo
avvenire nolle cellule grasse od in cellule ghiandolari, dove il con-
tenuto cellulare va aumentando considerevolmente oltre il volume
primitive della cellula. Per cui in moltissime di queste cellule epi-
dermiche si vede il nucleo rimpicciolito, assottigliato, cacciato sui
lati e prevalentemente al fondo della cellula, ed incur vato second©
il contorno del vacuolo che gli sta d'accanto. Esse prendono in-
somma una forma ed una strultura che ricordano moltissimo quelle
deUe cellule caliciformi intestinali.
Reg^ione deiracustieo-faciale.
Subito dietro all' abljozzo del trigemino T epidermide ridiventa
sottile, ma appena si arriva nella regione deh'acustico-faciale pre-
sents un altro inspessimento, il quale offre press'a poco gli stessi
caratteri di quelle precedente, vale a dire si manifesta in tutta la
regione a cui si estende I'abbozzo, accentuandosi a mano a mano
che dal dorso si precede verso la regione ventrale. Pero, un po' so-
pra al livello della notocorda esiste un tratto di epidermide le cui
cellule sono visibilmente piii alte delle altre circostanti e formano
con il lore insieme una regione piu inspessita che si presenta a un
dipresso come una lente biconvessa. Quest'area di maggior ispessi-
mento rappresenta secondo me una di quelle formazioni che Kupffer
chiamo placodi.
Ora al disotto di questo placode, cioe piu verso la regione ven-
trale, le cellule epidermiche dell'arco joideo sono ancora inspessite
ed entrano in connessione con le cellule del sottostante abbozzo.
In un recente lavoro che ho pubblicato sui primordi dello svi-
luppo deh'acustico-faciale (10) (al quale rimando il lettore per quehe
particolarita che vi si riferiscono) io ho dimostrato che in origine
il faciale e I'acustico hanno due abbozzi nettamente distinti, di cui
queUo del faciale e sovrapposto a quelle deR'acustico e scorre quindi a
flor di pelle, mentre quelle dell'acustico, so1}tostante ad esse, si tro-
va ahogato piu profondamente nel capo. Solo piu tardi per I'atrofla
di una parte dell' abbozzo del faciale queho dell'acustico diventa un
abbozzo misto acustico-faciale.
- 112 -
Or bene, 1' abbozzo del faciale, mentre nella sua part,e ante-
riore scorre sotto al placode menzionato per penetrare nell'arco ioi-
deo sotfcostante fondendosi con le sue cellule epidermiche inspessite
nella regione superiore dell'arco, nella sua parte posteriore si arre-
sta al placode menzionato con le cui cellule intimamente si unisce.
Cosi che possiamo dire clie il faciale si unisce in due regioni con
repidermide: in una corrispondente al placode al disopra del livello
della notocorda ed in un' altra a livello di questa o un po' al di-
sotto.
Fig. III. — Embrione umano.
Sc/idiic ijiiasi trasversale a livel'o dell'abbozzo ueil'acustico-faciale. — va, fossetta acustica; ac,
alibozzo (luli'acustico ; ah, abbozzo del faciale; pf, placode dorso-laterale del faciale; pt. placode epi-
lirancliiale delTacustico faciale ; ge, ganglio epibraiichiale dell'acustico faciale. Le altre lettere come
Ill-lie figure precedenti. (X 80 circa).
Quanta all'acustico presenta anch' esse una disposizione analo-
ga poiche la sua estremita, penetrando nell' arco ioideo, si unisce
l)ure con le sue cellule epidermiche nella regione superiore di esse
c pill in alto si connette intimamente con le cellule originariamente
epidermiche delle fossette acustiche, anch'esse notevolmente inspes-
site, le quali rappresentano percio il placode corrispondente all' a-
custico.
Anche qui, come nella regione del trigemino, le cellule costi-
tuenti i' inspessimento presentano distintamente quella struttura
vacuolaro che ho gia descritto.
Suha presenza di queste formazioni nella regione dell'acustico-
taciale non v' ha discussione fra gU embriologi. Esse furono osser-
vate fra altri da Semper, van Wijhe, Beard nei verte])rati infe-
- 113 -
riori, da Kastschenko negli uccelli, da Froriep nei maramiferi,
da Chiarugi nell'uomo. Solo Weigner (21) non pote constataiie con
sicurezza, ma cio e forse dovuto alia fase uri po' troppo avanzata
degli embrioni da lui esaminati.
Formazioni simili furono pure osservate da Goronowitsch (11)
negli uccelli, ma egli sostiene che queste non hanno nulla a die fare
con quelle descrifcte dal Froriep nei mammiferi, in fasi di sviluppo
pill avanzate. Cio e forse probabile, ma non si potra asserire con
sicurezza flnche non si faranno altre speciali ricerche in propo-
sito.
Reg-ione del glosso-faring'eo e del vag-o.
Subito dietro alia fossetta acustica ricompare un altro inspes-
simento epidermico il quale si protrae ininterrotto e sempre ben di-
stinto per ben 15 sezioni di 15 u. caduna assumendo cosi una esten-
sione di 225 [j- circa. Anche in questa regione esse presenta netta-
raente spiccata un' area in cui le sue cellule sono piu inspessite e
formano percio un placode, collocate come quelle del faciale un po'
sopra al livello della notocorda. Le cellule sono come al solito
disposte in un solo strato e mostrano la struttura vacuolare gia
descritta.
Al disotto dell'epidermide per tutta la regione in cui si estende
I'inspessimento si ha I'abbozzo di un nerve che, a giudicare dalla
sua posizione, corrisponde al glosso-faringeo ed al vago. Questo
abbozzo e pero complessivamente molto mono sviluppato del pre-
cedents
lo ho detto nei mio precedente lavoro sull' acustico faciale (10)
che I'abbozzo del faciale, passando nell'arco ioideo, si porta fine a
contatto col mesoderma circondante il cuore, mesoderma che io col
Goronowitsch chiamero assiale. Tale abbozzo risulta cosi formate
da un cordone cellulare che, scorrendo a fior di pelle, si porta dal
disopra del cervello fine al mesoderma assiale passando dentro al-
I'arco ioideo. Esse fu chiamato dal Goronowitsch (11) il " prime
cordone periassiale „ {erster ijeridxialer Strang) perche, secondo le sue
interessanti ricerche sul polio, esse deriva in massima parte dalla
proliferazione delle cellule del mesoderma assiale, le quali formano
col lore insieme una massa cordoniforme che si dirige verso il tube
midollare e si unisce con altre cellule prohferanti dalla cresta neu-
rale secondaria {secunddre Leiste). Cos! che I'abbozzo del faciale
risulta costituito, secondo Goronowitsch, di due parti: una pros-
- 114 -
simale di origine esodermica, I'altra distale di origine mesoder-
mica.
Se il Goronowitscli abbia ragione neH'attribuire al faciale una
simile doppia origine e cio che io non posso dire, perche nell' em-
l)rione di cui parlo Tabbozzo e gia completamente formato, e quindi
non e piu possibile riconoscere con precisione 1' origine primitiva
delle sue cellule. Ma e certo pero che la dove le cellule dell'abbozzo
si uniscono a quelle del mesoderma assiale, la fusione e cosi com-
pleta e la somiglianza degli elementi dell'abbozzo e del mesoderma
e cosi perfetta, che si e indotti a dar ragione intera al Grorono-
witsch.
Or bene, I'esame dell'abbozzo del glosso-faringeo e del vago
quale si presenta nel mio embrione ci conferma ancora di piu la
esattezza di una parte delle opinion! di Goronowitsch sull'origine
primitiva di questo abbozzo che egli chiama il " secondo cordone
periassiale „ (zweitei- periaxialer Strang
Fig. IV. — Embrione umano.
Sezione quasi trasversale a livello dell'abbozzo del glosso-faringeo e vago. — af, abbozzo ilel
plosso-faringeo; pf, placoile dorso-laterale del glosso-faringeo; ijeg, ganglio epibrancliiale del glosso-
faringeo ; peg, placode epibranchiale del glosso-faringeo ; pv, placode dorso-laterale del vago ; ce, ce-
lonia. Le altre lettere come nelle figure precedent!. (X 80 circa).
Di fatto, se si esaminano tutte le sezioni comprendenti 1' inspes-
simento epidermico di questa regione, si trova costantemente che il
mesoderma assiale, in vicinanza dei lati del corpo, si continua insen-
sibilmente con un cordone di cellule tondeggianti, compatte che so-
migliano perfettamente a quelle formanti gli abbozzi precedents II
passaggio dalle cellule mesodermiche a queste altre e cosigraduale
- 115 -
che non si riesce a segnare un limite netto di separazione dei due
tessuti e quindi ropinione che I'uno derivi dall'altro e perfettamente
legittimata.
Ma un'altra prova, che sta pure tutta in favore di essa, si echo
il cordone cellulare suddetto, sebbene si diriga, stando a fior di
pelle, verso il tube midollare, non lo raggiunge tuttavia ma termina
ad una certa distanza da esso; quindi il dubbio, che le cellule di
tiuesto cordone possano aver avuto origine dalla cresta neurale,
dubbio che avrebbe potuto sorgere per I'abbozzo dell' acustico-fticiale,
non puo piia esistere in questo case.
Se si esamina quest' abbozzo proprio dietro alia seconda fessura
branchiale, cioe al margine anteriore del terzo arco branchiale (com-
putando per prime quelle mandibolare e per secondo 1' arco ioideo),
si vede bensi che le sue cellule compatte e numerose formano un
ammasso che puo essere considerato come un proganglio epibran-
chiale analogo a quelh degli abbozzi precedenti, ma fra gli elementi
dell'abbozzo e quelli deh'epidermide non esiste quella connessione epi-
branchiale che si scorge invece negli allri abbozzi. Anzi una fessura
ben distinta separa 1' un daU'albro nettamente i due tessuti. II che
non deve gia portarci alia conclusioiie che tale connessione non si
stabilisca' mai in questa regione, ma seraplicemente che essa non
esiste ancora in tale fase di sviluppo e che la formazione del coi"-
done periassiale rappresentante I'abbozzo e indipendente dalle cellule
esodermiche almeno in questo stadio, e quindi che essa e dovuta
da principle esclusivamente al mesoderma assiale.
Pero, giunto il cordone periassiale a hvello del placode di que-
^sta regione, le sue cellule si fanno piii rare e incominciano a presen-
tare una notevole somiglianza con quelle del mesenchima. Qua e la
intanto si nota la presenza di alcune cellule distintamente fusiformi,
di cui talune sparse senza una orientazione determinata, mentre ta-
lune altre riunite insieme e compatte formano una sottile striscia
triangolare, la quale, con la sua base rivolta verso I'arco branchial(3
sottostante, si unisce alle altre cellule dell'abbozzo e si dirige, at-
traversando obliquamente il capo, verso il tube midollare. La punta
di questa striscia viene cosi a trovarsi allegata daccanto aha parte
dorsale delle pareti del- tube midollare. lo ritengo che per la sua
posizione e per la sua struttura questa striscia di cellule fusiformi
rappresenti I'abbozzo del glosso-faringeo e, piii propriamente, quel tes-
suto che Goronowitsch chiama " tessuto conduttore dei nervi „
(nervenfuhrendes Grewebe) destinato a segnare la via che seguiranno
le fibre del future nervo definitivo (fig. 4).
- 116 -
Goronowitsch credo che le cellule fusiformi di questo tessuto
conduttore sieno derivate da quelle stesse del mesenchima e trae ra-
gioni per questa credenza dall' aver osservato tutti i termini di pas-
saggio dalle cellule del connefctivo a queste fusiformi. Per conto mio
io non posso asserire che Goronowitsch sia nel vero, ma certo
e che la presenza delle cellule fusiformi sparse qua e la nel connet-
tivo Jegittima una simile supposizione.
Tra questa striscia di cellule fusiformi, di cui ho parlato e che
ritengo rappresentare 1' abbozzo del glosso-faringeo, e 1' epidermide
intercede uno spazio il quale e occupato da cellule facenti parte
sempre del cordone cosidetto periassiale, cellule che, come dissi, sono
pill rare e presentano una certa somiglianza con quelle del mesen-
chima. Or bene mentre tutto il resto dell' abbozzo e nettamente di-
staccato dall' epidermide, quelle cellule che si trovano in vicinanza
del i)]acode dal lato dorsale di esse, vi si uniscono intimamente.
Questa connessione delle cellule dell' abbozzo con quehe del pla-
code si conserva per quasi tutte le sezioni seguenti, ed il cordone
periassiale si presenta nolle altre sezioni posteriori a quoUa conte-
nente F abbozzo del glosso-faringeo press' a poco dello stesso aspetto
gia descritto. Pero le cellule fusiformi che si trovano sul suo decorso
vanno aumentando in vicinanza del tube midollare, ma sono sem-
pre sparse irregolarmente e non formano mai una striscia distinta
come quella del glosso-faringeo. Alcune di queste cellule fusiformi
si trovano allogate nell'angolo comproso tra I'epidei-mide e le pareti
del tubo midollare e talune si vedono diroltamente connesse colla
vOlta del tubo midollare, ond' io suppongo che esse rappresontino la
cresta neurale, quella che Goronov^itsch chiama " tertiare Lei-
ste „ e che sarebtae anche qui, come nel polio, pochissimo sviluppata.
Finalmente all'ostremita posteriore di questo abbozzo (sezioni
569-570) si vede comparire sul decorso dello stesso cordone perias-
siale, ai lati del tubo midollare, un gruppetbo di cellule con disposi-
zione raggiata, il quale rappresenta senza dubbio un segmento pri-
mitive, un somite rudimentale. Che questo somite sia destinato a
scomparire e che le sue cellule si trasformino in elementi del me-
senchima circostante, come Goronowitsch sostiene, e cio che io
non posso qui ne affermare ne negare.
(^uali sono ora le conclusioni che si possono dedurre da (j^ueste
osservazioni ?
Anzitutto questa : che gli ispessimenti epidermici riscontrati nei
vertebrati inferiori in corrispondenza di certi nervi cefahci esistono
- 117 -
pure neiruomo fin dal momento in cui compaiono gli abbozzi di
questi nervi, e che anche in tutta la regione del trigemino I'epider-
mide si mostra inspessita.
In secondo luogo che gli abbozzi nervosi primitivi contraggono
adesione con 1' epidermide inspessita, lasciando per ora insoluta la
questione se questa concorra anche nell'uomo alia formazione dei
progangli corrispondenti.
Tanto nella regione dell'acustico-faciale, quanto in quella del
glosso-faringeo e del vago I'epidermide presenta un inspessimento,
distinto dal resto, che sta al disopra della regione epibranchiale e
che rappresenta, a mio parere, un placode dorso-laterale nel senso
di Kupffer, mentre puo ritenersi come un iMcode epibranchiale
indistinto quell' inspessimento epidermico che sta nella regione epi-
branchiale. Un placode dorso-laterale non si era flnora trovato nei
mammiferi.
Ogni abbozzo di nervo presenta connessioni con I'epidermide in
due punti, corrispondenti al placode dorso-laterale ed al placode epi-
branchiale. II placode dorso-laterale dell'acustico e rappresentato
dalla fossetta acustica. Fa eccezione I'abbozzo del gjosso-faringeo-
vago che ancora non mostra connessioni con 1' epidermide nella
regione epibranchiale, ma solo in corrispondenza del placode dorso-
laterale.
Quanto al trigemino non e possibile distinguervi un placode
dorso-laterale. Devesi forse ritenere che in questa regione ed in que-
sta fase di sviluppo i placodi dorso-laterali ed epibranchiali sieno
fusi insieme in un unico ispessimento '? Cio potrebbe essere probabile.
In ogni caso le cellule formanti gli ispessimenti descritti sono
sempre disposte in un solo strato e mostrano tutte una speciale
struttura vacuolare.
Se poi questi inspessimenti epidermici non corrispondano vera-
mente a quelh descritti dal Froriep nei mammiferi e da Kast-
schenko negh uccelh, come Goronowitsch asserisce, si potra solo
stabilire con speciali ricerche in proposito.
Quanto al significato fisiologico di tali inspessimenti io credo che,
visti i loro rapporti stretti coi nervi cefahci, e la loro posizione
lungo i lati del corpo, sia difficile non riconoscere in essi i rappre-
sentanti di organi lateral! di senso, i quali, ben sviluppati nelle
forme ancestrali dei vertebrati e nei vertebrati viventi inferiori,
fanno la loro apparizione effimera anche nei vertebrati superiori.
Cio almeno io credo che si possa concludere per quanto ri-
guarda i placodi dorso-laterali di cui fin qui non si era fatta men-
- 118 -
zione ne per i mammiferi ne tanto meno per I'liomo. Quanto ai
placodi epibranchiali la questjone e ancora da risolversi. Froriep
in un suo primo lavoro (7) era gia veiiuto alia conclusione che si-
mili inspessimenti epidermici nella regione branchiale del mammi-
feri rappresentassero organi di senso che egli chiamo " organi delle
fessure branchial! „ (Organe der Kiemenspalten), ma piu tardi, avendo
ripetuto le sue ricerche sulla Torpedine (8), ritenne che solamente
gli ispessimenti epidermici laterali rappresentassero organi di senso,
mentre quelli epibranchiah, almeno nella regione del vago, si tra-
sformassero in una parte del timo.
lo non posseggo ne osservazioni ne prove per infirmare questa
opinione del Froriep, ma, mentre da una parte ammetto che cio
possa essere nella torpedine od anche in tutti i selaci, dall'altra
mi pare strano che la stessa cosa avvenga nei vertebrati superiori.
Del resto Kastschenko (14), che aveva gia studiato nel polio que-
st! inspessimenti in relazione con la formazione del timo, viene pur
egh alia conclusione che sieno da cun^iderai'si come abbozzi di or-
gani rudimentali di senso.
Ad ogn! modo e da teners! sempre presente che i fatti esposti
in questa nota si riferiscono ad una sola fase dello sviluppo del-
I'uomo e quindi nuove ricerche adeguate si richieggono prima che
una conclusione definitiva possa essere accolta in questa quistione
altrettanto intricata quanto interessante.
NB. — Le figure che accompagnano questa nota sono tolte da microtb-
tografie eseguite dall' autore e sono tutte ingrandite circa 80 volte.
Bibliografla
(1) Beard J. — C'd the Segmental Sense Organs of the lateral line and on the Morphology of the
Vertebrate Auditory Organ. Zool. Anz., Bd. VII, p. i23-i43. i884.
(2) Id. — The system of Branchial ^ense Organs and their Associated Ganglia in Ichthyopsida.
Qxiart. Journ. Micros. Sc. N. S., vol. XXVI, p. 0o-i56, 18S6.
(3) Id. — The Development of the Peripheral Nervous System of "Vertebrates. Ivi, vol. XXIX.
p. i53-223, 1889.
(4) H^raneck E. — Etude sur les replis m^dullaires du Poulet. Rec. Zool. Siiis., Tom. IV,
p. 305-364. i88S.
(5) Chiarugi G. — Anatomic d'un embryon humain de la longueur de mm. 2.6 en ligne droite.
Arch. ital. de Biol , Tom. XII, p. ^73-291, 1889-
(6) Id. — Contribuzioni alio studio dello sviluppo dei nervi encefalici nei Mammiferi in confronto con
aitri Vertebrati. IV. Svilup:o dei nervi oculoiiiotore e trigen.ello, Puhblicazioni del H. Isti-
tiito di Stiidi Superiori. Firenze, p. 99, iS97.
(7) Froriep. A. — Ueber Anlagen von Sinnesorganen am Facialis. Glossopharyngeus und Vagus.
■ Arch. f. Anat. u. Phtjs., Anat. Abth., p. 1-55, IS85.
(8) Id. — Zur Entwickelungsgeschichte der Kopfnerven. Verhand. d. Anat. Gesells. Munchen. p. 55 56,
IbBi.
(9) Giglio-Tos E, — Sull'origine embrionale del nervo trigemino nell'uomo. Anat. Anz., Bd. XXI.
i902.
(10) Id. — Sui primorJi dello sviluppo del nervo acustico -faciale nell'uomo. Ivi.
- 119 -
(11) Goronowitsch N. — Untersiichungen Uber di>? fintwickelung <1er sag. " Oangliealeistea n in
Kopfe des Vogelembryoneo. Morphol. Jahrb., 20 Bd., p. IS7-259, 1S93.
(18) Giitte A. — Die Entwickelutiirsgeschichte der Uake. Leipzig. 1875.
(13) Johnson and S hel don — Notes on the Duvelopinent of the Newt. Quart. Journ. Micros.
Sc, vol. XXVI. isse.
(14) Kastschenko N. — Das Schlundspaltengeb;et des HUnchens. Arch. f. Anat. u. Phys.-Anat.
Abth., p. 2.5S-300, iSS7.
(15) Kupffer C. (von) — Die Entwickelung von Petroiiiyzon Planeri. Arch. f. mikrosh. Anal.,
Bd. 35, p. 469-55S, iS90.
(Itj) Id. — Die Entwickelung des Kopfnerven der Vertebraten. Verhandl. d. Atvat. Gesells., in Miin-
chen, p. 22 25, 189 i.
(17) Piatt Julia — Ontogenetic Differenciations of the Ectoderm in Necturus. Quart. Jour. Micr.
Sc. N. S., vol. XXXriII. p. 487-547, 1896.
(18) Seniper C. — Das Urogenitalsystem der Plagiostomen u. seine Bedeutung fUr die hoheren Wir-
belthiere. .\rb. aus d. Zool.-Zoolom. Instilut. zu Wiirzbury., Bd. II. lS7o.
(19) Spencer W. B. — Notes on the Early Pevelopinent of Sana teniporaria. Quart. Journ. Micr.
Sc. Suppl., 1885.
(20) Van Wijhe J. W. — Ueber die Mesodermsegmente und die Entwickelung der Nerven des Se-
lachierkopfes. Verhandel, d. k. Akad. van Welenschapptn, XXII Beel, Amslerdam, p. 1-50,
1883.
(21) Weigner K. — Beinerkungen zur Entwickelung des Ganglion acustico-faciale und des Ganglion
seaiilunare. .A.nal. Anz., Bd. XIX, p. 145-155, 1901.
DoTT. GIUSEPPE FAVAKO
ASSISTENTE ONORARIO NED.' ISTITUTO ANATOMICO DI PADOVA.
Cenni anatomo-embriologici
intorno al
Musculus retractor arciium branchialium dorsalh nei Teleostei.
Ricevuta 11 10 aprile 1902
fi vietata la riproduzione
Poche e brevi fiotizie trovo nella letteratura intorno al muscolo
retrattore dorsale degli archi branchiali dei ganoidi e dei teleostei:
credo quindi opportune qualche ceniio ulteriore relative alia sua
morfologia, all' innervazione ed alio sviluppo nella seconda delle
menzionate sottoclassi.
Secondo il Cuvier e il Valenciennes (^) il muscolo si reca
(nella perca) dal terzo osso faringeo superiore alia spina dorsale.
II Meckel C) ammette che esse si estenda "dalle vertebre an-
teriori alia faccia superiore delle ossa faringee.
(•) C uvier et Valenciennes — Uistoire naturelle des poissons. Tome premier. - Paris, 1828
pag. 411.
(2) Meckel J. F. — System der vergleichenden Anatomie. Vierler Theil. — Halle. 1829, pa-
ijina 209.
- 120 -
Dal Olivier e dal Duvernoy (') il inuscolo viene denominato
retrattore superiore (clelle placche faringee) o sottovertehro-faringeo.
Lo Stannius (") chiama il muscolo retractor ossium pharyn-
georum superiorum e (^) lo ammette innervate nel diodonte dai
rami faringei inferiori del vago.
II Vetter C^) ritiene che il inuscolo retractor arcuum branchia-
lium dorsalis, che manca nel luccio, si estenda nella perca dalla
terza vertebra all'estremo interno del quarto faringo-branchiale, rice-
vendo un fascio aberrante dalla muscolatura longitudinale dell'eso-
fago. Nei ciprinidi, secondo I'A., il muscolo si reca dal processo im-
parl del basioccipitale alia porzione superiore del quinto arco bran-
chiale. II Vetter ripete per 1' innervazione i dati dello Stannius
ed ammette una possibile omologia del retrattore con il muscolo
suhspinalis del selacei (il quale giace, come e note, cranialmente al-
I'apparato branchiale ed e in rapporto con questo).
Secondo 1' Emery (^) il muscolo retrattore si reca nel Fierasfer
dal margine interno del secondo faringeo ad una speciale fossetta
della terza vertebra.
II Cunningham (^) descrive nella soghola un muscolo che va
dalla superflcie inferiore delle vertebre anteriori alia faccia dorsale
del faringei superiori.
II Jaquet (''') ammette che nella perca il retrattore si fissi ai
lati della colonna vertebrale e, per mezzo di quattro fascetti, alle
ossa sospensorie dei quattro archi branchiali.
Tra i ganoidi il muscolo venne descritto liQlYAmia calva. Cito
per brevita I'ultimo e piu complete lavoro, quello di Phelps Al-
1 1 s (^). Questi considera il muscolo nel gruppo di quelli innervati dal
glosso-faringeo e dal vago. II retrattore si reca, secondo I'A., dai
(*) Cuvier G. et Duvernoy G. L. — Legons d'Aiiatomie cotTi[iar(ie. Seconde (Edition, Tome
seiJti6me. — Paris, 1840, paij. 282.
(*) Stannius H. — Handbuch der Anatoinie der Wirbelthiere. Zweite Auflage. — Jierlin, 1854,
pag. 115.
(') Stannius H. — Das iieripherisi-he Nervensysteiii der Kische, aiiatoiiiisch und physiologiscli
untersucht. — Jiostocli, 1849, pag. 90.
(') Vetter B. — Untersuchungen zur vergleichenden Anatomie der Kienicn- und Kiefermuscula-
tur der Fische. H Theil. Jenaische Zmlschr. fiir Naturwis.s., Zvcolfter Band, Neue Fntije, Fiiiifter
Band, 1878, paij. 511 e 534.
(5) Emery C. — Fierasfer. Studi iutorao alia Sisteiiiatica, I'Anatomia e la Biolpgia delle specie
niediterranee di questo genere. Ji. Accademia dei Lined. Anno CCLXXVII, 1879-80, paij. 37 del-
t'eslratto.
(8) Cunningham F. T. — A Treatise on the Common Sole {solea vulgaris) considered both as
an Organism and as a Commodity. — P/i/moutfi, 1890. pag. 49.
O Vogt C. et Yung E. — Traite d'Anatomie compar^e pratique. Tome deu.\i6me. — Paris, 1894.
Classe des Poissons par Jaquet M., ;>«(/. 508.
(') Phelps All is E. — The Cranial Muscles and Cranial and First Spinal Nerves in Amia
calva. Journ. of Morphology, vol. XII, 1897, pag. 671 e 681.
- 121 -
lati della terza e quarta vertebra alia superflcie dorsale del terzo
faringo-branchiale del lato proprio e dell'opposto. E ritenuto omo-
logo al suhspinalis.
Altri Autori non fanno menzione del muscolo oppure accen-
nano molto vagamente ad esse.
Passo ad esporre i caratteri generali die presenta il retrattore
nell'iiitera sottoclasse del teleostei, ricordando pure i rapporti die
gli organi vidni coiitraggono coii esse.
II muscolo retrattore del fariiigei uon seiiipre e un orgauo pari,
giacente di lato al piano di simmetria del corpo ; qualdie volta e
imparl ed occupa la linea mediana (es. generi Labrus e Crenilahrus).
E un muscolo lungo, disposto con I'asse maggiore piii o meno
parallelo a quelle del corpo ed apparisce un po'schiacciato sagittal-
mente. Esse presenta adunque due superflcie, Tuna ventrale, I'altra
dorsale ; due margini, V uno Morale, Y altro mediale (se e muscolo
imparl, il prime soltanto); due estremi, I'uno caudale, I'altro cefalico.
La superflcie ventrale e in rapporto con la parete posteriore
dell'esofago con cui scambia talora fascetti muscolari (es. Crenila-
hrus) ; in vicinanza all' estremo orale puo essere a contatto con la
porzione posteriore della superflcie dorsale dell' ultimo faringeo (es.
Uranoscopus scaber L.) ; caudalmente con 1' estremo prossiraale
della vescica natatoria (es. Smaris vulgaris C. V.), alia quale puo
aderire con qualclie fascetto (es. SerraMus cabrilla Cuv.) ; nella por-
zione di mezzo puo essere flnalmente a contatto con un lembo ven-
trale del rene (es. Perca fluviatilis L.).
La superflcie dorsale e in rapporto con lo sclieletro, ma talora,
fatta astrazione dall'estremo anteriore, pure con il rene (es. Blen-
nius ocellaris L.) ; in vicinanza ai faringei puo essere a contatto con
le vene degli arclii branchiali e, piii vicino ancora all'inserzione, con
il muscolo adduttore del faringei (es. Fierasfer acus Kp.).
II margine laterale e abbracciato, meno la porzione anteriore e
per lunghezza differente, dal rene.
11 margine mediale e in rapporto profondamente con T aorta e
talora con un lembo del rene (es. Seriola Bumerilii Risso) e con il
margine corrispondente del muscolo dell'altro lato. I due retrattori
possono fondersi per una certa estensione o cranialmente (es. Tri-
gla corax Bp.) o caudalmente (es. Lophius parvipeymis Cuv.) oppure
in totalita, avendosi allora, come vedemmo, un muscolo unico ed
imparl. In tal case 1' aorta giace profondamente, scorrendo in un
canale fibrose aderente ai corpi vertebrafl.
. -.12^ -
Oltre a questa fiisione che si manifesta come carattere fisso
nelle singole specie e non e dovuta ad un semplice addossamento
reciproco delle fibre, ma ad un incrociamento di fascetti musc<^lari
e aponevrotici in corrispondenza della linea mediana, ho spesso no-
tato come varieta, nel caso di muscoli totalmente separati, dei fa-
sci i quali, staccandosi dal margine mediale di un muscolo in vi-
cinanza all' estremo distale, incrociano obliquamente la linea me-
diana passando ventralmente all' aorta e si fondono con il muscolo
del lato opposto in prossimita all'esfcremo orale di questo.
L'inserzione spinale o inserzione fissa puo spingersi caudal-
mente sine alia sesta vertebra (es. Belone acus Risso ; Merluccius
vulgaris Flem.) ; puo aver luogo in corrispondenza di uno o piii me-
tameri e in ciascuno di questi in tre regioni distinte. Anzitutto alia
superficie ventro-latorale del corpo della vertebra (es. Lophius) ; se-
condariamente al margine ventrale della parapoflsi (es. MuUus bar-
batus L.) ; oltre a cio al margine anteriore delle coste vicino al lore
estremo mediale (es. Belone ac). L'inserzione ha spesso luogo, per
ogni singola sede, con una digitazione distinta che si mantiene auto-
noma per un tratto piir o meno lungo.
L'inserzione alle ossa faringee superior! corrisponde o al lab-
bro dorsale del margine postero-interno o alia superficie dorsale di
esse. Si verifica in via generale il fatto che, quando I'ultimo farin-
geo e bene sviluppato, ahora il muscolo s'inserisce a questo o in
corrispondenza del margine posteriore (es. Crenilabrus) o della fac-
cia superiore (es. Uranoscojnis sc). Se 1' ultimo osso faringeo e pic-
colo e spostato all'esterno, l'inserzione ha luogo al penultimo (es.
Brama Raji Schn.). II muscolo puo finalmente inserirsi ad ambedue
i detti faringei (es. Perca fluviatilis L., contrariamente alle osser-
vazioni degli Aa.), non pero con digitazioni distinte. Non ho mai
veduto l'inserzione estesa sine al prime faringeo superiore.
L'attacco vuoi spinale, vuoi branchiale, avviene per cortissime
fibre tendinee, le quali si prolungano talora a rivestire per un certo
tratto la superficie del muscolo : qualche volta pero ha luogo al-
I'apparato bi-anchiale per mezzo di un robusto tendine (es. Coris
julis Gthr. ; Uranoscopus sc).
II muscolo retrattore dei faringei in parecchie specie fa difetto.
Tale mancanza ho trovato, ad esempio, nei murenoidi {Anguilla vul-
garis Turt.; Conger vulgaris Cuv.) ove lo scheletro branchiale e molto
sottile e le ossa faringee superiori poco sviluppate.
Per quanto conceme finalmente il muscolo descritto dal Votter
nei ciprinidi, esse deve ritenersi (pare ne convenga in parte anche
- 123 -
I'A. nelle conclusioni) come una formazione diversa dal sottoverte-
bro-faringeo ed affirie piuttosto al sistema dei muscoli trasversi. II
Cunningham (') infatti descrive nella sogliola, oltre al retrattore,
un nmscolo branchiale in rapporto con il processo del basioccipitale.
Riguardo all'innervazione ho trovato che il retrattore, nelle spe-
cie dove e un po' esteso caudalmente (es. Belone ac; Scorpaena), ri-
ce ve ancora filamenti nervosi derivanti dah'anastomosi longitudinale
formata dai primi nervi spinah e decorrente al di sopra del muscolo
di flanco alle vertebre.
Lo sviluppo del retrattore, studiato nella specie Belone acus
Risso, dimostra come il muscolo sia da principio confuso con la
superficie mediale dei primi miotomi spinah in vicinanza al loro
margine ventrale e a liveho deha superficie inferiore deha corda ; e
molto probabile una compartecipazione di miotomi cefahci in corri-
spondenza dell'estremo craniale dell'abbozzo.
II subspinous invece si sviluppa, secondo il Dohrn f), dai mio-
tomi anteriori deU' ipoglosso, ma e dubbio 1' intervento dei poste-
riori del vago.
A poco a poco le gemme muscolari del retrattore si recano
latero-ventralmente alia corda, insinuandosi tra questa e il rene ce-
fahco, lateralmente ah'aorta e dorsalmente aH'intestino. Tale mi-
grazione e tanto piu accentuata quanto piii si precede cranialmente,
sine in corrispondenza dell'abbozzo dell'apparato branchiale.
Yodiamo quindi come i muscoh retrattori non siano in origine
che una porzione del segmento ipaxonico del grande muscolo late-
rale e come solo in istadi piii avanzati e in rapporto con lo svi-
luppo dell'apparato branchiale si rendano autonomi entrando in re-
lazione con quest'ultimo.
II Fiirb ringer (^), che afferma non aver trovato nei teleostei
del pari che nei ganoidi traccia di musculatura spinale epibranchiale,
ritiene il suhspinalis dei selacei omologo al muscolo longus colli dei
vertebrati superiori.
(') Loc. cit.
(*) Dohrn A. — Studien zur Urgeschichte des Wirbelthierkorpers. Mittheil. a. d. zool. Station
2u Neapel, Sechster Band, iS86 Zur Phylogenese des Wirbelthierauges, pag. 445-6. — Neunter
Band iSS9-9i. Neue Grundlagen zur Beurtbeilung der Metamerie des Kopfes, pag. 355.
(') FUrbi'inger M. — Ueber die spino-occipitalen Nerven der Selachier und Holocephalen und
^hre vergleichende Morphologie. Festschr. zum 70ten Geburtstag v. C. Gegenbattr. Driller Band.
Leipzig, 1897, pag. 468 e 572.
124
Vedemmo d'altro lato la omologia proposta dal Vetter e sta-
bilita dall'Allis tra retractor e subspinalis.
Ammesse esatte tali asserzioni, si ha come necessaria conclu-
sione la omologia del muscolo retrattore dei faringei con il lungo-
del collo.
In verita, se puo ammettersi die un muscolo in rapporto nei
vertebrati inferior! con I'apparato branchiale possa adattarsi nei su-
periori a muscolo esclusivamente dello scheletro assiale, osservo
che la sede, I'innervazione e la primitiva disposizione embrionaria
non costituirebbero argomenti confcrari alia supposta omologia.
ISTon intendo pero con questo di confermarla in alcun mode, ma
di esporre semplicemente il mio giudizio su tale questione. Se da
alcune ricerche, cui sto ora attendendo, intorno alio sviluppo dei
muscoli cervicali e dorsali negli amnioti, potro trarre argomenti
ulteriori per chiarire la questione, non manchero di riprenderla.
CosiMO Uhbkubini, AMMINISTKATORE-KEJsPONSABILE.
■^■^•^41? fgi,
^iifisHt
Milano - Via G-. Revere, S - Milano
UNICA FABBRIGA NAZIONALE
DI MICROSCOPI ED ACCESSORI
DITTA FORNITRICE
di tutti i Gabinetti UiiiTersitari del RegQo
MICROSCOPIO GRANDE MODELLO
con crem&gliera, apparato Abbe, diaframma
ad iride, tavolino in ebanite, revolver, due
obbiettivi a secco 3e7*, unoad imraersione
omogenea Via") ^^^ oculari 2 e 4; il tutto
posto in elegante armadietto in mogano
L. 400
{ingrandimenti fino a 1000 diametri)
Nnovo olilileiliTO Vjs- Seiiiiapocroiiiatico
IMMERSIONE OMOGENEA
Obbiettivo raccomandato per la graride po-
tenza e per la sua durata (Vedi Zeit-
sclirift filr wisse7ischoft. Microscopie del
12 settembre 1894, Band XI, Heft 2)
L. 200 coi due oculari compensatori
4 ed 8.
CATALOGO GENERALE GRATIS
a seraplice richiesta
Pagavienti rateali mensili
pel Sigg. Ufficiali sanitan comunali.
Firenze, iy02. — Tip. L. Niccoluj . Via Faenia , -ii.
Monitore Zoologico Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana
DIRETTO
DAI DOTTORI
GIULIO CHIARUGI EU6ENI0 FICALBI
Prof, di Anatomia umana Prof, di Anatomia comp. e Zoologia
nel R. Istituto di Studi Super, in Kirenze nella R. Uuivwsita di Padova
Ufficio di Direzione ed Amtninistrazioue : Istituto An.atomico, Firenze.
12 numeri all' anno — Abbuonamento annuo L. 15.
XIII Anno Firenze, G-iugno 190S N. 6
SOMMARIO : Biblioguapia. — Pag. 125-127.
SuNTi E Riviste: A-Scoli C, II meccanesirao di formazione della mucosa
gastrica uraana. — Pag. 127 128.
CoMUNiCAZiONi ORiGiNALi : Livini F., A proposito di una classificazione
delle ghiandole. Replica al Prof. G. Paladino. — Vastarini-Cresi Gr.,
Comunicazioni dii-ette tra le arterie e le vene (anastomosi artero-venose)
nei inammiferi. — G-iacomini E., Contributo alia conosceiiza delle
capsule surrenali nei Ciclostomi — Sulle capsule surrenali del Petrorai-
zonti. ^Con tav. II-III). — Pag. 129-162.
NOTA BIBLIOGRAFICA. — Pag; 163.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione.
BIBLIOGRAFIA
Si da notizia soltanto dei lavori pubblicati in Italia.
VI. Protozoi.
Grassi B. — Studi di uno Zoologo sulla malaria. Seconda edizione notevol-
mente accresciuta, con 21 figg. e 8 tav. — Roma, tip. R. Ace. Lincei, 1901.
IX. Vermi.
2. Platodi o Platiblminti (Turbellari. Trematodi. Cbstodi).
Messineo G. — Sul veleno contenuto in alcune tenie dell'uomo : ricerche spe-
rimentali. — Atti Accad. Gioenia Sc. nat. Catania, An. 78 (1901), S. 4,
Vol. 14, Mem. VI di pp. 36. Catania 1901.
- 126 -
Mingazzini P. — Sull'esistenza di una secrezione emessa dalla superficie del
corpo dei Cestodi adulti. — Estr. di pp. 6 d. Rassegna internaz. medicina
moderna, An. 5, 190i, N. 5-6. Catania 1902.
3. Nematodi o Nematelminti.
Corti E. — Di un nuovo Nematode parassita in larva di Chironomus. — Ren-
dic. Istit. lomh. sc. e lett, S. 2, Vol. 35, Fasc. 2-3, pp. 105-113. Milano
1902.
Fieri G. — Sul niodo di trasmissione dioW Anchilostoma duodenale. — Atfi
Accad. Lincei (Rendic), CI. Sc. fis., matem. e nat. An. 299, S. 5, Vol. 11,
Sent. 1, Fasc. 5, pp. 211-220. Roma 1902.
12, Anellidi (Archianellidi. Oligocheti. PoLicHBTi. Irudinei).
Concetti L. — Viaggio del D."* A. Borelli nel Chaco boliviano e nella Repub-
blica Argentina. XYII. Terricoli boliviani ed argentini. Con tav. — Boll.
Musei zool. e anat. comp. Uiiiv. Torino, Vol. 11, N. 420, pp. 11. Torino
1902.
Rosa D. — Un lombrico cavernicolo {Allolobophora spelaea n. sp.). — Estr. di
pp. 4 d. Atti Soc. Naturalisti e Matem. Modena, S. 4, Vol. 4, An. 35, Modena
1901.
Rosa D. — II cloragogo tipico degli Oligocheti. Con tav. — Estr. di pp. 26
d. Mem. Accad. Sc. Torino, S. 2, Tomo 52, An. 1901-1902. Torino, Clausen
edit 1902.
X. Artropodil
4. Crostacei.
Bottazzi F. — L' innervazione viscerale nei Crostacei e negli Elasmobranchi.
— C. R. 5'^ Congr^ internal. Physiologie : Arch. ital. Biologic, Tome 36,
Fasc. 1, pp. 19-81. Turin 1901.
Capeder G. — Contribuzione alio studio degli Entomostraci Ostracodi dei ter-
reni miocenici del Piemonte. Con tav. — Atti Ace. Sc. Torino, Vol. 31
(1901-1902), Disp. 1, pp. 5-18. Torino 1902.
Orlandi S. — Sulla struttura dell' intestino della Squilla mantis Rond. Con
2 tav. — Estr. di pp. 22 d. Boll. Musei zool. ed anat. compar. Univ. Ge-
nova, N. 101, 1901. Genova, tip. Ciminago — anche : Estr. di pp. 24
d. Atti Soc. ligustica Sc. nat. e geograf.. An. 12, Vol. 12; Genova, tip, Ci-
minago.
Orlandi S. — Sulla struttura dell' intestino della Squilla mantis (Sunto). —
Rendic. 2* Assemhlea ord. e Convegno Unionb zool. ital. in Napoli {10-13
aprile 1901), in: Monit. zool. ital. An. 12, N. 1, pp. 116-118. Fir enze 1901.
5. Aracnidi.
D'Agostino A. P. — Prima nota dei ragni dell'Avellinese. — Avellino, pp. 4,
1901.
liCardi-Airaghi Z. — Aracnidi di Mahe e Kandy. — Atti Soc. ital. Sc. nat.
e Museo civ. St. nat. Milano, Vol. 40, Fasc. 4, pp. 345-313. Milano 1902.
- 127 -
Trotter A. — Di una nuova specie d'Acaro (Eriophyes) d'Asia minora, pro-
duttore di galle su Tamarix. — Atti Istit. Veneto sc, left, ed arti, Tomo 60
{S. 8, Tome 3), An. Accad. 1900-1901, Parte 2, DLsp. 10, pp. 953-955. Ve-
nezia 1901.
7. MiRIAPODI.
Rossi Gr. — Sulla resistenza del Miriapodi all'asfissia. — Estr. di pp. 31 d.
Boll. Soc. entomol. ital.. An. 33, Trim. 3-4. Flrenze. tip. Bicci 1901.
Rossi Gr. — Sulla locomozione dei Miriapodi. — Estr. di pp. 17 d. Atti Soc.
Ugustica sc. nat, An. 12, Vol. 12. Genova, tip. Ciminago 1901.
8. Insetti o Esapodi.
I) Ditteri e Afanitteri.
Grassi B. — Studi di uno Zoologo sulla malaria. Seconda ediz. notevolmente
accresciuta, con 21 figg. e 8 tav. — Vedi in questo N. a: Protozoi.
XI. Ediinodermi.
Bather F. A. — Che cosa e un echinoderma? Con note di Achille Russo. —
Torino, G. B. Paravia edit., pp. 31, 1.902.
XII. Molluschi.
1. Parte genbrale.
Bellardi L. — I inolluschi dei terreni terziarii del Piemonte e della Liguria,
descritti dal D."" Federico Sacco. Parte XXIX. — Torino. C. Clausen edit.,
pp. 216, 1901. Con 29 tav.
3. Gasteropodi
(PrOSOBIIANCHI. EtBROPODI. QPISTOBRANCHI. PfEROPODI. POLMONATi).
Mazzarelli Gr. — Note biologiche sugli Opistobranchi del Golfo di Napoli.
J'arte I'' : Teotibranclii. — Atti Soc. ital. Sc. ?tat. e Museo civ. St. nat.
Milano, Vol. 40, Fasc. 4, pp. 291-314. Milano 1902.
6. Cefalopodi.
Ficalbi E. — Dovatop.His vermicularis larva di Chiroteuthis Veranyi. — Monit.
zool. ital. An. 13, N. 2, pp. 37-39. Firenze 1902.
SUNTI E RIVISTE
C. Ascoli. — II meccanesimo di formazione della mucosa gastrica umana. —
Arch. Scienze mediche. Vol. XXV, N. 12. Torino 1901.
II materiale scelto per questo studio fu limitato esclusivamente all'uomo;
furono esaminati embrioni e feti da 2 mesi e mezzo fino alia nascita, inoltre
iiumerosi bambini ed adulti di varie eta. L'A. divide il processo istogenetico
della mucosa gastrica in 3 periodi a ciascuno dei quali egli dedica un capi-
tolo.
Nel 1° periodo egli comprende la comparsa degli abbozzi delle ghiandole,
la quale piecede la differenziazione degli elementi ghiandolari e ne e indi-
pendente. La mucosa del fondo al principio di questo periodo e costituita da
un epitelio cilindrico stratificato, il quale ben presto si trasforma in cilin-
- 128 -
drico semplice ; e questo e attribuito dall'A. alia scarsa sua proliferazione in
confronto all'aumento del coanettivo, per cui le cellule degli strati superiori
vanno gradatamente adagiaudosi sul raesenchima : per la nuova architettura
deU'epitelio le sue condizioni di nutrizione divengouo migliori e la sua capa-
city proliferativa aumenta ; ed in questa 2^ fase il suo accrescimento supera
quelle del connettivo, per cui essendo i due tessuti intimamente aderenti, ha
kiogo un' iuvaginazione deU'epitelio nel connettivo, tavorita in special modo
dalla scarsa consistenza di quest'ultimo. L'asse della scissione delie cellule e
parallelo alia superficie del connettivo, e le raitosi sono localizzate esclusiva-
mente alia porzione piu profonda dei gerraogli epiteliali, rappresentanti gli
abbozzi delle ghiandole.
II 2" periodo, o periodo del dififei-enziamento specifico, s' inizia soltanto
dopoche lo schema della mucosa gastrica e delineato, ed e visibile, g\k
in feti al 3" mese, negli elementi piu profondi di alcuui abbozzi ghiandolari,
i quali aumentano alquanto di volume e si colorano piu intensamente delle
cellule vicine con alcuni colori (cellule priucipali). In feti al 4° mese, in al-
cune cellule che costituiscoiio le rilevatezze della mucosa, delimitanti le fos-
sette, s' inizia la differenziazione mucipara, caratterizzata non dalla reazione
specifica della mucina, che non si puo ottenere anoora in questo stadio, ma
da una zona a calice tinta piu delicataraente all'apice della cellula. Nel feto
al 5" mese le cellule mucipare danno la reazione specifica.
Le cellule delomorfe od aggiunte si differenziano in feti di 5 mesi e
mezzo sotto forma di elementi grandi, granulosi e tingibili soltanto nella
zona perinucleare.
La mucosa pilorica e per un breve periodo arretrata nello sviluppo in
confronto alia mucosa del tondo, ma ben presto la supera cosicche nel feto
al 3f- mese lo spessore della mucosa e maggiore che nel fondo, le cellule diflfe-
renziate in mucipare piu numerose ; queste ultime invadono a poco a poco
col progredire dello sviluppo tutti gli elementi dei tubuli, cosicche nel feto a
termine questi appaiono quasi esclusivamente costituiti da elementi mucipari ;
molti Aa., scambiando i tubuli tappezzati da cellule mucipare per ghiandole,
afPerraarono che la differenziazione di queste si compie precocemente nella
regioue pilorica, ma questo e decisamente iuesatto, secondo I'Ascoli; le ghian-
dole piloriche si differenziano solo dopo il 4" mese di vita intrauteriua, sotto
forma di un cumulo di cellule tingibili coireosina, il quale appare al fondo di
alcuni tubuli.
Le figure cariocinetiche hanno, com'e ben naturale, in tutte le ghiandole
una sede determinata al limite fra cellule ditterenziate ed indifierenti (centro
germiuativo).
Le cellule delomorfe si moltiplicano esse pure per mito.si ; e simultanea-
mente alia loro comparsa si presenta uno speciale focolaio di proliferazione
all'estremo inferiore dei tubuli. Alia nascita i vari centri germinativi di una
ghiandola vengono a contatto fra loro.
Nel 3'J periodo o periodo successive alia differenziazione, il fatto che me-
rita maggiore attenzione e la formazione dei tubuli composti, la quale av-
viene secondo I'A, per estrofiessione dapprima del fondo cieco dei tubuli pri-
mitivi, cioe per iuvaginazione del loro epitelio entro il connettivo ; in un pe-
riodo successivo dello sviluppo i tubuli secondari si formano dal colletto delle
ghiandole ; questo spostamento e dall'A. attribuito alia differenziazione ghian-
dolare, col procedere della quale si sposta verso I'alto la sede della prolife-
razione, da cui partono i nuovi germogli cellulari.
In un aliro capitolo sono trattate di sfuggita alcune quostioni relative
alia specificita delle cellule, alle cellule di Nussbaum, alia rigenerazione della
mucosa, sulle quali non aveiido esse che un rapporto molto iudiretto coU'isto-
genesi, tralasciero di riferire.
La formazione di nuove fossette sarebbe sempre secondaria alia forma-
zione dei tubuli, di cui essa rappresenta una conseguenza diretta.
G. Levi.
- 129 -
COMUNICAZIONI ORIGINALI
ISTITUTO ANATOMICO DI FIRENZE, DIEETTO DAL PKOF. a. CHIARUGI,
DOTT. F. LIVINI
A proposito di una classificazione delle ghiandole.
Replica al Prop. G. PALADINO
Ricevuta il 10 Maggio 1902.
£; vietata la riproduzione.
II prof. Paladino si e compiaciuto rispondere (') alle osserva-
zioni ch' io affacciai C) intorno alia nuova classificazione delle ghian-
dole da lui proposta (^), e ne sono veramente lusingato. Duolmi
pero, anche dopo le sue piu ample dilucidazioni, di non poter con
lui convenire, poiche queste non hanno menomamente scosso i miei
convinciinenti. Keplichero colla maggior brevita possibile, prendendo
in esame uno ad uno i punti oggebto di discussione.
1. A proposito delle ghiandole miste, delle quali sarebbe solo
rapprosentante il timo, date e non concesso, dice Paladino, clie
gli elementi linfoidi di quest'organo derivino da trasformazione del
primitivi elemenfci epiteliali, non c' e ragione per negare la base al
gruppo delle ghiandole enisle, poiche, nel case in esame, non si tratta
deH'origine dei costituenti il timo, sibbene del lore carattere e della
concorrenza lore alia costituzione di esse.
Ecco ora quanto a tale riguardo egii scriveva nella sua prima
nota ed ha trascritto nella seconda : " D'altra parte non deve tra-
scurarsi di considerare che I'enchima o il parenchima glandolare ha
diversa derivazione e da questo punto di vista -le glandole si divi-
dono nel gruppo di quelle a fondo archiblastico (tutte le predette a
base epitehale) e nel gruppo di quelle a fondo parablastico (tutte le
(I) Paladino G. — In difesa della nuova classiricazione delle glandole da me proposta. Os-
servazioni alle considerazioni del dott. V. Livini. — Monit. zool. ital.. An. 13, N. 4, pp. 19-83.
Firenze 1902.
(^) Livini F. — A proposito di una nuova classificazione delle ghiandole proposta dal prof.
G. Paladino. Con 2 figure. — Monit. zool. ital., An. 13, N. 2, pp. 41-47. Firenze 1902.
(^) Paladino G. — Per una migliore classificazione delle glandole: nota. — Estr. di pp. 5
d. Rendic. Accad. sc. fis. e uialeni. Napoli, adunanza 6 Luglio 1901, Fasc. 7. Napoli 1901.
- 130 -
glandole linfatiehe e le ernatopoietiche). Glandola intermedia poi tra
I'uno e I'altro gruppo e il timo, il quale s'inizia con propaggini epi-
teliali degli archi brancJdali e si svolge e si compleia con Vaggiun-
gersi in prevalente misura dell'elemento parahlastico o meseyichima-
toso „.
Evidentemente qui Paladino si riferisce alia origine degli ele-
menti del timo, e apparisce chiaro che egli accetta I'opinione di co-
lore clie sostengono la immigrazione iieH'organo di olementi linfoidi
provenienti dal mesenchima ; e quindi a proposito die io ho richia-
mato le ricerche di Beard (') sulla diretta trasformazione delle
cellule epiteliali primitive in cellule linfoidi, trasformazione ammessa,
mi place notarlo, non da Beard unicamente, ma da altri autorevoli,
quali Kolliker {% Prenant {\ 0. Schultze (% Maurer {% Nu-
sbaum e Prymak {^).
Ma se noi vogiiamo seguire Paladino nella sua seconda ver-
sione e non tener conto dell'origine degli elementi linfoidi del timo,
dall'ammettere che quest'organo sia una ghiandola mista altre consi-
(lerazioni ci trattengono. Per Paladino rappresenterebhero nel timo
I'elemento archiblastico 0 i corpuscoh di Hassal. Ora questi non
sono formazioni costanti : cosi mancano, secondo Beard (^), nel
timo della Boja^ e Maurer (^) asserisce di non averh mai osservati
negli Urodeli da lui presi in esame. Ma c'e di piii. Se v'ha chi am-
mette che questi corpuscoli sieno il resto delle cellule epiteliali
delle quah il timo resultava primitivamente costituito, altri vi sono
che negano assolutamente ad essi la natura epiteliale. Gia A f anas-
si ew {^'^) aveva sostenuto che negii Anfibi e nei Mammiferi i corpu-
scoli concentrici si sviluppano ^ixW endotelio del caplllari sanguiferi.
Recentissimamente I'origine di queste formazioni dalle pareti dei
(') Beard J. — Tho source of leucocytes and the true function of the thynius. — Anat. An-
seiger, Bd. iS, N. 22-23-24. Jena 1900.
(2) Koelliker. — Cit. da Beard.
(3) Prenant A. — Contribution a I'tilude du d^veloppement organique et histologique dii thymus,
de la glande tbyroide et de le,la glande carotidienne. — La Ce/hite, T. iO, 1S94.
(■*) Schultze O. — Cil. da Beard.
(5) Maurer "". — Cit. daNusbaum e Ma>rho-wsM.
(") Nusbauni J. u. Priuiak T. — Zur Entwicklung del* lymphoiden Elemente der Thymus der
Knochenfische. — Anal. Anzeiger, lid. I'J, N. 1. Jena l!>01.
(') Mi servo qui delle parole aicJiib'astico e parahlastico, ormai passate in disuso, perch6 ado-
perate da Paladino.
(8) Beard. — loc. cil.
(9) Maurer F. — Sciiilddrllse, Thymus und Kiemenreste der Amphibien. — Morpliol. Jahrhuch,
Bd. i:i. Leipzig iSSS.
[}") Afanassiew B. — Ueber die concentr. Korpor der Thymus —Arch. f. mihr. Analomie,
Bd: 14, 1S77. —Id.— Weitere Uutersuch. ftber d. Bau und die Kutwick. d. Thymus etc. der i>au^«-
thiere. — Ibidem, Bd. 14,iS77. [( 'Halt da Nusbauni e Wachowski).
- 131 -
capillari e dei piccoli vasi sanguiferi e stata riconosciuta da Pry-
mak C) nei Teleostei, da Nusbaum e Machowski f) negli An-
fibi. Se questo e vero, dato e non concesso che il timo sia da consi-
derare come una ghiandola, esso non sarebbe una ghiandola mista;
e poiche, secondo Paiadino, del grappo delle ghiandole miste e solo
rappresentaute il timo, logicamente questo gruppo non ha ragione
di sussistere,
2. Eccomi al 11° gruppo, quelle delle ghiandole a fondo parahla-
stico.
Da quanto Paiadino scrive a tale riguardo, questo apparisce
evidente, che egh pone a base della sua classificazione il concetto
fisiologico, non facendo alcun conto del concetto anatomico. Egli dice
infatti fra le altre cose: " La ghiandola e un organo di lavoro il cui
prodotto morfologico o chimico viene ad essere versato o diretta-
mente nolle cavitii del corpo ecc, o direttamente nel sangue, e la
sua costituzione puo avere a base o I'epitelio o il tessuto linfogeno „.
Qui il Paiadino non si accorge di confondere tessuti o organi
secretori con organi gJdandolari^ mentre gli uni debbono rimanere
dagli altri nettamente distinti : il concetto della secrezione^ infatti,
non e necessariamente legato al concetto di organo ghiandolare.
Ecco, in riassunto, quanto a tale riguardo scrive Luciani (^) :
" Se per secrezioue si intendesse qualsiasi modiftcazione operata
dagli elementi dei tessuti dell'ambiente in cui vivono, sia perche sot-
traggono ad esso tutti i materiah di cui hanno bisogno per vivere,
sia perche versano in esso tutti i prodotti del loro metabohsmo, e
chiaro che a ciascun elemento vivente, come tale, bisognerebbe ri-
conoscere un'attivita secre trice „.
Mi fermo un memento su questo primo punto per ricordare che
il concetto di considerare come secernenti tutti gh elementi dei tes-
suti e state espresso recentemente da Gomez Ocaila (^) nell'ultimo
Congresso internazionale di Fisiologia di Torino, con queste parole :
" Depuis qu'on admet Texistence de glandes sans canal excreteur
'') Pi-yniak T — Cil. da Nnsljauiii c Maoliowski — Id. — Beitrage zur Kenntnis des
feinereu Baues und del- Involution der Thyniusdruse bei den Teieostiern. Mit. 2 Abbild. — Anal.
Xnzeiger, Bd. 21, N. 6-7. Jena 1902.
(*) Nusbaum J. n. Machowski J. — Die Bildung der concentrischen Kiirpei-chen und die
pliagocytotisclien Vorgange bei der Involution der Aiuphjbienthym js nebst einige Beiiierkungeu iiber die
Kienienreste und Epitl^elkorpcr der Ainphibieo. Mit 5 Abbildungen. — Anal. A7xzeiger, Bd. 21,
N. 3-4, pp. 110-127 Jena 1902.
(') Luciani L. — Fisiologia deli'uorao. — Milano, soc. editrice libra*-ia 1901-
i*) Gomez Ocana. — Sur les secretions internes des glandes avec et sans canal excrt5teur et
nieiiie des organes non glandulaires. — C. H. du 5 Congrbs internal, de Physiologie : Arch, ilal,
Biologie, Tome 36, Fasc. 1, pp. 43-44. Turin 1901.
- 132 -
nniquemeut parce qu'elles modifient la composition du sang avec
los produits de son metabolisme, on no pent plus refuser la fon-
ction secretrice aux autres tissus, y compris le nerveux „. E se si
convenisse nell' intendere in senso cosi largo questo concetto di
secrezione, vede il Paladin o dove egli sarebbe condotto? Ad esten-
dere tan to il concetto di ghiandola da dover considerare come tale
ogni organo.
Ma questo concetto di secrezione va, secondo Luciani, assunto in
un senso piii ristretto emeglio determinato; egli infatti, cosi continua:
Noi non diciamo secretori gli elementi die compongono i tessuti ner-
voso e muscolare, mentre chiamiamo secretori gli elementi istologici
clie concorrono attivamente alia formazione e alia depurazione della
linfa e del sangue, e specialmente gli epitelii clei tessuti ed organi glan-
dolari. La differenza di attribute generalmente riconosciuta ai due or-
dini di elementi sta in cio : nei primi lo scambio di material! coll'am-
biente (rappresentato dalla linfa e dal sangue) e mezzo e condizione
per lo svolgimento di altre energie ; nei secondi in voce, che si dicono
secretori, detto scambio rappresenta e costituisce la loro propria
funzione ed assume per conseguenza maggiore intensita e caratteri
pill spiccati e speciali. Da questo punto di vista, il concetto fisiologico
di secrezione e affazto indipendente dal concetto morfologico di glandola.
I tessuti ed organi linfoidi o adenoidi .... possono dirsi e sono ve-
ramente tessuti ed organi secretori . . . . ; mentre per glandola, nei
senso piii lato, si intende un complesso di cellule epiteliali secretrici. . . .
II succo dei riferiti ragionamenti e questo, che il processo di se-
crezione non e esclusivo delle ghiandole, ma puo avvenire in altri tes-
suti ed organi non ghiandolari, e cio che ci permette di separare net-
tamente gli organi secernenti ghiandolari dagli organi secernenti non
ghiandolari e precisamente il concetto anatomico. Estendendo per-
tanto, come vorrebbe Paladino, il nome di ghiandole agU organi lin-
foidi, in quanto funzionalmente posson considerarsi come organi secre-
tori, vorrebbe dire riadottare un sisiema ormai giustamente abbando-
nato in anatomia, quelle della comparazione degli organi secondo la
corrispondenza nei significato funzionale (analogia). E in base a questa
che dai vecchi Zoologhi vennero introdottc denominazioni sinonimi-
che tra organi che si corrispondono dal punto di vista funzionale,
per nulla dal punto di vista morfologico {all di ima farfalla, ali di
un uccello ; branchie di un pesce, branchie di un crostaceo). Ma
questa corrispondenza funzionale, come giustamente fa osservare
Ficalbi ('), nulla ci dice sul significato vero, fondamentale di un
(•) Ficalbi E. — Zoologia generaJe, -^ Firenze. succesaori Le Mounter, 1SV5.
- 133 -
organo considerato nella serie organizzaba, la stessa funzione potendo
risiedere in parti affatto diverse, ed e invece la corrispondenza mor-
fologica che ci addita il sigiiiflcato formale degli organi ; per questo
la moderna scienza ha abbandonato il metodo analogico pex seguire
quelle morfologico. G-li effetti dannosi poi che da un punto di vista
pratico posson derivare daUa comparazione degli organi sulla sola
base dell'analogia appaiono evidenti, se si riflette che gli inesperti
possono essere condotti a credere che organi sinonimi che si corri-
spondono funzionalmente si conispondano anche morfologicamente,
cio che puo non essere, e questo e proprio il case degh organi se-
cernent! ghiandolari (ghiandole) e degli organi secernenti non ghian-
dolari (organi linfoidi).
In base a queste considerazioni, a ragione, mi sernbra, io scri-
vevo, e ripeto ora, che devesi rigettare la nuova classificazione delle
ghiandole del Paladin o, poiche essa ha per base il solo criterio
fisiologico che e insufflciente ; e che, accettandola, altro resultato
non si otterrebbe che portar confasione dove non c' e.
3. Nella ultima parte della sua risposta il prof. Paladin o, pur
non contestando il valore di ghiandole a tipo sporgente e di superfi-
cie hscie ghiandolari alle formazioni da me descritte in Lacerta re-
spettivamente in Anguis fragilis ('), cerca di giustificare gli esempi
da lui aho stesso riguardo riferiti.
a) Per quanto si riferisce ai villi intestinal!, esposi gia per quah
ragioni non si possono considerare come ghiandole se si vuol rite-
nerli come tah in quanto I'epiteho che h riveste contiene, fra le
altre, cellule mucose, che in allora dovrebbesi attribuire lo stesso
valore a tutte le superficie epiteliah nolle quah fra le comuni cel-
lule sono intercalate cellule mucose, e dove cio condurrebbe ognuno
intende.
11 rimprovero poi che Paladin o mi muove di aver io atteso
i lavori di Mingazzini per apprendere la funzione di secrezione
interna esercitata dai villi intestinal! non mi sembra giusta. Ho
richiamato le ricerche del Mingazzini (■) perche esso ha contri-
(') Relativamente alle figure illustrative della niia prdcedente Nota, il prof. Paladino ha
capito benissinio, data la ioi'o natura, che esse dovevano soltaoto servire a dare idea della archittet-
tiira generale della trachea, non dimostrare la minuta struttura degli elementi, e non poteva quindi
da esse apparire la natura ghiandolare rlelle cellule epiteliali corrispondenti ai segmenti interannlari.
(2) Mingazzini P. — Cam^iamenti morfologici dell'epitelio intestinale durante rassorbimento
delle sostanze alimentari. — Rendic. Accad. Lincei, Vol. 9, sem. 1. —Id.— Id. Nota II. —Ricerche
fatle nel Lahorat. anal. norm. Univ. Roma ed in altri Labor. b-oL, Vol. S, Fasc. I. — Id. — La
secrezione interna nell'assorbimento intestinale. — Ibidem, Vol. 8, Fasc. 2.
- 134 -
buito nel miglior modo a chiarire, con la dimostrazione citologica,
il lavorio secretive clie lia luogo negli element! epiteliali che tappez-
zano i villi.
Perche poi questa funzione di secrezione interna dei villi sia da
paragonare alia secrezione interna sopratutto del fegato, come si espri-
me Paladino, davvero non si arriva ad intendere. Se i villi intestinali
sono da considerare come ghiandole a secrezione interna, devesi
riconoscere che funzionalmente essi differiscono da tutte le altre
ghiandole per questo, che essi assumono i materiah da una superfi-
cie libera e h riversano nel torrente sanguigno : ha luogo cioe una
corrente in direzione opposta a quella che i materiali seguono nelle
ghiandole a secrezione esterna; mentre in tutte le altre ghiandole
a secrezione interna (tiroide, paratiroidi.,.) le cellule ghiandolari dal
sangue assumono i materiali e nel sangue direttamente o indiret-
tamente li riversano. Ora, ch'io mi sappia, la funzione del fegato,
in quanto questo e ghiandola a secrezione interna, e perfettamente
paragonabile a quella delle comuni ghiandole di tal gruppo (tiroide,
paratiroidi...), non e paragonabile a quella dei villi intestinali.
h) Consideriamo le capsule sinoviah. Se il prof. Paladino
vorra leggere il lavoro del Banchi C) (lavoro del quale egh dice di
ignorare la data di pubblicazione, ma che gli sarebbe state agevole
conoscere, fra Taltro perche io ho citato il lavoro nella mia precedente
nota), acquistera la convinzione che le piii vecchie opinioni intorno
alia struttura delle sinoviali, ed in particolare sul supposto loro ri-
vestimento, erano, contrariamente a cio che egli afferma, tutt'altro
che in accordo; che concordi invece sono le piii recenti, sostenute dal-
I'Hueter C^), Hagen-Torn (^), Hammar ('), Banchi nel negare un
rivestimento endoteliale o epitehale alia superficie di esse sinoviali.
Paladino pero porta un contribute personale nella questione.
Egh ha constatato che queste sinoviali e sopratutto le villosita di
quella del ginocchio, della articolazione scapolo-omerale ecc. sono
rivestite di epitelio o endotelio qua e Id perflno a piic strati. Come
si vede, il Paladino non sa decidersi se dare I'appellativo di en-
dotelio 0 invece quelle di epitelio al rivestimento da lui veduto. Qual
sia il sue pensiero in proposito ha pero manifestato chiaramente,
(*) Banchi A. — Coatributo alia conoscenza dell'origine della sinovia. — Lo Sperimentale
{Arch, di Biologia norm, e patol J. An. .jj, Fuse. 2, pp. 27:i--?<>o. Firenze 1901.
(2) Hueter. — Zur Histologie der Gelenkflachen uod Gelenkkapseln. — Virchow's Arch.,
Bd. 36, 1S06.
(') Hagen-Torn. — Entwick. u. Bau der Synovialmembranen. — Are/t. f. rmhrosk. Anal.,
Bd. 21, 1882.
(') Hammar A. — Debar den feineren Bau der Gelenke. — Arch, fur mthrosli. Anat.^
Bd. 43, 1894.
- 135 -
dal momento che ha posto le sinoviali nel gruppo delle ghiandole a
base epiteliale. Ma egli sa benissimo che, data la origine delle sino-
viah, non e il case di parlare di epitelio. D'altra parte daH'ammet-
tere un rivestimento endoteliale sta contro il fatto che si e oggi-
giorno concordi nel considerare I'endoteUo come un tessuto che per
la forma, disposizione... degli elementi e in tutto simile ad un epi-
telio pavimentoso semplice, diversiflcando i due tessuti uno dall'altro
soltanto per la differente origine.
La particolare disposizione che Paladin o ha intraveduto dipende,
come spiega il Banchi C), da cio: che gli elementi connettivah sono
fittissimi alia superficie libera delle sinoviali, ed ora disposti in fila,
uno accanto all'altro, ora invece accumulati in mode da simulare
qua un epitelio semphce, la un epitelio composto.
Le ricerche del Paladino sulle capsule sinoviali non infirmano
dunque affatto i dati di Hammar, Banchi....
Che poi io appigliandomi ai dati di questi ultimi, abbia, come
dice Paladino, gettato a mare tutta la mia contraria disposizione ad
ammettere il lavorio gliiandolare all' infuori delVepitelio e cosa che
non si puo sostenere: Paladino aveva ascritto le capsule sinoviali
al gruppo delle ghiandole a base epiteliale, ammettendo necessaria-
mente alia superficie di quelle un rivestimento epitehale; I'avere io
rilevato che un epiteho non puo assolutamente esistere portava,
come conseguenza logica, alia esclusione delle sinoviali dal gruppo del-
le ghiandole, ed era quindi perfettamente inutile insistere di piu sul-
I'argomento.
c) Un ultimo punto mi rimane da prendere in esame. Pala-
dino insiste nel voler considerare I'ovaia come una ghiandola, ed am-
mette che I'uovo rappresenti " un prodotto di elahoi^azione morfologica
della stessa „ son sue parole. Nel ripudiare ch' io faccio questa ma-
niera di vedere, mi sembra superfluo 1' indugiarmi a riferire le gravi
obiezioni che dal punto di vista morfologico si possono affacciare
in contrario. Mi hmitero a indicarne una che ritengo decisiva, que-
sta : r novo non puo esser considerate come il prodotto di elabora-
zione della ovaia, dappoiche si e riconosciuto come esse, in alcune
forme, si differenzi in periodi precocissimi deho sviluppo, quando non
si puo davvero ancora parlare di ovaia. E ricordero all'uopo, fra le
altre, le ricerche di Eigenmann ('), secondo le quah, in Cymatoga-
ster, la differenziazione delle cellule sessuah e gia constatabile alio
(') Banchi A — loc. cit.
(-) Eiyenmann C. H. — Sex-D.tierentiation in the viviparous Teleost Cymatogaster. — Arch.
f. Entivickelwigsiaechanik d. Organism en, Bd. 4, H. I. Luipztg. 1S97.
- 136 -
staclio cli 32 blastomeri. " The sex-cells are segregated very early,
before any protovertebrae are forired. ludging from their size they
are segmentation cells of the 5th generation or thereabout „.
Queste le mie osservazioni, fatte senza preoccupazione di sorta
e non certaaiente per la smania di polemizzare, ma sulla scorta di
dati di fatto attendibili e col solo obiettivo della ricerca del vero.
E questa la concliisione : che nulla ho da modificare di quanto ebbi
a scrivere neUa mia prece'dente nota a riguardo della classificazione
delle ghiandole proposta dal Paladino, e che percio non solo non
posso, com'esso ama sperare, farmi suo alleato nel divulgare quelle
idee che egli ritiene le migliori sulla classificazione degli organi ghian-
dolari, ma che anzi ad esse mi dichiaro recisamente avverso.
B. ISTITUTO DI ANATOMIA UMANA NORMAl.E DI NAPOLI DIEBTTO DAL PROF. GIOVANNI ANTONELLI
Comunicazioni dirette tra le arterie e le vene (anastomosi artero-venose)
nei mammiferi.
Nota prelim inare
DKL DoTT. GIOVANNI VASTAllINI-CEESI, coadiutoke.
Kicevuto il 17 Maj:gio 1902.
ft vietata la riproduzione
Dope che il Malpighi, nel 1661, ebbe data, sul polmone tras-
parente della rana viva, la dimostrazione del sistema capillare, si
ritenne universalmente che questo sistema di esihssimi tubi fosse
sempre 1' intermediario obbligatorio tra le arterie e le vene; ne, a
scuotere il valore di questa legge generale, valsero i fatti da piii
parti addotti di anomalie qua e la riscontrate o di peculiari dispo-
sizioni vasah in taluni organi, come la milza, i corpi cavernosi, la
placenta, nei quah il sangue dalle arteriole passa direttamente in
spazi cavi o lacune di diametro notevolmente superiore a quelle
dei comuni capillari. Ma, nel 1860, il Sucquet presentava all'Acca-
- 137 -
demia Imperiale di Medicina di Parigi una memoria, nella quale an-
nunziava di avere scoperto, in varie regioni superflciali del corpo
umano, comunicazioni dirette tra le arterie e le vene. Queste comu-
nicazioni, alle quali il Sue que t conserva la denominazione di ca-
pillari soltanto per conformarsi all'uso, sono in realta piii grandi
dei comuni capillari. Questi ultimi, secondo TA., presentano in me-
dia un diametro di 7i2o ^i millimetro (=: 8 a circa) ; quelle invece
misurano un diametro di V'lo <^i va'^Ti. (:= 100 ;-'•) e sono quindi visibili
a debolissimi ingrandimenti. Le regioni del corpo, nelle quali, al dire
del Sucquet, abbondano le dette comunicazioni sono: 1° nell'arto
superiore : il gomito, le eminenze tenare ed ipotenare, le dita; 2^ nel-
l'arto inferiore: il ginocchio, la pianta del piede, le dita; S^ nel capo:
le labbra, il naso, i pomelli, le palpebre, la fronte, le orecchie.
Dai risultati delle sue ricerche egii si crede poi autorizzato a
trarre alcune conseguenze flsiologiche: negli arti e nel capo vi hanno,
secondo lui, clue distinte circolazioni : una, profonda, costante, rego-
lare, costituita da piccoli capillari, il lume dei quali lascia appena
passare un globule rosso ; attraverso le lore pareti avvengono gli
scambi fra gli elementi del sangue ed i tessuti : e questa la circo-
lazione nutritiva ; I'altra superficiale, intermittente, irregolare, fatta
in prevalenza dai canali artero-venosi e destinata a portar via I'ec-
cesso del sangue arterioso che eventualmente possa affluire ad una
delle suddette regioni, ed e la circolazione derivativa. Queste due
specie di circolazione presentano, secondo lo stesso A., una certa
analogia con quanto Claudio Bernard aveva ammesso per alcune
giandole, nelle quali il sommo fisiologo francese distingueva una cir-
colazione chimica ed una meccanica.
Le ardite conclusioni del Sucquet sollevarono gran rumore, ma
la imperfezione del metodo di ricerca da lui adoperato le fecero ac-
cogliere con molta diffidenza, Cosi I'Henle nel " Bericht iiber die
Fortschritte der Anatomie und Physiologie im Jahre 1862 „, e piii
tardi nel suo Manuale di Anatomia umana, crede non dimostrata la
esistenza delle comunicazioni immediate artero-venose, ritenendo come
indirette le prove che il Sucquet ne fornisce.
Intanto, quasi contemporaneamente al Sucquet, e probabilmente
senza conoscerne il lavoro, I'Hyrtl pubblicava, insieme con altre
osservazioni anatomiche, un fcdto molto curioso e non privo di in-
teresse fisiologico, osservato nella espansione memhranosa deU'ala del
pipistrello^ cioe a dire il passaggio immediato del sangue arterioso in
un tronco venoso, senza interposizione di capillari. Un tal trovato,
secondo I'anatomico tedesco, avrebbe potuto spiegare il fenomeno
- 138 -
cla molti precedentemente osservato nell'ala stessa del pipistrello,
cioe la pulsazione delle vene.
Ma, nello stesso anno 1862, H. Miiller si da a controllare le ri-
cerche dell'Hyrtl e giunge a risultati corapletamente negativi. Se-
condo lui le apparent! anastomosi fra le arterie e le vene, ad una
esatta osservazione, si rivelano sempre come incrociamenti dei vasi
stessi strettamente accollati. Per quanto poi riguarda la pulsazione
delle vene, che ancli' egli ha potuto vedere, essa non e punto sin-
cronica con la pulsazione delle arterie, e va quindi diversamente in-
terpetrata. Tuttavia il Miiller esita a pronunziare un giudizio de-
finitive suir importante quistione, che si augura di veder risoluta da
altii ricercatori.
Poco dopo infatti (1867) G. Arnold pubblica il suo celebre la-
voro sui glomeruli caudali dei mammiferi, e stabilisce la omologia
tra queste formazioni vascolari e quelle simighanti deha glandola
coccigea dell'uomo (glomeruli coccigei). Ora, esaminando al microsco-
pio siffatti gomitoli, I'Arnold v'incontra frequentemente comunica-
zioni dirette tra le arterie e le vene. Tuttavia non pare che ad un
tale reperto egli attribuisca una grande iraportanza, e si direbbe
cho a lui sieno ignote le ricerche e le dispute anteriori sull'argo-
mento. Ad ogni mode le osservazioni di questo eminente anatomico,
specialmente per quanto si riferisce alia struttura dei vasi in que-
stione nei detti giomeruh, sono di un'esattezza veramente ammirevole.
Dopo deH'Arnold molti ancora furono quelli che riferirono os-
servazioni di anastomosi dirette tra le arterie e le vene in varie
regioni dei corpo ed in differenti animali.
Ma quegli che di proposito studio nuovamente la questione fu
I'Hoyer (seniore) di Varsavia, con uni serie di accuratissime ricer-
che, pubblicate tra il 1872 e il 1877. Servendosi di metodi perfezio-
nati d'indagine, I'A., tanto per via indiretta, quanto mediante il mi-
croscopio, pote dimostrare nel conigho, nel cane, nel gatto, nella
cavia e nell' uomo comunicazioni immediate tra le arterie e le vene,
senza interposizione di capillari. Siffatte comunicazioni egli vide
prima di tutto e nel mode piii manifesto nell'orecchio del conigho,
ma le ritrovo poi in parecchie parti del corpo deho stesso e degh
altri animaU sopramenzionati.
I lavori deirHoyer segnano, rispetto ai precedenti, un note-
vole progresso, in quanto egh pote dimostrare direttamente al mi-
croscopio i canali anastomotici e, quel che e piii, studiarne anche
la costituzione istologica, alia conoscenza della quale nulla aggiun-
sero le ricerche degli anatomici posteriori. Questi infatti o si limi-
- 139 -
tarono a confermare quanto gia I'Hoyer aveva osservato (F. Ber-
linerblau, Bourceret, Mouret) o a segnalare la esistenza delle
ripetute comunicazioni in nuovi organi, quali : la dura madre (M i-
chel, Langer), la capsula propria del rene (G-eberg), il parenchima
renale (Grolubew), la pia madre (Testut), ecc. I dati istologici del-
THoyer sono oggi generalmente accettati da quelli che ammettono
la reale esistenza delle anastomosi dirette fra le arterie e le vene.
Poiche, bisogna pur dirlo, di fronte ai sostenitori di sitfatte anasto-
mosi vi sono autorevoli scrittori i quali le negano recisamente
(Sappey, Duval), o trascurano di parlarne (Ranvier, Renaut).
I vasi descritti dall'Hoyer coi caratteri istologici cti'egli ad essi
attribuisce sarebbero formazioni cos tan ti e normali, che avrebbero
la doppia funzione di ccmali derivativi^ secondo il concetto gia espres-
so dal Sue que t, e di regolatori della temperattira nelle YSihe legioni
deir organismo.
Ma accanto a questi canali costanti, e di diametro relativa-
mente esiguo (mm. 0,010 — 0,060), altri ne furono descritti (Win slow,
Tschaussow, Gerard, Debierre, ecc.) incostanti, molto piii volu-
minosi (mm. 0,3 — 0,4) e visibili ad occhio nudo, sul significato del
quali non vi ha ancora pieno accordo fra gh autori.
In un lavoro di revisione e di controllo quale e quelle che gia
da piu di un anno ho intrapreso, sul tema, " Comunicazioni dirette
fra le arterie e le vene „, ho creduto mio prime compito dover es-
sere quelle di accertare la reale esistenza delle comunicazioni sud-
dette, e di studiarne poi eventualmente la costituzione istologica.
E quelle appunto che ho fatto e devo dire che le lunghe e pazienti
indagini furono coronate da risultati abbastanza soddisfacenti.
Riserbandomi di esporre minutamente nel mio lavoro complete
tutte le particolarita della tecnica da me seguita, ed i reperti otte-
nuti nei varii organi dei differenti animah, come anche tutta la bi-
bUografla dell'argomento, mi limito per era a riferire concisamente
quanto ho potuto osservare nell' orecchio del coniglio^ che scelsi a
prime oggetto dehe mie ricerche.
Se, con le norme opportune, dal padighone, iniettato e flssato m
formalina, si disseca un lembo del connettivo che riunisce la cute
della superficie convessa alia cartilagine, si colora con un colo-
rante nucleare, si disidrata, diafanizza e monta in balsamo del
oc. 3\
Canada, anche a un debole ingrandimento (Koristka 00-^73) ®^ ^^'
- 140 -
mane colpiti dalla nitidezza con la quale, sul fondo chiaro del pre-
parato, si veggono i grossi e i piccoli vasi, che, per il lore decorso
rettilineo o sinuoso, e per il lore vario volume, come pm'e per lo
spessore della parete, gia rivelano la loro rispettiva natura arte-
riosa o venosa.
Se ora si segue per un certo tratto il cammino di un'arteria
principale, si vedono da questa distaccarsi qua e la ad angolo acuto
rami collaterali (di 2^ ordine) e da questi ramoscelli (di 3° ordine)
che conservano ancora manifesfci i caratteri di vasi arteriosi. Que-
sti ultimi frattanto o si risolvono senz' altro in capillari, ovvero,
quel che e piii frequente, tornano a dividersi in due tronchicini di
calibre per lo piu eguale, Tuno dei quali si risolve in capillari,
mentre F altro, dope un decorso piii o mono tortuoso, va a sboccare
direttamente in una vena, che, per direzione e per volume corri-
sponde ordinariamente alia branca arteriosa generatrice del ramo-
scello di 3° ordine.
Accanto a questa disposizione, che e la piii comune, ve ne
hanno altre svariatissime, che per ora tralascio di descrivere, pa-
rendomi invece piii opportune il soffermarmi alquanto su le parti-
colarita proprie dei ricordati tronchicini anastomotic!.
La hmghezza di questi, calcolata dal pun to di distacco dal ra-
moscello generatore, e abbastanza variabile (da mm. 0,2 a mm. 0,8),
ma raramente raggiunge il milhmetro.
Quanto al lume e anch' esso variabile non solo secondo i varii
campi microscopici, ma, quel che e piu, secondo i varii tratti del
vase, e dello state di dilatazione o di restringimento del mede-
simo.
Secondo I'Hoyer il lume dei rami arteriosi anastomotici, che,
a parer sue, si riempiono sempre piii facilmente dei capillari, dope
iniezione di una soluzione acquosa pui'a di azzurro di Prussia (mo-
dica dilatazione) misura mm. 0,01 a 0,02; ma, dope iniezione di ni-
trate d' argento ammoniacale e forte riempimento con soluzione con-
centrata di gelatina, raggiunge mm. 0,03 a 0,06.
Dalle mie osservazioni risulta invece che, le dette anastomosi
non sempre si lasciano attraversare dalle iniezioni piii facilmente
dei capillari, ma che, variando le condizioni loro, in seguito ai va-
rii metodi tecnici adoperati (iniezione di sostanze vasodilatatrici o
vasocostrittrici) si possono ottenere risultati diversi, e cioe :
a) riempimento delle arterie, dei vasi anastomotici c delle
vene con vacuita dei capillari ;
b) riempimento completo di tutti i vasi;
^ - 141 -
c) riempimento delle arterie, dei capillari e delle vene, con
vacuita dei vasi anastomotici.
Nel lo e nel 2° caso il lume dei canali si presenta ordinariamente
molto ampio, fino a raggiungere la dimensione di 80 ,a ed anche piu.
Nel 30 caso invece il lume stesso si ridnce fino al punto da
scomparire del tutto 0 da raggiungere appena i 3 0 4 .a.
Corrispondentemente ed inversamente al lume varia lo spessore
delle pareti e la forma dei vasi anastomotici. Nel caso di forte di-
latazione, le pareti appaiono piii assottigliate ed e specialmente in
questo caso che verso lo sbocco nolle vene essi si dilatano ad im-
biito (trichterformig), cio che I'Hoyer ritiene invece come costante.
Tale aspetto infatti manca quando essi vasi sono poco 0 punto riem-
piti dalla massa d' iniezione, e quando questa e stata spinta con mo-
dica pressione.
Ma ancora in altri punti i risultati delle mie osservazioni si
discostano da quelli dell' anatomico polacco, specialmente per quanto
riguarda la struttura istologica dei canali in questione.
Secondo I'Hoyer le pareti di questi vasi non differiscono di
molto per la lore costituzione da quelle delle comuni arteriole : ol-
tre air intima e all' avventizia essi possiederebbero una media non
molto differente da quella delle arteriole medesime, essendo costi-
tuita da uno strato di fibrocellule muscolari disposte circolarmente.
Tali caratteristiche essi serberebbero fino al loro sbocco nel tronco
venoso.
lo invece, dall'esame attento dei miei preparati, son condotto a
distinguere, nella lunghezza totale dei tronchicini anastomotici, tre
diverse porzioni ; cioe : un segmento arterioso, un segmento venoso
ed un segmento intermedio. Nel P segmento la struttura non dif-
ferisce punto da quella del tronco arterioso generatore, poiche non
si trova che uno strato di fibre circolari, circondato da rare fibrocellule
longitudinalmente disposte. Nel segmento venoso manca un chiaro
strato di fibre circolari, mentre e evidentissimo quelle delle fibre
longitudinali, che si continua con lo strato longitudinale della vena
vicina. A questa disposizione e dovuto certamente I'aspetto ad im-
buto che nolle forti dilatazioni assume questo tratto del vaso.
Piu importante tra tutti e il segmento intermedio, che per la
sua struttura differisce completamente dagh altri due e dai comuni
vasi arteriosi 0 venosi, e la nota differenziale e data dallo enorme
spessore della media. Questa risulta infatti di parecchi strati di fi-
brocellule muscolari, il piu interne dei quah ha una disposizione
nettamente circolare, mentre i piii esterni risultano di fibre che
- U2 -
gradatamente, dallo interno verso lo esterno, van cambiando direzione
fino a divenire longitiidinali. Quesfco tratto del vaso acquista per
tal modo i caratteri di un vero bulbo contrattile o sfintere.
Formazioni circumvasali che arieggiano questi bull)i contrattili,
ma sulla natura dei quali riserbo il mio giudizio al lavoro complete,
ho rinvenuto nel polpastrello delle dita e nel letto imgneale dell'iiomo
adulto C).
L'esame — per quanto accurate — dei varii segment! in rap-
porto agli elementi elastici, non mi ha fornito finora dati tanto si-
curi da poter venire ad una recisa conclusione ; tuttavia credo di
poter affermare che I'elemento elastico, specialmente in corrispon-
denza dello sfintere, difetti anziche abbondi.
Un altro fatto che mi sembra degno di rihevo — e anch'esso
sfuggito fin'ora a tutti gli altri osservatori — si e che i tronchi
anastomotici sono riccamente provvisti di sottili vasa-vasorum, i
quah all' esterno della muscolare formano un' elegante rete a maghe
rettangolari ed allungate nel sense dell'asse vasale.
Riguardo alia innervazione le mie indagini — ancora incom-
plete — non mi permettono pel momento affermazione di sorta.
Qui tralascio del pari ogni considerazione d' indole fisiologica.
(') Queste ultime formazioni sono pressoehti identiche a quelle descritte recentemente dal Gros-
ser nelle estremitii flegli arti di alcuni mammiferi e deU'uonio sttjsso, in due iniportanti meniorie,
che, grazie alia squisita cortesia doll'A. ho potuto leggere durante la correzione della presente nota
(Anatomische Hefte, Bd. XVJJ (19(11); Archiv f. mi/tr. Anat. u. EnlwickL, Ed. 60 (I'JOS).
- 143 -
GARINblTTO DI ZOOLOGIA ED ANATOMIA COMP\RATA DELLA LIHEUA UNIVEKSITA DI PERUGIA.
Pbof. E. GIACOMINI.
Contribute alia conoscenza delle capsule surrenali nei Ciclostomi
Le Tavole II-III relative al lavoro del Prof. Giacomini
compariranno nel prossimo numero.
certo sul loro signiticato, ricniaiiiu i iiubeuAnjuc on <ac.v. w.^...-. ^ —
dulari dei Potromizonti, situati di contro al cuore, al principio della
cavifca addominale, e addossati alle vene cave.
Da quel tempo, pero, flno a noi, malgrado il progressivo per-
fezionarsi dei mezzi d' indagine, la presenza di capsule surrenali nei
Ciclostomi non venne mai soddisfacentemente dimostrata, come puo
facilmente desumersi dai seguenti brevi cenni bibliografici, relativi
al nosbro argomento.
J. Miiller (1845) (26) credette di averle trovate per la Myxine
in due glandule speciali, disposte ai iati del cuore, riguardate invece
da Retzius come reni. In Ammocoetes organi omologtii credette di
vedere sotto forma di quel zaffi bianchi, gia segnalati da Rathke,
addossati ai tronchi delle vene cardinali, mentre organi consimili
non riusci a scoprire in Fetromyzon. Successivamente J. Miiller
cambio d' avviso, ritenendo quelle glandule come rappresentanti del
timo.
Ecker (1846) (8), dopo aver ricordato che Retzius considera
le due glandule ai Iati del cuore della Myxine come reni, stabilisce,
accordandosi in cio con J. Miiller, 1' omologia tra quelle glandule
e gli zaffi bianchi descritti da Rathke in Ammocoetes. L' esistenza
pero di capsule suri'enah non e chiaramente provata nemmeno per
- 142 -
gradatamente, dallo interno verso lo esterno, van cambiando direzione
fino a divenire longitudinali. Quesfco tratto del vaso acquista per
tal modo i caratteri di un vero hulho contrattile o sfintere.
Formazioni circumvasali che arieggiano quest! bulbi contrattili,
ma sulla natura del quali riserbo il inio giudizio a] lavoro completo,
ho rinvenubo nel polpastrello delle dita e nel letto imgueale dell'uomo
adulto C).
L'esame — per quanbo accurabo — del varii segmenti in rap-
porto agli element! elastic!, non mi ha fornito finora dab! banbo si-
curi da pober venire ad una recisa concliisione ; tubbavia credo di
poter affermare che relemento pi-j«fi^^ ^.,..-:^i
(') Queste ultime formazioni sono pressocht! identiohe a quelle descritte recentemente dal Gros-
ser nelle estreiriita degli arti di alcnni mammiferi e deU'uoino stesso, in due importanti memorie,
che, grazie alia squisita cortesia dcll'A. ho potuto leggere durante la correzione della presente nota
(AnaComische Uefie, lid. XVJl (i'JOl); Archiv f. rnihr. Anat. u. Entwichl., Bd. GO (li)O'J).
- 143 -
GABINKTTO DI ZOOLOGIA ED ANA TOMIA COMPARATA DELLA LIBEItA UNIVERSITA Dl PERUGIA.
Peof. E. GIACOMINI.
Contributo alia conoscenza delle capsule surrenali nei Ciclostomi
Sulle. capsule surrenali dei Petromizonti.
(Con tav. II-III).
Kicevuta il 3 Ma!?gio 1902.
E vietata la riproduzione.
Le ricerche sulle capsule surrenali dei Ciclostomi incominciano
dal 1827, da quando, cioe, Rathke(30), pur rimanendo del tutto in-
certo sul loro significato, richiamo 1' attenzione su due organi glan-
dulari dei Petromizonti, situati di contro al cuore, al principio della
cavita addominale, e addossati alle vene cave.
Da quel tempo, pero, lino a noi, malgrado il progressivo per-
fezionarsi dei mezzi d' indagine, la presenza di capsule surrenali nei
Ciclostomi non venne mai soddisfacentemente dimostrata, come puo
facilmente desumersi dai segueuti brevi cenni bibliografici, relativi
al nostro argomento.
J. Miiller (1845) (26) credette di averle trovate per la Myxine
in due glandule speciali, disposte ai lati del cuore, riguardate invece
da Retzius come reni. In Animocoetes organi omologhi credette di
vedere sotto forma di quel zaffi bianclii, gia segnalati da Rathke,
addossati ai tronchi delle vene cardinali, mentre organi consimili
non riusci a scoprire in Petromyzon. Successivamente J. Miiller
cambio d' avviso, ritenendo quelle glandule come rappresentanti del
timo.
Ecker (1846) (8), dopo aver ricordato che Retzius considera
le due glandule ai lati del cuore della Myxine come reni, stabilisce,
accordandosi in cio con J. Miiller, 1' omologia tra quelle glandule
e gli zaffi bianchi descritti da Rat like in Ammocoetes. L' esistenza
pero di capsule surrenali non e chiaramente provata nemmeno per
- 144 -
Ecker. Egli in Petromijzon marinus trovo da ogni lato, tra le grosse
vene del corpo e I'aorta, un organo giallognolo con macchie di pig-
mento. I due organi cominciano dietro al pericardio cartilagineo e
corrono poi fino all' estremita posteriore delia cav-ita addominale.
Ecker fu dapprima inclinato a ritenere quest! organi per capsule
surrenali, ma poi, accortosi che a tale opinione si opponeva la lore
costituzione microscopica, dove lasciarne completamente in dubbio
la natura.
W. Miiller (27), che nel 1875 studio il pronefro in giovani Myxine,
in Ammocoetes, Fetromyzon fluviatilis e P. Planeri, non parla affatto
di capsule surrenali.
Wei don (1884-85) (40), basandosi sopra alcune particolari condi-
zioni di struttura del rene cefalico di Bdellostoma, formula I'ipotesi
che una parte di esso si sia modiflcata in maniera da formare un
organo funzionalmente analogo alle capsule surrenali.
Petti t (1896) (28), ritrova in Petromyzon marinus gli organi in-
dicati da Ecker e conclude che " nei Ciclostomi, in addietro delle
branchie, da una parte e dall' altra del cuore esistono peculiari glan-
dule in intimo rapporto con 1' aorta e la vena cava ; ma non e pos-
sibile decidere se trattasi di organi rassomigliabili alle capsule sur-
renah del Mammiferi „ (*).
CoUinge e Vincent (1896) (4) in un apposite lavoro " On the
so-called suprarenal bodies m Cyclostomata „ esaminarono esem-
plari di Myxine glutinosa, Petromyzon marinus, P. Planeri e Ammo-
coetes. In Petromyzon marinus videro i corpi triangolari descritti da
Ecker, ma non vi riscontrarono nemmeno all'esame microscopico
alcuna traccia di struttura glandulare, e ritennero quel corpi tes-
suto connettivo embrionale, forse osteogene. Constatarono la presen-
za degli zaffi bianchi, del corpi descritti da Rathke, i quaU all' e-
same microscopico apparvero formati di tessuto connettivo. " E
possibile, scrivono i due autori, che quel corpi fossero una volta
glandulari, ma hanno degenerate. Noi non sappiamo dire se i me-
desimi hanno nulla che fare con le capsule surrenali „.
In esemplari di ^mmocoefes trovaronoi corpi bianchi di Rathke,
che, pure consistendo di tessuto connettivo, erano pero considere-
volmente piii grandi di quelli trovati in adulti di Petromyzon ma-
rinus. Un pronefro mancherebbe in Petromyzon e le capsule surre-
nah sarebbero forse degenerate nei Ciclostomi.
Le conclusioni atfatto negative alle quali giunsero Collin ge e
(•) Dalla descrizione di Fettit non si capisce a quali glandule egli vojrlia precisaiiieate alludere.
- 145 -
Vincent, dopo essersi occupati in modo cosi speciale dell'argo-
mento, lasciayano supporre vano ogni altro tentative di ricerca delle
capsule surrenali nei Ciclostomi, quantunque nulla valesse a persua-
derci della mancanza in questi Vertebrati di organi, il cui alto valore
morfologico e funzionale nei Gnatostomi si va ognor piu manife-
stando ed affermando con i risultati delle nuove osservazioni.
Dubitando che nella ricerca delle capsule surrenali nei Ciclosto-
mi non si fossero ancora adoperati mezzi sufficientemente adeguati
alio scope e non si fosse sempre usufruito di un materiale di stu-
dio in buono state di conservazione, e che da queste cause dipen-
desse I'esito sfortunato di tutte le indagini precedenti, volli ripren-
dere lo studio dell' argomento, istituendo un metodico esame in Pe-
tromyzon marinus, Petromyzon Planeri e Ammocoetes a vario grade
di sviluppo. II lavoro e state, in vero, lungo e paziente, ma in com-
penso ha valso a mettere in evidenza organi di cosi particolare
struttura e cosi particolarmente disposti, che, se io non m' inganno
neir interpretazione del lore signiflcato morfologico, ci rappresente-
rebbero una condizione assai primitiva delle capsule surrenah nei
Petromizonti e ci spiegherebbero inoltre la presenza di nidi cellu-
lari, di cellule cromaffine, ossia di quel tessuto simile alia sostanza
midollare delle capsule surrenali, nei gangli del simpatico dei Gna-
tostomi anche piii elevati ed in regioni del corpo che con le capsule
sarrenali hanno apparentemente perduto ogni rapporto.
Riserbando ogni piii particolareggiata descrizione al lavoro che,
accompagnato da piii ricche illustrazioni, verra pubblicato nell'Archi-
vio Italiano di Anatomia e di Embriologia, mi limito a riassumere
qui i principali risultati delle mie osservazioni.
Dico anzitutto delle disposizioni in esemplari adulti di
Petromyzon marinus.
Esistono le capsule surrenali con le lore due parti costitutive,
la cosi detta sostanza corticale e la cosi detta sostanza midollare,
e sono estese non solo a tutta la regione del tronco ma anche alia
regione caudale ed alia cefalica.
Per maggiore chiarezza e alio scope di evitare ripetizioni, ac-
cennero prima in succinto alle disposizioni notate nella regione me-
dia del tronco e poi brevissiniamente a quelle che si incontrano
nehe altre regioni.
Regione media o renale. — Per prendere una prima ed esatta
cognizione della disposizione delle capsule surrenali in Petromyzon
- 146 -
marinus, assai bene si prestaiio le sezioni serial! trasverso-verticali,
sagittaii e frontali, praticate in quella parte del tronco corrispon-
dente ai reni, e che chiamero regione renale o media.
Dal coraplesso di osservazioni, fatte sopra serie di sezioni cosi
condotte per varie direzioni, risulta quanto segue.
La sostanza corticale e cosfcituita da numerosi, piccoli lobuletti
epiteJiali solidi, di varia forma (sferici, ovalari, ellissoidali, o, meno
frequentemente pero, cilindrici a guisa di brevi cordoni) situati al-
r intorno delle vene cave (vene cardinali posteriori), ma di pi-efe-
renza, e percio piii abbondantemente, sulla parete ventrale e nie-
diale delle vene, nel tessuto adipose interposto tra esse e 1' aorta
(Fig. 1, s. c). La maggior parte di questi lobiili sporgono nel lume
delle vene, dal quale rimangono quindi separati mediante il solo
endotelio vasale. Sono tutti circondati da membrana propria e tutti
contengono cellule epiteliali, cilindriche o svariatamente poliedriche
oppure affusate, nel citoplasma delle quali, merce trattamento con
acido osmico o con liquidi fissativi che ne contengano, si riesce a
mettere in evidenza numerose goccioline d'una sostanza grassa, che,
a mio avviso, non va confusa col comune adipe (Fig. 3 e 6, s. c).
Lobuletti sohdi consimih si possono incontrare, sebbene di rado,
anche sul decorso delle arterie renaU o nelle trabecole circoscriventi
gli spazi dei seni sanguigni posti dorsalmente ai reni.
Tutti i predetti cnrpicciuoli epiteliali mi sono apparsi assai si-
mili ai cordoni o lobuli della sostanza corticale delle capsule surre-
nali degli Anfibii non che a quelh del corpo interrenale dei Selaci.
La sostanza ynidollare (Fig. 1, c. m.) e costituita da un tessuto
di aspetto epilehale, con le proprieta del tessuto cromaffine, che,
situate ai lati dell' aorta, si estende poi lungo le arterie parietali
che da questa si dipartono, ed inoltre lungo le lore diramazioni,
dorsale e ventrale. Ad ogni lato dell' aorta, tra la sua parete ed 11
lume della corrispondente vena cardinale, trovasi uno strato di tes-
suto i cui elementi, d' aspetto epiteliale, si colorano intensamente
con ematossihna od emallume e danno pure la nota, caratteristica,
reazione con bicromato di potassio. Lo strato di siffatto tessuto si
ispessisce maggiormente all' intorno del ■ luogo d'origine di ciascuna
arteria parietale e si assottiglia invece nello spazio intercedente tra
una arteria e I'altra; guarda il lume del vaso venoso e ne resta se-
parate unicamente per mezzo del rivestimento endoteliale. Segue la-
teralmente il decorso del tronco d'origine d'ogni arteria parietale, spor-
gendo sempre nel lume della vena cardinale situata ventralmente,
e quando I'arteria si biforca, per dare le sue due diramazioni dor-
- 147 -
sale e ventrale, si dispone lungo queste diramazioni in maniera pero
da continuare a guardare il lume delle vene parietali, dorsale e ven-
trale, accompagnanti le rispettive arterie, e da essere, al solito, se-
parate dal lume vasale venoso per mezzo del solo endotelio. S' in-
sinua cosi nella parete del corpo, nella quale dorsalmente si spinge
sine al disopra dei gangli spinali, sorpassando anche il livello rag-
giunto dalla parete superiore del canale spinale e quelle del nervo
laterale, ventralmente si estende molto in basso nella parete del-
I'addome, seguendo il decorso deH'arteria parietale ventrale, nei cui
dintorni e facile vederlo, sopratutto dal lato del lume della vena,
satellite dell'arteria, verso il quale lume esse sporge, ricoperto dal-
I'endotelio vasale (Fig. 4). Dati i rapporti di cui abbiamo era par-
lato, s'intendera senz'altro come, nell'osservare tagli che colpiscano
gangli spinali, accada talvolta di scorgere nidi di cellule vicino ai
grossi element! ganglionari.
II sistema nervoso simpatico non mi si e mai presentato, ne
in Fetromyzon, ne in Ammocoetes, con la costituzione descritta da
Jul in, e devo subito dichiarare che le mie ricerche non conferma-
rono affatto la esistenza di veri e propri gangli simpatici lungo i
lati deH'aorta, come Julin (14 e 15) rafflguro per VAmmocoetes.
In ordine, poi, alio relazioni del simpatico con la sostanza mi-
dollare dice che soltanto di rado ho veduto qualche cellula nervosa
nel tessuto cromaffine che costeggia Faorta, mentre abbastanza di
frequente ne ho osservate in quelle che segue le diramazioni delle
arterie parietah (Fig. 4, c. g. s.).
Lo strato di sostanza midollare, dove e sottile, mostrasi costi-
tuito da una seraphce serie di cellule d'aspetto epiteliale e per lo
pill di figura cilindrico-prismatica o cubica, con limiti non sempre
netti, specialmente se la fissazione non fu fatta in liquido di Flem-
ming 0 di Hermann. Laddove, invece, possiede maggiore spessore,
assume I'apparenza di ammassi cellulari suddivisi in piccoli lobuli,
i cui elementi, pure di aspetto epiteliale, possono mostrarsi di assai
svariata figura e talora con brevi prolungamenti del lore corpo (Fi-
gura 6, c. m.). In tal case salta subito agli occhi la somiglianza, che
gli elementi della sostanza midollare delle capsule surrenali di Petro-
myzon off'rono con quelli che costituiscono la sostanza midollare
delle capsule surrenali e i nidi di cellule nei gangli simpatici degli
Anfibi, e la somiglianza, inoltre, con quegh altri elementi dei quali
si corapone il parenchima dei corpi soprarenali dei Selaci.
Ai lati dell'aorta o nei punti d'origine delle arterie parietah,
tra i lobuletti di sostanza midollare o vicino ad essi puo rinvenirsi
- 148 -
qualche piccolo lobulo di sostanza corticale (Fig. 6, s. c, c. m.). Al-
r incontro, non viene mai fatto di ritrovare sostanza corticale fuori
del territorio dell'aorta e delle vene cardinal!, e percio mai se ne vede
lungo il decorso delle diramazioni dorsali e ventrali delle arterie e
vene parietali.
Regione caudale. — Un paio di centinietri prima di giungere a
livello dell'apertura anale si passa gia alia regione della vena cau-
dale. Effettuatosi questo passaggio, accade die le due strisce di tes-
suto cromafflne, che seguivano i lati dell'aorta, si congiungono tra
di lore in maniera da andare a guarnire la volta della vena caudale
di uno strato di sostanza midollare, che guarda il lume vasale ed e
da questo lato rivestito dall'endotelio, mentre dal lato opposto si
approfonda con delle gettate nel connettivo situate tra I'arteria (aorta)
caudale e la vena. Tale strato di sostanza midollare dalla volta della
vena si estende poi lateralmente sul decorso delle arterie parietali e
delle loro diramazioni dorsali e ventrali, come faceva nella prece-
dente regione (Fig. 2, c. m.).
La sostanza corticale, sotto forma dei soliti lobuletti, si distri-
buisce pill specialmente sulle pareti laterali e ventrale della vena
(Fig. 2, s. c).
Similmente si comportano le cose per buon tratto della regione
caudale, quasi sin presso I'estremita posteriore della medesima.
Regione intermedia o prerenale. — In quella regione del tronco
che sta fra il pericardio e I'apice dei reni, e che per comodita d' in-
dicazione chiamo regione prerenale o intermedia^ si constata pure una
disposizione somigliante a quella descritta per la regione media (re-
nale), con la differenza, pero, che mentre qui va diminuendo il nu-
mero dei lobuletti di sostanza corticale, aumenta considerevolmente
lo spessore della sostanza midollare, la quale, in alcune sezioni, a
livello deh'origine delle arterie parietali, diviene assai vistosa.
Regione cardiaca. — Dalla regione intermedia, portandoci cra-
nialmente, passiamo alia regione cardiaca. Qui le due vene cardi-
nali posteriori si aprono quasi alio stesso livello nel seno venoso,
e la sostanza midollare, che seguiva gia i lati dell'aorta, va ora a
disporsi anche sulla sua faccia ventrale, sporgendo nel lume del
seno. Dal lato destro, a meta circa deUo spazio compreso dal seno
venoso, si stacca dall'aorta I'arteiia celiaca, e la sostanza midollare
circonda pure questa arteria, che attraversa il seno obliquamente
in direzione caudo-laterale. Nella regione cardiaca la sostanza midol-
lare si accumula in masse relativamente cospicue, suddivise in pic-
coli lobuli, alcuni dei quali si approfondano nella parete dell'aorta.
- 149 -.
Soltanto in numero assai scarso s' intromettono cellule nervose fra
gli elementi deila sostanza midollare.
Quando dal seno venoso si arriva a lie giugulari, la sostanza
midollare torna a disporsi per breve tratto nelle faccie laterali del-
I'aorta.
Regione cefalica o precardiaca. — Questa regione per i rapporti
della sostanza midollare potrebbe anche dirsi giugulare. Sorpassati i
reni cefalici, non s'incontra piu sostanza corticale, ma solamente
sostanza midollare, la quale segue il decorso delle arterie parietali
della regione, guardando pero sempre il lume delle vene giugulari,
alia cui parete le diramazioni di quelle arterie si addossano, di guisa
che la sostanza midollare si mostra adesso come uno strato di cel-
lule cromaffine, applicato alia faccia interna delle giugulari, nei
tratti in cui esse trovansi a contatto con le diramazioni arteriose
(Fig. 5). Una. circostanza che qui sembrami assai degna di nota, si
e che gh elementi della sostanza midollare, seguendo il ramo arte-
rioso parietale, sorpassano lateralmente la giugulare, fine ad avvi-
cinarsi al pneumogastrico.
Quando stanno per aprirsi nel seno venoso, le giugulari costeg-
giano I'aorta, mentre da essa si allontanano sempre piii coU'avan-
zarci nella regione branchiale ed allora ai lati dell'aorta viene a
mancare ogni traccia di sostanza midollare. D'altra parte, pero, la
presenza di questa sostanza lungo le vene giugulari io ho potuto
chiaramente osservare sine in corrispondenza del secondo paio di
branchie.
Reni cefalici. — Nella regione cardiaca esistono i rudimenti dei
roni cefalici, sfuggiti alle osservazioni di Collinge e Vincent (4),
che li dichiararono assenti.
Asportato il segmento ventrale del pericardio cartilagineo e di-
staccato con cautela il cuore, si pone alio scoperto il fondo della
cavita pericardica, nel quale apparisce, quasi sulla linea raediana,
il seno venoso ed a sinistra un rilievo cihndrico, diretto ol)liqua-
mente dall'avanti all'indietro, determinato dall'esofago, che in questo
tratto del suo decorso si sposta verso sinistra. In due cripte, Tuna
al margine anteriore del seno venoso, I'altra, piii profonda, al lato
sinistro dell'esofago, stanno allogati i reni cefalici.
Dei due proreni, adunque, il destro e situate quasi trasversal-
mente sul margine craniale del seno venoso, il sinistro, con direzione
obhqua cranio-caudale, lateralmente aU'esofago che lo separa dal mar-
gine laterale sinistro del seno. I due reni cefahci non sono in rap-
porto con le vene cardinah posteriori; poiche ognuno di essi, come mi
- 150 -
risulta da ripetute osservazioni, trovasi collocato ventralmente alia
vena giugulare del proprio lato, a livello del suo sbocco nel seno
venoso.
I pronefri nell' adulto sono due corpiciattoli di piccole dimen-
sioni (mm. 3,5 per 1,5 circa), i quali alio stato fresco hanno un co-
lorito grigio-pejia, quasi trasiucido, in quella loro parte costituita dai
nefrostomi, e un colore bianco-porcellana nell'altra parte rappresen-
tata dal glomeruio e posta medialmente alia prima. Spiccano cosi
dal fondo sul quale riposano e che e abbondantemente cosparso di
macchie di pigmento. La superficie del glomeruio e lobulata, men-
tre quella corrispondente alia regione dei nefrostomi mostrasi varia-
mente pieghettata, increspata, con ombellicature dovute alle aperture
degl' imbuti nella cavita pericardica. Un epitelio flagellate, i cui lun-
gtii flagelli si muovono assai energicamente, come ben si osserva
nell'esame a fresco, limita il contorno dei nefrostomi e li riveste
internamente nel mentre si approfondano in un tessuto connettivo
assai ricco di spazi linfatici e di seni sanguigni, comunicanti, que-
st' ultimi, con la vena giugulare. Gl' imbuti sembrano aprirsi pro-
fondamente in seni linfatici. II glomeruio rimane ancora abbondan-
temente vascolarizzato. La cavita pericardica contiene sempre una
piccola quantita di un liquido incoloro e limpido. E supponibile che
ai proreni rudimentali spetti ora la funzione di fornire questo li-
quido e di regolarne al tempo istesso la quantitci.
Nolle masserellO; a cui si riducono nei loro resti i proreni, non
si ravvisa piii alcun canalicolo orinario e nemmeno traccia alcuna
del canale del pronefro.
Ma cio che sopratutto mi preme di ricordare si e che nella
massa rappresentante il rudimento del prorene, oltre ad accumuh
di cellule linfoidi, si rinvengono pure lobuletti di sostanza corticale,
simili a quelli sparsi lungo la parete delle vene cardinah.
Petromyzon Planeri.
Dopo quanto ho esposto sulle capsule surrenali di Petromyzon
marinus, mi basteranno pochissime parole per riassumere le di-
sposizloni osservate a tale riguardo in Petromyzon Planeri. In
questa specie, infatti, si realizzano condizioni assai simili a quelle
che si veriflcano nell'altra, con la differenza, non certamente es-
senziale, che i lobuletti di sostanza corticale sono mono abbon-
danti e piia piccoli e la sostanza midollare si lascia scoprire meno
facilmente, formando strati assai sottili, per lo piij di una sola se-
- 151 -
rie di cellule, e quindi pochissimo appariscenti in tutta la regione
post-cardiaca. Nella regione cardiaca invece, ove nella sua distribu-
zione si comporta similmente a quanto gia accennai per il P. ma-
rinus, la sostanza midollare diviene piii evidente, principalmente
sulla faccia ventrale dell'aorta e all' intorno deH'arteria celiaca.
Solo con attenta osservaziono si arriva a scorgere cellule cro-
mafflne in quel tratti delle giugulari addossati alle diramazioni delle
artejie parietali della regione precardiaca.
liudimenti dei reni cefalici con nefrostomi e col glomerulo non
mancano neppure in Petromyzon Planeri, e tanto nella lore strut-
tura quanto nei loro rapporti ricordano perfettamente quelli gi^.
dianzi descritti in P. marinus^ senonche i lobuli di sostanza corti-
cale, che vi si contengono, raggiungono cospicue dimensioni di
fronte agli altri sparsi lungo le vene cardinali.
Ammocoetes.
Gia in Ammocoetes di mm. 35 di lunghezza, le piu piccole che
io abbia potuto esaminare, si accennano le disposizioni che poi si
verificano nell'adulto. Le medesime si rendono sempre piii manife-
sto coll'accrescersi della larva, finche st\idiando serie di sezioni tra-
sversali di Ammocoetes vicine a trasformarsi, non riesce affatto dif-
ficile vedere la sostanza corticale delle capsule surrenali in forma
di piccoli lobuletti, sparsi nella parete delle vene cardinali oppure
sulla faccia ventrale dell' aorta. Una piu attenta osservaziono ri-
chiede la sostanza midollare, la quale per altro o discretamente evi-
dente ai lati dell'aorta, in corrispondenza dell'origine delle arterie
parietali. Qui la sostanza midollare e rappresentata per lo piu da
una sempUce serie di cellule, relativamente grandi, di aspetto epi-
teliale, sporgenti nel lume della vena cardinale, dal quale le separa
soltanto una sottihssima lamina endotehale. Cellule consimili, ma
mono alte, seguendo il decorso delle arterie parietali, si estendono
anche sulla parete dorsale e per un certo tratto sulla parete late-
rale delle vene cardinali.
Quando si passi alia regione caudale, si osserva assai bene,
massimamente in larve piuttosto avanzate nel loro sviluppo, che la
volta della vena caudale si riveste di uno strato di cellule midol-
lari, simili a quelle rinvenute ai lati dell'aorta.
Disposizioni non meno caratteristiche si incontrano in corri-
spondenza della regione cardiaca. Sulla faccia ventrale dell'aorta,
particolarmente a livello della confluenza delle vene giugulari, si di-
- 152 -
spone uno straterello di cellule midollari (cromaffine). Ugualmente
air intorno deU'arteria celiaca, quando questa si e gia staccata dal
lato dorsale deH'aorta, si dispongono delle cellule di sostanza mid(>l-
lare, che I'accompagnano poi per buon tratto del suo tragitto. De-
vesi inoltre notare che nella regione cardiaca si rinvengono lobu-
letti di sostanza corticale, addossati alia faccia ventrale dell' aorta
0 all'arteria celiaca, e die talora questi appaiono interposti o sot-
tostanti alle cellule cromaffine, sicche accade non di rado che alia
parete dell'aorta o deU'arteria celiaca stiano insieme appesi lobu-
letti di sostanza corticale ed elementi della sostanza midollare, e
che gli uni si pongano in varia maniera in rapporto con gli altri,
flno a mettersi a contatto tra lore. Ma per quanto possa essere
intimo 11 rapporto degli uni cogli altri, non avverra mai di confon-
derli, poiche i respettivi caratteri, assai peculiar!, permettono sem-
pre di ben distinguerli, anche quando non si voglia tener conto
della membrana propria, che circoscrive i lobuletti di sostanza cor-
ticale. Ad ogni modo, escludo che gli uni derivino dagji altri, non
avendo mai rilevato segni che mi facessero ritenere probabile una
tale trasformazione, e cio valga anche per quanto concerne i rap-
porti della sostanza midollare con la sostanza corticale delle capsule
surrenah dell'adulto.
Lobuli, piuttosto grandi, di sostanza corticale si rinvengono an-
che nei reni cefalici di Ammocoetes.
Nei reni cefalici delle larve piu giovani da me esaminate si
scorgono gia, tra i canalicoli orinari, lobuli o cordoni epitehah so-
lidi, circondati da una membrana propria e racchiudenti cellule di va-
ria flgura, cihndrico-prismatiche, o in altra maniera poliedriche, op-
pure affusate e stipate tra lore, le quali posseggono caratteri pro-
pri, che le fanno differire dagli elementi dei canalicoli renali e rasso-
migliare invece a quelle racchiuse nei lobuletti di sostanza corti-
cale, distribuiti lungo le vene cardinali.
Di tali lobuh contenuti nei pronefri, ale uni sono situati super-
ficialmente, altri piii o meno profondamente. Un esame dei tagli se-
riali dimostra che essi mancano affatto di lume e che non hanno
alcun rapporto genetico con i canalicoli orinari. D'altra parte lo stu-
dio dei reni cefalici negli stadi larvali successivi sino alle Ammo-
coetes in procinto di trasformazione, dimostra che i lobuh epiteliali
solidi, dei quah teniamo parola, non vanno in verun modo a fornire
canalicoli orinari, ma si conservano con i lore particolari ca}'atteri;
e che, mentre i canahcoli dei proreni, negli stadi inoltrati scompaiono
completamente o quasi, quel lobuli permangono e si ritrovano infine
- 153 -
come lobuli di sostanza corfcicale nei reni cefalici rudimentali del'
I'adulto.
Riassunte le disposizioni relative alle capsule surrenali di Afn-
mocoetes, conviene che io ponga a confronto i dati delle mie osser-
vazioni con alcuni reperti di Julin (14 e 15) sul sistema nervoso
simpatico di Aiymiocoetes.
Nei brevi cenni bibliografici, posti a principio di questo mio
scritto, non feci menzione alcuna delle belle ed accurate ricerche di
Julin ^mW Ammocoetes^ per la semplice ragione che in esse non si
parla affatto no dei corpi descritti da Rathke, ne di altri parago-
nabili alle capsule surrenali; ma dovendo ora spendere qualche pa-
rola sui rapporti delle capsule surrenali dei Petromizonti, segnata-
mente della loro sostanza midollare, con il sistema nervoso simpa-
tico, conviene che io qui accenni ai resultati cui Julin arrivo stu-
diando questo sistema xiqW Ammocoetes.
E noto come nessuno, prima di Julin, avesse dimostrato nei
Ciclostomi un sistema nervoso simpatico paragonabile a quello dei
Vertebrati superiori.
Julin, rivolgendo il suo studio al sistema nervoso simpatico in
Ammocoetes lunghe dai 15 ai 18 cm., constato a destra ed a sini-
stra deir aorta, tra questa e le vene cardinali, la presenza di pic-
coli organi, generalmente arrotonditi, ripetentisi di distanza in di-
stanza, dall'origine del cuore flno un po'in avanti deU'orifizio della
cloaca.
In tali organi egli riconobbe la struttura di gangh nervosi, e
quindi i rappresentanti dei gangli nervosi simpatici, congiunti per
mezzo di rami nervosi (rami viscerah) con i rami ventrali dei nervi
spinah. Rilevo, per altro, 1' assoluta mancanza nelV Ammocoetes di un
cordone simpatico riuniente tutti i gangh di un medesimo lato.
Oltre a questi gangli simpatici " superflciali „ ne esistono, secondo
Julin, altri, situati piii profondamente (" gangli simpatici profondi „),
che presentano con i primi dei rapporti assai intimi, e che sono
molto pii!i direttamente in relazione con gh organi viscerah.
Ora devo subito dire che daUe mie osservazioni, eseguite non
soltanto su tagli serial! di Ammocoetes e Petromyzon Flaneri, ma an-
che sopra numerose serie di sezioni trasversali delle varie regioni
del tronco di Petromyzon mariims^ non risulta che questi Ciclostomi
posseggano un sistema nervoso simpatico come quello descritto da
Julin. Se i gangh simpatici veduti, descritti e disegnati da Julin
- 154 -
in Ammocoetes, avessero potuto sfuggire alia mia osservazione nelle
larve e in Petromyzon Planeri, non credo dovessero sottrarsi ai miei
occhi nei grandi esemplari di Petromyzon marlnus da me esaminati.
Fra le tante sezioni passate in rassegna, nemmeno una me ne ca-
pito mai, che mi mostrasse i gangli simpatici descritti da Julin ai
lati deir aorta. Siccome pero non e da mettersi in dubbio I'esattezza
delle osservazioni di Julin, e necessario supporre che questi abbia
interpetrato quali gangli simpatici i lobuletti di sostanza corticale
delle capsule surrenali che, come dissi, possono trovarsi ai lati del-
I'aorta e ventralmente ad essa; ed abbia del pari interpetrato quali
gangh simpatici le cellule della sostanza midollare, rappresentata in
Ammocoetes, ai lati dell'aorta in corrispondenza dell' origine delle ar-
terie parietali, da gruppetti di cellule, disposte per lo piii in un sem-
pUce strato, relativamente grandi, sporgenti nel lume delle vene
cardinali, dal quale le separa sollanto una sottilissima lamina endo-
teliale.
Confesso pero che una cosa io non arrive a spiegarmi ed e
questa: come mai Julin ha veduto in tah gruppetti di cellule tutta
la struttura di un vero e proprio ganglio nella maniera dall'A. di-
segnata nella Fig. 6 della Tav. XXIII della sua memoria, struttura
che io non vi ho in mode alcuno riconosciuta.
Nel negare pertanto una disposizione del simpatico quale venne
descritta in Ammocoetes dal Julin, debbo ritenere che egli fu cer-
tamente tratto in errore da apparenze, le quali ora ricevono tut-
t'altra spiegazione dal confronto che delle medesime puo farsi con
condizioni realizzate in adulti di Petromyzon marinus. Aggiungasi,
inoltre, che se le mie osservazioni, confermando in questo punto
quelle di Freud (9), constatarono I'esistenza di cellule gangliari lungo
il decorso dei rami ventrah (ed anche, quantunque piii raramente,
dei rami dorsah) dei nervi spinali, non mi assicurarono mai, nem-
meno in P. marinus^ dove, nel case, per la lore grossezza avrebbe
dovuto essere piii facile rilevarli, dell'esistenza di rami nervosi vi-
scerali nel sense di Julin, nel sense, cioe, di rami nervosi ben vi-
sibili che dai tronchicini ventrali dei nervi spinali si portassero a
quel cumuli di cehule midohari distribuiti lungo i lati deh' aorta.
Insisto quindi nell'affermare, basandomi principalmente suUe mie ri-
cerche in P. marinus^ che per quanto almeno concerne il sistema
nervoso simpatico di tutta la regione post-branchiale, ossia del
tronco e della coda, esse non e rappresentato da gangh ai lati del-
l'aorta e da rami viscerali (rami comunicanti) in mode da essere
paragonato, fatta astrazione dalla mancanza di un cordone limi-
- 155 -
trofo, a quelle del Vertebrati superiori. Ed a conforto della mia as-
serzione potrei ricordare die anclie le ricerche di Ransom e Thomp-
son (29), di poco antecedent! a quelle di Julin, non valsero a dimo-
strare nella regione post-branchiale di Petromyzon ne gangli ne rami
comunicanti del simpatico.
Pertanto, senza negarne Tesistenza, io penso che il sistema ner-
voso simpatico dei Petromizonti sia rappresentato da cellule gan-
gliari sparse o, meno frequentemente j)ero, riunite in piccoli gan-
glietti, nella parete del corpo (^), cosi lungo i rami ventrali e dor-
sali dei nervi spinali come lungo il decorso delle diramazioni delle
arterie e vene parietali. Ai lati deH'aorta io trovo soltanto, e assai
raramente, qualche singola cellula gangliare. Piii numerose, ma sem-
pre sparse, le cellule gangliari sono in vicinanza dello sbocco delle
vene parietali nelle cardinali, come pure presso la biforcazione delle
arterie parietali e lungo il decorso dei rami ventrali di questi vasi.
Cellule nervose simpatiche s' incontrano pure all' intorno delle vene
cardinali. Parimente nella regione caudale ho veduto singole cellule
ganghari all' intorno della vena caudale e piii specialmente dal lato
dorsale, presso Io strato di sostanza midollare. Ma nella regione
caudale si veggono, assai bene, frequenti cellule nervose, od anche
gangliettini, lungo i rami nervosi ventrali e vicino ai vasi parietali
ventrali.
E con questi miei reperti, io mi accorderei con il prof. Dohrn (7),
il quale in Petromyzon trovo il simpatico aU'estremo posteriore del
tronco sotto forma di cellule gangliari sparse, se non che invece di
circoscrivere questo sistema soltanto all'estremo posteriore del
tronco, io devo estenderlo non pure a tutto il tronco, sibbene an-
che alia regione caudale. Per la qual cosa sarei indotto a ritenere
quelle cellule gangliari simpatiche sparse, anziche un ultimo residue
del sistema nervoso simpatico in questi Vertebrati, come vorrebbe
Dohrn, una prima condizione di manifestarsi di tale sistema. Per
la filogenesi del quale mi parrebbe infatti piii probabile che esso
sia venuto dapprima comparendo sotto forma di singoli neuroni
simpatici distaccatisi dal materiale dei gangh spinali, e che soltanto
pill tardi si sia andato maggiormente concentrando e sviluppando
lino ad assumere la forma definitiva.
Julin vedeva una disposizione primitiva in quelle serie di gan-
(*) S' intends che qui faccio astrazione dal simpatico dei visceri contenuti nella cavity addomi-
nale, cosl dal simpatico dell' intestino. ecc... che, del resto, 6 pure rappresentato da cellule gangliarj
sparse.
- 156 -
gli, non congiunti tra loro mediante un corclone limitrofo, die cre-
dette esistere ai lati dell'aorta ; ma essendo ora stabilito dalle mie
ricerche che quel gruppi di cellule non sono gangli simpatici, io
vorrei invece riguardare come disposizione primitiva quella del sim-
patico non ancora raccolto in gangli ai lati dell'aorta. C)
Qualcuna delle cellule gangliari simpatiche cosi sparse lungo
I'aorta, le vene cardinal! e caudale, o lungo le diramazioni delle vene
parietali, si mette, come gia feci notare, in rapporto piii o mono
stretto di contiguita con i gruppi di cellule della sostanza midol-
lare delle capsule surrenali.
La conclusione principale alia quale portano i resultati delle
mie ricerche si riassume essenzialmente in questo: che i Petromi-
zonti posseggono due ben distinte serie di particolari organi secer-
nenti (organi glanduliformi) a secrezione interna (endocrina), estesi
a quasi tutto il corpo, paragonabiU nel loro insieme alle capsule
surrenali dei Gnatostomi.
II paragone acquista maggior valore, allorquando si confrontino
le disposizioni constatate in Petromyzon con quelle gia note nei
Selaci e negii Anfibii. Delle dette due serie di organi, 1' una corri-
sponde alia sostanza corticale o corteccia (cortex degli Stapediferi,
corpo interrenale dei Selaci), I'altra alia sostanza midoUare (medulla
degli Stapediferi, corpi soprarenali dei Selaci).
Questi organi non contraggono intimi rapporti con il sistema
escretore, come ci viene provato dal loro estendersi in regioni del
corpo (regione branchiale e caudale), alle quali il sistema escretore
non giunge mai. Tale fatto, ammessa la giustezza delF interpetra-
zione che ho data e del confronto sopra istituito, omologando Tuna
serie dei peculiari organi dimostrati nei Petromizonti all' interrenale
dei Selaci e alia sostanza corticale delle capsule surrenah dei Ver-
tebrati superiori, I'altra serie ai corpi soprarenali dei Selaci e alia
sostanza midollare delle capsule surrenali dei Vertebra ti superiori, tale
(1) fe ben vero che nei Ciclostomi e pel nostro case nei Petromizonti, Vertebrati ritenuti non
^.I'iniitivamente seinplici, ina in parte degenerati, il deterniinare se certe disposizioni, che vi si riscoQ-
trano, siano o no da considerarsi come veraniente priiuitive, riiuane assai difficile, ma ad ogni mode
non mi sembra doversi ad esse negare qualunque importanza mortologica, specialmente qiiaiido si
tenga preseUe un giusto concetto espresso dal Grassi (13) sul valore delle forme animali semplificate
o degenerate ; che, cio6, queste forme " da un lato conservano caratteri che almeno in parte nelle
altre forme del gruppo sono andati perduti. D'altro lato, possono ripetere le condizioni che presen-
tavano primitivamentu i loro progenitori ».
- 157 -
fatto, dicevo, si oppone recisamente alle veduie di Aichel (1) che
vuol far derivare enfcrambe le sostanze componenti le capsule sur-
renali dal rene priraitivo. I risultati delle mie ricerche si oppongono
inoltre alia nuova omologia che lo stesso Aichel, contrariamente
a quanto fu dapprima intraveduto da Leydig e da Balfour, dipoi
confermato e megho dimostrato da Diamare (6), Vincent (32, 33)
e in parte anche da me (10, 12), vorrebbe stabilire da un lato tra
I'interrenale dei Selaci e le capsule surrenali del Yertebrati supe-
riori, dall'altro lato fra i corpi pari soprarenali dei Selaci e certi
corpi (capsule surrenali accessorie o capsule surrenali di Marchand,
come Aichel le chiama) che normalmente si troverebbero nei
Mammiferi in rapporto con gli organi genitali, nel ligamentum latum
nella femmina, in vicinanza del testicolo e del cordone spermatico
nei maschi.
La particolare disposizione delle capsule surrenali nei Petromi-
zonti condurrebbe a ritenere il sistema di questi organi affatto indi-
pendente dal sistema escretore, col quale, forse, assume rapporti
soltanto secondariamente.
Converrebbe percio abbandonare la denominazione di capsule
surrenali e I'altra di sostanza corticale e sostanza midollare, il che
si fara certamente, quando conoscenze piia sicure sulla loro rispet-
tiva funzione ci offriranno anche il modo di sostituire I'antica ter-
minologia con altra meno impropria.
La disposizione della sostanza midollare, nella maniera che si
verifica nei Petromizonti, rappresenta probabilmente una condizione
primitiva C), ma se anche come tale non volesse ritenersi, essa vale
tuttavia a meglio spiegarci quella reahzzatasi negli Elasmobranchi
ed a chiarirci piii soddisfacentemente la presenza di nidi di cellule
(cellule cromaffine) nei gangh e tronchicini nervosi del simpatico ad-
dominale degli Anfibii e dei Vertebrati superiori, nei gangli del sim-
patico cervicale e nella glandula intercarotica dei Mammiferi e del-
I'uomo. Potra inoltre illuminarci sulla formazione e sulla struttura
della glandula coccigea, rispetto aha quale, dopo aver veduto che la
sostanza midollare si estende anche alia regione caudale, non rechera
alcuna meraviglia se, come gia intui Yincent (38 e 39), vi si
avessero a ritrovare cellule cromaffine.
Un fatto da prendersi poi in particolare considerazione si e che
nei Petromizonti il tessuto della sostanza midollare di gran lunga
(') Veggasi la nota alia pag. precedente.
- 158 -
predomina su quelle del sistema . simpatico, col quale puo trovarsi
in rapporto, sicche ai gruppi di cellule della sostanza midoUare, co-
me ci si mostrano nei Petromizonti, male si applicherebbe la deno-
minazione di paragangli (paraganglia) che Kohn, seguendo un suo
proprio concetto, proporrebbe per indicare i corpi soprarenali dei
.Selaci, i nidi di cellule cromaffine e la sostanza niidoUare delle
capsule surrenali dei Vertebrati superiori (paraganglio delle capsule
surrenali), riserbando il nome di capsula surrenale unicamente alia
sostanza corticale.
Kohn (16, 17 e 19) nega alle cellule cromaffine, e quindi ai
corpi soprarenali dei Selaci, la natura. glandulare lore attribuita
da Vincent (82 e 33) e da me (10 e 12), nega inoltre die gli ele-
menti parenchimali di questi corpi e quelli dei nidi cellulari nei
gangli del simpatico siano elementi epiteliali e secernenti, come io
li ho ritenuti dope aveiii studiati negh Anfibii, e li riguarda, invece,
come speciali elementi nervosi. Alia stessa stregua sarebbero da
considerarsi le ceUule componenti la sostanza midollare delle capsule
surrenali di tutti gli Stapediferi. Ora le mie osservazioni intorno
aha struttura ed aha disposizione della sostanza midollare nei Pe-
tromizonti, anziche farmi abbandonare I'opinione gia antecedente-
mente espressa, mi .confermano sempre piu nella medesima, poiche
io non saprei davvero riconoscere i caratteri di un tessuto nervoso
in quegli strati di cellule disposti lungo i lati deh' aorta, lungo le
arterie parietali, rivolti costantemente verso il lume delle vene sa-
telhti e da questo separati soltanto per mezzo deha sottilissima la-
mella endotehale. Secondo h mio avviso, anche siffatti rapporti par-
lano in favore della natura secernente del tessuto rappresentante la
sostanza midohare, sicche dubito sempre fortemente che i nidi di
cehule abbiano a riguardarsi con Kohn come complessi di speciali
elementi nervosi.
E cio io dice basandomi unicamente suhe apparenze strattu-
rah, che se poi non si vuol disco noscere il valore degh esperimenti
fisiologici di Vincent e di altri, tendenti a dimostrare che gli ele-
menti parenchimali dei corpi soprarenali e della midolla delle cap-
sule surrenah contengono una sostanza attiva d' una potenza vera-
mente straordinaria neh' elevare la pressione sanguigna, allora il
dubbio non fa che aumentare.
II trovare sostanza midollare distribuita lungo il decorso dei
rami dorsah delle arterie e vene parietali, sine al disopra dei gangli
spinali, potrebbe ritenersi come un segno della via seguita dagh ele-
menti di quella sostanza per andare a situarsi profondamente, e po-
- 159 -
trebbe riguardarsi come una prova in favore clella sua derivazione
dal sistema nervoso (dal simpatico) o, in ultima analisi, della sua
origine ectodermica.
Quantunque nuovi fatti siano stati addotti da Kohn (17 e 19) e
recentemente da Diamare (6) in appoggio della derivazione dei nidi
di cellule e dei c. soprarenali dal simpatico, mettendo in rilievo forme
intermedie di passaggio tra le cellule nervose e le cellule cromaffine,
tuttavia io, riferendomi a quanto osservo nei Petromizonti non po-
trei dire di avere riscontrato altrettanto. Tutto al piu dai fatti rile-
vati in Petromyzon dovrebbe desumersi che se cellule gangliari sim-
patiche e cellule cromaffine (cellule midoUari) prendono origine da un
medesimo materiale primitivo, si diflferenziano poi per due vie diver-
se, evolvendosi per proprio conto. Dal che trarrebbe allora confer-
ma il pensiero espresso da Diamare (6) " che elementi provenienti
dai gangli (in condizioni iniziali di sviluppo) non pervengono al grade
di corpi gangliari „. Pensiero che mi sembra collima.re in parte con
I'opinione da me espressa in precedent! note, sostenendo che, pur
data la derivazione delle cellule midoUari dal simpatico, esse non
mostrano i caratteri di cellule nervose ma di elementi epitehali e
secernonti (10, 11 e 12).
Devo pero fare qualche riserva intorno all' idea suespressa che
la distribuzione della sostanza midollare, nella parete latero-dorsale
del corpo dei Petromizonti adulti, indichi la strada da essa percorsa
in origine, poiche mentre, a sostegno di cotesta mia idea, mi aspet-
tavo di vedere in giovani Ammocoetes piu distinta la sostanza mi-
dollare in vicinanza dei gangli spinali o neha parete latero-dorsale
del corpo che ai lati dell'aorta, mi accadde, al contrario, di scorge-
re chiaramente nelle piu piccolo Ammocoetes (35 mm. di lunghezza)
da me esaminate, cellule midoUari, tra la parete laterale dell'aorta
e r endotelio delle vene cardinal!, in vicinanza deH'origine dell'arte-
rie parietah, ma non ancora lungo il ramo dorsale di queste arterie
0 presso i gangli spinali. Occorrono quindi ulterior! ricerche su que-
sto punto e 1' esame di stadi piu precoci,. prima di poter dare un
giudizio definitive.
Ma se qualche dubbio mi rimane sull' origine della sostanza mi-
dollare nei Petromizonti, senza poter per altro escludere a priori
la sua derivazione dah' ecboderma (dal materiale ectodermico del si-
stema nervoso), qualche altro me ne sorge pure suU' origine della
sostanza corticale. E note come riguardo all' origine di questa so-
stanza nei Vertebrati superior! regni non poca incertezza, essendosi
posta in dipendenza ora del mesenchima ora dell'epitelio celomatico
- 160 -
0 dell' epitelio della cresta genitale, ora dell' epitelio della capsula
del glomeruli malpighiani, ora del nefrostomi e del canalicoli orinari
del prorene o del rene primitivo.
Avverto subito che, non possedendo osservazioni dirette e pro-
ve di fatto, procedo soltanto per induzione nel mio ragionamento.
Tralasciando di trattare dell' origine dei lobuletti di sostanza
corticale che s' incontrano nella regione dei reni cefalici e degli al-
tri situati lungo 1' aorta e lungo le vene cardinal!, in ordine ai quali,
del resto, ebbi gia sopra occasione di far rilevare come io sia incli-
nato ad escliidere ogni loro rapporto genetico con I'apparato escretore
e potrei aggiungere, a maggior ragione, con 1' epitelio della cresta
genitale; desidero soffermarmi a discutere soltanto I'origine di quel
lobuletti di sostanza corticale situati all' intorno della vena caudale
nei Petromizonti. Senza alcun dubbio mi pare die per essi vada
subito eliminata una qualsiasi origine dall' apparato escretore o dal-
I'epitelio della cresta germinale, poiche sarebbe davvero vano ricer-
care qui un tale rapporto. Si potrebbe pero supporre che ripetes-
sero la loro origine, in un momento assai precoce di sviluppo, dal-
r epitelio celomatico che riveste 1' estremo posteriore della cavita
viscerale. Ma di contro a questa supposizione sta il fatto della loro
tardiva comparsa. Ed, invero, dalle mie osservazioni sull 'J.mmocoefes
risulta che essi appariscono relativamente tardi ed in punti coi quali
la cavita celomatica non ha piii nulla che vedere.
JSTon sembrando quindi probabile una loro diretta origine dal-
r epitelio celomatico, non rimarrebbe che ammetterne la derivazione
dal mesenchima o da una differenziazione di cellule del connettivo
perivasale.
Ora se, come io ritengo, i lobuletti di sostanza corticale situati
air intorno della vena caudale e gli altri posti lungo le vene cardi-
nali e nella regione del prorene sono tra di loro omologhi, a meno
di non volere invocare per gli uni una derivazione diversa da quella
degli altri, converrebbe di necessita giungere alia conclusione che
tutti i lobuletti della sostanza corticale delle capsule surrenali dei
Petromizonti prendano origine dal mesenchima o dal connettivo pe-
rivasale dei vasi venosi, all' intorno dei quali si trovano. Ma non
possedendo, come sopra avvertii, prove ed osservazioni dirette, non
030 affermare che cosi debba realmente accadere, tanto piii che cosi
concludendo si andrebbe incontro ad un forte disaccordo tra la na-
tura schiettamente epiteliale dei lobuletti di sostanza corticale e la
loro origine da un germe (mesenchima), che non ha struttura epi-
teliale (come invece I'ha il mesoderma o il mesoteho), e dal quale
- 161 -
non siamo abituati veder derivare organi che in deflnitiva posseg-
gaiio carattere epiteliale.
Ho soltanto esposto delle considerazioni ed espresso dei dubbi,
poiche parmi che alio state attuale delle nostre conoscenze sull' o-
rigine delle parti costitutive delle capsule surrenali (corteccia e mi-
dolla) tanto nei Oiclostomi quanto nei Gnatostomi ci manchino an-
cora dati sicuri per asserire.
Bibliografla
(1) Aichel O. — Vergleichendo Entwicklungsgeschichte und Stammesgeschichte der Nebennieren.
Ueber ein neues normales Organ des Menschen und der Saugethiere. Arch, fur mik. Anat.
Bd. 56. 1900.
(2) Balfour F. M. — Ueber die Entwickelung und die Morphologie der Suprarenalkorper (Ne-
benniei-en). Biolog. Centratbl., 1881.
(3) — A monograph on ihe development of elasmobranch Fishes. London 1878.
(4) C o 1 1 i n g e W. E and Vincent Sw. — On the so-called suprarenal bodies in Cyclosto-
mata. Anat. Anz. Bd. XII, pag. 332-241. 1896.
(5) D i a 111 a r e V. — Kicerche iatorno all'organo inttjrrenale degli Elasmobranchi ed ai corpuscoli
di Stann.us dei Teleostei, contributo alia inorfologia delle capsule surrenali. Mem. di mat. e
di fls. della Socield Italiana delle scienze. S. 3, T. 10.
(6) — Suila costituzione dei gangli siinpatici negli Elasmobranchi e sulla morfologia dei nidi cellu-
lari del simpatico in generale. Anat. Anz. Bd. XX, N. 17, 1902.
(7) D o h rn A . — Studien zur Urgeschichte des Wirbelthierkorpers IX. Mitlheilungen aus der
zool. Station zu Neapel.
(8)Ecker Al. — Der feinere Bau der Nebennieren beim Menschen und den vier Wirbelthierklassen.
Braunschweig 1846.
(9) Freud S. — Ueber Spinalganglien und Rilckenmark des Petromyzon. Silzungsberichte der
kais. Akad der Wiesensch. Wien 1879.
(10) Qiacomini E. — isopra la fine struttura delle capsule surrenali degli Anflbii. Estr. dai Pro-
cessi verbali della R. Accad. dei Fisioiritici. Ad. 30 Giugno 1897. Siena 1898.
(11) — SuUe terminazioni nervose nelle capsule surrenali degli Uccelli. Ibid. Ad. 24 Noveinbre 1897.
Siena 1898.
(12) — Brevi os-'ervazioni intorno alia minuta struttura del corpo interrenale e dei corpi soprarenali
dei Selaci. AIti della R. Accad. dei Fisiocritici, S. IV. Vol. X- Siena 1898.
(13) Gr as si B. — Metodi e flni della morfologia. Estr. dal Supjilemento o,l Policlinico. Anno
1896. Roma 1896.
(14) Julia Ch. — Kecherches sur I'appareil vasculaire et le syst6me nerveux periph^rique de
I'Ammocoetes (Petromyzon Planeri). Arch, de Biologic. Toitie VII. 1887.
(15) — Le syst6me nerveux grand sympatique de I'Ammocoetes (Petromyzon Planeri). Anat. Anz. II
Jahrg. 1887.
(16) Kohn A. — Ueber die Nebeniiiere. Prager med. Wochenschr. Jahrg. 23, 1898.
(17) — Die Nebeiiniere der Selachier nebst Beitragen zur Keontniss der Morphologie der Wirbelthier-
nebenniere im Allgemeinen. Arch, ftir mik. Anat. Bd. 53. 1898.
(18) — Die chromaffinen Zellen des Sympathicus. Anat. Anz. Bd. 15. 1899.
(19) — Ueber den Bau unJ die Entwicklurg der sog. CaratisdrUse. Arch, fiir mik. Anal. Bd. 56. 1900.
(20) Ley dig K . — Beitrage zur mikroscopischen Auatomie der Rochen und Ilaie. Leipzig 1852.
(21) — Anatoraische-histologische Untersuchungen tlber Fische und Reptilien. Berlin 1853.
{tZ) — Lehrbuch der Histulogle des Menschen uod der Thiere. Frankfurt a M. 1857.
(23) — Die in Deutschland lebenden Arten der Saurier. Tubingen 1872.
(2i) Moore B . and Sw. Vincent. — On the comparative chemistry of the suprarenal cap-
sules. Proc. Roy. Soc. London, Vol. 62.
(25) Further observations upon the comparative chemistry of the suprarenal capsules, etc. Ibid. Vol. 62.
(26) MUller J. — Vergleichende Anatomie der Myxino.den. Berlin 1834-1845.
(27) M U 1 1 e r W . — Uas Urogeuitalsystnin des Amphioxus und der Cyclostomen. Jenaisch Zeitschr.
fiir Naturwiss. 9 Bd. Neue Folge, 2 Bd p. 94-129. Jena 1875.
(28) Pet tit A. — Recherches sur les capsules surreuales. Journal de I'Anal. et de la Phys.
Annie 32. Paris 1896.
(29) Ransom W. B. and Thompson W. D ' A r cy . — On the spinal and visceral nerves of
Cyclostomata. Zool. Anz, IX. Jahrg. 18 86.
- 162 -
(30) Rathke H.— BeitrJige zur Geschichte der Thierwelt. Abt. 4. Halle 1827.
(31) Retzius A. — Beitrag zu der Anatoinie des Ader-und Nervensysteins der Myxine (^lutinosa.
Arch. f. Anat. und Phi/s. 1826.
(32) Vincent Sw. — Contributions to the comparative anatomy and histology of the suprarenal
capsules. The suprarenal bodies ia Fishes, and their relation to the so-called head-kidney.
The Transactions of the zoological Society of London. Vol. XIV. Part. III. 1897.
(33) — The suprarenal capsules in the lower vertebrates. Proceed, of the Birmingham natural hist.
and phil. Soc. Yol. 10. 1896.
(31) — On the morphology and phisiology of the suprarenal capsules in Fishes. Anat. Anz. Bd. 13.
1897.
(35) — On the suprarenal capsules and the lymphoid tissue of teleostean Fishes. Anat. Anz. Bd. 14.
1897^.
(■i6) — The comparative physiology of the suprarenal capsules. Proc. Roy. Soc. London. Vol. 61.
1897.
(37) — Further observations upon the comparative physiology of the suprarenal capsules. Ihid.
Vol. 62.
(38) — The comparative histoloj-'y of the suprarenal capsules. Internal. Monalschr . f. Anat. und
PJiys. Bd. 15. 1898.
(39) — The carotid gland of Mammalia and its relation to the suprarenal capsule, with some re-
marks upon internal secretion, and the phylogenv of the latter organ. Anat. Anz., XVIII,
1900.
(40) Weldon W. — On the head kidney of Bdellostonia with a suggestion as to the origin of the
suprarenal bodies. Stud, froin the morphol. laboratory in the Univ. of Cambridge. Vol. II.
Part. I. 1884. — Quart. Journ. of microscop. science. N. S., Vol. XXIV. London 1884.
(41) — On the supi'arenal bodies of Vertebrata. Ibid. N. S., Vol. XXV. London 1885.
Spiegazione delle figure
contenute nella Tav. II-III.
Tutte le figure furono disegnate con la camera lucida Abbe.
Fig. 1 — Scheinatica e ricostruita sopra alcune delle sezioni trasverso-verticali della regione
media del tronco {regione re nale). Ingrand. 11 diam. circa.
c. d., corda dorsale ; to. s., midoUo spiuale ; a. p., arco dorsale ; r., reni ; s. v. s.. seni venosi
soprarenali ; ao., aorta ; v. c, vene cave (vene cardinali) ; a. p., arteria parietale ; a. p. d., arteria
parietale dorsale (diramazione dorsale dell'art. jar.) ; a. p. v., arteria parietale ventrale (diramazione
venirale dell'art. par.) ; v. p. d.. vena parietale dorsale (ramo dorsale della vena parietale) ; v. p. v.,
vena parietale ventrale (ramo ventrale della v. par.) ; c. m., strato di cellule midollai-i, sostanza
niidoliare delle capsule surrenali ; s. c, lobuletti della sostanza corticale delle capsule surrenali.
Fig. 2 — Scheraatica. Da una sezione trasverso-verticale della regione caudate, non molto al
di dletro dell'apertura anale. Ingrand. 15 diam. circa.
a. ca., arteria (aorta) caudale ; v. ca., vena caudale. Tutte le altre indicazioni come nella figura
precedente.
Fig. 3 — Tre lobuletti di sostanza corticale, s. c, disegnati da una sezioue trasversa in cor-
rispondenza della porzione posteriore della regione renale. I lobuletti disegnati si trovavano sulla
parefe laterals di una delle vene cardinali. v. c, indica il lume della vena, verso il quale i lobuletti
sporgono, ricoperti dall'endotelio. n. e., nuclei dell'endotelio vasale. Ingrand. 215 diam. circa.
Fig 4 — Tolta da una sezione frontalo in corrispondenza della /•cgione media o renale. La fi-
gura rappresenta un tratto di vena parietale ventrale (satellite della diramazione ventrale d' una
art. par ), e v. p. v. ne indica il lato del lume. Nella parete della vena uno strato di cellule midol-
lari, c. m., sporgente nel lume e da questo separate mediante la sola lamina endoteliale. n. e., nuclei
deU'endotelio. Presso le cellule midollari, in c.g.s., una cellula gangliare simpatica. c, p., cellula
pigmentata. p. a. p. v., parete dell'art. par. ventrale. Ingrand. 4J0 diam. circa.
Fig. 5 — Tolta da una sezione trasversale della regione cefalica {precardiaca o gtugulare). Rap-
presenta uno straterello di cellule midollari, c. m., separate dal lume della vena gingulare, v. g,, per
mezzo deU'endotelio, di cu in n. e. si veggono i nuclei, c p , cellula pigmentata. Ingrand. 400
diam. circa.
Fig. 6 — Tolta da una sezione trasversa nella regione medta o renale. Rappresenta un lobu-
letto di sostanza corticale, s. c, e un gruppo di cellule midollari, c. m., a lato deH'aorta, tra questa
ed il lume della vena cardinale. Nel caso disegnato le due sostanze, corticale e iriidoUare, sono conti-
giie. Fissazione con liq. di Fie mining; colorazione con violeto di ^enziana secondo il metodo iodo-
cromico di B i z z o z e r o . Le macchie ner j nel citoplasma delle cellule della sostanza corticale rap-
presentano gocciolette della sostanza grassa che vi si contiene. lugrand. 560 diam. circa.
- 163 -
NOTA BIBLIOGRAFICA
Atti della Society per gli studi della Malaria. Volume III, Roma, 1902; 656
pp. con 20 tavole.
Poiche il tema della Malaria interessa, oltreche i Medici e gli [gienisti,
anche i cultori della Zoologia, diamo qui 1' annunzio che e uscito in questi
ultimi mesi il terzo volume degli Atti della benemerita Societa per gli Studii
della Malaria, Societa che risiede in Roma, ma clie spande la sua attivita nelle
varie parti d' Italia.
Nel volume sono compresi 32 lavori, che furono eseguiti, salvo uno che
si riterisce all' Olanda, in varie regioni italiane. In questi lavori la Malaria e
trattata da vai'ii punti di vista, ma sempre in base alle vedute nuove, e lar-
gamente si parla dejle zanzare malarifere ; una delle questioni, che si toccano,
e quella, che oggi ha richiamato i'attenzione di varii autori (tra cui lo stesso
Grassi), cioe la quistione delle localita, che pur avendo stato palustre, pre-
senza di anofeli, e altre delle condizioni favorevoli alia Malaria, non si pos-
sono tuttavia dire veramente malariche, poiche il malanno vi attecchisce punto
o poco ; varie altre quistioni sono toccate nei diversi lavori (che si debbono
all'opera di piu che una quarantina di osservatori), i quali in largo senso puo
dirsi che trattano la Malaria dal lato epidemiologico e da quello profilattico.
CosiMO Chbrubini, Amministratorb-responsabilb.
Milano - Via G-. Revere, 3 - Milano
UNICA FABBRICA NAZIONALE
DI MICROSCOPI ED ACCESSORI
DITTA FOKNITRICE
di tutti i Gabinetti Unifersitari del Regno
MICROSCOPIO GRANDE MODELLO
con crem&gliera, apparato Abbe, diaframma
ad iride, tavolino in ebanite, revolver, due
obbiettivi a secco 3 e 7*, uno ad immersione
omogenea ^/j^", due oculari 2 e 4 ; il tutto
posto in elegante armadietto in mogano
L. 400
[ingrandimenti fino a 1000 diametri)
loyo otMelliTo Vis- Seniiapocromalico
IMMERSIONE OMOGENEA
Obbiettivo raccomandato per la grande po-
tenza e per la sua durata (Vedi Zeit-
schrift fur wissenschaft. Microsiiopie del
12 settembre 1894, Band XI, Heft 2)
L. 200 coi due oculari compensatori
4 ed 8.
CATALOGO GENERALE GRATIS
a semplice richiesta
Pagamenti rateali mensili
pei Sigg. Ufficiali sanitari comunali.
- 164 -
SOCIETA EDITRICE LIBRARIA - MILANO
Prof. GIULIO CHIARUGI
XJirettore dell' Istitvito .A.natomico d.i Firerxze
ISTITUZIONI
DI
ANATOMIA DELUOOMO
CHARLES CLAUSEN, Libraire-Editeur — TURIN
INSTITUT ANATOMIQUE DE FLORENCE, DIRIG^ PAR LE PROF. G. CHIARUGI
D/ FERDINAND LIVINI
1"' Ass'stant et Libre Doceiit d'Aiiatomie huniaine
LE TISSU ELASTIQUE
DANS LES ORGANES DU CORPS HUMAIN.
i=^R MEMOIRE.
Sa distribution dans I'appareil digestif.
(Avec 7 Planches chromolithographiques et 1 Figure dans le texte).
Prix: L, 12,
Firenze, 1002. — Tip. L. Niccolai , V'ia FaeMa,44.
Monitore Zoolopo Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiaie della Unione Zoologica Italiana
DIRETTO
DAI DOTTORI
GIULIO GHIARUGI EUGENIO FIGALBI
Prof, di Anatomia uniaua Prof, di Anatumia conip. e Zoologia
nel R. Istituto di Studi Supeiv in Firenze nella R. Universita di Padova
t
Ufficio di Direzione ed Amministrazione : Istituto Anatomico, Firenze.
12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo Li. 15.
XIII Anno Firenze, Luglio 1903 N. *7
SOMMARIO : Bibliografia. — Pag. 1(>5-171.
CoMUNiCAZiONi ORiGiNALi: G-iaiiiielli L., Ricerche istologiche sul pancreas
degU uccelli. (Con 3 figg.). — Giacomini E., Sulla esistenza della so-
stanza midollare nelle capsule surrenali dei Teleostei. — Paladino G-.,
A proposito di una classificazione delle ghiandole. — Pag> 171-195.
Unione Zoologica Italiana. — Pag. 195-196.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione.
BIBLIOGRAFIA
Si da notizia soltanto dei lavori puhblicati in Italia.
XV. Vertebrati.
II. PARTE ANATOMICA.
I. Parte genbrale.
Alfieri E. — Le dimension! degli arti in rapporto col Bp. [biparietale] a. [ana-
tomico] dei feti negli ultimi mesi di gestazione : Prima serie di misura-
zioni. — Arch. Ostetr. e Ginecol., An. 9, N. 1, pp. 19-45. Napoli 1902.
Cao G. — II valore numerico dell'uomo : Nuovo metodo per valutare lo svi-
luppo fisico. — Giorn. soc. ital. igiene, An. 24, N. 1, pp. 1-28. Milano 1902.
Tenchini L. — Compendio di anatomia umana normale. — Milano, F. Val-
lardi edit. 1902, 2 vol. (pp. XV-342 ; IX-40G).
- 160 -
2. TeQUMENTO E PRODUZIONI TEGUMENTAKIH.
Chiarini P. — Ricerche sulla struttura degli organi fosforescenti dei pesci.
Con tav. — Ricerche di Fisiologia e Sc. affiiii dedicate al prof. Luigi Lu
ciani nel 25° anno del sua insec/namento, pp. 381-402. Milano, Soc. edit.
libraria, 1900.
Chiarini P. e Gatti M. — Ricerche sugli organi biofotogenetici dei pesci.
Parte I. Orgaui di tipo ghiandolare. — Alti Accad. Lincei, Clasne Sc. fi.'i.,
matem. e nat. (Rendic), An. 296 (1899), S. 5, Vol. 8, P'asr. 11, p Semestre,
pp. 551-556. Roma 1899.
Be Sanctis S. e Toscano P. — Le impronte digitali dei fanciulli normal], fre-
nasteuici e sordomuti. Con figg. — Atti Soc. romana antropol., Vol. 8
(1901), Fasc. 2, pp. 62-79. Roma 1902.
Gatti M. — Ricerche sugli organi biofotogenetici dei pesci. Parte II. Organi
di tipo elettrico. Parte III. Sviluppo degli organi dei due tipi. — Atti
Accad. Lincei, CI. Sc. fis., matem. e nat., An. 296 (1899), S. 5 (Rendic),
Vol. 8, Fasc. 2, Semestre 2", pp. 81-87. Roma 1899.
Kiesow F. e Fontana A. — Sur la distribution des polls comme organes
tactiles sur la superficie du corps humain. — Arch. ital. Biologic, Tome 36,
Fasc. 2, pp. 303-312. Turin 1901.
3. SiSTBMA NERVOSO CBNTRALE E PBRIFERICO.
Cabibbe G, — II peso dell'encefalo nei Senesi. — Atti Accad. Fisiocritici Siena,
An. Accad. 210 (1901), N. 9-10, pp. 287-294. Siena 1902.
Capobianco F. — De la partecipation raesodermique dans la genese de la
nevroglie cerebrale (Resume de I'A.). — Vedi M. Z., Xlll, 5, 99.
Dorello P. — Sopra lo sviluppo dei solchi e delle circonvoluzioni nei cervello
del majale. Con tav. 15». — Vedi M. Z., XIII, 1, 2.
Falcone C. — Sulla crganogenia comparata del midollo spinale : nota prev.
— Atti Accad. med.-chir. Napoli, An. 55, N. S., N. 5. Napoli 1901.
Flechsig P. — Ueber die entwickelungsgeschichtliche (myelogene.tische) Fla-
chengliederung der Grrosshirnrinde des Menschen. — C. II. du 5^ Con-
gr^s internal. Physiologic: Arch. ital. Biologic, Tome 36, Fasc. 1, pp. 30-39.
Turin 1901 (Avec 2 pi.).
Glannettasio N. e Pugliese A. — Contribution k la physiologie des voies
motrices dans la moelle epiniere du chien (Resume du D"" A, Pugliese).
— Arcli. ital. Biologie, Tome 37, Fasc. 1, pp. 116 122. Turin 1902.
Giannelli A. — Contributo alio studio della microgiria. Con tav. — Riv. spe-
rim. Freniatria, Vol. 27, Fasc. 3-4, pp. 867-893. Reggio Emilia 1901.
Mirto G. — Sopra un cervello umano con assenza quasi completa del corpo
calloso: Osservazioni raorfologiche macro- e microscopiche. — Pisani,
Giornale Patologia nerv. e mentale. Vol. 22, Fasc. 3, pp. 181-199. Palermo
1901.
Saccone G. — Sulla localizzazione corticale del centro dell'odorato e del gu-
sto. Con tav. II o III. — Annali medicina navale. An. 8 (1902), Vol. 1,
Fasc. 3, pp. 261-275. Roma 1902.
Salvi G. — Sopra la regione ipofisaria e le caviti premandibolari di alcuni
Saurii. Con figg. — Vedi M. Z., XIII, 1, 3.
- 167 -
Sperino G. — L'encefalo dell'anatomico Carlo Griaoonaini. — Eiv. sperinu Fre-
niatria, Vol. 27, Fasc. 2, pp. .543-581. Reggio Emilia 1901 (Continuazione
e fine).
Staderini R. — II terzo occhio, I'epifisi e piu particolarmente il nervo pa-
rietale del Gongylus ocellatus. Con tav. — Vedi M. Z , XIII, 5, 100.
Zimmeii U. — Intorno all'etmoide ed al decorso deH'artefia e del nervo
etmoidale nel cavallo. Con 2 tig. — Vedi M. Z., XIII, 3, 52.
4. Organi di senso.
Addario C. — Sulla matrice del vitreo neH'occhio uraaiio e degli animali. —
Rifonna ined., An, IS, N. 17 (Vol. 1, N. 17), pp. 194-196. Roma 1902.
Marina A. — Importanza del ganglio ciliare come ceutro periferico per lo
sfintere dell' iride. — Vedi M. Z., XIII, 3, 51.
5. SCHELETRO E ArTICOLAZIONI.
Bianchi S. — Sulla divisione dell'osso parietale e sul suo sviluppo. — Vedi
M. Z., XIII, 1, 2.
Grhillini C. e Canevazzi S. — Sulle condizioni statiche del femore. Con fig. —
Policlinico, An. 9, Vol. 9-C., Fasc. 1-2, pp. 47 52. Roma 1902.
Ottolenghi D. — Sui nervi del midollo delle ossa. Con tav. — Atti Accad. Sc.
Torino, Vol. 36, Disp. 15, pp. 611-618. Torino 1901.
Ottolenghi D. — Sur les nerfs de la moelle des os. — Arch. ital. Biologie,
Tome 37, Fasc. 1, pp. 73-80. Turin 1902.
Regalia E. — Collezione osteologica di E. Regalia in Firenze. — Arch. An-
tropol. e Etnol., Vol. 31 (1901), pp. 265-270. Firenze 190t.
Tridondani E. — Bacini da assimilazione. Con tav. I-Il. — Vedi M. Z., XIII, 5,
100.
6. Apparecchio muscolare,
Bovero A. — Ricerche morfologiche sul Musculus cuta7ieo- mucosas labii. Con
tav. — Estr. di pp. 60 d. Mem. Ac^ad. Sc. Torino, S. 2, Tome 52. Torino,
Clausen edit. 1902.
1. Apparecchio cardiaco-vascolare. Milza.
Antonini A. — Anomalia pericardio-diaframmatica in un cane. — Vedi M. Z.,
XIII, 3, 54.
Bossi V. e Spampani G. — Ricerche sui vasi linfatici degli arti del cavallo.
Con -2 tav. — Nuovo Ercolani, An. 6, N. 18, pp. 341-346. Pisa 1901. (Con-
tinuaz. e fine).
Bruscalupi. — Un caso di vizio congenito di cuore con iperglobulia notevole.
— Vedi M. Z., XIII, 3, 54.
Cabibbe G. — Una rarissima anomalia dei tronchi che si originano dall'arco
aortico. Con 1 fig. — Atti Accad. Fisiocritici Siena, An. accad. 210 (1901),
X. 9-10, pp. 319-323. Siena 1902.
Morandi E. e Sisto P. — Sulla struttura e sul significato fisiologico delle
ghiandole emolinfatiche. Con tav. XIV, — Arch. Sc. med., Vol. 25, Fasc. 4,
pp. 3.97-433. Torino 1901.
Moussu G. — Recherches sur I'origine de la lymphe de la circulation lyn>-
phatique peripherique. — C R. 5" Congres iiiternat. Phy-iiologie : Arch.
ital. Biologic, Tome 36, Fasc. 1, pp. 88 89. Turin 1901.
- 168 -
Zimmerl U. — Intorno all'etmoide ed al decorso dell' arteria e del neryo
etmoidale nel cavallo. Con 2 fig. — V. M. Z., XIII, 3, 52.
8. TUBO DIGBSTIVO B GHIANDOLE ANNESSB,
Ascoli C. — II meccanesimo di formazione della mucosa gastrica uraana. Con
tav. XI-XIII. — Vedi M. Z., XIII, 1, 2.
Calderone C, — Contributo alio studio delle glandole a secrezione grassa
nella mucosa orale dell'uomo. Con tav. — Giorn. ital. malattie veneree c
pelle, An. 36, Fasc. 5, pp. 572-581. Milano 1901.
Galasso F. — Anatoraia macroscopica e microscopica della mucosa palatina
di Muraeria helena, con speciale riguardo alia questione dell'apparecchio
velenifero. — Catanzaro, tip. Nuova, pp. 34, 1901. Con 3 tav.
Morpurgo B. e Martini V. — Innesti di pareti di ci.sfcifellea nella sostanza
del fegato. — Vedz M. Z., XIII, 5, 98.
Ottolenghi D. — Sur la transplantation du pancreas. — Vedi M. Z., XIII, 5, 98.
9. Apparecchio polmonarb. Branchib. Timo. Tiroide.
Civalleri A. — Sulle Glandulae parathyroideae dell'uomo. Con tav. — Policli-
nico. An. 9, Vol. 9-C, Fasc. 3, pp. 97-109. Roma 1902.
Gley E. — Eesume des preuves des relations qui existent entre la glande
thyroide et les glandules parathyroides. — C. R. •5'^ Congres internal.
Physiologie : Arch. ital. Biologie, Tome 36, Fasc. 1, pp. 57-58. Turin 1901.
10. Apparecchio uro-genitalb. Capsule surrbnali.
Bossi V. — Bicerche sopra alcuni organi annessi alia porzione pelvica del*
I'uretra maschile dei mammiferi domes tici. Con 3 tav. — Nuovo Ercolani,
An. 6, N. 18, pp. 351-255 ; N. 19, pp. 361-367 ; N. 20. pp. 381-387 ; N.21,
pp. 401-410 e N. 22, pp. 421-430. Pisa 1901.
Cappellani S. — Contributo all' istologia dell'ovidutto. — Arch. ital. Ginecol.,
An. 5, N. 1, pp. 1-20. Napoli 1902.
De Leo R. — Un caso di assenza della meta inferiore della vagina con ema-
tocolpometra. — Vedi M. Z., XIII, 3, 54.
Fieri P. — L' istologia delle trombe falloppiane durante la gestazione dell'u-
tero. — Riforma med., An. 18, N. 78 (Vol. 2, N. 3), pp. 27-32. Roma 1902.
Marocco C. — Ulteriori ricerche suila formazione della portio e sul segmento
muscolare fornico-cervicale. Dimostrazione embrio-anatomica. Con 10 tav.
e 12 ^gg. intercal. — Vedi M. Z., XIII, 1, 2.
Patellani Rosa S. — Uu caso di gravidanza assai progredita nel corno chiuso
di un utero bieorne unicolle. — Vedi M. Z., XIII, 3, 54.
Sfameni P. — Contribution k la connaissance des terminaisons nerveuses
dans les organos genitaux externes et dans le mamelon de la femelle.
— Arch. ital. Biologie, Tome 36, Fasc. 2, pp. 256-261. Turin 1901.
Sfameni P. — Contribution k I'etude des terminaisons nerveuses dans les
vaisseaux sanguins des oi-gaues genitaux femelles externes. — Arch. ital.
Biologie, Tome 36, Fasc. 2, pp. 255-256. Turin 1901.
Spangaro S — Sur les modifications histologiques que subissent le testicule
de riiorame et les premieres voies de conduction du sperme depuis la
naissance jusqu'a la vieillesse, avec consideration speciale sur le processus
- 169 -
— 1 ^ — . —
d'atrophie, sur le developperaent du tissu elastique et sur la presence de
cristaux. — Arch. Hal. Biologie, Tome 36, Fasc. 3, pp. 429-439. Turin 1901.
11. Tbratologia.
Bernucci G. — Di un raro arresto di sviluppo [Ecrodattilia] osservato in un
iscritto di leva. Con tav. — Giorn. med. Esercito, An. 50, N. 2, pp. 164-
169. Roma 1902.
Bidone E. — Appendice cutaneo-rauscolare sul mento di neonata : contribu-
zione alio studio delle anomalie embrionali al viso. — Arch. Ortopedia,
An. 18, Fasc. 4, pp. 201-219. Mila.no 1901.
Cecca R. — Note anatoraiche su di un anorchide. — Boll. Sc. med., Aii. 13,
(S. 8, Vol. 2), Fasc. 1, pp. 29-40. Bologna 1902.
Cutore G. — Lo scheletro di un feto uniano acranico. Con 2 figg, — Vedi
M. Z., XIII, 3, 52.
Gigli. — Atresia completa congenita della laringe. Tracheotomia. Con fig. —
Boll. Soc. toscana Ostetr. e Ginecol., An. 1, N. 3, pp. 27-31. Firenze 1902.
Lamari A. — Struma et situs viscerum inversus. — Nuova Riv. Clinico-Tera-
peut, An. 4, N. 12, pp. 621-626. Napoli 1901.
Lucchi A. — Considerazioni sopra un caso di destrocardia congenita a fo>'ma
rara. — Riforma medica. An. 18, N. 67, pp. 795-798 e N. 68, pp. 806-809.
Roma 1902.
Salaghi M. — Malforniazioni della rachide e contenuto e loro cura. Con tav.
— Arch. Ortopedia, An. 17, Fasc. 5-6, pp. 372-381. Milano 1900 (Continuaz.
e fine).
Sarra G. — Doppia uretra peniena : Contributo alia genesi dell'epispadia. —
Arch, internaz. medicina e chir., An. 18, Fasc. 5, pp. 101-105. Napoli 1902.
III. PAETE ZOOLOGICA.
2. Pesci.
Ricci 0. — Ricerche sulla metamorfosi dei Murenoidi. — Vedi M. Z., XIII, 1, 2.
Tuttolomondo A. — Fauna ittiologica del Compartimento marittimo di Ca-
tania. — Girgenti, Stamperia Montes, pp. 164, 1901.
5. UCCELLI.
Martorelli G. — Nota ornitologica : Ulteriori osservazioni svlW Athene Chiara-
diae Giglioli. Con tav. — Atti Soc. ital. sc. nat. e Museo civ. st. 7iat. Mi-
lano, Vol. 40, Fasc. 4, pp. 325-338. Milano 1902.
Ninni E. — Note ornitologiche per la Provincia di Venezia (Accipitres). —
Atti Soc. ital. sc. nat. e Museo civ. st. nat. Milano, Vol. 40, Fasc. 4,
pp. 316-324. Milano, 1902.
6. Mammiperi.
Salvi G. — Osservazioni sopra raccoppiamento dei Chirotteri nostrani —
Vedi M. Z., XIII, 1, 2.
7. Antropologia ed Etnologia.
— Trent'anni di storia della Societa italiana d'Antropologia, Etnologia e Psi-
cologia comparata. — Arch. Antropol. e KtnoL, Vol. 31 (1901), pp. 1-7. Fi-
renze 1901.
- 170 -
Ammon O. — Tipi di razza pura in popolazioni miste. — Arch. Antropol. e
Etnol, Vol 31 (1901), pp. 377-380. Firenze 1901.
Bellucci Gr. — Collezione Paletnologica ed Etaologica Bellucci in Perugia. —
Arch. AnLropol. e EtiioL, Vol. 31 (1901), pp. 299-312. Firenze 1901.
Giglioli H. E. — latorno ad alcuni strumenti litici recentemente o tuttora
in uso nell'Europa. Con figg. — Arch. Antropol. e Etnol., Vol. 29 (1899)^
Fasc. 3, pp. 229-238. Firenze 1899.
Giglioli H. E. — Material! per lo studio della « Etk della pietra » dai tempi
preistorici all'epoca attuale. (Origine e sviluppo della inia collezione). Con
figg. _ Arch. Antropol. e Etnol, Vol. 31 (1901), pp. 19-264. Firenze 1901.
Haddon A. C. — A Sketch of the Ethnography of Sarawak. — Arch. Antro-
pol e Etnol, Vol 31 (1901), pp. 341-355. Firenze 1901.
Kraus A., figlio. — Museo Etnografico-psicologico-musicale Kraus in Firenze.
Con fig. — Arch. Antropol e Etnol, Vol. 31 {1901), pp. 271-297. Firenze
1901.
Kollmann J. — Die Fingerspitzen aus dem Piahlbau von Corcelettes (Sch-
weiz) und die Persistenz der B.assen. — Arch. Antropol. e Etnol, Vol 31
(1901), pp. 403-412. Firenze 1901.
Magnanimi R. — Sulla superficie del corpo umano : JSIota prev. — Atti Son.
romana mitropol. Vol 8 (1901), Fasc. 2, pp. 114-120. Roma 1902.
Mariani A. e Prati G. — Nuovo gonioraetro per misurare I'angoio facciale,
il prognatismo e tutti gli altri elementi del triangolo facciale. Con figg.
— Arch. Psich., Sc. pen. e Antropol. crimin.. Vol 23, Fa.sc. 1, pp. 43-48,
Torino 1902.
Pigorini L. — Museo I'reistorico ed Etnografico di Homa. — Arch. Antropol.
e Etnol, Vol 31 (1901), pp. 313-317. Firenze 1.901.
Regalia E. — II Museo nazionale d'Antropologia in Firenze. — Arch. Antro-
pol e Etnol, Vol 31 (1901), pp. 918. Firenze 1901.
Sergi G. — Crani arabi. Con figg. — Atti Soc. romana Anfiojwl, Vol 8 (1901)
Fasc. 2, pp. 80-88. Roma 1902.
Sommier S. - Note volanti sui Karaciai ed alcune misure di Abasa, Ka.
bardini e Abasekh. — Arch. A7itropol. e Etnol, Vol 31 (1901), pp. 413-457-
Firenze 1901.
Weitzecker G. — La donna fra i Basuto. — Arch. Antropol e Etnol, Vol 31
(1901), pp. 459-478. Firenze 1901.
APPENDICE : antropologia applicata allo studio dei pazzi,
DEI CRIMINALI ECC.
Cabihhe C. — II processo post-glenoideo nei crani di normali, di pazzi e di
criminali, in rapporto a quello di vari Mammiferi. — Vedi M. Z., XIII, 3, 52.
De Blasio A. — Forma geometrica della faccia fra i delinquenti napoletani.
Con tav. — Arch. P-Hch., Sc. pen. ed Antropol. crimin., Vol 23, Fasc. 1,
pp. 60-64. Torino 1902.
Fi-assetto F. — Ceuni preliminari sul nuovo carattere ereditario (prevalenza
del secondo dito sull'alluce) nel piede dei criminali. — Arch. Psich., Sc.
penali ed Antropol crimin.. Vol. 22, Fasc. 3, p. 257. Torino. 1901.
Frassetto F. — La sutura metopica basale nei delinquenti. — Estr. di pp. 2
d. Arch. Psich., Sc. pen. e Antropol crimin., Vol. 22, Fasc. 6. Torino 1901-
- 171 -
Mori A. — Alcuni dati statistic! sulla forma e sull' indice nasale dei delinquenti
italiani. — Arch. Antropol. e EtnoL, Vol. 29 (189.9), Fasc. 3, pp. 243-280.
Firenze 1899.
Netri F. — Identificazione dei recidivi (Sistema dattiloscopico). — Atti Soc.
romana Antropol, Vol. 8 (1901), Fasc. 2, pp. 121123. Roma 1902.
Parnisetti C. — Anomalie del poligono arterioso del Willis nei delinquenti
in rapporto con alterazioni del cervello e del cuore. Con 1 tav. — Arch.
Psich., Sc. pen. e Antropol. criniin., Vol. 23, Fasc. 1,2>P- -^^-27. Torino 1902.
Romiti G. — Sopra i caratteri anatomici nei cadaveri dei criminali studiati
neir Istituto anatomico della R. TJaiversita di Pisa. — Arch. Psich., Sc.
pen. ed Antropol. crimin.. Vol. 23, Fasc. 1, pp. 65-66. Tori)io 1902.
Treves M. — Intorno alia frequenza ed al significato della striatura ungueale
trasversa nei normali, nei criminali e negli alienati. Con una tav. e 1 fig.
nei testo. — Vedi M. Z., XIII, 3, 50.
COMUNICAZIONI ORIGINALI
ISTITOrO ANATOMICO DI FEHRAKA.
Prof. LUIGI GIANNELLI
Ricerche istologiche sul pancreas degli uccelli.
Not a preyentira
(Con 3 figure)
fi vietata la riproduzione.
Solo il Pugnat {Recherches sur Vliistologie du pancreas des oi-
seaux. Journal de I'Anat. et de la Physiol. 1887), per quanto ho po-
tato rilevare dalla hibliografia assai estesa suH'istologia del pancreas
nell'^ varie classi di vertebrati, si e dettaghatamente occupato della
fine anatomia del pancreas degli uccelli, e fu a causa di certe parti-
colarita strutturaU dal Pugnat riferite, e che non concordano con
quanto si sa verifiearsi nei pancreas degli altri vertebrati, che io da
vario tempo ho intrapreso delle ricerche su tale argomento, i di cui
principah resultati affido a questa nota preventiva. Alia loro pub-
- 172 -
blicazione mi sospinge il fatto di avere rinvenuto nel pancreas di
un passero comime (Fringilla domestica) una disposizione anoraala,
I'iguardante anche i suoi condotti escretori, meritevole, a parer mio,
di essere portata a conoscenza degli studiosi.
Riguardo alia configm-azione del pancreas negli uccelli il Pugnat
dice di non avere osservato alcuna difTerenza essenziale in individui
di varii ordini da lui esaminati (Gallinacei, Colombi, Passeracei). In tutti
egli descrive il pancreas costituito da 3 lobi, posti nell'ansa del duo-
deno, di cui due molto piu grandi, ed il terzo piii gracile. Dei due
lobi piu grandi I'uno e dorsale e I'altro ventrale, e sarebbero, sebbene
addossati, separati I'uno daH'altro per il mesentere. II lobo ventrale
si continua per un ponte di sostanza assai tenue con il terzo lobo,
il piu piccolo dei tre, che arriva fino alio stomaco. Ciascuno dei tre
lobi poi possiede, a quanto ci riferisce il Pugnat, an condotto escre-
tore distinto, che viene a sboccare nel duodeno.
Tutto questo, stando ai resultati miei, non e conforme al vero,
almeno per quanto concerne la famiglia delle Fringillidae apparte-
nente all'ordine dei Passeracei, e della quale famiglia alcuni individui
sono stati oggetto di studio anche del Pugnat. Nel passero doyne-
stico io ho praticato delie sezioni in serie del pancreas insieme agli
organi, con cui essa e in rapporto, come ho fatto anche per I'ad-
dietro nello studio del pancreas di Rettili e di Anflbi, e con Tesame
di queste sezioni seriali ho potuto rendermi esatto conto della con-
ligurazione del pancreas e della disposizione dei suoi condotti escre-
tori. Ho scelto per un simile studio il passero anzitutto perche solo
in animah di piccola mole si rende possibile sezionare in serie un
numero cosi considerevole di organi, ed in secondo luogo per pra-
ticare le mie ricerche su qualche individuo appartenente ad uno de-
gh ordini studiati dal Pugnat. Per lo studio minuto poi della so-
stanza ghiandolare ho esaminato, oltre il pancreas di passero, anche
fjuello di Gallus domesticus e di Columba livia.
Ho sezionato in serie il pancreas di 4 passeri, ed e in uno di
questi che ho riscontrata una disposizione anomala mai fino ad ora
descritta. Passo subito aUa descrizione di questo pancreas anormale,
che nei tratti generali della sostanza ghiandolare e nella disposi-
zione della maggior parte dei condotti escretori di poco si allontana
da quanto osservasi nei casi ordinari.
II pancreas resulta costituito da due segmenti uniti, come ve-
dremo, tra lore, uno dorsale e I'altro ventrale, e di piu si ha un
tiltro piccolo segmento in rapporto con la milza, e che presentasi
perfettamente separate dal resto deUa sostanza ghiandolare. II seg-
173
mento dorsale {d. fig. 1) di forma allungata e posto nella curva
duodenale c, i, e si continua airinnanzi con una linguetta I, la quale
Fig. 1.
Pancreas di passero veduto dal lato dorsale.
d, segiuento dorsale del pancreas, che continuasi con una linguetta gbiandolare /; c. i curva duo-
denale ; b. d branca destra della ctirva duodenale; v.b vescicola biliare ; m niilza; f fegato.
segue la branca destra dell'ansa flno a che questa, ripiegandosi di
basso in alto e dall'innanzi all'indietro, si continua col resto del
tenue intestino. II segmento ventrale {v. fig. 2) occupa il lato ven-
E0.2:
Fig. 2.
Pancreas di passero veduto dal lato ventrale.
V segmento ventrale del pancreas; v. b vescicola biliare; c. i curva duodenale ; /' fegato.
trale della curva duodenale c. i, e veduto in sito appare della forma
di piramide triangolare, la di cui base e in rapporto col fondo della
curva duodenale, ed il di cui apice si prolunga innanzi flno all'unio-
- 174 -
ne dei Vg posteriori col 3° anteriore di quella curva. Ma, seguendo
dall'indietro all'innanzi qiiesto segmento ventrale nelle sezioni se-
riali, si scorge quanto ho schematicamente rappresentato nella fig. 3.
Fig. 3.
Figura schematica del pancreas anomalo di passero con i suoi condotti
escretori.
d sei'inento dorsale del pancreas ; v segmento ventrale del pancreas che divides! all'innanzi in
due segiiienti pifi piccoli, uno ventrale v*, ed uuo dorsale v" ; a segmento pancreatico giustaspleuico ;
m iiiilza ; b. d branca destra dell'ansa duodenale : c. a condotto pancreatico anteriore ; c. m condotto
pancreatico medio; c. r anastomosi tra questi due condotti; c. p condotto pancreatico posteriore; c. e.
c punto di sbocco neli'intestino del condottf epato-cistico ; c. e punto di sbocco teH'intestino del con-
dotto epatico ; c. g condotto del segmento pancreatico giustaspleuico ,• I. v lacuna vascolare.
Esso (?') ad un dato punto del suo decorso si scinde in due
segmenti piii piccoli, di cui uno ventrale (y^), ed e quelle che si
scorge esaminando il pancreas in site, e che si unisce per un ponto
molto esile di sostanza ghiandolare col segmento pancreatico dor-
sale, gia descritto, rappresentato in d nella fig. schematica 3'^, ed
uno dorsale (v-), che portasi in avanti fine in vicinanza della milza,
rappresentata con m neha fig. 1.
II segmento pancreatico distaccato perfettamente dal resto deha
ghiandola, e conti'assegnato con a nella fig. schematica 3^, e in rap-
porto di contiguita con la milza m, situate tra questa e vescicola
biliare (organi distinti con w, v. b nella fig. 1=^ in cui pero non scor-
gesi quel segmento di pancreas). Unico anteriormente presentasi bi-
forcato posteriormente, e con le due branche di biforcazione abbrac-
cia, senza unirvisi, I'estremita anteriore della branca dorsale {if fig. 3)
di biforcazione del segmento i)ancreatico ventrale v. II descritto seg-
- 175 -
mento di pancreas puo per la sua posizione designarsi, onde distin-
guerlo dagli altri due, col nome di segmento giustasplenico.
Negli altri tre passeri, in cui pure ho praticato la sezione in
serie del pancreas insieme con gli organi vicini, il segmento di pan-
creas giustasplenico non era indipendente dagli altri, raa invece a
questi si univa nel seguente modo. In due di questi passeri una
delle sue branche di biforcazione univasi col segmento dorsale, ed un
altra con la branca dorsale di biforcazione del segmento ventrale. Nel
terzo passero poi ho trovato che esisteva solo quest'ultima unione,
mentre rimaneva indipendente I'altra branca di biforcazione del seg-
mento giustasplenico.
Ed ora due parole sul modo di comportarsi dei condotti escre-
tori, parlando dapprima dello speciaie lore comportamento nel pan-
creas anomalo teste descritto. NeUa fig. schematica '^^ sono rap-
presentati questi condotti escretori, che nehe sezioni seriali ho po-
tuto seguire in tutto il lore decorso. Diro dei condotti del segmento
dorsale, del segmento ventrale, ed infine dei condotti del segmento
giustasplenico del tutto indipendente, nel passero che ci occupa, dai
resto della sostanza ghiandolare.
Si noti anzitutto che nessuno dei condotti pancreatici si unisce
ai condotti epatici. Questi ultimi fuoriescono dal fegato in numero
di quattro^ che, unitisi poi a due a due, danno origine a due grossi
condotti epatici, i quaU, laddove compare la vescica biliare, decorrono
daH'innanzi all'indietro addossati al suo contorno. Uno di questi
condotti riceve nel suo tragitto il condotto cistico dando origine
cosi al condotto epato-dstico^ mentre 1' altro rimane indipendente sino
al suo sbocco nell'intestino. Entrambi sono provvisti di una mu-
cosa con phche longitudinali, rivestita da un epitelio cihndrico non
molto alto, e sono accerchiati da una spessa capsula di flbrocellule
muscolari a direzione circolare. Tatti e due poi sboccano sul con-
torno sinistro deha branca destra {b. d, fig. 1) dell'ansa duodenale;
il condotto epato-cistico in immediata vicinanza dello sbocco dei con-
dotto pancreatico anteriore proveniente dal segmento dorsale (e tale
sbocco e contrassegnato con c. e. c. nella fig. 3), ed il condotto epa-
tico a circa 2 mm. al di dietro del precedente, tra gli sbocchi dei con-
dotti pancreatici anteriore e medio provenienti entrambi dal segmento
dorsale. L'immissione del condotto epatico nell'intestino e indicata
con c. e nella fig. 3. Le capsule muscolari dei condotti epato-cistico
ed epatico si continuano con la tonaca muscoiare dell' intestine.
Dei condotti pancreatici se ne osservano tre; uno anteriore,
uno medio ed uno posteriore (c.a, c.m^ c.p, fig. 3^), ma disposti in
- 176 -
modo molto diverso da quello descritto dal Pugnat. Due di essi,
ranteriore ed il medio, appartengono al segmento dorsale, mentre
il posteriore appartiene al segmento ventrale. Seguiamoli brevemento
dair intestine nell' interne dei rispettivi segment! pancreatici.
II condotto anteriore c. a., che sbocca nella branca destra del-
Tansa duodenale proprio al di dietro dello sbocco del condotto epa-
to-cistico, si addentra nel segmento pancreatico dorsale, avendo per
breve tratto una costituzione identica a quella dei condotti epato-
cistico ed epatico, essendo cioe fornito di una mucosa piegbettata
parallelamente al suo asse maggiore e rivestita di epitelio cilindrico,
e di una capsula di flbro-cellule muscolari circolari. Dope aver dati
pochi rami collateral! esse si biforca in due branche, di cui V una
anteriore, piu voluminosa, che si porta verso I'estremita anteriore
del segmento dorsale, emettendo nel suo decorso scarsi rami colla-
terali, I'altra posteriore, che, forniti, portandosi indietro, rami an-
cora pill scarsi della prima, imbocca poi a pieno canale nel condotto
medio del pancreas cm. Le branche di biforcazione del condotto an-
teriore non hanno traccia di capsula muscolare, ma resultano sem-
plicemente costituite da un involucre connettivale tappezzato inter-
namente da epiteho cubico.
II condotto pancreatico medio cm., che sbocca nella branca de-
stra dell'ansa duodenale mm. 0,9 dietro lo sbocco del condotto epa-
tico e mm. 2,7 dietro quello del condotto pancreatico anteriore, si
addentra nel segmento dorsale del pancreas avendo la stessa costi-
tuzione, che abbiamo descritta al condotto anteriore nel suo inizio.
Ricevuta (od emessa, giacche senza dat! embriologici non s! puo
dire se I'anastomosi tra i due condotti proviene dall' uno o dall'al-
tro), I'anastomosi del condotto anteriore, si volge all' indietro per-
dendo la sua primitiva costituzione ed apparendoci formate di una
capsula connettivale rivestita da epitelio cubico, e fornisce pochi rami
collateral! alia parte posteriore del segmento dorsale del pancreas.
II condotto pancreatico posteriore cp., che sbocca nella branca
destra dell'ansa duodenale vicino al fondo di quest'ansa ed alia di-
stanza di mm. 2,8 dal condotto precedente, penetra nel segmento
ventrale del pancreas, comportandos! nella sua costituzione come !
due precedent! condotti, e fornisce scarsi rami collaterah a quel
segmento ghiandolare.
Del tutto speciale poi e il modo di comportarsi dei condotti
escretori del segmento pancreatico giustasplenico, che nel passero, d!
cu! ora stiamo occupandoci, si e detto essere perfettamente diviso
dal resto della ghiandola. I suo! condotti escretori non fuoriescono
- 177 -
dalla sostanza ghiandolare per raggiungere 1' intestine, ma si aprono
invece in una lacuna vascolare, dipendente da un ramo della vena
porta. Descrivo questa speciale apparenza.
Esaminando nelle sezioni seriali il segmento giustasplenico del
pancreas dall'innanzi all' indietro, si scorge che in mezzo ad esse si
costituisce, per la confluenza di pochi condottini escretori, un con-
dotto di calibre maggiore, tappezzato da epitelio cubico. Nel sue
percorso antero-posteriore emette scarsi rami collaterali, e si assiste
alia sua biforcazione in una branca ventrale ed in una dorsale prima
die sia avvenuta la biforcazione del segmento pancreatico, cui il
condotto appartiene, come ho rappresentato nella fig. schematica 3^,
in cui il condotto c. g. del segmento giustasplenico a si biforca quando
il segmento e sempre unico. Allorche questi si scinde, come ho gia
detto, in due segmenti piii piccoli, dorsale e ventrale, ciascuna di
quelle due branche di biforcazione del condotto pancreatico penetra
nel segmento corrispondente. II condotto del segmento ventrale lo
percorre flno alia sua estremita posteriore dando scarsi rami colla-
terali, ed in quel segmento si esaurisce. Ma non fa altrettanto il
condotto del segmento dorsale. Questi e lungo il sue decorso inter-
rotto da una grossa lacuna vascolare, l.v. fig. 3^, incastrata in mezzo
alia sostanza ghiandolare, e che si vede far capo ad un ramo della
vena porta. Tale lacuna divide quel condotto in due porzioni, I'una
anteriore e I'altra posteriore, che forniscono scarsi rami collaterali.
Si noti il fatto, perche non sorga in alcuno il dubbio che si possa
qui trattare di una lacerazione del condotto, che entrambe le sue
porzioni, molto innanzi che si aprono nella lacuna vascolare, conten-
gono entro di se del secrete ghiandolare in mezzo al quale si scor-
gono del globuli sanguigni rossi, che vanno aumentando in numero
mano a mano che le sezioni si avvicinano alia lacuna suddetta, che
di quel globuli si presenta ripiena. Dopoche si e assistito alio sbocco
nella lacuna della porzione anteriore di quel condotto, non si ha
traccia alcuna di condotto per varie sezioni notandosi solo la pre-
senza della lacuna, e poi si assiste alio sbocco in questa della por-
zione posteriore del condotto stesso, che si esaurisce ne] resto del
segmento pancreatico giustasplenico. Laddove i condotti si aprono
nella suindicata lacuna le lore pareti contimiansi con la esihssima
parete di questa.
Siamo dunque in questo case dinanzi ad un segmento di pan-
creas, che, per causa a noi ignota, si e durante lo sviluppo distac-
cato dal resto della sostanza ghiandolare, ma che non si e per tal
fatto atroflzzato continuando invece a funzionare ed immettendo il
- 17<S -
prodotto della propria secrezione nel circolo sanguigno. La sostaiiza
ghiandolare del segmento giustasplenico e per caratteri istologici
perfettamente identica a quella del resto del pancreas, ed identico
quindi deve essere il prodotto elaborate, dal clie se ne induce che
il succo pancreatico, posto in circolo, e compatibile con la vita del-
r individuo. Vedremo come nel segmento giustasplenico oltremodo
numerosi vi sieno gli accumuli di Langerhans.
Negli altri 3 passeri, nei quali il segmento pancreatico giusta-
splenico era unito al resto della ghiandola, si avevano i soliti tre
condotti pancreatici, Yanteriore, il tnedio ed il posterhre, nei quali
immettevano i condotti escretori di quel segmento.
Configurazione istologica del pancreas. — Ciascun segmento di
pancreas, tanto nel passero, come nel piccione e nel polio, non si
presenta affatto lobulato, ma e invece compatto, ed esaminandone
delle sezioni si rimane sorpresi della grande somiglianza (qualora si
osservi a piccolo ingrandimento) che presenta il pancreas col tes-
suto epatico. I tubi ghiandolari, anastomizzati gli uni co.i ^li alui,
danno origine ad una rete fittissima canalicolata, nelle di cui maglie
piu strette cii'colano i capillari sanguigni e nelle piu grandi decor-
rono prevalentemente i vasi venosi.
Scarsissimi si ritrovano i condottini escretori intercalari.
I tubi secernenti sono molto stretti ed in sezione trasversa
appaiono limitati da 3, 4 cellule ghiandolari. Le cellule poi, molto
piccole, di forma cilindro-conica, presentano le due caratteristiche
zone delle cellule pancreatiche, la distale, che e la piii estesa,
provvista di granuli di zimogeno, che ci vengono con la massima
nettezza rivelati dahe speciali colorazioni (Galeotti, Biondi, La-
guesse), e la prossimale, o prezimogenica, nella quale e contenuto
il nucleo. Questi non e molto ricco in cromatina, ed e per il suo
volume proporzionale alia grossezza della cellula, cui appartiene.
" Les cordons cellulaires, dMQYmn. il Pugnat, sont constitiies par
une settle espece de cellule : la cellule pancrealique, le pancreas des
oiseaux ne possedant pas de cellule centro-acineuse „. Tale afferma-
zione, che ha date origine alle mie ricerche, non e del tutto esatta
stando ai resultati dei miei studi. Osservando diligentemente nei
miei preparati, sopratutto in quelli tratti da frammenti di pancreas
lissati in liquido di Zenker e colorati con ematossilina ed eosina,
mi e state invece possibile rinvenire qua e la qualche cellula cen-
tro-acinosa, segnatamente in tubi sezionati pel loro maggiore asse ;
ed usando della piii grande pazienza sono state fortunate di ve-
deme anche in qualche sezione trasversa di tubi secernenti, tanto
- 179 -
da togliere a me qualsiasi dubbio sulla loro esistenza. II nucleo di
tali cellule, il solo elemento cellulare visibile in preparati perma-
nenti, e poverissimo in cromatina, pii^i povero assai di quello che
non sia il nucleo della cellula pancreatica ordinaria, e per questa
sua proprieta, che e causa non ultima della difflcolta di vederlo, si
ravvicina molto al nucleo delle cellule degli accumuli di L anger bans.
10 debbo percio dire che non puo negarsi nel pancreas degli
Uccelli I'esistenza di cellule centro-acinose ; non vi sono in cosi
grande numero, come negh altri vertebrati, ma, sebbene scarse,
pure vi sono. Ed anzi il cosi piccolo numero di tali cellule nel pan-
creas degli Uccelli mi sembra che convalidi sempre piii i resultati
di Laguesse sul loro sviluppo.
11 Laguesse infatti {Recherches sur V histogenie du 'pancrcas
dies le mouton. Journal de TAnat. et de la Physiol. 1895) distingue
due specie di cellule centro-acinose, tenuto conto del loro speciale
mode di originarsi ; delle cellule centro-acinose primitive e seconda-
rie. Le primitive sono rappresentate da quelle cellule delle cavita
secernenti primordiali, le quali, anziche differenziarsi in cellule pan-
creatiche ordinarie, presentano il nucleo, che invece di spostarsi,
come nolle altre, verso la periferia, si sposta verso il lume della
cavita, ed il corpo che non si carica di granuh, ma diviene invece
pill chiaro, e viene poi sospinto dalla compressiono delle altre cel-
lule zimogeniche piii voluminose verso la cavita apphcandosi percio
suha loro estremita distale. Le cellule centro-acinose second'arie poi
si originano per una notevole moltiphcazione dehe cellule piatto del
condottino escretore intercalare nel punto dove questi s'innesta
alia cavita secernente, per la quale attiva moltiphcazione le cellule di
nuova formazione si addentrano nel lume dehe cavita secernenti
stesse apphcandosi suhe estremita distah dehe cellule secretrici.
Orbene ; io ho gia fatto notare la scarsita grandissima dei condot-
tini intercalari nel pancreas degli Uccelh, dal che ne consegue che
scarse pure debbano essere le cellule centro-acinose secondarie, che
in tali condotti hanno origine. D'altro canto pensando che negli
Uccelh molto viva deve mantenersi la combustione organica, atteso
la loro temperatura piu elevata che nei Mammiferi, e che percio e
necessario in questo gruppo zoologico, oltreche una ossigenazione
perfetta, anche una ininterruzione degh atti digestivi, ne consegue
che le ghiandole annesse ah'apparecchio digestive sono sottoposte
ad un grande e continuo lavorio, cui, perche tale possa compiersi,
debbono essei'e adibiti il maximum possibile di elementi. E quindi
giusto il supporrc che a tal fine quasi tutte le cellule delle primi-
- 180 -
tive cavita secernenti si differenzino in cellule pancreatiche ordina-
rie, e che molto poche invece, rimanendo indifferenti, divengano
cellule centro-acinose. Queste due cause percio ci rendono conto del-
I'esiguo numero di cellule centro-acinose nel pancreas degli Uccelli.
Accumuli di Langerhans. — Come da numerose ricerche e stato
dimostrato in tutti gli altri vertebrati, anche negli Uccelli le cel-
lule epiteliali, che costituiscono questi accumuli, sono in diretta
continuita con le cellule secretrici ordinarie del pancreas, tantoche
questi accumuli interrompono qua e la il decorso dei tubi secer-
nenti. Non mi soffermo, giacche. cio non trova posto conveniente in
una nota preventiva, sulle variabili apparenze di simili rapporti,
apparenze che del resto non si discostano da quelle descritte negh
altri vertebrati.
Gh accumuli di Langerhans sono di varia dimensione ; da
quelli di poche cellulle disposte radialmente attorno ad un capillare
si passa per gradi ad accumuli assai voluminosi, formati da molti
cordoni cellulari pieni, anastomizzati fra lore a rete, nolle cui ma-
glie stanno capillari sanguigni abbastanza ampi. Le cellule epiteliah
costitutive sono alte, con nucleo molto povero in cromatina, e,
(luello che mi preme far notare, prive afFatto di granuli di secre-
zione.
Onde assicurarmi della presenza o no di tah granuli ho ricorso
alle speciah colorazioni di Galeotti e di Biondi, gia note a tutti,
ed a quehe di Laguesse esposte in alcuni dei suoi lavori suU'isto-
logia del pancreas, e con nessuna di queste colorazioni ho potuto
porre in evidenza granuh metaplasmatici nel protoplasma di quelle
cellule, le quali percio, apparentemente almeno, sono indifierenti.
Questo reperto negli Uccelli coincide con quanto ebbi occasione
di verificare, alcuni anni or sono, nei Mammiferi, in cui riscontrai
che, trattando il pancreas con le stesse speciali colorazioni ora ac-
cennate, le ceUule degh accumuh di Langerhans si presentavano
prive affatto di granuli di secrezione. I preparati aUora ottenuti
ebbi opportunita di mostrarli nell'adunanza della societa anatomica
in Pavia nel 1900 (Verhandlungen der anatomischen Gesellschaft auf
der vierzehnten Versammlung in Pavia von 18-21 april^ 1900).
Tutto questo insieme di fatti mi convince sempre di piu che
gh accumuh di Langerhans, piii che importanza dal lato flsiolo-
gico, la presentano dal lato morfologico.
Ed anzi sono ben lieto di poter constatare come la ipotesi da
me emessa, dietro precedenti studii, alcuni anni or sono, che gli
accumuh di Langerhans cioe rappresentinu una parte rudimeniak
-• 181 -
del pancreas, sia stata ora abbracciata anche da albri ricercatori,
quali rOppel ed in parte anche il Laguesse. L'Oppel non solo
crede accettabile la ipotesi anzidetfca, ma ne estende anche il concetto
(Ergehnisse der Anatomie und Entwickelungsgeschichte, IX Band 1899),
ed il Laguesse nei suoi brillanti studii suUa struttiira del pancreas
negli ofidii (Sur la structure clii pancreas cJiez quelques Ophidiens et
particidierement sur les Hots etidocrines. Archives d' Anatomie mi-
croscopique. Tom. IV, fasc. 2° e 3o, 1901), dopo avere confermato
in embrioni di Vipera quanto io avevo precedentemente dimostrato
in embrioni di Seps chalcides, la primitiva formazione cioe di accn-
muli di Langerhans a spese dell'abbozzo dorsale, tende a vedere
in questo fatto un richiamo di disposizioni ancestrali, confortando
la sua tendenza con le ricerche di Diamare sul pancreas dei Selaci
e di Giacomini sul pancreas dei Ciclostomi, ricerche, sulle quali
appunto altra volta io mi fondai per discutere sul valore morfolo-
gico di quegli accumuli (Sul valore morfologico degli accumidi di
Langerhans. Atti della R. Accad. dei Fisiocritici di Siena. Serie IV,
Vol. XII).
Come sono repartiti nel pancreas degli UccelU gli accumuli di
Langerhans? Solo nel pancreas di passero, sezionato in serie, sono
state in grade di poterlo verificare. Intanto subito diro ehe il seg-
mento di pancreas giustasplenico si presenta ricchissimo di tali ac-
cumuli, tantoche la ghiandola in alcuni punti e per buona parte da
(juesti costituita. Richiama questo fatto quanto io e Giacomini
(ed in seguito il Laguesse) dimostrammo esistere nei Rettih. Ac-
cumuli di Langerhans poi sono sparsi tanto nel segmento ven-
trale come nel dorsale, e soltanto se ne mostrano privi il ponte di
sostanza ghiandolare, che unisce tra lore questi due segment!, e
quella parte di sostanza ghiandolare, che sta all'intorno del con-
dotto pancreatico anteriore fine alia sua biforcazione. Si puo quindi
dire che, tranne in alcuni punti, si osservano accumuh di Langer-
hans dappertutto, numerosi e voluminosi poi nel segmento di pan-
creas, che avvicina la milza. Se anche nel passero si verificasse
quanto ho dimostrato avvenire nella Seps chalcides (ed il Laguesse
in seguito nella Vipera) e nel Trltone, che cioe gh accumuli di Lan-
gerhans si costituiscono a spese dell'abbozzo dorsale, bisognerebbe
dedurne che il pancreas del passero sarebbe prevalentemente for-
mate alle dipendenze di quell'abbozzo; Le ricerche embriologiche sul
sue sviluppo, che intendo ora imziare, porteranno luce su tale qui-
stione, tanto piii che i pareri sono divisi, giacche di fronte al-
r Ham mar (Ueber Duplicitdt des ocidralen Fankreas, Anat. Anz.
- 182 -
1897) chc ha veduto uno solo dei due abbozzi pancreafcici ventrali
fornire del tessuto pancreatico, nel qual caso esso in massima parte
si formerebbe a spese dell'abbozzo dorsale, sta il Brouha (^iir les
premieres phases du deoeloppement du foie et sur revolution des pan-
creas ventraux chez les Oiseaux. Anat. Anz. 1898), che dalle sue ri-
cerche nel polio conclude che entrambi gli abbozzi pancreatici ven-
trali si sviluppano e forniscono del pancreas.
Concludendo quindi io diro che :
lo. II pancreas di Fringilla domestica (che, attesa la piccola
mole deR'animale, ho potuto sezionare in serie con gli organi vicini)
e formato da 3 segmenti, due piu grandi (ventrale e dorsale) rac-
chiusi nell'ansa duodenale e riuniti a mezzo di un ponte di sostanza
ghiandolare, ed il terzo piia piccolo, che, distaccatosi in generale dal
segmento ventrale, portasi all' innanzi entrando in rapporto di con-
tiguita con la milza, tanto da meritare il nome di segmento pan-
creatico giustasplenico.
2^. Esistono tre condotti pancreatici, anteriore, medio e poste-
riore, che sboccano, indipendenti tra loro e dai condotti epato-ci-
stico ed epatico, nella branca destra dell'ansa duodenale ; e di essi
Tanteriore .ed il medio, congiunti tra loro a mezzo di un condotto
reuniente, appartengono al segmento dorsale, ed il posteriore al ven-
trale. Non possiede il segmento pancreatico giustasplenico un con-
dotto, che vada separatamente neU' intestine, ma invece i suoi con-
dotti si scaricano nei precedents
3". In uno di quegli animali ho rinvenuto il segmento giu-
stasplenico perfettamente separate dal resto della ghiandola, ed i
suoi condotti escretori aprivansi in una lacuna vascolare, dipendenza
della vena porta.
40. II pancreas di iringilla domestica^ di Callus doniesticus e
di Golumba livia non e lobulato, ma invece compatto, e nolle se-
zioni si veggono i suoi tubi secernenti anastomizzati gli uni con gli
altri in modo da costituiro una rete ; ed in mezzo al tessuto se-
cernente scarsissimi litrovansi i condottini escretori intercalari.
50. Le cellule secretrici hanno le stesse caratteristiche che
negh altri vertebrati, e, contrariamonte a quanto sine ad ora si e
aff'ermato, anche nel pancreas degU Uccehi osservansi, se])bene molto
scarse, cellule centro-acinose. La loro scarsita negli Uccelli conva-
hda sempre di piu i resultati di Laguesse sul loro sviluppo.
6". Gh accumuh di Langerhans, in rapporto di continuita
con i tubi secomcnti, sono formati da cellule epiteliali, nolle quali
- 183 -
con nessuna delle special! colorazioni (Galeotti, Biondi, La.
giiesse) atte a porre in evidenza granuli di secrezione, mi e riu-
scito poter rinvenire bimili granuli. Tranne in alcnni punti, si os-
servano accumuli di Langerhans dappertutto, ma molto numerosi
0 voluminosi presentansi nel segmento pancreatico giustasplenico
GABlNhJTTO DI ZOOI.OGl A KD ANATOMIA COMPMtATA IIKI.T.A T.IIIEHA UNIVEHSITA Dt PEKUOIA.
Prof. E. GIACOMINI.
Sulla esistenza della sostanza midollare nelle capsule surrenali
dei Teleostei.
Ricevuta il 2C niaggio 1902.
li vietata la riiiroiliizione.
jSTei Teleostei, come venne deflnitivamente stabilito con tutta
esattezza dalle ricerche di Diamare (4 e 5) e di Vincent (20 e 21),
i cosi detti corpuscoli di Stannius, situati per lo piii sulla faccia
dorsale dei reni, talvolta sulla lore faccia ventrale oppure inclusi
nella loro massa, corrispondono, avendone simile la struttura, al-
r interrenale degii Elasmobranchi ed alia sostanza corticale delle cap-
sule surrenali dei Vertebrati superiori.
La bibliografia sull'argomento si trova assai bene registrata e
riassunta nelle memorie di Diamare e di Vincent.
A me basta soltanto di far qui rilevare che ne gli antichi au-
tori [Stannius (17, IS e 19), Ecker (7 e 8), Hyrtl (15)], ne i mo-
derni [Diamare (4 e 5), Vincent (20 e 21), Petti t (16), Huot (14)]
riuscirono mai a dimostrare nei Teleostei I'esistenza d'una sostanza
midollare o di un tessuto che a questa corrispondesse.
Stando all'opinione di Grosglik (12 e 13), i corpuscoli di Stannius
sarebbero da omologarsi alia sostanza midollare degli Amnioti e ai
corpi soprarenali dei Selaci, mentre la sostanza corticale delle capsule
surrenali dei Teleostei dovrebbe ricercarsi nel tessuto linfoide inter-
posto ai canalicoli renali e nella massa linfoide del rene cefalico.
Ma tale opinione, apparsa gia infondata per i lavori di Balfour (1),
di Emery (9 e 10) e di Bizzozero e Torre (2), si trovo in com-
pleto disaccordo con i risultati ottenuti con successive investiga-
- 184 -
zioni da Diamare (4 e 5), da Vincent (20 e 21) e da Huot (14),
e si dovette assolutamente respingere.
Nemmeno Chevrel (3), che ebbe a studiare it simpatico dei
Teleostei, riusci a dimostrare in quest'ordine la presenza della so-
stanza midollare, ossia di quella sostanza corrispondente ai corpi
soprarenali degli Elasmobranchi.
Dopo le nuove osservazioni, tendenti a dimostrare, nell'orga-
nismo dei Vertebrati, la grande estensione del tessuto cromaffine
(sostanza midollare), e la sua importanza fisiologica, diveniva ancor
pill interessante Tistituire altre indagini, dirette a discoprire Tesi-
stenza di tale tessuto in quel Vertebrati che, come i Teleostei, ne
furono sinora ritenuti privi.
Messo suUa via dalle mie ricerche sulle capsule surrenali dei
Petromizonti (11), e, sopratutto, dalla disposizione che la sostanza
midollare (cellule cromaffine) assume in questi Ciclostomi, intrapresi
un metodico esame sopra le seguenti specie di Teleostei : Anguilla
vulgaris Flem., Esox lucius Lin., Cyprinus carpio Lin., Tinea vul-
garis Cuv., Leuciscus albus Bp., Leuciscus aula Bp. (L. ty^asimenicus
Bp.), Barhus plebejus VaL, i cui esemplari potei avere vivi a mia
disposizione.
Per il mio studio mi servii, anzitutto, non dei reni distac-
cati, ma di questi organi lasciati, insieme ai vasi (vene cardinah e
aorta) e al sistema simpatico, attaccati alia colonna vertebrale.
Aperta la cavita addominale ed asportati cautamente 1' intestine
con i suoi annessi e la vescica natatoria, tolto quanto piii era pos-
sibile dei muscoli parietali sen/a ledere gli organi da esaminare,
ottenevo un preparato rappresentato dalla colonna vertebrale con i
reni ad essa attaccati.
I vari pezzi, in cui suddividevo il preparato, posi a fissare in
diversi liquidi (sublimate acetico, hq. di Miiller semphce o mescolato
a formalina). I pezzi fissati vennero, dopo conveniente decalcifica-
zione, inclusi in celloidina e sezionati trasversalmente in serie. Mi
servii anche di pezzi di reni accuratamente distaccati e fissati in
subhmato, in liq. di Zenker, in liq. di Flemming o di Hermann.
Quantunque poche le specie da me esarainate, pure, estendendo
ai Teleostei in gcnere il fatto principale stabilito dal complesso delle
mie osservazioni, mi ritengo autorizzato ad affermare, fin da ora,
che le cellule deha sostanza midollare (cellule cromaffine) delle cap-
sule surrenali, contrariamente a quanto sine ad oggi erasi a torto
creduto, non mancano nei Teleostei.
- 185 -
Con maggiore o minore evidenza io ho veduto cellule cromaf-
tiiie (cellule midollari) in tutte le specie studiate. Si trovanoesse
Situate nella parete delle vene cardinal! (vene cave), di preferenza,
pero, e quindi piu abbondantemente, sulla parete della vena cardi-
nale destra, che, come si sa, nei Teleostei e molto pivi ampia, molto
piu voluminosa della sinistra. Esse non si rinvengono in tutta la
estensione delle vene cardinali, ma sono, piu precisamente, distri-
buite in corrispondenza della porzione craniale di questi vasi, in
quel loro tratto, cioe, che decorre lungo la massa hnfoide del rene.
Con maggiore evidenza osservai la sostanza midoUare delle
capsule surrenali neH'anguilla e nel luccio, e su queste due specie
mi fermero un po' di piii, prendendole a base della mia descrizione.
Ang-uilla vulgaris Flem.
Le cellule midollari (cellule cromaffine) stanno situate nello
spessore della parete di quel tratto craniale delle vene cardinali
decorrente lungo la massa linfoide dei reni, massa che comprende
circa i tre quarti anteriori di questi organi.
Le predette cellule appariscono meglio mauifeste ed in maggior
copia nella vena cardinale destra. Nolle sezioni ottenute da pezzi
tissati in sublimate e doppiamente colorite con ematossihna, od
emallume, ed eosina, risaltano assai bene per il colore bleu piutto-
sto intense che le medesime assumono. La parete della vena si vede
cosparsa di nidi cellulari (nidi di cellule cromaffine), od anche nidi
di nuclei, di varia grandezza e di forma irregolare svariatissima,
piu 0 mono nettamente circoscritti. In certe sezioni trasverse tutta
la parete della vena mostrasi disseminata di siffatti nidi. In alcuni
l)unti osservasi che i nidi tendono a mettersi in rapporto con 1' en-
dotelio. Inaltri punti le cellule midollari si dispongono a guisa di
uno strato di elementi d'aspetto epiteliale al disotto dell'endotelio,
che 11 separa dal lume vasale. Talvolta i nidi in rapporto con lo
endotelio prendono I'aspetto di lobuletti nettamente delimitati anche
dal lato opposto a questo rivestimento. Raramente si rinviene qual-
che nido cellulare situate dorsalmente alia vena, al di fuori della
sua parete oppure nella sua avventizia.
Le cellule midollari hanno forma assai varia: cubica, cilindrica,
cihndrico-prismatica od irregolare per qualche corto prolungamento
emanante dal loro corpo; talora si presentano anche di forma ro-
tondeggiante. II loro citoplasma e finamente granuloso, in alcune
piu scuro, in altre piu chiaro ; il loro nucleo, relativamente grande,
- 186 -
e rotondeggiante, vescicolare. ISTel loro iusieme le cellule in discorso
mi si sono manifestate simili a quelle da me poste in rilievo nelle
vene cardinali dei Petromizonti. Cio die soprattutto le caratterizza;
escludendo ogni dubbio sulla loro natura, si e il colorito giallo-bruno
0 bruno che assuraono nei pezzi fissati con liq. di Miiller o con
liq. di M tiller mescolato a formalina, dando cosi la nota reazione
delle cellule midollari.
Circa ai rapporti delle cellule della sostanza midollare con il
sistema nervoso simpatico, devo far rilevare che non trovo mai
nidi di cellule entro ai gangli simpatici, che solo assai raramente
veggo qualche nido vicino a qualcuno dei gangli situati dorsalmente
alia vena, e che soltanto lungo qualche filetto nervoso simpatico,
che si porta alia vena, riesco a scorgere singole cellule midollari o
piccohssimi nidi.
Le disposizionipiuinteressantisiriscontrano versol'estremo cra-
niale. Allorche ci si avvicina a questa regione, i nidi di cellule nella pa-
rete della vena aumentano di numero e di grandezza. Osservasi inoltre
che nel segment© ventrale di essa comincia a comparire uno strato
glandulare costituito da lobuletti od otricoli epitehali solidi, netta-
mente circoscritti da membrana propria e bagnati da seni sangui-
gni, il cui endotelio e strettarnente addossato ai lobuletti stessi. Le
cellule epiteliali, piuttosto piccole, stivate negli otricoh, hanno forma
poliedrica, cubica o cilindrico-prismatica, mostrano un nucleo rotondo
con distinto nucleolo. Per il loro aspetto e per i loro caratteri strut-
turah, considero i descritti otricoli simih a quelli, che costituiscono
la sostanza corticale raccolta nei cosi detti corpuscoli di Stannius.
Portandoci ancora piii cranialmente, s'incontrano tratti nei
quah tutta la vena e circondata dai predetti otricoh, situati nello
spessore della sua parete.
Nella regione in parola la sostanza midollare e molto aumen-
tata, particolarmente neha parte dorsale della vena.
Sui lati di questa ed anche sulla sua faccia ventrale si veggo-
no, situati verso il lume vasale, nidi di cellule midollari od anche
uno straterello di tali cellule, e al di sopra di essi, verso il con-
torno esterno del vaso, otricoli di sostanza corticale. Qui gli ele-
ment! della sostanza midollare possono anche interporsi tra i lobu-
letti di sostanza corticale. Tanto fra i lobuletti di quest' ultima
quanto fra i nidi cellulari s' intromettono pure cehule linfoidi. In
tale regione s'incontrano gangliettini nervosi piii o meno addossati
alia parete della vena, in modo da stare indifferentemente o vicini
alia sostanza midollare o presso alia corticale.
- 187 -
Solo assai di rado nello spessore della parete della vena si ve-
de qualche singola cellula gangliare presso un nido cellulare o tra
le cellule midollari.
Esox lucius Lin.
II luccio oflfre un materiale assai adatto per la dimostrazione
della sostanza midoUare. In questa specie, infatti, nella porzione
craniale linfoide dei reni le due vene cardinali, e particolarmente la
destra, contengono, inclusi nello spessore della lore parete, abbon-
danti nidi di cellule o strati di cellule midollari con aspetto epite-
liale. Dal lume vasale gli strati rimangono separati per mezzo del
solo endotelio. I nidi cellulari seguono le sinuosita delle vene, e si
spargono inoltre lungo i primi tratti dei rami venosi {ve^iae reve-
hentes) che affluiscono alle cardinali.
Procedendo caudalmente, allorche sta per cominciare la por-
zione escretrice del rene, le cellule midollari nella parete delle vene
cardinali divengono sempre piu rare, fine a scomparire completa-
mente. In alcune delle sezioni, praticate a livello dell' inizio della
porzione escretrice, vedesi nel lato sinistro un corpuscolo di S tan-
nins incluso nel rene e medialmente ad esse la vena cardinale si-
nistra con rari nidi di cellule.
II colore giallo-bruno o addirittura bruno scuro die le cellule
midollari del luccio assumono nei pezzi fissati in liq. di Mil Her sem-
plice 0 in liq. di MiiUer con formolo, e cosi intense, che serve be-
nissimo a fade distinguere dai rimanenti elementi, anche quando
giacciono isolate.
Una circostanza, poi, che molto importa di rilevare si e : che
nel luccio anche piu raramente che nell'anguilla si riesce a scorgere
qualche cellula gangliare vicino alle ceUule midollari, le quali percio
si mostrano in questa specie aft'atto indipendenti dal simpatico.
Cyprinus carpio Lin.
Anche nella carpa esistono nidi di cellule midollari assai ben
distinti nella porzione linfoide dei reni, all'intorno delle vene cardi-
nali. Alcuni piccoli gruppi di cellule cromafflne s'internano pure
nella massa hnfoide, seguendo i rami venosi che affluiscono alle car-
dinali.
- 188 -
Tinea vulgaris Guv.
Nella tinea s'incontra una disposizione consimile con nidi cel-
lulari nella massa linfoide.
Leuciscus albus Bp.
In questa specie, sopra alcune sezioni della regione craniale dei
reni, all'intorno del lume delle vene cardinal!, si osserva come un
vero e proprio strato epiteliale, costituito da cellule cromaffine. II
solo endotelio separa le cellule piu interne dal lume vasale.
Nei punti, in cui rami venosi affluiscono dal rene nolle vene
cardinali, le cellule midollari si estendono pure lungo il prime tratto
di (juesti rami venosi {venae revehentes).
Leuciscus aula Bp. e Barbus plebejus Val.
In queste due specie riesce piuttosto difficile scorgere le cel-
lule cromaffine a causa delle loro piccole dimensioni. Tuttavia, os-
servando attentamente lungo la faccia dorsale ed il lato mediale
delle vene cardinali, particolarmente della vena cardinale destra, si
veggono singole cellule midollari o piccoli gruppetti di queste cel-
lule sporgenti nel lume vasale, e dal medesimo separate soltanto
mediante la sottile lamina deU'endotelio.
Converra completare lo studio ed estendere la ricerca a molte
altre specie, ma, ad ogni mode, da quanto ho sopra riferito, mi
sembra ciie si possa sin da ora concludere, senza troppo allonta-
narsi dal vero, che anche nei Teleostei in generale il sistema delle
capsule surrenali e rappresentato da due distinte maniere di organi,
vale a dire dalla cosi detta sostanza corticale (corpuscoli di S tan-
nins) corrispondente all'interrenale degli- Elasmobranchi e dalla cosi
detta sostanza midollare, corrispondente ai corpi soprarenali degii
Elasmobranchi. Quest'ultima, negata sine ad oggi nei Teleostei, e
posta ora in evidenza dalle mie ricerche, e in tale ordine di Pesci
costituita da cellule cromaffine disposte airintorno delle vene cardi-
nali e particolarmente della vena cardinale destra. Siffatta disposi-
zione delle cellule midollari all'intorno delle vene cardinali richiama
alia mente Y altra da me descritta nei Petromizonti (11).
La sostanza midollare nei Teleostei puo dirsi indipendente dal
- 189 -
sistema nervoso simpatico, il che mi induce a rimanere sempre al-
quanto diibbioso sulla sua derivazione da quel sistema.
Uno studio dolla istogenesi di questa sostanza nei Teleostei
potrebbe forse fornire qualche dato molto interessante circa all'ori-
gine delle cellule cromafflne nei Vertebrati in genere.
Veduta la disposizione della sostanza midollare nei Teleostei, e
da supporsi che con molta probabilita nei Ganoidi e nei Dipnoi, nei
quali sostanza midollare non fu ancora dimostrata, si abbia pure
una disposizione consimile e che cellule cromafflne si trovino anche
qui incluse neUe pareti delle vene caidinah.
Bibliografla.
(1) B a 1 f 0 u r F . M . — On the nature of the organ in adult teleosteans and ganoids which usually
regarded as the head-kidney or pronephros. Quart. Journ. of microscop. science., N. t>.
Vol. XXII. London 1882.
(2)Bizzozero G. e Torre. — Sulla produzione dei globuli rossi nella classe dei vertebrati.
Mein. della R. Accad. dei Lincei, Vol. XVIII. Roma 1883-84.
(3)Chevrel R.— Snr raaatomie du systeme narveux grand sympatique des Elasraobranches
et des poissons osseu.K. Arch, de zool. exp4r. el gin. Se ,'•'. Tom, V (his). 1887.
(4)Diamare V. — I corpuscoli surrenali di Stanuius ed i corpi del cavo addominale dei teleo-
stei. Boll, della Sac. di Naturalisti in Napoli., Vol. IX, Anno IX. 1805.
[b) — Ricerche intorno all'organo surrenale degli Elasiiiobranchi ed ai corpuscoli di Staanius dei Te-
leostei, Contributo alia ir.orfologia delle capsule surrenali. jMem. di mat. e di fis. della So-
ciela Italiana delle scie"ze. S. 3. T. 10.
(6) E berth (J. J. — Die Nebennieren. Strieker's Handbuch der Lehre von den Geweben des
Menschen und der Thiere. Bd. I. Leipzig 1871.
(7) Ecker Al. — Der feinere Bau der Nebennieren bei Menschen und den vier Wirbelthierklassen.
BratiHsclnveiy 1846.
(S) — Recherches sur la structure intime des corps surrenaux chez rhomine et dans les quatre
classes d'animaux. Annal. des scien. natur. Ser. Ill (Zool.). Paris 1847.
(9) Emery G. — Stiidii intorno alia mortologia ed alio sviluppo del rene nei Teleoste'. Mem.
della R. Accad. dei Lincei. Ser. Ill, Vol. XIII. Roma, 1881-82.
(10) — Zur Morphologic der Kopfniere aer Teleosteer. Zool. Anz., Jahr. VIII. 1885.
(11) G i ac o m i n i E. — Contributo alia conoscenza delle capsule surrenali nei Ciclostomi. Sulle
capsule surrenali dei Petrointzonti. Monit. Zool. ItaL, Anno XIII, N. 6. 1902.
(12) Grosglik S. — Zur Morphologie der Kopfniere der Fische. Zool. Anz., Jahr. VIII. 1885.
(13) — Zur Krage uber die Persistenz der Kopfi.iere der Teleosteer. Zool. Am. Jahr. IX. 1886,
(14) Huot M. E. — Sur les capsules surr6uales, les reins, le tissu lyniphoide des Poissons lopho-
branches. Compl. Rend, de I' Accad. des sciences. Paris 18'J7. T 124.
(16) Hyrtl J. — Das uropootische System der Knochenfische. Denltschr. der Nalurv-iss. Classe der
h. k. Acad. Wien 1850.
(16) Pet tit A. — Recherches sur les capsules surr(5nales. Journal de I' Anal, el de la Phys.,
Annie 32. Paris 1896.
(17) Stannius H. — Ueber Nebennieren in Knochenfische. Muller's Archiv, 1839.
(18) — Vergleichenile Anatoniie. Berlin 1846.
(19) — Handbuch der Zootomie. Berlin 1854.
(20) Vincent S\v. — Contributions to the comparative anatomy and hystology of the suprarenal
capsules. The suprarenal in Fishes, and their relation to the so-called head-kidney. The
Transactions of tite Zoolog. Soc. of London, Vol. XIV, Part. Ill, 1897.
(21) — Ou the morphology and physiology of the suprarenal capsules in Fishes. Anat. Anz.. Bd. /•>'.
1897.
(22) — On the suprarenal capsules and the lymphoid tissue of teleostean Fishes. Anat. Anz., Bd. 14.
1897.
(23) Wagner. — Lehrbuch der vergleichende Anatomic der Wirbelthiere. Leipzig 1843.
(24) Weldon W. — On the head-kidney of Bdellostorna with a suggestion as to the origin of the
suprarenal bodies. Quart. Jo'trn. of microscop. science, N S. Vol. XXIV. London 1884
(25) — On the suprarenal bodies of Vertebrata. Ibid., N. S. Vol. XXV. London i88p.
- 190 -
Pkof. GIOVANNI PALADINO.
A proposito di una classificazione delle ghiandole.
JilSl'OSTA ALLA KePLICA DEL DOTT, LIVINI (')
Ricevuto il 14 Luglio 1902.
fi vietata la riproduzione.
II dott. Livini nel precedente numero di questo G-iornale (^).
replica al mio articolo — In difesa della nuova classificazione da me
proposta — , e dichiara di non rinunziare alle sue idee, benche gli
si fosse dimostrato che non ha I'appoggio di buone ragioni, e quindi
bisogna dire che il solo spirito polemico lo assista in simile dibat-
tito e non certamente Tamore pel trionfo del vero.
I. E, difatti, il timo^ che sarebbe per me una glandola mista,
costituita cioe dal concorso deU'elemento archiblastico e parabla-
stico, non puo esser considerate tale dal Livini, perche I'elemento
parablastico o hnfoide, secondo le ricerche di Beard ecc. sui selacii,
deve considerarsi come proveniente dalla trasformazione degli ele-
menti epiteliali, dai quali il timo, anche per Livini, resuUa pri-
mitivamente costituito.
FattogU osservare che I'origine deU'elemento parablastico non
infirmava ne il carattere di questo, ne la costituzione del timo, non
altrimenti che sarebbe puerile combattere nella lore individualita i
tessuti parablastici o mesenchimatosi tutti quanti, solo perche vanno
ritenuti quah tessuti secondarii, provenienti dagli epitehi o tessuti
primitivi, egii crede di trovare una risorsa nel fatto che i corpuscoli
di Hassall mancano nel timo della Raja (Beard), e Maurer non
n ha rinvenuti in alcuni degh Urodeli esaminati.
Non contento, aggiunge che, secondo Afanassiew, i corpuscoH
di Hassall, si svilupperebbero ddll'endotelio dei vasi sanguiferi, e
quindi non sarebbero di natura epitehale, dalla cui trasformazione
iniziale ha pure fatto il Livini provenire Telemento hnfoide del timo.
Ora e il case di dire al dott. Livini: ma la si decida. Che si-
gniflca quest'altalena tra opinioni cotanto opposte e stridenti o que-
(1) CoUa pubblicazione di qiiesta Nota del Prof Paladino, la polemica, per ()uanto ci ri-
guarda, s'intende esaurita. La Dikbzione.
(-) A proposito di una classificazione delle glandole. Replica al prof. G. P a 1 u d i n o. — Moni-
lote Zoologico, Ann. Xlll. Fircnze 1902.
- 191 -
sto ricorrere ad armi cos] diverse e tutte spuntate ? Che valore puo
mai avere il fatto che in alcuni urodeli e nella raja non si sono
trovati i corpuscoli di Hassall? lo in questo argomento posso fon-
darmi su studii proprii e su quelli di uno dei miei allievi, e non
posso menomamente dubitare della presenza dei corpuscoli di Has-
sall nel timo della massima parte dei vertebrati, e di ritenerli quali
residui dell' elemento epiteliale iniziale, a cui si sono uniti alcuni
elementi -linfoidi, ond' e da rifiutarsi con tutta sicurezza I'opinione
di Afanassiew e di tutti quelli che vi si associano, dappoiche e
conseguenza di un'erronea interpetrazione di trovati istologici, che
presentano, del resto, abbastanza difficolta. Nel patrocinare simili
nozioni sono in ottima compagnia, ma rinunzio ben volentieri al
lusso di inutih citazioni e qmndi conclude che restando ai fatti bene
accertati il timo puo benissimo rappresentare nella classificazione da
me proposta il terzo gruppo di ghiandole, cioe delle glandole costi-
tuite dalla concorrenza dell'elemento archihlastico e parahlastico.
In una nota della replica il Livini aggiunge che si serve delle
parole archihlastico e parablastico, perche ie ho adoperate io, men-
tre sono andate in disuso. In disuso e perche, se sono appena
usate ? Se sono consacrate in una classificazione dei tessuti a fondo
di embriologia ontogenica? Ha voluto forse dire il Livini che non
hanno Toriginario signiflcato datole da His, dope che i fratelli
Her twig hamio fondata la teoria del mesenchima, e quindi oggi
si parla di tessuti mesenchimatosi o parablastici ; ma da cio al di-
suso ci corre, e molto.
II, II dott. Livini ribatte il secondo gruppo di ghiandole, cioe
quelio a fondo parablastico o di glandole non a fondo epiteliale, ed
a tale proposito trova a distinguere tessuti o organi secretori ed or-
gan! glandolari, ed illumina tale distinzione "con sottih considera-
zioni del Luciani, e col ricordare che T idea di considerare come
secernenti tutti gli elementi dei tessuti e stato espresso recentemente da
Gomez Ocana nel Congresso di Fisiologia di Torino, considerando
la funzione secretoria comune a tutt' i tessuti, compreso il tessuto
nervoso. Mi mette sull'avviso di non intendere in un senso cosi
largo questo concetto di secrezione, perche allora sarebbe da consi-
derarsi come glandola ogni organo.
Ora mi consenta il dott. Livini di dirgli che poteva risparmiarsi
una simile divagazione, e per parecchi motivi, di cui ecco i princi-
pali : a) distinguere semplicemente cosi i tessuti od organi secretori
dagli organi glandolari e un mezzo logogrifo, quando si sa che in
un senso generale e comparative le glandole cominciano da forme
- 192 -
semplicissime, le glandule unicellulari, per arrivare a forme com-
plessissime quale il fegato. h) Se il dott. Livini avesse riflettuto
alia deflnizione da me data in senso flsiologico, cioe : la glandola e
un organo che produce un secreto non ittilizzato dall'organo secretore
e differente per stati fisici e per composizlone . clmnica e morfolo-
gica ecc, non avrebbe pensato che io avessi potato comprendere
tra le glandole gli organ! ed i tessuti tutti quanti per i relativi fe-
nomeni nutritivi e rigenerativi. c) Del pari, se il dott. Livini avesse
tenuto presente lo svolgimento storico delle questioni della scienza
die coltiviamo, avrebbe saputo che il concetto di considerare il pro-
cesso di secrezione quale un fenomeno generale dell'organismo e
vecchio di oltre un secolo, perche rimonta a Wolff, il quale si
spinse a considerare ogni parte del corpo quale una secrezione del
sangue, e ripetuto da T rev ir anus per cui " ciascuna parte, pei'
„ la sua nutrizione, e relativamente al resto del corpo nelle condi-
„ zioni di una sostanza escreta „.
Adunque, il dott. Livini ha fatto una divagazione inutile ed
erronea, essendo state trascinato a dare brevetto di novita a cose
vecchissirae.
d) Non meno erronea e superflua e I'altra divagazione sul-
I'abbandono del metodo analogico in Anatomia, quando si sa che
oggi nello studio della organizzazione, nell' esame dell' architettura
degli organismi non si segue un metodo esclusivo, ma in cambio si
fa lo studio degh organi e dei sistemi anatomici sotto varii punti
di vista, e cosi per i rapporti di posizione degh organi, per i rap-
porti anatomici e di sviluppo, ed, infine, per i rapporti funzionali.
Di qui vi sono organi oinologhi e non analoghi^ viceversa organi
analoghi e non omologhi^ ed inline organi omologhi ed analoghi.
L'Anatomia moderna o morfologia fa tanto lo studio delVana-
logia 0 parentela fisiologica, quanto quelle della omologia e della
derivazione loro, e talora il primo e cosi prevalente che solo con
esso si puo intendere perche certi organi spariscano, mentre altri
raggiungano uno sviluppo eccessivo ; e perche altri organi di origine
comune si difterenziino per diverse funzioni.
Adunque, la funzione e sempre importante nella valutazione
morfologica degli organi, ed in dati rincontri ha valore prevalente,
come, ad esempio, nel caso presente, dappoiche la funzione speci-
fica delle glandole a fondo parablastico corrisponde i)i mode carat-
teristico al concetto di un organo glandolare. Volerle considerare
diversamente significa non sapersi sottrarre alia tirannia di un vero
pregiudizio scolastico.
.- 193 -
III. II dott. Livini, a proposito degli esempi da lui addotti
in appoggio delle glandole da me dette a tipo sporgente ed a su-
perficie liscia, fa bonne mine d mauvais jeu e giustifica la manche-
volezza delle figure che accompagnano il sue articolo col dire die
le figure dovevano dare idea dell'architettura della trachea, e non
dimostrare la minuta struttura degli elementi, inentre che era
precisamente per questa minuta struttura che quei punti potevano
essere considerati come glandole a tipo sporgente ed a superficie
liscia.
Ricordatogh che non da oggi si sa che I'epitelio dei vilh inte-
stinah esercita un'azione modificatrice su quanto assorbe dall' inte-
stine, risponde di riconoscere che i lavori del Mingazzini al ri-
guardo sono una, contribuzione citologica suH'argomento, ma nel cor-
reggersi cosi suUa intrinseca significazione dei lavori citati, incespica
poi maledettamente suUo state delle cognizioni riflettenti la secre-
zione interna del fegato.
II Livini non trova da paragonare la secrezione interna del
fegato a quella deirepiteho intestinale, perche dove il parenchima
epatico riceve materiale dal sangue, I'epiteho intestinale lo pigha
dair intestine, e quindi la secrezione del fegato e per lui perfetta-
mente paragonabile a quelle delle comuni glandole di tal gruppo (ti-
roide, paratiroidi), e non paragonabile a quella dei viUi intestinah.
Se non che, dicendo cio, il Livini ignora o mostra d'ignorare
che il maggior prodotto di secrezione interna del fegato e il ghco-
gene, e la sorgente principale di questo e soprattutto rappresentata
dalle zucchero, che il fegato riceve dall' intestine, onde da questo
punto di vista il fegato e la sede di una vera riserva amilacea, un
vero deposito dell'idrato carbonico che gh arriva dall' intestine e che
cede al sangue gradatamente, a norma dei bisogni dell' organismo.
Stando cosi le cose, se la secrezione interna dell'epitelie inte-
stinale puo paragonarsi a quella delle altre glandole per la sorgente
dei materiah, senza dubbio non la si puo paragonare che sopratutto
con quella del fegato.
Ed eccoci, inline, alle capsule sinoviah, per le quah si puo dire
che veramente il dott. Livini ama gareggiare di equivoci.
Non riconobbe giusto annoverare le capsule sinoviali con le re-
lative frange tra le glandole a tipo sporgente, perche, secondo i la-
vori di Hueter, Hagen-Torn, Hammar e Banchi, fa assoluta-
mente difetto un rivestimento epiteliale (endoteliale), e quindi non e
il caso di parlare di glandole.
Intanto, nolle articolazioni havvi un secrete, e si avverti per-
- 194 -
cio il Li villi che in questa guisa egli doveva ritenere la sinovia
come un prodotto di secrezione degli elementi connettivali rivestenti
il cavo arfcicolare. Fattagli osservare la contraddizione in cui era ca-
duto, il Livini risponde a) col rilevare che io male adopero indif-
ferentemente le parole epitelio ed endotelio, b) che oggiyiorno si i
concordi nel considerare I'endotelio come un tessuto che per la forma
e disposizione degli elementi e in ttitto simile ad un epitelio pavimen-
toso semplice, diversiflcando i due tessuti 1' uno dall'altro soltanto
per la differente origine, c) che le capsule sinoviali non hanno ri-
vestimento ne epitehale, ne endoteliale, ed in camhio hanno in su-
perficie gh elementi connettivaU fittissimi da simulare qua un epi-
telio bemplice e la un epiteho composto (stratificato ?).
Comincio col dirgli che adoperando indifferentemente le parole
epiteho ed endotelio ho seguito lui, e quindi tutt'al piii mi avrebbe
dovuto rimproverare di averne imitate il cattivo esempio. Ma non
voglio ripararmi dietro una si magra scusa. Io avevo, in cambio,
creduto che il Livini considerasse per quehi che veramente sono
gh epitehi e gh endotelii, cioe per una sola famiglia di tessuti, di-
versi per grade e, piii che per origine, per il site, ove si trovano.
Ma il dott. Livini ripete ancora I'errore di considerare gli uni per
epitehi genuini e gh altri per pseudo-epiteln, e quindi ripete I'errore
che I'endoteho non abbia se non la forma deh'epiteho pavimentoso
semphce, mentre e notissimo che I'endoteho, oltre questa forma,
puo presentare la cubica, la cilindrica e perftno la vibratile, come
un esempio classico si ha nella cavita pleuroperitoneale dei batracii.
Inoltre, non e interamente esatto che I'epitelio si origina dai
due foglietti blastodermici primitivi e I'endotelio dal mesenchima,
dappoiche e orainai ovvio che I'endoteho del celoma negii animali
a tipo enterocehco sia di genesi entodermica o del foglietto primi-
tive interne.
Insomma, pare che il Livini stia ancora alia dottrina di His
per quanto riguarda I'epitelio e I'endotelio, che non ostante pur ado-
pera indifferentemente.
II dott. Livini termina con I'insistere nel non riconoscere iiel-
I'ovario una glandola e nel rifiutare all' novo il valore di un prodotto
di elaborazione morfologica della stessa, e cio pel fatto che le ri-
cerche di Eigenmann hanno dimostrato nel Cymatogaster che la
differenziazione delle cellule sessuali sia gia constatabile alio stadio di
32 blastomeri. Ora io qui potrei fare una lunga divagazione per li-
levare che nehe parole del Livini e una fitta confusione di questioni
disparatissime. Mi limito a richiamare solo Tattcnzione del lettore
- 195 -
sulla circostanza che tutti i lavori nel senso di Weismann hanno
voluto dimostrare questa differenziazione precoce degli elementi ses-
suali nel materiale di segmentazione, ma die da questo a negare
la individualita istologica e flsiologica deH'ovario mi pare addirittura
un'assurdita, tanto piu che 1' uovo maturo, pur legandosi origina-
riamente alle uova primordiali ed alle cellule germinali, ha subito
tali e tanti cangiamenti, per i quah vi e assoluto bisogno di un
lavorio complesso di elaborazione secernente da parte dell'ovario.
In conclusione, le osservazioni del dott. Livini quando non
sono sorrette da pregiudizii scolastici rivelano difetto tanto nella
storia quanto nello state presente delle questioni annodantisi all'ar-
gomento, e quindi mi pare che esse non valgano a scuotere la so-
hdita della nuova classificazione da me proposta.
UNIONE ZOOLOGICA ITALIANAW
A VVISO. ^"--^
Si pregano caldamente i siguori Socii che non hanno ancora versata la
quota sociale del cori'ente anno 190i di volersi mettere subito in I'egola con
l.i cassa (a norma dell'art. 4 dello Statute) inviandola {per cartolina vaglia)
al Segretario-Cassiere
Napoli 27 marzo 1902
Prof. Fr. Sav. Monticelli
I.stituto Zoologico, E,. Universita di Napoli.
Ill AsseiiiMea oriiiiaria e GouKpo Zoologico Nazionale in Roina.
Egrbgio Collega,
Come fu deliberato nella seconda assemblea dell'Unione Zoologica italiana
tenutasi in Napoli nell'aprile del 1901, si terr^ quest'anno in Roma la terza
assemblea ordinaria e Conveguo Zoologico nazionale nel prossimo autunno.
II Comitato ordinatore del Convegno, invita pertanto ad intervenire a
questa assemblea e Convegno a nome della Presidenza dell'U. Z- I., non solo
i soci, ma ancora le altre Societi italiane di Zoologia e di tutte le discipline
affini e quanti in Italia si interessano agli studii di biologia. E saranno an-
- 196 -
cora ospiti graclifci tutti quegli stranieri che volessero onorare della loro pre-
senza queste aclunanze della nostra Unione (1).
II Comitato prega tutti coloro che intendono intervenire al Coavegno
Zoologico di Koraa di inviare la loro adesione, non oltre il 1° ottobre 1902.
I socii deirU. Z. I., che vorranno prender parte al Convegao dovranno
far pervenire al Segretario del Comitato ordinatore, dott. Felice Supino {Isti-
tuto di Anatomia comparata, Via Agontino Depretis, Roma), L. 2 mediante car-
tolina vaglia. Essi riceveranno, nel prossimo ottobre, una tessera d'iscrizione e
le carte di riconoscimento per usufruire dei ribassi sulle ferrovie e sui pi-
roscafi.
Gli estranei all'Unione godranno degli stessi vantaggi dei Socii. La loro
quota di adesione e fissata per6 in L. 5.
La tessera d'iscrizione dk diritto a tutti gli aderenti a ritirare dalla Se-
greteria del Convegno in Roma la tessera-programma, il distintivo del Con-
vegno e quanto altro a questo si riferisce onde poter godere dei vantaggi
ferroviari (2).
L'iscrizione potra pure ottenersi direttamente nell'ufficio di Segreteria in
Roma ; in tal caso non si ha diritto a riduzioni sul prezzo del viaggio.
II programma del convegno d stdbilito come segue:
GrioTedi 30 Ottobre — Riunione dell'ufficio di Presidenza e del Comitato
ordinatore.
Venerdi 31 Ottobre — Ore ant. - Seduta inaugurale.
Ore pom. - Seduta scientifica.
Sabato 1 Novembre — Ore ant. - Seduta scientiiica;
Domenica 2 Novembre — Gita ai Castelli Romani.
Lunedi 3 Novembre — Ore ant. - Seduta scientifica per le dimostrazioni.
» pom. - Seduta amministrativa (elezione delle
cariche sociali), e chiusura del Convegno.
Alia .sera Banchetto sociale.
Gli aderenti al convegno che intendono di fare delle comunicazioni scien-
tifiche, dimostrazioni di preparati, ecc, sono vivamente pregati di darne no-
tizia possibilmente, nella prima quindicina di Ottobre, con lettera, al Segre-
tario deirUnione prof. Fr. Sav. Monticelli (Istituto Zoologico, R. UniversitA,
Napoli).
IL COMITATO ORDINATORE
F. Todaro Presidente, B. Grassi, L. Luciani, R. Pirotta, R. Versari, D. Vin-
ciguerra, M. Cermenati, M. Lanzi, F. Supino Segretario.
(1) Perch6 al Convegno potessero prender parte tutti i Soci,il Comitato promotore, tenuto conto
dell'epoca di questo, ha fatto pratiche presso il Ministero peixh^ conceda speciale permesso di inter-
venirvi ai Professor! delle scuole secondai'ie.
(2) Agli aderenti al Convegno Zoologico, inuniti della tessera personale e delle carte di ricono-
scimento rilasciate dal Comitato, le Societa delle ferrovie Adriatichc, Mediterranee, Sicule e Venete
concedono per un periodo di tempo dal 25 ottobre al 10 novembre il ribasso consueto del 30 al 50 "(j
se;ondo il percorso; la Society delle Ferrovie barde il 30 "[g; la Navigazione generale italiana il 50 0(9
Miiipre che il v'aggio si compia nel tempo indicato suUa carta di riconoscimento e secondo le norme
stampate a tergo della medesima.
CosiMO Cherubini, Amministratore-responsabile.
Firenze, 1908. — Tip. L. Niccolai , Via Faeuia , 44.
^i^osi-vio Z;OOIL.OC3-IOO
PUHLICATO SOTTO GLI AUSPICI BELLA
UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA
PER CURA
DEL CONSIGLIO DIEETTIVO
Lo studio delle scienze biologiche e della zoologia in particolare ha acqui-
hlato in Italia, durante I'ultirao mezzo secolo, sempre piu numerosi cultori.
Col numero di questi, e cresciuto sempre piu quello dei lavori scientifici.
Ma i mezzi per pubblicare in Italia quei lavori sono ancora insufficienti.
Per quanto importanti pubblicazioni vengano fatte a cura di singoli istituti
e musei, accogliendo anche lavori di estranei, e non ostante il prof. Todaro
abbia generosamente aperto agli scienziati di tutte le scuole il periodico de-
stinato in origine ai soli lavori del suo laboratorio di Anatoraia, buona parte
dol!a produzione zoologica nazionale e tuttora costretta ad emigrare all'estero,
dove i giornali scientifici, massime tedeschi, le concedono larga ospitalita.
JJUnicn'i Zoologica Italiana, costituitasi or sono due anni, ha vivamente
sentito quella mancanza ed ha formulate il voto che un nuovo periodico possa
presto vedere la luce ed essere I'espressione del lavoro Zoologico italiano.
Abbiamo raccolto quel voto : sotto gli auspici dell' Unione Zoologica ci
proponiamo d' incominciare la pubblicazione di un Archivio Zoologho desti-
nato ad accogliere lavori scritti in lingua italiana e latina e rif'erentisi a
tutti i rami della zoologia intesa nel suo piu ampio significato, qualunque
sia il loro indirizzo. Avremo cura che la forma tipografica e 1' esecuzione
delle tavole siano tali da sostenere il confronto con le piu riputate pubbli-
cazioni ejstere del genere.
h^ Archivio Zoologico si pubblicheri a fascicoli senza periodo determinato;
questi fascicoli saranno messi in vendita ad un prozzo che verra fissato volta
per volta, secondo il costo della stampa e delle tavole. Tre o quattro fascicoli
formeranno un volume di circa 400 pagine con nuraerose tavole.
L'accoglienza che il primo fascicolo ricevera dal pubblico. se, come ci
lusinghiamo, sar^ favorevole, varri ad assicurare la vita deW Archivio e c' in-
coraggeri a continuare nella nostra impresa.
In tale caso apriremo associazioni a pagamento anticipato per 1' intiero
volume, il cui prezzo sar^ inferiore a quello dei fascicoli acquistati separata-
mente.
La casa libraria W. Junk di Berlino N. W. 5 assume 1' esclusiva rap-
presentanza e comm'issione deW Archivio Zoologico per I'estero. Per 1' Italia la
gestione e provvisoriamente afifidata al Segretario dell' Unione Zoologica Ita-
liana (I).
II Gonsiglio dh'ettivo
dell' Unione Zoologica Itahana.
(1) Attualmente Prof. Fr. Cav. M o nt ice. Hi (Istituto Zoologico della K. Uiiiversit£i di Napoli),
ARGHIVIO ITAliIfldO
DI
AHATOiyilfl BD, EJUBllIOLOGIft
PUBBLICATO DA
D. BALDI, Pisa — D. BERTELLI, Fadova — S. BIANCHI, Siena
Cx. CKIARUGI, Firenze — E. GIACOMINI, Ferugia — L. GIANNELLI, Ferrarn
P. LAGHI, Genooa — G. ROMITI, Fisd, — U. ROSSI, Perugia
R. STADERINI, Catania - G. VALENTI, Bologna
E DIRETTO
DA
Qr. CHIARUG-I.
L'Archivio Italiano di Anatomia e di Embriologia si pubblica in tre f'asci-
coli clio formeraimo ogni anno un volume di pagine 500 a GOO, con illustrazioni
e con tavolo.
II pi'ezzo annuo di abbonamento e:
Per ritalia L. 30.
Per I'Estero Fr. 31,50 comprese le spese di spedizione.
II terzo f'ascicoio dell'Archivio vedra la luce nel prossimo Settembre 1902.
Per quanto riguarda la Direzione rivolgersi al prof. G. Chiarugi, Istituto
Anatomico, Via AUani 33, Firenze.
Per quanto riguarda I'Ammiiiistrazione dirigersi alia Ditta LUIGI NICCO-
LAI, Editore, Via Faenza 44, Firenze.
Milano - Via G-. Revere, S - IVtilano
UNIGA FABBRICA NAZIONALE
DI IVIICROSCOPI ED ACCESSORI
DITTA FORNITRICE
di tutti i Gabinetti Uiiiversitari del Regno
MICROSCOPIO GRANDE MODELLO
con cremagliera, apparato Abbe, diafrarama
ad iride, tavolino in ebanite, revolver, due
obbiettivi a secco 3 e 7*, uno ad immeisione
omogenea Via"? *^"^ oculari 2 e 4; il tutto
posto in elegante armadietto in mogano
L. 400
(ingrandimenti fino a 1000 diavietri)
NuoYo oMellivo 7i5" Seuiiapocroiiiatico
IMMERSIONE OMOGENEA
bUbiettivo raccomandato per la grande po-
tenza e per la sua durata (Vedi Zeit-
schrift filr icissenschaft. Microscopie del
12 settembre 1894, Band XI, Heft 2)
II. 200 coi due oculari compensatori
4 ed 8.
CATALOGO GENERALE GRATIS
a semplice richiesta
Pagamenti rateali mensili
pei Sigg. Ufficiali sanitari comunali.
MonitoFe Zoologico Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana
DIRETTO
DAI DOTTORI
GIULIO CHIARUGI EU6ENI0 FICALBI
Prof, di Anatomia nmana Prof, di Anatmnia comp. e Zoologia
uel R. Istiiuto di Studi Super, in Kirenze nella R. Universita di Fadova
XJfficio di Direzione ed Amministrazione: Istituto Auatomico, Firenze.
12 numeri all' anno — Abbuonamento annuo L. 15.
XIII Anno Firenze, Agosto 1903 N. 8
SOMMABIO : Comunioazioni originali: Bortolotti C, Sviluppo e propaga-
zioiie delle Opalinine parassite del lombrico. (Con 4 figure). — Rossi G-.,
Di alcune proprieta microchiraiche delle isole del Langerhans. — Be-
retta A.., La raoltiplicazione cellulare nel midollo delle ossa del Riccia
durante I'ibernazioGe. — Meneghetti A. e Dall'Acqua XJ., Discesa
anomala del testicolo. (Con tav. IV). — Pag. 195-220.
Unione Zoologica Italiana. — Pag. 220.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione.
COMUNICAZIONI ORIGINALI
ISTITOTO ZOOLOGICO DKLLA. U. UNIVERSITA DI BOLOGNA.
Sviluppo e propagazione delle OpaIi?une parassite del lombrico.
DoTT. GIRO BORTOLOTTI.
(Con 4 figure)
Ricevuta 11 29 aprile 1902
fi vietata la riproduzione
Esaminando al microscopio il contenuto digerente di un gran
numero di Lomhricidi che volgarmente si distinguono col noma di
Lombrici, ci troviamo dmnanzi ad una vera fauna parassitaria che
Vive a spese del verme, senza pero, almeno apparentemente, arre-
cargli alcun danno.
- 19(3 -
lo mi propongo di trattare in particolare degli infusori appar-
tonenti alia famiglia delle Opalinine e clie sono i piu comuni e nu-
merosi ospiti dell' intestine del Lombrico. Le Opalinine sono infu-
sori che appartengono all'ordine degli Olotrichi ed al sottordine de-
gli Hymenostomidi. Esse si distinguono dalle Opaline^ notissimi in-
fusori viventi parassiti nelF intestine degli Anfibi, per caratteri se-
condari (vacuole pulsanti: organi adesivi unciniformi). Le Opalinine
che riscontrai nel Lombrico sono dei due generi Anoplophrya ed
Hoplitophrya e precisamente V Anoplophrya circulans St. e 1' Hopli-
tophrya Lumbrici. La prima non e tan to frequente, la seconda la
rinvenni in quasi tutti i vermi esaminati.
L\iu. circulans e lunga da O'l a 0'9 mm., ovoidale, come un
poco ritorta sopra il sue asse, uniformemente ciliata, col corpo ri-
gato longitudinalmente o debolmente spirale. A forte ingrandimento
si possono distinguere una membrana esterna sottilissima, un ecto-
plasma ialino ed un endoplasma granuloso. Si notano vacuole pul-
yanti in numero diverso situate lungo uno dei suoi bordi laterali.
E munita di un grosso macronucleo nastriforme ed assai lungo, rare
volte ovale a stento visibile nell'animale vivo, ben distinto nell'ani-
male flssato e colorato. Si osserva pure un piccolissimo micronu-
cleo situate di fianco al macronucleo, invisibile a fresco e con una
certa difflcolta anche nel preparato, soltanto in determinati periodi
della vita dell' infusorio C). L' Anoplophrya non presenta alcuna trac-
cia di bocca, di faringe, di ano,
L' Hoplitophrya Lumbrici St. e grossa quanto VAnoploprhya. II
corpo e di forma irregolarmente ovale non ritorto, rigato longitudi-
nalmente e con uniformita ricoperto di ciglia : si notano numerose
vacuole pulsanti. II macronucleo e nastriforme, del micronucleo non
potei in nessun case constatare la presenza ; non v'ha alcuna trac-
cia di bocca, di faringe, di ano. II carattere principale dell' Hoplito-
phrya e la presenza di un apparato adesivo sulla parte anteriore del
corpo, formate di una sostanza dura che secondo Stein e cornea
ed originata dalla membrana e dull'ectoplasma e secondo Btitschli
e solida ma non cornea, formatasi per indurimento locale e di facile
distruzione come I'anello adesivo delle Tricodine. Nelle diverse specie
di Hop)litophrya I'apparato detto anche della " lista trasversale „
non e ugualmente costituito. Nella Lumbrici lo potei bene osser-
(') [ nseloJi che seguii nell^i ricerche sono: Fissazioue al calore e al s'ibliinato 1 */j. Colorazione
con color! d'anilma e specialiiieiite cob la Vesuvina. Provai a lissare auche ai vapori di acido osmico,
ma con niinore risuliato.
- 197 -
vare. Esso e formato da un piccolo uncino diretto all' iiidietro e che
sporge sopra la superflcie ventrale. L'uncino rappresenta Testremita
di una breve linea obliqua (linea trasversale) che si scorge nell'ani-
male. Secondo Stein sarebbero due le linee trasversali che terminano
con l'uncino, una da una parte ed una dah'altra, come nelVHopU-
tophrya falcifera. II ramo sinistro nella Lumbrici sarebbe ridotto in
mode tale da non essere visibile, ma non del tutto scomparso p'er-
che un avanzo esisterebbe nella cosi detta " piega dell'animale „
" Falte „ dei tedeschi. II mio parere e che questo apparato ade-
sivo sia formato da una sostanza identica a quella delle ciglia e che
appunto sia costituito dalla fusione di un gran numero di queste.
Lo deduce dall' identico comportamento delle cigha e dell'apparato
sotto I'azione dei fissatori. Fissati rapidamente al calore gh infusori
alle volte si possono conservare in mode che tanto le ciglia, quanto
I'apparato adesivo siano ben distinti; con un piccolissimo eccesso
di calore o col subhmato queste formazioni scompaiono e non ho
mai osservato il case dell'esistenza dell' una e della mancanza del-
I'altra e reciprocamente. Quanto aR'aftermazione dello Stein che le
linee trasversah terminanti con 1' uncino siano state primitivamente
due e poi ridotte, io non la nego date che tale e la conformazione
dell'apparato in specie affini e perche I'animale in tutte le parti del
suo organism 0 ha subito una evoluzione regressiva, ma in quanto
all'avanzo del ramo sinistro, neppure coi maggiori ingrandimenti
r ho potato constatare e credo assolutamente che non ve ne sia
alcuna traccia.
Data cosi la descrizione generale dei due infusori verro dicendo
piu minutamente deUe singole parti.
Belle linee e delle ciglia. — Come abbiamo veduto tutto il corpo
delle Opalinine e rigato. II rigamento dipende dalla presenza di ft-
briUe muscolari che seguono la direzione dei solchi delle ciglia ed e
tanto pill evidente, quanto piii tende ad essere spirale. Secondo
Stein vi e un rapporto fra ciglia e hnee ed anzi e improbabile
che vi siano ciglia disposte sen'za linee. Le linee si distinguono tanto
a fresco che nel preparato, pero a forte ingrandimento.
Delia mancanza della bocca e dell'ano. — Quantunque senza dub-
bio la bocca e I'ano debbano essere stati un acquisto dei primitivi
ciliati, pure nelle Opalinine.^ come anche nolle Opcdine, tutti infusori
endoparassiti, la lore mancanza non e certo primitiva, ma seconda-
ria. Si puo aflfermare, come vedremo in seguito, che questi infusori
derivano da parenti che vivevano aho state libero o nella terra
umida o sulle erbe in decomposizione e che divenuti casuahiiente
- 198 -
parassiti, si sono adattati al nuovo ambiente, perdendo aiiche gra-
dualmente la bocca e I'ano ormai divenuti inutili. Infatti gii infu-
sori trovano nel corpo dell'ospite degli alimenti liquid! del tutto
preparati e direttamente assorbibili per dii!usione. Non sara inutile
notare die i Lombrici si cibano appunto e di terriccio e di foglie
fermentate onde e chiaro come I'infusorio abbia potuto penetrare ed
adattarsi nel tube digerente del vernie. Voglio tuttavia accennare
come diversi autori cerchino di dimostrare la mancanza delle parti
in questione come primitiva, fondandosi sulla generale semplicita di
questi animali.
Mi pare che si possa combattere questa osservazione, anclie tra-
lasciando i numerosissimi esempi che nella scala animale ci mostrano
I'azione riducente del parassitismo sopra tutte le parti dell'organi-
smo, pensando come non sia possibile ammettere che i primi infu-
sori, benche privi di bocca, ano ecc, siano stati parassiti. II Biit-
schli poi dice che le condizioni di movimento delle OpaVme e delle
Upalinine, sono in relazione con la presenza della bocca posta ge-
neralmente innanzi e quindi scorn parsa.
Delle vacuole contrattili. — Quanto alle vacuole contrattili esse
sono sempre chiaramente visibih negh individui adulti, negli mdivi-
dui giovanissimi rnancano. Si formano poi secondo alcuni ex novo,
secondo altri da piccolissime vacuole preesistenti. La loro funzione
e secretoria.
Del macro e del micronucleo. — Come dissi descrivendo i due
infusori neWHoplitophrya non potei constatare la presenza del mi-
cronucleo accanto al grosso macronucleo, micronucleo che potei in-
vece qualche volta mettere in evidenza neWAnoploplinja. Questo e
un fatto importantissimo e merita osservazioiie. La presenza del
micronucleo neWAnoplojJhrya ed in altre specie di HopUtoplirtje
affini alia lumbrici, condurrebbe, secondo Biitschli, alia conclu-
sione che tutte le opalinine provviste all'apparenza del solo ma-
cro tenessero anche il micronucleo difficile a vedersi stante la
sua piccolezza. Secondo Engelmann invece nelle opahnine con solo
macro si dovrebbe supporre un fenomeno di eta. Gli individui cioe,
non arriveranoo al possesso di un distiuto micronucleo che con il
processo della couiugazione. Egh ratfronta la sua teoria con altii
fatti tolti dal canipo degli infusori parassiti, Secondo me, dalle os-
servazioni fatte, mi pare che questa teoria dell'Engelmann possa
sussistere per i'AnoplopJirya circulans del lomljrico, nella quale a
punto si puo mettere in evidenza il micronucleo solamente in de-
terminati periodi deha vita deU'animale, quando cioe questi, come
- 199 -
vedremo in seguito, si prepara alia coniugazione ; ma per VHopli-
tophrya lumbrici che assolutamente non si coniuga, non credo si
possa parlare di fenomeiio di eta, bensi di assoluta mancanza.
E certo pero clie qui non siamo in presenza di una mancanza
primitiva, ma dobbiamo dare al fenomeno il significato di una ridu-
zione secondaria, come all'assenza della bocca, dell'ano ecc.
Sit'uazione dei parassiti e loro differenze nelle diverse posizionl
del tiibo digerente. — Sezionando qualche centinaio di vermi ho po-
tuto stabilire che non vi e una regola cosfcante neiraffluenza dei
parassiti in una parte o nell'altra del tube digerente. Alle volte e
fra le grosse pareti del ventrigho che numerose si muovono le Ho-
plUophri/e e le Anoplophrye^ alle volte nella parte superiore del-
I'intestino o nell'intestino medio, assai di rado si trovano numerosi
individui nella parte inferiore o rettale. Si puo pero lo stesso affer-
mare che nel maggior numero dei casi e nella parte deU'intestino
che segue immediatamente al ventriglio, che trovansi i parassiti in
numero maggiore e nel loro maggiore sviluppo. Nell'esofago del
verme ebbi occasione di osservare piii volte delle forme di passag-
gio (di cui diro piii innanzi) dai piccoh individui appena usciti daUa
cisti, aH'infasorio perfetto. Mai sia nell'esofago, sia nel ventrigho
notai forme in divisione agama (Anoplo. ed Hoplit.) ed in coniu-
gazione (Anopl.). Le forme in via di scissione si trovano numerose
nella parte superiore e media, quehe iu coniugazione nella media
deU'intestino. Col procedere verso la parte rettale gli individui di
HopUtophrya vanno generalmente diminuendo di volume e restrin-
gendosi sine all'incistidamento, le Anoplophrye subiscono la diminu-
zione prima ancora di coniugarsi, discendono poi anch'esse verso la
parte inferiore per rinchiudersi neha cisti.
MoUiplicazione e coniugazione. Le Opcdinine nel Lombrico si
moltiphcano per scissione agama.
^q\V HopUtophrya ho osservato un particolare mode di scissione.
L' infusorio si scinde senza subire notevole strozzamento, mante-
nendo la sua forma generale, tanto che alle volte se si potessero
riunire le due parti dell'animale appena diviso, si avrebbe 1' adulto
primitive. NeU'animale si cominciano da prima a distinguere due
linee oscure che partendo dalla periferia nella parte mediana del
corpo, si avanzano direttamente verso il centro. Le hnee che non
sono altro che fessure strettissime coi bordi rivestiti dal prolunga-
mento della membrana esterna, sono corte da principio, poi vanno
sempre piii avanzandosi I'una verso I'altra, finche giungono ad in-
contrarsi. Le due parti dell' animale restano per alcun po' di tempo
- 200 -
ancora aderenti, poi si staccano e la forma pressoche rettangolare
che presentano va rapidamente modificandosi, finche I'animale ar-
riva al completo punto di sviluppo. II macronucleo nelki scissione
viene naturalmente diviso come la restante parte del corpo, dallo
avanzarsi delle due fessure; e pare che una piccola parte di esse
venga eliminata, quella cioe che si trova nel centre lungo la linea
di divisione (Vedi Fig. 3). E importante anche notare come, prima
che le due meta delF Hoplitophrya in scissione si stacchino, si veda
tormarsi lentamente I'apparato adesivo in quella meta che ne e priva.
,#^
^
e
m
m
1^
o
O
O
M
Fig. 1.
Fig. 2.
Tu
Fi^. I. Hoplitophrya con un principio ili scissione, — Fig. 2. Hoplitophrya appena
Fig. 3. Hoplitophrya in uno stadio avanzato ili scissione con eliiiiinazione di una parte
nuclfo.
scissa. —
del macro
'^olV Anoplo2:)hrya la scissione avviene in un mode molto di-
verse. L'animale va restringendosi nella sua parte mediana e va
gi"adataniente prendendo la forma di otto sempre piii pronunciata
sine alio scindersi in due parti per la rottura del sottilissimo pe-
duncolo centrale. II macronucleo nastriforme segue le fasi del feno-
meno e dividendosi in due, va a far parte degli iiidividui figli. II
micron ucleo durante la scissione resta invisibile.
E noto che in quasi tutti gli infusori ad nn niiniero piu o meno
grande di scissioni, segne una specie di degenerazione che conduce
0 alia lore scomparsa, o si arresta col fenonieno della coniugazione.
- 201 -
Questo consiste In generale in uno scambio di parte del proprio mi-
cronucleo fra i due infusori coniugati. Moltiautori si sono occupati
della coniugazione degli infusori in genere e qualcuno anche in par-
ticolare delle Opalinine. Quanto alV Hoplitophrya dalle raie osserva-
zioni come non ho mai potuto mettere in evidenza il micronucleo,
cosi non ho mai riscontrato il fenomeno della coniugazione. Alcuni
protistologi invece, pur non avendolo mai osservato, suppongono
debba succedere, dopo che gii individui hanno subito un certo nu-
mero di suddivisioni per scissione, e la supposizione si basa sul
fatto, che al presente e conosciuto il fenomeno in infusori affini
come per esempio nelV Anoplophri/a del Lombrico. In questa infatti
oltre alia temporanea presenza del micronucleo, osservai, (benche
assai di rado), la coniugazione, Yidi degli individui coniugati ma di
dimensioni molto ridotte con macro e micronucleo evidente. Notai
durante la coniugazione, un sensibilissimo cambiamento di forma
nel macronucleo, prima nastriforme poi ovoidale.
Fig. 4.
Fig. 4. Anoplojjlirya in principio di scissions.
Lo Schneider che delle Opalinine si puo dire siasi occupato
solamente dal punto di vista della coniugazione, pure non asserisce
che poca cosa con certezza, intorno ai fenomeni nucleari. II macro-
nucleo, egh scrive, da prima nastriforme poi si frammenta in due
parti arrotondate e sembra avvenga uno scambio della meta dei
- 202 -
macronuclei. Fin qui le osservazioni, in seguito egli crede che en-
trambi i frammenti del macronucleo di ciascun individuo vadano
perduti o megiio vengano eliminati e che un nuovo macronucleo si
formi come prodotto del micronucleo. Dalla parte attiva die prende
il macronucleo nella coniugazione dell' Anoplophry a lo Schneider
deduce che nei cihati primitivi, privi di micronucleo, la coniugazione
abbia consistito aempliceraente in uno scambio di parti del macro-
nucleo e che cosi appunto avvenga ora nelV Hoplitophrya Lumbrici
che il micronucleo non presenta e che per tutti i suoi caratteri de-
nota un ritorno a condizioni primitive. Con queste considerazioni
I'autore vione a rafforzare I'ipotesi che V Hoplitophrya si coniughi.
Ho voluto riportare il pensiero di Schneider non perche a mio pa-
rere abbia un gran valore, giacche non si basa sopra osservazioni di
fatto, ma perche egli e solo che si sia occupato un po' estesamente
della questione. lo sono convinto che la coniugazione nell' Hoplito-
phrya non avvenga assolutamente perche neppure cercando in tutti
i modi di alterare le condizioni d'ambiente generalmentc ottime e
che sono di ostacolo alia rapida degeuerazione dell'infusorio, I'ho po-,
tuto osservare. Certo pero la mancanza del fenomeno non e primi-
tiva e V Hoplitophrya senza dubbio discende da antenati provvisti
di micronucleo deputato esclusivamante alia coniugazione e pas-
sando per lo stadio che attualmente ci presenta VAnoplophrya con
micronucleo temporaneo e macronucleo attivo, e per stadi ancor
pill avanzati di riduzione, e giunta alio state attuale.
Delle cisti. — Le Opalinine come la maggior parte degli infu-
sori si incistidano. L' Hoplitophrya s' incistida, trovandosi special-
mente nell' intestine medio e retto, quando ha subito un numero
grande di suddivisioni per scissione e le dimensioni del sue corpo
sono molto ridotte; s' incistida pure quando le condizioni ambiente
divengono airimprovviso sia naturalmente, sia artificialmente cat-
tive per la sua vita parassitaria.
L'infusorio da prima ritira le ciglia, poi comincia a secernere
una membrana giallastra che va gradatamente ingrossandosi per
I'aggiunta di nuovi strati dall'lnterno aU'esterno. Le vescicole pul-
santi coiitinuano a pulsare per un certo tratto auche sotto la mem-
brana poi scompaiono.
Tanto le cisti della prima specie che chiamero " normal! „,
quanto quelle della seconda che diro " casual! „ si formano nelio
stesso mode sopradetto, e nel lore aspetto esterno c' e da principio
poca differenza. Sono entrambe di forma rotondeggiante, giallognole
e di dimensioni molto minor! dell' animale adulto da cm derivano.
- 203 -
Ma in seguito le cisti " normali „ numerosissime in tutti i lom-
brici sani e nel terriccio dei loro escrementi, vanno evolvendosi. Se
ne notano in diversi stadi, con la membrana piu o meno ingrossata
non solo, ma anche col macronucleo o tiifcto intero o piii o meno
diviso tanto da dare alle cisti il carattere di una vera sporulazione.
Le altre cisti invece dope la loro rapida formazione non presentano
alcun difFerenziamento, sia nella membrana, sia nel macronucleo. E
importante notare clie le cisti di qiiesta seconda specie, o " ca-
sual! „ si osservano assai di rado e questo e naturale, perche anor-
mali sono le condizioni di loro formazione. lo appunto le osservai
in lombrici sezionati ed abbandonati per qualche tempo a se stessi
prima di esaminare il loro contenuto intestinale ed in lombrici morti
naturalmente sotto la campana dove li tenevo in osservazione. Non
le rinvenni mai negli escrementi. E certo che queste cisti casuali
protettive haimo pochissima importanza, come vedremo in seguito,
per la propagazione della specie, dato che raramente si formano e
data la loro esilita.
Le cisti " normali „ seguendo la nomenclatura usata dagli au-
tori in casi afflni, si possono chiamare anche cisti di " moltiphca-
zione „. Infatti nel loro interne il macronucleo che si e scisso in
pill parti prelude la scissione del protoplasma e quindi la forma-
zione di altrettanti piccoli individui, quanti sono i frammenti del
macronucleo, individui che in seguito usciranno dalla cisti quando
essa si trovera nelle condizioni opportune.
Quanto dXV Anoplophrya pur non trovandola di frequente nel
lombrico, tuttavia ho avuto campo di fare osservazioni abbastanza
numerose sulle sue cisti. Posso dire dunque che esse sono di di-
mensioni ancora minori delle cisti delV Hoplitophri/a^ specialmente
le " normali „ o di " moltiphcazione „. La piccolezza delle cisti
trova la sua spiegazione nel fatto che wqW Anoplophrya la coniuga-
zione avviene fra individui di dimensioni ridottissime e sono ap-
punto questi che di nuovo separati si incistidano. Le cisti sono
giallognole, rotondeggianti e nel loro interne il macronucleo va fram-
mentandosi. Del microuucleo non si puo constatarne le traccie nella
piccola cisti. Esistono pure d.Q\V Anoplophrya le cisti che ho chia-
mato " casuah „ e per i loro caratteri esterni non si distinguono
da quelle deW Hoplilophrya.
Della moltiplicazione dentro la cisti. — In entrambi gli infusoii
la moltiphcazione nella cisti e evidentissima, per il successive fram-
mentarsi del macronucleo e del protoplasma e la conseguente for-
mazione di tanti piccoli individui. II fenomeno e spiegabile anche
. . - 204 -
fisiologicamente per Y Anoplophrya, perche essa dopo un numero in-
cleterminato di scission! ripara con la coniugazione alia vitalita per-
duta e riacquista il potere di moltiplicarsi, non lo e, a mio parere,
per Y Hoplitoxjhrya che va lentamente degenerando (cioe diminuen-
do di volume e di vitalita) e ad un tratto si incistida e si molti-
plica.
Propagazione. — Le cisti di moltiplicazione delle due opalinine
vengono aU'esterno coi prodotti di eliminazione per I'apertura anale
del lombrico, e si mescolano al terriccio. Diluendo infatti degli
cscrementi di lombrico con acqua e cloroformio le cisti leggerissime
vengono a galla, per cui raccogiiendo una goccia del liquido super-
flciale con una provetta ed esaminandolo al microscopic, potei sem-
pre constatare la loro presenza. Si capisce come le cisti sparse per
ii terreno possano essere ingoiate dai lombrici: in questo modo il
parassita si propaga da un verme all'altro. Una prova indiscutibile
di questo fatto 1' abbiamo nella presenza delle cisti e clei piccoli in-
dividui che escono da esse nella parte superiore del tubo digerente
(esofago-ventriglio). Le cisti pervenute cosi nell' interne del lombrico
dopo poco tempo schiudono o per megiio dire si produce un foro
nel loro integumento e da questo escono i piccoli individui prov-
visti di nucleo che da prima rotondi vanno rapidamente crescendo
e prendendo la forma ovale dell'adulto. 8i possono osservare anche
numerosi gii involucri abbandonati delle cisti: sono leggerissimi,
spesso attaccati a qualche corpo estraneo ; alle volte conservano la
Ibrma priraitiva, altre volte causa il vuoto interne sono piegati e
schiacciati.
Mi sernbra opportune inline accennare ad un fatto osservato
dal Darwin che cioe: i lombrici sogliono qualche volta cibarsi del
loro simili giovani: questa potrebbe essere un'altra via per la pro-
pagazione delle opalinine.
Bibliografia
(1) Blitschli — Protozoa — Thierrelchs ersler hand lS87-f^9.
(2) Schneider — Aiiiie sur TAnopIophrya — Comp. rend, de I'Acad. Paris T. 100, ISSO.
(3) Lanessan — Protozoaires — T. I. de la Zoolngie g4n4rak;. ISS3.
(4) Delage — Protozoaires — 7'. I. de fc znolo<jie concrdte, ISiXS.
(5) Stein — Der Orgaiiismiis tier JiilnsionthicTe — Leijizo- 1SS7.
(6) Engeliiiann — Ueber liutwickluii'^ mid Fortpflanzury dcr infiisoricii — Morpliot, Jalirhncfi
187G.
- ^05 -
HBORA.TORIO Dl PATOLOGIA GENERALE DBLL'iSTITUTO DI STUDII SUFBRIORI DI FIRENZE
DIRETTO DAL PROF. A. LUSTIG
DoTT. GILBERTO ROSSI
Di alcune proprieta microchimiche delle isole del Langerhans.
Stndio critlco speiimentale
Kicevuto il 29 Maggio 1902.
E vietdta la riproduzione
II Mankowski nel 99 e 900 nel laboratorio di patologia gene-
rale del prof. Podwyssotzki in Kiew aveva fatta una serie di ri-
cerche di anatomia comparata, flsiologia, patologia sperimentale e
anatomia patologica con lo scope principale di riconoscere la natura
anatomica e il significato fisiologico delle [isole del Langerhans,
giungendo alle seguenti conclusioni.
1. Le isole del Langerhans sono senza dubbio parti di ghian-
dola pancreatica che hanno subita una trasformazione, esse sono
strettamente legate alle parti restanti della ghiandola ed hanno in co-
mune con esse i vasi sanguigni ed il dotto escretore. Manca per essi
una speciale e caratteristica capsula connettivale. Tra le cellule delle
isole e quelle dei lobuli pancreatici esiste una intiera serie di forme
di passaggio.
2. II protoplasma delle cellule delle isole ha una struttura
molto delicata e viene facilmente alterato dall' azione dei varii mezzi
flssativi e conservativi. Nolle sezioni di pezzi fissati secondo tutte
le regole neha soluzione di Flemming, il protoplasma delle cellule
delle isole si comporta in maniera molto caratteristica con la saf-
franina.
3. Verosimilmente questo comportamento del protoplasma
flssato con la saftranina, e dovuto a speciali proprieta chimiche che
possiede da vivo il protoplasma delle cellule delle isole.
4. II protoplasma vivente delle cellule delle isole agisce ri-
ducendo energicamente una soluzione di nitrato d'argento, iniettata
dal dotto escretore della ghiandola.
5. II numero delle isole del Langerhans si puo, come mo-
- 206 -
strano gli esperimenti negli animali della stessa specie e anche nello
stesso animale, ora aumentare e era diminuire, durante i vari pe-
riod! dell'attivita digestiva del pancreas.
6. II numero delle isole aumenta durante Tattivita e dimi-
nuisce durante il riposo.
7. Non c' e alcun dubbio che ie isole del Langerhans rap-
presentano uno degli stadii morfologici dell'attivita della ghiandola
pancreatica, che io propongo di chiamare stadio delle isole de Lan-
gerhans.
Ciascuna porzione di ghiandola deve alia fine della sua attivita
secretoria arrivare a questo stadio che rappresenta la manifesta-
zione della piii energica attivita.
8. II passaggio da uno stadio morfologico negli altri non si
presenta in tutti i lobuli della ghiandola, ma si vedono in una stessa
sezione parti in diversi stadii di attivita ; tali forme di passaggio si
osservano non solo tra i varii lobuli del pancreas, ma anche bra
le singole cellule dello stesso lobulo.
Contemporaneamente al lavoro deh' A. ne apparve uno del
Tschassownikow (2) il quale giunge alle stesse conclusioni, solo
dissente in cio che I'A. crede che le isole tornino a trasformarsi
in lobuli pancreatici, il Tschssownikow afferma che cio non av-
viene.
Seguirono poi i lavori di Schulze (3) e Ssoblew (4) i quahgiun-
gono ^a conclusioni diametralmente opposte ; che cioe le isole del
Langerhans sono formazioni a se, che non appartengono al si-
stema secretorio del pancreas ; che le isole considerate anatomica-
mente sono ghiandole sanguigne del tipo della ipofisi e quanto alia
funzione sono verosimiimente deputate a regolare il contenuto zuc-
cherino del sangue.
II Mankowski prende occasione da questi lavori per tornare
sulle sue esperienze ; siccome egli dalle esperienze nella legatura del
dotto escretore del pancreas del conigho e di singole parti della
stessa ghiandola nel cane era giunto riguardo alio isole, a conclu-
sioni opposte a quelle dello Schulze penso che forse le differenze
potessero dii)endere dai diversi animali adoperati e ripete le espe-
rienze dello Schulze (5).
II Manhowski sperimento in porcelhni d' India ponendo due
legature vicino alia coda del pancreas, e studiando poi, la parte tra
le due legature e le parti vicine.
Da queste ricerche per quanto emergano dei fatti interessanti
nulla apparisce che serva a risolvere la questione delle isole e I'A.
- 207 ~
crede piu conveniente a risolvere la questione uno studio delle isole
norma li.
Le cellule delle isole flssate inFIemming e colorate con saf-
franina o picroindigocarminio si mostrano piene di minutissimi gra-
nuli colorati.
Iniettando nei vasi del pancreas di un coniglio appena morto
una massa di gelatina, formalina e carminio, nelle sezioni della ghian-
dola si vede, su un fondo non colorato, una fitta rete di vasi ripieni
della sostanza iniettata; nei punti corrispondenti alle isole i vasi sono
molto dilatati: inoltre i nuclei delle cellule delle isole sono coloriti.
Se si inietta nei dotto pancreatico di un coniglio appena morto
una soluzione di nitrate d' argento al 1 %, al momento dell' iniezione
appaiono numerosi punti bianchi nei pancreas, in preparati non co-
loriti, fatti con pezzi di ghiandola induriti in alcool metilico e inclusi
in parafflna, si osserva aU'esame microscopico un fatto molto in-
teressante :
Nelle fette non colorite di un colore grigio chiaro si vedono
macchie nere o grigie-scure clie corrispondono alle isole del Lan-
gerhans; se si osserva una di queste macchio a forte ingrandi-
mento ci si puo persuadere che la colorazione nera e dovuta a una
grande quantita di finissime particelle di argento metallico o di os-
sido, particelle che si trovano esclusivamente nei protoplasma delle
cellule delle isole. Le restanti parti della ghiandola non contengono
questo precipitate d' argento.
Questo fatto dimostra secondo il Mankowski che le cellule
del pancreas, quando sono nello stadio di isole del Langerhans,
presentano non solo cambiamenti morfologici ma acquistano anche
delle speciah proprieta chimiche che trovano la loro espressione
iieha riduzione del nitrate d' argento.
La questione della natura delle isole del Langerhans e molto
complessa ne io intesi con questo lavoro di trattarla, solo volli ri-
pe tere alcune ricerche del Mankowski.
II M. afferma che nelle cellule dello stesso lobulo pancreatico
si possono trovare cellule appartenenti alle isole e cellule pancreati-
che comuni.
II Diamare, (6 e 7) il quale nei suoi lavori usciti poco prima di
quelh del M. giunse sulle isole del Langerhans a conclusioni dia-
metralmente opposte, combattendo il fatto asserito dal Giannelli (8)
dell'esistenza di canali tra i cordoni delle isole, diceva che essi sono
una semphce apparenza e che appartengono al tessuto zimogenico
il quale puo in varia guisa addentellarsi col tessuto delle isole e
- 208 -
compenetraiie, dal che derivano nel taglio le immagini piii illusorie
della promiscLiita. Questo argomento che il Diamare, fondandosi
suH'osservazione di molti preparati, opponeva al Giannelli per I'esi-
stenza di canali escretori si puo egualmente opporre all'M. sia ri-
guardo all'esistenza di canali escretori clie riguardo all'esistenza di
acini, alcune cellule dei quali sarebbero trasformate in cellule delle
isoie.
Quanto al comportamento del protoplasma delle cellule delle
isole con la saffranina esso era gia noto dai lavori del Diamare il
quale aveva anipiaraente discusso il fatto col Laguesse che cre-
deva che questo fatto si trovasse solo nei rettili (9).
II fatto della maggior vascolarizzazione delle isole del Langer-
hans e gia noto, e Diamare, Griannelli, Vassale ecc, ne avevano
parlato e discusso; il fatto poi che con la mistura iniettata dall'A.
i nuclei delle isole si colorino e gli altri no, si comprende benissimo
poiche la diffusione della sostanza colorante dei vasi sara tanto
maggiore, quanto piti fitto e il reticolo vascolare.
La riduzione del nitrate d'argento da parte delle cellule delle
isole e certamente molto interessante e in queste esperienze volh
portare le mie ricerche di controllo.
lo feci le mie esperienze nel cane e nel coniglio ; nel prime
perche volli esperimentando in due animali mettei'mi in piii larghe
condizioni di osservazioni ; nel secondo perche era quelle adoperato
dall'M.
Contemporaneamente al pancreas sperimentai anche nella pa-
rotide sperando di peter trarre qualche vantaggio dalla comparazio-
ne dei risultati ottenuti nei due organi, come difatti riuscii ad ot-
tenerne.
Feci iniezioni in 9 pancreas di cane e in 4 di conigho ed iniet-
tai le parotidi in 4 cani. Gli animali ei'ano adoperati subito dope
morti.
Per la iniezione mi servivo di una cannula di vetro che intro-
ducevo nel dotto Wirsungiano o nel dotto di Stenone, la can-
nula comunicava con un recipiente contenente la soluzione di ni-
trate d'argento, recipiente che io sollevavo piii o meno secondo la
pressione che volevo ottenere, e cosi potevo misurare la pressione
con la quale facevo I'iniezione.
Le soluzioni usate erano al 1 ^{o e al 2 °[„ di nitrate d'argento.
che io adoperavo erano freschissime e tenute fuori della luce ; i re-
cipienti con i quali facevo I'iniezione erano neri in raodo da evitare
la formazione di precipitati,
- 209 -
In jilcune esperienze tenni lungamente la soliizione alia luce del
solo, per provocare appositamente im fluissimo precipitate.
Gli organi iniettati erano esposti o no alia luce secondo le e-
sperienze, fissati in alcool, inclusi in parafflna e le sezioni osser-
vate in gran numero alcuno venivano colorite ed altre osservate
incolore.
Esperimenti sui cani. — Pancreas.
Osservazione prima. — Iniezione di una soluzione di nitrate
d'argento all'l o[o ad una altezza di 15 cm. lasciando agire I'appa-
recchio per un minute. Nella superficie del pancreas durante Tinie-
zione si vedono comparire delle piccolo macchie biancastre opache,
grosse come un capo di spillo. Fissati i pezzi in alcool si vedono
sulle sezioni non colorate, su un fondo cliiaro, delle macchie grigie
di una grandezza variabile da \/^ a 1 mm. nelle quail a forte ingran-
dimento si distinguono gli elementi ceilulari colorati quasi unifor-
memente. Nelle sezioni colorate si vedono le isole del L an gerhans
non colorite col nitrate d'argento.
Osservazione seconcla. — Iniezione di una soluzione all' 1 °io ad
una altezza di 50 cm. lasciando agire la pressione per 5 minuti.
Durante 1' iniezione si vedono le piccolo macchie biancastre sopra
descritte aumentare plan piano di grandezza, ed in alcuni punti
confluire. Nelle sezioni non colorite si ha presso a poco I'aspetto
che si aveva nella precedente osservazione, solo le macchie brune
sono piii grandi. Le isole del Langerhans nelle sezioni colorite si
vede che non hanno nulla che fare con queste macchie brune.
Da questi due primi esperimenti appare intanto che le piccolo
macchie bianche che appaiono alia superficie del pancreas durante
1' iniezione, non sono isole dal Langerhans e che esse corrispon-
dono ai punti dove arriva 1' iniezione, aumentando la pressione au-
mentano infatti di grandezza sine a confluire e ad invadere tutto
il pancreas. Queste macchie bianche si vedono nelle sezioni, quando
il nitrate d'argento si e ridotto, come macchie scure le quali nulla
hanno che fare con le isole.
Osservazione terza. — Facendo 1' iniezione ad una altezza di
1 metro e facendo agire la pressione per 10 minuti, si vede che
tutto il pancreas assume un colorite biancastro. Nelle sezioni non
colorite, si vede che il pancreas ha assunto un colore grigio. Qua e
la si vedono deUe zone dove il colore e un po' piu intense, nei cana-
licoh qualche granule di precipitate. Interne alle sezioni un bordo
oscuro dove il nitrato si e piii ridotto, a caus.a della Ivice diffusa,
- 210 -
alia quale furono tenuti i pezzetti durante la flssazione. Nelle se-
zioni colorate si vedono le isole, nelle quali non si vedono affatto
i granuli descritti dal M.
Osservazione qiiarta. — Iniezione di una soluzione all' 1 \ di
nitrate d'argento, non purissimo, tenuto lungaraente alia luce, e che
quande venne iniettata aveva acquistate un leggerissimo colore
bruno. L' iniezione venne fatta ad una altezza di 1 m. 7^ e duro
15 minuti. Nelle sezioni non colorite si vedono qua e la delle zone
biancastre tendenti un po' all'azzurro, esaminandole a forte ingrandi-
mento si vede che questo colorito e dovuto a un numero grandissimo
di finissirae granulazioni raccolte nei canalicoli e tra cellula e cellula.
In alcune di queste zone i granuli sono piii fitti in altre piii
scarsi. Colorando in varie maniere le sezioni, ci si puo persuadere
che queste zone nulla hanno che vedere con le isole del Langerhans,
esse hanno aspetto identico a quello delle descritte dal M. come
isole che hanno ridotto il nitrate d'argento, anche piij corrispondono
alia figura che questi ne da. In questa si vede che le granulazioni
sono raccolte nei canalicoli e tra cellula e cellula, malgrado che il M.
nella descrizione non dica questo. Granulazioni di argento ridotto si
trovano benche in minor quantita sparse per tutto il pancreas.
Un pezzetto di pancreas, cosi trattato, esposi lungamente alia
luce solare, ma ottenni di differente solo la stria di contorno nera
molto pill spessa, colorite le sezioni, apparve manifestamente che le
zone con granuh fltti non hanno che fare con le isole del Langer-
hans.
Esperimenti sui cani. — Parotide.
Nella parotide feci iniezioni seguendo lo stesso metodo ed ot-
tenni presso a poco gh stessi risultati.
Osservazione prima. — Iniezioni a 25 cm. per 2 minuti. Fondo
chiaro con macchie uniform!.
Osservazione seconda. — Pressione di 50 cm. per 10 minuti.
Fondo grigio con zone nere piii grandi.
Osservazione terza. — Iniezione con tubi neri e tutte le precauzio-
ni. Scarsi granuli sparsi qua e la per la sezione, no)i zone di granuli.
Osservazione quarta. — Iniezione con argento ridotta. Numerose
zone e granuh sparsi ovunque.
Esperimenti sui eonig-li.
Nei coniglio ripetei nei pancreas le stesse esperienze che avevo
fatte nei cane ottenendo i medesimi risultati.
- 211 -
Da questi esperimenti risulta dunque che le zone tinte in nero
considerate dal M. come isole del Langerlians, non lo sono perclie
nei preparati coloriti si vede che le due cose non hanno nulla che fare.
Che i granuli che I'A. dice esser di Ag. ridotto nolle cellule
delle isole, sono invece granuli di precipitate, prendendo infatti tutte
le precauzioni per evitare la riduzione del Nitrate d'Ag. le zone
mancano, mettendosi invece in condizioni favorevoli per avere pre-
cipitati le zone sono numerose e identiche a quelle dell'A.
La figura dell'A. mostra benissimo come tutti i granuli sono
raccolti principalmente in canahcoli e solo in molto minor quantita
sovrapposti al protoplasma cellulare.
I preparati infine fatti nolle parotidi mostrano delle zone iden-
tiche a quelle del Pancreas e anche cio dimostra che queste zone
non sono isole del Langerhans.
I numerosi punti bianchi che si vedono nel pancreas durante
I'iniezione non sono isole d^l Langerhans, infatti questi punti ap-
paiono solo al principio dell'iniezione, seguitando a far agire la pres-
sione essi si allargano sempre piti, confluiscono tra lore e tutto il
pancreas assume quel colore biancastro. Secondo me si tratta dei
punti nei quali prima arriva ad agire la soluzione di nitrato d'argento.
Nella osservazione 1^ infatti, sulla quale 1' iniezione fu fatta a
debole pressione e questa fu fatta agire poco tempo e fu cessata
quando ancora esistevano i puntolini bianchi, si vide infatti alia se-
zione che il nitrato d'argento aveva agito solo in piccolo zone dis-
seminate qua e la, come le zone bianche che si vedono a occhio nudo.
Bibliografla
(1) A. Mankowski. — Zur Mikro-Physiologie der Hankreasdriise Die Bedeutuny der Lanyer-
hans'chen Inseln. Kiew Nachrichten der Kaiserl. Universitdt IVOU.
(2) S. Tschasso wniko w. ^ Ueber die Struktur und die funktionellen Veriinderungen der Pan-
kreas-zellen. Varschau 1900.
(3) W. Schiilze. — Die Bedeutung der Langerliaus' chen iLseln iiu Pankreas. Archiv. fiir mikrosk.
Anatoiiiie. Bd. 56, n. ^, I'JOO.
(4) L. Ssobolew. — Zur Morphologie des Pankreas nach. Unterbindiing seines ^ usfuhrganges, bei
Diabetes und ein!gen anderen Btdiugungen. PetersbufQ. Dissert. 1901.
(5) A. Maiikowski. — Ueber die mikrosko|iisclieu Verandeiungen des Pankreas noch Unterbindung
einzelner Theile und neber einige mikrocheraische Besonderheiten der Langerhans' chen Inseln.
Archiv filr Mikrosliopische A)iatomie und EntwicklutKjsgesdtichtc. 1901. pog. 2SG.
(6) V. Diamarp. — Studii comparafi sulle isole di Langerhans del pancreas. Memoria I (Internat.
Monatschr. f. Anal. u. thys. 1899. Bd. 16. n. 7-8).
0) V. Diamare. — Sul valore anatomico e fisiologico delle isole di Langerhans. (Anat. Anzeiger,
1899. Bd. 16, n. 19)
(8) 1. Giannelli. — Sullo sviluppo del Pancreas e delle ghiindole intraparietali del tubo digestive
de^'Ii anfili urodrli. Monitore Zoologico Italiano. Anno li, n. 7.
(9) E. Laguesse. — Les tiots endocrines dans le pancreas de la v'pere. Association des Aiialomistes,
Session, 1899.
- 212
LABOK^TORIO DI ANiTOMIA PATOLOGICA DELLA B. UNIVERSITA DI BOLOGNA
DIRETTO DAL PROF. G. MARTINOTTI.
La moltiplicazione cellulare nel midollo deile ossa del riccio
durante I'ibernazione.
NoTA DEL DOTTOR ARTURO BERETTA.
Hicevuta il 13 Giujino 1902.
IS vietata la riprodu/ione.
II dott. Hansemann (1), due anni or sono, comunico allaSocieta
fisiologica di Berlino i risultati di alcune ricerche intorno all' in-
fluenza deir ibei-nazione sulla moltiplicazione cellulare.
L'autore e partito dalla supposizione che una rigenerazione fi-
siologica si abbia soltanto in quelle cellule che vengono eccitate
direfctamente da stimoli esfcerni, siano fisici, meccanici o termici; e'd
ha concluso che se mancano questi stimoli anche la rigenerazione
deve mancare completamente. Siccome non si puo artiflcialmente
mettere un animale in condizioni tali da sottrarlo a qualunque sti-
molo esterno, l'autore penso di ricorrere agli animali ibernanti nei
quali la natura ha riprodotte le condizioni desiderate. Ha percio
esaminati alcuni tessuti della marmotta e del riccio (epidermide,
mucosa pituitaria, intestino, esofago, testicoli ecc.) nei quali si ha
fisiologicamente una rigenerazione degli elementi, ed ha dimostrato
come durante il sonno invernale non si trovi in questi organi al-
cuna cellula in mitosi.
Quando pero egli produceva nel riccio in letargo una scalflttura
superficiale, ad es. sul naso, poteva riscontrare figure cariocinetiche,
le quali pero, invece che dopo 24 od al pii^i 48 ore, comparivano
solo dopo 4 0 6 giorni.
Da queste esperienze egli ritiene confermata la propria asser-
zione.
Le ricerche da me eseguite insieme al dottor Luigi Ba-
roncini (2) intorno alle modificazioiii istologiche nei vari organi del
mammiferi ibernanti (rene, cuore, capsule surrenali, sistema ner-
voso ecc.) verrebbero a conferniare le conclusioni del prof. Hanse-
mann, giacche in nessuno degh organi esaminati mai avemmo
- 213 ~
campo di riscontrare alcuna figura cariocinetica. A questo proposito
pero giova ricordare che pur non trovando negli organi da noi esa-
minati figure cariocinetiche, non ci sentiamo tuttavia autorizzati a
concludere che non vi sia moltiplicazione cellulare, potendo questa
avvenire per semplice divisione diretta ; ed anzi in questo senso
potrebbero interpretarsi alcuni gruppi di nuclei riuniti a 2, 4, o piili.
che si possono -riscontrare con particolari disposizioni nell' interno
delle cellule dell'epitelio renale e che appunto offrono le apparenze
di cellule con la divisione diretta in atto.
Questi fatti potrebbero ricordare cio che e stato trovato negli
animali durante 1' inanizione dove, oltre a process! involutivi (quali
degenerazione granulo-grassa, atrofia semplice ecc.) furono riscon-
trati altresi processi attivi di cariocinesi (3), sebbene sia note a
tutti gli osservatori, che gli animali digiunanti presentano un mi-
nor numero di mitosi degli animali normalmente nutriti. Aggiungo
pero subito che sarebbe errore il volere paragonare semplicemente
il letargo del mammiferi ibernanti all' inanizione a cui furono sot-
toposti gli animali delle esperienze ricordate, perche se e vero che
neH'ibernazione abbiamo, come nel digiuno, I'astinenza quasi as-
soluta del cibo e della bevanda, altri fenomeni I'accompagnano e la
caratterizzano (come ad es. il riposo assoluto), condizioni particolari
di ereditarieta proprie di questi animah entrano in campo, talche
r ibernazione riveste i caratteri di funzionaUta fisiologica normale.
Nonostante i reperti negativi avuti da me e da Baroncini, e
le conclusioni dell' Hansemann, mi parve interessante esaminare
un organo di particolare importanza funzionale ed anatomica, voglio
dire il midollo osseo, nel quale prestamente ed in copia vanno pro-
ducendosi gli elementi del sangue, come da molte osservazioni e
risaputo. Aggiungo ancora che I'esame di questo organo nei mam-
miferi ibernanti in torpore, per quel che io mi sappia, non e ancora
stato fatto da alcuno ; esistono soltanto osservazioni su condizioni
affini in lavori sopra argomenti analoghi.
Cosi Sanfelice(4) studiando gh effetti del digiuno sul midoUo
delle ossa trovo, nei mammiferi, scomparsa deU'adipe, aumento di
leucociti, molti dei quali in fasi cariocinetiche, e diminuzione del
corpuscoh rossi giovani. Marquis (5) in un lavoro speciale suhe mo-
dificazioni del midoUo osseo degli anfibi nolle varie stagioni trovo
che neU' inverno il midollo osseo appare di costituzione grassa : egli
non accenna affatto alia presenza di figure cariocinetiche. Bizzoz-
zero e Torre (6) nelle rane tenute a digiuno hanno osservato au-
mento nel numero dei leucociti,
- 214 -
Come si vede si fatte osservazioni hanno soltanto una certa
relazione col presente argomento.
Per le mie ricerche impiegai alcuni ricci (Erynaceus europaeus)
animale che insieme alia marmotta servi pure alio studio dell' Ha n-
semann.
Li avevo in cattivita dal settembre, e li sacrificai nel gennaio
quando erano in letargo da un paio di mesi ed erano passati gia
7 giorni dall' ultimo risveglio.
A questo proposito giova ricordare che il sonno dei mammiferi
ibernanti non e continuo, come quello di altri animali che cadono
in letargo, ma interrotto da periodici risvegli durante i quali essi
emettono V urina raccolta in vescica, evacuano I'alvo ed alcuni fra
essi, non tutti pero, consumano i cibi accumulati durante la bella
stagione. Percio e giustiflcata la precauzione di sorvegliare il me-
mento di questi risvegli per non cadere nell'errore di esaminare or-
gani di animali ibernanti si, ma uccisi in un periodo di veglia.
A questo fine posi sul fondo delle casse, che mi servivano come
gabbie, un grosso strato di trucioU di legno e di paglia sotto il
quale i ricci rimasero durante tutto il tempo delle mie osservazioni ;
aggiunsi un recipiente per I'acqua ed uno pel cibo, giacche anche
durante il sonno lasciavo accanto agli animali il cibo consueto, ij
quale mi serviva come indice di un possibile risveglio dell'animale
sia nel giorno come nella notte. Per questo trovo inutile il ripor-
tare le singole temperature ambienti osservate e notate ; diro sol-
tanto che non vennero varcati quel limiti naturali di temperatura
nei quah I'lbernazione si compie (da -|- 10° a ■]- 5»), e che quindi
sui tessuti non venne ad agire uno stimolo termico determinato da
uno squilibrio di temperatura.
Come dissi erano gia passati 7 giorni dall' ultimo risveglio quando
sacrificai gli animali.
Asportati i femori ed aperte rapidamente le cavita midollai'i
con tanaghette ossivore, misi alcuni pezzetti di midollo in diversi
liquid! fissatori, quali sublimato (metodo Denys), liquido di Carney,
di F lemming (soluzione forte) ed alcool assoluto. Inclusi i pezzetti
in paraffina, colorai le sezioni con allume ed eosina, saffranina, sat-
franina ed acido cromico (metodo G. Martinotti), la quale ultima
colorazione mi diede i migliori risultati.
I preparati vennero esaminati cogli obbiettivi E. Zeiss, coll'ob-
biettivo ad immersione omogenea '/^a e cogli oculari 3 e 12 compen-
sator! Zeiss.
Con questi mezzi e facile peter riscontrare nel midollo delle
- 215 -
ossa alcune figure cariocinetiche (osservando con obbiettivo E (Zeiss)
se ne scorge una circa in ogni campo microscopico), figure benissimo
evidenti specialmente nelle sezioni colorate colla saffranina secondo
il metodo Martinotti. A tutta prima non e facile poter dire a quali
elementi le mitosi appartengano, tuttavia ripetuti e diligenti esami
mostrano clie queste si trovano in maggior numero in elementi
aventi i caratteri dei globuli sanguigni rossi e nei leucociti, alcune
rare altresi nelle cellule cosidette midollari.
Adunque contrariamente a quanto ha affermato I'Hansemann
in tesi generale, nel midollo osseo degli animali ibernanti si ha una
moltiplicazione cellulare indipendentemente da qualsiasi stimolo.
Cio si verifica in misura abbastanza rilevante se si tiene conto
che negh animali ibernanti il metabolismo generale e ridotto a pro-
porzioni minime avendosi, come si sa, diminuzione enorme nel nu-
mero dei battiti cardiaci e dei moti respiratori, ossidazione limitata
ed astinenza pressoche assoluta di cibo e di bevande. Quindi anche
il consumo dei corpuscoli sanguigni deve essere molto ridotto, ossia
in altre parole, lo stimolo flsiologico deve farsi sentire corrispon-
dentemente in misura molto hmitata.
Si osservi poi che il midollo osseo, nascosto entro la cavita mi-
dollare e assolutamente al coperto da qualsiasi h-ritazione esterna,
invocata dall'Hansemann quale momento causale necessario per la
produzione delle mitosi.
Bibliog'pafia
(1) HansemanD — Ueber den Einfluss des VX'jnterschlafes auf die Zellteilung. Verhandl. d. physiol.
Ges. in Berlin. Sitzung. vom 28 Januar 1898 — Archiv. f. Anal. n. PInjsiol. — Phi/s. Abllieilung
18 VS. S. ■262-3G3.
(2) Beretta e Baroncini — Ricerche istolo^iche suUe modificazioni degli organi nei mammiferi
ibernanti — Sistema nervoso centrale — Reni — Rifot ma Medica n. 93-94. Anno XVI —
Cuore — Ibid. n. 163-163, Anno XVI. — Capsule surrenali — Ibid. n. 7. Anno XVII.
(3) Ochotin — Congr^s dts la Socidtd des mddecines russes 1SS6.
(4) Sanfelice — Genesi dei corpuscoli rossi nel midollo delle ossa dei vertebrati — BoU. delta So-
cietd dei Natiiralisti in Napoli. Anno 3. fasc. 3. 1SS9.
(5) Marquis — Das Knochenuiark der Amphibien in den verschiedenen Jahreszeiten — Dorpat. 1S93.
pay. 38. e pag . 71 .
(6) Vedi in Sanfelice. Loc. cit. pag. 16.
(7) Dubois — Physiologie compar^e de la Marinotte — Paris 1896.
- 216 -
ISTITCTO ANATOMICO DI PADOVA DIKETTO DAL PKOF. D. BERTELLI.
DoTT. ANTONIO MENEGHETTl e Dott. UGO DALL'ACQUA
Discesa anomala del testicolo.
(Con tav. IV).
Kicevuta il 23 Giugno 1902.
fi vietata la ri|ii'oiluzione.
Fu osservato die il testicolo^ invece di percorrere il canale in-
guinale, passu attraverso a quelle femorale ; Forster (') raccolse sei
di questi casi, Englisch C^) due. II testicolo puo scendere al davanti
del canale femorale anche essendo uscito normalmente dal canale
inguinale; Chassaignac (^) riferisce due casi nei quali una difet-
tosa applicazione di cinto erniario aveva prodotto una tale ectopia.
Questo autore ricorda anche d'aver riscontrato una volta che il te-
sticolo era venuto a situarsi nella regione inguino-femorale passando
attraverso alia parete anteriore del canale inguinale.
Zuckerkandl (^) descrisse un testicolo atrofico contenuto in un
processo vaginale del peritoneo ancora aperto e giacente fra il mu-
scolo oblique interne e I'obliquo esterno deH'addome.
Gruber (^) in un individuo di diciotto anni trovo che 11 testi-
colo per la ristrettezza dell'anello inguinale sottocutaneo non aveva
potuto uscire dal canale ed era risalito al di sopra del legaraento
inguinale, fra I'aponevrosi dell'obliquo esterno ed il muscolo oblique
interne.
Norton {^) e Salzmann C) videro il testicolo situate nella
superficie anteriore dell'aponevrosi deH'obliquo esterno.
(*) Cfr. Borgstede Karl. Veber tinen Fall von Lcislenltoden. Diss. Freiburg iu Baden 1S99.
(*) Englisch J. Veber abnorme Lagerung des Hodens atisserhalb der Bauchhvle, (Wiener Kli-
nili. Heft XI, Wien, 1885).
(') Chassaignac. Bullettin de la Soei4te de chirurgie. T. Ill, Paris 1853, p. 166.
(*) Cfr. Kocher S. Die Kraiikheiten der mdnnlichen Geschlectsorgane. Stuttgart 1887 (Hand-
buch der deutscheu Chirurgie).
(^) Gruber W. Bin Fall von rechtseitigen Cryplorchie mil Lagerung des Tcslihels und seiner
Anhdnge zwischen d^n die vordere Wand des Canalis inguinalis bildenden Muschelschichten. (FiV-
chow's Archiv Bd. 73. S. 332j.
(') Norton. Case of mal-descended Testis, going in front of the caual inguinal (The. Lanret.
London 1870, vol. I, 4, p. :^iiO).
(J) V. Kocher S. loc. cit.
- 217 -
Lenliossek (') e Jordan (") descrissero due casi nei quali en-
train bi i testicoli occupavano la meta sinistra dello scroto ove s'era-
no portati passando per il canale inguinale, sinistro.
Inoltre il testicolo, disceso nello scroto, puo per cause diverse
ritornare neU'addome. Berchon (^) afferraa essersi cio verificato
iiel salto, Gintrac {^) in altri esercizi ginnastici, Salmuthius (^)
in seguito a coito troppo violento. Furono anche riferiti due casi,
I'uno da Scarpa C"), I'altro da Eckardt C) nei quali il testicolo era
dapprima disceso normalmente, ma poscia era rientrato nei ventre
e ridisceso nei canale femorale.
Godard, Muller, Le Dentu, Stocks (^) videro . che il testi-
colo uscito dall'anello inguinale sottocataneo s'era situate nella pie-
ga compresa fra scroto e coscia (ectopia scroto-femoralis).
Di ectopie perineal! Kocher C^) annovera quaranta casi raccolti
nella letteratura ; dopo la sua puljblicazione im altro caso fu comu-
nicato da Pollard C^).
Neir individuo caduto sotto la nostra osservazione il viscere
aveva prcso nella discesa un cammino del tutto nuovo.
Si ti'attava di un uomo di quarant'anni, di costituzione sche-
letrica norniaie, di mediocre svihippo muscolare, dell'altezza di me-
tri 1,70, venuto a morte in seguito a pneumonite.
L'aspetto esteriore della regione inguino-scrotale del due lati
non mostrava alcuna differenza dalla norma. Tolta la cute e la fa-
scia superficialo venne messa alio scoperto I'aponevrosi dell'obliquo
esterno die in ambedue i lati presentava, come di consueto, una
sottile aponevrosi d' invoglio.
A sinistra I'anello inguinale sottocutaneo si trovava nella sede
normale e misurava due centimetri in altezza ed uno in larghezza.
La region(3 inguinale di destra attiro in modo particolare la no-
stra attenzione, non soltanto perche nella solita sede non esisteva
alcuna traccia d'anello inguinale sottocutaneo, ma anche perche si
('i Lenliossek M. Ectopia testis transversa {Analoiaischer Anzeiijer, ISsa).
(•) Jordan M. Ein Fall von einseiti;;en Descensus testiculorum (Ectopia, testis t ati->versa. {Deut-
sche laedicinische, Woclienschrift, 13 August 18V5.
(•'j Berchon. Coinptes rendus de la Sec. bid ISTb.
(■*) Gintrac. Recue'l de mdd. miUt. 1866.
C*) V. Borgstede, loc. cit.
(^) Scarpa A. SuH'ernie, memorie anatomico-chirurgiohe. Ed. seconda Pavia 1819.
(') Cfr. Kocher loc. cit.
(*) Cfr. Kocher loc. cit.
(■') Cfr. Kocher loc. cit.
(•") Pollard Bilton. A case of perineal displacement of tiie Testicle 2 ^^, (The Lancet,, iS04,
vol. 2, n. i' (3608} p. 70).
- 218 -
allontanava dalla noi'ina la morfologia delle altro parti che costitui-
scono la regione inguinale.
La continuita dell' oponevrosi dell' oblique esterno cola ove
avrebbe dovuto trovarsi I'anello inguinale sottocutaneo, non appa-
riva affatto interrotta.
In cornspondenza alia meta interna del solco 1' aponevrosi era
ispessita in forma di tendine robusto, largo circa un centimetre, il
quale veniva ad inserirsi sul tubercolo pubico. Di qui la maggior
parte deile sue fibre si gettavano sul pettine del pube a formare il
legamento lacunare (di Gimbernat). (Vedi Tav. IV).
II tendine presentava una superficie superiore concava, una in-
feriore piuttosto plana, un margine anteriore col quale stava riu-
nita la fascia femorale, uno posteriore col quale veniva a congiun-
gersi la porzione d'aponevrosi dell'obliquo esterno situata nella
meta interna della regione inguinale. Le fibre dell'aponevrosi non
si potevano seguire piii in basso del margine posteriore del ten-
dine ; esse non pj'endevano parte alia costituzione del legamento
lacunare.
Le fibre del tendine, dope essersi inserite al tubercolo pubico,
non si gettavano in totalita sul pettine a formare il legamento la-
cunare ; alcune si espandevano sul corpo del pube riunendosi col
tendine di origine del lungo adduttore ; altre ancoi'a, quelle che nor-
malmente contribuiscono a formare il legamento riflesso (di Colles),
si dirigevano bensi in alto ed in dentro come di consueto, ma assu-
mevano diversi rapporti. E note infatti (') che a formare il legamento
ritlesso prendono parte due ordini di fibre : le -une provengono dal-
I'aponevrosi dell'obliquo esterno dell'altro lato ; queste dope essersi
incrociate nella hnea mediana si cohocano dorsalmente al pilastro
superiore dell' anello inguinale sottocutaneo e formano un lembo
aponevrotico triangolare, la base del quale riposa sul pube, uno dei
lati corrisponde alia linea mediana, ed il lato esterno attraversa il
fondo deH'anello inguinale sottocutaneo. Le altre derivano da quelle
fibre dell'aponevrosi del proprio lato che formano la meta interna
del legamento inguinale ; esse dal tubercolo pubico si riflettono in
dentro ed in alto e al di dietro del pilastro superiore dell' aneho
inguinale sottocutaneo si congiungono colle fibre incrociate dell'al-
tro lato rimanendo tuttavia in un piano ventrale.
Nel caso oggetto del nostro studio le fibre del tendine, al di
(') Dall'Acijiia U. Morfologia delle ajjonevrosi addoininali daWnomo. (Jl PofAcUnico, Vol. VIII
C, I'JOl).
- 219 -
dietro della porzione d'aponevrosi nella quale avrebbe dovuto essere
il pilastro superiore dell' anello inguinale sottooutaneo, si riunivano
strettamente a quelle incrociate dell'aponevrosi dell'altro lato, ma
collocandosi dorsalmente anziche ventralmente ad esse.
Le fihrae intercolumnares (le quali a sinistra erano assai poco
sviluppate^ formavano a destra un nastro flbroso abbastanza spesso
il quale nasceva dalla spina iliaca anteriore superiore e, seguendo
il solco dell'inguine, si gettava sull'aponevrosi dell' oblique esterno
circa a meta di detto solco. Adunque il muscolo oblique esterno,
privo com' era di un anello inguinale sottocutaneo, con un tendine
die occupava la meta interna del solco inguinale e con un fascio di
fihrae intercolumnares bene sviluppato ricordava assai da vicino la
morfologia dell'obliquo esterno dei roditori C).
II funicolo spermatico perforava la parete addominale a cm. 5.3
dal tubercolo pubico, sagittalmente ; di conseguenza 1' anello sotto-
cutaneo si trovava al davanti dell'anello addominale. (Vedi Tav. IV).
II prime era I'appresentato da una stretta apertura deH'aponevrosi
dell'obliquo esterno, situata in corrispondenza del solco inguinale e
compresa nell'angolo die il fascio delle fihrae intercolumnares get-
tandosi sull'aponevrosi dell'obliquo esterno formava col tendine di
questo muscolo. La forma dell' apertura era rotondeggiante ; i suoi
margini stavano ad immediato contatto del funicolo. Essendo essa
situata profondamente, nel limite tra coscia ed addonie, per poterla
bene osservare era necessario sospingere moderatamente la parete
addominale dal solco inguinale verso I'alto.
II funicolo, uscito dalle pareti addominali, decorreva sulla fac-
cia superiore del tendine dell'obliquo esterno accoltovi come in una
doccia; passava al davanti del tubercolo pubico e scendeva nello
scroto.
La fascia spermatica era molto sottile: la tonaca vaginale co-
mune e la propria non presentavano nulla d'anorraale. II testicolo
aveva dimensioni press'a poco uguali a quelle dell'altro lato.
Abbassando verso la coscia un lembo dell'aponevrosi dell' obli-
que esterno si metteva in evidenza la porzione inguinale dell'obli-
quo interne. Questa nella meta interna della regione possedeva un'a-
ponevrosi caudale di mediocre spessezza che, come di norma, si tro-
vava in rapporto verso I'alto col corpo muscolare, all' interne col-
I'aponevrosi d' inserzione, all' esterno colla porzione tendinea del
muscolo che s' inserisce alia spina iliaca anteriore superiore ; in
(') Cfr. DaH'Acqua U. — loc. cU.
- 220 -
basso, dopo essere passata dorsalmente al margine posteriore del
tendine deil'obliquo esterno, arrivava fino ai vasi femorali prenden-
do parte alia costituzione della loro guaina, aH'interno di essi s'in-
seriva sul pettine del pube intrecciando le proprie fibre con quelle
pettinee del tendine deil'obliquo esterno. L'aponevrosi deil'obliquo
interne offriva poi una particolarita molto rara ad incontrarsi, essa
cioe era riunita piuttosto tenaceinente colla corrispondente porzione
deiraponevrosi deil'obliquo esterno in modo die distaccare I'una
dall'altra riusciva assai difficile. Le fibre muscolari piii basse dei-
l'obliquo interne in vicinanza del confine fra corpo muscolare ed
aponevrosi caudale venivano perforate dagli elementi del funicolo al
quale mandavano un fascio cremasterico.
L'anello inguinale addominale, la fascia trasversale ed il mu-
scolo trasverso furono studiati dall' interne, tolto il peritoneo.
L'anello aveva forma ovale, il diametro verticale era di 11 mm.
il trasversale di 5 mm., 1' estremita superiore arrivava fino alle fi-
bre muscolari piii basse del trasverso, le quail inviavano al funicolo
un esile fascio cremasterico; 1' estremita inferiore riposava sul na-
strino ileopubico (Thomson). Quest' ultima estremita giaceva 3 mm.
al disopra del legamento inguinale, piu in basso quindi di quanto,
secondo gli Autori, comunemente si trova.
L'aponevrosi caudale del trasverso era separabile cosi dall' apo-
nevrosi caudale deil'obliquo interne come dalla fascia trasversale;
il nastrino ileo-pubico (che come e noto fa parte dell' aponevrosi
caudale del trasverso) terminava al tubercolo pubico.
II legamentum inter foveolare era chiararaente riconoscibile come
dipendenza della linea semicircolare (Douglas).
L'Lilteriore decorso degli elementi del funicolo aeH'interao del-
r addome appariva completamente normale.
NOTIZIE
Ai 7 del Luglio u. s. cessava di vivere in Bologna il Prof. Cesare Ta-
HUKFi che tenne la cattedra di Anat. Patol. in queirAteneo fino all'anno 1894.
La opercsita scientifica di lui, testimoniata dalle molte ed importanti
raemorie pubblicate, si svolse specialmente nel campo della Teraiolo(/ia, della
quale disciplina dettava ultima una Storia cospicua per mole ed erudiziono.
09] _
UNIONS ZOOLOGICA ITALIANA
A VV I S 0 .
Si pregano caldamente i signori Saeii che non hanno ancora versata la
quota sociale del corrente anno 1901 di volersi mettere subito in regola con
la cassa (a norma dell'art. 4 dello Statuto) inviandola {per cartolina vaglia)
al Segretario-Cassiere
Napoli 27 marzo 1902
Prof. Fr. Sav. Monticelli
Istituto Zoologico, R. Universita di Napoli.
III. AssciiiWea orMnaria e Cohtceuo Zoologico Naziouale in Roiiia.
Egregio Collega,
Come fu deliberato nella seconda asserablea dell'Unione Zoologica italiana
tenutasi in Napoli nell'aprile del 1901, si terr^ quest' anno in Roma la terza
assemblea ordinaria e Convegno Zoologico nazionale nel prossimo aatunno.
II Comitato ordinatore del Convegno, invita pertanto ad intervenire a
qaesta assemblea e Convegno a aome della Presidenza dell'U. Z. I., non solo
i soci, ma ancora le altre Societa italiane di Zoologia e di tutte le discipline
affini e quanti in Italia si interessano agli studii di biologia. E saranno an-
cora ospiti graditi tutti quegli stranieri che volessero onorare della loro pre-
senza queste adunanze della nostra Unione (1).
II Comitato prega tutti coloro che intendono intervenire al Convegno
Zoologico di Roma di inviare la loro adesione, non oltre il I" ottobre 1902.
I socii dell'U. Z. I., che vorranno prender parte al Convegno dovranno
far pervenire al Segretario del Comitato ordinatore, dott. Felice Supino {Isti-
tiito di Anatomia comparata, Via Agostino Depretis, Roma), L. 2 mediants car-
tolina vaglia. Essi riceveranuo, nel prossimo ottobre, una tessera d'iscrizione e
le carte di riconoscimento per usufruire dei ribassi sulle ferrovie e sui pi-
roscafi.
Gli estranei all'Unione godranno degli stessi vantaggi dei Socii. La loro
quota di adesione e fissata pero in L. 5.
La tessera d'iscrizione da diritto a tutti gli aderenti a ritirare dalla Se-
greteria del Convegno in Roma la tessera-programma, il distintivo del Con-
vegno e quanto altro a questo si riferisce onde poter godere dei vantaggi
ferroviari (2).
L'iscrizione potra pure ottenersi direttamente nell'uffif^io di Segreteria in
Roma ; in tal caso non si ha diritto a riduzioni sul prezzo del viaggio.
II programma del convegno e stdbilito come segue:
Giovedi 30 Ottobre — Riunione dell'uflScio di Presidenza e del Comitato
ordinatore.
Venerdi 31 Ottobre — Ore ant. - Seduta inaugurale.
Ore pom. - Seduta scientifica.
(1) Perch6 al Couvegno jiotessero prender parte tutti i Soci, il Comitato promotore, tenuto couto
dell'epoca di questo. ha fatto praliche presso il Miuistero perch^ conceda speciale permesso di in'er-
■veoirvi ai rrot'essori delle scuole secondarie.
(2) Agli aderenti al Convegno Zoologico, niuaitl della tessera personale e delle carte di ricon<j-
scimento rilasciate djl Comitato, le Societa delle ferrovie Adriatiche, Mediterranee, Sicule e Venete
concedono per un periodo di tempo dal 25 ottobre al 10 novembre il ribasso consueto del 30 al 50 *[|j
secondo il percorso; la Societal delle Ferrovie Sarde il 30*[Q;Ia Navigazione jrenerale italiana il 50 '[,
sempre che il viaggio si compia nel tempo indicato sulla carta di riconoscimento e secondo le nornie
stanipate a tergo della iiiedesinia.
_ ooo _
Sabato 1 Novembre
Domenica 2 Novembre
Lunedi 3 Novembre
Ore ant. - Seduta scientitica.
Gita ai Castelli Romani.
Ore ant. - Seduta scieutifica per le dimostrazioni.
» pom. - Seduta amministrativa (elezione delle
cariche sociali), e cliiusura del Convegno.
Alia s?era Banchetto sociale.
Gli aderenti al convegno che intendono di fare delle comunicazioni scien-
tifiche, dimostrazioni di preparati, ecc, sono vivamente pregati di darne no-
tizia possibilm.ente, nella prima qtiindicina di Ottobre, con iettera, al Segre-
tario dell'Unione prof. Fr. Sav. Monticelli (Istituto Zoologico, R. University
Napoli).
IL COMITATO OEDINATOEE
F. Todarp Presidente, B. Grassi, L. Luciani, R. Pirotta, R. Versari, D. Vin-
ciguerra, M. Cermenati, M. Lanzi, F. Supino Segretario.
CosiMO Chbrubini, Amministratore-responsabile.
Milano - Via Gr. Revere, S - ivnilano
UNICA FABBRICA NAZIONALE
DI MICROSCOPI ED ACCESSORI
DITTA FOIINITRICE
di tutti i Gabinetti UiuTersitari del Regno
MICROSCOPIO GRANDE MODELLO
con cremagliera, apparato Abbe, diaframma
ad iride, tavolino in ebanite, revolver, due
obbiettivi a secco 3e 7*, unoad immersione
omogenea Via"' ^^^ oculari 2 e 4; il tutto-
posto in elegante armadietto in mogano
L. 400
{ingrandiinenti fino a 1000 diametri)
Ndovo oljlieltivo Vis- Seiniapcroiualico
IMMESSIONE OMOGENEA
Obbiettivo raccomandato per la grande po*
tenza e per la sua duiata (Vedi Zeit-
schrift fiXr wissenachaft. Microscopie del
12 settembre lb94, Band XI, Heft 2)
L. 200 coi due oculari compensatori
4 ed 8.
CATALOGO GENERALE GRATIS
a seraplice richiesta
Pagamenti rateali mensili
pei Sigg- Ufficiali .sanitari comunalL
Firenze, 1902. — Tip. L. Niccolai , Via Faenza,4J.
MonitoFe Zoologieo Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiale deila Unione Zoologica italiana
DIKKTTO
DAI DOTTORI
GIULIO GHIARUGI EUGENIC nCALBI
Prof, di Anatomia iniiana Prof", di Anatomia comp. e Zoologia
Del R. Istituto di Studi Super, in Firenze nella R. Univei-sita di Padova
TJfficio di Direzione ed Amministrazione: Istituto Anatomico, Firenze^
12 numeri aH'auiio — Abbuonamento annuo L. 15.
XIII Anno Firenze, Settembre 190S N. &•
SOMMARIO: Biblikgrafja. Pag. 223-226.
CoMUNiCAZiONi ORiGiNALi: Orru jE., Sullo sviluppo della milza. (Con tav. V.:^).
— Beretta A.., Dell'influenza deH'accumulo dell'adipe sulla determina-
zione e sul decorso del sonno invernale nei mammiferi ibernanti. — I>al-
1'A.cqua U. e Meneghetti A.., Sulle arterie della f'accia neH'uoino.
— Ceccherelli G-., Sulle piastre motrici e suile fibrille ultraterminali
nei muscoli della lingua di Eana esculenta. — Pag. 227-247.
Unione Zoologica Italiana. — Pag. 247-248.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nei Monitore
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione.
BIBLIOGRAFIA
Si dh notizia soltanto dei lavori jpubblicati in Italia.
I. Seritti general! di Zoologia e di Anatomia.
Cameran. L. — Lo studio quautitativo degli organismi e gli indici di varia-
bilita, di variazione, di frequenza, di deviazione e di isolamento. — Boll.
Musei zool. ed anat. comp. Univ. Tomio, Vol. 16, N. 405, pp. 14. Torino 1901^
Camerano L. — Lo studio quantitativo degli organismi e gli indici di man-
canza, di correlazione e di asirametria. — Boll. Musei zool. ed anat. comp..
Univ. Torino, Vol. 16, N. 406, pp. 5. Torino 1901.
Camerano L. — Studio quantitativo statistico degli organismi. Tabelle pel
calcolo degli indici di deviazione. — Boll. Musei zool. ed anat. comp. Univ..
Torino, Vol. 16, N. 413, pp. 6. Torino 1901.
- 224 -
Capobianco F. — Tj'autodifesa dell'organisruo. — Incurabili, An. 11^ Fasc. 11-
12, pp. 321-346. Napoli 1902.
Doria G. e Gestro R. — ■ Annali del Museo Civico di Storia Naturale di Ge-
neva. Indies generale sisteraatico delle due prime serie (Vol. I, 1H70
a XL, 1901). — Genova, tip. Sordomuti, pp. 48, 1901.
Emery C. — La zoologia secondo il nuovo regolainento delle Facolta di Scienze.
— Atti Accad. Lincei (Rendtc), CI. Sc. fis., matem. e not., A71. 299, S. 5,
Vol. 11, Fasc. 12, 1" Sem., pp. 503-504. Roma 1902.
Feoizia C. — Un caso di simbiosi utilitaria reciproca. — Boll. Naturalista,
An. 22, N. 5, pp. 55-58. Siena 1902.
Grassi B. — Studi di uno Zoologo sulla malaria. Seconda edizione notevol-
mente accresciuta, con 21 tig. e 8 tav. — Vedi M. Z., XllI, 6, 125.
Mariani F. e Figari F. — Nota preventiva sul trapianto degli organi. —
Boll. Accad. med. Genova, An. 11, N. 3, pp. 131-134. Genova 1902.
Ottolenghi D. — Ricerche sperimentali sul trapianto della ghiandola salivare
sottomascellare. Con tig. — Giorn. Accad. Medicina Torino, An. 65, N. 3,
pp. 178-188. Torino 1902.
Pezzolini P. — Sugli innesti cutanei alia Krause. Contributo alio studio del-
I'autonoraia vitale dei tessuti. Con tav. X^^. — Arch. Sc. med., Vol. 26,
Fasc. 3, pp. 319-333. Torino 1902.
Volterra V. — Sui tentativi di applicazione delle Matematiche alle Scienze
biologiche e sociali. — Roma, tip. fratelli Pallotta, pp. 26, 1901.
II. Evoluzionismo biologico. Filogenia.
Moclii A. — La legge di Goethe. — Arch. Antropol. et Etnol., Vol. 32, Fasc. 1,
pp. 176-183. Firenze 1902.
III. Ontogenia (Embriogenia. Organogenia).
Addario C. — Sulla matrice del vitreo nell'occhio umano e degli animali. —
Vedi M. Z., XIII, 7, 167.
Addario C. — Sulla struttura del vitreo embrionale e de'neonati, sulla ma-
trice del vitreo e suU'origine della zonula. Con 9 tav. — Annali Ottalmologia,
An. 30 (1901), Fasc. 10-11, pp. 721-739 ; An. 31 (1902), Fasc. 3, 4 e 5,
pp. 141-154 e Fasc. 6-7, pp. 281-322. Pavia 1901 e 1902.
Ariola V. — La natura della partenogenesi neWArbacia pustulosa. Con tav. IX.
— Boll. Musei Zool. e Anat. compar. Univ. Genova, N. Ill (1901), pp. 12,
Genova.
Coggi A. — Nuove ricerche sullo sviluppo delle ampolle di Lorenzini. Nota I.
— Atti Accad. Lincei (Rendic.), CI. Sc. fis., matem. e nat.. An. 299, S. 5,
Vol. 11, Fasc. 7, P Sem., pp. 289-297. Roma 1902.
Coggi A. — Nuove ricerche sullo sviluppo delle ampolle di Lorenzini. Nota II.
— Atti Accad. Lincei (Rendic), Cl. Sc. fis., matem. e nat.. An. 299, S. 5,
Vol. 11, Fasc. 8, 1" Sem., pp. 338-340. Roma 1.902.
Cristalli G. — Contributo alia istogenesi del corpo luteo. Con tav. — Arch.
Ostetricia e Ginecol., An. 9, N. 5, pp. 272-288. Napoli 1902. Vedi anche :
Giorn. Associaz. Napolet. Medici e Natural., An. 12, Punt. 1, pp. 14-32.
Napoli 1902.
Cutore G. — Di un embrione di polio con amnios insufficientemente svilup-
pato ed estremo cefalico normale. Con 2 figg. — Monit. zool. ital., An. 13,
N. 4, pp. 88-90. Firenze 1902.
- 225 -
Dorello P. — Osservazioni sopra lo sviluppo del corpo calloso e sui rapporti
che esso assume colle varie formazioni dell'arco raarginale nel cervello
del maiale e di altri Mammiferi. — Atti Accad. Lincei (Rendic), CI. Sc.
fis., matem. e nat., An. 299, S. 5, Vol. 11, Fasc. 2, 2'^ Sem., pp. 58-63.
Roma 1902:
Favaro Gr, — Cenni anatomo-embriologici intorno al Musculus retractor ar-
cuum branchialium doraalis nei Teleostei. — Monit. zcol. ital., An. 13,
N. 5, pp. 119-124. Firenze 1902.
Ferroni E. — Note embriologiche ed anatoraiche sull'utero fetale. Con tav.
— Annali Ostetricia e Ginecol. , An. 24, N. 6, pp. 631-684, e N. 8, pp. 801-
869. Milano 1902. (Gontinua).
Flechsig P. — Ueber die Eatwickelungsgescbichtliclie (myelogenetische) Fla-
chengliederung der Grosshirnrinde des Menscben. — Vedi M. Z., XIII,
1, 166.
Ganfini C. — Struttara e sviluppo delle cellule interstiziali del testicolo. Con
tav. XV-XVIII. — Arch. ital. Anat. e Emhriol., Vol. 1, Fasc. 2, pp. 233-
294. Firenze 1902.
Giglic-Tos E. — Sugli organi brancbiali e laterali di senso nell' uomo nei
primordi del suo sviluppo. Con 4 figg. — Monit. zool. ital., An. 13, N. 5,
pp. 105-119. Firenze 1902.
Levi Or. — SuUo sviluppo del pronefros degli anfibi. — Rendic. Accad. med.-
fis. Fiorentina, Seduta 10 giugno 1902, in : Sperimentale (Arch. Biol. norm.
e patoL), An. 56, Fasc. 4, pp. 586-588. Firenze 1902.
Mazzarotto G. — Una vera superfetazione. — Gazzetta Ospedali, An. 23, N. 54,
2}p. 535-537. Milano 1902.
Mirto D. — La mielinizzazione del nervo ottico come segno di vita extraute-
rina protratta nei neonati prematuri ed a termine. Con tav. — Pisani,
Vol. 23, Fasc.l, pp. 5-31. Palermo 1902.
Oiiandi S. — Contribuzione alio studio della struttura e dello sviluppo della
glandula uropigetica degli uccelli. Con tav. II. — BoU. Musei Zool. e Anat.
compar. Univ. Genova, N. 114 (1902), pp. 11. Genova 1902.
Rossi XJ. — Sopra i lobi laterali della ipofisi. Parte la — Pesci (Selaci). Con
tav. XXI-XXV. — Arch. ital. Anat. e Emhriol, Vol. 1, Fasc. 2, pp. 362-
391. Firenze 1902.
Roster. — Note sulla vita e sulla vitalita dei nemaspermi. Con tav. — Boll.
Soc. toscana Ostetr. e Ginecol., An. 1, N. 4, pp. 61-67. Firenze 1902.
Salvi G. — L'origine ed il significato delle fossette laterali dell' ipofisi e delle
cavity premandibolari negli embrioni di alcuni Sauri. Con tav. XIII-XIV
e 10 figure nel testo. — Arch. ital. Anat. e Emhriol., Vol. 1, Fasc. 2,
pp. 197- 232. Firenze 1902.
Sterzi G. — Rechercbes sur I'anatomie comparee et sur I'ontogenese des me-
ninges. Resume de I'A. — Arch. ital. Biologie, Tome 37, Fasc. 2, pp. 257-
269. Turin 1902.
IV. Istologia.
Beretta A. — La raoltiplicazione cellulare nel midollo delle ossa del riccio
durante I'ibernazione. — Monit. zool. ital, An. 13, N. 8, pp. 212-215. Fi-
renze 1902.
Ceni C. e Pastrovich G. — Adaptation de la cellule nerveuse k I'byperacti-
vite lonctionnelle. Resume des Auteurs. — Arch, ital Biologie, Tome 37,
Fasc. 2, pp. 298-302 Turin 1902.
- 226 - >'
"u ^
Donaggio. — Suf^li apparati fibrillari endocellulari di conduzipne nei centri
nervosi dei vertebrati superiori. — Rendic. XI Congresso,. Soc. Freniatr.
ital, in: Riv. sperim. Freniatria, Vol. 28, Fasc. 1, pp. 108-109. Reggio-
Emilia 1902. , •■
Foa C. — Ricerche fisico-chimiche sul sangue normale. — Gioim. Ar.cad. Me-
dicina Torino, An. 05, N. 4-5, pp. 251-258. Torino 1902.
Grandis V. e Copello 0. — Studi sulla composizione chimica delle ceneri
della cartilagine in relazione col processo di ossificazione. — Arch. Sc,
med., Vol. 26, Fasc. 2, pp. 175-183. Torino 1902.
Livini F. — A proposito di una classiQcazione delle ghiandole. Replica al
Prof. G. Paladino. — Monit. zool. ital, An. 18, N. 6, pp. 129-136. Firenze
1902.
Mauca Gr. e Catterina G. — Intorno al coraportamento della resistenza dei
globuli rossi nucleati del sangue conservato a lungo fuori dell'organismo.
— Atti Mit. veneto Sc, Lett, ed Arti, An. accad. 1901-1902, Tamo 61 (S. 8,
T. 4), Disp. 3, pp. 203-219. Venezia 1902.
Molon C. e Gasparini G. — Ricerche fisico-chimiche del sangue nel digiuno.
Resistenza delle einazie — crioscopia — conducibiliti elettrica. Nota
prev. — Gazz. Ospedali, An. 23, N. 45, p. 439. Milano 1902.
Negri A. — Osservazioni sulla sostanza colorabile col rosso neutrale nelle
emazie dei vertebrati: nota riassunt. — Rendic. Istit. lomb. S^. e Lett.,
S. 2, Vol. 35, Fasc. 10, pp. 445-448. Milano 1902.
Paladino G. — In difesa della nuova classificazione delle glandole da me
proposta. Osservazioni alle considerazioni del dott. F. Livini. — Monit.
zool. ital, A7i. 13, N. 4, pp. 79-83. Firenze 1902.
Paladino G. — A proposito di una classificazione delle ghiandole. Risposta
alia Replica del dott. Livini. — Monit. zool. ital, An. 13, N. 7, pp. 190-
195. Firenze 1902.
Perroncito A — Studi ulteriori sulla terminazione dei nervi nei muscoli a
fibre striate. — Rendic. Istit. lomb. Sc. e Lett., S. 2, Vol. 35, Fasc. 16,
pp. 677-685. Milano 1902.
Tanzi E. — SuU'atrofia secondaria indiretta degli elementi nervosi : Ricerche
sperimentali ed un' osservazione di anoftalmia congenita in un cane. Con
fig. — Riv. Patol. nervosa e meat., Vol. 7, Fasc. 8, pp. 337-360. Firenze 1902.
Tridondani E. — II peso specifico del sangue inaterno e suoi rapporti collo
sviluppo e col sesso del feto. — Annali Ostetricia e Ginecol., An. 24, N. 5,
pp. 485-522. Milano 1902.
V. Tecnica.
Andres A. — Di un nuovo istrumento misuratore per la somatometria (so-
raatometro a compasso). Con 4 tav. — Rendic. Istit. lomb. Sc. e Lett, S. 2,
Vol 35, Fasc. 12, pp. 529-533. Milano 1902.
Cao G. — II valore numerico dell'uomo : Nuovo metodo per valutare lo svi-
luppo fisico. — Vedi M. Z., XIII, 7, 165.
Fenizia C. — Note di tecnica microscopica. — Riv. ital. Sc. nat.. An. 22,
N. 1-2, pp. 14-18. Siena 1902.
Mariani A. e Prati G. — Nuovo goniometro per misurare I'angolo facciale,
il prognatismo e tutti gli altri elementi del triangolo facciale. Con figg.
— Vedi M. Z., XIII, 7, 170.
Viola G. — Descrizione di una tecnica antropometrica ad uso clinico. Con
figg. — Morgagnl An. 44, Parte I, N. 5, pp. 261-299. Milano 1902.
- 227 -
ISTITUTO ANATOMICO DELLA R. UNIVERSITA ol CAGLIARI DIRETTO DAL PROF. LKGGE FRANCESCO.
DOTT. OERU EPISIO
SETTORE
Sullo sviluppo della milza.
(Con tav. V.a)
Ricevuta il 17 maggio 1902.
fi vietata la riproduzione.
A complemento, quasi, del miei precedenti lavori, ho voluto m-
traprendere lo studio sullo sviluppo della milza. Sebbene il mate-
riale ch' io disponga sia limitato ad una sola specie, al Gongylus
ocellahis, non essendomi state possibile procararmene altro, tutta-
via, io non credo privo d' importanza il presente lavoro, in quanto
puo permettermi numerose osservazioni, avendo arricchito la mia
collezione con sezioni di nuovi embrioni, ed anche perche, nei ret-
tili, lo sviluppo della milza venne meno studiato die in altre
specie.
Numerosissimi autori si occuparono dello studio dello sviluppo
della milza nelle diverse specie, ma ben disparate sono le conclu-
sioni cui arrivarono.
Cosi Peremeschko, nei mammiferi, ritiene die si sviluppi dal
mesogastrio, Pliisalix nei Selacei dal mesenterio duodenale, G-ray
negli uccelli dal mesenterio duodenale, Arnold e Bisclioff da un
blastema derivato dalla parete intestinale e comune al pancreas ed
alia milza.
II Toldt osservo, che la milza si sviluppava dall'epitelio del
celoma. II Laguesse, nei Teleostei e nei Selacei, die il tessuto
splenico e in origine un ispessimento del inesencliima in connessione
colla vena sotto-intestinale. Maurer invece ritiene, die la milza si
sviluppi dall'entoderma e cosi pure Kupffer, per mezzo delle sue
osservazioni fatte sullo Storione e sul Ammocoetes. Anche Retterer
ritiene la milza d'origine entodermica.
II Laguesse in un lavoro posteriore, pure riconfermando le
sue osservazioni fatte sui pesci, chiede se v' ha, tra I'opinione di
Maurer, Kupffer e la sua, una si profonda differenza. La genesi
mesodermica o mesenchimatosa d' un organo non e che un pro-
- 228 -
cesso derivato dalla genesi entodermica, perche mesoderma e me-
senchima non sono che dei prodotti deU'entoderraa. Egli conchiude
percio volentieri appoggiandosi sul lavoro del prof. Kupffer, come
sill suo, che nei pesci la milza deriva indirettamente deU'entoderma,
sia per 1' intermediario dell' epitelio del celoma e del mef^enchima
(il mesoderma degli autori essendo uii esempio di formazione ento-
dermica secondaria e non avendo il valore di foglietto), sia, in as-
senza d'una quantita notevole di mesenchima e nel caso di svi-
luppo rapido, per 1' intermediario della gemma pancreatica.
Lo lanosik, in tutti gli animali da lui esaminati, contraria-
mente a cio che osservo Kupffer, non trovo alcuna dipendenza della
milza dalla gemma pancreatica, ma non e neanche d' accordo con
Laguesse, perche, secondo lui, bisogna fare una differenza tra I'ori-
gine del tessuto mesenchimatoso e quella del tessuto che nasce di-
rettamente dall' epiteho mesodermico o mesoteUo, quantunque sia
vero che il mesotelio dia origine alle cellule del mesenchima, solo,
le cellule hanno cambiato di gia il loro carattere, perche alcuna
d' esse non puo produrre, in suo luogo, una cellula mesoteliale, che
ha conservato il suo carattere epiteliale. Se noi diciamo che una
formazione ha preso la sua origine a spese del mesenchima, o del
mesotelio, noi esprimiamo due cose differenti. Egli trovo, che il me-
soteUo adiacente comincia a proliflcare, quando le prime traccie della
milza incominciano a farsi vedere, vide questa proliferazione molto
accentuata negli embrioni di Lacerta. Le cellule che provengono dal
mesotelio si dispongono a gruppi, che costituiscono i centri di pro-
liferazione di Flemming. E un mode di vedere questo, che s' ac-
corda colle osservazioni di Toldt.
Negli embrioni di Lacerta, negh stadi piia avanzati, la prolifera-
zione non e pii^i cosi manifesta e cessa del tutto piii tardi. Le
gemme pancreatiche, che sono coUocate vicinissime all' abbozzo
della milza, sono sempre nettamente dehmitate.
II Kratz studio la milza diOWAlite ohstetricans e nella Rana
temporaria e ritiene, che si sviluppi dal mesenchima.
Woit studio la milza negli anflbi e negli uccelh, le sue osser-
vazioni concordano con quelle di Kupffer.
B. Choronschitzki osservo in vari animali, che la milza si
origina per 1' epitelio celomatico, per il mesenchima e per ceUule en-
toderraali che provengono dall' epiteho intestinale
Tonkoff studio lo sviluppo della milza noi rettili, uccelh e
mammiferi. Nei rettili osservo lo sviluppo della milza nella Lacerta
agilis e nei Crocodrilus hiporcatus.
- ■22^J -
111 tre embrioni di Lacerta osservo, che il limite caudale della
milza siede colla sua base nella dorsale parete della V. onfalo-me-
senterica. II mesenchimatoso abozzo della railza consiste di cellule con
nucleo rotondo e protoplasma scarso, il corpo di esse si serra siret-
tamente I'uno all'altro. L'epitelio del celoma, sul punto dello sviluppo
della milza, apparisce ispessito : il tessuto della milza e del pancreas
sono rigorosamente distinti I'uno dall'altro. In embrioni piii piccoli,
nello abbozzo della milza, osservo, che tra le cellule mesenchimatoso
a nucleo rotondo e a scarso protoplasma, in qualche tagho si trovano
isolate o riunite in due o tre, speciah grosse cellule, con grosso nu-
cleo e protoplasma trasparente. Anche in essi, il tessuto del pan-
creas dorsale dall' abbozzo della milza e separate. L'epitelio del ce-
loma, che corrisponde all' abbozzo della milza e molto ispessito, vi
si osservano delle cellule in cariocinesi e non esiste un limite netto
tra questo ed il mesenchima, gli elementi dell' uno vanno nell' altro.
Nel Crocodrilus Uporcatus non pote avere degli individui giovanis-
simi, e le sue osservazioni in essi fatte, corrispondono a quelle della
Lacerta agilis ; nega qualunque partecipazione dell' entoderma alio
sviluppo della milza ed ammette la partecipazione del celomepitelio,
come dimostrano le sue figure.
lo studiai lo sviluppo della milza nel Gongylus ocellatus. Fissai
gli embrioni, parte con sublimate acetico e parte con il hquido del
Bouin.
Ho fatto di essi le sezioni trasversali in serie e di qualcuno
anche longitudinah. Grli embrioni, che sottoposi alle mie osserva-
zioni avevano una lunghezza, che variava da 3 Vg a 14 mm.
Nell'animale adulto, la milza ha una lunghezza media di 5 mm.
ed una larghezza di un mm. e mezzo, si trova incastrata nel meso-
gastrio, ha la forma di un piccolo fagiuolo e proprio nella sua con-
cavita mediale, nel punto mediano, va ad unirsi quella porzione del
pancreas che io chiamai in un mio precedente lavoro (') splenico ;
nel punto d'unione questa porzione pancreatica diventa piii larga,
men tre e molto piii stretta nel tratto piii mediale.
Prendendo per base questi intimi rapporti del pancreas coUa
milza, io ricercai, nello studio dei diversi embrioni, quah modifica-
zioni avvenissero nelle parti, che circoscrivevano I'estremita del
pancreas dorsale.
Sapendosi che la milza comparisce dope lo sviluppo del pan-
(*) Sullo sviluppo del pancreas e del legato nel Gongylus ocell. — Boll, della R. Accad Med.
di Roma., An. XXV, Fate. 3.
- 230 -
creas dorsale, io mi servii, potrei dire, del pancreas, come pmito di
ritrovo per sorprendere i primi stadi di sviluppo della milza.
II prime embrione ch' io esaminai ha la lunghezza di 3 mm. e
mezzo, in esse si osserva gia il diverticolo del pancreas dorsale, si
iiota pm'e im maggiore spessore neU'epitelio celomatico di sinistra
in paragone a quelle di destra ed una curva abbastanza sensibile
in corrispondenza del diverticolo pancreatico, la quale forma una
leggiera convessita nella cavita del celoma. Nessuna cellula in cario-
cinesi osservai, in questo periodo, neU'epitelio, e questo e netta-
mente limitato dalle poche cellule di mesenchina che vi si osservano.
Embrione 2^. E piij sviluppato del precedente, presenta una lun-
ghezza di quattro mm. e mezzo. II diverticolo del pancreas dorsale
e molto pill sviluppato. L'epitelio del celoma di sinistra e molto piia
spesso che neU'embrione precedente ed inoitre vi si rileva una mag-
giore attivita per la presenza di qualche cellala in cariocinesi, che
vi si riscontra. Nel tratto dell'epiteho del celoma, che corrisponde
al diverticolo del pancreas dorsale, si nota la maggior apessiBzza, che
si continua, gradatamente diminuendo, anche nel tratto che corri-
sponde all'intestino.
Questo tratto viene distinto anche, perche una piccola incava-
tura Io separa lateralmente quasi dal resto, inoitre esse descrive
una piccola curva, che ho gia notato nel prime embrione e che si
nota in qualche sezione tanto cranialmente come caudalmente al
pancreas dorsale.
Embrione 3°. Misura mm. 5 e mezzo di lunghezza. L'epiteho
del celoma di sinistra, sebbene apparisca anche qui spesso, nel tratto
corrispondente al pancreas ed in poche sezioni piii craniaU e piu cau-
dali ad esse, si presenta piii spesso che nel resto. In alcani punti
v' ha un limite chiaro tra le cellule mesenchimah e I'epiteho celo-
matico, in altri punti in voce non v'ha alcun limite, ed alcuni gruppi
cellular! del mesenchima formano una continuazione coll'epiteho del
celoma. Un altro fatto piii importante qui si nota ; all' estremita
<lel pancreas dorsale, un' attiva proliferazione viene determinata dal
gran numero di cellule in cariocinesi che vi si riscontrano, e men-
tre il resto del pancreas rimane limitato chiaramente dal mesenchi-
ma circostante, in questo punto non e possibile riscontrare un limite
precise, ma le cellule pare che invadano il mesenchima che Io circonda.
In qualche sezione di quest'embrione, io riscontrai, nel mesen-
chima che circonda I'estremita dorsale del pancreas, qualche cellula,
che si dijfferenzia dalle altre per la grossezza, con un nucleo rotondo
e protoplasma abbondante e trasparente; queste cellule hanno tutta
- 231 -
I'apparenza d'un grosso corpuscolo sanguigno (fig. 1). Non saprei se
siano identiche a quelle risoonbrate dal Tonkoff, ma posso dire
con certezza, che non riscontrai altre cellule, che per grossezza si
differenziassero dalle altre.
Embrione 4o. Pure in quest'embrioue, della lunghezza di 7 mm.,
si nota il maggiore spessore dell'epitelio celomatico di sinistra in
rapporto a quello di destra, nel tratto corrispondente al pancreas
dorsale, ed in alcune sezioni caudali e craniali ad esso. E notevole
in questo il gran numero di corpuscoli rossi, che si trovano disse-
minati nel mesenchima sottostante all'epitelio notato, molti del quali
sono in cariocinesi. Anche in questo embrione, io, in certe sezioni.
non ho potuto assolutamente trovare una distinzione netta tra il
pancreas dorsale ed il mesenchima che lo avvolge ; le sue cellule
pare che si separino e vadano nel mesenchima.
In quest'embrione, lo strato del mesenchima interposto tra il
pancreas e I'epitelio celomatico e piia ampio ed una sporgenza piu
notevole si osserva, di questo tratto, nella cavita del celoma (fig. 2).
II 50 Embrione, della lunghezza di 7 mm. e mezzo, oltre ai
fatti precedentemente notati, dimostra piu chiaramente, come il
pancreas, a misura che si sviluppa, invade il mesenchima circostante
ed alcune sue cellule con esso si confondono. Infatti nella fig. 3 si
vedono dei gruppi cellulari aderenti al pancreas, che invadono il me-
senchima circostante e cosi pure nella fig. 4, che rappresenta un
ingrandimento maggiore d'una sezione successiva.
Negh embrioni 6°, 7o, 80. deUe rispettive lunghezze di 8, 9,
10 mm. si continuano ad osservare i fatti notati negli embrioni
precedenti ; I'epitelio del celoma, nel tratto corrispondente al pan-
creas, si mostra sempre spesso ed e in continua proliferazione, il
mesenchima corrispondente e piii stipato ed aho stesso tempo piu
ampio, tanto, che aumenta la curva del corrispondente epiteho nella
cavita del celoma. Si notano pure, in questo punto, molti vasi sangui-
gni. II pancreas, che e molto piii sviluppato, anche in questi em-
brioni non presenta in qualche sezione ed in qualche punto nes-
suna divisione dal mesenchima circostante, mentre in altre e chia-
ramente separate.
Embrione 9°. Quest'embrione della lunghezza di 12 mm. e
molto pill sviluppato dei precedenti ; la milza si osserva chiara-
mente in 64 sezioni dello spessore di 8 jj. ciascuna. Nolle prime se-
zioni caudah, la milza e rappresentata da un semicerchio che si
spinge nella cavita peritoneale, ed e hmitata lateralmente e ven-
tralraente, in parte, dalla vena onfalo-mesenterica. In queste sezioni
- 282 -
si osserva lo ispessimento deU'epitelio celomatico, ancora attiva in
esso si presenta la proliferazione celliilare, il resto e costituito da
cellule rotonde, 1' una all' altra addossate e da qualche corpuscolo
sanguigno in cariocinesi ; a misura che si procede cranialmente il
raggio di questo semicerchio aumenta fino alle sezioni in cui la
milza si trova in rapporto col pancreas, esso appare allora schiac-
ciato e circonda il pancreas dorsale. Alle sue due parti laterali la
milza e piii spessa, mentre al centre e piu sottile, cosicche, in
certe sezioni, il pancreas pare incuneato nella milza. Come pure in
molte sezioni e impossibile dire dove finisca la milza ed incominci
il pancreas : non esiste assolutamente una separazione ; il tessuto
deir uno pare che passi in quelle dell'altro (V. fig. 5). Nolle sezioni
dove la milza e' in rapporto col pancreas, molto piu compatto e il
sue tessuto, Sempre piu cranialmente, la milza diminuisce di esten-
sione, diventa piu stretta, a misura che perde i rapporti col pancreas.
Embrione 10'\ Quest' emhrione e il piii grosso della serie, della
lunghezza di 14 mm. In esso la milza puo dirsi quasi completa-
mente abbozzata. Nolle prime sezioni caudah, la milza si mostra di
forma circolare, separata completamente dalla vena onfalo-mesente-
rica, ma tosto riacquista questo rapporto, a misura che si procede
cranialmente. In queste prime sezioni si osserva la ricchezza sem-
pre maggiore dei vasi sanguigni, in paragone agli embrioni prece-
denti ; I'epitelio del celoma non appare piii ispessito. Nolle sezioni,
dove viene compreso anche il pancreas, la milza non si presenta
piii rotondeggiante di forma, ma assume la forma di semicerchio.
Anche in questo embrione non ho potuto vedere, in certi punti, una
divisione chiara tra il pancreas e la milza (fig. 6).
Nelle sezioni pih craniali ancora, la milza diminuisce di spes-
sore mentre aumenta in larghezza. Nelle ultime sezioni craniah, la
milza riacquista la sua figura rotondeggiante, fino ad essere com-
pletamente circolare.
Ho pure esaminato delle sezioni longitudinal! di embrioni di
varia lunghezza; ma anche in questi, in certi tratti, non potei ve-
dere una separazione netta tra pancreas e milza, mentre e chiaris-
sima in altri punti.
Dalle esposte osservazioni io ne deduce, che la milza incomin-
cia a svilupparsi poco dope I'apparizione del pancreas, che parte-
cipa alia sua formazione: il mesenchima, I'epitelio del celoma, il
pancreas dorsale ed i vasi sanguigni. Io ritengo che il pancreas ab-
bia nello sviluppo della milza una grande importanza; tan to questa
come quello progrediscono nello sviluppo quasi contemporaneamente
- 233 -
e sono cosi strettamente uniti, tanto negli stadi embrionali, come
nello stadio adulto, die in molte sezioni io assolutamente, in qual-
che tratto, non potei distinguere una separazione tra la milza ed il
pancreas, e quasi in tutti gli embrioni da me osservati, e tanto
nelle sezioni longitudinali come nolle trasversali.
Le mie osservazioni sono quindi in contradizione con quelle
fatte da Janosik il quale, nella Lacerta trovo che il pancreas e
esattamente delimitate dalla milza; con quelle del Choronschitzki,
il quale ritiene che la milza oltre ad una proliferazione dell' epitelio
del celoma, sia formata anche dal concorso di cellule entodermali
provenienti daU'epitelio intestinale, ma nQW'Anguis fragilis pero, os-
servo, che dal pancreas si separano delle cellule in complesso, e che
s' isolano nel mesenchima, dove rimangono.
Cosi pure il Tonkoff non e del mio parere; nella Lacerta e
nel Crocodrilus hiporcatus, che sono i due rettili studiati da lui,
esclude assolutamente la partecipazione del pancreas neho sviluppo
deha milza. E cio per quanto riguarda lo sviluppo deUa milza nei
soli rettih.
Bibliografia
Brachet. — Recherches sur le d^veloppement du pancreas et du foie, selacieas, reptiles, mammifti-
res. Journal de Vanatomie et de la physiologie, 1896.
Brachet. — Sur le ddveloppement du foie et sur le pancreas de I'Aminocoetes. Anatomischer An-
zeiger IS 97.
Hevlvf'ig. — Die Elemente der Entwickelungslehre des Menschen und der Wirbelthiere. Jena 1900.
Janosik F. — Le pancreas et la rate. Bihliographie anal. T. III. 1895.
Kupffer C. V. — Ueber die Entwickelung von Milz und Pancreas. Munch, medicin. Abhandlungen
1892.
Laguesse E. — Recherches sur le developpement de la rate chez le poisson. Journal d'anatomie
et physiologie 1890.
Laguesse — La rate cst elle d'origine entoderinique ou mesodermique ? . Bihliographie anatomi-
que, T. II. 1894.
Maurer. — Die ers'e Anlage der Milz und das erste Auftreten von lynpbatischen Zellen bei Anipbi-
bien. Morph. lahrbuch. B. XVI. 1890.
Peremeschko. — Ueber die Enstehung der Milz Sit:, d, math. nat. Classe d. Akad. Wien Bd.
LVI. 1867.
Phisalix. — Recherches sur Tanatonre et la physiologic de la rate chez les Ichthiopsides. Archiv.
de Zool. exper. 1885.
Prenant. — Element d' Embriologle de 1' homme et des vertebras.
Ruffini A. — Siillo sviluppo della milza nella Rana esculenta. Monit. Zoolog. Ital. Anno 10\
Tonkoff. W. — Die Eatw. d^r Milz bei dem Amniotin. Archiv f. imkr. Anat. und. Entw. Bd. 56
H. 50.
Volker. — Beitrag zur Entw. des Paakreas bei deo Amnioten. Archiv f. mikr. Amt. und Entw.
Bd. 59. H. L
Spiega25ione delle figure
Fig. 1 — Sezione trasversa di ua embrione di Gongylus ocell. della lunghezza di mm. 5 1'2 —
i. intestino, ni, milza p. d. pancreas dorsale.
Fig. 2 — Sezioue trasversa di un embrione di G. o. della lunghezza di mm. 5 1/2 — *'• intestine,
m. milza, p. d. pancreas dorsale.
Fig. 3 — Sezioue trasversa di un eiubrio'^.e di G. o. della lunghezza di mm. 7 ^ j. intestino,
m. milza, p. d. pancreas dorsale.
- 284 -
F g. 4 — Altra sezione trasversa del precedente einbrione osseivata ad uu iugraiuliniento uislh-
giore m. milza, p. d. pancreas dorsale.
Fig. 5 — Sezione trasversa di un enibrione di G. 0. della lunghezza di itim 12 — i. iotestino,
p. d. pancreas dorsale. w, milza.
Fig. 6 — Sezione trasversa dell' enibrione pid lungo della serie — /. intestino, ,*(. milza, p. d.
pancreas dorsale.
ISTITUTO DI ANATOMIA PATOLOGICA DELLA R. UNIVERSITI DI BOLOONA
DIRETTO DAL PROP. G. MAETINOTTl.
DeH'influenza dell'accumulo dell'adipe sulla determinazione e sul decorso
del sonno invernale nei mammiferi ibernanti.
EicERCHE DEL DoTT. ARTURO BERETTA.
Ricevuta il 13 Gki-no 1902.
ii vietata la riproduzione.
I mammiferi ibernanti hanno un periodo preparatorio (fine del-
I'estate ed autunno) dm'ante il (.juale dispongono I'organismo al sonno
invernale. Oltre la presenza di un organo particolare a questi ani-
mali, la cosidetta ghiandola ibernante, dove in modo speciale si ac-
cumula il grasso, noi osserviamo in questo tempo un fortissimo de-
posito di adipe in tutto I'organismo, tanto sotto forma di blocchi
come sotto forma di piccolo goccie, regolari od irregolari a seconda
dei tessuti.
Tale condizione trova facile spiegazione quando si pensi all'uf-
ficio fisiologico dell'adipe, il quale, essendo un cattivo conduttore, si
oppone alia dispersione del calore per irradiazione, e per mezzo delle
ossidazioni e decomposizioni rappresenta una potente sorgente di
energia viva.
II Valentin (1) oltre ad un aumento dell'adipe in tutto I'orga-
nismo aveva trovato che neU'animale ibernante compaiono ammassi
di grassi anclie in prossimita del cuore; I'ecentemente le ricerche mie
e di Baroncini (2) hanno dimostrato come in quasi tutti i visceri
osservali, persino nel miocardio, si abbia la presenza di gocciole adi-
pose le quali vanno scomparendo col progredire del sonno.
Questo reperto potrebbe giustiflcare il dubbio che I'adipe, il quale
si ritrova adunque costantemente negli animali in questa partico-
lare condizione fisiologica, potesse avere qualche azione sulla detei--
- 235 -
minazione o sul decorso del letargo, concordando cosi in parte col-
I'ideagia espressa dal Sacc (3), il quale esplicitamente afferma essere
la fatica ed il grasso la causa dell' ibemazione. Da cio 1' utilita di
uno studio che stabiiisca la parte che ha I'adipe nella produzione e
nel decorso del sonno invernale. Questo io ho tentato di fare cer-
cando se vi fossero differenze nella data dell' inizio o variazioni nel
decorso del letargo fra due serie d'animali dei quali alcuni cibati
normalmente, ed altri posti in condizioni tali da rendere meno fa-
cile I'accumulo del grasso durante i periodi antecedenti all' ibema-
zione.
A questo scopo presi sei ricci {Erinaceus europaeus) i quali, come
e note, sono ibernanti; li divisi in due serie comprendenti due ma-
schi ed una femmina ciascuna. Ai ricci della prima serie davo da
mangiare in abbondanza cibi misti, prevalentemente ricchi di grassi
e di idrati di carbonio, a quelli della seconda serie davo una alimen-
tazione scarsa e rigorosamente carnea.
Se e vero che anche nei casi di magrezza estrema il grasso
non scompare mai dai tessuti e non vi e astinenza cosi prolungata
che basti a consumare tutto il grasso (Hoffmann (4) e recentemente
Schulz(5)) tuttavia ogni qualvolta il numero di calorie introdotte
e inferiore ai bisogni dell'organismo, si ha un consume delle comuni
riserve di glicogene e grasso ed anche dell'albumina organica (6).
Esperimenti non recentissimi di Pfliiger (7) indurrebbero a cre-
dere che gli animali superiori possano quasi esclusivamente venire
nutriti e mantenuti con sostanze albuminose purche I'attivita dello
stomaco sia tale da secernere in gran copia succhi che elaborino
attivamente le albumine e si possano quindi digerire grandi quan-
tita di carne ; tali condizioni si hanno negli animali carnivori (es.
cani) i quah per la costituzione e la capacita funzionale dello sto-
maco e del breve intestine, possono conservare I'equilibrio del loro
ricambio cibandosi di sola carne magra, la quale pero contiene sem-
pre una percentuale per quanto assai minima di grassi.
Ma gU omnivori (es. I'uomo ed anche il riccio) non potendo per
la costituzione loro digerire ed assimilare I'enorme quantita di carne
che sarebbe necessaria a sopperire alia mancanza dei grassi e degli
idrati di carbonio, sarebbero costretti a consumare i componenti del
proprio corpo prevalentemente i grassi. Cosicche non dando io che
sostanze albuminose (perche non credo calcolabile la percentuale del
0,50 o{o che si trova di norma nella carne magra di cavallo che io
somministravo ai ricci della seconda serie) e questa in quantita as-
sai limitata, credo poter asserire che seppure non andaya perduto
- 236 -
una parte di grasso, certamente non se ne depositava nei tessuti.
Le tavole 1 e 2 mi dimostrano che i ricci della 2^ serie perdevaiio
assai maggiormente in peso in confronto di quelli della 1^ serie. E
mai possibile supporre che questa perdita in peso si debba alle so-
stanze albuminose piuttosto che ai grassi ? lo credo di no. L'orga-
nismo a nutrizione deficiente sacrifica alcune sue parti per la con-
servazione del tutto. L'energia necessaria pei movimenti muscolari
e per la produzione del calore e fornita neH'organismo digiunante
dalla distruzione del proprio glicogene e del proprio grasso e solo
in piccola parte dall'ossidazione delle albumine.
Le belle osservazioni di Voit (8) circa la parte che ogni organo
prende alia diminuzione del peso del corpo dimostrano evidente-
raente come nel digiuno certi organi vivano a spese di altri (9).
L'adipe ed i muscoli sopportano la maggior parte della perdita
in peso in confronto degli altri costituenti del corpo, poi seguono
la pelle, il fegato, le ossa ; il cuore ed ii sistema nervoso centrale
mantengono intatto il lore peso.
Le tavole di Lewis e Gilbert, di Pfeifter (10) dimostrano
I'enorme differenza della percentuale in grasso degli animali pingui
di fronte a quelli mantenuti a nutrizione deficiente.
Montone magro 18,7 °,o
Maiale magro
23,3%
„ molto grasso 45,8 '^Jq
„ grasso
^2,2 Oo
Cani magri 9,40 7o
Conigli magri
«,6 7o
„ grassi 18,7 a 22,6 Jq
„ grassi
15,7 7o
Polli magri
5,4 7o
„ grassi 27,50 a 28 o/o
A dimostrazione poi della diversa nutrizione delle due serie
degli aniraah credo utile riportare in calorie il valore del cibi som-
ministrati (11).
Carne di cavallo Patate
Massimo
Sost. albuminose 23. 3 \
Grassi 15.64 \
Idrati di C —
Esprimendo queste cifre in calorie
avremo:
( Valore minimo: calorie 83
I Valore massimo: calorie 269
Patate Valore medio : calorie 132
Ogni animale era tenuto in una cassa separata, tutti pero nello
stesso ambiente, del quale veniva volta a volta osservat% la tern-
Minimo
8.90 \
3.60 X
0.50 \
0.80 \
—
26.57 \
Carne di cavallo
- 237 -
peratura. Mi riusci impossibile, per la mancanza di un calorimetro
adatto, di calcolare la termogenesi dell' animale, ne misurai la tem-
peratura a cagione della nota proprieta del ricci, di raggomitolarsi
a palla sotto I'azione d'ogni stimolo, cosa che rende difficile ogni
tentativo di ricerca coi comuni termometri.
Posi sul fondo delle casse un grosso strato di trucioli di legno
e di paglia, sotto al quale i ricci stettero in permanenza durante
I'ibernazione; aggiunsi un recipiente per I'acqua ed uno pel cibo,
giacche anche durante il sonno lasciavo accanto agli animali il cibo
consueto, il quale mi serviva come indice di un possibile risveglio
deir animale durante la notte.
Regolarmente ogni 10 giorni pesavo gli animali notando la tem-
peratura dell'ambiente e lo state dell' animale al memento dell' e-
same. Al termine delle esperienze, sacrificati gli animali, corredai
le mie osservazioni coll' esame necroscopico grossolano e con ricer-
che microscopiche.
Ed ecco il risultato delle mie ricerche.
i.a Serie d'Esperienza. (Vedi tavola N. 1).
Gli animali, vennero, come gia dissi, alimentati con cibo misto
prevalentemente con grassi ed idrati di carbonio.
A questo scope somministrai loro abbondantemente carne di
cavallo, cercando le parti pii^i grasse, mele e fecola di patate cotte.
Riccio N. 1. Maschio. — Mi fu portato il 30 settembre. Peso
gr. 5-iO che ando crescendo fine al 30 novembre, per quindi dimi-
nuire di alcuni grammi. II 6 dicembre comincio a dormire e tranne
due risvegli, [il prime durato 24 ore (dal 30 al 31 dicembre), I'altro
cinque giorni (dal 5 al 10 febbraio)], dormi sempre.
Dair inizio del sonno perdette in peso gr. 100 circa.
Uccisi I'animale il giorno 12 febbraio. Alia necroscopia trovai
gli organismi normali, la glandola ibernante grossa e di colorito
giallognolo-rossastro, la vescichetta biliare plena di liquido verde
smeraldo, ed in tutto il corpo abbondantissimi blocchi di grasso
tendenti al fluido, la quale ultima particolarita dell'adipe fu gia no-
tata anche dal Dubois (12) nel sue pregevole studio sulla marmotta
ibernante.
Riccio N. 2. Femmina. — Mi fu portata il 18 ottobre. Pesava
gr. 510 e crebbe fine al 30 novembre, giorno in cui comincio a
dormire.
Dair 8 gennaio al 27 gennaio rimase costantemente svegha
tranne alcuni giorni di sopore. Dal principle alia fine del sonno per-
dette in peso gr. 110 circa.
- 238 -
L'animale venne sacrificato il giorno 12 febbraio. Alia necro-
scopia mi diede risultato identico a quelle della necroscopia del
K 1.
Riccio N. 3. Maschio. — L'ebbi il 10 ottobre, pesava gr. 600.
II 20 novembre crebbe sine a 625 grammi.
Dal 22 novembre al terraine dell' ibernazione, tranne qualche
giorno di risveglio verso la fine di dicembre, dormi costantemente
perdendo in peso gr. 135 circa.
Ucciso l'animale il giorno 12 febbraio la necroscopia mostro i
blocchi adiposi e la glandola ibernante un po' ridotti.
TAVOLA N. 1
la Serie di esperienze
Data
Temp.
1" riccio
Peso
Stato
2o riccio
Peso
Stato
3" riccio
Peso
Stato
10 settemb.
17" C.
—
20
15o
—
—
—
—
—
30
19">
540
Sveg.
—
-
—
10 ottobre
8»
654
>
—
—
600
Sveg.
20
14o
565
»
510
Sveg.
580(?)
30
14o
560
>
520
>
586
»
10 novemb.
10"
575
>
540
>
590
»
20
5^
600
»
560
>
625
»
30
7o
605
>
575
Dor.
600
Dor.
10 dicembre
70
560
Dor.
660
»
575
»
20 .
40
500
>
540
»
510
>
30
2°
540
Sveg.
490
»
542
Sveg.
10 gennaio
0°
530
Dor.
472
Sveg.
536
Dor.
21
_2o
490
»
480
>
617
»
30
Oo
440
»
490
>
600
»
10 febbraio
-30
520
Sveg.
470
Dor.
482
»
12
lo
492
Dor.
465
»
468
>
11
riccio
N.
1
comincio
a
dormire
il 6 dicembre
11
J?
»
2
V
»
il 30 novembre
11
»
n
3
»
»
il 22 novembre
- 239 -
TAVOLA N. 2
2a Serie di esperienze
Data
Temp.
1° riccio
1 Peso
Stato
2° riccio
Peso
Stato
I 3» riccio
Peso
Stato
10 settemb.
17oC.
1
580
Sveg.
1
_
20
15o
540
»
—
—
1 ~
—
30
19o
555
—
—
—
10 ottobre
8o
560
—
—
594
Sveg.
20
14o
550
600
Sveg.
580
>
30
14o
555
580 1 »
570
>
10 noverab.
lOo
540
Dor.
565
»
570
Dor.
20
5o
540
*
550
>
560
Sveg.
30
7o
500
»
540
»
565
Dor.
10 dicembre
7o
485
»
535
Dor.
635
20
4o
479
490
>
507
30
2o
462
432
>
490
10 gennaio
Oo
440 1
405 Sveg.
470
21
-2"
428
400
Dor.
462
30 » i
0"
450
Sveg.
465
Sveg.
480
Sveg.
10 febbraio
-30 i
430
Dor. \
415
Dor.
438
Dor.
12
10
427
t 1
405
»
420
»
11 riccio I^
'. 1 CO
mincio a
dorm
ire 1'8 novembre
11 . ,
2
J?
?j
rs dicembi'e
11 „ „
3
)5
55
il 27
noven
fibre
2" Serie d' esperienze (Vedi Tavola N. 2).
Gli animali vennero cibati con alimenti il piii possibile privi di
grassi, adoperando percio muscolo di cavallo private diligentemente
del grasso. Come ho gia detto giova ricordare che tuttavia questa
carne coritiene 0,59-0,65 7o ^i grassi e dal 0,37 all' 1,07 7o in gH"
cogene piia della carne degli altri animali, ad es. del bove, la quale
contiene solo il 0,20 % di glicogene, come risulta dagli studi di
Brautingam e Edelmann (13) confermati da Humbert (14). Tut-
- 240 -
tavia e evidente che queste percentuali di sostanze termo-dinamo-
gene perdono ogni valore quando si pensi alia esigua quantita di
carne somministrata in confronto all'abbondante dieta degli animali
della prima serie d'esperienze.
Riccio N. 1. Maschio. — Mi fu portato il 7 settembre. Pesava
gr. 580, peso che ando diminuendo progressivamente.
Comincio a dormire 1' 8 novembre e tranne alcimi giorni di ri-
sveglio alia fine di gennaio, dormi quasi sempre.
Sacriflco I'animale il giorno 12 febbraio. Noto la differenza in
peso d-.il principio del sonno uguale a gr. 130. x\lla necroscopia si
trovarono gli organi tutti alio stato normale, un po' di liquido nel-
r intestino e nello stomaco, la vescichetta biliare gonfia di bile verde
scura e densa ; i blocchi adiposi ridottissimi e la glandola ibernante
di volume un po' minore del normale.
Riccio N. 2. Maschio. L'ebbi alia meta del mese di ottobre. Pe-
sava allora 600 grammi. Al principio del sonno (8 dicembre), pesava
gr. 535 e soffri una perdita in peso di 140 gr. circa. Ebbe irrego-
lari period! di sveglia e di letargo. II 12 febbraio V uccisi e alia ne-
croscopia trovai gli stessi reperti che nel riccio N. 1.
Riccio N. 3. Femmina — Mi fu portata alia meta d'ottobre. II
peso da 594 gr. diminui flno a 575 come riscontrai al principio del
sonno. Tranne due risvegli dormi sempre fine al 12 febbraio nel
qual giorno venne ucciso. Perdette in peso circa 150 gr. Alia ne-
croscopia la glandola ibernante era ridotta, ed il grasso quasi del
tutto scomparso. All'esame microscopico non trovai differenza fra
lo stato degU organi parenchimatosi negU animah delle due serie.
Tanto dai diari come dalle tavole una cosa si puo subito asse-
rire, che cioe la qualita del cibo e I'accumulo del grasso nell'orga-
nismo non hanno veruna importanza nella determinazione dell' ini-
zio del sonno invernale. Ma se si sommano poi le perdite in peso
sofferte dagh animali delle due serie dall' inizio alia fine dell' iber-
nazione, e se ne trae la media, si riconosce chiaramente che gli
animah tenuti esclusivamente a cibo hmitato perdono assai piii in
peso di quelli della prima serie i quali hanno potuto immagazzinare
copiosamente grassi ; infatti mentre in quelli della 1* serie si ha
una media sulla perdita in peso, di 115 gr., in quelU della 2* serie
si giunge alia perdita media di 140 gr. circa. II che probabilmente
devesi al fatto che mentre gh animali grassi hanno provveduto al
bisogno di calorie, durante il periodo ibernante, principalmente, e
forse solo, con la combustione dei grassi, quelli magri hanno do-
vuto usufruire in gran parte delle albumine organiche, le quah, come
- 241 -
e risapafco, hanno un minor valore di combustione. Se i grassi svi-
luppano y.o calorie mentre le albumine no sviluppano soltanto 4.1,
per avere un uguale effetto utile di combustione si dovra consu-
mare in peso assai piu di albumine che di grassi.
Potrebbe far meraviglia il trovare, come si vede nelle tavole,
ibernanti gli animali benche la temperatui'a fosse discesa sotto 0
(—8 C° ai 10 di febbraio) sap(!ndo che i mammiferi ibernanti si
dillerenziano appunto dalla generalita degli altri ibernanti, pesci,
anflbi, rettili, pel fatto che ogni volta la temperatura si abbassa
verso 0 sotto 0^, si destano avendo maggiormente favorevole al
torpore il limite 10^ e 5° gradi centigradi; ma ho gia detto che sui
fondo delle singole casse, che servivano da gabble per le mie espe-
rienze, avevo posto an grosso sbrato di trucioli di legno e di pa-
glia sotto il quale restarono sempre durante il sonno protetti quindi
dal freddo ambiente.
Provata cosi la nessuna intluenza del grasso suUa provocazione
dell'inizio dell' ibernazione, volli tentare se ne avesse alcuna sal
decorso. E noto per gU stadi piii recenti delDiibois, Rina e Achille
Monti (15) e d' altri, che 1' andamento del letargo e subordinate
air azione degh stimoli (calore, freddo, irritazione, dolori, ecc ) i
quali agendo sull' organismo ibernante, determinano i periodici risve-
gli. Volli adunque assicurarmi, prima di sacriflcare i miei ricci, se
la reazione agU stimoli fosse egaale per tutti gli animah delle due
serie.
Li posi a questo scopo in un ambiente dove successivaraente
feci variare la temperatura, e vidi che alia temperatura di + 2"
centigradi dormivano tutti profondamente ; alia temperatura di -j- 14"
(dove li lasciai per 24 ore) tutti dormivano tranne il riccio N. 1
della 1^ serie (di quelh cioe a cibo misto prevalentemente ricco di
grassi e di idrati di carbonio) il quale si desto e si mantenne sve-
glio per tutto il tempo dell' esperienza. Riposti alia temperatura
di + 5° anche quest' ultimo cadde in letargo. Adunque lo stimolo
termico agiva irregolarmente su di essi.
Dope di cio provai a punzecchiarli con un lungo ago; soltanto
il N. 1 della l^- serie ed il 3 della 2^ serie mostrarono un accele-
ramento negh atti respiratorii ed una certa sensibilita, deducibile
questa dal rinserrare maggiormente la palla che questi animah for-
mano mediante il mantello spinoso quando dormono. ISTegli altri non
fu evidente alcun sintomo reattivo.
Di fronte ai risultati delle mie esperienze credo essere giustq
il concludere che :
- 242 -
1.^ La pinguedine non solo non e determinante del sonno
invernale ma neppure ha azione notevole nella produzione del me-
desimo.
2.° Gli animali magri perdono assai piu in peso di quelli che
hanno nei period! aiitecedenti aH'ibernazione, depositato in copia
grasso nei tessuti. Sofcto questo punto di vista il grasso negli ani-
mali ibernanti rappresenta una sostanza di altissimo valore.
3.0 Non esiste veruna differenza per la reazione agli stimoli
(termici e doloriflci) tra gli animali delle due serie, cioe fra quelli
cibati nei periodo preibernale con dieta mista ricca di idrati di car-
bonic e di grassi, e quelli mantenuti a dieta rigorosamente carnea.
Bibliografla.
(i) Valentin. — BeUrage zur Kentniss des Winterschlafes des Murmelthiere. MoleschoU's untcfu-
chungen zur Naturlehre des Menschen und der Thiere. Mem. 1~9.
(2) Beretta e Bai-oncioi. — Ricerche istologiche sulle modificazioni degli ortrani nei niamroiferi
ibernanti. Sisteraa nnrvoso centiale. Rene. Cnore. Capsule surrenali. V. Riforma medica.
If. <j:i-'J4, Anno XVI, N. 162-163; Anno XVI, N. 7 ; Anno XVII.
(3) Sacc. — Notices sur la Marraotte des Alpes. Revue et Mag. de Zool. X, Deuxieme S4rie. Paris,
1858.
(4) Hofmann. Vedi Beaunis. — Elementi di flsiologia uniana. Trad, del prof. Aducco, 1897,
pag. 89 e seg,
(5) Schulz. — Ibid.
(6) Albertoni e Stefani. — Fisiologia umana. Secotida edizione, pag IVI e seg. 1900.
(7) Fflflger. Vedi Landois. — Fisiologia deiruomo. T/ad. ilaliana, Vol. I, pag. 469 e seg. Val-
lardi 1893.
(8) Voit. — Physiologie d. Stoffwechsels, citato da Krehl. — Fisiologia patologica. Trad, italiana,
1892.,
(9) Vedi KreHl. — Fisiologia patologica. Trad, ilaliana, pag. 296 e seg.
(10) Vpdi Beaunis. — Loc. cit , pag. 8S.
(11) Vedi Konig. — Die menschlichen Nahrungs-und Genussmittel. Berlin 1880.
(12) Dubois. — Physif logic compar^e de la Marniotte. Annates de /'University de Lyon 1896.
(13) BrautingdUi et Edelmann. (Che, a. Cenlralb. 189t — abst. Anahjst XIX, 24) in Com-
mercial organic analysis, Vol. IV. Alfred H. Allen 1898.
(14) Humbert. — (Journal Pharm. el CMin. 1895.19.') abst — Analys 1895), pag. 95 in Comm.
organic analysis. Vol. IV. Alfred H. Allen 1898.
(15) Rina ed Achille Monti. — Osservazioni sulle Marmotte ibernanti. Rendiconto del R. Iftt-
tuto Loiabardo, Serie II, Vol. XXXIII, fasc. 7 e S.
- 24S -
ISTITUTO ANATOMICO DI PADOVA DIRETTO DAI. PKOF. D. II K R T K L L I .
DoTT. UGO DALL'ACQUA Dott. ANTONIO MENEGHETTI
Suite arterie deila faccia neiruomo.
Kicevuta il 12 Agosto J902.
il vietata la riproduzioDe.
Di un lavoro che pubblicheremo fra breve sulle arterie della
faccia comiuiichiamo colla presente nota alcuni risultati.
Fra i rami dell'arteria masceJlare esterna re sono alcuni che
non vengono ricordati dai Trattatisti, eppure sia per costanza, ca-
libre ed estensione, sia perche rappresentano nella nostra specie
disposizioni esistenti in altri mammiferi, meritano di essere presi
in considerazione.
Un rarao nasce dalla porzione della mascellare esterna che
circonda il margine inferiore del corpo della mandibola. Esso a circa
un centimetre dalla origine, si divide in tre diramazioni tutte sot-
tocutanee. L'una, anteriore, viene a distribuirsi nella regione sopra-
ioidea: la seconda, superiore, irrora la cute della regione massete-
rina, la terza, inferiore, si dirige verticalmente in basso lungo il
margine anteriore del muscolo sterno-cleido-mastoideo vascolariz-
zando il platisma e la cute della meta superiore della regione ca-
re tidea e della regione sottoioidea.
Un altro ramo si origina dalla mascellare esterna a circa un
mezzo centimetre piu in alto del precedente; si colloca al davanti
del massetere decorrendo prima sulla mandibola, poi sul buccinatore.
Poco dope la sua origine si biforca, una diramazione si getta fra
le due porzioni del massetere, I'altra risale situandosi sotto la zolla
adiposa di Bichat e si reca al muscolo buccinatore anastomizzan-
dosi colle diramazioni dell'arteria buccinatoria.
Un terzo ramo prende origine circa a meta altezza del corpo
della mandibola. Si dirige trasversalmente in avanti coUocandosi fra
lo strato muscolare del labbro inferiore ed il periostio, passa ad im-
mediata vicinanza del forame mentale inviando un ramoscello ana-
stomotico all'arteria mentale, prosegue verso la linea mediana del
- 2U -
mento, incontra la terminazione cleirarteria sottoraentale e si ana-
stomizza con questa.
Un quarto ramo nasce all'altezza dell' angolo della bocca fra
arteria labiale superiore ed arteria labiale inferiore. Si fa tosto sot-
tocutaneo ed attraversando la regione zigomatica risale verso la
parte di regione temporale che confina coll 'angolo esterno dell' oc-
chio; irrora gli strati superflciali di queste regioni. Quattro volte
abbiamo osservato che il ramo ora descritto mandava una grossa
diramazione verso I'angolo interno dell' occhio costituendo 1' arteria
angolare; in un case questa diramazione proseguiva verso la fronts
e dava I'arteria frontale interna.
Fra i rami della mascellare esterna se ne osserva frequente-
mente un altro destinato al labbro inferiore. Su 34 individui esa-
minati, in 8 era rappresentato d'ambo i lati da un tronco che ori-
ginava poco piii in basso del margine superiore del corpo della
mandibola; procedendo trasversalmente in avanti irrorava il mu-
scolo triangolare, il quadrate del labbro inferiore, nonche la cute
che li ricopriva e terminava un po' aU'esterno della linea mediana.
In 16 individui (nei quali I'arteria labiale inferiore era assai pic-
cola) esisteva da un lato solo, ma era di calibre notevole, eguale
qualche volta a quelle della stessa mascellare esterna; fra questi
16, in 10 (provenendo 7 volte da destra, 3 da sinistra) raggiungeva
la linea mediana e dope essere risalito verticalmente verso il mar-
gine orale del labbro si divideva in due di ramazioni pressoche eguali,
I'una si anastomizzava colla labiale inferiore destra, I'altra colla si-
nistra. In 6 individui si recava al margine orale della meta destra
del labbro e qui si biforcava nel mode indicate. In tutti i casi
nei quali si noto la presenza di questa arteria, la labiale inferiore
nasceva molto in alto verso I'angolo orale, alle volte da un tronco
comune colla labiale superiore, invece negli altri 10 individui dove
mancava, la labiale inferiore originava piuttosto in basso.
Abbiamo anche trovato che la mascellare esterna il piii delle
volte non termina coll'arteria angolare, ma coll' arteria dell'ala del
naso e che le diramazioiii di quest' ultima hanno decorso determi-
nate e costante.
Su 34 individui I'arteria angolare era costituita dalla termina-
zione della mascellare esterna solo 11 volte; 52 dal ramo laterale
deH'arteria nasale dell'oftalmica, 1 volta da un ramo terminale del-
rinfraorbitale e 4 volte, come pii:: sopra fu affermato, dalla dira-
mazione della mascellare esterna che nasce all' altezza dell' angolo
della bocca per raggiungere la regione temporale.
- 245 -
L'arteria cleH'ala del naso in corrisponclenza deirangolo esterno
della cartilagine alare si divide in due rami terminali, di calibre
pressoche eguale : Tunc decorre lungo il margine superiore, 1' altro
lungo I'inferiore della cartilagine e si recano al lobulo ove si anasto-
mizzano coirarteria dorsale del naso e coirarteria del setto nasale.
L'arteria dell'ala del naso invia anche un terzo ramo di cali-
bre un po' minore a qaello dei rami ora descritti. Prende origine
a mezzo centimetre circa all'infuori dell'angolo esterno della narice,
decorre sottocutaneo lungo il contorno inferiore di questa ed in
corrispondenza del lobulo del naso si anastomizza con la termina-
zione deH'arteria labiale superiore. Avviene talora che l'arteria del-
l'ala del naso si divida in tutti e tre i suddescritti rami in corri-
spondenza dell'angolo esterno della narice.
Inoltre merita d'essere ricordata una diramazione dell'infraorbi-
tale, che negli altri mammiferi e cospicua; nell'uomo benche ridotta
di calibre e di lunghezza, si riscontra costantemente. Irrora alcuni
organi contenuti nell'orbita ed in piccola parte la faccia.
Si separa dall' infraorbitale ad una distanza dall' origine di
questa, variabile fra qualche millimetre ed un paio di centimetri.
Quando il solco infraorbitale e piuttosto lungo, penetra nella cavita
orbitaria traversando la periorbita; all'opposto, se il solco e breve
ed e esteso il condotto, passa prima per un forame che si trova
nella parete superiore di questo. Su 300 cranii esaminati il forame
esisteva d'ambo i lati in 85, in 34 soltanto a destra, in 42 soltanto
a sinistra; complessivaraente adunque su 600 condotti si riscontro
246 volte. Pervenuta nell'orbita la diramazione precede in avanti,
situata fra periostio e grasso, qualche millimetre aU' indietro del
margine inferiore della base deh'orbita ripiega all'interno ed in alto
e si getta nella porzione iniziale dell' arteria palpebrale inferiore.
Durante il sue decorso invia un ramoscello che raggiunge la pal-
pebra inferiore, circa a meta della sua lunghezza ; esse puo sepa-
rarsi talora prima che la diramazione entri nell'orbita, cosicche in
questi casi, se il solco e lireve, esistono nella parete superiore del
condotto infraorbitale due forami invece di uno. Manda ancora vari
ramoscelli agli strati superficiali della regione zigomatica, uno al
muscolo obliquo inferiore, ed infine uno piu grosso al sacco lagri-
male ed al condotto naso-lagrimale, ramoscello che viene riguardato
dalla maggior parte dei Trattatisti come proveniente dalla palpebrale
inferiore mentrc una tale disposizione si osserva soltanto di rado,
- 246 -
ISTIIUTO DI ANATOMIA NORMALE DELLA R. UNIVERSITA DI SIENA (PROF. S. BlANCUl).
Sulle piastre motrici e sulle fibrille ultraterminali nei muscoli
del la lingua di Rana esculenta.
PER GIULIO CECCHERELLI students in medicina.
Ricevuta il 25 Settembre 1902.
i^ vietata la riproduzione.
Avendo io gia da qualche tempo intrapreso uno studio sul
modo di comportarsi dei nervi nei muscoli deila lingua della Bana
esculenta, sono venuto alle seguenti interessanti conclusioni, che mi
affretto a rendere di pubblica ragione.
I. Vi e una grande differenza fra le piastre motrici dei muscoli
della punta e quelli della base, sia riguardo alia forma, che ai rap-
porti colla flbra muscolare.
Sulla base esistono piastre motrici molto simili a quelle degli
arti e completamente accollate alia libra muscolare striata ; verso
il mezzo della lingua le piastre vanno assumendo una forma a grap-
polo; sulla punta finalmente si ritrovano le schiette terminazioni a
grappolo, le quali solo in parte si adagiano sulla libra muscolare
striata.
II. Diffusa a tutto il perimisio dei muscoli della lingua ed al
connettivo sottomucoso, piii evidente verso la punta che verso la
base, esiste una vera e propria rete nervosa amielinica a larghe
maglie e di una sottigliezza estrema, con nuclei intercalati tanto sul
decorso delle fibrille quanto sui punti nodali.
III. II fatto pill interessante e capitale messo in evidenza da que-
ste mie ricerche e di aver potuto osservare, come molte tra le fi-
brihe ultratermioali che partono specialmente dalle terminazioni a
grappolo della ])unta, si contiuuino direttamente e indubbiamente colla
rete nervosa amielinica sopra ricordata.
IV. Esistono anche fibrille collaterali che sebbene abbiano ori-
gine diversa, si comportano in tesi generale in modo assai simile a
quelle ultraterminali.
V. Nei muscoli linguali della Rana non ho flnora mai osservati
Fusi neuro-muscolari,
- 247 -
Nella prima parte del lavoro, che ho gia condotto a termine,
daro una particolareggiata descrizione dei fatti qui sommariamente
esposti, accompagnata da alcune figure che riproducono fedelmente
i rapporti indicati.
Siena, 20 settembre 1902.
UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA
AV VISO.
Si pregano caldamente i signori Socii che non hanno ancora versata la
quota sociale del corrente anno 1901 di volersi mettere subito in regola con
la cassa (a norma dell'art. 4 dello Statuto) inviandola {per cartolina vaglia)
al Segretario-Cassiere
Napoli 27 marzo 1902
Prof. Fr. Sav. Monticelli
Lstituto Zoologico, E. Universita di Napoli.
III. AssefflMea oriiiiaria e Conycpo Zoologico Nazioiiale iu Roma.
Egregio Collega,
Come fu deliberato nella seconda assemblea dell'Unione Zoologica italiana
tenutasi in Napoli nell'aprile del 1901, si terr4 quest' anno in Roma la terza
assemblea ordinaria e Convegno Zoologico nazionale nel prossimo autunno.
II Comitato ordinatore del Convegno, invita pertanto ad intervenire a
questa assemblea e Convegno a nome dolla Presidenza dell'U. Z. I., non solo
i soci, ma ancora le altre Society italiane di Zoologia e di tutte le disciplino
affini e quanti in Italia si interessano agli studii di biologia. E saranno an-
cora ospiti graditi tutti quegli stranieri che volessero onorare della loro pre-
senza queste adunanze della nostra Unione (1).
II Comitato prega tutti coloro che intendono intervenire al Convegno
Zoologico di Roma di inviare la loro adesione, non oltre 11 I" ottobre 1902.
I socii dell'U. Z. I., che vorranno prender parte al Convegno dovranuo
far pervenire al Segretario del Comitato ordinatore, dott. Felice Supino {Isti-
(1) Perch6 al Convegno potessero prender parte tutti i Soci,il Comitato promotore, tenuto conto
dell'epoca di questo, ha fatto pratiche pvesso ii Miuistero perohd conceda spaciale pennesso di inter-
venirvi ai Professori delle scuole secondarie.
- 248 -
tuto di Anatomia compai^ata, Via Agostlno Depretis, Roma), L. 2 mediante car-
tolina vaglia. Essi riceveranno, nel prossimo ottobre, una tessera d'iscrizione e
le carte di riconoscimento per usufruire dei ribassi sulle ferrovie e sui pi-
roscafi.
Gli estranei all'Unione godranno degli stessi vantaggi dei Socii. La loro
quota di adesione e fissata pero in L. 5.
La tessera d'iscrizione Ak diritto a tutti gli aderenti a ritirare dalla Se-
greteria del Convegno in Roma la tessera-programma, il distintivo del Con-
vegno e quanto altro a questo si riferisce onde poter godere dei vantaggi
ferroviari (2).
L'iscrizione potri pure ottenersi direttamente nell'ufficio di Segreteria in
Roma in tal caso non si ha diritto a riduzioni sul prezzo del viaggio.
II programma del convegno d, Htahilito come segue:
Giovedi 30 Ottobre — Riunione dell'ufficio di Presidenza e del Comitato
ordinatore.
Venerdi 31 Ottobre — Ore ant. - Seduta inaugurale.
Ore pom. - Seduta scientifica.
Sabato 1 Novembre — Ore ant, - Seduta scientifica.
Domenica 2 Novembre — Gita ai Castelli Romani.
Lunedi 3 Novembre — Ore ant. - Seduta scientifica per le dimostrazioni.
» pom. - Seduta amministrativa (elezione delle
cariche sociali), e cliiusura del Convegno.
Alia sera Bancbetto sociale.
Gli aderenti al convegno che intendono di fare delle comunicazioni scien-
tifiche, dimostrazioni di preparati, ecc, sono vivamente pregati di darne no-
tizia possibilmente, nella prima quindicina di Ottobre, con lettera, al Segre-
tario deirUnione prof. Fr. Sav. Monticelli (Istituto Zoologico, R. University
Napoli).
IL COMITATO ORDINATORE
F. Todaro Presidente, B. Grassi, L. Luciani, R. Pirotta, R. Versari, D. Vin-
ciguerra, M. Cermenati, M. Lanzi, F. Supino Segretario.
(2) Agli aderenti al Convegno Zoologico, muniti della tessera personale e delle carte di riconu*
scimento rilasciate dal Comitato, le Societa delle ferrovie Adriatiche, Wediterranee, Sicule e Veuete
concedono per un periodo di tempo dal 25 ottobre al 10 novembre il ribasso consueto del 30 'ul 50 "(q
secondo il percorso; la Societii delle Ferrovie yarde il SCj^; la Navigazione generale italiana il 50 0|g
sempre che il viaggio si compia nel tempo indicato sulla carta di riconoscimento e secondo le norme
stampate a tergo della medesima.
CosiMO Chbrubint, Amministratorb-responsabile.
249
Milano - Via G-. Revere, 2 - Milano
UNIGA FABBRIGA NAZIONALE
Dl MICROSCOPI ED ACCESSORI
DITTA FORNITRICE
di tntti i Oabinetti UniTersitari del Re^no
MICROSCOPIO GRANDE MODELLO
con cremagliera, apparato Abbe, diaframma
ad iride, tavolino in ebanite, revolver, due
obbiettivi a secco 3 e 7*, uno ad immersione
omogenea 1/12") d"e oculari 2 e 4; il tutto
posto in elegante armadietto in mogano
L. 400
{ingrandimenti fino a 1000 diametri)
NuoYo oMietliyo Vis- SeiDlapocroDiatico
IMMERSIONE OMOGENEA
ttivo raccomandato per la grande po-
' tenza e per la sua durata (Vedi Zeit-
schrift filr wissenschaft. Microscopie del
12 settembre 1894, Band XI, Heft 2)
L. 200 coi due oculari compensator!
t ed 8.
CATALOGO GENERALE GRATIS
a seraplice richiesta
Pagamenti rateali mensili
pel Sigg. Ufficiali sanitari comunali.
SOCIETA EDITRICE LIBRARIA - MILANO
Prof. GIULIO CHIARUGI
IDirettore dell' Istitvito .A.natomico d.i ZPireiaze
ISTITUZIONI
DI
JIJIJ
- 250 -
flRGHlViO ITfllilfldO
DI
AIlflTOIHIfl E D, ElUlBHlOIiOGIfl
PUBBLICATO DA
D. BALDI, Pisa — D. BERTELLI, Fadova — S. BIANCHI, Siena
G. CHIARUGI, Firenze — E. GIACOMINI, Perugia — L. GIANNELLI, Ferrara
P. LACHI, Genova — G. ROMITI, Pisa — U. ROSSI, Perugia
R. STADERINI, Catania - G. VALENTI, Bologna
B DIRETTO
DA
G-. CHIARXJGH.
L'Archivio Italiano di Anatomia e di Embriologia si pubblica in tre fasci-
coli che formeranno ogni anno un volume di pagine 500 a 600, cou illustrazioni
e con tavole.
II prezzo annuo di abbonamento e:
Per I'ltulia L. 30.
Per TEstero Fr. 31,50 coraprese le spese di spedizione.
Per quanto riguarda la Direzione rivolgersi al prof. G. Chiarugi, Istituto
Anatomico, Via Alfani 33, Firenze.
Per quanto riguarda I'Araministrazione dirigersi alia Ditta LUIGI NICCO-
LAI, Editore, Via Faenza 44, Firenze.
CHARLES CLAUSEN, Libraire-Editeur — TURIN
INSTITUT ANATOMIQUE DE FLORENCE, DIRIG6 PAR LE PROP. G. CHIARUGI.
D/ FERDINAND LIVINI
1" Assistant et Libre Docent d'Anatomie bumaine
LE TISSU ELASTIQUE
DANS LES ORGANES DU CORPS HUMAIN.
i^R MEMOIRE.
Sa distribution dans I'appareil digestif.
(Avec 7 Planches chromolithographiques et 1 Figure dans le texte).
JPrix: L. 12,
Firenze, 1908. — Tip. L. Niccolai . Via Faenia , 4J.
1/ fUyf t u Jh^uA^-'-^y^
lonitoFe Zoologico Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiale deila Unione Zoologica Italiana
DIRETTO
DAI DOTTORI
GIULIO GHIARUGI EUGENIO FICALBI
Prof, di Anatomia umaua i'rof. di Anatuiiiia coiiip. e Zoologia
nel R. Istimto di Studi Super, in Firenze nella R. Universita di Fadova
Ufflcio di Direzione ed Amministrazione : Istituto Anatomico, Firenze.
12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15.
XIII Anno Firenze, Ottobre 1903 N. lO
SOMMARIO : BiBLiOGRAFJA. Pag. 251-255.
SuNTi B EiviSTE: NoTA DI TECNiCA MicuoscopiCA : Minervini R., Moclifi-
cazloni del metodo di Weigert per la colorazione specifica del tessuto ela-
stico. — Pag. 255-266.
COMUNICAZIONI ORiGiNALi: Giuffrida-Ruggeri V., Qualche contestazione
intorno alia piu vicina filogenesi umana. — Chiarugi G., L'insegna-
mento dell'anatomia dell'uomo secondo i nuovi Regolamenti universitari.
Pag. 257-277.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione.
BIBLIOGRAFIA
Si dh notizia soltanto dei Lavori pubblicati in Italia.
VI. Frotozoi.
Bortolotti C. — Sviluppo e propagazione delle Opalinine parassite del lom-
brico. Con 4 figg. — Monit. zool. ital., An. 13, N. 8, pp. 195-204. Firenze
1902.
Drago XJ. — Coccidium Scyllii n. sp. Con 7 figg. — Ricerche Lahorat. Anat.
norm. Univ. Roma, Vol. 9, Fasc. 1, pp. 89-94. Roma 1902.
Enriques P. — Ricerche osmotiche sugli Infusori. — Atti Accad. Lincei (Ren-
dic), Classe Sc. fis., matem. e nat, An. 299, S. 5, Vol. 11, Fasc. 8, P Seme-
sire, pp. 340 347. Roma 1902.
Enriques P. — Ricerche osmotiche sui Protozoi delle infusioni. — Atti Accad.
Lincei (Rendic), CI. Sc. fis., matem. e nat. An. 299, S. 5, Vol. 11, Fasc. 9,
1" Semestre, pp. 392-391. Roma 1902.
- 252 -
Issel B. — Studi sulla fauna termale euganea : nota prey. — Boll. Miisei
Zool. e Anat. compar. Univ. Genova, N. 108 (1901). Genova, 1901. pp. 5.
Mariotti-Bianchi Gr. B. — Di alcuni fatti poco trequenti rilevabili all' esame
del sangue dei raalarici. — Rtforma med., An. 18. N. 161, pp. 122-126. Roma
1902.
Panichi L. — Sulla sede del parassita malarico nell'eritrocito dell' uomo. —
Arch. Farmacol. sperim. e Sc. affini, An. 1, Vol. 1, Fasc. 9, pp. 418-432.
Roma 1902 (continua).
Perroncito E. — II coccidio jalino (Coccidium jalinum n. sp.) od il microspo-
ridio polled rico (Microsporidium polyedricum Bolle) nell'uomo. — Giorn.
Ace ad. Medicina Torino, An. 65, N. 6-7, p. 378. Torino 1902.
IX. Vermi.
2. Platodi o Platielminti (Turbbllari. Trematodi. Cestodi).
Barbagallo P. — Sugli elminti parassiti dell'intestino del polio. Con fig. —
Boll. Sedute Accad. Gioenia Sc. nat. Catania, Fasc. 73, aprile 1902 (N. S),
pp. 5-7. Catania 1902.
Parona C. — Catalogo di elminti raccolti in vertebrati dell'Isola d'Elba : Se-
conda nota. — Boll. Musei Zool. e Anat. compar. Univ. Genova, N. 113
{1902). Genova 1902, pp. 20.
3. Nematodi o Nematelminti
Camerano L. — Gordii raccolti dalla spedizione € Skeat » nella penisola Ma-
lese 1899 1900. — Boll. Musei Zool. ed Anat. comp. Univ. Torino, Vol. 16,
N. 408, Torino 1901. pp. 2.
Camerano L. — Gordii raccolti dal dott. Filippo Silvestri nella Repubblica
Argentina e nel Paraguay. — Boll. Musei Zool. ed Anat. comp. Univ. To-
rino, Vol. 16, N. 410, Torino 1901. pp. 2.
Camerano L. — Viaggio del dott. A. Borelli nel Matto G rosso e nel Para-
guay — VI. Gordii. — Boll. Musei Zool. ed Anat. comp. Univ. Torino,
Vol. 16, N. 411, Torino 1901. pp. 2.
Camerano L. — Gordii di Madagascar e delle isole Sandwich. — Boll. Musei
Zool. ed Anat. comp. Univ. Torino, Vol. 16, N. 412, Torino 1901. pp. 2.
liinstow (v.) O. — Dorylaimus atratus n. sp. Con ^g^. — Boll. Musei Zool.
e Anat. compar. Univ. Genova, N. 109 {1901). Genova 1901, pp. 2.
Parona C. e Stossich. M. — Oe,Hophagostomum tuberctdatum n. sp. parassita
dei Dasypus. Con figg. — Boll. Musei Zool. e Anat. compar. Univ. Genova,
N. 110 {1901). Genova 1901, pp. 3.
Pieri G. — Sur le mode de transmission de V Ankylo.'^toma diiodenale. — Arch,
ital. Biologie, Tome 37, Fasc. 2, pp. 26^-273. Turin 1902.
Stossicli M. — Sopra alcuni Nematodi della coUezione elmintologica del
Prof. dott. Corrado Parona. Con 3 tav. — Boll. Mu.sei Zool. e Anat. com-
par. Univ. Genova, N. 116 {1902). Genova 1902, pp. 16.
12. Anellidi. (Archianellidi. Oligocheti. PoLiGHETt. Irudinei).
Bortolotti C. — Nota preventiva sulla lunzione delle cellule cloragogene nei
gen. Lumhricus ed Allolohophora. — Atti Ace. Lincei {Rendic), CI. Sc. fis.,
matem. e nat., An. 299, S. 5, Vol. 11, Fasc. 10, 1" Sem., pp. 449-451. Roma
1902.
Cognetti L. — Res italicae. III. Gli Oligocheti della Sardegna. Con tav. —
Boll. Musei Zool. ed Anat. comp. Univ. Torino, Vol. 16, N. 404, Torino
1901. pp. 26.
- 253 -
Cognettl L. — Oligocheti raccolti dal dott. F, Silvestri nel Chile e nella Re-
pubblica Argentina. — Boll. Musei Zool. ed Anat. comp. Univ. Torino,
Vol. 16, N. 407, Torino 1901. pp. 2.
X. Artropodi.
4. Crostacei.
Airaghi C. — Di alcuni Trilobiti della Cina. Con tav. — Atti Soc. ital. Sc nat-
e Museo civ. St. nat. Milano, Vol. 41, Fasc. 1, pp. 11-21. Milano 1902.
Brian A. — Note su alcuni Crostacei parassiti dei pesci del Mediterraneo.
Con tav. I. — Boll. Musei Zool. e Anat. compar. Univ. Genova, N. 115
{1902). Genova 1902, pp. 16.
Fabiani R. — Di un nuovo Crostaceo isopodo {Caecosphaeroma bericum n. sp.)
delle grotte dei Colli Berici nel Vicentino. Con tav. — Bull. Soc. entomol.
ital., An. 33, Trim. 3-4, pp. 169-116. Firenze 1902.
Nobili G. — Viaggio del dott. Enrico Festa nella fiepubblica deU'Ecuador e
regioni viciiie. XXIII. Decapodi e Storaatopodi. — Boll. Musei Zool. ed
Anat. comp. Univ. Torino, Vol. 16, N. 415, Torino 1901. pp. 58.
Senna A. — Le esplorazioni abissali nel Mediterraneo del R. Piroscafo Wa-
shington nel 1881, I. Nota sugli Oxicefalidi. Con tav. — Bull. Soc. ento-
mol. ital.. An. 34, Trim. 1-2, pp. 10-32. Firenze 1902.
5. Aracnidi.
Leardi in Airaghi Z. — Ragni di Manila (Arcipelago delle Filippine). —
Atti Soc. ital. Sc. nat. e Museo civ. St. nat. Milano, Vol. 41, Fasc. 2, pp.
111-121. Milano 1902.
Trani E. — Intorno ai costumi dei Dolomedes. — Boll. Naturalista, An. 22,
N. 3, pp. 21-23. Siena 1902.
7. MiRIAPODI.
Rossi Gr. — Suirapparecchio digerente dell' lulus communis : nota prelim. Con
tav. — Bull. Soc. entoinol. ital.. An. 34, Trim. 1-2, pp. 3-9. Firenze 1902.
Rossi Gr. — Sulla organizzazione dei Miriapodi. Con 2 tav. e 10 figg. nel te-
sto. — Ricerche Laborat. Ajiat. norm. Univ. Roma, Vol. 9, Fasc. 1, pp.
5-88. Roma 1902.
8. Insetti o Esapodi.
a) Parte generate.
Brunelli G-. — Sul significato della metamortosi negli Insetti. — Riv. ital.
Sc. nat. An. 22, N. 7-8, pp. 100-106. Siena 1902.
b) TIsanuri. ,
Silvestri F. — Materiali per lo studio dei Tisanuri. Con figg. — Bull. Soc.
entomol. ital. An. 33, Trim. 3-4, pp. 204-249. Firenze 1902.
f) Coleotteri.
Gestro R. — I. Contribuzioni alio studio dei Paussidi. — Bull. Soc. entomol.
ital. An. 34, Trim. 1-2, pp. 33-49. Firenze 1902.
Gestro R. — Materiali per lo studio delle Hispidae. XVII, Cenni sulle Hispi-
dae di Ceylan. — Bull Soc. entomol ital. An. 34, Trim. 1-2, pp. 50-60.
Firenze 1902.
Ghigi A. — Note biologiche e faunistiche. Con figg. — Bull. Soc. entomol ital,
An. 33, Trim. 3-4, pp. 183-196. Firenze 1.902.
- 254 -
Mainardi A. — Rhizotrogus Grassii, nuovo Coleottero italiano. Con figg. —
Bull. Soc. entoinol. ital., An. 34, Trim. 1-2, pp. 10.^ 111. Firenze 1902.
Porta A. — Le differenze sessuali secondarie quantitative nel Carahu.^ au-
ratus L. — Bull. Soc. entomol. ital., An. 34, Trim. 1-2, pp. 61 104. Firenze
1902.
Porta A. — La metamorfosi dello Zabrus tenebrioides Goeze (gibhus F,j. —
Bull. Soc. entomol. ital.. An. 33, Trim. 3-4, pp. 177-182. Firenze 1902.
Vitale F. — Osservazioni su alcune specie di Eincotori Messinesi. Nota l-i.
— Riv. ital. Sc. nat, An. 22, N. 7-S, pp. 115-116. Siena 1902.
Vire A. e Alzona C. — Nota snW Anophthalmu.^ Fabiaai (Gestro). — Boll. Na-
turalista, An. 22, N. 6-7, pp. 74-75. Siena 1902.
Zodda G. — Proposta per un catalogo descritiivo dei Coleotteri italiaui. —
Boll. Naturalista, An. 22, N. 2, pp. 13-14. Siena 1902.
i) Lepidjtteri
Cecconi G. — La Tortrix pinicolana Zll. iu Italia. — Hull. Soc. entomol. ital.,
An. 33, Trim. 3-4, pp. 162-168. Firenze 1902.
k) Imenotteri.
Mantero G-. — Descrizione di alcune specie nuove di Imenotteri scavatori
provenienti dal Rio Santa Cruz in Patagonia. — Bull. Soc. entomol. ital..
An. 33, Trim. 3-4, pp. 197-203. Firenze 1902.
Trotter A, — Di una nuova specie di Pinipide galligeno e della sua galla gia
nota a Teofrasto. — Atti Accad. Lincei -(Rendic), CI. Sc. fis., matem. e
nat. An. 299, S. 5, Vol. 11, Fasc. 6, P Sem., pp. 254 257. Roma 1902.
I) Ditteri e Afanitteri
Celli A. — La malaria in Italia durante il 1901: ricerche epidemiologiche e
profilattiche. Con figg. (liiepilogo). — Annali Igiene sperim.. Vol. 12 {N. S.},
Fasc. 2, pp. 258-286. Roma 1902.
Celli A. — La malaria en Italie durant I'annee 1901. Recherches epidemiolo-
giques et prophylactiques: etude recapitulative. — Arch. ital. Biologie,
Tome 37, Fane. 2, pp. 209-241. Turin 1902.
Celli A. e Gasperini G. — Stato palustre ed auofelico (paludismo) senza ma-
laria. Memoria l^. Con tav. III*. — Annali Igiene sperim., FoZ. 12 (X. S.),
Fasc. 2, pp. 227-257. Roma 1902.
Monti R. — Contributo alia conoscenza della Dolichopoda geniculata (0. G.
Costa): Nota 1*. Con 1 tav. — Rendic. Istit. lomb. Sc. e Lett., S. 2, Vol. 35,
Fasc. 12, pp. 470-491. Milano 1902.
Perroncito E. — Importanza patologica delle larve di estro nello siomaoo
del cavallo. — Giorn. Accad. Mediciua Torino, An. 65, N. 6-7, pp. 374 377.
Torino 1902.
Perrone E. — Sui costumi delle zanzare del genere Anopheles in relazione
con le bonificho idrauliche. Memoria II. — Annali Igiene sperim., Vol. 12
{N. S.), Fasc. 2, pp. 161194. Roma 1902.
Schoo H. J. M. — La malaria in Olanda. Con Cgg. — Annali Igiene sperim.,
Vol. 12 {N. S.), Fasc. 2, pp. 195 214. Roma 1902.
Testi F. — Topografia ano:elica e bonifica idrauiica. — Giorn. med. Esercito,
An. 50, N. 5, pp. 449 462. Roma 1902.
Testi F. — Ricerche sugli anofeli durante la campagua antimalarioa nella
Maremraa Grossetana (1901) — Giorn. med. Esercito, An. 50, N. 4, pp.
337-360. Roma 1902.
- 255
XI. Ecliinoderini.
Ariola V. — La natura della partenogenesi ueWArbacia pustolosa. Con tav.
— Vedi M. Z. XIII, 5, 99.
XII. Mollusclii.
1. Parte generalb
Enriques P. — Le foie des Mollusques et ses fonctions. (Resume de I'A.). —
Arch. ital. Biologie, Vol. 37, Fasc. 2, pp. 177-199. Turin 1902.
3. Gasteropodi
(Prosobranchi. Eteropodi. Opistobranchi. Ptbropodi. Polmonati).
Mazzarelli G. — Ricerche intorno alia struttura delle larve libera dei Gaste-
ropoili Opistobranchi. Con figg. — Rendic. Istit. lomb. Sc. e Lett., S. 2,
Vol. 85, Fam. 16, pp. 715-732. Milano 1902.
XIII. XJrocordati o Tunicati.
Todaro F. — Sopra gii organi escretori delle Salpidi. Con figg. — Atti Accad.
Lincei (Rendic), CI. Sc fis., matem. e nat. An. 299, S. 5, Vol. 11, Fasc 10,
1° Se?n., pp. 405-417. Roma 1902.
SUNTI E RIVISTE
Nota di tecnica microscopiea.
Minervini R. — Modificazioni del metodo di Weigert per la colorazione spe-
cifica del tessuto elastico — Bollettiiio della R. Accad. medica di Geneva,
An. XVI, 1901, N. 1, pay. 20-24.
L'A. occupato da lungo tempo nella ricerca delle fibre elastiche nei tes-
suti di cicatrice, ha avuto agio di fare alcune osservazioni sul metodo di
Weigert e di apportarvi delle varianti. Anzitutto lia potato osservare che
la colorazione degli elementi elastici avviene anche assai bene nei pezzi (co-
lorazione in maisa). In tal caso essi devono essere piuttosto piccoli (al mas-
simo di 1 c.c.) ; restano nella soluzione colorante (Weigert) per 48 ore; si
tengono poi per 24 ore nell'alcool ordinario acidulato con acido cloridrico (1 ''/o),
quindi in alcool 90" per altre 24 ore ; si passano finalmente in alcool assoluto,
trementina o xilolo e si includono in paraffina. Desiderando inoltre I'A. otte-
nere una colorazione rossa degli elementi elastici che facesse contrasto con
quella azzurra della ematossilina, ha cercato, seguendo la via indicata da
Weigert, di ottenere colla safranina, che e il colore che presenta forse mag-
giore atfinita elettiva per il tessuto elastico, un derivato che rispondesse alio
scopo. Cosi procede I'A.: si prepara una soluzione acquosa al 2 "/„ a caldo di
safranina (Merck), con 1' aggiunta dell' 1 ^/^ di resorcina. Dopo raftredda-
mento si filtra ed al filtrate si aggiunge */« tlel volume di soluzione offici-
- 256 -
nale di cloruro ferrico (Liquor ferri sesquichlorati, densita =» 30 Beaunae) e si
ottiene cosi un abbondante precipitate colore rosso raattone. Si riscalda fino
all' ebollizione ; dopo raffreddamento si filtra ; si lava il residuo sul filtro, lo
si, discioglie a caldo in 100 parti di alcool a 90", acidificato con acido cloridrico
1 su 100. Si ottiene cosx una soluzione di colore rosso-rubino che si adopera
come la soluzione coloraute di Weigert. I tagli iramersi in questa soluzione
per lo 2 ore assumono una tinta rosso-vivo diffusa, che perdono poi rapida-
mente nell'alcool. I prepai-ati cosi fatti mostrano tutti gli altri tessuti com-
pletamente decolorati, raentre il reticolo elastico, ancbe nelle sue piu fini
raraificazioni presenta una bellissima colorazione rosso-scarlatto. Con questo
colore si puo ottenere ancbe la colorazione in massa di piccoli pezzi di tes-
suti ed organi ; meglio se fissati in formalina od alcool cbe in liquido di
Miiller. II contrario invece succede col metodo genuino di Weigert, cbe
riesce piu evidente nei pezzi induriti in soluzioni di bicromato potassico o di
acido cromico.
Quest' ultima osservazione indusse nell'A. il sospetto cbe 1' acido cromico
avesse potuto rendere piu cbiara la reazione di Weigert; infatti sottopo-
nendo i tagli colorati secondo questo metodo all'azione di soluzioni cromiche
a diversa diluizione (la piu adatta soluzione e quella al 0,5 "/q che agisca non
meno di 1 ora) ha ottenuto una sensibile modificazione in meglio nella reazione
nel senso che le fibre elastiche assumono una tinta piu oscura, mentre il fondo
del preparato si decolora piu sicuramente.
Procedendo in questo ordine di idee e di tentativi I'A. convinto che in
quest' ultimo caso la reazione colorante specifica fosse in rapporto, piu che col
sale ferrico contenuto nel colore di Weigert, con I'azione dell' acido cro-
mico succedente a quella della fucsina, ha pensato di fare reagire fra loro le
due sostanze. Ha cosi ottenuto una nuova sostanza colorante derivata dalla
fucsina che si potrebbe chiamare cromo- fucsina. Si prepara nel modo seguente.
Si fa a caldo una soluzione acquosa di fucsina all'i **/„ con I'aggiunta dell'l °/o
di resorcina. Dopo raffreddamento si filtra e si aggiunge ^/^ del volume di una
soluzione di acido cromico al 2 "/o o di bicromato potassico al S^/o. Si ottiene
la formazione di un precipitato uerastro. Si riscalda fino all' ebollizione agi-
tando il miscuglio e dopo raffreddamento si filtra. Si lava il residuo sul filtro
e si lascia disseccare nella stufa a 30". Indi si scioglie in alcool a 90° a caldo,
immergendo tutto il filtro nell'alcool. Si aggiunge alcool fino a riportare il
volume della soluzione al primitive (100 p.), indi si acidifica con acido clori-
drico (1-2 su 100) e si filtra di nuovo. Si ottiene cosi una soluzione di colore
rosso vinoso che colora elettivamente le fibre elastiche in bleu-viola assai
scuro. I tagli si lasciano nella soluzione colorante per 1-2 ore, indi si passa-
no in alcool a 90" fino a completa decolorazioue ossia circa 30 rainuti. Le piii
sottili fibre elastiche sono assai nettamente colorate ; il rimanente del tessuto
resta affatto decolorato.
Si puo anche con questo sistema ottener la colorazione in massa di pic-
coli pezzi di organi e tessuti, lasciandoli nella soluzione colorante per 1 a 2
giorni e poi in alcool acidulato per un eguale periodo di tempo.
~ 257 -
Qualche contestazione intorno alia piu vicina filogenesi umana.
DEL DoTT. V. GIUFFRIDA-KUGGEill
DOCENTE DI ANTROPOLOGIA NELL\ R. BNIVERSItX DI KOMA
Ricevuto il 25 Luglio 1902.
^ vietata la riproduzione.
In un breve studio precedentemente pubblicato C) facevo no-
tare, incidentalmente, che le nuove scoperte riguardo alia identifl-
cazione degli ossicini soprannumerari del cranio umano come vere
persistenze morfologiche, e non come fatti casuali, facevano pensare
che il cranio stesso fosse quanto alia sua costituzione morfologica
molto vicino alio state primitive, donde la possibilita che i Primati,
anche i piii alti, siano tuttora piii prossimi alio stipite, cioe all'ideale
Promammale, che altri ordini di mammiferi. Questo concetto difatti
dev'essere ammesso. II prof. Morselli, che e particolarmente com-
petente su quanto riguarda 1' uomo secondo la teoria dell'evoluzione,
scrive appunto : " linea lunga di devergenza non sarebbe certamente
quella dei Primati la quale prende punto d'attacco nei Pachilemuri
cotanto vicini alio stipite insettivoro dei Placentari, raggiunge quasi
subito nel palilemuride Anaptomorphus e nel procebide Anthropops
deU'eocene una struttm'a preumana (almeno nella a noi nota den-
tiera), e poco dope nell' ilobatide PUopithecus del miocene ci mostra
gia una struttura decisamente antropoidea. Linee ben piii allungate
nel tempo e piCi distaccate dal centre, talune anzi in sense regres-
sive, rappresenterebbero la specificazione degU Aganodonti (Roditori
e Sdentati), dei Cetacei, dei Pinnipedi, degli Ungulati, degU stessi
Chirotteri C) ,, ; cosicche non si perita di aftermare che " certi
tipi che noi consideriamo superiori possono essersi originati prima
di altri 'che diciamo inferiori l^) „. Se cio e avvenuto per 1' uomo, e
naturale che questi realizzi tanto spesso nel cranio una costituzione
morfologica di tipo inferiore : come dissi ahora, il fatto non deve
piu meravigliare.
(') G iu if rid a-R u ggeri. — Un caso lii atrofia AeWala maijna ecc. Considerazioni sul si-
gnificato gerai-chico delle anomalie craniche — Monitore Zooloyico Jtaliano. Anno XIII. N. I,
i'J02.
OMonelli. — Antropologia generale, p. 776.
(») Ibidem, p. 760.
- 258 -
Cio non toglie pero che il fatto stesso riesca ai piu alquanto
impreveduto e si presti a diverse riflessioni. Ne esce specialmente
diminuita la dottrina Haecl^eliana, mentre viene rafforzata la se-
guente riflessione del Morselli : " e propriamente necessario, si do-
manda il chiaro antropologo, costrurre la genealogia dei Primafci con
indirizzo monofiletico, disponendola sistematicamente come iin albero
a diramazioni dicotomiche? 0 non vi e la possibilita di ideaiia an-
che in sense poliflletico, cioe con origine distinta dei principali gruppi
da stipiti indipendenti, arieggianti per cio, in sense allegorico, arbo-
scelli a radici separate, quantunque impiantati sul medesimo terre-
ne C) „. Che la possibilita vi sia non pno mettersi in dubbio, poi-
che e stata piii volte ventilata da scienziati di valore (Oscar Sch-
midt, Carlo Vogt, Clementina Royer, ecc). Accenno, per la
grande autorita del nome, all'ipotesi ardita di Cope. L' illustre pa-
leontologo sostiene C) la discendenza diretta degii Antropomorfi (cioe
r uomo e gli antropoidi) dai Lemnri, saltando le scimmie inferiori,
per due ragioni : 1° per la frequenza del tipo tricuspidale nei molari
umani, tipo che non si trova ne nelle scimmie ne negli antropoidi,
ma soltanto nei lemuri ; 2° per la dentatura delle Anaptomorphidae,
lemuri fossih dell'eocene Americano con formula dentaria umana.
Non e chi non veda quanto con cio resterebbe abbassato il livello
di origine e di divergenza degli Antropomorfi, compreso 1' uomo. E
chiaro difatti che non potendosi far derivare i diversi antropomorfi
r uno dall'altro, bisogna ammettere delle linee di divergenza precoci
e autonome ; il che vale a dire per 1' uomo una linea di divergenza
speciale, che parte dai Lemuri. Precisamente tra V Anaptomorphus
homunculus dell'eocene e gli Hominidae del pleistocene Cope inter-
calava un genere distinto, con caratteri tra Simia e Hylobates, che
conduce direttamente all' uomo.
II Morselli osserva che il passaggio da un qualsiasi lemuroide
piu 0 mono imparentato con Anaptomoiylms ad un presunto Proto-
simia conducente all' uomo implica I'esistenza di fasi intermedie che
il Cope si dimentica di accennare. Si potrebbe diminuire la distaiiza
tra il punto di partenza e il punto di arrive dell'evoluzione auto-
noma, facendo partire le linee divergent! degli Antropomorfi e dei
Piteci a hvelio dei Cebidi. E nota la grande rassomiglianza che ha
la scatola cranica di certe Platirrine con quella dell' uomo. Gia Gra-
(') Jbidem, p. 760. — I'er lo sIlsso coiutUo voJ;isi .'uiclu! : Kcaiie Ethnology Cnmbridye
iS'JG, 2. ed. paiisiia.
{-) Ct'r, Uope. — The priiruiry Factors ol' otjj'ailic Kvohition — (.'hicuyo, Iti'Jd, pp. lot,
lo7.
- 259 -
tiolet scriveva : " II est evident que, abstraction faite de la diffe-
rence des dents, I'aspect general du crane d' un sajou, d' un ouistiti
et de quelques autres especes voisines ressemble en miniature beau-
coup plus au crane humain que celui d' un gorille, d'un orang ou
d'un chimpanze adultes „. Hovelacque e Herve dicono la stessa
cosa. Topinard ugualmente : " Par la forme general du crane, par
une certaine adaptation a I'attitude droite de la tete, par le deve-
loppement des hemispheres au-dessus du cervelet et par d'autres
caracteres encore, certains Cebiens sont plus avances a la fois que les
Pitheciens et les Anthropoides C) „. Cio nonostante Cope li esclude
dall'albero genealogico dell' uomo, preferendo i Lemuri, che, ad ac-
cennare soltanto qualche differenza principale, hanno aperta comu-
nicazione fra la cavita orbitaria e la fossa temporale, 1' utero ordi-
nariamente bicorne come i Marsupiah, la placenta diffusa e senza
decidua, in una parola sono di cosi bassa organizzazione che si du-
bita se possano entrare nell'albero genealogico dei Cebidi e degli altri
Primati. Ma anche Topinard esclude i Cebi dall'albero genealogico
deir uomo per il fatto, troppo insignificante invero, che le cuspidi
dei loro molari sono ordinariamente appuntite ('), Ammette che i
Lemuri stiano alia base deh'evoluzione, ma non entra nelle vedute
del Cope ; si pronunzia invece in favore di una discendenza indi-
retta dai Piteci e dagli Antropoidi. Cos! provvede alia continuita
della formula dentaria, e quanto all'altro argomento del Cope, cioe
la frequenza del tipo tricuspidale, conviene che il tipo quadricuspide
deriva dal tricuspide, ma la presenza di quest' ultimo e, secondo lui,
troppo abbondante nell' uomo attuale per potersi ammettere che si
tratti di un'anomaha reversiva, come crede il Cope. Egh crede piut-
tosto che si tratti di acquisizione di un nuovo tipo, tanto piu che
gli Europe! stanno all'avanguardia.
Del resto, aggiungo io, anche ammesso che si tratti di una
reversione lemurinica non e legittimo dedurne la discendenza di-
retta dai Lemuri ; aho stesso modo che non la proverebbe la pre-
senza nell'uomo della varieta lemurinica del processus rami man-
cUhidaris^ se anche fosse piu frequente di quelle che e (^). E se si
volesse concedere che tali reversioni hanno un significato cosi stra-
namente imprescindibile da escludere assolutamente altri anelli in-
termedi, I'argomento varrebbe soltanto per 1' uomo in cui queste
C) Topinard . — L' homiue dans la nature. — Paris IS'Jl, p :i8S.
(-) Topinard. — De I'evolntion des molaires et pr^molaires chez les primates et en parti-
culior chez rhomnie. — L'Anl/tropologie, 189'-^. p. 70'J.
(') G. Mingazzini — Sul sigaiftcato morl'ologico de\ processus rami maitdibularis neiruomo
— Archivio prr I'Antropoloijia e VEtnologia, 18'J:^, p. 145.
- 260 -
reversioni si osservano e non per gli alfcri antropomorfl, i quali, a
detta dello stesso Cope, non presentano il tipo tricuspidale. Quindi
egli logicamente dovrebbe parlare soltanfco della discendenza diretta
dell'uomo dai Lemuri, e non degli antropomorfl.
Mentre rafforziamo gli argomenti del Topinard in favore dei
Primati in genere, non ci sembra pero die I'esclusione clie questi
fa dei Cebidi dall'albero genealogico deH'uomo sia giustificata. L' im-
portantissima mandibola ^elVAnthropops perfectus note vole per J a
forma parabolica dell'arcata, I'altezza e la larghezza della sinfisi, la
continuita della serie dentale, la piccolezza del canino, tutti carat-
teri mnani, dice il Morselli('), presentava la formula dentaria dei
Cebidi attuali, cioe nella dentizione permanente un premolare di
pill che I'uomo. Cio dimostra la possibilita clie i Cebidi potessero
evolvere per proprio conto a un tipo morfologico superiore. II che
e confermato dal Nesopithecus del Madagascar, un simiade di alta sta-
tura, che (-) Forsyth-Major, suo scopritore, ritiene un Antropoide,
almeno pel cranio, quantunque gli trovi poi una dentatura di Le-
muride, e che Gaudry pel numero dei denti mette fra i Cebidi di
America. Dunque non e azzardato pensare che dal tronco dei Ce-
bidi potessero provenire direttamente e precocemente primati di
alto grade gerarchico, per quanto cio sconvolga i nostri schemi a
somiglianza burocratica, schemi del resto molto arbitrari. Sarebbe
difatti assai imbarazzato chi volesse cercare quali evidenti caratteri
d' inferiorita, a parte la formula dentaria, presentano realmente i
Cebidi di fronte ai Piteci : non presentano certo I'angolo sfenoidale
piu aperto i^), nepiu piccolo I'angolo della fossa olfattiva (Topinard),
ne il prognatismo maggiore, ne Y indice toracico piii alto. L' indice
pelvico, lo scapolare e il sottospinoso sono piii favorevoh ai Cebi
che ai Piteci, i quali si avvantaggiano un po' nell'angolo di torsione
dell'omero ; la formula sacrale e la stessa. Di positive non resta
che la formula dentaria, la quale e siifflcientemente controbilanciata
dai caratteri di superiorita che lo stesso Topinard, e altri, ab-
biamo visto concedere ai Cebidi. In verita, noi che assistiamo alia
perdita che va facendo I'uomo del suo 3" molare, troveremmo tanta
difficolta ad ammettere una simile perdita per il 3^ premolare dei
Cebidi ? Certo non si puo trovare in questo un ostacolo alia lore
evoluzione ulteriore : la formula dentaria e troppo soggetta a va-
(1) Op. cit., pag. 751. Cfr. Ibidem, la fig. 403.
(') Riferisco ancora rial Morse Hi.
(^) Per questo e per gli altri caratteri si veda : Hovelacque et llerv^. Precis d'Antiiro-
pologie. Paris 1887, p. 5 1 e seyy. Ctr. anche : MorseUi. Op. cit. p. i-iVfi.
- 261 -
riare. L'uomo stesso presenta talora un 4° molare, raggiungendo
cosi il numero complessivo, sommando molari e premolari, dei Ce-
bidi. Forse che i Piteci sono meglio conformati per divenire dei bi-
pedi? A questo riguardo, afferma Mahoudeau: " rien ne permet
de reconnaitre chez eux un degre de trasformation plus avance que
Chez les Cebiens „ C). Non e il case dunque di meravigliarsi che lo
SchloMser (2) abbia messo le scimmie platirrine piu avanti che i
Piteci neiralbero genealogico dei Primati : e curioso pero che Tab-
bia fatto in base alle modificazioni deha dentatura, che a prima
vista farebbe sorgere delle difficolta in sense contrario, come gia
abbiaino esposto.
A noi del resto non importa che i Cebidi siano piii avanti o
piii indietro dei Piteci ; ammettiamo anzi volentieri che siano piu
indie tro per ragioni paleontologiche. Quelle che ci interessa di con-
statare e la possibihta che dal loro livello si siano svolti dei rami
divorgenti, dei quali uno puo essere benissimo costituito appunto
dai Piteci, un altro invece dagli Antropomorfi. Mentre il prime non
reahzzo alcun progresso, in sense gerarchico, I'altro invece avrebbe
raggiunto le maggiori altezze.
A somiglianza del ragionamento fatto da noi, si potrebbe dire
che non vi e alcuna ragione per non includere anche i Piteci nel-
I'albero genealogico degli Antropomorfi; pero non ve ne e alcuna
per includerli. Difatti perche includerli se non hanno realizzato alcun
progresso sensibile ? Per la dentatura ? Ma come e stata acquistata
dai Piteci, sara stata acquistata ugualmente dagli Antropomorfi. Un
intermediario che non rende alcun servizio, e superfluo (^). Vero e
che questa divergenza da noi ammessa, potrebbe urtare centre i
criteri di quel sistematici che riuniscono i Piteci agii Antropoidi fa-
cendone un gruppo a parte: pero siccome gh stessi sistematici non
sono tutti unanimi in questo, e tra i discordi mi basti citare il
Flower, cosi noi possiamo trascurare quest' argomento, tanto piii
che ci occupiamo soltanto del punto di vista filogenetico.
Abbiarao detto che i diversi antropomorfi non si possono far
derivare I'uno dall' altro, e cio e ovvio per il principio di Cope,
che dice: quando un tipo si e staccato dal tronco principale e ha
acquistato caratteri proprii, non puo divenire lo stipite di altre for-
Mahoudeau. — La locomotion bip6de et la caracWristique des Hominiens. — Revue
mens, de I'Ecole d'Anthropologie de Paris, 1896, p. 235.
(2) Schlosser. — Die Affen, Lemuren, ecc, des Europaischien Tertiars. — Beitrdge zur
Paldontologie Osterreicii-Ungarns. 3a parte, t. VI-VIII. 1887-1890.
C) Per equivoco attribuii altra volto un'opinione analoga a Carlo Vogt.
- 262 -
me specifiche, le qiiali invece derivano da tipi non specializzati (tlie
law of the unspecialized). Tuttavia lo stesso Cope ammette che un
Protosimia, oltre il Pithecanthropus erectus^ che egii ritiene gia uma-
110 ('), abbia preceduto Tuomo. Questo Protosimia non dovrebbe es-
sere per la legge accennata un antropomorfo cosi bene differenziato
come i viventi. Pero dandogli, come egli fa, del caratteri in termed!
tra Simia e Hylohates, dubitiamo che possa essere meno differen-
ziato dei viventi: quindi non risponderebbe alle quahta ricliieste.
Ugualmente colore che ritengono 11 Pithecanthropus erectus una spe-
cie affine all' Hylohates, lo allontanano, senza volere, dalla diretta
genealogia umana. Molto acutamente disse Mahoudeau, che 11
Pithecanthropus entrera o no nella nostra genealogia 11 giorno che si
scopriranQO i suoi arti superiori f). Se questi si troveranno molto
lunghi, restera confermata I'ipotesi che si tratti di un Hylohates,
ma, ipso facto, 11 P. e. verra escluso dalla nostra genealogia. Tutto
concorre a far credere che lo straordinario sviluppo delle braccia e
un fatto divergente esclusivo degh Antropoidi, al quale gh antenati
deU' uomo, per quanto si rimonti indietro, non hanno mai parteci-
pato, sebbene sia da ammettere che essi siano stati arboricoh e
abbiano avuto in un certo grade, 11 piede prensile, come ammetteva
Darwin. Per la vita arboricola non e aftatto necessario che gli
arti anteriori siano pm lunghi dei posteriori, come ne fanno fede i
Piteci, i Lemuri, ecc. Lo stesso P. e. se entra realmente neha ge-
nealogia umana, non solo non puo essere un Hylohates, ma nem-
meno e da credere che sia derivato da un Hylohates. II Manouvrier
ha fatto questa ipotesi, e per realizzarla ha dovuto supporre che
r Hylohates sarebbe diventato il P. e., forse, dice lui, per essersi
incendiate le foreste deU'isola in cui esse viveva cosicchc non
potendo piu fare un grande use dehe lunghe braccia, queste si sa-
rebbero poco a poco atroflzzate, e 1' animale si sarebbe appoggiato
inline unicamente sui piedi. Un sorriso di scetticismo non e invero
azzardato : niolte geiierazioni di foreste avranno rinverdita queh' 1-
sola nel frattempo che all' Hylohates si accorciavano gli arti supe-
riori.
E curioso che tutti convengono ohe un antropoide e gia troppo
diff"erenziato per poter dare origine all' uomo ; tuttavia non si cessa
percio (con inavvertita contradizioue), tiitte le volte che si parla di
un prccursore del)' uomo, di mettere avanti un qiialche antropoide.
(I) Coj,.; - Op. fit. pug. iOO.
(-) Mutioudeau. — Loc. cU. jj. 24'i
- 263 -
Fortunatameiite il Plthecantropus ha maggiori titoli ad essere preso
in considerazione. Gia V essere erectus affida che non si tratfci di un
antropoide, a meno che non sia eretto con 1' aiuto degh arti supe-
riori: e questa 1' incognita alia quale alludeva Mahoudeau. Inoltre
e importante il fatto osservato dallo Schwalbe, che il cranio del
P. e. non ha quelle affinita con Y Hylobates, che erano apparse a
Manouvrier e ad altri, ne niolte affinita con gli altri antropoidi;
mentre non mancano somighanze con scimmie inferior! : diguisache
lo Schwalbe ritiene che si tratti di una forma ancora indifferen-
ziata, 0, come egli dice, generahzzata C). Questa condizione e vera-
mente necessaria e sufficiente per 1' evoluzione ulteriore, e 1' averla
riscontrata e per la teoria di discendenza molto piii prezioso che
tutti gh alberi genealogici monofiletici deUa scienza popolare. Una
forma generahzzata, mentre non puo derivare da una forma specia-
lizzata (antropoide), puo originarla. E in questo case, essendo il li-
vello gerarchico deil'animale gia piu elevate che quelle dell' antro-
poide, non poteva originare che forme piii o meno umane.
Del resto anche ammessa la somiglianza del P. e. con VHylo-
bateSj non si puo inferirne altro che una vicinanza genealogica, non
una derivazione dell'uno dall'altro; alio stesso modo che Floren-
tine Ameghino ammise la vicinanza genealogica den'i??//o6ate<s con
r uomo, ma nello stesso tempo ammise che il suo ipotetico Gollen-
stermcm, che avrebbe date origine ai due generi Homo e Hylobates^
aveva le braccia corte quasi come le nostre (^). L'allungamento sa-
rebbe avvenuto soltanto in uno del due generi, cioe sarebbe stato
acquisito dal Protliylobates e aumentato neW Hylobates , che nel con-
cetto dell'Ameghino non hanno piii alcuna relazione diretta con
I'uorao ; e cio e piii verosimile che ammettere un ipotetico accor-
ciamento deUe braccia gia allungate, come vorrebbe il Manouvrier.
La veduta dell'Ameghino sempliflca ed e accettabile, mentre I'al-
tra complica inutilmente.
In conclusione ci sembra essenziale di ammettere quanto dice
in proposito I'egregio professore di antropologia zoologica delYJEcole
di Parigi, il Mahoudeau citato. Gh antenati comuni dell' uomo e
degli antropoidi non presentavano ne la preponderanza dei membri
inferiori propria oggi dell'uomo, ne la preponderanza dei membri su-
periori caratteristica degli antropoidi, ma erano cosi conformati da
poter prendere I'uno o I'altro adattamento, cioe o quelle che raffor-
(') Schwalbe. — Studien tlber Pilhecantropus erectus Dul)ois. — Zeilschr. ftir Morphologie
u. Anthropologie. B. I , H /, iSS9, p. S-JO.
(") Fl. Ameghino. — Kilogenia. Princ. fie Clasific. transformista. — 1SS4, Cap. XIV
- 264 -
zando i membri inferiori conduceva alia locomozioiie bipede, o Tal-
tro che rafforzando i superiori perfezionava la vita arboricola. Av-
venuta la scelta per condizioni di ambiente, ciascuna branca pro-
cede per la sua via, ne occorrono adattamenti regressivi, che agi-
scano in senso contrario agli adattamenti anterior! C). Non occorre
pill fare allungare gli arti superiori per poi farli accorciare ; ne che
il precursore dell'uomo poggiasse il suo piede al suolo prima con la
parte esterna della pianta, poi di nuovo con tutta la pianta ; men-
tre si puo ammettere che questa particolarita non sia stata mai
perduta, anche nella vita arboricola. In tal modo non solo I'inter-
pretazione morfologica viene in molti casi semplificata, ma corte
apparent! contraddizioni scompaiono. II Mors ell i, ad esempio, nota
con meraviglia che " alcuni muscoli di bassa organizzazione, ad
esempio il flessore speciale del mignolo, sono nell'uomo meno atri)-
flci che nel Chimpanze e nell'Orang, conservando anzi lo svilup]>o
che hanno nel Cinocefalo e nel Colobo, vale a dire che per tale ri-
guardo noi siamo piii pitecoidi deUe scimie superiori C) „. E non solo
per tale riguardo ; anche lo sviluppo delle ossa nasali e la distanza
inteorbitale ci avvicina piii alle scimmie inferiori che agli antro-
poidi ; il terzo trocantere del Lemuri e dei Cebidi e neh'uomo assai
frequente, mentre manca nelle scimmie superiori. Che significano
tutte queste contraddizioni ? Che I'uomo e una scimmia inferiore,
come sosteneva Albrecht? No, per certo. Significano pero che il
punto di partenza della sua evoluzione autonoma si trova a livello
delle scimmie inferiori. A partire da questo punto antropoidi e uo-
mo si differenziano, come abbiamo detto, rispettivamente per conto
proprio. Contraddizioni non ne esistono altro che nella nostra fan-
tasia ; le risurrezioni di organi mi lasciano molto scettico (') : sem-
plicemente, e cio non puo fare meraviglia, I'uomo ha conservato
qualche particolarita delle scimmie inferiori a preferenza che gli an-
tropoidi, come questi alia loro volta ne hanno conservata qualche
altra che I'uomo ha perduto.
La divergenza precoce che abbiamo ammesso, mentre spiega
(') Mahoudeau. — Loc. cit., p. 245.
(') Morselli, Op. cit. p. 234. Per altri fatti anaLighi vedi anche pag. 860 e altrove.
(1) u Per gli attacchi dei muscoli della natica, dice il Morselli {p. S07), si risvilupp6 un ter-
zo trocantere che le scimie superiori avevano perduto n. Questo contrasterebbe con la legge, cl >!
« un organo il quale nel corso della tilogenesi sia scomparso, 6 scomparso per sempre n, stabilil.i
dalTHaacke e da altri, e alia quale il Rosa non trova una sola eccezione. Cfr. Daniele Rosn,
La riduzione progressiva della variabilila e i suoi rapporti coWestinzioiie e coU'oriijine delle <pt'cj«.
Torino 18"9, p. 44, e il corol'ario a p 48, che dice: « In generale nessun sisteuiatico trovandoiii
un gruppo di or^anisiui una data strnttura fari discendere queste gruppo da organism! in cui upii
struttura strettamente oraologa fosse divenuta rudinientale (peggio poi fosse sconiparsa) n.
- 265 -
evidentemente molti fatti, potrebbe sembrare in contraddizione con
le molte coincidenze morfologiche che si osservano fra uomo e an-
tropoidi. Quest'obbiezione pero e piu apparente che reale, se si pensa
che buon numero di tali coincidenze sono da imputare al fondo co-
mune, e il resto aH'innalzamento morfologico su due hnee che pure
essendo divergenti si mantengono sempre abbastanza vicine. L'in-
cesso che nell'uomo diviene eretto e negh antropoidi semieretto,
sebbene con un meccanismo diverse, cioe con I'aiuto delle braccia
lunghissime, produce conseguenze meccaniche analoghe, sia quanto
alie disposizioni per trattenere i visceri che cadrebbero in basso, sia
quanto a modificare la colonna vertebrale, il bacino, ecc. Certo que-
sti fatti sono perfezionati neH'uomo, ma e una gerarchia apparente,
inquantoche possono essere avvenuti indipendentemente gh uni dagh
altri ; I'uomo per un adattamonto unico avendo rinforzato i suoi
arti inferiori invece del superiori, con questo meccanismo diverse si
e procurato dei risultati analoghi e superiori a quelli ottenuti dagli
antropoidi rinforzando e allungando le braccia ('). Si puo anche di-
scutere, quanto agli antropoidi, se questi caratteri nuovi in dipen-
denza del raddrizzamento del tronco, si devono imputare tutti come
acquisiti in seguito alia stazioae semieretta, la quale e piuttosto
eccezionale, oppure si debba prendere in considerazione anche il rad-
drizzamento del tronco nella stessa vita arboricola, raddrizzamento
che non si fonda sulla verticalita molto precaria degh arti inferiori,
anzi si avvera megho stando I'animale seduto. Tanto piu che e la
posizione seduta soltanto che puo realmente liberare gU arti supe-
riori dell'antropoide, e fargli acquistare quel caratteri di superiorita
che dimostra nella posizione della scapola, nell'angolo di torsione del-
I'omero, ecc. Anche qui i risultati sono analoghi, ma il meccanismo
per conseguirli puo essere state differente: ah'uomo non essendo
necessaria la posizione seduta per liberare gli arti superiori.
La gerarchia dunque dei risultati morfologici puo essere appa-
rente, e il lore disporsi in serie non dimostra che siamo realmente
in presenza di un philum che passando dagli antropoidi tormina al-
I'uomo. Alio stesso mode la somiglianza dei feti umani e dei feti
di antropoidi non indica altro senonche le due hnee divergenti si
fanno, com'e naturale, sempre piii vicine risalendo indietro ; ma non
dimostra, come vorrebbe qualcuno, la provenienza comune da un
antropoide gerarchicamente elevate. L'ihusione e aumentata dal fatto
che nel feto o nel neonate dell'antropoide mancano per necessita i
(') Cfr. Morselli. — Op. di. p. 854.
- 266 -
caratteri bestiali deU'adulto : puro adattamento embrionale che ri-
spannia lo sviluppo dell'apparato masticatorio in uii'epoca in cui
non potrebbe servire. riservandolo a piii tardi, e non avrebbe dovuto
dare origine a tante fantasticherie sul preteso regresso che sul)i-
scono gli antropoidi. La stessa osservazione si puo fare per le raera-
l»i-a inferior] del feto umano o del neonate che sono piii corte o
uguali delle superior! (le proporzioni rispetfcive degli art! peraltro
sono ben lontane da quelle che hanno neW Hylobates), senza che cio
rappresenti necessariamente un fatto atavico. Che una disposizione
morfologica possa essere infantile senza essere atavica e stato gia
provato a esuberanza (^), fra gli altri dal Tanzi, 11 quale ha dimostrato
che la fessura orbitale inferiore o sfeno-niascellare di tipo infantile
e I'opposto della fessura orbitale inferiore di tipo pitecoide f ). Vero
e che questo potrebbe essere un argoniento per sostenere la nostra
tesi, che Fuomo non Sia passato dai Piteci ; ma qui " pitecoide „ e
inteso in sense lato, poiche lo stesso tipo va esteso ai Cebidi. Quindi
I'opposizione fra la fessura sfeno-mascellare infantile e la atavica
rimane pienamente, ed e una conferma, sia detto di passaggio, della
classificazione delle variazioni morfologiche del cranio umano da me
fatta recentemente (^) : in essa difatti io ho distinto, fra le altre
variazioni, quelle su fondo infantile e quehe su fondo atavico.
Riassumiamo : a nostro mode di vedere, I'evoluzione umana va
semplicizzata e ridotta al puro necessario, sopprimendo i " tempi
di arresto „ inutili e i " cambiamenti di rotta „. Invero simih com-
phcazioni gratuite rappresentano per lo mono una perdita di tempo,
che non ci sembra molto conciliabile con I'evoluzione rapidamente
ascendente che dobbiamo ammettere, perche la branca umana si
sollevi di tanto al disopra delle coeve antropomorfe. Perche cio sia
avvenuto e da credere che I'uomo abbia seguito la linea piii breve,
che e la piii diritta, a meno che non vi sia una <iiflicolta insormon-
tabile implicita in tale ipotesi. Ma noi non la vediamo : se scorgiamo
una difficolta, e in quel tale cambiamento di rotta, che implica tante
complicazioni morfologiche. Abbiamo gia insistito su certi ritorni al
punto di partenza, che non bisognerebbe ammettere altro che per
(') Tanzi. — La fessura orbitalo inferiore. Arch, per I'nntropolmjia e retnolocjia, lS!):^,p. 25 i.
\^) G j u If r i da-Rii ggei- i. — Variations morfologiques du crdne humaiu. Archives d'nnthropo-
loijie criminelle, n. 94, Lyon, iOOi.
(') ii Doto che la donna presenta dei caratteri infantili, che in parte sono seinplici coincidenze, in
jiarte sono persistenze, conservate neiror^anismo adulto perch6 utili, ad esenipio il maggior sviluppo
della porziune addoniinale d»!l tronco ; ma niente [iresentu di pid atavico che I'uonao. i'A'r. Giiitrrida-
Ruggeri. Sulla pretesa inleriorita somatica delJa donna. Archivio di Psichiatriu e Anlropoloyia cri-
minate Vol. XXI Fasc. IV-V.
- 267 -
estrema necessita. E siccome la serie monofiletica iion e una ne-
cessita, cosi la tenerezza che lianno taluni per essa non ci sembra
una ragioue sufflciente. La serie poliflletica risponde megiio al com-
plesso del fatti che abbiamo esaminato, e sopprimendo qualche
tappa nel cammino percorso dall'uomo, ravvicina di piu quest! al
tronco primitivo, conforme le indicazioni suggerite dalle recenti
scoperte morfologiche sul cranio umano.
Ne soltanto le scoperte minute fatte dal Maggi, da me e da
altri sono eloquent!, perche dimostrano che le parentele prossime
deiruomo sono piii in basso di quanto si possa credere comune-
mente ; ma anche le stesse variazioni morfologiche in toto, in cu! il
cranio umano esaurisce quasi tutte le possibilita di forma, dimo-
strano, secondo me, che in origine I'uomo, gia costituito come tale,
portava con se ancora una enorme variabilita per lo mono nel cra-
nio. Ora una variabilita eccessiva e anch' essa indizio che il tronco
primitivo non e lontano C). In seguito dovette avvenire il differen-
ziamento, per cui taluni gruppi furono dotati di forme craniche piu
0 mono allungate, altri al contrario di forme craniche piu o meno
corte, e cosi la variabilita venne limitata, inquantoche i primi per-
dettero la possibilita di avere le forme craniche dei second! e vice-
versa. I due tip! sono diventat! irriducibili come quell! di due specie :
si sa che le specie diventano, ma non nascono tali. Onde il Bauer-
t/jpus di Kollmann (^), la " persistenza delle forme „ di Sergi.
Alio stesso modo si puo spiegare come le proporzion! rispettive
degl! art! fra di loro e ne! loro component! sono svariate e tutta-
via stabili nolle grandi division! del genere umano (^). E 1' essenziale
e che queste proporzion!, come fu avvertito da Topinard (^), non
si dispongono in guisa da potersi riferire a una graduazione gerar-
chica (^), ma si mostrano affatto indipendenti da essa : il che secondo
no! significa che si sono originate per semphce effetto di variabihta,
quando I'uomo era gia costituito come tale, ma non ancora fissato
(1) Rosa, Op. cit., p. 59.
(") Anche Kollmann ha ammesso ultimamente che iin periodo di grande variabilita della spe-
cie umana precedette raltro della fissita relativa. Cfr. Kollmann: Die angebliche Entstehung
neuer Rassentypeu Correspondenz-Blatt der deut. Aiitrop. GeseUs.. t. XX.XI. n. 1. I'JOO.
(3) Cfr. Hovelaque et Herv(5. Op. cit. p. 298.
(') Topinai'd. Elements d' Anthropologie g^ntirale. Paris lSS5.p. 104:^.
(^) Avvertiamo che il nm trovare alcutja gerarchia in certi caratteri non vuol dire che non esista
;.iia gerarchia delle razze umane : anzi per rispetto ad altri caratteri le razze uinane si ditferen^ia-
rouo in tal guisa che una gerarchia 6 inuegabile. Basti accennare alia grande capacita cranica delle
popolazioni neolitiche Europee e paragonaria alia piccolissima dei Tasmaniani e degli Australian^
senza dire che anche piccoli iadizi morfologici nei cranl di razze inferiori sono bastevoli a stabilire
che la loro evolnzione soMiatica 6 realmente rimasta a un livello piCi basso. Di cio mi sono giaoccu-
pato ne i miei stndi siii cranl Melanesiani.
- 268 -
nelle proporzioni scheletriche. Qiiesto differenziamento e flssamento
ulteriore spiega le cosiddette " formazioni parallele „ che i polige-
nisti, Topinard ad eserapio, oppongono ai monogenisti ; e la spie-
gazione e tale che non ha bisogno di alcun poligenismo, e tanto
meno degli sforzi per conciliare questo col monogenismo C), ma 8i
basa unicamente sulle vedute piu recenti relative alia grande varia-
bilita della specie al siio inizio, seguita dal differenziamento e dal
flssamento delle diverse unita somatiche (Deniker), alle quali essa
ha date origine.
Ritornando al cranio, ripeto dunque che I'essere anche adesso
le forme craniche cosi numerose C), per qiianto quasi stereotipate,
dimostra, come ho detto, che in origine si formarono per una varia-
bilita eccessiva, deha quale sono rimaste come documento. Difatti
non si potrebbe ammettere il contrario, cioe che le svariate forme
craniche siano recenti, poiche in questo case si avrebbe ana varia-
bilita in aumento, un risveglio tardive della variabilita, un para-
dosso ; giacche e note che la variabilita si ha in alto grade aH'ori-
rigine della specie, e fatalmente si perde mano mano che la specie
invecchia (^). E I'uomo non e piii al sue inizio : questo e indiscutibile ;
mentre la parentela dell'uomo cogli altri primati e, per dire le pa-
role del Mingazzini, " tutt'altro che chiaramente stabihta (^) „.
II che ci sara di scusa, se abbiamo fatto un piccolo tentative per
chiarire tali ]-a,pporti dal punto di vista filogenetico.
ANNOTAZIONE
Avevo corretto e licenziate le bozze del precedente lavoro,
quando e stato pubblicato (^) il resoconto del congresso degh antro-
pologi tedeschi tenuto a Metz neU'agosto del 1901. Trovando che il
Klaatsch di Heidelberg ha fatto una comunicazione dal titolo: Ueber
die Ausprcigung der specifisch menschlichen Me?'kmale in unserer
Vorfahrenreihe, mi pare interessante riferirne le idee fondamentali.
L'A. comincia occupandosi deU'opponibihta del pollice : egli trova
che i precursori terziari degli attuali Carnivori e Solipedi si avvici-
navano gia per lo scheletro della mano alle attuali Proscimmie e
ai Primati : tra questi Tuomo prosegui il perfezionamento, negii al-
tri Primati invece si ha una certa riduzione del polhce. Quanto al
raddrizzamento del tronco, egli crede che il progenitore comune dei
(1) Vedasi ad esempio: Keane. The Man past and present. Caiuhridije. IS'Ji). p. 2. nota i.
(2) Cfr. Sergi. Specie e varieta umane. Torino i900.
(3) Rosa. Op. cit., p. 29, 74.
{*) G. Mingazzini, loc. cit., p. 145.
('') Correspondenz-Blatl der detcl. Anthrop. Gesells. XXXII, Nr. 10.
- 269 -
mamraiferi dovesse essere semieretto, e che la posizione quadru-
pede fu acquistata in seguito da tutti quel mammiferi in cui si ef-
fettuo la riduzione della mano. A questo punto I'A. si dichiara par-
tigiano della vocchia ipotesi che i progenitori degli antropoidi sa-
rebbero stati piu simili alFuomo che gli attuaU antropoidi, mentre
ruomo alia sua volta (e questo e certamente incontroverso) sarebbe
state piu scimmiesco : aggiunge di avere Huxley dalla sua; ma a
noi sembra che le opinioni scientifiche si debbano sostenere per se
stesse, cosa molto piii difficile che quella di trovare un'altra per-
sona la quale 20 o 30 anni fa abbia avuto le stesse idee. II che e
lungi dal provare che siano giuste ; anzi proverebbe, se mai, che si
tratta di un anacronismo. Ad ogni mode I'A. vuole con cio dimo-
strare di essere state mal compreso, quando si e detio a sue pro-
posito che egh avrebbe sostenuto (in precedenti congressi) un'indi-
pendenza assoluta della Knea stipite dell'uorao da quella degh an-
tropoidi sino dai piu antichi tempi terziari : il che scaverebbe poco
meno che un abisso nel seno stesso degli antropomorfi. L'A. dice
di non aver mai negate la stretta parentela degh antropomorfi ; con
tutto cio vediamo che egh sostiene a proposito dei tubercoli den-
tari, che partendo dal progenitore comune dei Primati le scimmie
si sono ahontanate da queha linea di svhuppo che conduce all'uomo.
In verita a noi sembra che se I'A. in passato e state mal compreso
non deve incolpare altri che se stesso : difatti un punto di partenza
cosi lontano di due sviluppi autonomi non puo condurre che a
un'indipendenza assoluta. Si occupa indi del piede, che gia nei pro-
genitori dei Carnivori e dei Solipedi aveva caratteri primatoidi: que-
sti caratteri dovevano appartenere, egh dice, al progenitore comune
dei mammiferi, il quale aveva altresi I'alluce uguale alle altre dita,
0 forse superiore di volume. Aggiunge che questo dito subisce nei
Primati una tendenza aha riduzione, anche neh'embrione umano il
prime dito e piii corto del secondo, e cosi pure in molte razze in-
feriori. Conclude che in ogni case I'attuale aumento di volume del-
I'alluce e " eine direct aus clem Urzustande sich ergehende Erschei-
nung „. Confessiamo di non comprendere questo nesso, che TA.
chiama " directe (!) Ankniipfung an den altesten Saugethierzustand „.
L'A. si preoccupa in seguito di spiegare come s'e originata la forma
speciale del piede umano : essa dipenderebbe principalmente dall'ar-
rampicarsi sui tronchi degli alberi : questo meccanismo gh serve al-
tresi a spiegare lo sviluppo che prendono nell'uomo certi muscoli
degli arti e del torace. Crede infine che Tarrampicamento favori la
formazione delle incurvature del rachide umano : la deambulazione
- 270 -
eretta noii fece che rinforzare e corapletare cio che altre abitudini
precedenti avevano incominciato. Come si vede non mancano le
vedute original!, 8ebl)ene alcuni punti siano da criticare come poco
cliiai'i, 0 contradittorii, o troppo ipotetici.
L'insegnamento deH'anatomia delTuomo
secondo i nuovi Regolamenti universitarii.
K vietata la riiiroduzione.
Sta per incominciare il nuovo anno scolastico, nel quale saranno
per la prima volta applicati i nuovi Ptegolamenti universitarii. A
chi li esamini senza preconcetti, apparisce evidente la bonta di al-
cune disposizioni, che riusciranno vantaggiose agli studii ed alia di-
sciplina universitaria. Accanto a queste, altre se ne trovano, suUe
quali il giudizio rimane incerto e attende il resultato della esperienza.
Inline alcune innovazioni rappresentano, a nostro avviso, un regresso,
piuttostoche un progresso, e preparano un danno al quale e da au-
gurare che venga posto sollecito riparo.
Tra queste ultime crediamo che siano da comprendere quelle
che riguardano l'insegnamento deH'anatomia dell' uomo nelle scuole
di niedicina.
L' insegnamento anatomico dovra d'ora innanzi essere impartito
nei primi due anni del corso medico-chirurgico. Lo studente dovra
presentarsi alia prova di esame al termine del prime biennio ; po-
tra pej'o, anche se non I'avra superata, essere ammesso al terzo
anno ; un ulteriore ritardo non e consentito e la iscrizione al quarto
anno e negata a chi non e in regola coll'anatomia. Oltre agli esami
nelle materie obbhgatorie, lo studente, per potersi presentare all'e-
same di laurea, dovra superare I'esame in due materie complemen-
tari a sua scelta: tra queste sono comprese I'embriologia e I'ana-
tomia topografica.
Non esitiamo a riconoscere che I'avere stabihto, per la nostra,
come per le altre materie fondamentali, un determinate ordine ne-
gU studii e negli esami, rappresenti un reale progresso di fronte
alia liberta consentita dai vecchi regolamenti, che era troppo spesso
usata- senza nessun riguardo alia naturale connessione fra le varie
discipline ; merita ampia lode il Ministro che in questo ha secondato
- 271 -
il voto piu volte manifestato dalle Facolta universitarie. Ma, pure
ammettendo il benefizio di questa innovazione, ci sembra, per altri
riguardi, che non si sia provveduto airanatomia dell' uomo secondo
i veri bisogni dell' insegnamento medico.
L'avere ridotfco a soli due anni il corso di anatomia e, a nostro
avviso, un errore. Ammesso pure che Professore e studenti gareg-
gino di zelo e di assiduita, che I'insegnamento sia sfrondato di tutto
cio che puo avere di superfluo e venga impartito in forma elem en-
tare, che vi concorra I'opera di qualche ajuto abilitato alia libera
docenza, credo tuttavia che in due anni non sia possibile svolgere in
maniera completa un corso di anatomia dell' uomo.
Se in qualche altra materia puo essere sufflciente la esposizione
cattedratica di alcuni capitoli, lasciando che lo studente possa di
sua iniziativa, appreso il metodo, completare in quel ramo di sci-
bile la sua cultura, cio non puo essere ammesso che in proporzioni
limitate per I'anatomia dell' uomo, che e materia fra tutte fonda-
mentale, dalla quale le altre discipline biologiche e cliniche traggono
i materiali indispensabili per un efflcace svolgimento. Tnsegnamento
essenzialmente dimostrativo, esso deve consistere nella esposizione
teorica, accompagnata da una dimostrazione obiettiva al piii possi-
bile completa, e in esercitazioni pratiche, che mettano lo studente
in grade di potere direttamente procedere all'esame della conforma-
zione e della struttura dehe innumerevoli parti che compongono il
nostro corpo.
In un corso bene ordinate, ogni anno una prima serie di lezioni
dovra essere impiegata nella illustrazione di quelli argomenti, la cui
conoscenza e indispensabile per procedere nello studio della anato-
mia. Si richiede, come preparazione alio studio microscopico degli
organi, lo studio della cellula e dei tessuti (anatomia generale). Sa-
rebbe ugualmente necessaria la illustrazione dello scheletro. Ammet-
tiamo che il Professore possa fare assegnamento sulla diligenza deho
studeute per lo studio dehe ossa di piu semplice conformazione, ma
non potra dispensarsi dall'insegnare, a colore che sono nuovi alio stu-
dio della anatomia, il metodo col quale si deve procedere neh'esame
di questi organi, e nemmeno potra dispensarsi dalF illustrare le ossa
che hanno una conformazione piu complicata.
Sottraendo dah'anno scolastico la parte destinata alio svolgi-
mento dei capitoli sopra ricordati, cio che rimane non potra essere
sufflciente per esporre, in una rotazione biennale, gli altri capitoli
deh'anatomia sistematica con quel corredo di dimostrazioni pratiche
che solo puo rendere efflcace 1' insegnamento. Si calcoli, ad esempio,
- 272 -
da chi abbia competenza, il tempo occorrente per illustrare, in con-
formita dello stato attuale della scienza ed in vista dei futuri bi-
sogni del medico, Tapparecchio nervoso centrale e periferico, e da
questo calcolo si desuma il tempo che rimarra disponibile per le
altre parti dell'anatomia sistematica. Si consider! anche se davvero
riuscirebbe proflcuo im corso, nel quale si facessero passare con ra-
pidita vertiginosa dinanzi alio studente gli argomenti piu disparati
senza dargli il tempo di bene orientarsi e di assimilare il nutrimento
intellettuale che noi gli apprestiamo.
Ne va dimenticato che nell'anatomia 1' insegnamento teorico e
in molti casi subordinate al materiale cadaverico disponibile, e che
in un tempo limitato puo mancare il mode di averlo a sufflcienza
per una dimostrazione completa.
Ma un'altra considerazione deve essere fatta, che ha forse mag-
giore importanza di quelle svolte fin'ora. Lo studente non puo im-
parare I'anatomia soltanto dalla parola dell' insegnante e per I'esame
dei preparati presentati a corredo delle lezioni. Egli deve anche
esercitarsi nella microscopia e nell'arte della dissezione. Se in quanto
alia prima potremo contentarci che si eserciti nella lettura e nel
riconoscimento dei preparati, e nella tecnica generale e piii elemen-
tare, e nostro dovere imprescindibile di esigere molto di piii nella
pratica della dissezione. Non si impara anatomia se non si lavora
molto sul cadavere. Chi la studia sui hbri o sugli atlanti, chi si
contenta di un'occhiata fugace ai preparati da altri eseguiti, fa
opera vana. Inoltre e colla dissezione che si educa la mano del fu-
ture chirurgo, che si formano o si perfezionano le attitudini a quelle
manualita che hanno nella pratica chirurgica una grandissima parte.
Ma per raggiungere questi resultati, la dissezione deve essere eser-
citata abbastanza a lungo. Al lavoro sul cadavere Tallievo deve ap-
phcarsi quando, dalla parola dell' insegnante e daha lettura dei libri,
ha presa una prima idea delle parti che vuol dissecare. Gli stu-
denti del prime anno nei primi mesi del corso lavorano alia cieca,
senza alcun profitto apprezzabile. Si sottragga dal tempo comples-
sivo che nel biennio sara riserbato agli esercizii di dissezione que-
sto periodo di tirocinio preliminare, necessario a vincere le prime
inevitabih ripugnanze e ad addestrare aUe manualita piia elemen-
tari ; si sottraggano i periodi durante i quah, anche negli istituti
meglio provvisti, il materiale cadaverico divonta scarso e quelle nel
quale il caldo che comincia rende impossibile un lavoro proflcuo ;
si consider! inoltre che lo studente deve pure attendere nel prime
biennio, oltreche all'anatomia dell' uomo, ad altri studii, e prepararsi
- 273 -
ad esami in materie importanti e difflcili ; e si vedra che ben poco
tempo rimarra aU'allievo per ricavare dalla dissezione il necessario
profitto.
Queste ed altre considerazioni non debbono essere sfuggite a
chi compilo il Regolamento per la Facolta di Medicina, se, a diffe-
renza di quanto questo prescrive a riguardo delle altre materie,
consente per I'anatomia il ritardo di un anno neU'epoca deU'esame,
senza pero obbligare lo studente a iscriversi di nuovo al corso. Ed
allora, se si riconobbe che due anni di corso in anatomia possono
riuscire insufficienti, perche non portarli a tre, perche si e prefe-
lito che nel Regolamento fossero insieme la regola e I'eccezione ?
perche -ci si e ostinati in un artiflciale aggruppamento delle mate-
rie in bienni, anche quando, come nel case deH'anatomia e di qual-
che altra materia, la lore estensione e la lore importanza e il lore
concatenamento logico non lo consentivano ?
E, secondo me, errore di principio includere in un Regolamento
disposizioni che possono non essere rigorosamente apphcate. Nulla
varrebbe ad abituare i giovani alia stretta osservanza del lore do-
vere, quanto il fare che le disposizioni di un regolamento fossero
improntate ad una ragionevole severita, fossero facilmente appli-
cabili, esigendo pero che per nessun motive si potesse derogare
dalle medesime.
Nonostante tutte le considerazioni teste svelte e la convinzione
che in un biennio non sia possibile svolgere in maniera completa
ed efflcace 1' insegnamento dell'anatomia dell'uomo, sarei disposto
a considerare come tollerabili le disposizioni del nuovo Regolamento
in quanto riguardano 1' insegnamento anatomico, se un grave e fon-
damentale errore non si fosse aggiunto col togliere I'anatomia to-
pograflca dal quadro delle materie obbhgatorie.
Non tutti coloro che forse leggeranno queste pagine sono obbli-
gati a conoscere con precisione quale sia I'obiettivo che I'anatomia
topografica si propone, in confronto ad altre parti dell'anatomia.
Cliovera percio ricordarlo.
Nello studio anatomico del corpo umano la parte principale e
riservata all'esame dei varii apparecchi che entrano a comporlo e
degU organi che costituiscono gh apparecchi, che si considerano
nella lore forma e nella loro struttura. Si procede nello studio del
corpo umano con metodo analitico, e si passano successivamente in
rivista tutti i diversi sistemi di organi : cosi, ad esempio, si prende
- 274 -
a studiare il cuore e successivamente si seguono dal centre della
circolazione verso la periferia tutte le arterie, accompagnandole fine
alle lore piu sottili divisioni ; mentre d'altra parte si scoprono le
sottili vene e si seguono nel cammino che fanno per raccogliersi in
pochi tronchi e sboccare in ultimo nel cuore. Cosi si fa per i mu-
scoli; cosi per i nervi e via dicendo. Ma compiuto questo lungo e
faticoso lavoro di analisi, viene un lavoro di sintesi, che si fa special-
mente in riguardo alle possibili applicazioni della anatomia alle di-
scipline medico-chirurgiche. Si tracciano alia superficie del corpo
delle linee per distinguervi delle regioni, e si prendono a studiare le
regioni, una per una : se ne considerano le forme esterne e si de-
scrivono tutti gli strati sovrapposti che entrano a formarle, dal piii
superflciale al piia profondo, dalla peUe alle ossa : si segnalano tutti
gh organi che le attraversano e si indicano colla maggiore preci-
sione i rapporti che tutti questi strati ed organi hanno fra loro.
Nel corso di questa descrizione si mettono in evidenza tutte quelle
particolarita che possono specialmente interessare il medico od il
chirurgo. In cio consiste 1' insegnamento della anatomia topografica,
che per la grande importanza apphcativa fu detta anche medico-
chirurgica.
Non e chi non vegga come due siano le condizioni indispensa-
bili perche un insegnamento di anatomia topografica possa riuscire
efflcace : che gli studenti abbiano gia una sufflciente conoscenza
deir anatomia sistematica e che comincino ad avere qualche cogni-
zione di ordine medico. I rapporti fra gli organi e tutti i fatti sui
quali in anatomia topografica particolarmente ci si intrattiene, si
fissano facihnente nella mente deU'allievo e acquistano per lui tutta
la loro importanza, se egh ne vede o ne intravede subito la possi-
bile applicazione alia spiegazione di fatti fisiologici o patologici, o
la guida a provvedimenti terapeutici. E egh possibile che uno stu-
dente di secondo anno, che nulla sa ancora di fisiologia, di patolo-
gia, di anatomia patologica, di patologie speciali, si interessi alio
studio dell'anatomia topografica, anche se avesse gia sufficienti co-
gnizioni di anatomia sistematica per comprenderla, e ci fosse tempo
per insegnargliela ?
Chi abbia sufficiente esperienza sa bene quanto facilmente i
giovani dimentichino I'anatomia. Piu volte ho sentito lamentare dai
clinici deflcienza di cognizioni anatomiche anche in giovani, che ave-
vano compiuto il loro tirocinio anatomico con onore. Che avverra
ora se gli studenti cessano di occuparsi di anatomia al termine del
secondo anno, se in questo periodo non possono avere imparato
- 275 -
anatomia topograflca, e se non hanno I'obbligo di seguire piu tardi
un corso speciale di questa materia e di sostenervi im esame ?
Vi e un'altra considerazione, che credo di dover fare per insi-
stere sulla necessita di un corso obbligatorio di anatomia topogra-
flca, da impartirsi, non a degli esordienti, ma a studenti maturi;
considerazione che desumo dali' indirizzo scientifico nel quale si e
felicemente avviata I'anatomia dell' uomo. L'anatomia ha cessato di
essere un'arida descrizione di parti, quando alio studio degli organi
arrivati a perfetta forniazione si e aggiunta 1' indagine della ma-
niera del loro sviluppo e il raffronto con disposizioni proprie di
specie animali inferiori. II concetto evolutivo che guida oggi nella
ricerca anatomica ha necessariamente la sua ripercussione neh' in-
segnamento scolastico ; ed e bene che cosi avvenga, se vogliamo
contribuire a formare nei giovani una soda cultura biologica e non
semplicemente prepararH ah'esercizio di ana professione. Ma, poiche
non dobbiamo mai dimenticare che anche quest' ultimo e un nostro
dovere, cosi dobbiamo in anatomia completare le cognizioni scienti-
flche con quelle che hanno una apphcazione pratica piii diretta; in
altri termini far seguire al corso di anatomia sistematica, fatto con
indirizzo moderno, un corso complete di anatomia medico-chirurgica
0 topograflca.
Potranno forse a qualcuno sembrare eccessive le mie preoccu-
pazioni, per il fatto che 1' anatomia topograflca e compresa fra le
materie complementari, su due delle quali, a sua scelta, lo studente
deve sostenere un esame. Poiche egli, mi si dira, non potra non
rimanere persuaso della importanza deh'anatomia topograflca, la
preferira ad altre materie e la considerera come materia obbliga-
toria.
Non posso condividere questa fiducia. Mi duole il dirlo : fra i
nostri studenti ve ne sono certo alcuni che muove un'alta idealita
e un vero desiderio di apprendere ; e in grazia loro se, pur col
volgere degli anni, il docente puo considerare ancora la sua come
una nobile missione e compierla con entusiasmo. Ma accanto a que-
sta minoranza di studenti, che e esigua, sta la gran maggioranza,
che un solo obiettivo si propone : conquistare un diploma colla mi-
nore spesa e colla minore fatica possibili, preoccupati soltanto di
cio che stimano di piii sicura utilita nella lotta per la vita.
A questa maggioranza si devono le vacanze abusive che in al-
cuni Istituti raggiungono delle proporzioni scandalose ; sono questi
studenti che spesso migrano da una a an'altra Universita in eerca,
non dei mighori insegnanti o dei laboratori e delle cliniche meglio
- 276 -
fornite, ma degli esami piu facili ; sono questi student! che coi vec-
chi Regolamenti anticipavano gli esami che logicamente dovevano
venire per ultimi, se erano sicuri di una grande indulgenza, o ritar-
davano fino all'estremo limite possibile quelli di materie prepara-
torie 0 fondamentali, se qui si aspettavano di trovare una giusta
severita. Quante volte mi sono capitati dei giovani, che a terzo
anno avevano superato I'esame in qualche chnica speciale e a sesto
anno non avevano date esame di anatomia!
Pur troppo i nuovi Regolamenti non porteranno rimedio a tutti
questi mah, dipendenti da cause troppo complesse e specialmente
non riusciranno in cio molto efficaci, perche lasciano sussistere quella
concorrenza fra le varie Universita, che si esercita, a danno , degU
Istituti megho organizzati, col rendere molto elementari i corsi, col
facilitare gh esami, col concedere larghe votazioni nella prova finale
della laurea. Ma di cio in altra occasione.
Ritornando, dopo questa lunga parentesi, al nostro punto di
partenza, diro che non possiamo, per la conoscenza che abbiamo
della maggioranza dei nostri giovani, fare alcun assegnamento sul
loro criterio per la buona scelta dei corsi complementari : preferi-
ranno le materie che si studiano con minor fatica, neUe quah si su-
pera piu facilmente I'esame e specialmente quehe che, per i futuri
successi nella concorrenza professionale, stimeranno utile di veder
figurare nei loro. diplomi. L'anatomia topografica sara dai piu scar-
tata : non e forse di piii sicuro effetto presso il buon pubblico un
certiflcato di esame in Pediatria o in Otorinolaringojatria o in
Batteriologia?
Concludendo : senza attendere i resultati della esperienza, che
in questo sembra superflua, si provveda a modiflcare in maniera
adeguata le disposizioni dei nuovi Regolamenti relative all' insegna-
mento anatomico. Vario potrebbe essere il mode. L'ordinamento, che
io, non da ora, vagheggio, sarebbe tale da assicurare una piii per-
fetta educazione anatomica dei giovani, senza un sensibile aggravio,
in confronto a quelle che portavano i vecchi Regolamenti.
Io vorrei che gU studenti del prime anno fossero dispensati dal
seguire il corso principale di anatomia : non hanno ancora la prepa-
razione sufficiente per profittarne, talche diviene in gran parte per
loro una perdita inutile di tempo. Basterebbe che questi studenti,
in un corso speciale di un pajo di lezioni per settimana, imparas-
sero r anatomia generale e acquistassero una prima idea molto
- 277 -
elementare dei vari apparecchi organic!. Dovrebbero esercitarsi
neir esame di preparati relativi alia cellula ed ai tessuti e fre-
quentare la sala di dissezione per veder lavorare, per assistere
i piu provetti, per eseguire in fin d'anno qualche preparazione fra
le pill facili. — Dopo questa istruzione preliminare, corroborata dal-
r insegnamento contemporaneo deH'anatoraia comparata, gli studenti
sarebbero ammessi al corso di anatomia sistematica, che frequente-
rebbero durante il secondo e il terzo anno. II professore che potra
dirigersi a giovani gia in grade di seguirlo nella descrizione piu com-
pleta e piii minuta degli organi, dei quali conoscerebbero il noma,
la sede e la costituzione fondamentale, procedera molto piu spedito,
e petendo anche dispensarsi, per le ragioni che appariranno in se-
guito, da estese indicazioni topograflche, riuscira in una rotazione
biennale, con un numero di lezioni minore di quanto attualmente si
usa, ad esaurire il suo programma. Principalmente in questo biennio
gli studenti dovrebbero attendere alle esercitazioni pratiche, e al ter-
mine di questo dovrebbero aver superato I'esame in anatomia gene-
rale e sistematica. — II corso di anatomia topografica dovrebbe essere
riservato agii studenti di quinto anno ; potr^ essere ridotto anche
a una sola lezione per settimana, ma sara inestimabile il beneflzio
di ravvivare, a questo periodo degli studi, le nozioni anatomiche prin-
cipali e piij direttamente applicabili alia pratica. II relative esame
dovrebbe essere obbligatorio.
Nel caldeggiare una razionale riforma dell' insegnamento anato-
mico, parte dal principio che nel corso universitario non sia neces-
sario ne possibile dar fondo a tutto lo scibile medico. E la cultura
biologica e clinica fondamentale che occorre formare: il resto verra
dopo ; ma se quella non si acquista durante il periodo scolastico, dif-
ficilmente e con troppa fatica si acquista in seguito, e senza di essa
nessun profitto, nessun successo e possibile nolle discipline speciali.
Che se qualcuno vorra poi osservare che io farei nel quadro
degh insegnamenti una parte troppo grande alia materia che pro-
fesso, chiamero in mio ajuto, piuttosto che qualche autorevole ana-
tomico, un celebre chirurgo, il Billroth, e ripetero con lui: Ana-
tomia, miei Signori, e di nuovo anatomia, e poi ancora anatomia.
GiuLio Chiarugi
Deputato al Parlamento
Firenze, Ottobre 1902.
CosiMO Cherubini, Amministratore-responsabile.
278 -
Milano - Via G-. Revere, 3 - Milano
UNIGA FABBRICA NAZIONALE
Dl MICROSCOPI ED ACCESSOR!
DITTA FORNITRICE
di tutti i Gabinetti Uiiiversitari del Reg;no
MICROSCOPIO GRANDE MODELLO
con crem&gliera, apparato Abbe, diaframma
ad iride, tavolino in ebanite, revolver, due
obbiettivi a secco 3e7*, unoad immersione
omogenea Via''^ due oculari 2 e 4; il tutto
posto in elegante arraadietto in mogano
L. 400
{ingrandimenti fino a 1000 diametri)
Ndoyo oMietliyo Vib- SeDiiapocroiiiatico
IMMERSIONE OMOGENEA
Obbiettivo raccomandato per la grande po-
tenza e per la sua durata (Vedi Zeit-
schrift fill- wissenschaft. Microscopie del
12 settembre 1894, Band XI, Heft 2)
L. 200 coi due oculari compensatori
4 ed 8.
CATALOGO GENERALE GRATIS
a semplice richiesta
Pagamenti rateali mensili
pei Sigg. Ufficiali sanitari comunali.
SOCIETA EDITRICE LIBRARIA - MILANO
Prof. GIULIO CHIARUGI
Direttore d.ell' Istitvito -A-natozxiico d.i rirenze
ISTITUZIONI
DI
ANATOMIA DELL'UOMO
Firenze, 1908. — Tip. L. Niccolai, Via Faenza, 44.
Monitore Zoologico Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiale deila Unione Zooiogica Italiana
DIRETTO
DAI DOTTORI
6IULI0 CHIARUGI EUGENIO FICALBI
Prof, (li Aiiatuiiiia iiinaua I'rof. di Anatomia comp. e Zoologia
nel R. Istituto di Siudi Super, in I'ireiize nella R. Univei'sita di Padova
Ufficio di Direzione ed Amministrazioue : Istituto Anatomico, Firenze.
12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15.
XIII Anno Firenze, Novembre 1903 N. 11
SOMMARIO : Bibliografja. Pag. 279-284.
SuNTi E rivistb: Scaffidi -V., Sui rapporti del simpatico con il mid olio spi-
nale e con i gangli intex'vertebrali. — Pag. 285.
RiASSUNii ORiGiNALi: Norsa GurrieriE., Un caso di Encefalocele conge-
nito Corvinus (Ernia cerebrale Le Dran) in embrioni di Mus decuma-
nus V. albinus. — Pag. 286-287.
CoMUNiCAZiONi ORIGINALI : Sfameni P., Sul modo di terminare dei nervi
nei genitali esterni della femmina, con speciale riguardo al significato
anatomico e funzionale dei corpuscoli uervosi terminal!. — Levi G-., Dei
corpi di Call ed Exner dell'ovaio. Con tav. VI.^ — Pag. 288-304.
StDDIO COLLETTIVO del peso DELL'eNCEFALO BEGLI ITALIANI. — Pag. 306.
Unione zoologica italiana. — Pag. 305.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione.
BIBLIOGRAFIA
Si da notizia soltanto dei lavori pubblicati in Italia.
XV. Vertebrati.
II. PARTE ANATOMICA.
1. Parte Genbralb.
Corrado G-. — Rapporti tra le varie parti del corpo fetale ed altre conside-
razioni in ordine all' identita (studio medico legale ed antropologicoj. —
Giorn. Assoc. Napoletana medici e naturalistic An. 12, Punt. 2, pp. 67-82.
Napoli 1902.
2. TeGUMP^NTO E PRODirZlO.NI tegumentakib.
Ligorio E. — L' infundibolo paracoccigeo. — Clinica viodema, An. 8, N. 19,
pp. 218-220. Pisa 1902.
- 280
3. SiSTBMA NERVOSO CENTUALE E PERIFERICO.
Bottazzi F. — L' innervazione viscerale nei Crostacei e negli Elas mobranchi
— Vedi M. Z., XIII, 6, 126.
Bottazzi P. — L' innervazione viscerale nei Crostacei e negli Elasmobranchi
— Rendic. Accad. med.-fis. fiorentina, seduta IS marzo 1902, in: Sperimen-
tale (Arch. Biol. norm, e patol.), An. 56, Fasc. 5, 2^P- 455-457. Firenze 1902.
Cecca R. — Sopra una nuova variety nella innervazione delle dita del piede
e considerazioni sulla patogenesi del morbo di Morton. — Rendic. Accad.
Soc. med.chir. Bologna, seduta 18 aprile 1902, in: Bull. Sc. med., A?i. 13
S. 8, Vol. 2, Fasc. 8, p. 447. Bologna 1902.
Delia Rovere D. e De Vecchi B. — Anomalia del cervelletto (prima osser-
vazione di scissione in due lobi distinti del verrae). Con figg. — Riv.
Patol. nervosa e ment., Vol. 7, Fasc. 6, pp. 241-254. Firenze 1902.
Fiorentini E. — Di un' anomalia di riunione delle due radici del mediano in
rapporto alia legatura dell'arteria ascellare ed omerale. — Giorn. med.
Esercito, An. 50, N. 4, pp. 391-392. Roma 1902.
Gatta R. — TJlteriore contributo sul decorso delle vie sensitive nella raidolla
spinale. Con figg. — Arch, internaz. medicina e chirurgia, An. 18, Fasc. 11,
pp. 245-254. Napoli 1902.
Mochi A. — Sopra una proposta di studio coUettivo sul peso dell' encefalo
negli italiani. — Rendic. adun. Soc. Hal. Antrop., Etnol. e Psicol. comp.,
Seduta 24 marzo 1901, in : Arch. AntroiJol. ed Etnol., Vol. 32, Fasc. 1,
pp. 233-235. Firenze 1902.
Roncoroni L. — Le fibre amieliniche pericellulari e peridendritiche nella cor-
teccia cerebrale. — Riforma med^.. An. 18, N. 121, pp. 543-546 e N. 122^
pp. 534-558. Roma 1902.
Scaffidi V. — Sulla questions della presenza di fibre efferenti nelle radici
posteriori. — Policlinico, An. 9, Vol. 9-M., Fasc. 8, pp. 372-384. Roma
1902.
5. SCHELETRO E ARTICOLAZIONI.
Fossataro E. — Ricerche sperimentali sul distacco trauraatico dell'epifisi ca-
pitule del femore, con osservazioni sulla struttura anatomica del collo del
temore e sull'etiologia della coxa vara degli adolescenti. Con tav. I e
figure nei testo. — Annali medicina navale, An. 8, Vol. 2, Fasc.1-2, pp. 5-23.
Roma 1902.
Frassetto F. — Osservazioni comparative sul foro olecranico. — Atti Soc.
romana Antropol, Vol. 8 (1901), Fasc. 3, pp. 264296. Roma 1902.
Maggi L. — Postfrontali e sovraorbitali negli animali e nell'uomo adulto.
Con figg. — i?e?zrfic. Mit. lomb. Sc. e Lett, S. 2, Vol. 35, Fasc. 12, pp. 534-541.
Milano 1902.
Maggi L. — Intorno alia formazioue del foro sovraorbitale. Con fig. — Ren
die. Istit. lomb. Sc. e Lett., S. 2, Vol. 35, Fasc. 16, pp. 706-714. Milano
1002.
Patellani-Rosa S. — II bacino osseo dei vertebrati, specialmente dei mammi-
feri: studio di anatoraia. — Arch. Ostetricia e GinecoL, An. 9, N. 4, pp. 214-
250; N. 5, pp. 289-320; N. 6. pp. 359-384; N. 7, pp. 456-471 e N. 8,
pp. 528-536. Napoli 1902 (continua).
Zanotti P. — La fontanella metopica ed il suo significato. — Rendic. Accad.
Soc. med.-chir. Bologjia, Seduta 28 fehhraio 1902 in : Bull. Sc. med..
An. 73, S. 8, Vol. 2, Fasc. 7, p. 395. Bologna 1902.
- 28i -
6. APPARECCHIO MUSCOLARE.
Antonini A. — Anomalia pericardio-diaframmatica in un cane. — Vedi M. Z.,
XIII, 3, 54.
Favaro G-. — Ricerche sulla morfologia e suUo sviluppo dei muscoli gracili
del dorso (musculi supracarinales) dei Teleostei. Con tav. XXX-XXXII.
— Arch, ital, Anat. ed EmbrioL, Vol. 1, Fasc. 3, pp. 448-490. Firenze 1902.
Mazzoue F. — Una rara anomalia del rauscolo flessore superficiale comune
delle dita. Con fig. — Policlinico, An. 9, Vol. 9-C., Fas'Z. 6, pp. 289-292.
Roma 1902.
Orru E. — Su di un muscolo soprannumerario e sulla disposizione delle apo-
nevrosi del dorso della mano nell'uorao. Con 1 fig. — Monit. zool. ital.,
An. 13, N. 4, pp. 84-87. Firenze 1902.
Tenchini L. — Di un nuovo muscolo soprannumerario della regione poste-
riore dell'antibraccio umano (M. extensor digiti indicis et medii) conso-
ciato ad un fascicolo manidio. Con tav. I. — Monit. zool. ital., An. 13, N. 3,
pp. 51-66. Firenze 1902.
Varaglia S. — Di alcune disposizioni miologiche poco note della regione
del poplite nell'uomo (regio genu posterior). — Giorn. Accad. Medicina
Torino, An. 65, N. 6-7, pp. 401-406. Torino 1902.
7. ApPARECCHIO CARDIACO-VASCOLARB. MlLZA.
Barpi U. — Intorno ai rami rainori dell'aorta addorainale ed all' irrigazione
arteriosa del ganglio semihinare, del plesso solare e delle capsule surre-
nali negli equini, nei carnivori e nei roditori domestic!. Con tav. XXXIII-
XXXV. — Arch. ital. Anat. ed Emhriol., Vol. 1, Fasc. 3, pp. 491-522.
Firenze 1902.
Dall'Acqua XJ. e Meneghetti A. — Sulle arterie della faccia nell' uomo. —
Monit. zool. ital, An. 13, N. 9, pp. 243-245. Firenze 1902.
Fnriques P. — La milza come organo d'escrezione ed i leucociti pigmentati
del duodeno. Con tav. XX. — Arch. ital. Anat. e Emhriol., Vol. 1, Fasc. 2,
pp. 347-361. Firenze 1902.
Levi G. — Morfologia delle arterie iliache. Con tav. XIX e 77 figg. nei
testo. — Arch. ital. Anat. e Embriol., Vol. 1, Fasc. 2, pp. 295-346, e Fasc. 3,
pp. 523-605. Firenze 1902 (Continuaz. e fine).
Livini F. — II tipo normale e le variazioni dellM. Carotis externa : Nota
prelim. — Sperimentale (Arch. Biol. norm, e palol.). An. 56, Fasc. 4,
pp. 473-486. Firenze 1902.
Orru E. — Sullo sviluppo della milza. Con tav. V.* — Monit. zool. ital.. An. 13,
N. 9, pp. 227-234. Firenze 1902.
Vastarini-Cresi G. — Comunicazioni dirette tra le arterie e le vene (ana-
storaosi artero-venose) nei mammiferi. Nota prelim. — Monit. zool. ital.,
An. 13, N. 6, pp. 136-142. Firenze 1902.
8. TUBO DIGESTIVO E GLANDOLB ANNESSE.
Giannelli L. — Ricerche istologiche sul pancreas degli uccelli. Nota prev.
Con 3 fig. — Monit. zool. ital, An. 13, N. 7. pp. 111-183. Firenze 1902.
Giannelli L. — Sullo sviluppo del pancreas e delle ghiandole intraparietali
del tubo digestivo negli anfibi urodeli (gen. Triton), con qualche accenno
alio sviluppo del fegato e dei polmoni. Con tav. XXVI XXIX. — Arch.
ital Anat. ed Emhriol, Vol 1, Fasc. 3, pp. 393-441. Firenze 1902.
- 282 -
Levi G. — Dimostrazione ed illusti-azione di preparati microscopici di capil-
lar! biliari. — Eendic. Accad. med.fis. fiorentina^ seduta 18 marzo 1902,
in: Sperimentale (Arch. Biol. norm, e patol.). An. 56, Fuse. 3, pp. 462-463.
Firenze 1902.
Kossi Gr. — Di alcune propriety microchimiche delle isole del Langherhans.
— Rendic. accad. med.-fis. fiorentina, .-ieduta 20 niaggio 1902, in : Speri-
mentale (Arch. Biol. norm, e patol.), An. 56, Fasc. 4, pp. 570-573. Firenze
1902.
Rossi G. — Di alcune proprieta microchimiche delle isole del Langeihans :
studio critico sperimentale. — Monit. zool. ital.. An. 13, N. 8, pp. 205-211
Firenze 1902.
9. Apparecchio polmonare. Branchie. Timo. Tiroide.
Crispino M. — Contribute all'istologia delle tormazioni annesse alia glandola
tiroide. Con tav. — Policlinico, An. 9, Vol. 9-M., Fasc. 7, pp. 294-316. Roma
1902.
Gigli. — Atresia completa congenita della laringe. Tracheotomia. Con fig. —
Vedi M, Z., XIII, 7, 169.
Nardi J. — Ricerche istologiche sulla struttura della regione ipoglottica in
riguardo al punto di elezione dei tumori ipoglottici, seguite dall'esanie
di cinque casi occorsi in Clinica [Napoli] nel bienuio 19001901. Con tav.
Arch. ital. Laringologia, A7i. 22, Fasc. 3, pp. 97-119. Naj)oli 1902.
Pensa A. — Osservazioni a proposito di una particolarita di struttura del
timo. Nota prev. Con tav. - Rendic. Istit. lomb. Sc. e Lett., S. 2, Vol. 35,
Fasc. 16, pp. 799-810. Milano 1902.
Tamassia A. — La docimasia della glottide in rapporto colla respirazione. —
Atti Istit. Veneto Sc, Lett, ed Arti. Tomo 60 (S. 8, Tomo 3), An. accad.
1900-1901, Parte 2, Disp. IQ, pp. 925 927. Venezia 1901.
10. Apparecchio uro-genitalb. Capscle surrenali.
Fieri P. — Istologia delle trombe falloppiane durante la gestazioue dell'utero.
— Arch. Ital. Ginecol., An. 5, N. 2, pp. 128-129. Napoli 1902.
Giacomini E. — Contribute alia conoscenza delle capsule surrenali nei Ciclo-
stomi — .Sulle capsule surrenali dei Petromizonti. Con tav. II-III. — ■
Monit. zool. ital, An. 13, N. 6, pp. 143-162. Firenze 1902.
Giacomini E. — Sulla esistenza della sostanza midollare nelle capsule surre-
nali dei Teleostei. — Monit. zool. ital, An. 13, N. 7, pp. 183-189. Firenze
1902.
Levi G. — Sui corpi di Call ed Exner deU'ovajo. — Rendic. Accad. med.-fis.
fiorentina, seduta 6 maggio 1902, in : Sperimentale (Arch. Biol. norm, e
patol). An. 56, Fasc. 3, pp. 471-472. Firenze 1902.
11. Teratologia. ^
Citelli S. — Due casi di occlusione congenita delle coaue. — Arch. ital. La-
ringologia, An. 22, Fasc. 3, pp. 120-/24. Napoli 1902.
Longo N. — Un case rarissimo di deform ita congenita del naso. Con fig.
— Giorn. internaz. sc. med.. An. 24, Fasc. 9, x>p. 398-404. Napoli 1902.
Meneghetti A. e DalPAaqna U. — Discesa anomala del testicolo. Con tav. IV.^
— Monit. zool. ital, A?i. 13, N. 8, pp. 216-220. Firmze 1902.
Pabis G. — Su un i-aro case di ectopia renale congenita. — Gazz. vied, ital,
An. 53, N. 17, pp. 161-163. Torino 1902.
- 283 -
Taruffi C. — Deformity uretro-sessuali. — Rendic. Ace. Sc. Istituto Bologna,
An. Accad. 1901-902, seduta 12 gennalo 1902, in: Bull. S:. med., An. 75,
S. 8, Vol. 2, Fas-c. 8, p. 448. Bologna 1902.
Tridondani E. — Bacini da assimilazione. Con tav. I-II. — Vedi M. Z., XIII, 5,
100.
Ill PARTE ZOOLOGICA
2. Pesci.
Orlandi S. — Sopra uu caso di ermatroditismo nel Mugil chelo Cuv. Con fig.
— Boll. Musei Zool. e Anat. comp. Univ. Genooa, N. 112 {1902), pp. 4. Ge-
nova 1902.
5. UCCELLI.
Altobello G. — Avifauna del Molise. — Avicida, Giorn. ornitol. ital, An. 5,
N. 47-48, pp. 170-171. Siena 1901.
Arrigoni degli Oddi E. — Nota sopra alcune sottospecie cS'^ervate negli Uc-
celli di Sardegna. — Avicida, Giorn. ornitol. ital., An. 6, A. 55-56, pp. 102-
105. Siena 1902.
Brusina S. — L'Atlante ornitologico del pro'. E. Arrigoni degli Oddi-Uccelli
Europei. — Avicula, Giorn. ornitol. ital., An. 6, N. 55-56, pp. 89-100. Siena
1902.
N. O. — II linguaggio degli Qccelli. — Avicida, Giorn. ornitol. ital., An. 6,
Fasc. 51-52, pp. 33-86. Siena 1902.
Ninni E. — Sopra un Ibrido di Dafila acuta^^Anas boscas. — Avicula, Giorn.
ornitol. ital, An. 6, N. 53-54, pp. 57 59. Siena 1902.
Perrotta A. — Uccelli die nidificano nella valle bassa del Garigliauo. — Avi-
cula, Giorn. ornitol. ital., An. 6, N. 51-52, pp. 51 52. Siena 1902.
Ronna E. — Gli uccelli nidiacei: Allevaraento. Educazione. Malattie. Cure.
— Avicula, Giorn. ornitol. ital., An. 5, N. 47-48; An. 6, N. 51-52 e N. 53-54.
Siena 1901-902. (Continuaz. efine).
Salvador! T. — Due nuove specie di uccelli dell'isola di S. Thome e dell'isola
del Principe raccolte dal sig. Leonardo Fea. — Boll. Musei Zool. ed Anat.
comp. Univ. Torino, Vol. 16, N. 414. Torino 1901, pp. 2.
Vallon G. — L'emigrazione degli uccelli. — Avicula, Giorn. ornitol. ital., An. 5,
N. 47-48, pp. 163166; An. 6, N. 51-.52,p. 60. Siena 1901-1902. (Continuaz.
e fine).
6. Mammiferi.
Beretta A. — Dell' influenza deiraccumulo dell'adipe sulla determinazione e
sul decorso del sonno invernale nei mammiferi ibernanti. — Monit.
zool. ital, An. 13, N. 9, pp. 234-242. Firenze 1902.
Brunelli G. — Intorno alia fisiogenia del letargo nei mammiferi. — Riv. ital.
sc. nat, An. 22 N. 3-4, pp. 31-36. Siena 1902.
Sordelli F. — Materiali per la conoscenza della fauna Eritrea raccolti dal
dott. Paolo Magretti : Mammiferi. Cou o tav. e fig. nel testo. — Atti Sor.
ital sc. nat. e Museo Civ. st. nat. Milano, Vol. 41, Fasc. 1, pp. 49 99. Mi-
lano 1902.
7. Antropologxa ed Etnologia
Belloni C. — II compasso indice. Con fig. — Arch. Psich., sc pen. ed Antropol.
crimin.. Vol. 23, Fa.'ic. 2 3, pp. 133-138. Torino 1902.
- 284 -
Bertini T. — II contorno facciale e sue anomalie negli epilettici, nei para-
noid e negli idioti. Con tav. — Arch. Psich., sc. pen. ed Antropol. crim.,
Vol. 23, Fasc. 4-5, pp. 456-461. Torino 1902.
Cabibbe G. — II peso dell'encefalo nei Senesi. — Vedi M. Z., XllF, 7, 166.
Del Campana D. — Notizie intorno ai Ciriguani. Con tav. I-XI. — Arch. An-
tropol. ed Etnol., Vol. 32, Fasc. 1, pp. 11-144. Firenze 1902.
Frassetto F. — Primi tentativi per studiare la variability del cranio umano
col metodo quaiititativo statistico di Catnerano e col metodo Sergi. Con
tav. — Atti Soc. romana Antropol., Vol. 8 {1901), Fasc. 3, pp. 155-191 .
Boma 1902.
Giovannozzi U. — La misura degli angoli faciali senza uso di goniometro
d'applicazione (mediante costruzione grafica). Con fig. — Arch. Antropol.
ed Etnol, Vol. 32, Fa.sc. 1, pp. 171 176. Firenze 1902.
Giuffrida-Ruggtri V. — Materiale paletnologico di una caverna naturale di
Isnello presso Cefalu in Sicilia. Con 2 tav. — Atti Soc. romana Antropol.,
Vol. 8 {1901), Fasc. 3, pp. 337-363. Roma 1902.
Giuffrida-Ruggeri V. — Appunti di etnografia comparata della Sicilia. —
Atti Soc. romana Antropol, Vol 8 {1901), Fasc. 3, pp. 241-263. Roma 1902.
Mochi A. — L'Antropometria nelle scuole. — Rendic. adunanze soc. ital. An-
tropol, Etnol. e Psicol. comp., seduta 3 febbraio 1901, in: Arch. Antropol.
ed Etnol, Vol 32, Fasc. 1, pp. 223-224. Firenze 1902.
Mochi A. — Su alcune fotografie di indigeni delle regioni etiopiche. — Rendic.
Adun. soc. ital. Antropol^ Etnol e Psicol compar., seduta 24 febbraio 1901,
in: Arch. Antropol ed Etnol, Vol 32, Fasc. 1, pp. 227-230. Firenze 1902.
Nistico V. — Ija plagiocefalia : ricerche aiitropologiche. — Riforma med.,
A7i. 18, N. 195, pp. 530-534 e N. 196, pp. 542 547. Roma 1902.
Pulle F. — Carlo Cattaneo come antropologo e come etnologo. — Arch. An-
tropol ed Etnol, Vol 32, Fasc. 1, pp. 166-170. Firenze 1902.
Sperino G. — L'encefalo delTAnatomico Carlo Giacoraiui. — Vedi M. Z., XIII, 7,
167.
Tedeschi E. E. — Crani romani moderni. Saggio di una craniologia senza
numeri. Con fig, — Atti Soc. romana Antropol, Vol 8 {1901), Fasc. 3,
pp. 297-336. Roma 1902.
Vitali V. — Gli Abruzzesi. Studi antropologici in servizio della pedagogia. —
Atti soc. romana Antropol, Vol 8 {1901), Fasc. 3, pp. 214-240. Roma 1902.
Vram TJ. G. — Crani .svizzeri. — Atti soc. romana Antropol, Vol. 8 {1901),
Fasc. 3, pp. 198-213. Roma 1902.
Appendice: Antropologia applicata allo studio dbi pazzi,
DEI CRIMINALI eCC.
De-Blaslo A. — Anomalie multiple in un cranio di prostituta. — Arch. Psich.,
Sc. pen. ed Antropol crimin., Vol. 23, Fasc. 2-3, pp. 249-251. Torino 1902.
De Sanctis S. e To.scano P. — Le impronte digitali dei fanciulli normali, fre
nastenici e sordomuti. Con fig. — Vedi M. Z. XIII, 7, 166.
- 286 -
SUNTI E RIVISTE
Scaffidi V. — Sui rapporti del simpatico con il midollo spinale e con i gangli
i liter vertebrali. Con tav. e fig. nel testo. — Estr. cU pp. 58 d. Bull. Accad.
med. Roma, An. 28, Fasc. 7-8. Roma, tip. Centenari, 1902.
Considerando clie le conoscenze che si hanno sulle connessioni del sim-
patico col midollo spinale e coi gangli intervertebrali sono assai incomplete,
I'A. si e proposto di chiarire sperimentalmente alcune questioni che a questo
argomento si riferiscono, e cioe :
1.0 Da quali cellule del midolk» spinale originano le fibre efferent!, de-
stinate al simpatico.
2." Per quali radici passano queste fibre.
3.0 Se esistono fibre afferenti che abbiano le cellule d'origine nei gan-
gli intervertebrali e siano in rapporto con il simpatico alia periferia e cen-
tralmente con il midollo.
4." Se esistono fibre simpatiche afferenti e, in caso affermativo, quali
sono i rapporti che prendono con i gangli intervertebrali e con il midollo
spinale.
Le esperienze per risolvere questi quesiti sono state dall'A. praticate su
conigli.
Conclusioni :
1." Le fibre efferent!, che dal midollo spinale si portano al simpatico,
sono sottili fibre midollate, le quali originano da cellule sparse lungo il mar-
gine mediale e la base delle corna anteriori e i processi laterali.
2.° Queste fibre passano tutte per le radici anteriori.
8.0 Le fibre grosse midollate del simpatico provengono da cellule poste
nei gangli intervertebrali e sono sensitive.
4.0 I prolungamenti centrali di queste cellule, o le collaterali, si met-
tono in rapporto con alcune cellule poste alia base delle corna posterioi'i e,
probabilmente, auche con le cellule dalle quali originano le fibre efferenti spi-
nalisimpatiche.
5.0 Non esistono fibre midollate, provenienti dai gangli simpatici, e as-
sumenti rapporti con gli elementi cellulari del midollo spinale.
6.° Le fibre amidollate, che si riscontrano nelle radici anteriori e poste-
riori, provengono dai gangli simpatici e sono destinate all' innervazione dei
vasi spinali.
7.° Esistono probabilmente fibre afferenti amidollate, le quali originano
dai gangli simpatici e si portano attorno a determinate cellule dei gangli in-
tervertebrali (cellule del 2° tipo di Dogiel), costituendo le cosidette arboriz-
zazioni terminali simpatiche di Ehrlich.
- 286
RIASSUNTI ORIGINALI
Norsa Gurrieri Dott. Elisa — Un caso di Encetalocele congenito Corvinus
(Ernia cerebrale Le Dran) in embrioni di Mus decumanus v.alhinus. —
Anatomischer Anzeiger, Bd. XXL, N. 12-13, pp. 321-341, 1902.
lo ho studiato un caso interessante di Encefalocele congenito in embrioni
di Mus decumanus v. albinus, estratti da una femmina nata e fccondata in
domesticita. Questi furono fissati in liquido di Kleinenberg.
Premessa una breve rassegna cronologica dei casi di ernia cerebrale ne-
gli animali ricordati dagli autori e affermato che tale anomalia non fu ancora
desci'itta nei Rosicanti, passo alia minuta descrizione macroscopica e micro-
scopica dei due individui, corredandola con opportune figure. La prima di
queste dimostra I'aspetto generale dei due mostri, le altre la configurazione
e la struttura dell'ernia e dei tessuti adiacenti nel capo di uno dei due indi-
vidui (erano pressoche aguali), che fu a tal uopo sezionato in serie, previa
inclusione in paraffina, con tagli frontali di 20-25 u., diretti dall'alto in basso.
In base alle mie ricerche anatomiche io ho concluso : 1) che il cervello
ectopico da me esaminato costituisce una vera ernia cerebrale, senza idrope, ma
non ^ completamente anomalo, ne topograficamente, ne istologicamente ; 2) che
vi ha, invece, riduzione notevole di alcune ossa craniche da me enumerate {pssa
di origine cartilaginea), atrofia di altre {ossa di origins memhranosa) ; 3) che si
riscontra altresi un accenno di spina bifida, ma non coesiste alcun' altra ano-
malia nel resto del corpo, salco un esagerato sviluppo delta li?igua, la quale
sporge all' infuori fra le labbra fortemente divaricate.
Dopo aver discusso le opinioni di varii autori suUa sede e sulle cause
deU'ernia, io aggiungo : doversi ritenere che tale caso teratoloyico sia dovuto ad
un disticrbo funzionale prodottosi verosimilme.nte in uno stadio embrionale pri-
mitivo e infiuenzante direttamente lo .sviluppo delta parte scheletrica, indiretta-
mente lo sviluppo del cervello, onde Vatrofia delle ossa d fatto primitivo, I'ectopia
del cervello fatto secondario.
La dimostrazione di un tale fatto e di una certa importanza perche porta
un nuovo contributo alia controversa questione deWarresto di sviluppo |]come
causa dell'ernia cerebrale.
Dichiaro poscia che le cause dell'ernia valutato dagli autori non sono
per me che modalitd del fenomeno, onde si impone la ricerca della vera e
prima causa. La determinazione di questa e possibile solo quando si cerchi
di riannodare i fatti di pura osservazione coi risultati sperimentali.
I moderni cultori della teratologia sperimentale intendono appunto alia
ricerca delle cause prime, cioe a determinare il rapporto di causality che in-
tercede fra quegli stati e mutamenti d'ambiente che regolano la nutrizione
della cellula germinale tanto prima quanto dopo la fecondazione e ne favori-
scono o ue intralciano il determinismo morfologico e istologico che si fonda
sull'eredita, e le varie anomalie.
Con una rapidissima corsa a traverse le fasi storiche della teratologia
razionale io ho cercato di dimostrare gli ammirevoli progress! compiuti in
- 287 -
questi ultimi tempi sul terreno sperimentale e come sia logico fondarsi sui
risultati ottenuti piuttosto che suUa pura induzione, per la spiegazione delle
auomalie.
E appunto sulla base di taluni fatti sperimentali genialmente ideati da
Schultze (0. Schultze — Ueber die Einwirkung niederer Temperatur auf
die Entwickelung des Frosches. — Anat. Anz., Bd. 10, pp. 291-294, 1894), mi
e possibile, per esempio, di ritenere che, anche nel caso in questione, il di-
sturho fumionale {qualunque esao sia stato), fattoi-e di alterazioni strutturali,
sia sorto nei primi stadii di sviluppo emhrioiiale, e sia venuto a cessare piu
tardi, permettendo Vulteriore sviluppo normale dei due individui.
Infatti, per esempio, i membri, di comparsa ben posteriore ai centri ner-
vosi, si svilupparono normalmente.
La mostruosita da me studiata non dipende da atavismo, ma e una vera
variazione patologica, una degenerazione.
Ho creduto abbastanza logico attribuire a pieghe o deformazioni del-
I'amnios, comparsa e poi forse scomparse nel decorso dell'ontogenesi, i parti-
colari dell' irregolare modalita di sviluppo dei miei individui, sebbene di tali
pieghe io non abbia trovato traccia. A questa opinioue mi condussero anche
gli studii di Guibert (Guibert — Contribution k I'etude anatomo-patolo-
gique de I'encephalocele congenitale. Lille 1894) e di Tornier (Tornier —
Ueber experimentell erzeugte dreischwanzige Eidechsen und Doppelgliedmas-
sen aus Molchen. Zool. Anz., Bd. 20, pjy. 356-361, 6 fig. — Ueber Operations-
methoden, welche sicher Hyperdactylie erzeugen, mit Bemerkungen iiber
Hyperdactylie und Hyperpedie. Vorldufige Mittheilung. Zool. Anz., Bd. 20,
pp. 362-365. 3 fig.).
Sulla causa prima della mostruosita studiata non mi sono pero potuta
pronunciare definitivamente, non essendo state fatte ancora esperienze deci-
sive suU' influenza dei mutamenti fisici e chimici doll'ambiente su femmine
vivipare fecondate.
Emetto pero I'ipotesi di un iniprovviso e note vole abbassamento di tem-
peratura deU'ambiente a cui puo, eventualmente, data la stagione invernale
in cui il fatto si produsse, essere stata sottoposta la madre, abbassamento
capace di occasionare anche nell'ambiente uterino alterazioni tali nella circo-
lazione e nel ricambio materlale per cui anche la nutrizione e Io sviluppo
dell'amnios divenissero irregolari.
Non escludo pertanto assolutamente che si tratti di una variazione bla-
stogena, anziche di una somatogena.
Esprimo infine la fiducia che I'ingeguosa e feconda inventivita dei cui-
tori della teratologia sperimentale non cessera di esplorare tutti i campi
perche sia possibile, fra non molto, data un' anomalia, stabilire di leggeri il
lattore o i fattori di essa.
A tale iraportante risultato teorico si aggiungerebbe un' utilila pratica
inestimabile quaudo si riuscisse a tener lontani daH'uomo e dagli animali
utili ad esso tutti i coefBcienti di degenerazione dell'embrione e del feto.
L'AUTRICB.
- 288
COMUNICAZIONI ORIGINALI
ISTITUTO OSTETKICO-GINECOLOGICO DELLA R. UNIVKRSIXA DI PISA
DIRETTO DAL PROF. E. PINZANI.
Sul modo di terminare dei nervi nei genitali esterni della femmina,
con speciale riguardo al significato anatomico e funzionale
dei corpuscoli nervosi terminali.
NOTA PREVENTIVA DEL DOTT. PASQUALE SFAMENI
AIUTO E LIBERO DOCENTE
Ricevuta il 13 Settemhre 1902.
fi vietata la riproduzione.
Primi ad occuparsi delle estremita periferiche dei nervi nei ge-
nitali esterni furono Krause, Polle, Finger e Bense; poi Retzius,
Key, Icquzierdo, Merkel, Aronson, Schwalbe. Tutti questi
osservatori hanno descritto, chi piu chi meno dettagliatamente, dei
corpuscoli globosi che, per la lore sede, vennero chiamati corpuscoli
genitali.
Pero il lavoro piu complete in proposito e quelle del Dogiel,
il quale, oltre ai corpuscoli genitali, descrisse anche altre forme di
terminazioni nervose (clave di Krause e corpuscoli di Meissner).
Degne di menzione sono pure le ricerche di Timofeew, il
quale trovo, negli organi genitali maschiii dei mammiferi, una spe-
ciale terminazione incapsulata, analoga ai corpuscoli di Pacini, ma
con duplice apparato nervoso terminale.
Mi attengo per era alia descrizione che, dei nervi dei genitali,
ci da il Dogiel, riservandomi di citare piii tardi, in un lavoro
complete, altri osservatori che di questo argomento si sono inte-
ressati.
Se non che, mentre i suddetti autori hanno fatto in genere
oggetto del lore studio principalmente gli organi genitali maschiii,
io invece ho rivolto la mia indagine esclusivamente sui genitali
esterni della femmina (donna, cavalla, asina, vacca, pecora, cagna).
Ora per quelle che riguarda i genitali esterni femminili, come
ho gia fatto notare in altra mia nota (Mon. Zool. ItaL, anno XII,
n. i, 1901) io riscontrai non solo quelle forme di terminazioni ner-
- 289 -
vose menzionate dal Dogiel, ma altre ancora die cerchero d'illu-
strare brevemente.
Difatti il Dogiel ha trovato soltanto tre forme principali di
terminazioni nervose, cioe i corpuscoli genitali, le clave di Krause
ed i corpuscoli di Meissner; alle quali aggiunge una rete nervosa
intraepiteliale e un plessicino di fibre pallide die s' incontra nello
strato profondo lasso della cute e in tutto il derma.
lo posso confermare, per i genitali femminili, i risultati otte-
nuti dal Dogiel, fatta eccezione per le terminazioni intraepiteliali,
poiche I'epitelio, col metodo al cloruro d'oro da me usato, si distacca
dal derma e cade ; quindi nulla posso dire per osservazione propria.
Prima di passare alia descrizione delle singole forme nervose
terminali e opportune notare die le terminazioni nervose, fatta ec-
cezione di quelle tipiche, presentano molti caratteri di somiglianza,
come del resto altri autori ammettono.
Stando alia sede topografica delle varie terminazioni si possono
distinguere: 1.^ Le terminazioni nervose intrapapillari; 2.° Le ter-
minazioni nervose dello strato reticolare del derma ; 3.° Le termi-
nazioni del connettivo lasso subdermale.
Quanto poi alia localita in cui si trovano, distinguiamo le ter-
minazioni nervose esistenti nel clitoride e quelle esistenti nolle pic-
cole labbra.
Terminazioni nervose intrapapillari. — In quelle localita (pre-
puzio del clitoride e piccolo labbra) in cui le papille sono alte, si
vede penetrare dalla base della papilla un doppio sistema di fibre,
cioe fibre mieliniche o prive di mielina, per averla perduta un
po' prima di entrare nella papilla, e fibre originariamente pallide, le
quali hanno i caratteri delle fibre simpatiche. Le prime possono
finire in vario mode ; alle volte terminano in corpuscoli die somi-
gliano a quelli di Meissner, ma molto semplificati: essi stanno di
mezzo fra questi corpuscoli ed i cosi detti fiocdietti nervosi tro-
vati da Ruffini e da me nolle papille cutanee ; altre volte invece
somigliano alle clave di Krause; talora infine si espandono for-
mando una serie irregolare di fill varicosi a grossi rigonfiamenti di
forma variabile, die non assumono una disposizione ben definita,
corpuscolare. Nella donna tutta la papilla puo essere coperta da
siffatti fill granulosi, a rosario, con rigonfiamenti piii piccoli di quelli
die si trovano, ad es., nell'asina e nella cavalla. In queste ultimo
infatti le fibre mieliniche, gia prive o no di midolla, entrano nella
papilla riunite in fasci di 2-3 o pii:i e formano neirinterno di essa
una serie fitta di grossi rigonfiamenti assih, che si dispongono o in
- 290 -
senso longitucliimle oppure a spirale, come accade piu di frequente.
Prima di entrare nella papilla la fibra midollata descrive talvolta
un certo numero di avvolgimenti ad anella spiral! attorno al suo
asse, ovvero essa perde per tempo la mielina, si ramifica, costi-
tuendo una prima terminazione a guisa di piastra alia base della
papilla, e poi manda rami flno all'apice libero della medesima, dove
pare anzi che le varicosita del cilindrasse si addensino.
Ma oltre alle fibre midollate giungono nelle papille filamenti
pallidi sottilissimi. Questi hanno i caratteri delle fibre simpatiche,
in quanto che sono estremamente esili, continui e ad intervalli pre-
sentano ingrossamenti nucleiformi allungati, rifrangenti. Con ripe-
tute ramificazioni ed anastomosi tali filuzzi formano una reticella a
maglie non tanto strette, che contorna le espansioni assili delle
fibre midollate e i capillari delle papille. Non e difficile scorgere
anche nelle papille certe formazioni cellulari, tinte fortemente in
scuro, con appendici e margini frastagliati, provviste di un nucleo
piu chiaro: sono cellule che stanno in diretto rapporto, come ap-
pare non senza difficolta, coi rami delle reti od espansioni granu-
lari provenienti dalle fibre mieliniche. Anche attorno a queste cel-
lule speciali decorrono filamenti della reticella simpatica.
Terminazioni dello strata reticolare del derma. — Questo e lo
strato piu ricco di terminazioni nervose. In esso notasi in primo
luogo la presenza di clave di Krause, le quali staimo di preferenza
verso la superficie. Di esse alcune sono molto piccole e di struttura
assai semplice essendo ridotte a corpuscoli aventi due o tre serie
di sottih capsule ed un intreccio nervoso risultante di pochi avvol-
gimenti del cihndrasse, immersi in una sostanza granulosa, piii o
meno appariscente, che riempie la clava interna del corpuscolo. Da
questa forma si passa grado grade a quella dei veri corpuscoli ge-
nitali, che si trovano nel derma un po' piii profondamente.
Com' e noto, i corpuscoli genitali non sono che clave di Krause
grosse e complesse. Pero essi possono essere distintl in due cate-
gorie, cioe : corpuscoli genitali semplici, nei quali I'espansione cilin-
drassile forma un solo intreccio ; e corpuscoli genitali composti, nei
quali si hanno piu intrecci terminal! distinti. Questi ultimi risultano
per cosi dire, di un numero variabile di clave di Krause comprese
in un involucre connettivale comune.
In questo medesimo strato del derma, ma sempre verso la sua
porzione subepitcliale, principalmente nel glande del clitoride dove
non esiste un vero strato papillare, si nota la presenza di speciali
corpuscoli in forma di piastra nervosa, che furono compresi dal Do-
- 291 -
giel nel numero dei corpuscoli genitali (vedi fig. 8 del suo lavoro).
Essi sono associati ai corpuscoli di Krause ed ai corpuscoli geni-
tali per la loro topografla e somigliano pure ad essi per la strut-
tura della loro espansione cilindrassile ; ma non hanno, come i veri
corpuscoli genitali, una forma corpuscolare, tondeggiante, ben deli-
mitata, ne sono provvisti di capsule connettivali: essi si estendono
di preferenza in superficie e la loro espansione assile e talmente
estesa che copre da sola piccoli tratti del derma. II cilindrasse di
queete piastre assume una disposizione a matassa aggrovigliata e
descrive numerosi avvolgimenti, dopo essersi piu volte ramificato:
i SLioi rami conservano un calibro pressoche uniforme e cio si deve
al fatto che gl'ingrossamenti o varicosita non sono molto pronun-
ziati. E per questo, come dissi, che si avvicinano, in quanto alia
struttura, ai corpuscoli genitali e si differenziano invece da certe
altre terminazioni nervose assai megho dehmitate, le quah hanno
sede pure nel derma, ma un po' piii profondamente. Queste ultime
io le considero come forme di passaggio fra i corpuscoli precedenti
e gh organi nervosi terminah di Ruffini. Esse difatti sono prov-
viste ordinariamente di un tessuto connettivo di sostegno, alia su-
perficie interna del quale esistono grossi nuclei ovali, simili a quelli
dei corpuscoh genitah globosi. L'intreccio finale del cilindrasse e
costituito da un certo numero di ramificazioni, che si anastomiz-
zano e presentano a brevi intervalh grosse varicosita, di forma va-
riabile, come nei corpuscoli di Ruftini. A questo carattere bisogna
aggiungere la presenza di una sostanza granulosa, che si tinge piu
0 mono intensamente, dentro la quale si annida la piastra terminale
che ha quasi sempre forma rotonda e si estende di preferenza in
superficie. Tali corpuscoli sono formati da robuste fibre midollate e
si trovano numerosi principalmente nel derma delle piccolo labbra.
Verso il hmite profondo del derma reticolare s'incontrano pero ter-
minazioni nervose perfettamente simih ai corpuscoh di Ruffini.
Bisogna d'altionde confessare che spesso riesce assai imbaraz-
zante distinguere i veri corpuscoh di Ruffini da quelli or ora de-
scj'itti, perche esistono molte forme intermedie, come molte forme
intermedie esistono fra la classica clava di Krause ed i veri cor-
puscoli genitah.
Anche per i corpuscoli di Pacini, che qui sono abbondanti, in
certi casi riesce malagevole la distinzione dai loro affini (corpuscoli
di Golgi-Mazzoni) e perfino dalle stesse clave di Krause. Difatti
nel derma del clitoride si trova tale una varieta di corpuscoli ter-
minah bulboidi, che spesso non si sa come classificarh : dal corpu-
- 293 -
scolo di Pacini tipico possiamo arrivare gradatamente a certe for-
me gigantesche piu o meno lunghe, piu o meno complesse di cor-
puscoli, che hanno pero con quello qualche analogia di struttura.
Nel clitoride prevale la forma allungata, nastriforme dei corpu-
scoli paciniani; nelle piccolo labbra s' incontra invece la forma clas-
sica con maggiore frequenza.
Ho detto che certe volte riesce malagevole decidere se si tratta
di im corpuscolo di Pacini e di mia clava di Krause : a.bbiamo ad
es. certe varieta di corpuscoli privi affatto di guaine connettivali, ri-
sultanti di una espansione assile a rami uniformemente varicosi, tanto
da somigliare molto bene ad un grappolo d' uva. Sede preferita di tale
terminazione e il glande del clitoride, dove si trovano pure molte
forme analoglie, diffuse, ad arboscello, le quali derivano da fibre mi-
dollate discretamente grosse. Si deve alia presenza di tutte codeste
espansioni assili granulari I'aspetto caratteristico del derma subepi-
teliale nel glande ; esse, la dove la reazione e avvenuta bene, si
presenta come un tessuto eminentemente nervoso perche zeppo ad-
dirittura di ramificazioni cilindrassili.
Cio si deve anche al fatto, gia da altri notato, che dalle ter-
minazioni descritte in antecedenza e precisamente daha loro piastra
nervosa finale, partono rami varicosi che si rendono via via piii su-
perficiali e anastomizzandosi con ramificazioni cilindrassili simili, de-
rivanti da fibre midollate che non hanno formate alcun corpuscolo,
costituiscono una fltta rete a granuli piuttosto grossi, qua e la
staccati: detta rete nel glande del chtoride segue i dolci avvalla-
menti del derma e si rende piu appariscente verso gli strati che
stanno immediatamente al disotto della merabrana basale dell' epi-
teho.
Merita qui la massima attenzione un fatto importantissimo, da
nessuno prima d'ora osservato. In rapporto diretto di continuita coi
rami della fitta rete, di cui teste ho fatto cenno, stanno alcuni elementi
cellulari, speciah, provvisti di un numero variabile di prolungamenti ;
il contorno di queste cellule ed i prolungamenti medesimi sono come
sbrandellati e tutto il corpo cellulare mostra i segni di una profonda
disorganizzazione subita probabilmente per effetto delle sostanze
acide adoperate. Da cio dipende la difficolta con cui e date scorgere
queste cellule nei miei preparati. Per la stessa ragione con mag-
giore difficolta si osserva la continuazione diretta di un prolunga-
mento delle cellule con i rami della rete sopra descritta, ma in al-
cuni preparati cio appai'e di una evidenza indiscutibile. II protopla-
sma di tali cellule si tinge fortemente quasi (iuanto il ciUndrasse
- 293 -
de]le fibre nervose ed assume percio una tinta scura, su cui risalta
uu nucleo grosso, assai piu sbiadito e discretamente rifrangente.
Eleiiienti simili ho gia descritti nello strato papillare del derma:
essi non devono essere confusi con altri elementi c«llulari piu pic-
coli, di forma aracnoide, che si riscontrano pure nel derma ed in
grande abbondanza.
Tutte le grosse fibre midoliate, formanti corpuscoli ed anche
quelle che non ne forniano, sono costantemente accompagnate da
una 0 piii fibre sottili, prive di midoUa, le quali seguono come sa-
telliti le fibre mieliniche e sono soventi rivestite dallo stesso nevri-
lemma. Alcune di esse pero sono provviste di una tenue guaina
miehnica e raggiungono il corpuscolo dallo stesso lato, in cui pene-
tra la grossa fibra principale (come ho potuto verificare in certe
forme complesse di corpuscoh di Pacini esistenti nel clitoride di
pecora).
La destinazione di tah fibre satelliti, siano esse prive o no di
miehna, e quella di formare attorno alia espansione assile primaria,
che deriva dalla grossa fibra midollata, un dehcatissimo intreccio di
filamenti cihndrassili, indipendenti dai rami della espansione prima-
ria. Siffatto plessicino non e altro che il " Fadenapparat „ descritto
da Tinofeew in alcuni speciah corpuscoh di Pacini dell' uretra pro-
statica.
lo pero ho constatato cho le fibre del plessicino non si arre^tano
al corpuscolo, raa, arrivate al polo opposto a queho d' ingresso, man-
dano un certo numero di filamenti sottihssimi, che proseguono verso
la superflcie libera del derma e fin dentro le papille.
Nel corpuscolo si vedono i singoh rami del plessicino aggirarsi
attorno ad elementi cellulari simih a quelh che stanno in rapporto
con la fitta rete a rosario gia descritta; pare anzi che in qualche
punto detti fih tocchino il margine di esse cellule.
Nel derma reticolare esiste inoltre una seconda reticella ditte-
rente da quella descritta in precedenza, almeno per i suoi caratteri
morfologici e forse anche per natura : essa viene formata da fibre
originariamente palhde che attraversano il derma riunite in fascetti,
dahe fibrille uscenti, come dissi, dall'estremo distale dei corpuscoli,
dopo avervi costituito una specie di Fadenapparat e dalle fibre pal-
lide che accompagnano le fibre midoliate non formanti alcun corpu-
scolo, ma che contribuiscono alia formazione della rete nervosa a
gross! granuli.
Si tratta dunque di una reticella piu dehcata della precedente,
a maglie piu larghe, costituita da fill anastomizzantisi, a decorso
- 294 -
irregolare, di calibro pressoche uniforme, raramente interrotti. Lungo
quest! lilamenti, e principalmente dove due o tre di essi si uniscono,
si vede un nucleo rifrangente aliungato o triangolare. Questi carat-
teri corrispondono a quelli delle fibre del gran simpatico. Alcuni di
tali filamenti contornano di sottili plessicini i vasi di minor calibro,
altri decorrono in vicinanza delle grosse cellule nere, gia descritte,
e in certi punti pare cha le tocchino. E ben difficile stabilire se
fra i rami della rete granulare e quelli di quest'ultima esistano ana-
stomosi, poiche e facile scambiarle con la intersezione ottica di due
0 pill fill.
Terminazioni nervose del connettivo lasso subdermale. — Qui le
terminazioni nervose sono relativamente molto piu rare. Si riscon-
trano forme tipiche degli organi nervosi terminali descritti da Ruf-
fini e corpuscoli di Pacini piu o mono modiflcati : fra questi pero
e piii facile incontrare la forma classica.
Concludendo, oltre alle terminazioni nervose descritte dal Do-
giel risulta dai miei preparati la presenza di: a) corpuscoli del Ruf-
fini, con relative forme di passaggio tra essi ed i corpuscoli a pia-
stra, compresi dall'autore suddetto fra i corpuscoli genitali ; b) cor-
puscoli di Pacini, con tutte le molteplici loro varieta; c) una fitta
rete a granuli discretamente grossi, subepiteliale, d' origino duplice;
d) cellule grosse, con nucleo rifrangente, in rapporto di continuita
coi fili della rete precedente.
Riguardo ai nervi dello strato epiteliale, per osservazione pro-
pria nulla posso asserire, ma in base alle ricerche del Dogiel esi-
ste in esse una doppia rete nervosa, quale a me risulta nel derma,
dove egli non trovo che la sola reticella esile, proveniente da fibre
amieliniche.
Dalla descrizione superiormente fatta risulta in primo luogo
questo date importantissimo, che cioe i corpuscoli terminali non
rappresentano la vera terminazione della fibra nervea. La termina-
zione si trova al di la del corpuscolo ed e rappresentata da cellule,
le quali, sia per Tafflnita al cloruro d'oro, sia per la connessione
diretta coi rami della rete nervosa granulare, possono ritenersi di
natura nervosa, e come tali devono esserc ritenutc lo cellule costi-
tuenti la sostanza granulosa dei corpuscoli.
- 295 -
In un lavoro comparativo sugli organi nervosi terminali sco-
perti dal Ruffini neH'uomo, ho fatto notare che rarborizzazione
terminale del cilindrasse non costituisce, a mio credere, 1' apparato
nervoso periferico sensibile, partendo dal concetto che il cilindrasse
non possiede 1' attribute funzionale di elemento sensiente, bensi quelle
di eleraento conducente. Ritenni percio' come vero termine della
libra, non la piastra nervosa finale, ma quella speciale sostanza scura,
granulosa, provvista di speciali nuclei (nuclei fondamentali), che rap-
presenta un vero cumulo di cellule periferiche. Quindi non i fila-
menti cilindrassih liberi percepirebbero le impressioni del mondo
esterno, ma elementi differenziati, vere cellule, le quali si mettono
in rapporto piu o mono immediate colla espansione cilindrassile.
Nello stesso tempo emisi I'ipotesi che un simile mode di funzionare
esistesse probabilmente in tutte le terminazioni nervose sensibili,
dove r osservazione anatomica, gia da tempo e assai bene, aveva
rivelato la presenza di cellule colle quali il cilindrasse sta in rapporto ;
cosi nolle clave diKrause, nei corpuscoli di Meissner, nei corpuscoU
di Grandry, di Herbst, di Pacini e via dicendo.
Quella ipotesi dai miei recenti risultati non viene scossa, ma
semplicemente spostata. La cellula sensiente, che prima ammettevo
nei corpuscolo, oggi la trovo piii verso la periferia, ma e sempre
una cellula, che, secondo la mia descrizione, sarebbe quella esistente
nei derma in connessione diretta coi rami della reto a grosse va-
ricosita.
Ed allora quale sara il signiflcato di quel moltephci corpuscoli
ritenuti finora come terminazioni nervose periferiche? Vediamo in
prime luogo quali sono i rapporti della fibra nervosa (parlo della
libra principale o primaria) con le cellule del corpuscoli stessi. Que-
sti rapporti sono stati di recente studiati e descritti in mode chia-
rissinio dal Dogiel nei corpuscoh di Grandry (Dogiel und Willa-
nem. — Die Beziehungen der Nerven zu den Grandry' schen Korper-
chen. — Zeitsch. fiir wissenschaftihche Zoologie, B. LXVII, H. 3, 1900) :
la fibra dope aver formate il disco sottile, si espande in tante fi-
brille a ventaglio come gli zampilli di una fontana e s' immerge nei
protoplasma delle cellule tattili.
Lo -stesso verosimilmente accade, come ammette il Dogiel, in
tutti i corpuscoh tattih e quindi nolle cellule tattih di Merkel, nei
(.orpuscoli di Meissner, di Pacini, di Herbst ecc. lo vado un po'
piu oltre, dicendo che simile disposizione deve esistere in tutte le
varie terminazioni nervose, comprendendo le piastre motoric, seb-
bene in queste ultimo la funzione dehe cellule nervose periferiche
- 296 -
si ritenga differente. Basta difatti avere una carta familiarita coi
process! di colorazione, per convincersi che la dove questa intima
connessione non appare, cio dipende da una deficiente colorazione.
Ma un' altra questione bisogna dilucidare, cioe se le cellule tro-
vate dagli autori nei diversi corpuscoli, siano cellule nervose. lo ri-
sponderei affermativamente. Difatti il modo di comportarsi di esse
rispetto alle sosbanze coloranti, le fa considorare come tali: queste
cellule non solo si colorano (sebbene con grande difficolta) col clo-
ruro d'oro, ma specialmente col metodo di Erlichpiii o meno mo-
dificato. Trattando i pezzi col bleu di metilene, si differenzia in queste
cellule (come osservo Dogiel nelle cellule tattili dei corpuscoli di
Gran dry) una porzione cromatica che si raccoglie in granulini e
grumoli tigroidi, in fibrille ecc, precisamente come accade per le
cellule nervose dei gangli spinali, trattate col metodo di Nissl e
di Lehnossek.
Finalmente come argomento capitale e indiscutibile si ha la
continuazione diretta della fibra col protoplasma della cellula, come
dimostro Dogiel con grande evidenza nei corpuscoli di Gran dry.
Se si tratta dunque di cellule nervose, colle quali il cilindrasse
assume cosi intimi rapporti e se (come in alcuni corpuscoli e state
visto) questo file nervoso prosegue il suo cammino al di la del cor-
puscolo, per unirsi ad altre cellule piii periferiche, che ho pure con-
siderate come cellule nervose, la illazione piii naturale- e piii vero-
simile e che tutte le formazioni nervose^ considerate Rno ad oggi co-
me corpuscoli terminally sono invece omologhi ai gangli nervosi e jnu
specialmente (per ragioni che diro nei lavoro definitive) ai gangli
spinali.
In quanto poi alia cosl detta terminazione secondaria, che e
rappresentata dal Fadenapparat di Timofeew, dal plessicino de-
scritto da Sala e da Crevatin (corpuscoli di Pacini e di Golgi-
Mazzoni), dalla reticella amielinica menzionata da Dogiel e da me
(corpuscoli di Grandry) ecc, io ritengo che sia costituita da fibre
simpatiche di associazione, sia che derivi da fibre midollate, le quah
del resto perdono assai per tempo la tenuissima guaina mielinica
(Dogiel), sia che derivi da fibre pallide ab origine, perche si sa che
il gran simpatico e costituito non solo da fibre pallide, ma anche
da fibre mieliniche.
Questa particolarita rappresenta ancora un nuovo argomento
per sostenere la natura nervosa delle cellule intracorpuscolari, per-
che ricorda (come ritiene pure Dogiel) i glomeruli nervosi delle cel-
lule dei centri.
- 297 -
Quindi dai centri nervosi ai tessuti piu superficiali, cioe al-
Tepitelio, relemento nervoso conserva i medesimi caratteri fonda-
mentali di struttura.
lo ammetto anche nell'epitelio la presenza di cellule simili a
quelle da me trovate nel derma subepiteliale, per le seguenti ra-
gioni. Dogiel vide i rami (alcuni per lo meno) della rete granulare
terminarsi in mezzo alle cellule epiteliali, formando un rigonfiamento
a bottone. Ora questo rigonfiamento, a mio avviso, altro non sa-
rebbe se non una forma semplificata di menisco tattile, con cui
molto probabilmente sta in connessione una cellula epiteliale diffe-
renziata e questa e precisamente una cellula tattile. Cio torna assai
pill agevole a comprendersi, quando si pensi che Merkel molto
prima degli altri aveva dimostrata la presenza di cellule tattili in
mezzo all'epitelio del grugno di porco ; anzi egli fu il solo che ri-
tenne queste cellule di natura nervosa, contro I'opinione generale.
Quindi, come per gli organi sensoriali, cosi anche per la cute e
per le mucose sensibili le cellule sensitive stanno alia periferia.
Esse, pel- la loro sede molto superflciale, sono in grade di ricevere
le impression! del mondo esterno e di trasmetterle alle pretese ter-
minazioni nervose (secondo me ganglietti periferici) : qui vengono
elaborate dalle cellule intracorpuscolari e final men te arrivano ai gan-
glii spinali, che rappresentano non la prima, ma una delle ultimo
tappe delle onde nervose centripete.
Data questa serie di element! nervosi alia periferia della cute
e delle mucose sensibili, ritengo, come gia diss! in altro lavoro,
" che lo strato papillare e subpapillare (possiamo aggiungere anche
lo strato epitehale) colla loro ricca, estesa e complessa innervazione,
costituiscono un insieme organico, come un vero organo di sense
spec! fi CO „.
Risulta infatti anche da certi dat! speriraentah che di vero or-
gano di sense specifico e fondamentale non ci sia che il tatto, quelle
stesso che generalmente si ritiene come il piii ignobile e il piu spre-
gevole di tutti i sensi, mentre esse solo e capace di sostitun-e la man-
canza di ogni altro sense specifico.
In rapporto con questa complessa sensazione, conosciuta col
nome di sensibihta generale, sta la fanzione d'innumerevoli element!
cellulari, ben diflferenziati, come in gran parte risulta dalle mie os-
servazioni.
lo Settembre 1902.
- 298 -
I8TITUTO ANATOMICO DI FIRENZE DIRETTO DAL PROF. G. CHIARUGl.
Dei corpi di Call ed Exner dell'ovajo.
DEL DOTT. GIUSEPPE LEVI, AIUTO.
(Con tav, VI).
Ricevuta il 6 ottobre 1902
fi vietata la riproduzioue.
Le formazioni di cui intendo occuparmi in questa nota furono
descritte, per la prima volta in maniera chiara ed esauriente da
Call ed Exner (1), e da essi presero il nome; e molto probabile
che le medesime fossero state osservate in precedenza da altri au-
tori (Wagner (2), Bischoff (3) e Waldeyer (4)), ma la descrizione
che essi ne danno e molto incompleta ; i due ultimi le ritennero cel-
lule in disfacimento.
Call e Exner le rafflgurano come cellule rotonde situate tra
gli elementi follicolari nello strato piu periferico dell' epitelio, e le
ritengono uova formate a spese dell' epitelio follicolare, le quali non
raggiungono uno sviluppo cosi completo come le uova formate a
spese deir epitelio germinativo.
Flemming(5), il quale li denomino vacuoli epiteliali, ritiene la
loro presenza costante nei follicoli in cui s' e iniziata la formazione
del liquor follicoli) essi avrebbero I'aspetto di corpi pallidi, sferici
od ovali del diam. di 20-60 ;^, sarebbero poco colorabili, meno re-
frangenti dell' epitelio circostante ed avrebbero una struttura retico-
lata ; il reticolo da cui sono costituti sarebbe il prodotto di una coagu-
lazione determinata dal liquido fissatore; F lemming crede derivino
da trasformazione di una o piu cellule follicolari, le quali si sareb-
bero rigonfiate dapprima, fluidificate poi, partecipando alia fine alia
formazione del liquor folliculi.
Per Janosik (6), essi non sono che vacuoh riempiti da hquido
follicolare ordinario. Schottlander (7) manifesta la medesima ve-
duta ; soltanto quelle cavita oltre che Uquido follicolare, conterreb-
bero resti di cellule epiteliaU degenerate.
Paladino (8) crede rappresentino spazi da cui sparirono le eel-
- 299 -
lule epiteliali per metamorfosi piu o meno complefca delle medesime;
a seconda del loro grado di sviluppo vi si trova una rete rappre-
sentante il residue del reticolo intercellulare oppure anche questa e
scomparsa e non resta nel loro interno che il liquor follicoli.
Crety (9) accetta senz'altro riguardo la loro genesi la veduta
di Paladino ; nell'ovajo dei Chirotteri sono piccolissimi e non retico-
lati ; e cio concorda colla circostanza che in quegli animali le cel-
lule follicolari sono prive di prolungamenti ramificati.
Nagel (10) le fa provenire da trasformazione di grosse cellule
che si trovano nei piccoli e medi follicoli (Nahrzellen) ; questa me-
tamorfosi avrebbe luogo contemporaneamente alia comparsa del deu-
toplasma nell'uovo ed alia maggior differenziazione del foUicolo.
Le " Nahrzellen „ avrebbero una funzione analoga a quella delle
" Nahrzellen „ degl'insetti, di fornire cioe il deutoplasma all' novo ;
soltanto pill tardi, trasformatesi in vacuoli epiteliali, partecipereb-
bero alia formazione del liquor folliculi.
H. Rabl (11) osservo, che i vacuoh epiteliali si trovano sopratutto
nei follicoli atresici, solo eccezionalmente nei follicoli normali ; essi
proverrebbero, secondo quell'A., da cellule granulose degenerate ed
il reticolo da cui sono format! non sarebbe che il residue della cro-
matina nucleare.
Infine Honore (12) avanza una veduta la quale in qualche punto
si accosta a quella di Paladino; essi deriverebbero da trasforma-
zione di una sostanza intercellulare omogenea e compatta formatasi
per I'attivita delle cellule follicolari ; contemporaneamente alia com-
parsa del liquor folliculi questa sostanza si vacuolizzerebbe per im-
bibizione, diverrebbe reticolata ed assumerebbe a poco a poco I'a-
spetto descritto.
In quanto alia loro sede quell'A. osservo che essi si trovano in
maggior numero nei punti in cui i cordoni cellular! del disco proli-
gero raggiungono la periferia della granulosa ; e proprio in quel punto
si avrebbe la rottura della parete del follicolo ; per quale cagione la
presenza dei vacuoh faciUti questa rottura, I'A. non e in grado di
decidere.
Oltre a queste notizie piii complete troviamo, qua e la nella
letteratura qualche altro cenno sui corpi di Call ed Exner. Alcuni
AA. h ritennero senz'altro uova; in un lavoro di CI ere (13) per es.,
troviamo descritte come ovul! primordial! delle formazioni le qual!
erano certamente corpi di Call ed Exner (ved! fig. 5 e 6 nella ta-
vola di quel lavoro). Ed H. Rabl rileva un errore analogo in cui cadde
- 300 -
Fran que descrivendo come follicolo a 3 uova un follicolo conte-
nente un solo novo e 2 corpi di Call ed Exner (').
Da quanto dissi finora risulta adunque clie le interpretazioni
date a quelle formazioni sono molto discordanti.
La via da seguirsi per gettare un po' di luce su tale questio-
ne era nettamente tracciata. Sono dimostrabili stadi di passaggio
dalle cellule follicolari normali ai corpi di C. ed E. ? Traggono ori-
gine veramente i corpi di C. ed E., dalle cellule che Nagel chiama
" Nahrzellen „ e che non troviamo mai ricordate da altri AA., op-
pure, come vuoleHonore, da piccolo zone di sostanza intercellu-
lare vacuolizzata ?
Le mie osservazioni furono eseguite su ovaja di coniglia, di
cavia e di donna ; le figure piu tipiche furono da me ottenute nella
prima specie.
Era i liquidi flssatori quelli che piii si prestano alio studio dei
corpi di C. ed E. sono quelli contenenti liquidi osmici ; il sublimate h
raggrinza fortemente.
Nella. loro forma pivi tipica, quail si presentano cioe in folhcoh
voluminosi (di 0,7 — 0,9 mill.) (fig. 1 e 2) sono sempre circondati da
una corona di cellule follicolari disposte radialmente ; non mi sem-
bra affatto che essi abbiano una sede di predilezione, come vuole
Hon ore, alia base delle trabecole epiteliah, le quah riuniscono il
cumulo proligero all'epiteho folUcolare piu periferico ; accade non di
rado di trovarli fra le cellule del cumulo medesimo. II loro numero
e grandissimo : in una sola sezione di un folhcolo di 0,8 mill, se ne
contano da 6 ad 8 e piu. Con cio non escludo che il loro numero
possa essere minore e che in alcuni follicoli manchino completa-
mente. II loro diametro oscilla fra i 20 ed i 40 a. Le cellule folh-
colari che circondano un corpo di C. ed E., hanno una forma cilin-
drica molto allungata ed il loro nucleo si trova per lo piii all'estremo
distale della c^lluia (fig. 1); talvolta pero le cellule folHcolari sono
mono allungate ed il loro nucleo e centrale (fig. 2).
Di solito le cellule sono intimamente accoUate Tuna all'altra,
(1) Follicoli plui'iuvulari di un certo volume, per mia esperienza, non sono di solito frequenti
n ;irovaio di coniglio, mentre sono frequentissimi i follicoli priniordiali a pifi uova; ed anche negli al-
in animal! i primi debbono rappresentare un reperto abbastanza raro, poich6 soltanto i follicoli plu-
riovulari descritti da van Beneden nel pipistrello, da B o u in ml cane, da Honors nel coniglio erano
motto progrediti nello sviluppo ; in tutti gli altri casi descritti (da Stoeckel, Kabl etc.) si trat-
tava di foil icoli molto giovani.
lo ebbi occasione di riscontrare in una serie di ovaja di Coniglia un reperto analogo a quelle
di Honors ; vi erano cio6 ben 50 follicoli quasi tutti d' un volume ragguardevole (0,4-0,8 mill, ed
anche pib) contenenti 2 o 3 uova di volume eguale, a ciascuna delle quali corrispondeva un cumulo
proligero distinto.
L' interpretazione di que.sto fatto non antra per ora nell'ambito delle m'e ricerche.
- 301 -
ma talvolta sono separate da ampi spazi chiari (come nella fig. 10
del lavoro di Honor e). Alia periferia del corpo di C. ed E. vi e
sempre una membranella aderente alle cellule follicolari circostanti ;
si potrebbe dubitare che essa non fosse che un ispessimento ecto-
plasmatico della faccia delle cellule che e rivolta verso il corpo di C.
ed E.; pero essa puo raggrinzarsi e staccarsi dalle cellule circostanti,
il che fa credere che ne sia morfologicamente indipendente. Al di
sotto della membrana troviamo un reticolo molto regolare a maglie
larghe costituito da trabecole liscie, un po' piu spesse ai punti nodah,
le quah fissano i colori nucleari ; all'infuori del reticolo non vi e nel
corpo di C. ed E. alcun contenuto.
Ma questi corpi presentano di sovente delle varianti da questo
tipo fondamentale ; ed e appunto a queste varianti che io dedichero
la mia attenzione, poiche io credo che esse rappresentino stadi di-
versi della loro evoluzione.
In folhcoli primordiah, oppure in follicoh di diam. inferiore a
0,15 min. non solo non troviamo corpi di C. ed E. ma non vi e
neppure alcun elemento la di cui struttura si discosti da quella
delle cellule follicolari; io non ho potuto adunque persuadermi del-
I'esistenza nei follicoh primordiah delle " Nahrzellen „ diNagel; e
con cio, cade naturalmente 1' ipotesi di queU'Autore.
In follicoh di 0,15-0,2 mill., in cui non si e iniziata ancora la
formazione del liquor folliculi, e 1' novo e tappezzato da 3-4 file di
cellule folhcolari, non vi sono ancora corpi di C. ed E ; pero vi tro-
viamo delle formazioni che forse sono in qualche rapporto con quehi ;
spetta ad Honore il merito di averle descritte per il prime ; si tratta
di piccoli spazi intercellulari a forma stellata, i quali sono in diretta
continuita con sottih hsterelle interposte fra quasi tutte le cellule
fohicolari, e sono costituiti da una sostanza la quale si tinge in
mode molto caratteristico in preparati fissati con liquid! osmici
(fig. 3) : in bruno scuro coUa safranina, in nero intense coll'ematos-
sihna ferrica; intorno a questi spazi le cellule fohicolari sono disposte
radialmente. In fohicoli alquanto piu diflferenziati in queste aree
omogenee incominciano ad apparire dei vacuoli (fig. 4), ed in seguito
finiscono col trasformarsi in vescicole del diam. di 10 [j. con mem-
brana ben distinta, contenente un reticolo dehcatissimo, non colora-
bile, a maghe strettissime (fig. 5).
Per quale meccanismo avviene questa trasformazione? Io credo
che la sostanza omogenea dei giovani folhcoli si rigonfi per imbibi-
zione, sospingendo le cehule fohicolari circostanti, e che in tal mode
quehe aree da stellate si facciano sferiche, per aumentata tensione
- 302 -
interna ; quando quest' imbibizione e al suo inizio, quella sostanza
appare vacuolizzata in preparati fissati ; quando essa e piu progre-
dita, il liquido fissatore precipita questa sostanza fluidificata sotto
forma di un delicate reticolo ; della primitiva sostanza non reste-
rebbe inalterato che un sottile strato periferico, il quale conserva
anche nei preparati fissati le proprieta microchimiche della sostanza
intercellulare (la membranella del future corpo di C. ed E.). Che la cosa
sia veramente cosi e anche confermato dalla circostanza che negli
stessi preparati, ed anzi nello stesso follicolo, il liquor folliculi si
presenta sotto 1' identico aspetto reticolato ; ed inoltre che variando
il fissatore varia I'aspetto di quella formazione : col subhmato ha
un aspetto talora granulare, talora reticolato. Ed, argomento piii
decisive, in preparati a fresco il corpo di C. ed E. appare quale una
vescicola sferica, perfettamente omogenea intorno alia quale le cel-
lule follicolari hanno una disposizione radiale.
II corpo di C. ed E. a questo stadio delio sviluppo e adunque
rappresentato da una vescicola contenente un liquido album inoideo
analogo, se non identico al liquor follicoU.
Honore attribuisce egli pure i cambiamenti strutturali era de-
scritti ad un processo d'imbibizione, ma non vede nel reticolo un pro-
dotto di coagulazione, bensi un costituente morfologico preesistente.
Ma il corpo di C. ed E. quale 1' abbiamo descritto al principle
di questo lavoro (fig. 1 e 2) ha una costituzione ben diversa dal
liquor folUciili coagulate ; bisogna adunque ammettere che in esse
avvengano ulteriori modificazioni.
lo ho osservato con grande frequenza un disfacimento delle
cellule follicolari che circondano questi corpi; e probabile che il ci-
toplasma disfatto di quelle vada ad accrescere la sostanza hquida
raccolta nell' interne del corpo di C. ed E, e la loro cromatina nu-
cleare sia pure riversata nell' interne del corpo di C. ed E. e ne
modifichi le proprieta tintoriah. Anche Honore riconosce che
quando il volume di quest' ultimo aumenta, il reticolo si tinge col
colore nucleare, pero egli esclude che questa tingibihta sia dovuta
alia presenza di cromatina (•).
Gli argomenti che m' inducono ad interpretare in tal mode I'ac-
crescimento del corpo di C. ed E. sono i seguenti:
(^) La maggior parte dei ricercatori ammette che anclie alia formazione deH'ordinario liquor
fnllicuH coitribuisca un disfacimento delle cellule follicolari; Honors invece 1' esclude e vuole che
quel liquido si formi solo per un processo di seci'ezione da parte delle cellule follicolari.
Sebhene io non mi sia occupato di tale questione, mi venne fatto di domandarmi come possa spie-
gare Honors i numerosissinii nuclei in cariolisi che con grande frequenza si riscontrano in foUicoli
indubLiiamente nonnali, quando egli artVrma che la membr. ua granulosa (: senijire intatta.
- 303 -
1.° Intorno a quasi tutti i corpi di C. ed E. in un certo stadio
dello sviluppo troviamo qualche cellula follicolare con citoplasma
vacuolizzato e nucleo in cariolisi (fig. 5);
2.0 I corpi di C. ed E, hanno talora una forma lobata ; io credo
che il contorno d'un lobo corrisponda al contorno d' una cellula fol-
licolare ed il suo contenuto rappresenti i materiali risultanti dal di-
sfacimento di quella cellula ; infatti il reticolo incoloro del lobo pre-
senta nei punti nodali dei granuli di cromatina.
Pero la forma lobare del corpo di C. ed E. e certamente tran-
sitoria ; in seguito i materiali contenuti nel lobo si distribuiscono
uniformemente in tutta la vescicola e questa riprende una forma
sferica. Spesso poi il corpo di C. ed E. s'accresce senza passare per
la forma lobata, sempre a spese delle cellule follicolari circostanti
che si disfanno; un corpo di C. ed E. in tale fase della sua evolu-
zione e rappresentato nolle fig. 6 e 7.
Di pari passo al suo aumento di volume, le magiie del reticolo
si fanno piu larghe e le trabecole che lo costituiscono grossolane; in-
oltre esse non sono pii^i rivestite da granuli di cromatina ma si tin-
gono uniformemente col colore nucleare.
Questa trasformazione del reticolo avviene gradatamente, co-
sicche non di rado ci accade di riscontrare nello stesso corpo di C.
ed E. aha periferia un reticolo incoloro, nel centre un reticolo piii
grossolano tingibile.
Pero i grandi corpi di C. ed E. di 35-40 y. di diam. sono in to-
tahta costituiti da un trabecolato grossolano (fig. 1 e 2).
Ma questo trabecolato, rappresenta esso pure il prodotto di coa-
gulazione d' un liquido ? Se consideriamo come tale il prime reticolo,
logicamente siamo indotti a rispondere aflfermativamente ed a spie-
gare il cambiamento di costituzione del reticolo colla comparsa di
nuovi materiah provenienti da disfacimento delle cellule follicolari
e sopratutto della cromatina, la quale per un certo periodo ha con-
servato la sua forma granulare, in seguito s' e disfatta. — In am-
bedue i casi abbiamo dinanzi a noi il risultato d' una precipitazione ;
il cambiamento neha costituzione morfologica e nolle proprieta tin-
toriali del precipitate deve essere attribuito ad una modificazione
del contenuto del corpo di C. ed E.
Resta pero alquanto oscuro come la cromatina si dissolva e
conferisca al trabecolato un' afflnita per i colori basici.
Su questo punto non mi resta che far dehe supposizioni ; mi
sembra probabile che nel disfacimento della ci'omatina si liberi da
questa I'acido nucleinico, il quale si lega agli albuminoidi del corpo
- 304 -
di C. ed E. e conferisce loro un' affinity, per i colori basici, come
quando e combinato cogli albuminoidi della cromatina la rende ba-
sofila.
Bibliografia
(1) Call e Exner. — Zur Kenntniss des Graaf 'schen Follikels und des Corpus luteum des
Kanimcbens. — Sitiunc/sber. der ft. ft. Ahad. d. Wiss. Mathem-natttrvii&s. Kl. lid. 7t, IS75.
(2) Wagner R. — BeHrag zur Kenntui^s der Zeugung und Entwickelung. — Abhandl. der
math-phys. Classe der bayr. Ahad. der Wissensch, 1837.
(3) Bischoff. — Entwickelungsgesch. der Sangethiere und des Menschen. — Leipzig, 1842.
(4) Waldeyer. — Eierstock und Ei. 1870.
(5) F lemming W. — Regeneration verschieden r Epithelien. — Archiv. /'. mihr. Anal.
Bd. 24, 1885 ; Id. — Ueber die Bildung von Richtungsfiguren in Sailgetbiereiern beim Untergang
Graaf scher Follkiel. — Arch. f. Anal, u Phys., Anal. Abth., 1885.
(6) Janosik I. — Zur Histologie des Ovariums. — Sitzungsber, d kais Akad. d. Wiss. Math,
nalurw. kl. Bd. 45 e 46, 1887.
(7) Schottlaender J. — Ueber don Graaf schen PoUikel, seine E tstehung beim Menschen
und seine Schicksale bein Menschen. und Siiug. — Arch. f. mikr. Anal. Bd, 41, 1893.
(8) Pal ad in o G. — Ulteriori ricerche sulla diatruzione e rinrovamento continue del paren-
chima ovarlco nei mammiferi. — JVapoH 1887.
(9) Crety C. — Contribuzione alia conoscenza deU'ova o dei Cbirotteri. — Ricerche fatle net
Labor, di Anal, nor in. dell' Univ. di Roma, vol. Ill, f. 3, 18i)3.
nO) Nagel W. -- Das menschliche Ei. — Arch. f. mikr. Anat. Bd. 31, 1888 ; Id. — Die
weiblichen Geschlechtsorgane. — Handb der Anal, des Menschen. 2 L. Jena 1896.
(11) Rabl H. — Bertragzur Histologie des Eierstockes des Menschen und der Siiug. etc. — A«a-
tomische Hefle, I, Abl. H. 34-35 (Bd. XI, H. 1-2).
(12) Honors Ch. — Recherches sur Tovaire du Lapin I. Note sur les corps de Calle e Exner etc.
— Arch, de Biol. T. XVI, 1900.
(13) Clerc L. — Sclssioni dirette e foUicoli pluriovulari nel parenchima ovarico. — Giorn. della
R. Accad. di Med. di Torino. Anno 64, n. 3, 1901.
Spiegazione della tavola VI
Kig. 1. — Corpo di Call ed Exner tipico circondato da cellule follicolari cilindriche molto allungate
in cui il nucleo si trova all'estremo distale della cellula.
Fig. 2. — Corpo di C. ed E. tipico piCi grande del precedente circondato da cellule follicolari pid
basse.
Fig 3. — Cellule follicolari di un follicolo di 0,15 mill, separate da una zona steliata di sostanza
intercellulare.
Fig. 4. — Cellule follicolari di un follicolo di 0,2i? mill, separate da sostanza intercellulare vacuo-
lizzata.
Fig. 5. — Corpo di C. ed E. in un precoce stadio della sua evoluzione; cariocin»si e cariolisi nelle
cellule follicolari che lo circondano.
Fig. 6. — Corpo di C. ed E. alquauto pid difieren^iato; 6 tuttora formato da un delicate reticolo,
ma le maglie del reticolato solo rivestite da granuli di cromatina.
Fig. 7. — Corpo di C. ed E. formato da un reticolo delicato e contenente una grossa zolla di cro-
matina.
305 -
Studio collettivo del peso deU'Encefaio negii Italiani.
Elenco delle Osservazioni inviate:
3a Sbrib.
Dairistituto Anatomico di Firenze Osservazioni N.
Dall'Istituto Anatomico di Pisa » »
Dal Prof. D'Evant (Napoli)
Dal R. Ispettorato di Sanita Militare » »
Totale N.
54
31
20
49
154
UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA
AVVISO.
Si pregano caldamente i signori Socii che non hanao ancora versata la
quota sociale del coi-rente anno 1902 di volersi mettere subito in regola con
la cassa (a norma dell'art. 4 dello Statute) inviandola {per cartolina vaglia)
al Segretario-Cassiere
Prof. Fr. Sav. MONTICELLI
Istituto Zoologico, R. Universita di Napoli.
Milano - Via G-. Revere, S - Milano
UNIGA FABBRICA NAZIONALE
DI MICROSCOPI ED ACCESSORI
DITTA FORNITRICE
di tutti i Gabinetti Unifersitari del Regno
MICROSCOPIO GRANDE MODELLO
con crem&gliera, apparato Abbe, diaframma
ad iride, tavolino in ebanite, revolver, due
obbiettivi a secco 3 e 7*, uno ad immersione
omogenea Via"' *^"^ oculari 2 e 4 ; il tutto
posto in elegante armadietto in mogano
L. 400
{ingrandimenti fino a 1000 diametri)
Ndoyo omieitiyo Vi5" Seffliapocromalico
IMMERSIONE OMOGENEA
Obbiettivo raccomandato per la grande po-
tenza e per la sua durata (Vedi Zeit-
schrift filr wissenschaft. Microscopie del
12 settembre 1894, Band XI, Heft 2)
L. 200 coi due oculari compensatori
4 ed 8.
CATALOGO GENERALE GRATIS
a seraplice richiesta
Pagamenti rateali mensili
pel Sigg. Uffidali sanitari comunali.
- 306
JlRGfimo ITflMflSO
Dl
flliflToimm E M E|i(iBi{ioiiOGift
PUBBLICATO DA
D. BALDI, Pisa — D. BERTELLI, Padova — S. BIANCHI, Siena
G. CHIARUGI, Firenze — E. GIACOMINI, Perugia — L. GIANNELLI, Ferrara
P. LACHI, Uenova — G. ROMITI, Pisa — U. ROSSI, Perugia
R. STADERINI, Catania - G. VALENTI, Bologna
B DIRETTO
DA
Gr. CHIARUGI.
L'Archivio Italiano di Anatomia e di Embriologia si pubblica in tre fasci-
coli che formeranno ogni anno un voiuiue di pagine 500 a 600, con illustrazioni
e con tavole.
II prezzo annuo di nJhonamento e:
Per I'ltalia L. 30.
Per I'Estero Fr. 31,50 compress le spese di spedizione.
Per quanto riguarda la Direzione rivolgersi al prof. G. Chiarugi, Istituto
Anatomico, Via AHani 33, Firenze.
Per quanto riguarda I'Amministrazione dirigersi alia Ditta LUIGrI NICCO-
LAI, Editore, Via Faenza 44, Firenze.
SOCIETA EDITRICE LIBRARIA - MILANO
Prof. GIULIO CHIARUGI
IDirettore d.elP Istiivito .A.xiatom.ico d.i Firerxze
ISTITUZIONI
DI
AMTOMIA DELL'UOMO
Fireoze, 1902. — Tip. L. N.ccolai, Via Faenza, 44.
MonitoFe Zoologico Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiale della Unioiie Zooiogica Italiana
DIUKTTO
DAI DOTTORI
GIULIO CHIARUGI EUGENIO FIGALBI
Prof, di Anatomia umaua Prof, di Anatomia comp. e Zoologia
nel R. Istituto di Studi Super, in Firenze nella R. Universita di Padova
Ufficio di Direzione ed Amministrazione: Istituto Ayiatomico^ Firenze.
12 numeri all'auno — Abbuonamento annuo L. 15.
XIII Anno Firenze, Decembre 1903 N. IS *
SOMMARIO : BiBLiOGRAFJA. Pag. 307-322.
SiiNTi E Rivistb: D'Evant T., Tntorno alia genesi del pigmento epider-
mico. - — Monti R. e Monti A.., Le ghiandole gastriche delle mar-
motte durante il letargo invernale e I'attivita estiva. — Pag. 813-315.
CoMUNiCAZiONi ORiGiNALi: Grluffrida-Ruggieri V., Sul cosidetto infanti-
lismo e sull'inferiorita somatica della donna. — Pag. 316-321.
NOTIZIE: Pag. 322.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione.
BIBLIOGRAFIA
Si del notizia soltanto dei lavoi^i pubhlicati in Italia.
XVI. Zoologia applicata alia Medicina,
alia Agricoltura, alle Industrie ecc.
— Cacce e passaggi di uccelli, catture di specie rare od avventizie, varieta,
mostruosita e note ornitologiche. Vedi in: Avicula, Giorn. ornitol. ital.,
All. 5, Fasc. 45-46 e 47-48. Siena 1901.
— Notizie di caccia e di pesca, spigolature di apicoltura e notizie suUe api
ed altre note zoologiche. Vedi in: Boll. Naturalista, An. 21, N. 5 6, 9, 10,
11 c 12, Siena 1901 ; An. 22, N. 61, Siena 1902.
* E in corso di stampa, e quanto prima ne verra fatto l' invio, il SUPPLE-
MENTO al N. 12, contenente il RENDICONTO DELL\ TERZ\ ASSEMBLED OR-
DIN\RIA E DEL CONVEGNO DELL'UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA IN ROMA.
(31 ottobre-3 novembre 1902).
- 308 -
— Notizie di pesca. Vecli in : Neptunia, Venezia 1901, passim.
— Notizie sul bestiame domestico, sulla entomologia agraria, suUa pesca, ecc.
Vedi in : Bollettino di Notizie agrarie pubhlicato dal Ministero di Agricoltura,
Industria e Commercio, An. XXIII, Roma 1901; Anno XXIV, Roma 1902.
— Riassunto di notizie sulle cacce e passaggi degli uccelli nella regione ita-
liana. Vedi in : Avicida, Giurn. omit, ital.. An. 5, N. 47-48; An. 6, N. 51-52
e N. 53 54. Siena 1901-1902.
A. B. — La recente moria d' Anguille nel Kaiser Wilhelm-Kanal. — Neptu-
nia, Vol. 16, N. 22. Venezia 1901.
A. L. — II punteruolo o rinchite dell'olivo. — Bollettino di Entomologia agra-
ria. An. 7, pp. 115-111. Padova 1900.
Agaricus. — Mosca olearia. — Bollettino di Entomologia agraria, An. 7,
pp. 241-248. Padova, 1900.
Baldrati F. — I nemici della barbabietola. — Bollettino di Entomologia agra-
ria, An. 1, pp. 196-199. Padova 1900.
Banti A. — Gli Afidi e il modo di combatterli. — Bollettino di Entomologia
agraria, An. 1, pp. 199-204. Padova 1900.
Bellini A. — Divagazioni Encheliologiche. Intorno alle migrazioni terrestri
delle Anguille. — Neptunia, Supplemerdo al N. 13 del Vol. 16. Venezia 1901.
Berlese A. — Osservazioni circa proposte per allontanare i parn^isiti delle
piante merce iniezioni interorganiche. — Riv. di Patol. vegetale. Vol. 8,
Fasc. 1, pp. 166-182, con figg. Firenze 1899.
Berlese A, — Grli Acari agrari. — Rivista di Patologia vegetale, Vol. 8, Fasc. 2,
pp. 223-291, con figg. Firenze 1900. (Continuaz. Vedi An. 7).
Berlese A. — I veri ausiliari della agricoltura (insetti entoraofagi). — Boll,
di Entomologia agraria, An. 1, N. 3, pp. 49-53; N. 4-5, pp. 84 81 e N. 6,
pp. 122-126. Padova 1900.
Berlese A. — Descrizione e figura della Trombella otiorum, n. sp. — Rivista
di Patologia vegetale. Vol. 9, Fasc. 1, pp. 121-128, con figura. Firenze 1901.
Berlese A. — Uccelli entomofagi e insetti parassiti delle forme nocive. —
Bollettino di Entomologia agraria, An. 8, pp. 86-88. Padova 1901.
Berlese A. — L'accoppiaraento della mosca domestica. — Rivista di Patolo-
gia vegetale. Vol. 9, Fa.'ic. 2, pp. 845-351, con figure. Firenze 1902.
Berlese A. — Adolfo Targioni Tozzetti. Necrologia. — Bollettino di Entomo-
logia agraria. An. 9, N. 10, pp. 211-221. Padova, 1902.
Berlese A. — La questione della mosca olearia. — Bollettino di Entomologia
agraria. An. 9, N. 1, pp. 160-164 e N. 8, pp. 180-184. Padova 1902.
Berlese A. — Contro la Cochylis. — Bollettino di Entomologia agraria. An. 9,
pp. 82-86, con fig. Padova, 1902.
Berlese A. — La Grillotalpa ed il modo seguito per combatterla a Nola. —
Bollettino di Entomologia agraria. An. 9, N. 5, pp. 104-116; N. 6, pp. 128-
140; N. 1, pp. 150-159, e N. 8, pp. 185-189. Padova 1902.
Bertolini P. — Quali dovrebbero essere i capi saldi di una legge sulla Dia-
S2ns rispondente alia neccssita della difesa del paesi iramuni. — ■ Udine,
Tip. G. Seitz, 1901.
Bettoni G. — Di un nuovo appai'ato per trasporto degli avannotti. — Neptu-
nia, Vol. 16, N. 10, J)P- 92-91. Venezia 1901.
Bettoni G. — Conferenza di Piscicultura, — Supplemento alia Neptunia,
N. 11, Vol. 16. Venezia 1901, pp. 26.
- 309 -
Bordoni-TJfifreduzzi e Bettinetti. — Esperiraenti di profilassi meccanica con-
tro la malaria nel Comune di Milano. — Gioni. Son. Ital. igiene, An. 24,
N. 3, pp. 121 128. Milano 1902.
Buccolini T. — Su alcuni insetti nocivi al tabacco. — Bollettino di Entomo-
logia agraria, An. 9, pp. 56-59. Padova 1902.
Buflfa P. — Coccidei parassiti della vite. — Bollettmo di Entomologia agraria,
An. 8, N. 11, pp. 249-257 e N. 12 pp. 272-281, Padova 1901; An. 9, N. 1,
pp. 3-11, Padova 1902.
Calamani E. — Contro la tignola della vite. — Bollettino di Entomologia agra-
ria, An. 8, pp. 113-118. Padova 1901.
Campbell C. — La Diaspis pentagona del gelso. — Ulndudria serica, An. 25,
N. 10, 11 e 12. Torino 1901.
Carini N. — Bi-evi norme per la coltivazione dei bachi da seta. — Cemusco,
Milayio, 1901.
Caruso G. — Esperienze sui mezzi per combattere la tignuola della vite fatte
nel 1895 e nel 1896. — Pisa, Istit. agrario edit. (Firenze, tip. Ricci), 1901.
Casagrande D. V. — Malaria e zanzare : ceuni elementari snlla causa, decorso
e conseguenze deU'infezione malarica, suU' iraportanza della nuova pro-
filassi in rapporto aU'accettato metodo di diffusione della malattia, con
brevi notizie suUe esperienze compiute e suUe ultime relative disposi-
zioni di legge: manuale teorico-pratico per le persone diraoranti in loca-
lity malariche. — Roma, tip. Calzone-Villa, pp. 78, 1901.
Cecc?ni G. — Danni deW Hylastes trifolii Miill., verificatisi in piante legnose
a Vallombrosa. — Rivista di Patologia vegetate. Vol. 8, Fasc. 1, pp. 160-
165, con 1 tav. Firenze, 1899.
Cecconi G. — Casi di danneggiamenti a piante legnose causati dal Morimu.s
asper e dal Lamia textor, alio stato di insetti perfetti. — Rivista di Pa-
tologia vegetate, Vol. 8, Fasc. 2, pp. 219-224. Fireyize 1900.
Cecconi G. — Zoocecidi della Sardegna raccolti dal prof. Cavara. (Seconda con
trib .zione). — Le Stazioni sperimentali agrarie italiane,Vol. 34, pp. 1029-1044
Modejia, 1901.
Cecconi G. — Contribuzioni alia cecidiologia italica, colla descrizione di al
cune ga'le nuove e coll'indicazione di nuovi substrati. — Le Stazioni spe
rimentali agrarie italiane, Vol. 34, pp. 729-744. Alodena, 1901.
Cecconi G. — Contribuzioni alia cecidiologia italica. 11^ parte. — Le Stazioni
.sperimentali agrarie italiane. Vol. 35, pp. 609-641. Modena 1902.
Celli A. e Gasperini G. — St^to palustre e anofelico (paludismo) senza ma-
laria. Prima memoria. — Atti della Societd per gli studl della Malaria,
Vol. 3, pp. 115 145, con 1 tav. Roma, 1902.
Clementi B. — Contro la Diaspis pentagona e la fillossera. Circoiare del Co-
mizio agrario. — L' agricoltura vicentina, An. 34, N. 4, Vicenza, 1901.
Clerici F. — Studi ed osservazioni sull'allevamento di bachi in China. Con
ferenza. — Milano, Tip. Rif. Patronato, 1901.
Del Guercio G. — Mezzi chimici di lotta contro la cavolaia. — Bollettino di
Entomologia agraria, An. 9, pp. 63 65. Padova, 1902.
Dionisi A. — La malaria di Maccarese dal marzo 1899 al febbraio 1900. Con tav.
— Annali Igiene sperim.. Vol. 11 (N. S.), Fa.HC. 4, pp. 453-519, Roma 1901.
Facciola L. — Contrattiliti muscolare nei pesci. — Neptunia, Vol, 16, N. 4,
pp. 33 34, Venezia 1901.
- 310 -
Farini Gr. — Cochylis fverme dell'uva); caccia alle farfalle. Con tav. — Pa-
dova, tip. Salniin, 1901, pp. 39.
Ficalbi E. — (^oinuaicazioni della coramissione per lo studio della malaria. —
Atti [.stit. veneto Sc, Lett, ed Arti, An. Accad. 1901-902, Tomo 61 (S. 8,
T. 4), Dinp. o, pp. 125-136, Venezia 1902.
Galiani A. — La pesca delle spugne a Trapani. — Neptunia, An?io 18,
pp. 111-113. Venezia 1902.
Galiani A. — L'industria della pesca a Trapani. — Neptunia, An. 18, pp. 51
56. Venezia 1902.
Grassi B. — Studi di uno Zoologo sulla Malaria. Seconda edizione con 21 fig.
e 8 tav. — Roma, 1901.
Grimaldi A. — La caccia ai falchi a Eeggio Calabria. — Avicula, Gioni. or-
nitol. ital, An. 6, N. 55-56, j^p. 117-120. Siena 1902.
Grtindler P. — II moscherino degli asparagi e raodo di combatterlo. — Bol-
lettino di E7itomologia agraria, An. 7, pp. 243-245. Padova, 1900.
Hinek G. — Deperiraento delle viti per causa di un acaro (Coepophayus echi-
nopiis). — Bollettino di Entomologia agraria, An. 9, pp. 33-35. Padova,
1902.
Lampertico D. — Note pei bachicultori. — II Coltivatore, An. 41, N. 23. Ca-
sale Monferrato, 1901.
Lanciai A. — Allevamento estivo del baco da seta. — L'industria serica.
Anno 35, N. 28. Torino, 1901.
Leonardi G. — Una nuova specie di Mytilaspis (Mytilaspis Ritzemae-Bosi). —
Bollettino di Entomologia agraria. An. 8, p. 120. Padova, 1901.
Leonardi G. — Una .specie di Oribates nociva ai cereali. — Bollettino di En-
tomologia agraria, An. 8, pp. 82-84, Padova 1901.
Leonardi G — La cocciniglia del fico {Ceroplastea Rusci). — Bollettino di En-
tomologia agraria, An. 7, pp. 138-140. Padova, 1900.
Leonardi G. — Danni causati dalla Heliofhrips haemorroidalis agli agrunii. —
Bollettino di Entomologia agraria. An. 9, pp. 241-244. Padova, 1902.
Leonardi G. — La Pulvinaria camelicola Signoret, e raodo di combatterla. —
Anrudi della R. Scuola superiore di Agricoltura in Portici, Serie 2, Vol. 1,
pp. 389-403, con fig. Napoli, 1899.
Leonardi G. — Saggio di sisteraatica degli Aspidiotus. — Rivista di Patologia
vegetale. Vol. 8, Ease. 2, pp. 298 363, con fig. Firenze, 1900. {Gontinuaz. e
fine ; vedi Anni precedenti).
Leonardi G. — Prima lista di Acari raccolti a Portici. — Annali della Regia
jScuola .superiore di Agricoltura in Portici, Serie 2, Vol. 1, pp. 493-525. Na
poli, 1899.
Leonardi G. — Una nuova specie di Trombidium {T. dehilipes). — Rivista di
Patologia vegetale. Vol. 8, Ease 2, pp. 366-369, con tavola. Firenze,
1900.
Leonardi G. — Sistema delle Parlatorie. — Rivista di Patologia vegetale, Vol. 8,
Ease. 2, pp. 203-209. Firenze, 1900.
Levi Morenos D. — L'aquario del Trocadero. — Neptunia, Vol. 16, N. 6,
pp. 43-47. Venezia, 1901.
Levi Morenos D. — Le receiiti rioerolie scientifiche per la coltivazione indu-
striale delle Sogliole. — Neptunia, An. 16, N. 14, pp. 139-141. V&tie-
zia, 1901.
- 311 -
Levi Morenos D. — Dati uflficiali sulla pesca in Italia nell'Anno 1900. —
Nepfunia, Vol. 16, N. 23, pp. 245-250. Venezia, 1901.
Martini L, — Sulla robustezza delle razze del bombice del gelso. — Vlndu-
stria serica, Anno 35, N. 38 a 47. Torino 1901.
Martini G. B. — Sempre per la mosca olearia. — BoUettiiio di Entomologia
agraria, Anno 7, pp. 114-115. Padova, 1900.
Marzotto N. — Un nuovo provvedimento contro la fillossera e coutro la Dla-
sj)is pentagona. — IJ Agricoltura vicentina. Anno 34, N. 2. Vicenza, 1901.
Meschinelli li. — Hesocoiito della campagna ittiogeoica 1900-1901 condotta per
cura del comitato i)rovinciale vicentino. — Supplemento alia Neptunia,
Vol. 16, N. 14. Venezia, 1901.
Mingaud G. e Hasslach. J. — II Bruchus irresectus, insetto coleottero paras-
sita dei tagiuoli coltivati. — Bollettino di Entomologia agraria, Anno 7,
pp. 148-153. Fadova, 1900.
Monsini F. — Norme per rallevamento dei baclii da seta. — L'Induslria se-
rica, A?i7io 35, N. 21. Torino, 1901.
Montini G. — Gli uccelli in agricoltura. — Bollettino di Entomologia agraria,
An. 8, N. 10, pp. 211226; N. 11, pp. 241-248 e X. 12, pp. 265-212. Padova,
1901.
Mundula A. — I pescatori di Moltetta. — Neptunia, Vol. 16, N. 16, pp. 163-
111. Venezia, 1901.
Mutti F. — La bachicultura vecchia e la bachicultura moderna. — II Ba-s.so
Veronese agricolo. An. 4, N. 14. Legnago, 1901.
N. N. — Lotta contro gli iusetti che danneggiano il grano. — Bollettino di
Entomologia agraria, An. 9, N. 9, pp. 206-209. Padova, 1902.
Ninni E. — La caccia degli uccelli acquatici (a sciopon) nelle lagune di Vo
nezia. — Neptunia, An. 18, pp. 81-92. Venezia, 1902.
Ninni E. — Suile catture di alcuni Cetacei nel Mare Adriatic© ed in parti-
colare sul Delphinits tursio. — Neptunia, Vol. 16, N. 8, pp. 61-13. Vene-
zia, 1901.
O. B. — La lotta contro i nemici delle piante e la raosca degli agrumi. —
Bollettino <n Entomologia agraria. An. 1, j)p- 193196. Padova, 1900.
Paolucci li. — Le pescagioni nella zona italiana del medio Adriatico. — An-
con a, 1901.
Parona C. — Proposta di un metodo pratico per combattere la mosca olea-
ria. — Genova, Tip. Unione Genovese, 1901, pp. 16.
Pavesi P. — Un antico Piscicultore italiano dimenticato. — Vedi M. Z., Kill, 1.
Peglion V. — Intorno al cosi detto incappucciamento della canapa : {Tyleu-
clius decastator). — Le Stazioni sperimentali agrarie italiane, Vol. 34,
pp. 189199. Modena, 1901.
Perroncito E. — Allevamento dei baclii annuali (non bivoltini) in primavera,
in estate, in autunno. — Boll. Naturalista, An. 22, N. 4, pp. 41-49. Siena,
1902.
Perroncito E. — I parassiti dell'uomo e degli animali utili, delle piu comuni
malattie da essi prodotte. — Vedi M. Z., XIII, 5, 98.
Poggi T. — Diaspis pentagona o cocciniglia del gelso. — Uagricoltura veneta,
An. 3, N. 14. Verona 1901.
Poggi T. — Istruzioni popolari per la buona tenuta dei bachi da seta. —
Verona, Stahil. Tip. Apollonio. 1901.
- 312 -
Q,uajat E. — Anormalita nello scliiudimento del seme bivoltino. — Annuario
della R. Stazione hacologica di Fadova, Vol. 29, pp. 105-110. Padova, 1901.
Q,uajat E. — Incubazione rapida o graduale ? — Anmcario della R. Stazione
hacologica di Padova, Vol. 29, pp. 77-82. Padova, 1901.
Q,uajat E. — Influenza dell'epoca della lavatura del seme sullo schiudimento
in Primavera e suUe nascite accidentali in Autunno. — Annuario della
R. Stazione hacologica di Padova, Vol. 29, pp. 85-89. Padova, 1901.
Renault A. — Per la legge uuica suUa caccia: lettera a S. E. il Ministro di
agricoltura, industria e commercio. — PL^a, tip. Simoncini, 1901, pp. 10.
Ribaga C. — Descrizione di un nuovo genere e di una nuova specie di Pro-
cidi (Procathropos Lachlani). — Rivista di Patologia vegetale. Vol. 8, Fasc.
1, pp. 156-159, con 1 tav. Firenze, 1899.
Ribaga C. — Una specie nuova di Prooidi [Ectopsocus Berlesii) trovata in
Italia, — Rivista di Patologia vegetale. Vol. 8, Fasc. 2, pp. S64-866, con
flgura. Firenze, 1900.
Ribaga C. — Osservazioni sull'anatomia del TricJiopsocus Dalii, M. Lachl.
Nota preventiva, — Rivista di Patologia vegetale. Vol. 8, Fasc. 2, pp. 370-
874. Firenze, 1900.
Ribaga C. — Contribute alia conoicenza dei Procidi italiani. — Rivista di
Patologia vegetale. Vol. 8, Fasc. 2, pp. 375-386. Firenze, 1900.
Ribaga C. — Inselti nocivi all'Olivo e agli Agrumi. — Portici, tip. Vesu-
viana, 1901.
Ribaga C. — Osservazioni circa I'anatomia del Trichopsocus Dalii, M. Lachl.
— Rivista di Patologia vegetale, Vol. 9, pp. 128-176, con 6 tavole. Firen-
ze, 1901-02.
Ribaga C. — Un nuovo insetto endofago, Aremyia suhrotunda delle cavallette.
— Dollettino di Entomologia agraria, Anno 9, pp. 177-179. Padova, 1902.
Ribaga C. — I principali insetti dell'ordine dei Fisapodi dannosi alle piante
coltivate. — Bollettino di Entomologia agraria, An. 9, N. 8, pp. 169177 ;
N. 9, pp. 193-205 e N, 10, pp. 227-235. Padova, 1902.
Romanin Jacur G. — Osservazioni sopra alle zanzare e ad alcune condizioni
locali della citt^ di Padova e dei suoi iramediati dintorni in rapporto alia
Malaria. — Atti della SociHd per gli Studi della Malaria, Vol. 3, pp. 256-
278, con 1 tav. Roma, 1902.
Sacconi Natali P. — Guida pratica per I'allevamento del baco da seta, 3"
edizione. — A.hcoU P., 1901.
Sattin V. — Allevamento dei bachi col sisteraa friulano. — L' Agricoltura
Veneta, Anno 3, N. 18. Verona, 1901.
Schivardi P. — I recenti studi suUa malaria. — Malpighi (Gazz. med. Roma),
An. 27, N. 6, pp. 141-152 ; N. 7, pp. 169-178 e N. 8, pp. 197-208. Ro .
ma, 1901.
Schivardi P. — Paludi, risaie ed anofeli senza malaria. — Malpighi (Gazz.
med. Roma), An. 28, Fasc. 7, pp. 169175. Roma, 1902.
Sennebogen E. — Pesca estiva nella Dalraazia nel 1901. — Neptunia, An. 18,
pp. 39-41. Venezia, 1902.
Sennebogen E. — Sulla malattia delle aiiguille. — Neptunia, An. 18, pp. 135-
138, 150153, 159163 e 171-173. Venezia, 1902.
Sforza C. — Maceratoi e zanzare nel contado di Bologna. — Riv. Igiene e
Sanitd pubhlica, An. 13, N. 2, pp. 59-68. Torino, 1902.
- 313 -
Silvestri F. — Coccidei parassiti della vite. — Bollettino di Entomologia agra-
ria, An. 9, N. 4, pp. 74-82 ; N. 5, pp. 97104; N. 6, pp. 121128 e
N. 7, pp. 146 149. Padova, 1902.
Silvestri F. — Sopra un acaro radicicolo che produce una speciale raalattia
nelle viti (Coepophagus echinopiis). — Bollettino di Entomologia agraria..
An. 9, pp. 49-56, con fig. Padova, 1902.
Silvestri F. — Intorno la Societa dei Terraitidi coasiderati in rapporto alia
agricoltura e all'iiomo. — Bollettino di Entomologia agraria, An. 9, pp. 25-
31. Padova 1902.
Soresi G. — L'uso del piroforo contro la Diaspis. — II Coltivatore, An. 47,
N. 9. Casale Monferrato, 1901.
Spelta E. — Baohi sani e bachi malati. — Le ,'itazioni sperimentali agrarie
italiane, Vol. S5, pp. 35-45. Modena, 1902.
Tedaldi G, — Contribute alio studio delle sostanze zanzaricide. — Atti della
Societa per gli Studi della Malaria, Vol. 3, pp. 102-104. Roma. 1902.
Trotter A. — Nnovo contribute alia conoscenza degli Entoraocecidi della
Flora italiana. — Rivista di Patologia veyetale. Vol. 9, Fasc. 2, pp. 359-
382. con 2 tav. Firenze, 1902.
Verson E. — A proposito di Dermesti. — Annuario della R. Stazione bacolo-
gica di Padova, Vol. 29, p. 111. Padova, 1901.
Verson E. — La creolina nell'industria dei bachi. — Annuario deMa R. Sta
zione bacologica di Padova, Vol. 29, pp. 90-96. Padova, 1901.
Vitale F. — Un giorno di caccia entoraologica. — Riv. ital. Sc. nat.. An. 22,
N. 12, pp. 1-4 e N. 3-4, pp. 38 40. Siena 1902.
Voltolina G. B, — Prezzi vecchi ed odierni del pesce delle valli del veneto
Estuario. — Neptunia, Vol. 16, N. 7, pp. 60-62. Venezia, 1901.
Voltolina G. B- — Le pesche nelle valli dell'Estuario veneto comparate con
quelle delle valli coinunali di Comacchio. — Neptunia, Vol. 16, N. 4. Ve-
nezia, 1901.
Voltolina V. — Osservazioni intorno alia semina delle anguille nelle valli
salse. — Neptunia, A7i. 18, pp. 174-176. Venezia, 1902.
Voltolina G. B. — La pesca valliva nell'anno 1901. — Neptunia, An. 18,
pp. 77-79. Venezia, 1902.
Voltolina G. B. — Mercato del pesce uovello a Burauo nel 1901. — Neptunia,
An. 18, pp. 99-106. Venezia, 1902.
SUNTI E RIVISTE
D'Evand T. — Intorno alia genesi del pigmento epidermico. — Atti della R. Ac-
cademia Medica-chir. di Napoli, 1902.
In passato si ammetteva generalmente che tutto il pigmento epidermico
fosse d'origine esogena, derivasse cioe dal derma ; ma le ricerche posteriori
dimostrai-ono che alme)io una parte (secondo Aeby tutto) del pigmento si puo
formare per attivita delle cellule epidermiche.
- 314 -
L'A. per studiare quesfc'argomento si servi di larve di Anfibi e Pesci, di
embrioni di Mammiferi, e di alcuni Gasteropodi.
Diro subito che I'A, conclude che la pigmentazione dell' epidermide e in
totalita priraitiva ed autoctona, specialmente per la circo.stanza che in alcuni
animali (Aplysia) in tutti i period! delia vita non appare pigmento che nel-
i'epitelio, e che negli embrioni di raoltissimi animali si osserva pigmento in
via di formazione nell'epidermide, senza che il resto del corpo mostri pigmen-
tazione alcuna ; die inoltre il pigmento appare dapprima nella porzione cen-
trale, anziche nella periferica del citoplasma, come dovrebbe essere se il pig-
mento venisse dal difuori.
L'A. mette inoltre in rilievo, senza discuterlo, il tatto che il pigmento
oltre che nell'epidermide si trova in corrispondenza dei neuroni periferici
sensitivi (retina, organi della linea laterale ecc).
Conchiudendo che il pigmento epidermico si forma in sito, I'A. non vuol
negare che esso possa essere talora trasmesso da un ordine d'elementi ad uu
altro, e che i leucociti abbiano parte in tale trasmissione.
Monti Rina e Monti Achllle — Le ghiandole gastriche delle marmotte durante
il letiirgo invernale e I'attivita estiva. Con tavole 8 e 9. — Rkerche fatte
nel Laborat di Anat. normale della R. Univ. di Roma, Vol 9, Fasc. 2, pp. 149-
173. Roma 1902.
Le ricerche furono praticate in sedici marmotte che vennero uccise, col
metodo della puntura del midollo allungato, in period! divers! di ietargo in-
vernale e di attivita estiva. I raetodi di tecnica applicati furono svariatissi-
mi : II metodo rapido di Golg! ; il metodo Golgi Zimmermann; il metodo Ga-
leotti ; fissazione in sublimato di Heidenhain e colorazione iloppia con emal-
lume Mayer e rosso Congo, o con la miscela triacida del Biondi ecc.
Conclusion! :
I. « Nella mucosa gastrica delia marmotta nianca la regione detta delle
ghiandole del cardias : in corrispondenza di questo si nota solo un sottilis-
simo anello ghiandolare, i cu! pochi tuboli sono privi di cellule delomorfe.
Nello stomaco si hanno soltanto due territori principal! : la regione delle ghian-
dole peptiche o glandiilae gastricae propriae molto estesa, e la regione molto
piu liraitata delle ghiandole piloriche.
Nel primo territorio pero si possono distinguere due zone : una prossima
al cardias, dove le ghiandole sono larghe con cellule principal! molto alte, a
protoplasma chiaro e nucleo schiacciato sul fondo, e con cellule interca'ari poco
numerose, non mai a contatto col lume ghiandolare, ma spintea ridosso della
membrana propria. L'altra zona, o zona del fondo p. d., presenta ghiandole
piu lunghe e piu strette con cellule delomorfe molto numerose, e cellule prin-
cipal! pill basse, talora granulose.
II. Nella regione del fondo si trovano anche ghiandole ramificate, con
tub! secondari anastomizzati fra loro; fatto analogo a quello descritto finora
soltanto nel cavallo (Zimmermann)-
III. Le ghiandole gastriche proprie, delia marmotta in Ietargo, sono
molto piu ristrette di quelle della marmotta sveglia, le differenze d! diametro
delle ghiandole varia da 18 30 microroill. (nel Ietargo) a 44-50 micromill. (nel
I'attiviti). Durante il Ietargo tutti i nuclei sono iu riposo ; maucano le cario-
r- 315 -
cinesi in corrispondenza dei colletti ghiandolari, frequentissime nelle mar-
motte sveglie.
IV. Le cellule delomorfe non diminuiscono di numero nel letargo, ma
SOMO molto pill piccole che nell'attivita, e si trovano sulla stessa linea delle
cellule principali. Durante I'attiviti le cellule delomorfe diventauo molto piu
voluminose e sporgono con tutto 11 loro corpo sotto la membrana propria
della ghiandola, mentre spingono il loro coUetto o peduncolo tra le cellule
principali, verso il lume ghiandolare.
V. I canalicoli di secrezione o citosoleuuli delle cellule delomorfe nella
marmotta in attivita formano elegantissimi canestri canalicolari, riuniti al
lume ghiandolare per un peduncolo. Nella marmotta in letargo invece i cito-
solenuli sono molto ridotti e formano delle clave o degli anelli talora sem-
plici, piu raramente multipli in cori-ispondenza di ciascuua cellula delomorfa.
In ogni modo i citosolenuli non scorapaiono totalmente nel letargo, ma si ri-
ducono soltanto : debbono quindi considerarsi come una formazione stabile
della cellula delomorfa.
VI. I citosolenuli tanto nella attivita come nel letargo sono sempre to-
talmente endocellulari, essi per altro non presentano una membrana propria:
sono vie scavate nel protoplasma cellulare. II peduncolo, che unisce la cellula
al lume e forma le pareti del dotto escretore della cellula, e una continua-
zione della membrana cellulare.
VII. Le cellule delomorfe hanno una ben distinta membrana cellulare
che le delimita, e pu6 ottenersi colorata in modo diverso rispetto al proto-
plasma cellulare; presentano uno o due nuclei quasi sempre in riposo nell'ani-
male adulto, ed un protoplasma costituito di granuli ben colorabili col rosso
Congo nei pezzi fissati con sublimato, e con la rubina nei pezzi fissati con li-
quidiosmici. Le principali difierenze che presentano tra il letargo e I'attivita
consistono essenzialmente nell'ingrandimento loro e nella dilatazione delle vie
intracellulari di secrezione. Non presentano variazioni sensibili nella costitu-
zione del loro protoplasma. Da cio risulta ancora una volta confermato il
concetto che la cellula delomorfa non e una trasformazioue della cellula prin-
cipale, ma un elemento autonomo e specifico.
VIII. Le cellule principali presentano notevoli variazioni passando dal
riposo all'attivita, variazioni che dimostrano la loro compartecipazione alia
secrezione gastrica. Durante la digestione prolungata le cellule principali si
presentano chiare con protoplasma reticolare ; nel riposo invece si riempiono
di granuli che appaiono ben dimostrabili con speciali reagenti.
IX. Dal complesso delle osservazioni e delle esperienze risulta per noi
assodato il concetto che le cellule delomorfe elaborano I'acido cloridrico in
soluzione diluitissima, e che lo eliminano di mano in mano che lo producono.
Questa funzione si sospende completamente nel letargo. Le cellule principali
elaborano invece dei granuli pepsinogeni, che si accumulano lentamente nel
riposo e vengono invece eliminati al principio della digestione ».
- 816 -
DoTT. V. GIUFFKIDA-RUGGERI
DOCENl'B DI ANTROl'OLOGU NELLA R. UNIVKRSITA DI KOMA
Sul cosidetto infantilismo e suH'inferiorita somatica delia donna.
Ricevuta il 23 Decembre 1902.
E vietata la nproduzione.
Fra caratteri infantili e caratteri adulti vi sono delle coinci-
denze, che non possono essere considerate come persistenze di ca-
ratteri infantili. Direramo noi che una faccia corta e una persistenza
di carattere infantile, perche il bambino ha una faccia somighante?
(Si andrebbe contro all' assurdo, cioe bisognerebbe ammettere intiere
popolazioni infantili: invece e evidente che si tratta di un carattere
etnico che coincide con un carattere infantile. Cosi diremmo noi
che una mano larga e un carattere infantile ? Tutt' altro : sono le
mani piii robuste! La mano femminile al contrario sarebbe I'oppo-
sto della mano infantile ; il che certo non appoggerebbe le vedute
dei sostenitori dell' infantihta della donna. A questo proposito bi-
sogna fare un identico ragionamento; cioe che tra caratteri infantih
e caratteri femminili vi sono delle coincidenze, senza che percio sia
lecito di ritenere normalmente infantile un organismo adulto; il
che e altrettanto assurdo C) quanto 1' ammettere, conforme I'esem-
pio sopra citato, intiere popolazioni infantili. Si tratti pure di per-
sistenze di caratteri infantili : ad esempio, si consideri come tale, il
maggiore sviluppo della porzione addominale del tronco nella donna,
segnatamente della porzione lombare, nessuno potra negare che un
tale carattere non sia conservato per le funzioni di maternita, cioe
per necessita fisiologiche che non solo non hanno niente da vedere
con r infanzia, ma sono 1' espressione della piij completa maturita (^).
Che in ogni case si tratti o di semplici coincidenze, o di persistenze
di caratteri utili all'organismo adulto, oppure tali che non trovano
alcuna ragione fisiologica di ulteriore sviluppo, ad esempio ^il poco
(') A cjuelli che sostengono che la dunna 6 un uomo incoinpleto, si puo domandare : Di grazia,
e perch6 dovrebbe essere un uomo '. Ma contro tale paradosso scrissi gia : cfr. Gi u ff rid a-Ru}^ge ri.
— Sulla pretesa inf'eriorita somatica della donna. — Archivio di Psichiatria e Anlrop. criminaJe,
Vol. XXI, Fasc. IV-V.
(-) Tutt'altro 6 il significato del medesinio carattere (juando s' incontra ueiruorao: allora 6 il
caso di parlare di infantilismo.
- 317 -
sviluppo delle apofisi mastoidi C), lo prova il fatto che per altri
caratteri la donna e il fanciullo si oppongono perfettamente : la tor-
sione dell' omero e maggiore nella donna che nell' uomo, e minore
nel bambino che nell' adulto ('), Basta quest' argomento a dimo-
strare con quanta leggerezza, per non dire ignoranza, hanno pro-
ceduto i sostenitori dell' infantilismo.
Con uguale, se non maggiore, leggerezza si e proceduto a ri-
guardo della pretesa inferiorita somatica della donna di fronte al-
I'uomo adulto: che sotto altro aspetto esprime il medesimo pre-
concetto, radicato sin dal tempo in cui la superiorita della forza
fisica parve 1' esponente di tutte le superiorita. L'esempio del peso
encefalico e oramai classico. Esse e da molto tempo il caposaldo
dei sostenitori dell' inferiorita della donna, sebbene da molto tempo
pure tale argomento sia state combattuto. Sin dal 1882 si trova
nei " Bullettini della Societd d'Antropologia di Parigi „ un resoconto
in cui 11 Manouvrier combatte 1' errore di Le Bon che aveva as-
segnato al sesso femminile un peso encefahco relativamente infe-
riore a quelle del sesso maschile (^). II Manouvrier gia pensava
di poter dimostrare, come in seguito fece in modo esauriente, che
r essere il peso encefalico inferiore nella donna a parita di statura
non significa niente, perche la statura non e la massa attiva del
corpo intiero {*); al contrario a parita di statura o a parita di peso
totale del corpo, dovendosi in questo case por mente al tessuto
adipose, si puo presumere che la massa attiva e minore nella donna.
Dunque e da aspettarsi che anche 1' encefalo sia nella donna piii
piccolo, anche a parita di statura (^). Giacche, come il Pozzi giu-
(}l Anche questo fatto trovato nell'uDmo puo avere tutt' altro significato, potendo iodicare un
carattere scimmiesco. Cfiv Giuff rid a-Ru ggeri. — Simmetrie endocraniche e altre particolaritk
inorfologiche nella base del cranio. — Eivista spbrim. di Frenialria 1S99, Fuse. II.
('-) Diclionnaire des sciencis anthropologiques p. 583.
(3) Le Bon. — Recherches anatomiques et mathematiques sur les variations de vol ime du cer-
veau et sur leurs relations avec 1' intelligence, 1879.
(') Manouvrier. — Sur ia valeur de la taille et du poids du corps comme terme de compa-
raison entre la masse de I'encephale et la masse du corps. — Bull, de la Soc. d'Anthrop. de Paris
1882, p. 85 e segg. Difatti se, invece della statura, si prende come termine di confronto il peso del
lemore, o quello del fepato, si trova che il cervello della donna 6 tutt' altro che meno sviluppato di
quello dell'uonio : mentre il peso dell' encefalo della donna 6 a quelle deH'uomo come 89 a 100, sotto
il rapporto della massa oi-ganica attiva la donna 6 all'uomo come 60 o 65 a 100.
(.") Malgrado che questo ragionamen'o sia cosi semj^lice e ovvio da sembrare alia portata di tutte
le intelligenze, il Manouvrier stesso ebbe posieriormente a notare 1' ostinazione, veramente infan-
tile, della folia scientifica nel ripetera I'errore del Le Bon. « II est frequent, neamiuoins, scrisse egli
piti tardi, de reneontrer des auteurs qui proclament dun air triomphan' ou qui avonent, d' un ton
desol6, la superioritt; du poids c^r^bral masculin, comme s'ils trouvaient dans ce fait la preuve d'une
inferiority intellectueile chez la femme n. E ci6 6 stupefacente dopo la pubblicazione della sua me-
moria : Sur Tinterpr^tation de la quantite dans I'encephale et sur le poids du cerveau en particulier.
— Me,noires de la Soc. d'Anthrop. de Paris i^serie, lom. 111. Per Manouvrier che ha studiato a
fondo I'argomento i due sessi si equivalgono quanto al peso encefalico ; per molti altri che non hanno
fatto tali sludii ha piti valore il preconcetto, e con invidiabile disinvoltura continuano a soslenerlo !
- 318 -
stamente osservava nella stessa discussione ('), il cervello e nello
stesso tempo 1" organo del pensiero e di piu 1' orgaoo ordinatore e
regolatore dei movimenti, per cui e legittimo supporre che il suo
peso debba essere influenzato dall' importanza della sua funzione
muscolo-motrice. II Le Bon nella btessa seduta cerco di giustificare
le sue grossolane deduzioni; ma il Manouvrier rispose dimo-
strando che mancavano della critica piii elenientare. L'esempio ad-
dotto e tipico, e merita di essere riferito. Una tesi di Budin con-
sistente in 52 osservazioni relative alia circonferenza della testa e
al peso del corpo in neonati, era stata utilizzata da Le Bon. Con
sottrazioni arbitrarie questi casi furono dal Le Bon ridotti a 49
(24 maschi e 25 femmine) e raggruppati come segue :
Circonferenza della testa di tutti (sic) i neonati.
Peso del Deonato Maschi Femmine
da 2500 a 3000 grammi circonf. 38,0 36,7
da 3000 a 3500 „ „ 38,8 38,2
da 3500 a 4000 ,. „ 40,1 38,7
11 lettore puo credere realmente che si tratti di iDdividui ma-
schi e femmine dello stesso peso e dedurne, come fa il Le Bon,
che a peso uguale i maschi hanno la circonferenza cranica piii grande
delle femmine, quindi anche I'encefalo piii pesante. Ma I'acume non
e mai troppo, ed esso suggerisce al Manouvrier un'osservazione
giustissima. Siccome e noto che n peso medio delle neonate e in-
feriore a queUo dei neonati, c' e da sospettare che in ciascun gruppo
un numero maggiore di neonate si avvicini al peso iuferiore, e vi-
ceversa un numero maggiore di neonati si avvicini al peso supe-
riore, giacche due individui possono ben trovarsi compresi fra due
pesi estremi e tuttavia aver uri peso molto differente. In tal caso
la pretesa statistica non sarebbe piu a peso uguale. Difaiti e cio
che si verifica. II peso medio dei 24 maschi si eleva a 3481 grammi,
e il peso medio delle 25 femmine a 3127 grammi; se si paragonauo
rispettivamente aUe medio delle circonferenze maschih e femminih
si ha che la circonferenza della testa e al peso del corpo
nei maschi : : 11,2 : 100
nolle femmine : : 12.0 : 100
II Le Bon era arrivato a un risultato contrario alia verita.
Quest'errore puo essere avvenuto in buona fede, ma non e da esclu-
(') Bulletlini ciluti p. iOl.
- 319 -
dere il preconcetto, essendo ben radicato il convincimento sfavore-
vole alia donna. Difatti lo stesso errore si e veriflcato per ricerche
analoghe ; si e ripetuto piii d' una volta il fatto che Tosservatore
abbia concluso a un' inferiorita somatica, che poi un esame migliore
ba dimostrato insussistente.
Ho gia altre volte detto come TArdii-Onnis si fosse ingannat-o
credendo che il suo indice baro-cubico desse un risultato sfavore-
Yole alia donna. Lo stesso Manouvrier spiego il fatto. facendo no-
tare che 1' indice cranio-cerebrale(il bai^o-cubico dell'Ardii-Onnis) deve
dare per necessita tale risultato per una considerazione di geome-
tria, cioe che la superficie del cranio non cresce proporzionalmente
al volume ; quindi e naturale che il cranio femminile, essendo piii
piccolo del maschile, pesi di piii relativamente alia capacita, senza
che cio dipenda da uno spessore osseo maggiore. In realta invec^
il cranio femminile contiene un cervello proporzionalmente piii vo-
luminoso che il cranio maschile (.') ; questo e altri caratteri di su-
periorita del cranio femminile devono la loro interpretazione al fatto
della statura piii piccola (*). Grli stessi caratteri si trovano negh
uomini di bassa statura di fronte agli uomini di alta statura, per
il fatto notissimo che I'encefalo aumenta in proporzione minore che
la statura. Si tratta di correlazioni che non impUcano ne superio-
rita ne inferiorita effettive.
La conclusione e che attualmente nella scienza (non neUa folia
scientifica), per quanto qualche ritardatario continui a ripetere I'er-
rore di Le Bon, qualunque antropologo che sia al correute ha ac-
cettato le vedute del Manouvrier intorno alia nessuna inferiorita
dell'encefalo femminile quanto al suo peso. Basti citareilDeniker i^).
e il Topinard, le cui parole riporto come suggello definitivo. " La
femme a done moins de cerveau que I'homme, soit environ 7 pour 100
dans la periode de 20 a 60 ans. Mais eUe est plus petite et pour ce
motif doit, toutes choses egales, en avoir 3 pour 100 de moins. Si
Ton defalque cette proportion de la premiere, il reste 4: pour 100 impu-
table a elle-meme, au role qu'elle joue dans la societe, a ses ele-
ments nerveux en rapport avec ses fonctions plus particuMerement
de sentiment et non d'action. Cela est d'accord avec le fait etabh
par M. Manouvrier que la femme a les parties frontales du crane
{}) Cfr. Pelletier. — Sur un uouveau procede pour obwnir 1 ' indice c-bique. — Buil. et MAn,
de !a Soc. d'Anthrop. de Paris. 190 i, Fasc. i*.
(r) Manonvrier in BuH. de la Soc d'Antrop. de Paris. 1S95, p. 626.
(*) Deniker. — Le races et les peuples de la terre. — Paris 1900, p. iiS.
- 320 -
plus developpees que les parties parieto-occipitales (') „. Le recenti
ricerche del Matiegka anch'esse indirettamente confermano 11 punto
di vista fisiologico adottato dal Manouvrier. II Matiegka ha stu-
diato r influenza della muscolatura e del sistema scheletrico, indi-
pendentemente dal sesso, e ha trovato un peso encefalico minore
nel case di muscolatura debole, maggiore iiel caso contrario ; ugual-
mente per il sistema scheletrico gracile o forte. Questa differenza
e dal Matiegka attribuita a un corrispondente maggiore sviluppo
di quelle parti deU'encefalo preposte al funzionamento e al trofismo
dell'apparato motorio (^). Trasportando queste conclusioni al sesso
femminile, si potrebbe spiegare 11 minore sviluppo in altezza carat-
teristico del cranio femminile, e la platicefalia piu frequente nel
cranio femminile che nel maschile (^). Quanto al rapporto ponderale
fra il cervello e il cervelletto, da cui risulta che la donna ha rela-
tivamente un cerveUetto piu pesante che 1' uomo, si puo rispondere
che assolutamente e sempre mono sviluppato ; quindi ci possiamo
trovare in presenza di un limite fnnzionale, che non consenta una
riduzione ulteriore di volume.
In fondo i due sessi si comportano ciascuno in un modo che
gli e proprio, e non si puo giudicarh alia stessa stregua. A volersi
ostinare nel paragone reciproco si va incontro alle piii evidenti con-
traddizioni. E note lo studio di Ferraz de Macedo su mille crani
Portoghesi, dal quale risulto che il grade di comphcazione deha sutura
sagittale e in generale piu alto nel sesso maschile; e che la sinostosi
della sutura sagittale e mono frequente e mono avanzata, in generale,
nei diversi period! di eta, nel sesso femminile. " Ecco, dice il Ma-
nouvrier (non mi stanchero mai di citare questo iUustre antropo-
logo, i cui autorevoli e documentati giudizi in Itaha, non si sa per-
che, si finge di ignorare), che secondo le idee correnti ciascun sesso
presenterebbe cosi un carattere di superiorita e un carattere d'infe-
riorita ; ma io considero come beaucoup trop simpUste cette forme de
conclusion (^). „ Egli crede che il prime fatto potrebbe essere in rap-
porto alia maggiore grandezza assoluta del cranio maschile; forse
(') Topinard. — L'homme dans la nature. — Paris iSOi, p. 214. — Anche questa preva-
lenza frontale, che si riflette ed 6 constatabile, nel cranio, non 6 certo favorevolo ai sostenitori del-
r jnferiorita.
(2) Matiegka. — Ueber das Hirngewicht, die Schadelkapacitat und die Kopfforin, sowie deren
BezichuDgen zur ps3chisciiea Thatigkeit des Menschen I Ueber das Hirngewicht des Menschen. —
Silzungsbericht. do- Konigl. bulun, Gesellsch. der Wissensch. in Pra<j. iV02.
(*) Cfr. Gi uflfrida-Ru gger i. — Signiflcato cliaico della forma cranica platicefalica e del
metopismo. — Rivisla sj^crim. d> Frenialria iSi)8, Fasc IlI-lV, p 815.
C) Dictionnaire c!tato, p. 1032.
- 821 -
specialmente (questa e una mia opinione) in rapporto al maggiore
sviluppo in altezza. Quanto al secondo fatto egli lo considera come
dipendente dal maggiore sviluppo relative dell'encefalo femminile.
Yero e die i simplistes non si sono scoraggiati per cosi poco, e hanno
accettato naturalmente il pi'imo fatto favorevole all' uomo, e quanto
aH'altro favorevole alia donna hanno messo fuori 1' idea die si trat-
tava di uno dei tanti segni d'infantilismo ('). Abbiamo detto inprin-
dpio die pensiamo di questo preteso infantilismo, die in realta si
riduce a semplid coinddenze o a persistenze utili. Eccezionalmente
si osservano (a parte I'infantilismo generale patologico, del quale non
d occupiamo), delle persistenze autentidie di caratteri infantili nel-
I'adulto, doe veri parziali arresti di sviluppo : cosi la forma penta-
gonoide del cranio umano infantile qualclie volta si trova nell'adulto,
ma do tanto neli' uomo die nella donna ; lo stesso dicasi della forma
infantile dell'apertura nasale (Mingazzini) : sono quelle die io ho
chiamato variazioni morfologiche su fondo infantile (^). I wormiani
fontanellari, che nello state adulto riproducono spazi fontanellari in-
fantili, e rappresentano in un certo sense I'equivalente e la conti-
nuazione di uno state infantile (^), sono tutt'altro che caratteristici
del cranio femminile. Le imperfezioni imputabih a un circoscritto
infantilismo sono dunque ugualmente distribuite fra i due sessi.
Tutt'altro e il case concernente la sinostosi delle suture, in cui si
ha una differenza di com portamento nei due sessi, per cui tutt'altra
dev'essere la spiegazione ; oltre a do tale differenza e normale, e
anche per questo non e il case di parlare di un circoscritto arresto
di sviluppo, che, secondo me, non bisogna mai far intervenire nei
fatti normali ; piuttosto, e do e ben differente, si puo pensare a
una persistenza utile. Appunto la spiegazione data dal Manouvrier
conforta il nostro mode di vedere, oltre che si accorda con tiitte
le altre superiorita relative che dobbiamo riconoscere al cranio fem-
minile.
Ne infantilismo, dunque, ne inferiorita somatica, e che il pre-
concetto sia una buona volta handito daha scienza.
(1) P i c o z z o. — Le suture della volta cranica in rapporto al sesso. — Attidella Sociela Rom.
di Antropologm. Vol. HI, p. 147. — Le conclusioni di questo A. sono state gia da me altra volta
criticate. — Cfr. Archivio per I'Antrop. e VEtnol. 1H97. Fasc. II, p. 232.
(2) G iu ff rid a-Ruggeri. — Variations morphologiques du crane humain. — Arclaves d'an-
Ihrop. criminelle, n. 94, Lyon 1901.
(3) G iu ffri da-Rugger i. — Sul significato delle ossa fontanellari e dei forami parietali e
sulla pretesa penuria ossca del cranio umano. — Atti della Sociela Rom. di Antropologia. Vol. VII,
Fasc. III. — In questo la mia opinione 6 opposta a quella di Manouvrier. Cfr. Dictionnaire
citato p 1108.
- 322
NOTIZIE
VII'' Congresso Internazionale d'Agricoltura.
Dal 19 al 23 aprile p. v. si terra iu Roma il VII° Congresso Internazionale
d'Agricoltura; esso si riailaccia ai precedenti congressi tenuti a Parigi (1889),
all'Aja (1891), Bruxelles (1895), Budapest (1896), Losanna (1898), Parigi (1900).
II Congresso si divide in dieci sezioni, tra le quail la 4^ riguarda la Eco-
nomia del bestiame (apicultura, avicultura, bachicultura ecc.) e la 7^^ riguarda
la Lotta contro iparaHsiti, \a, Patologia vegetale, la Protezione degli animali ut.ili.
Fra i temi e le comunicazioni ne abbiamo notate molte ed interessanti
per la Zoologia applicata.
Oltre che a svolgere I'opera loro nelle sedute in Roma, i sigg. Congres-
sisti saranno invitati ad escursioni al Fucino, a Cerignola, alle Bonifiche del
Ferrarese ed in varie regioni agricole del Mezzogiorno e delle Isole, della
Toscana e della Lombardia.
L'iscrizione al Congresso (Tassa lire 20; ed ogni corrispondenza relativa
al Congresso stesso, sara diretta all' On. Deputato Edoardo Ottavi, Roma,
Camera dei Deputati.
Le Ferrovie e le Societa di Navigazione concedono le facilitazioni e ri-
duzioni d'uso.
CosiMO Chbrubini, Amministkatore-uesponsabile.
iHfijIlt
Milano - Via G-. Revere, S - Milano
UNICA FABBRIGA NAZIONALE
DI MICROSCOPI ED ACCESSORI
DITTA FORNITRICE
di tutii i Gabiuetti Uuiyersitari del Re^no
MICROSCOPIO GRANDE MODELLO
con cremtigliera, apparato Abbe, diaframma
ad iride, tavolino in ebanite, revolver, due
obbiettivi a secco 3e 7*, uno ad immersione
omogenea Via"? ^^^^ oculari 2 e 4 ; il tutto
posto in elegante arraadietto in mogano
L. 400
i^ingrandimenti fino a 1000 diametri)
NiioYo oliWeltiyo V15" Seiuiapocroniatico
IMMERSIONE OMOGENEA
Obbiettivo raccomandato per la grande po-
tenza e per la sua durata (Vedi Zeit-
.schrift f Urioissenschaft. Microscopie del
12 settembre 1894, Band XI, Heft 2)
II. 200 coi due oculari compensatori
4 ed 8.
CATALOGO GENERALE GRATIS
a seiuplice riclupsla
Pagamenti rateali inenaili
pel Sigg. Ufficiali sanitari comunali.
Firenze, 1903.. — Tip. L. Niccolai, Via Faenza, 4-1.
MonitoFe Zoologieo Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embrioiogia)
Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana
DIRKTTO
DAI DOTTORI
GIULIO GHIARUGI EUGENIO FIGALBI
Prof, (li Anatomia umaua Prof, di Anatomia conip. e Zoologia
nel R. Istituto di Studi Super, in Kirenze nella R. Universitii di Fadova
Ufficio di Direzione ed Amministrazione : Istituto Anatomico^ Firenze.
12 numeri all' anno — Abbuonamento annuo L. 15.
XIII Anno Firenze, Deeembre 1902 Supplemento
RENDICONTO
DEI.LA
TERZA ASSEMBLEA ORDINARIA E DEL CONVEGNO DELL'UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA
IN ROMA (31 Ottobre-3 Novembre 1902)
Ufficio di Presidenza:
Presidente : Emery prof. Carlo - Vice-Preside7iti : Pavesi prof. Ple-
tro, Parona prof. Corrado - Segretario-Cassicre: Monticelli
prof. Francesco Saverio - Vice-Segretario : Ghigi dott, Ales-
sandro.
Comitato ordinatore:
Todaro Senatore prof. Francesco Presidente - Grassi prof. Batti-
sta, Luciani prof. Luigi - Pirotta prof. Romualdo - Ver-
sari prof. Riccardo - Vinciguerra prof. Decio - Cermenati
prof. Mario - Lanzi prof. Matteo - Supino prof. Fe-
lice, Segretario.
Venerdi 31 ottobre.
Seduta inaugurale (antimeridiana).
(neH'Aula Magna della R. Universita).
Sono presenti il Prefetto della Provincia di Roma, Cotnm. Colmayer ;
I'avv. Trompeo, rappresentante il Municipio di Roma ; il Prof. Blaserna per
la R, Accademia dei Lincei ; il Prof. Carruccio, Presidente della Societa Zoo-
logica Italiana.
Intervengono all'adunanza gli aderenti al Convegno nuraerosi invitati e
molte Signore.
M. Z. — Supplemento. I
_ 2 -
II Senatore Todaro, Presidente del Comitato ordinatore, comunica un te-
legramma di S. E. il Ministro della Pubblica Istruzione, impedito d' intervenire
alia seduta, e porge il suo saluto ai Soci dell' Unione radunati in Roma, colle
seguenti parole :
A nome del Comitate, che mi onoro di presiedere, ed a nome vostro, ehe
mi avete eletto, incoraincio dal ringraziare il Capo della Proviacia, il E.ap-
presentante del Municipio e il Presidente della Classe delle scienze fisiche e
naturali della R. Accademia dei Lincei, venuti ad accrescere con la loro pre-
senza la solennita con la quale inauguriamo il uostro Congress©. Do pertanto
il benvenuto a voi, i quali, oltre che dalla scienza foste attratti dal nome di
questa citta, nella quale siaino riuniti ; poiche Roma, dominatrice del mondo,
come signoi-eggio su tutte le manifestazioni del pensiero umano, cosi si pose
a capo anche delle scienze naturali.
Senza risalire a Plinio, che, emulando Aristotile, scrisse sopra i tre regni
della natura, basta richiamare alia vostra memoria il fatto che i due indirizzi,
I'indirizzo sperimentale e 1' indirizzo sistematico, in oggi seguiti dalla nostra
scienza, furono per la prima volta stabiliti da' Lincei, i quali ini^iarono la grande
rivoluzione scieutifica del secolo XVII, d'oiide e derivato tutto il progresso mo-
derno, scientifico e sociale. Furono i Lincei i primi che all'alba del 1600 istitui-
rono le esperieuze sopra i fenomeni naturali e che, nel 1651, pubblicarono la
Storia degli animali, delle piante e dei minerali del Messico, la quale fa la
prima opera di sistematica comparsa nei primordi del rinascimento scienti-
fico.
In quest'opera, nella quale i Lincei posero una grandissima cura, e soprat-
tutto ammirevole il trattato delle piante, studiate dal celebre botanico Fabio-
Colonna ed illustrate dalle tavole fitografiche del principe Federico Cesi. Questi,
d' ingegno eletto e di studi universali, aveva pubblicato, fin dal 1625, il libro
sopra le Api fApiarium), sul frontespizio del quale sono riprodotte le figure
de'vari organi dell'Ape mellifica, che il linceo Francesco Stelluti aveva ritratto
dal microscopio. Tale frontespizio rappresenta una tavola, stampata per la prima
volta con figure microscopiche ; e pero il vostro Comitato ha voluto ripro-
durla nella tessera, quale prezioso ricordo del Cingresso zoologico di Roma.
Ora, qualunque sia 1' indirizzo o la via che si batte nella scienza, raerito
principale dei Lincei si fu quello di stabilire che la cognizione umana si
acquista, non sillogizzando astrattamente, ma inducendo le cause reali dei
fenomeni naturali e provandole con I'esperienza.
I Lincei proclamarono la liberta del pensiero, I'amore del vero, la con-
fessione della ignoranza, e per questo furono perseguitati quali innovatori
temerari e pericolosi. Ma Federico Cesi, nel suo discorso inaugurale prouun-
ciato il 24 dicembio 1603, sprezzando gli ignoranti ed i raaligni, esclamava :
« Che importa che dicano male di noi coloro dai quali sarebbe vergogna
I'esser lodati ? Siano pure nostri nemici, poiche noi sdegneremmo di annove-
rarli nella nostra amicizia. AU'incontro la purita delle nostre intenzioni, la
vita irreprensibile che noi meniamo, I'utiliti degli studi, ai quali non cessia-
mo di applicarci indefessamente, debbono assicurarci la stima di tutti i buoni
e la riconoscenza dell'etade avvenire ».
E veramente noi dobbiamo riconoscere nei Lincei i nostri progenitori intel-
lettuali, i precur.soii della nostra scienza, perciocche il metodo da essi intx-odotto
nella ricerca del vero ha servito all' incremento del progresso scientifico non
- 3 -
interrotto per ben tre secoli. Galileo in il primo che, ricercando le cause
reali dei feiioraeni naturali, pose la Fisica nella via speriraentale aperta dai
Lincei, nella quale di poi Alfonso Borelli e Marcello Malpighi incamminarono
la Medicina e la Biologia.
II Borelli sostenne che le cause dei fenomeni vitali sono jatromeccaniche
o fisiche. Second© lui, i fenomeni della nutrizione, e quindi la forma e la na-
tura degli esseri viventi ad essa collegate, sarebbero I'eflfetto dell'azione dei
vasi sopra i succhi nutrivi. A. prova invoca I'esperimento ordinario dell'inne-
sto delle piante, nelle quali, egli dice, i succhi della parte selvatica, passando
nei vasi della parte domestica, acquistano altra configurazione e nuova in-
dole, similmente alle particelle nutritive sciolte nell'acqua, le quali, passando
per le cosiddette fistole delle radici, assumerebbero la forma e I'indole pro-
pria della pianta.
Mancava intanto al Borelli un esempio negli animali, e quindi, allorche
nel 1661 il Malpighi gli comunicava la scoperta della struttura vescicolare
dei polmoni, nei quali insieme all'entrata e all'uscita dell'aria dalle vescicole
ha luogo 11 movimento, il Borelli rispondeva subito: « La cosa e di tanta im-
portanza che merita di comparire in pubblico ancho se fosse mezzo foglio »;
poiche avvisava nella scoperta del Malpighi la conferma negli animali della
sua teoria jatromeccanica. Ma mentre per Borelli le cause dei fenomeni vitali
sarebbero fisiche soltanto, il Malpighi scopriva ch'esse sono fisiche e chimiche
nello stesso tempo; quindi spetta al Malpighi il merito di aver stabilito il
principio della meccanica biologica o della biomeccanica, come gii ho avuto
occasione di mettere in rilievo. II principio stabilito dal Malpighi fu confer-
mato da Lazzaro Spallanzani, il quale, dimostro che le cause fisico-chimiche
operano nell'intima trama dei tessuti degli esseri viventi.
Nei nostri tempi Luigi Pasteur, con una lunga serie di esperienze, di-
mostro che iu molti processi di trasformazione chiraica interviene 1' azione
vitale di esseri inOnitamente piccoli, i microbi. Dopo avere scoperto la dissim-
metria molecolare per I'azione dei fermenti organic!, egli trovo che tale azione
e dovuta ai microbi, i quali, nel tempo stesso che fissano I'azoto dell' atmo-
sfera come e stato dimostrato ultimamente da vari ric^rcatori, disgregano le
sostanze organiche degli esseri morti iu modo che esse possono venire uti-
lizzate dagli esseri che vivono, assicurando cosi la circolazione della vita. II
Pasteur ha provato inoltre che alcuni microbi possono esercitare direttamente
sopra gli organismi vivi la loro azione fisico-chimica, per la quale alcuni di
essi riescono letali ; ed ha dimostrato poi che alcuni di questi microrganismi
raorbigeni, modificandosi spontaneamente col tempo, o artificialmente atte-
nuati, possono dare 1' immunita, formulando cosi il principio dell'azione vac-
cinante dei virus attenuati.
Esperienze consimili a quelle, che hanno condotto il grande sperimenta-
tore francese alia scoperta dell'importanza biologica dei microbi, furono per
la prima volta istituite da' Lincei, onde risolvere il problema della genera-
zione degli esseri viventi nella putrefazione delle sostanze organiche, espe-
rienze che vennero riprese dallo Spallanzani per confutare la teoria della ge-
nerazione spontanea, la quale fu definitivamente abbandonata in seguito al
metodo rigoroso con cui tali esperienze sono state condotte dal Pasteur.
L'applicazione del metodo sperimentale ha portato, in questi ultimi tempi
_ 4 -
il suo benefice influsso anche alia Sistematica, trasformandola da empirica in
scientifica.
II concetto della specie era stato fondato da Linneo sopra i caratteri
esterni degli esseri viventi, quando Giorgio Cuvier sostenne che a cio era
necessaria I'analisi completa della loro struttura e C. Ernesto von Baer ne
rilevo la importanza nello studio dello sviluppo individuate, od ontogenetico
come oggi si dice. Intanto Geoffroy Saint-Hilaire, Lamarck e Carlo Darwin
dimostrarono che una classificazione naturale degli esseri viventi implica lo
sviluppo filogenetico o della specie; avvegnache, como non esistouo individui
preformati, cosi non vi sono neppure specie fisse. In natura tutto e divenire,
e quindi lo sviluppo della specie e detto anche evoluzione o discendenza.
Tuttavia, dovendosi stabilire le parentele fra gli esseri viventi, bisogna
risalire dai discendenti agli ascendenti per ricercare, con procedimento sin-
tetico, il valore ed il significato degli organi ; poiche, checche se ne pensi da
taluni, i caratteri fondamentali della tassonomia risiedono nella morfologia,
la quale e cominciata con lo studio della coraposizione e del significato della
testa dei vertebrati.
Nel 1790 Wolfango Goethe scriveva da Venezia alia signora Heider :
« Per un singolare ma felice caso. mentre passeggiavo nel cimitero de-
gli ebrei, il mio domestico raccoglie il cranio di un animale e me lo porge
scherzevolmente, credendo di presentarmi la testa di un ebreo : e senza dub-
bio ei mi fa fare un passo di piu nella spiegazione delle forme auimali. Ec-
comi posto iniianzi ad una nuova porta, aspettando che la fortuna me ne of-
fra la chiave ».
II primo che tento aprire questa porta fu Lorenzo Oken nel 1807
merce la sua celebre teoria vertebrale, secondo la quale il cranio e composto
di vertebre raoditicate. Questa teoria domiao per piu di cinquant' anni nella
scienza ; ma gli osservatori non furono d' accordo sul numero delle vertebre
craniche ; molti ammisero con Oken che esse lossero quattro, alcuni sosten-
nero che non erano piu di tre, ed altri portarono a sette il numero loro.
Questa differenza nel modo di contare le vertebre del cranio, dipende dal
fatto che i termini di contronto fra le ossa del cranio e quelle della colonna
vertebrale non sono corrispondenti : quests derivano tutte dalle vertebre car-
tilaginee; quelle, soltanto nella base del cranio provengono da cartilagine,
laddove nella volta derivano dal tessuto congiuntivo come ossa di ricuopri
mento o dello scheletro esterno. D'altro canto, mentre, alio stadio cartilagineo,
la colonna vertebrale continua ad essere divisa in segmenti, essendo la sua
una segmentazione primitiva, il cranio, in questo stadio, e tutto di un pezzo
(cranio primordiale), e la sua ripartizione in ossa distinte accade secondaria-
mente col processo di ossificazione. Per quosti motivi, la teoria vertebrale
venne combattuta nel 1864 da E. Tommaso Huxley e nel 1872 Carlo Gegenbaur
vi sostitui la teoria segmentale. Con tale teoria il Gegenbaur ha cercato di
risolvere per via indiretta o per induzione, servendosi della coraparazione
anatomica, il problema posto dal genio di Goethe, ragionando press'a poco
nel modo seguente :
Poich6 il corpo dei vertebrati 6 metamerico, tutti i sistemi organici ri-
sultano composti di un egual numero di segmenti equivalenti od omodinami
detti anche metamere. Nel tronco ogni segmento compx-ende una vertebra
avente uu paio di costole, alle quali 6 aunesso un paio di segmenti musco-
- 5 -
lari, e corrisponde un paio di nervi spinali. II cranio, di data antichissima,
si trova invece, nello stadio cartilagineo, fuso tutto in un pezzo, come dianzi
si e detto, e non lascia vedere, secondo Gegenbaur, in nessun momento della
sua esistenza, i segmenti che lo compongono. Ma siccome, in questo stadio,
si possono con tare nella testa gli archi branchiali o viscerali, che, secondo
lui, corrisponderebbero alle costole, i segmenti muscolari ed i nervi spi-
naliformi, cosi dal numero concorde de' segmenti o metamere di questi si-
stemi organici, si potrebbero inierire il numero dei segmenti dello scheletro
cranico, che sarebbero nove.
Ma dopo la scoperta delle cavit^ cefalichp fatta dal Balfour, nel 1876,
la ricerca dal campo anatomico si e estesa in quello embriologico.
II Balfour scopri negli embrioni dei pescecani che la cavita generale del
r-orpo, od il celoma si prolunga nei lati della testa fiuo alia vescicola ocu-
lare, e separa il mesoderma in due laraine, somatica e viscerale, come nel
tronco. Questa importantissima scoperta prova che la testa b parte integrante
del tronco, e conferma quindi 1' idea geniale di Goethe ed Oken. Parve che
egli confermasse anche la teoria segmentale del Gegenbaur ; poiche trovo che,
in seguito alia formazione delle fessure branchiali, questa parte del celoma si
suddivide in caviti secondarie, che chiamo « cavita cefaliche ». Secondo Balfour
le caviti cefaliche rappresenterebbero il celoma originario tutto intero, il
quale nel tronco si presenta diviso nel celoma secondario, o cavita pleuro-pe-
ritoneale interposta fra le lamine latei-ali, e nei loculi dei segmenti meso-
dermici della lamina dorsale ; quindi i segmenti, prodotti nel mesoderma della
testa dalla branchiomeria, conterrebbero le due parti, ventrale e dorsale,
del sacco celomatico e, benche posti ventralmente, corrisponderebbero a' seg-
menti della lamina dorsale del tronco. Cosi il Balfour ha tentato di risol-
vere embriologicamente nei pescecani il problema della composizione della
testa nel senso della teoria del Gegenbaur, secondo la quale, come si e detto
dianzi, tutto il corpo e diviso in metamere o segmenti, e quindi gli organi
contenuti in ogni segmento, sarebbero rispettivamente equipoUenti.
L'osservazione piu ovvia ci insegna invece che, nel tronco del corpo
degli embrioni, e segmentata soltanto la lamina dorsale, e tale segraenta-
zione, o mesomeria, e propriety inerente al mesoderma, nel quale e primi-
tiva ed attiva. La branchiomeria, che accade ventralmente nel mesoderma
della testa, e secondaria e passiva, e non puo essere quindi omodinama alia
mesomeria della lamina dorsale del tronco, come ha fatto rilevare F. Ahlborn,
il quale ha sostenuto che gli archi viscerali che si formano dai branchiomeri,
non possono essere equivalenti alle costole, che derivano dagli sclerotomi e
rispettivamente dai segmenti mesodermici.
Adunque la segmentazione propria del mesoderma, anche nella testa, dovr^
essere attiva e spontanea come nel tronco; quindi la branchiomeria, e rispet-
tivamente la formazione degli archi, concorre certaraente a farci conoscere la
composizione della testa, ma non spiega la sua originaria derivazione ; es-
sendo carattere acquisito per adattamento secondario. Lo stesso dicasi dei nervi
segmental), che divengono tali per la loro distribuzione negli organi segmen-
tali del mesoderma. II midoUo spinale, come tutto il sislema nervoso centrale,
non presenta mai carattere metamerico in alcun momento della sua esistenza,
come taluni hanno sostenuto.
La scoperta delle cavita cefaliche del Balfour e stata confermata da Milne
- 6 -
Marshall e dal Van Wijhe. Ma questi duo osservatori dimostrarono che tali
cavita corrispondoiio a! celoma secondai'io, posto fra ie due lamine lateral! del
tronco ; poiche essi scoprirono le mesomere od i veri segment! mesodermici
nella parte dorsale della testa. Avendo Van Wijhe trovato nella testa del-
I'embrione del pescecani, vale a dire in quel gruppo di vertebrati che secondo
Gegenbaur sarebbe prinaitivo, che i segmenti mesodermici sono in numero di
nove, eguali percio al numero dei segmenti cranici stabiliti anatomicamente
dal Gegenbaur, e che ciascuno di questi segmenti si divide, come i segmenti
mesodermici del tronco, in un segmento muscolare (raiotomo) ed in un seg-
mento scheletrico (sclerotomo), sebbene questo assai fugace, parve a tutti che
il Van Wijhe avesse dato il fondamento embriologico alia teoria segmentale
della testa dei vertebrati.
Questa favorevole opinione venne scossa dalla scoperta fatta da Anton
Dohrn di un numero assai maggiore di segmenti mesodermici nella testa
degli embrioni degli stessi pescecani, in uno stadio piu precocedisviluppo.il
Dohrn ha dimostrato, che dei nove segmenti mesodermici che si trovano nello
stadio descritto da Van Wijhe, i cinque anterior! risultano format! da un nu-
mero variabile dei segmenti primitivi dello stadio anteriore ; quindi soltanto
! quattro segmenti posteriori della testa sono omodinami ai segmenti meso-
dermici del tronco. Questo modo di vedere e stato accolto dallo stesso Gegen-
baur, il quale riteneudo che la parte anteriore della testa fosse la piu antica,
1' ha chiamata primaria, ed ha ritenuta come secondaria la regione occipitale.
Ultimamente Max Furbi'inger, a conferma della teoria segmontale, ha pub-
blicato un lungo studio anatomocomparativo sopra ! nervi spino-occipitali
de' selach! e degli olocefali, e loro morfologia comparata. A suo modo di ve-
dere, mentre la regione anteriore della testa, paleocranium, non sarebbe stata
ma! segmentata, la regi(me occipitale, neocranium, e composta di metaraere,
provenienti dall'estremita anteriore del tronco, che si sono assimilate alia te-
sta in due epoche successive, trascinando inuanz! parte del midollo spinale.
Percio distingue le vertebre del neocranium in protometamere e auximetamere,
e corrispondentemente divide i nervi della regione occipitale in nervi occi-
pital! e nervi occipito-spinali.
La teoria segmentale ha servito a far progredire la scienza non meno
della teoria vertebrale. Molti lavor! important! sono stati pubblicati, non solo
sugl! embrioni dei pescecani, ma di tutti gli altri vertebrati, lavori che hanno
messo in campo nuove idee, che la brevity del tempo non mi perraette di svi-
luppare ; per cui mi sono ristretto ad esporre la teoria segmentale nei suo!
ti-atti fondamentali quale 1' ha tracciata il suo autore e 1' hanno intesa i suo!
seguaci. Voglio soltanto aggiungere che le due cavit^ premandibolari, omolo-
ghe secondo Baltour, van Wijhe, Hofiman, Kastschenko, Eduardo van Bene
den, Oppei, Corning e Dorello alle vescicole celomatiche precordial! delle
ascidie e AQWAmphioxus^ sarebbero per Dohrn, Kupflfer, Staderini, e Salvi,
tasche branchial! formate da due estroflessioni anteriori dell'intestino ce-
falico, cui restano legate da un nordone cellulare. D'altronde ho esposte le
due teorie che si riferiscono alia composizione della testa nell'intento di
notare che questo problema ha dato origine ad una nuova scienza, la
morfologia, che forma la gloria del secolo ora decorso e costituisce il ra-
mo piu importante della zoologia scientifica, o almeno quelle che k dato
piu frutti. Difatti ! caratteri morfologici, come ho gia detto sopra, sono gli
e'ementi tassonoraici essenziali in una classificazione naturals ; potendosi per
essi non solo trovare le parentele fra gli esseri viventi, ma giungere alia
ricostruzione di forme originarie scomparse. Come lo stesso Goethe sosten-
ne, le differenze di struttura, che si trovano nelle varie specie, si possono ri-
condcirre ad una forma tipica, della quale e possibile ricercare le cause che
agiscono per differenziarla all' infinito. II Goethe sviluppo questo suo pen-
siero nel 1795 in « un disegno di Anatomia comparata partendo dall'osteo-
logia »•
Dominato dallo stesso pensiero, nel 1874 Ernesto Haeckel, sul fondamento
dei fatti, che vennero a mano a mano discoprendosi nel secolo passato in tutto
il campo dell'Embriologia, alia teoria dei « tipi » di Cuvier e Baer sostituiva
la < Gastraea- Teoria » innalzata sopra le basi delia filogenia; della quale teo-
ria il principle dominante e « la omologia dei foglietti germinativi e dell'in-
testino primitivo, ed il successivo differenziameuto dell'asse crociato e del ce-
loma ». E. Haeckel spiega le rassomiglianze morfologiche e le differenze tipiche
della struttura degli animali, stabilendo il nesso causale fra lo sviluppo degli
individui e quelle della specie, ossia fra I'ontogenia e la filogenia, come egli
chiama le due parti della storia dello sviluppo. Secondo lui, I'ontogenia es-
sendo una breve e fugace ripetizione della filogenia, non avrebbe potuto esi-
stere senza di questa, la quale sarebbe la vera causa meccanica dello sviluppo
degli individui, dipendente da due grandi funzioni: I'eredit^ Cpropagazione),
e I'adattamento (nutrizione).
E pur vero che lo sviluppo della specie e condizione necessaria per lo
sviluppo degli individui, ripetendosi in questi, in modo allargato e netto
(« palingenetico ») ovvero abbreviato e falsificato (« coenogenetico ») i carat-
teri degli antenati ; ma in alcuni casi, nello sviluppo individuale, si soppri-
mono addirittura i primi stati dello sviluppo filogenetico. Nelle Molgulidi e
nelle Salpidi, gli stati gastrulare, celomatico e cordato, non si ripetono nella
ontogenia come nelle ascidie; ma la forma del tunicate segue direttamente
la segmentazione dell'uovo, sebbene, a causa dell' intervento delle cellule fol-
licolari nella formai'.ione del prime abbozzo embrionale, avvengano in questo
dei mutamenti, che variano da una specie all'altra.
Nel 1880 ho scoperto nelle salpe che, contemporaneamente alia segmen-
tazione dell'uovo la quale accade nel follicolo, proliferano le cellule follico-
lari, che si mescolano con le sfere di segmentazione e forraano insieme il
primo abbozzo embrionale; pero dimostrai che le cellule follicolari portano il
vitello nutritive e spariscono a mano a mano ch'esso si impiega a nutrire le
sfere di segmentazione dell'ovo, delle quali derivano gli elementi che com-
pongono la labbrica della forma solitaria e della forma aggregata. Adunque
si puo affermare che I'ontogenia non ricapitola sempre tutta la filogenia e
quindi questa non puo essere la causa efficiente di quella. Trattandosi di mu-
tamenti e trasformazioni che avvengono lungo il decorso della filogenia per
I'adattamento, vale a dire per cause esterne che agiscono durevolmente e pro-
fondamente neU'eccmomia animale in correlazione del ricambio molecolare cu
e legata I'esistenza degli organisrai, queste cause sono giusta il principio
del Malpighi, fisico-chimiche, e possono, secondo la nuova via battuta da Gu-
glielmoRoux e da' suoi seguaci, ricercarsi anche sperimentalmente, non solo
nella rigenerazione degli organi, ma pure nello sviluppo ontogenetico e filo
genetico degli organism!.
- ^ -.
I caratteri morfologici degli organi e le cause fisico-chimiche che ne de-
terminano il variare, donde la continua trasformazione della specie, devono
sopralutto interessare le riostre ricerche, con le quali miriamo a scoprire la
costituzione, o il raeccanismo raorfologico ed il determinismo biologico degli
organismi, vale a dire, il come ed il perche della forma clie presentano gli
esseri viventi. Con la morfologia, applicando il processo induttivo fondato
sopra I'osservazione dei fenomeni vitali, veniamo a stabilire i principii o le
teorie : con la verificazione della esperienza, merce la embriologia sperimen-
tale, o la meccanica dello sviluppo degli organismi, ne scopriamo le cause fi-
sico-chimiche che ci danno la certezza obbiettiva.
In tal caso credo che si possa aflfermare con Galileo < che la cognizione
umana agguaglia la divina nella certezza obbiettiva, poiche arriva a com-
prendere la necessita, sopra la quale non par che possa essere sicurezza mag-
giore ».
II Presidente dell'Unione prof. Carlo Emery dichiara aperta la terza As-
semblea ed il Convegno della Unione Zoologica col discorso che segue :
Signori^
Per la terza volta, I'Unione Zoologica si raduna in assemblea ordinaria.
Dopo la turrita e severa Bologna, dopo Napoli ridente, ricca di sole e delle
dovizie del suo mare, ora sceglie a sede del suo convegno la Capitals d'lta-
lia, Poma immortale.
Percio la nostra adunanza riesce piu solenne delle precedenti, e piu grave
per me la preoccupazione della mia pochezza, chiamato alia raia volta a pre-
siederla. Vorrete, lo spero, essere indulgenti alle mie parole disadorne.
Gl'illustri Colleghi, i quali mi hanno preceduto nella presidenza della
Unione Zoologica hanno svolto con forma leggiadra argomenti tratti dalla
storia della zoologia in Italia.
Nel discorso che ora vi ha letto il chiaro senatore Todaro egli vi ha
rammentato la benemerenza di naturalisti italiani i quali furono tra i primi
pionieri della riforma scientifica moderna. Egli vi ha narrato con parole co-
lorite episodi della vita scientifica di quei grandi, vi ha detto della influenza
che essi ed altri, italiani e stranieri, ebbero sul progresso delle scienze zoo-
logiche.
Non avro dunque bisogno di ripigliare la storia della nostra scienza dai
suoi primordi. L'indirizzo della classazione sistematica e quelle dello studio
delle manifestazioni attive della vita e del loro fondamento anatomico si ma-
nifestarono gi^ fin dai primi tempi, ma il contrasto di questi due indirizzi,
il dualismo che separa oggi nelle nostre scuole la zoologia dall'anatomia e
dalla fisiologia, e che il nuovo regolamento universitario pur troppo non po-
tra far cessare, incomincia con Linneo, non per colpa di questo grande natu-
ralista, ma dei suoi seguaci, i quali, piu che lo spirito dei suoi scritti, non
privi di pensiero filosofico, ne imitarono la forma arida e monotona, le frasi
diagnostiche, spesso oscure nel loro laconismo artiticioso.
Pochi, e fra questi il sommo Spallanzani, continuarono a studiare la vita
in tutte le sue manifestazioni morfologiche e fisiologiche, mentre la fabbrica
delle nuove specie e dei nuovi generi minacciava d'inaridire la zoologia e la
botanica.
- 9 -
Dal campo degli anatomici e fisiologi, sorse allora una nuova tendenza :
quella della filosofia della natura che, mediante ]o studio comparative delle
strutture e delle funzioni, cercava il piano recondito della creazioiie, I'ai-che-
tipo ideale. Sterile analisi negli uni, fantasticherie sintetiche negli altri. Ne la
f usione della sistematica con I'anatoraia per opera del Cuvier usci dal campo
dell'alta scienza.
Dal Cuvier, non alieno egli stesso dal fabbricare vaste teorie, ma severis
simo critico del pensiero altrui, procede una scuola di semplici ricercatori di
nuovi fatti, scuola analitica e sterile, quasi quanto quella dei classatori linneani,
prodotto di una reazione delle menti contro le esagerazioni della filosofia della
natura. Ma la ragione d'essere di quest'ultima non era cessata: essa rispon-
deva ad un bisogno della mente umana che vuole, al dila dei fatti, trovare il
nesso che li congiunge insieme.
Gli analisti Cuvieriani raccolsero i materiali per la grande fabbrica, ten-
tata innanzi tempo da Lamarck e dai Geoffroy St. Hilaire, e della quale Carlo
Darwin doveva essere I'architetto. A questi e ad altri meno illustri precursori
dobbiamo il concetto fondamentale dell'evoluzione che informa la biologia
moderna.
Con I'avvento dell'evoluzionismo, non e cessato nella scienza il contrasto
delle due opposte tendenze. Abbiamo dall'una parte i teorici sognatori, pro-
clivi a fioordinare in un quadro disegnato dalla loro imraaginazione i fatti,
anche meno certi; dall'altra gli scettici per natura o per proponimento, ai
quali pare sicuro soltanto quello che puo essere veduto e toccato, e che, per
paura di sbagliare, rinunziano volentieri a conoscere. Sintetici e analisti,
intuitivi e critici eccessivi, tra i quali infinite gradazioni intermedie.
Quale tra queste tendenze e la buona ? quale e da preferirsi? — Tutte,
e nessuna. — Tutte, finche sono sincere, finche corrispondano all'indole, alle
attitudini natural! e all'educazione del ricercatore. Nessuna, perche tutte sono
condannate ad errare, niuno essendo mai sicuro dell'esattezza del suo ragio-
naraento, non solo, ma neppure della testimonianza dei propri sensi, soggetti
ancora essi ad illusioni.
Ciascuna di esse puo condurre a riconoscere un aspetto del vero, nessuna
lo scoprira tutto. Gli analisti troveranno nuovi fatti, sveleranno errori, spia-
neranno la via ad una sintesi piu corretta ed efficace ; ma, senza di questa,
la correlazioni dei fatti rimarrebbero ignote e mani;herebbe I'ordine, nella
congerie delle cose osservate. II valore di ciascuna tendenza, di ciascuna
scaola sta nella potenza degl'ingegni che la dirigono o ne seguono la bandiera.
Ancorche diretta al falso, ogni ricerca potra servire al progresso della scienza.
Non facciamoci dunque proclumatori di ortodossie scientifiche ! Quaranta
anni addietro era ortodosso chi credeva alia fissita delle specie, eresiarchi
Darwin, Huxley e Wallace. Oggi il darvinismo haeckeliano scomunica "Wei-
smann e la sua scuola, e tutti gridano la croce addosso a qualche rinnegato
dell'evoluzionismo. Questa e I'intolleranza della folia che non pensa, ma se-
gue cieca I'impulso dominante, pronta a jnutare, senza saperno il perche,
quando il vento cangi ! Chi, non piu giovane, ha tenuto dietro al cammino
della scienza deve riconoscere che I'eresia d'oggi puo essere domani opinione
di molti e forse dominante, che percio, fin da ora, merita di esseio rispettata.
Ancora da un altro lato sorgono e si mantengono determinati indirizzi
nella scienza; voglio dire per infl'ienza di persone e di cose.
M. Z. — i>upple,uenlo. Z
-lo-
ll metodo descrittivo linneano ebbe tanta fortuna, perche rispondeva al
bjsogno di registrare con ordine le innumerevoli forme accumulate nei Musei,
e quelle che ricerche piu accurate e lontani viaggi andavano ogni giorno sco-
prendo. Lavoro divenuto facile e rimunerativo, non per i boli scienziati, ma
ancora, pur troppo, pel dilettanti piu ignari e sciocchi. Questo bisogno dura
ancora oggi, anzi, aumenta di giorno in giorno, e la bibliografia puramente
sistematica cresce con una velociti che mette spavento.
Cresce piu lentamente la conoscenza della struttura anatomica e della
fisiologia degli animali, perche piu difficile, e soprattuto perche non accessi-
bile al maggior numero dei dilettanti. Percio stesso, il lavoro 6 piu serio, piu
pensato, genei-almente diretto da criteri scieutifici, e non schiettamente e
automaticamente empirico e descrittivo.
Da questa superiorita dei lavori anatomic! e fisiologici su molte indige-
ste elucubrazioni dei descrittori di nuove specie, il discredito immeritato della
zoologia sistematica e dei suoi cultori, I'abbandono, per parte di molti, fra i
migliori, di questo ramo importante della zoologia.
Ma in ciascuno dei due rami, e particolarmente in quello anatomo-fisio-
logicc quante successive spinte,quanti cangiamenti d'indirizzo, e vorrei dire di
moda, allorche nuovi e piu fecondi campi andavano schiudendosi alia ricer-
ca, e quando, esauriti questi, pel lavoro facile e prontamente rimunerativo,
I'attiviti degli investigator! si portava altrove !
Cosi al perfezionamento del microscopio e all'avvento della dottrina cel-
lulare e seguito un periodo in cui chi voleva scoprire cose nuove non aveva
che a schiacciare o disgregare tessuti, isolare cellule e fibre, per poi descri-
vere quello che vedeva, con fatica certo non maggiore di quella occorrente
per illustrare una nuova farfalla o una nuova conchiglia. Si ebbe un periodo
istologico, in cui chi aveva qualche dimestichezza col microscopio si credette
in dovere di guardare con disprezzo chi si ostinava in ricerche meno sot-
tili.
Air influenza dei libri di Haeckel e di Gegenbaur si deve un periodo di
pura morfologia filogenetica, in cui si studiarono le forme e strutture degli
animali e delle loro parti, senza riguardo al loro funzionamento, per leggervi
la storia geneologica di essi, snlla norma della famosa legge biogenetica fonda-
mentale. In quel periodo, diverse mode si sono succedute: abbiamo avuto la moda
dei primi stadi embrionali, in cui tutti descrivevano segmentazione di uova
(specialmente di animali inferiori) e formazione di foglietti; la moda micro-
tomica, dovuta ai perfezionamenti del microtomo e all' invenzione dell'inclu-
sione a paraffina, e altre minori; come similmente, nel campo degli istologi,
avevano regnato successivamente la moda delle iniezioni capillar!, quelle del
cloruro d'oro e dell'acido osmico, quella della cariocinesi ecc.
Ciascuno ha incontestabilmente il diritto di cercare il lavoro piu promet-
tente di risultati, ma non e giusto che disprezzi chi rimane a spigolare nel
campo mietuto, o vaga fuori delle vie battute in cerca di terre vergini.
E percio non ho nulla a rimproverare a quel ritardatar! del periodo isto-
logico, i quali scordano spesso che le cellule e le terminazion! nervose, de-
scritte da essi, hanno fatto parte di un animale intero; ne ai pur! morfologi,
i qua)!, dimentichi delle necessity fisiologiche, o pure prendendo a base delle
loro ricerche uno o poch! organ!, immaginano trasformazion! filetiche invero-
simili e alberi genealogic! piu o meno fantastic!. La cernita naturale, che
- 11 -
opera nel campo del pensiero, come in quelle della vita materiale, scernera
tra i pi-odotti del lavoro di ciascuno il vero e I'utile dal falso e dal superfluo.
« Biologia » e la parola raagica del giorno ; parola di senso indetermiaato,
ma che simboleggia il bisogno di sintesi che quasi tutti sentiamo.
La pura morfologia ci lascia oggi freddi, come cosa morta. Piu che alia
semplice successione seriale delle forme, il nostro pensiero si volge al nesso
causale che le congiunge tra loro, nell'ontogenesi e nella filogenesi. Quelle
forme sono sorte dalla vita, e noi vorreramo intendere come la vita, le abbia
prodotte ; vorremmo penetrare il segreto della vita, il mistero della morfo-
genesi, nell'individuo e nella specie. Percio, forma e attivita funzionale ci ap-
pariscono, ora piu che mai, indissolubilmente collegate tra loro, e noi chiedia-
mo all'esperimento quello che ne la dissezione, ne I'analisi microscopica pos-
sono rivelarci. E questo il nuovo carapo aurifero, sul quale sono convenuti i
pionieri della scienza nuovissima, armati ii tutti i mezzi che i periodi prece-
dent! avevano preparati. La vita delle cellule in relazione con le loro strut-
ture, le funzioni del tessuli e degli organi elementari, lo sviluppo individuale
normale e alterato sperimentalmente sono argoniento preferito della ricerca,
la quale, piu d'ogni altra, vuole essere diretta dal ragionamento. Essa ha
d'uopo di una base teorica, ispiratrice dell'esperimento, il quale, a sua volta,
dovra servire ad appoggiare, e forae a far modificare, o ancora a rovesciare
la teoria dalla quale fu suggerito.
Connesso intimamente con questo nuovissimo indirizzo, risorge il vecchio
ed attraentissimo ramo della osservazione dei costumi e del modo d'esisteuza
degli animali, trascurato dai puri morfologi, e di cui il Reaumur, il Roesel
e altri nestori della scienza ci hanno lasciato modelli ammirevoli.
Piu che sezionare cadaveri, noi vogliamo veder vivere e palpitare I'ani-
male intero, come i suoi visceri, le sue cellule, le ultime particelle elementari
viventi di cui le cellule stesse sono composte. Vogliamo ragionare di queste
cose, indagare con la mente I'invisibile, oggetto della^ teoria scientifica che
opera la sintesi dei fatti osservati.
Ma perche questa e la tendenza nuova della zoologia, dovremo percio
ripudiare e disprezzare ogni altro indirizzo di studt ?
Non I'argomento della ricerca ne fa il valore, bensi il modo in cui essa
venne condotta. Qui si rivela la mano del maestro, o meglio la mente che
guida quella mano. Ogni scolare di mezzana intelligenza, che abbia pazienza
e assiduita, puo compiere una ricerca materiale, ch'essa sia macroscopica o
microscopica, istologica, o sistematica o fisiologica, e la fortuna potra arrider-
gli con la scoperta di fatti nuovi. A questo punto si fermera I'opera sua,
quando non sia diretta dai consigli di un maestro, e quando egli stesso non
sia di quelli che la natura ha destinati a divenire a loro volta maestri.
Percio io non conosco indirizzi buoni e cattivi nella zoologia. Tutti gl'in-
dirizzi sono buoni, tutti possono condurre al progresso della scienza, purche
diretti da una intelligenza che non si fermi al puro e semplice riconoscimento
dei fatti, ma sappia interpretarli e valersene, come base di ulteriori indagini.
Onoriamo dunque tutte le scuole, tutte le tendenze, anche contrarie alia no-
stra, finche in esse troviamo ingegni validi a sostenerle, individualita potenti
e originali, spirit! colti e che, d'innanz! alia minuzia della ricerca speciale.
- 12 -
non diraentichino Tinsieme delle scienze della vita, la relazione che I'argo-
raento trattato da essi lia con i grandi problerai.
Pero, se non esiste una scuola buona e una scuola cattiva, esistono lavori
buoni e cattivi, lavori interessanti e noiosi, fecondi e sterili. Non basta avere
lavorato, bisogna aver saputo lavorare ; essersi accinti all'indagine, preparati
da studi preliminari scientifici, che diano al ricercatore 1' intelligenza del
problema impreso a sciogliere, da studi tecnici che gli forniscano le risorse ma-
teriali necessarie per riuscire. Bisogna che il pensiero abbia preceduto la mano,
perche questa possa, a sua volta, soraministrare nuovo alimento al pensiero.
In questo senso, e non in altro, si puo parlare, con ragione, di buona o
cattiva scuola, di buono o cattivo indirizzo, nella zoologia, come nelle altre
scienze sperimentali e d'osservazione.
Ora, se dalla ricerca scientifica noi passiamo al lavoro scritto o alia co-
municazione verbale fatta in una adunanza di cultori della scienza, si affac-
ciano alia mente altre considerazioni.
Perche un lavoro riesce interessante, un altro noioso? Perche una let-
tura richiama I'attenzione del pubblico e un'altra no? La differenza si deve
piu che ad altro, all'avere oppur no I'autore tenuto conto dei riguardi dovuti
al lettore o all'ascoltatore della sua prosa.
Si hanno p. es. lavori prolissi, nei quali ogni particolare di un preparato
o di un esperienza e minutamente descritto, senza che alcuna indicazione
venga a segnalare i punti di maggiore importanza ; lavori che lasciano al
lettore la cura e la fatica di fare per conto suo un'aualisi critica, che sarebbe
stata compito dell'autore, e di scoprire il nesso logico dei fatti che questi
non ha voluto pigliarsi la briga di districare.
Siamo oggi costretti a leggere tanto che non possiamo sprecare il nostro
tempo in cose superfine. Se lo ricordino gli scrittori, e siano brevi piu che
possano, pure non trascurando le cose essenziali, e scrivano in tale forma
che chi non vuole leggere tutto possa facilmente acquistarsi un concetto del-
I'insieme o trovare quelle cose che piu lo interessano. Rammentino pure che
ai giornaii scientifici non manca materia da pubblicare, e che piu presto e
piu volentieri saranno stampati quei lavori che occupino poche pagine, ab-
biano poche tavole, e percio costino meno.
Ora, mentre lo scrittore, rivolgendosi al pubblico universale, puo far conto
di trovare almeno qualche lettore che lo capisca e s'interessi delle sue ri-
cerche, la voce di chi parla non oltrepassa le pareti di una sala, e si rivolge
al pubblico piu o meno numeroso che vi sta raccolto. Bisogna percio che I'ora
tore si renda conto esattamente della qualita di questo pubblico, del suo grado
di cultura generale e speciale, dell'iuteresse che possa provare per la cosa
che deve essere esposta, della possibility di far nascere questo interesse, me-
diante opportune dilucidazioni preliminari, tavole, projezioni, preparati. Biso-
gna pure che I'oratore non abusi della pazienza del pubblico e ragguagli la
forma e la durata del suo dire alia quality e all' importanza dell'argomeuto.
Le nostre sedute scientifiche aon saranno molte ne lunghissime; il tempo
che potremo dedicare ai nostri lavori e quiudi limitato, e scorrera presto, in
quosta Capitalti d'ltalia, per se stessa tanto bella ed interessante. Quanti
- 13 -
siamo qui, ancorche non venuti a Roma per la prima volta, desideriamo vi-
sitare o rivedere qualcosa del monumenti che dicono la grandezza di Roma
antica, dei tesori d'arte raccolti in questo centro di due successive civilta,
vogliarao osservare i progressi fatti nel riordinamento civile della Roma
odierna.
Intendo dire che non ci trasse qui soltante il Convegno zoologico ; siamo
venuti ancora, quasi in pellegrinaggio civile, a salutare con riverente amrai-
razione, nel foro, nelle basiliche, nei musei, le vestigia di venticinque secoli
di storia, a rallegrarci della redenzione di Roma che glorifica in Campo
de' Fiori il raartire del libero pensiero, sul Pincio e sul Gianicolo gli eroi
della sua liberty, e accogliendo nel Panteon le tombe dei primi Re d' Italia,
suggella il patto che la lega per sempre alia patria libera ed unita.
A Roma italiana e moderna, a Roma libera e ospitale porgo il saluto dei
cultori delle scienze zoologiche, e dichiaro aperta la terza Assemblea ordi-
naria ed ii Convegno della Unione zoologica italiana.
II Presidente Emery, per le benemerenze del Senatore Todaro verso 1' Unione
zoologica, propone all'Assemblea di acclamarlo Presidente onorario dell'attuale
convegno.
L'assemblea applaude, ma il Prof. Todaro, ringraziando, declina 1' offerta
non volendo ancora accettare un posto di ritiro.
II Prof. Grass! tiene poscia una conferenza sulla importanza della Zoologia
medica applicata alia igiene ('). Parla dei rapporti fra la medicina e la zoolo-
gia, riporta vari esempi e conclude : * Non sappiamo quali sorprese I'av-
venire ci riserbi, ma la storia della nostra scienza, insegnandoci come umili
cognizioni zoologiche possano aprire la via a scoperte grandiose nel campo
medico, impone alia medicina di rendere sempre piu saldi i suoi vincoli con
la zoologia ».
Seduta pomendiana
(neH'Anfiteatro dell' Istituto Anatomico).
II Presidente comunica che il Vice-Presidente Prof. Pavesi, e impedito
di intervenire all'adunanza, e che si e pure scusato il Segretario Prof. Monti-
celli, per un grave lutto di famiglia. Chiede all'Assemblea di essere autoriz-
zato ad esprimere al Prof. Monticelii le coudoglianze dell' Unione ; la propo
sta e approvata all' unanimita.
II presidente comunica una deliberazione del Consiglio direttivo, concer-
nente i sunti delle discussioni, che debbono essere presentati seduta stante,
diversamente non verranno inseriti nel Rendiconto.
Da quindi la parola al Prof. Lorenzo Camerano per la conferenza :
Ricerche somatometriche in Zoologia (^j.
L'A. dopo aver accennato all' iraportanza grande che ha oggi per tutti i
rami delle scienze biologiche la delimitazione piu precisa possibile dei gruppi
(*) II discorso per intiero col titoio " Medici e Zoologin e stato ^nhhWcSiXo ueAla. Rivistad' Italia
Fasc. 11, 1902, p. 758-768.
(^) Questa lettura e stata pubblicata per intero uei Bo/'ellino dei Musei di Zool. e Anal. Comp. di
Torino, Vol. 17, n. 131, l'J02.
- 14 -
tassouomici, specie, varietli e all' indeterminatezza che spesso si lamenta nelle
diagnosi specifiche dovuta in raassima parte ad uno studio poco precise dei
caratteri dogli iudividui die entrano a costituire le specie stesse, passa a
parlare dell'importanza dello studio delle misure delle varie parti degli iudi-
vidui, del modo migliore di raccogliere questo ordine di dati e di presentarli
nei lavori speciografici. Egli ritiene che il metodo migliore sia quelle che
concede di esprimere con numeri i risultainenti dell'osservazion e
diretta dei caratteri e della loro comparazione.
Espone in seguito le linee principali del cosi detto metodo del coefficente
somatico e tratta della sua applicazione in ordine alle diagnosi specifiche e
nei suoi rapporti colle ricerche intorno ai fenomeni generali della variability
degli animali.
Parla percio dell'applicazione dei metodi matematici agli studi biologici,
delle obbiezioni che ci6 solleva e dei vantaggi che la cosa presenta; espone i
principii fondamentali del procedimento quantitative statistic© e conchiude il
suo dire colle parole seguenti :
« La matematica ha messo nelle mani del biologo un istrumento di ricerca
non meno delicate del micrescepio; ma che richiede, come quest' ultimo, mate-
riali opportunamente preparati perche pessa dare risultamenti buoni; in altre
parole e necessario una tecnica speciale per la elaboraziene del materiale di
dati numeric! da sottoporre al calcelo matematico.
« La ricerca di questa tecnica e cempito del bieloge il quale deve mirare
a preparare un materiale di dati omogenei. Qui &ta la difficolta piu grande ; a
vincerla deve anzitutte essere rivolto le sferzo dei ricercateri.
« L'esservaziene diretta delle variazioni dei caratteri, fatta col sussidio
dei metodi quantitativi statistici, condurr^, e lecito sperarle, alia determina-
zione delle cause prebabili della variazione stessa : ma sara sempre asso-
lutamente necessario verificare mediante ricerche sperimentali
dirette, se vi e realmente relazione di causa ed effetto fra esse e
le variazioni degli organi e precisare la natura di queste rela-
zioni.
« Insisto sepra questo punto, poiche I'intonazione di vari scritti della
scuola quantitativo-statistica americana-inglese potrebbe ingenerare in talune
I'illusiene che basti applicare il metodo matematico ai fenomeni biologici per
averne senz'altre la chiave.
« Ma e tempo eramai che io penga fine al mie dire.
« II tentative mederno di applicare i procedimenti della matematica alio
studio delle questieni bielegiche non tende, come da qualcuno venne detto, a
trasfermare il biologo in un matematico; ne il matematico in un biologo. Al
biologo fornisce un mezzo efficacissimo per esprimere in una maniera precisa
i risultamenti delle sue esservazieni, e per spingere piu innanzi 1' analisi dei
fatti biologici ; al matematico d^ campo di applicare tutte le delicatezze del
calcelo ad una serie nueva di fatti naturali.
< Quando circa un secolo e mezzo fa Lin nee applic6 la sua noraencla-
tura binomia e i suoi principii tassenomici alio studio dei viventi diventato
confuse per la grande quantita di forme conosciute, la scienza trevo in esse un
potente struraento di progresse.
€ Nei campo della teeria generale dell' evoluzione dei viventi si fa sentire
era la necessity di un analoge rinnovamento di metodi di studio.
- 15 -
« Pii di mezzo secolo di lavoro intense ha accumulato un materiale enorme
di osservazioni e di teorie che, cosi come si trova, appare, in vero, confuso di-
sordinato e frammentario.
€ La matematica ci offre coi suoi procedimenti un mezzo per portare in
questo materiale un' azione ordinatrice analoga a quella di Linneo: un
mezzo, voglii> dire, per eliminare cio che non e utilizzabile, e per elaborare
un materiale nuovo che serva realmente al suo scopo ».
Andres aggiunge alcune considerazioni. Accenna che coi metodi quanti-
tativi di ricerca si studiano tre categorie di variazioni : 1° le variazioni che
si riferiscono alia variabilita delle specie ; 2° le variazioni degli individui
durante la cresciuta ; 3o le diversita sessuali secondarie. Premette che egli
ha applicato il nietodo quantitativo alio studio di queste ultime e che per
queste ha dovuto riconoscere due fatti. L' uno e clie per le differenze ses-
suali, i risultati vengono meglio espressi con la curva sigmoidea di Galton
anziche colla curva poligonale di Pearson ; che con la curva sigmoidea si
possono rendere evident! le diversita sovrapponendo in una sola figura tre
curve : una neutra, una maschile ed una femminile. L'altro fatto e che certe
modaliti nelle diversita sessuali appaiono evidenti dalla semplice ispezione
delle cifre ottenute col metodo somatometrico dei millisomi, senza ricorrere
al complicato e lungo trattamento matematico della scuola inglese. Ed a
sufiEragio di cio adduce I'esempio di un referto del Dottor Porta nelle sue
ricerche sul Carabus auratus e si diffonde ad illustrarlo.
Come conclusicne dice che egli ha acquistato la persuasione che il me-
todo somatometrico dei millisomi puo da solo bastare per lo studio delle dif-
ferenze sessuali secondarie. E che, persuaso di cio, si e occupato di trovar
maniera di agevolare 1' uso del metodo stesso. In tale ordine di idee ha gii
suggerito in altre occasion! qualche processo pratico ed ora ne presenta un
altro. Esso e un istrumento misuratore (somatometro) (*) col quale le
misure degli animali vengono direttamente lette in millisomi.
Andres mostra il suo « Somatometro » ai convenuti.
Emery insiste perche nei lavori di somatoraetria non si trascuri di notare
sempre le misure concrete e si cerchi di tenere la rappresentazione mate-
matica dei tatti nella forma piu semplice possibile, tale da lasciar chiai-a-
mente trasparire la sua base di fatto.
T.I Presidente da quindi la parola ai soci per le
Comunicazioni scientificlie.
Ariola. — So7io i cestoidi polizoici '^
L'A. sostiene con argomenti tratti dalla filogenia 6 dalla struttura di
questi animali, non potere, come dalla maggioranza dei naturalist! si usa,
essere la catena del cestode considerala quale riunioae di individui plurimi
in colonia, ma quale animale unico, omologo ad una planaria, e ridotto alia
condizione attuale, sotto I'azione del parasitismo.
Grass! osserva quanto sia difficile spiegare il fatto del botriocefalo.
Ariola risponde.
Brunelli fa alcune osservazioni, cui di nuovo replica Ariola.
(•) Descritto nei Bend 1st. Lomb. 1902.
^ 16 -
Addario. — SuU'apparente merrhrana limitante della retina ciliare (*).
In un mio lavoro sulla struttura e matrice del vitreo e sull'origine della
zonula, apparso di recente sugli Annali italiani d'Oftalmologia (1902), ho di-
mostrato che I'epitelio ciliare cosi AqW orhicuhifi come de' process! ciliari non
ha la forma cilindrica e rispettivamente poliedrica, finora conosciuta nella
scienza, ma possiede invece una forma fasata. In ciascuna cellula epiteliale
si puo distinguere una parte piu massiccia diretta verticalmente al tappeto
ad una parte piu sottile piegata ad angolo piu o meno ottuso sulla prima o
fittamente embricata con quella congenere delle cellule adiacenti. Ho dimo-
strato inoltre che la parte embricata di ciascuna cellula in corrispondenza
della zona posteriore A&Worhiculus termina in un vero filament© che si scio-
glie in fibrille del vitreo; mentre in corrispondenza dei process! ciliari e zona
anteriore diQlVorhiculus I'estremita dei singoli elementi cellulari termina in
fibrille primitive, che riunendosi in piu costituiscono le fibre zonulari. Ho di
mostrato finalmente che la raembrana limitante interna della retina (da altri
detta anche jaloide) termina all'o/'a serrata e non si estende in verun modo
sulla pars ciliaris retinae,
Questi rapporti di continuita fra epitelio ciliare e fibre del vitreo, fra epi-
telio ciliare e zonula, ammessi per la prima volta da C. Rabl (-) ed accennati
parzialmente da A. Fischel (^) sono stati da me per il primo largamente dimo-
strati per I'occhio erabrionale ed adulto nei vari vertebrati. Ora a questi rap-
porti di continuity, che vengono a stabilire un fatto nuovo, cioe la natura
ectodermale del vitreo e della zonula, contr&ddice apertamente un reperto
anatomico, che si osserva frequentissimamente, voglio dire I'apparente esistenza
di una membranella di separazione interposta tra epitelio ciliare e fibre del
vitreo e rispettivamente della zonula. Tale reperto, che coincide serapre colla
forma (artificiale come vedremo) cilindrica e rispettivamente poliedrica del-
I'epitelio ciliare, e conosciutissimo; ed ha tali parvenze di reale struttura da
imporsi a prima giunta anche a un osservatore spregiudicato. Ma la forma
fusata e strettamente embricata dell'epitelio ciliare spiega, come vedremo,
le apparenze, e svela I'errore ritenuto per tanti anni quale verita.
In corrispondenza dell'epitelio ciliare deWorliculus ci 6 dato spesso d'os-
servare una membranella fornita di doppio contorno, piu o meno scostata
dall'epitelio e decorrente parallelamente alia sua superficie. Nella zona ciliare
e specialmente nella parte pieghettata dei processi ciliari detta membranella
si presenta disposta a festoni piu o meno serrati e ricovrenti colla loro con.
caviti la superficie delle sottostanti cellule. In un materiale non ben fissato,
ovvero alquanto bruscamante indurito, detta membranella diviene piu appari-
scente, e la sua disposizione ad arcate ed a festoni spicca dipiu, in quanto
che essa trovasi piu discostata dall'epitelio. A colui che non si da la pena dj
studiare piu da vicino la cosa, tale reperto s' impone come una membrana di
separazione, e gli fa sembrare erroneo il mio studio sulla matrice del vitreo
e della zonula. Ad evitare cio vale la pena presentarvi queste osservuzioni.
Esamiuiamo I'occhio d'un mammifero o d'un uccello in ottime condizioni
di freschezza e ben fissato al sublimate, incluso in celloidina, e le sezioni co-
(') Nota compleine"tare al lavoro dello stesso autore: Sulla struttura e matrice del vitreo ecc.
(*) Ueber den Bau und die Eutwicklung der Linse. Zeil. f. Wiss. Zool. 1899.
(') Ueber die Regeneration der Linse: Anatom Hefte. H. 44, i90i.
- 17 -
lorate intensamente colla fucsina aci>la acidalata. Se 1' indurimento e proce-
duto con lenta graduazione noi non rinveniamo la inambranella disposta
ad arcate ricovrenti I'epitelio. Li dove la sezione e caduta lungo la linea
d'orientameuto della parte embricata e filiforme dell'epitelio, si notano i rap-
porti di continuita di tali filamanti coUe fibre del vitreo e rispettivamente
della zonula da me in altro lavoro descritte. Li dove il taglio e caduto fuori
di tale direzione, I'epitelio sembra cilindrico (rispettivamente poliedrico) rico-
perto ora da filaraenti lunghissimi ad esso paralleli, ed ora invece sembra
bordato da una membranella cha a debole ingrandimento appare omogenea
e fornita di doppio contorno. A forte ingrandimento invece detta membra-
nella se vista di coltello si presenta costituita da singoli tratti piccolissimi,
quasi altrettanti punti disposti in linea ; vista obliquamente a cagione del-
I'obliquita del taglio essa apparisce invece rigata, cioe costituita da un grande
numero di filamenti, giusta posti e paralleli da costituire una vera lamina
fibrillare ricovrente I'epitelio.
Questa disposizione e piu netta 11 dove I'apparente membrana puo ve-
dersi in piano dal lato rivolto verso il vitreo, Fra questa disposizione di la-
mina fibrillare e quelia menzionata di filamenti lunghissimi paralleli ed adia-
centi all'epitelio ciliare si rinvengono le disposizioni piu varie: ora la lamina
fibrillare puo apparire costituita da varii tratti embricati piu o meno lungJii,
ora da tratti ad arcate. Quest' ultima disposizioue e la piu frequente a rin-
venirsi specialmente in corrispondenza de' processi ciliari ed in occhi indu-
riti alquanto bruscamente ; essa infatti e servita di base a quasi tutti i ri-
cercatori che si sono occupati della struttura della zonula dello Zinn, i quali
generalmente hanno ammesso una membrana hmitante sulla retina ciliare.
Questa disposizione ad arcate e molto caratteristica, in quanto che queste
ora sono lunghe da abbracciare piu cellule, ed ora corte da covrire un solo
elemento epiteliale. Le estremiti di ciascuna si possono spesso accompagnare
insino al corpo della sottostante cellula di cui fanno parte. E molto istruttivo
osservare la grande varieta che puo assumere tale disposizione : spesso le
estremiti di varie arcate successive ed equidistanti costituiscono altrettanti
prolungamenti cellulari eguali a quelli osservati nella disposizione embricata
dell'epitelio. Vi sono de' tratti in cui si notano successivamente tutte le forme
di passaggio : dall'epitelio terminante in filamenti sottili, piegati ad angolo
ottuso, fittamente embricati e continuantisi colle fibrille del vitreo si passa
insensibilmente alia disposizione di filamenti disposti ad arcate ricovrenti un
epitelio di forma cilindrica (rispettivamente poliedrica).
Per colui che.tiene innanzi alia mente la disposizione reale di questi ele-
menti riesce facile rendersi conto di tutti questi varii aspetti sotto cui si
presenta I'apparente membrana limitante dell' epitelio ciliare. L' epitelio, col-
pito piu o meno traversalmente alia linea di orientamento della sua parte
embricata, deve naturalmente apparire cilindrico (rispettivamente poliedrico)
e ricoperto da una lamina fibrillare la quale vien data dai filamenti cellulari
sovrastanti colpiti di traverso. L' epitelio che non e stato colpito nella linea
d'orientamento de' filamenti cellulari embricati e nemmeno perpendicolarmente
a tale direzione, ma in senso piu o meno obliquo a detta linea, ci dari una
disposizione mista, cioe filamenti paralleli all' epitelio, interrotti di tanto in
tanto da filamenti embricati.
Se a tali condizioni coincide un cerlo raggrinzimento del vitreo (cio che
M. Z, — Supplemento. 3
- 18 -
avviene spessissimo) questo rapporto puo essere alquanto modificato, e si ha
)a disposizione ad arcate ccsi ben descritta da Czermak nel suo lavoro della
zonula, dove egli ammette la membrana limitante suU'epitelio ciliare.
In un materiale proveniente dalla paraffina le fibbrile zonular! primitive
non sono piu a vedere isolate ed e quasi impossibile scovrire I'errore. Che
dire poi della continuity, del protoplasma cellulare colle fibrille del vitreo :
qaesto rapporto diviene quasi irriconoscibile a f.agione della coagulazione di
quest'ultima sostanza.
Adunque quello che nou e se non refietto della direzione della sezione
e I'effetto di un certo gi-ado di raggrinzamento del vitreo e della zonula e stato
finora ritenuto quale reale rapporto di struttura. Forse se si fosse prima d'oggi
conosciuto la reale forma dell' epitelio ciliare, tale errore non sarebbe perdu-
rato cosi a lungo.
Addario. — Sulla istogenesi del vitreo iielVocchio dei selaci.
In conferma delle mie )"icerche riguardanti la genesi del vitreo nell'oc-
chio adulto dei vertebrati (v. lavoro sulla struttura e matrice del vitreo ap-
parso negli Annali italiani di Oftalmologia, Pavia, 1902), ho voluto studiare
I'istogenesi del vitreo nell'occhio embrionale de' selaci, dove il mesoblasto en-
tra tardivamente nella vescicola oculare secundaria. II foglietto distale di
tale vescicola verso il suo margine rovesciato si assottiglia per tutta una
zona marginale, la quale ventralmente ha una estensione minima cioe e larga
quanto tutta la lunghezza della fessura ottica, mentre dorsalmente diviene
sempre piu larga. Tale zona marginale, che in un embrione di /S'cJ/ZZzMm lungo
15 mm. e gia costituita da parecchi strati cellulari, nell' ulteriore sviluppo
apparisce costituita d'un solo strato cellulare e rappresenta la pars ciliaris
retinae, mentre la rimanente parte del foglietto va a costituire la pars optica
retinae.
In embrioni piu giovani (9 mm.) la differenza di spessore fra queste due
regioni del foglietto distale della v, o. s. non piii si rileva; ma verso il suo
margine arrovesciato, e specialmente in corrispondenza della insenatura a
cui da luogo il foglietto distale della v. o. s. per piegarsi ad abbracciare il cri-
stallino, si nota che il range cellulare piu interno (quello cioe delimitante la
cavita del vitreo) presenta una larga zona protoplasmatica sgombra di nuclei.
Da tale zona protoplasmatica si partono numerose barbe fibrillari che occu-
pano lo spazio esistente dietro la lente cristallina. Queste sono fibrille del
vitreo. II mesoblasto intanto e ancora ben lontano dalla fessura ottica ed e
ugualmente lontano dal margine arrovesciato della v. o. s.
Le mie osservazioni riguardano embrioni di Scyllium e di Pristiwus. Esse
confermano quanto io dimostrai in altro lavoro (sopracitato) riguardante I'oc-
chio adulto, cioe che la fibrillatura del vitreo e un prodotto ectodermale e
precisamente dell'epitelio non pigmentato della pars ciliaris retinae.
Levi G. — Osservazioni sulla differehziazione delle uova degli Anfibi.
Nella differeuziazione delle grandi uova ricche di deutoplasma avvengono,
come e noto, complicate modificazioni morfologiche della vescicola germina-
tiva, le quali furono ben descritte da Riickert e Giacomini nei Selaci, da
Born e Carnoy negli Anflbi, da Holl negli Uccelli. Ma mentre Hiickert e
- 19 -
Born giusero a risulti perfettamente concordanti, Carnoy e Lebrun in un
lungo lavoro combattono le conclusion! di quegli Autori. Essi sostengono
che i cordoni di cromatina delle vescicola germinativa, anzicbe mantenersi
come entity morfologiche durante tutta la differenziazione dell'uovo, come
vuole Born, pur andando incontro a complesse modificazioni, si dissolvereb-
bero in una fase precoce dello sviluppo dell'uovo e la loro cromatina si ricom-
porrebbe in nucleoli, i quali si disfanno alia lor volta dando origine a figure
filamentose svariatissime; queste si dissolvono alia lor volta e la loro croma-
tina si ricompone di nuovo in nucleoli, ed il processo si ripete successiva-
mente per un gran numero di volte.
II grande interesse che questi fenomeni destano, anche per i problemi
d'indole generale che sono loro collegati e la discordauza fra i resultati di
due ricercatori deH'autoriti di Born e Carnoy mi spinsero alio studio di tale
argomento.
Adoperai metodi di fissazione svariati e ne ebbi il confortante risultato
che preparati trattati con liquidi fissatori different! mi diedero figure con
cordanti. II processo di maturazione fu da me studiato completamente nella
Salamandrina perspicillata, parzialraente nel Geotriton fuscus e iiel Triton tae-
niatus. Le cellule sessuali indifferent! (in larve d! Salamandrina di 20-25 mill.)
hanno un nucleo povero di cromatina, una membrana nucleare acromatica ed
1-2 gross! nucleoli nucleinici. Al loro primo apparire le cellule sessuali rac-
chiudono sfere di deutoplasma, delle quali pero ben presto non si trova piu
traccia. — Esse si moltiplicano per divisione diretta. — Appena avvenuta la
differenziazione sessuale, sui caratteri della quale non insistero, perche cio mi
porterebbe fuori dal mio argomento, gli ovociti primordial! si moltiplicano per
cariocines! ed il nucleo cambia caralteri: il grosso nucleolo delle cellule indif-
ferent! e scomparso ed e stato sostituito da piccole masse di cromatina al-
lungate o sferiche sparse in mezzo ad un carioplasma scuro. In un periodo
successivo si producono nel nucleo fenomeni simili a quelli della profase della
cariocines! ; il reticolo carioplasmatico scompare ed il nucleo e invece occu-
pato da un gomitolo di filament! cromatici, lisci, fittameute addossati 1' uno
all'altro. Da questo momento s' inizia un rapido accrescimento dell'ovocita, i
filament! cromatici s'allontanano I'uno dall'altro, s'ispessiscono, si fanno rugosi
dapprima e spinosi poi ; contemporaneamente appaiono alia periferia della ve-
scicola germinativa piccol! nucleoli, ! quali derivano probabilmente, come af-
ferma Carnoy, da frammentazione de! cordoni cromatici. Tali fenomeni si
fanno sempre piu spiccati coU'accrescimento dell'ovoota; in uova di 80-100 [j.
di diam. ! filament! cromatici sono letteralmente rivestiti da spine le quali
hanno la stessa reazione microchimica del cromosoma; in uova di 100150 u.
le spine s! risolvono in granuli, i quali circondano come una nube il cromo-
soma, mentre la cromatina di quest'ultimo diminuisce. Da questo punto i fe-
nomeni che si svolgono nella vescicola germinativa presentano le piu spic-
cate diversity ed il loro studio riesce molto difficile. La trasfbrmazione dei
cordoni cromatici in una massa di granuli minuti, la quale a piccolo ingran-
dimento appare come una nube, quale fu descritta da Born, non e la piu fre-
quente nella Salamnndrina] il piu spesso i cordoni cromatici emettono esili
filamenti, i quali si diffondono per la vescicola germinativa, cosicche in uova
di 450-600 \i. non troviamo che a gran fatica dei resti dei cordoni suddetti ;
in seguito i filamenti si fanno sempre piu distinti e si raccolgono nei Ghro-
- 20 -
matinfadenstrdnge di Born ; sulla trasforraazione dei suddetti in cromosorai
i miei risultati non si discostano notevolmente da quelli di CLuell'Autore.
In nessuna fase ho trovato traccia delle figure di risoluzione nucleolare
descritte da Carnoy e Lebrun. — I nucleoli s'accrescono di pari passo all'ac-
crescimento dell'uovo e si colorano intensamente coi colori nucleari; ho osser-
vato talora negli scarsi nucleoli emigrati nelle parti centrali della vescicola
germinativa una delicata struttura quale la descrive Carnoy.
Luigioni P. — Note ed osservazioni sulVAnthypna Carcelii Laporte {romana
Duponchel).
Appassionato cultore degli studi entomologici, dedico, da oltre un deceu-
nio, le poche ore chn mi i-imangono libere dalle diurne occupazioni d' im-
piegato dello Stato, alia ricerca ed alio studio dei coleotteri della mia pro-
vincia.
Di parecchie ed interessanti specie raccolte nelle mie numerose escur-
sioni, ho fatto oggetto di appunti ed osservazioni che faro note via via nella
pubblicazione del mio « Elenco sistematico, » intrapresa nel « Bollettino
della Society Entomologica Italiana » (*).
Scopo della mia comunicazione e di far viemmeglio conoscere i costumi
e V habitat di uno dei piu caratteristici lambllicorni della provincia romana,
cioe deir Anthypna Carcelii.
L' insetto rinvenuto in unico esemplare a Tivoli e nei dintorni del lago
di Albano verso il principio dello scorso secolo, fu descritto contempoi-anea-
mente dal De Laporte e dal Duponchel, negli Annali della Societa Entomolo-
gica di Francia (^).
Fino a pochi anni or sono se ne conobbero i-ari esemplari presi da ento-
mologi strauieri e dal dott. Odoardo Pirazzoli che venne piu volte nel Lazio,
per raccogliere VAnthypna.
II desiderio vivissimo di rinvenire anch' io tanto rara specie, m'indusse
a recarmi in varie epoche nelle localita citate dagli autori sunnorainati ed in
altre; desunte da pubblicazioni. Forse perche sceglievo saltuariamente gior-
nate poco propizie in epoche precoci o troppo tardive, la fortuna non mi ar-
rise, se non dopo varii anni di assidue ricerche.
Finalmente, la localita ove fu da me trovata VAnthypna in discreto nu-
mero, e nei Colli Albani, a Marino, e appunto nella selva Ferentina posta al
disopra della stazione ferroviaria, selva attraversata dalla via carrozzabile
che conduce a Castelgandolfo.
E nelle belle, limpide e calde giornate della fine del maggio e nei primi
del giugno, fra le dieci e le dodici antimeridiane, che V Anthypna vola nei
luoghi sforniti di alberi o negli spazi piu o meno erbosi dove penetra il sole,
e nelle zolle soleggiate ai margini della strada e dei sentieri del bosco.
Nelle giornate nuvolose VAnthypna^ a guisa delle Cicindele, sembra si
dilegui ; mentre nelle splendide giornate vola veloce poco alta da terra, e
con volo simile a quello delle Apt e dei Bombi, ma soffermaudosi rarameute.
(*) Anno XXX, Triiiiestre III-IV, Firenze, 1898.
(=) Anno 1832, Tomo I, pag. 411; Anno 1833, Toiiio 2, pay. 251.
- 21 -
Quando ci6 avvieae, osservai che V Anthypiia ha una speciale predilezione per
VOrobus vernus, sulle foglie del quale la trovai quasi sempre posata, tanto da
far nascere in me la convinzione che tale fosse la sua pianta nutrice.
Questo insetto, come ho accennato altrove, e estremamente vivace ed ha
un volo che e quasi un continuo ronzio. La Q, che e rarissima, e molto dif-
ferente dal ^ ; benche provvista di ali, non vola, ma sta nascosta in fori
che si aprono a livello del terreno. Nel momento della copula, esce dal suo
nascondiglio, ed allora solo e dato rinvenirla accoppiata al ^ , mentre corre
e si ruzzola con quello fra le foglie secche e le erbe.
E mia convinzione che le larve deWAnthypna vivano nei tronchi in decom-
posizione e nei detriti della Castanea vesca; poiche riscontrai che esclusiva-
mente nei boschi composti di albero di tale specie, 1' insetto si sviliippa e
vola in abbondanza.
La prima Q di Anthypna che rinvenni, fu presso al piede di un vecchio
tronco di castagno, in una galleria obliqua, profonda ua venti centiraetri e
del diametro poco piu grande del corpo dell' insetto. Nella galleria, come dissi,
aprentesi a fior di terra, rinvenni 4 o 5 ^^, intenti a disputarsi la Q^
che si era cacciata nel fondo del foro che trovai ripieno di spoglie di ninte
8 detriti di legno di castagno.
Nelle epoche precitate, variabili piu o meno secondo I'incostanza delle
stagioni, le Anthyp7ia appaiono normalmente verso la fine del mese di maggio.
In alcune annate pero, e specialmente in quelle nelle quali anche i mesi di
aprile e maggio sono freddi e tempestosi, quest' insetti ritardano la loro ap-
parizione fin oltre la seconda meta del mese di giugno. E solo allora che si
sviluppano in numero stragrande e nei boschi di castagni volano a sciami ;
come potei constatare in una fortunata gita fatta quest'anno, il 22 giugno,
nei castagneti che si stendono alle falde del monte Calvario (541 m. s. m.),
presso Manziana.
Le localita della provincia flomana ove V Anthypna e stata rinvenuta, oltre
che a Marino, sono tutti siti boscosi dei monti Laziali (Frascati, Monte Cavo,
Ariccia, Nerai ecc.) i dintorni di Bracciano, il Monte Calvario ed i boschi vi-
cino al mare a Nettuno.
Fu pure rinvenuta nei dintorni immediati della Capitale, a Monte Mario,
nelle macchie di Acquatraversa ed a Villa Corsini sul Grianicolo.
Benche nei cataloghi stranieri V Anthypna Carcelii sia indicata come specie
deir Italia meridionale, perche se ne conobbero rari esemplari presi nelle
provincie tinitime alia Romana, e benche io sappia che altri ne furono rac-
colti nel E,. Parco di Caserta, negli Abruzzi e fin nell'estremo Teramano,
tattavia oso ritenere V Anthypiia specie veramente comune e caratteristica
della fauna laziale.
Tanto nella descrizione data dal De Laporte, quanto in quella del Du-
ponchel, diagnosi fatte sopra unici esemplari, il colorito generale dellMn-
thypna e detto essere di un verde metallico a rifiessi di color rame. Dal con-
fronto fatto con una serie di centiuaia di esemplari, raccolti in svariate lo-
calita, ho potuto invece accertare che il colore predominante e il hronzeo
piu o meno scuro con riflessi metallici, che dal verde giunge con sensibili
gradazioni fino ad un bel color di rame. Anche il colore per le lamelle delle
auteune che e detto essere ferruginoso, non e costante, perche ho trovato
vari individui- nei quaii e interamente nerastro.
- 22 -
JRaramente, fra)nmisti al tipo, ho rivenuto esemplari in cui la tinta pre-
dominante e al di sopra totalmente di un bel verde raetallico senza riflessi
color di rame, e di un verde piu oscuro al disotto. Oltraccio la granulazione
e la pubescenza del torace e delle elitri e sensibilmente piii rimarcata.
Trattandosi di una variazione assai notevole che risalta a prima vista
fra gli esemplari tipici, per la differente e speciale colorazione, mi pembra
giustificata la istituzione per essa di una varieta, che propongo nominare
var. Duponchelii, in ricordo dell'entomologo Duponchel, il quale in oraaggio
a Roma voile chiamare romana una delle piu graziose specie di Glafirini, da
lui raccolta nel Lazio.
Bentivoglio. — Sul valore sistematico delle varieta della specie Platycnemis
pefinipes Pall. (Sunto).
Gli entomologi che hanno studiato i pseudoneurotteri hanno creduto ne-
cessario distinguere due varieta nella specie Platycnemis pennipes, una detta
var. lactea, I'altra var. hilineata.
Gli individui appartenenti alia prima sono caratterizzati dall'avere il ma-
schio con addome di colore biancastro con due punti neri alia base del 2", 3*,
4°, 5° e 6" segmento e due linee negli altri, quelli della seconda diversificano
dai precedenti per avere I'addome bleu ornato da due linee nere longitudinali
in tutti i segmenti.
Sul valore sistematico di queste due var. gli autori pero non sono d' ac-
cordo: giacche da alcuno fu (piu o meno vagamente) accennato alia possibi-
lita cho i diversi colori dell'adome e la varia forma degli ornamenti dipen-
dano dall'eta dei singoli individui, mentre altri invece avrebbe voluto elevare
le due var. alia dignity di specie.
Da vari anni mi occupo di raccogliere pseudoneurotteri, ed ho osservato
che spesso si trovano individui che non presentano i caratteri tipici di una
delle var., ma hanno caratteri intermedi fra le due. Nel 1897 presentai alia
Societa dei Naturalisti di Modena una nota, illustrando undici di detti insetti
e conclusi < che, piu che a variety, le diverse forme si dovevano considerare
come conseguenza del dimorf ismo di stagione che in questi insetti si pre-
senterebbe in modo molto spiccato » .
Da allora, per risolvere in raodo certo la questione, cercai di conservare
in vita individui che presentassero i caratteri della var. lactea per vedere se
col tempo subissero delle modificazioni e quali. Dopo parecchi tentativi in-
fruttuosi, perche gli insetti catturati morivano dopo due o tre giorni, nella
estate del 1900 potei constatare che in 10 giorni due esemplari avevano su-
bite modificazioni tali che dal tipo della var. lactea erano passati quasi per-
fettamente a quello della bilineata.
Continuate le osservazioni anche quest'anno, ho accertato che la var. lactea
non e altro che lo stadio giovanile, mentre quella detta hilineata corrisponde
all'eti adulta ; bisogna quindi cassarle dal numero delle varieta-
Bentivoglio mostra i disegni che si riferiscono alia sua comunicazione.
Russo- A. — Sul significato delle idrospire e degli spiracoli dei Blastoidi. —
Le idrospire dei Bla.stoidea sono solchi piu meno profondi, situati ai due
lati di ciascun'area interambulacrale, i quali possono essere in numero diverso
secondo le specie: il piu delle volte pero si aprono aU'esteruo con una sola
23 -
apertura piu o meno allungata, come in Orophocrinus o Troostocrinus ovvero
piccola e tondeggiante, come in Cryptoschisma o Nucleocrinus. Le aperture del
solohi o del tubi in cui i solchi convergono sono chiamate spiracoli.
a- i
Fig. 1.
Fig. 1 — a r: aperture anale, !e = ]acuna periesofagea, /» ::: lacune intestinali, i = intestino, p :=
canale petroso primario, s =: canali secocdarii di orig'ne ectodermica posti in corrispondeuza dei primi
e del cordone gen'tale periesofageo sottostante.
Fig. 2 — Pentremites (Blastoide).
i zz spirali posti alia sommita degli interradii, 3 = radio.
La funzione di tali fortnazioni, come il loro valore morfologico, non e stato
finoggi ben definite : Billings (1) le credette organi di respirazione e percio ad
esse dette il nome di idrospire; Ludwig (2) molti anni or sono osservava che
fra le incertezze che si hanno sulla struttura dei Blastoidi poteva dire anche la
sua opinione e percio credette che le idrospire e gli spiracoli per la loro
posizione fossero omologlii alle borse delle Ophiura. A tale supposizione di
Ludwig si associarono Etheridge e Carpenter (3).
Avendo io in questi ultimi anni portato le mie indagini sullo sviluppo
(1) Notes on the structure of the Crinoidea, Cystoidea and Blastoidea: American Journ. of Sc.
and Arts. 1870.
(2) Beitrage zur ADatomie der Ophiuren: Zeit. f. -wis. Zoologie, 1878.
(3) Catalogue of the Blastoidea in the Geological Departement of the British Museum, London, 18?6.
- 24 -
dei Crinoidi, ho potuto osservare alcuni fatti i quali rischiarano molto la
tanto dibattuta quistioue. Nella larva di Antedon da poco fissata in un primo
raomento si osserva che il poro madreporico primario del canale petroso in-
cluso nel tegumento, si oblitera, cosicche in questo stadio I'apparato acquifero
forma un sistema perfettaraente chiuso. Nell'ulteriore sviluppo pero la comu-
nicazione di questo apparato con resterno si ristabilisce, mediante un tubo
che per un'invaginazione ectodermica si forma nel medesimo posto del canale
madreporico primitjvo obliterato. Seguendo ancora lo sviluppo della larva, si
osserva che, quando incominciano ad apparire le braccia, il cerchio acquifero
forma in ciascun tratto interradiale un canale petroso interno il quale si
apre nella cavita generale del corpo. In rapporto a tali nuove formazioni ma-
dreporiche nella parete corrispondente dell' integumento, sempre per invagi-
nazioni dell'ectoderma si formano nuovi tubi che mettono in comunicazione
la caviti generale del corpo con I'esterno. In questo stadio nella parete di
ciascun interradio e un tubo, di cui 4 sono disposti simmetricamente fra loro,
mentre quello dell' interradio anale, come si osserva anche nei Blastodi, e
asimmetrico, perche spostato dal passaggio dell'apertura anale sulla superfi-
cie orale della larva.
In seguito i canali idroporici ectodermici aumentano di numero, di guisa
che la superficie orale del disco di Antedon adulto si mostra quasi tutta cri-
vellata.
Avendo accennato alle fasi evolutive dell'apparato madreporico di Antedon,
fo subito osservare che senza alcun dubbio le idrospire del Blastoidi sono
anche di origine ectodermica, sviluppandosi come approfondamenti della pa-
rete del corpo e precisamente di quelle porzioni che sono negli interradii,
come nelle larve dei Crinoidi.
Per convincersi di ci6 basti confrontare le figure di Rose, di Etherige e
Carpenter, le quali rappresentano sezioni di Blastoidi.
D'altra parte io fo considerare che mentre nelle larve di Antedon, in un
primo stadio (stadio di Cistide) si sviluppa una gonade che poi si atrofizza,
in uno stadio successivo attorno I'esofago della larva si forma un cordone ge-
nitale ; cosicche per alcuni caratteri, come tubi ectodermici, cordone genitale
periesofageo, puo dirsi che esso passa alio stadio di Blastoide. In base a tali
constatazioni io credo si possa afifermare che in origine le idrospire e gli
spiracoli corrispondenti dovevano essere una dipondenza del sistema acqui-
fero, mentre in seguito si sono adattati ad altre funzioni, fra cui quella di
servire come via di uscita dei prodotti sessuali. Nei Blastoidi, infatti, man-
cando le braccia con le pinnule corrispondenti dove, come nei Crinoidi, ma-
turano le cellule sessuali dei cordoni genital) che, come si sa, penetrano in
quelle, e necessario ammettere che i prodotti sessuali venivano a maturita
neU'interno del calice e propriamente nei cordoui genitali periesofogei.
Tali constatazioni rendono anche evidenti le affinity tra i Blastoidi, i
Crinoidi e gli Ofiuroidi, i quali sono anche forniti di invaginazioni ectoder-
miche interradiali, denominate le borse, nella cui corrispondenza vengono
a maturita le cellule sessuali del cordone genitale.
Ghigi A. — II nidamento della Tiedemannia neapolitana Van. Ben.
II nidamento fu deposto il giorno 10 ottobre, nelle prime ore del pome-
riggio, da un esemplare pescato nel golfo di Napoli e favoritomi dal dottor
^ ^6 -
Salvatore Lo Bianco per osservarne I'organizzazione : essendo ancora scono-
sciuto, ho pensato fame oggetto di una comunicazione all'attuale adunanza
dell'Unione Zoologica.
Ha forma di un cordone gelatinoso, piu volte ripiegato su se stesso, a
guisa di matassa aggrovigliata in tal raodo da dover rinunziare a qualunque
idea di distrigarla, per procedere ad una misurazione diretta della sua lun-
ghezza. Tale misurazione e resa difiBcile anclie dal fatto che la massa gelati-
nosa ha la propriety di appiccicarsi agli oggetti coi quali venga a contatto,
in maniera da rompersi o deformarsi se si voglia cei-care di staccarnela. E
dunque difficile dire se il nidamento sia attaccato ad un oggetto in tondo
al mare a mezzo di un peduncolo gelatinoso, come accade per altri pteropodi,
o se si appiccichi ad un galleggiante qualunque. Quest'ultima ipotesi mi sem-
bra piu probabile.
Dai calcoli approssimativi che ho potato fare, risulterebbe una lunghezza
totale che pud variare da un metro ad un metro e mezzo.
II colore generale 6 giallo ambraceo, trasparente, ben diverso da quello
che si osserva per certi opistobranchi, come Aplysia e Philine, nei quali la
colorazione e decisamente opaca. II colore e tuttavia dovuto al solo vitello
delle uova, mentre il nidamento e ialino, intensamente colorabile col carmi-
nio boracico, coll' emallurae e coll'emacalcio.
E' eccessivamente contrattile : il percorso del cordone gelatinoso conte-
nente in serie le uova, compie una doppia spirale allungata. La prima, nel cui
passo sono contenute 4 o 5 uova, ha le spire strettamente avvicinate, I'al-
tra e a spire piu ample, chiaramente distinte ad occhio nudo, nel cui passo
si contano dalle venti alle ventisei uova. La lunghezza del passo della spirale
piu ampia misura circa 30 millimetri.
Le uova sono sferiche ; misurano mm. 0,08 a mm. 0,11 di diametro; sono
colorate, come ho detto, in giallognolo e sono contenute in una capsula, pure
sferica e trasparente del diametro di mm. 0,14 a mm. 0,16.
La capsula aderisce quasi sempre all'uovo in un sol punto : essa e poco
resistente ed il contorno chiaramente visibile soltanto a fresco, oppure trat-
tando con acqua un pezzo di nidamento gii fissato. I vari fissativi da me
adoperati, come alcool, sublimato e subliraato acetico, contraendo in parte
la capsula ed in parte la gelatina del nidamento fino al reciproco contatto
delle uova, ne confondono il contorno con quello del vitello.
Sopra sezioni trattate col carminio boracico, la capsula si confonde col
nidamento ; il suo contorno si avverte in quanto costituisce il limite di una
zona incolora intorno al vitello.
Nella Tiedemannia e negli altri pteropodi, dei quali fino ad ora son noti
i nidamenti, mancano i bozzoli frequenti invece negli opistobranchi. Ai boz-
zoli di questi ritengo corrisponda esattamente la capsula involgente ogni
singolo uovo di pteropode : ho potuto almeno constatarne I'assoluta identita
di forma e di struttura con quella della Philine aperta, ove trovasi in gene-
rale un sol uovo, ma spesso due e qualche volta piu.
Non e il caso di descrivere qui la struttura intima del vitello, di cui gii
si occup6 il Fol (*), struttura identica a quella del vitello di parecchie famiglie
(') Sur le d^veloppement des Pteropodes : Coraptes Renaus des stances de TAcadi'mie des Sciences
1875.
M. Z. — Suppletnento. 4
- 26 -
di gasteropodi (Trlnchese) (*). Le mie osservazioni hanno avuto luogo circa due
ore dopo la deposizione delle uova: non ho potuto mettere in evidenza nucleo ne
raembrana vitellina, anclie adoperando sostanze coloranti decisamente nucleari
come I'emallurae. Cio coinciderebbe coiraffermazione del Fol, il quale scrisse
che il vitello dei pteropodi, dopo la fecondazioue, e sprovvisto di membrana e
di nucleo, il quale apparisce soltanto dopo I'emissione della vescicola diret-
trice.
II numero delle uova contenute nel nidaraento ascende a circa 20,000.
Passero adesso in rassegna i pochi nidamenti di pteropodi conosciuti per
trarne alcune considerazioni generali.
Kig. 1 . — Tratto di nidameuto di Tiedemannia. II contorno delle uova non 6 uniforme per indicare
che esse nou sono tutte sullo stesso piano. Le linee punteggiate indicano 11 percorso del cordone
mucoso.
Innanzi tutto accennero che gli autori sono concordi nell'ammettere che
i pteropodi depongono le loro uova sul far della notte, la qual cosa e con-
fermata per la Hyalea tridentata dalla lunga esperienza del cav. Lo Bianco.
La Tiedemannia invece depose sul mezzogiorno o poco dopo. E,imarrebbe a
stabilire se cio accada normalmente o se la deposizione sia stata affrettata
dalle condizioni anorraali dell'ambiente. Forse e piu facile sia stato cosi, per-
ch6 I'animale dopo la deposizione mori e le uova che io conservai nel loro
eleraento, nou si svilupparono.
Fig. 2. — Uovo di T. neapohtana.
Fra i Gimnosomi, il Carazzi (-) descrisse il nidamento del Pneumodermon
mediterraneum Van Ben., a forma di sfera mucosa di circa U cm. di diametro,
(^) I prinii niotnenti deU'evoluzione nei mollusohi : Atti della H. Accadeinia dei Liocei, 18S0.
O Anat. Anz., XVII Bd., 1900.
- 27 -
perfettamente trasparente e nella quale sono immerse le uova, ognuna delle
quali e circondata da una capsula trasparente. Anclie il vitello e trasparente
ed incoloro.
II Knipowitsch nel suo lavoro suUo sviluppo della Clione Umacina (*) dice
che questo animale depone le uova in un grosso aramasso gelatinosodi almeno
4 cm. di diametro. Anche qui le uova che misurano un diametro di 0,12 mm.,
sono circondate da una capsula resistente di forma ovale, il cui asse lungo
misura 0,21 mm. ed il corto 0,16.
Fra i Tecosomi, il Lo Bianco nelie sue « Notizie riguardanti specialmente
il periodo di maturita sessuale degli animali del golfo di Napoli » (^), descrive
il nidamento di Hyalea tridentata Lam. formato da 3 o 4 mucchietti gelatinosi,
contenenti uova, riuniti fra loro da un cordoncino della stessa massa, nella
quale pure sono contenute uova.
Considerando che il numero dei generi di pteropodi conosciuti e piuttosto
ristretto, non posso essere accusato di mania di generalizzare se affermo che
si debba considerare come tipico pei Gimnosomi il nidamento sferico e come
tipico pei Tecosomi il nidamento allungato o cordiforme.
Fra questi ultimi tuttavia il nidamento dei Cavoliniidae rappresenterebbe
uno stadio di passaggio fra quello dei Gimnosomi e quelle dei Cymbulidae.
Vinciguerra. — Sulla presenza del Salmo macrostigma, A. Dum. nelle paludi
Pontine.
Nelle acque del piccolo laghetto posto presso le rovine della medioevale
citta di Ninta, ai piedi dei monti Lepini, e in quelle del fiume Sisto che vl si
origina e che dopo avere attraversato le paludi Pontine va a gettarsi in mare
a poca distanza da Terracina, vive, piuttosto abbondante, una trota. Gia pel
solo fatto della sua esistenza in acque che scorrono ad altitudine cosi poco
considerevole, questa trota si distingue da tutte le altre del continente ita-
liano e si avvicina a quella di Sardegua che, come ho potuto constatare, %'ive
anche a livello del mare.
Questa trota di Sardegna, benche indicata in varii elenchi di animali di
quest'isola coi nome di Salmo fario, si distingue bene da questo ed e invece
riferibile al ^. macrostigma descritto da A. Dumeril nel 1858 sopra esem-
plari del torrente Ned el Abaich, dei monti della Cabilia. La identita di questa
trota algerina con quella sarda, ed anche con quella che si trova nei fiumi
della regione orientale della Sicilia, fu gia da me affermata nella mia E,ela-
zione intorno alia pesca di acqua dolce e di mare in Sicilia (■') e la vidi con
piacere recentemente confermata dal Boulanger (''). Di questa forma e sopra-
tucto caratteristica la colorazione a grandi macchie nere, delle quali una quasi
costante mentesulla regione opercolare.
Altro carattere assegnato dagli autori e quello del piu ristretto numero
di appendici piloriche cho nel macrostigma non supererebbero quello di 31.
Questa stessa colorazione si riscontra negli esemplari di Ninfa, nei quali
pero il numero delle appendici piloriche puo superare quello assegnato al
0) Biologisches Cenlralblalt, 11 Bd. 1S91.
(=) Milth. Zool. Slat Neapel, 13 Bd., 1899.
(') Boll. Noliz. Agrar., Agosto 1896.
[*) On the occurrence of Halmo macrostigma in Sardinia; Ann. Mag. N. 4. (7) Vol. S, 1901.
- 28 -
macrostigma avendovene io constatato sino a 37, ma restando per sempre in-
feriore a quelle di 38-47 indicate da Giiiither come minimo del suo Salmo
fario auso7iii, cui si dovrebbero riferire le trote italiane. Inoltre in tutti gli
esemplari di macrontiyma da me esaminati maucano le traccie dei punti
rossi che sono sempre piu o meno visibili nei fario, specialmente in quelli
provenienti da acque correnti.
Io non oso atfermare che il macrostigma debba effettivamente conside-
rarsi come specie distinta del fario, tanto piu sapendo che alcuni ittiologi,
come per esempio Io Smitt, non vorrebbero neppure ammettere la differenza
specifica fra trota e salmone. Ho ritenuto pero iion scevro di interesse il se-
gnalare la presenza di una forma cosi notevole come il *S^. macrostigma in
una loealita che sembrerebbe cosi poco atta alia vita delle trote come le pa-
bidi Pontine. Questo fatto viene inoltre a costituire una analogia faunistica
tra la zona marittima del Lazio e la Sardegna, come la presenza, per esempio,
dei Ghamaerops sul monte Circeo ne costituisce una floristica.
Aggiungero da ultimo che Io studio delle forme di trote italiane, pel quale
vado da lungo tempo radunando materiale, e reso quasi necessario dal diffon-
dersi delle operazioni di ripopolamento dei nostri corsi d'acque con trote, ge-
neralmente importate da regioni alpine, talche fra qualche temijo sarebbe im-
possibile riconoscere le forme realmente indigene.
Emery osserva che tra le formiche italiane, una forma iieW Aphaetiog aster
testaceo-pilosa sottosp. spinosa Emery della Sardegna trovasi a Pisa ed altra
affine nel Lazio e nell' Umbria.
Chiappi. — Sopra una forma ibrida di Ciprinide esistente nei laghi di Va-
rano e Monate.
Nei piccoli laghi di Varano e Monate, appartenenti al bacino del Verbano
esiste una forma di Ciprinide, chiamata volgarmente Leppe, forma che presenta
alcuni caratteri dello Scardinius erythrophthalmus (L.) ed altri del Leuciscus
aula Bp., ma senza che io I'abbia potuta riferire ad alcuna di queste due
specie ne ad altre descritte, di cui non ho trovato cenno in alcun lavoro
ittiologico e che ritengo ibrida fra le suddette due specie.
Debbo alia cortesia del signer Ing. Besana di Cernobbio il possedere un
buon materiale di Ciprinidi di quei due laghi e di altri vicini, che si com-
piacque inviare alia R. Stazione di Piscicoltura di Roma.
I Leppe osservati presentano una lunghezza massima (misurata dall'apice
del muso al margine dell'ultima squama della linea laterale) compresa tra
quella dello Scardinius erythrophthalmus e quella del Leuciscus aula.
L'altezza massima espressa in 360 ""^ e compresa fra gli ^'^/gg^ e '""/ggo della
lunghzza massima.
Questo valore e notevolmente minore <li quello che presenta Io S. ery-
throphthalmus che varia da ^"^/ggo e "^/seo e quasi eguale a quello del L. aula
della stessa loealita che varia da ^^/jgo © ^^/seo •
La mandibola sorpassa un pochino in avanti gli intermascellari, ma non
quanto nello S. erythrophthalmus.
Lo squarcio della bocca e obliquo ma non quanto in quest'ultimo, pur
differendo dal L. aula nel quale esso e quasi diritto.
Si hanno tre serie di squame tra le pinne ventrali e la linea laterale e
otto fra questa e la serie impari di squame sul dorso (8-1-3).
- 29 -
Anche nelle specie originarie al di sopra della linea laterale se ne hanno
da 7 a 8 serie e al di sotto da 3 a 4. Tn esse la linea laterale presenta uu
numero di squame minore che nei Leppe, nei quali se ne hanno da 43 a 45,
(ossia da 5 a 7 in piu).
Le squame per forma e grandezza sono piu somiglianti a quelle del L. aula.,
avendo i due diametri (longitudinale e trasversale) pressoche eguali, mentre
nello S. erythrophthalmus esse sono piu lunghe clie alte.
L'origine della pinna dorsale e un poco indietro alia inserzione delle ven-
trali, nello S. erytraphthalmus, invece e molto piu indietro e nei L. aula precisa-
mente al di sopra del primo raggio di queste.
L'anale ha origine dietro la perpendicolare abbassata dall'ultimo raggio
dorsale non molto diversamente dal L. aula, meutre nello S. erytrophthalmus
molto piu indietro.
Essi presentano il ventre dietro le pinne ventrali leggerraente compresso
all'orlo, come avvieue nello S. erythrophthalmus ma assai meno spiccatamente.
11 colore dei Leppe e bianco argentioo a riflessi azzurrognoli sul dorso.
I denti faringei sono distintamente seghettati ed uncinati e disposti in
due serie in un lato 5 e 3, nell'altro 2 a 3 e 4 a 6, come nello S. erylhrophthalmus,
il quale pero presenta costantemente in ambo i lati 5 denti nella serie esterna
e 3 nell'interna. Nei L. aula invece sono 5 per lato e in una sola serie.
II numero dei raggi delle pinne e rappresentato nei seguente schema :
Dorsale Pettorali Ventrali Anale
Leppe 'U^% V,5-Vn Vo l''~'j''
S. erythrophthalmus Vg Vie — Vit Vs "/lo — ^/u
L. aula */g a ^/j^ Vis — Vie V9 — Vio ^U — ^/lo
Eiepilogando : nei Leppe, I'altezza del corpo, la forma e posizione della
bocca, la posizione della pinna dorsale, il numero dei raggi delle pinne pari e
della dorsale, e direi quasi la fisionomia dell'animale si presentano come ca-
ratteri intermedii fra S. erythrophthalmus. e L. aula.
Al contrario i denti faringei e la forma del ventre somigliano piu a quello,
mentre il profilo del dorso e la posizione della pinna anale e assolutamente
come nei L. aula.
Questa fusione dei caratteri di S. erythrophthalm.us (L.) e L. aula Bp. mi
ha convinto trattarsi di un ibrido fra questi due, piuttosto che di una specie
particolare. Ne e da stupire che di questo ibrido non sia stato ancora accer-
tato la presenza nei laghi Maggiore e di Como, poiche la vastita di questi
bacini deve necessai-iamente diminuire la facilita di incontro dello S. ery-
throphthalmus con il L. aula.
Prima di decidermi pero a ritenere i Leppe come forma ibrida tra le sud-
dette specie mi venne il dub bio che in luogo del L. aula, come una delle spe-
cie originarie dei Leppe vi fosse lo Squalius cavedanus Bp., ma esclusi ben
presto questa supposizione, perche questo manca nei Lago di Moaate (come
mi e stato assicurato dal sig. ing. Besana, persona competente e pratica del
luogo) ed anche per differenze troppo notevoli che vi riscontrai.
I Leppe da me studiati presentano organi sessuali normali e prodotti
sessuali in via di maturazione, pero non e accertato che essi si riproducano
benche cio, pur effettuandosi, non basterebbe ad escludere I'ipotesi che essi
siano una forma ibrida, poiche I'ibridismo nei pesci non esclude la possibilitu
della riproduzioue per qualche generazione, come e stato gia uotato da alcuni
- 30 -
ittiologi. L' ibridismo nei Ciprinidi e comunissiino: molte di queste forme fu-
rono infatti descritte come specie distinte come il Leuciscus affinis (Cuv. VaL),
L. huggenhagii Cuv. Val., L. dolabratus Holdr. Ho creduto di prendere in con-
siderazione questa forma perche e raro se non unico il caso di un ibrido di
pesci, cosi abbondante in una locacalita da avere avuto anche un norae volgare.
Monticelli e Lo Bianco — Su la probabile larva di Aristeus antennatus
Risso. [Legge Ghigi per gli Autori assenti].
II « Puritan » — nave con la quale nolla scorsa primavera il sig. F. A.
Krupp lia proseguite le pesche pelagiche abissali nel goifo di Napoli, ini-
ziate nella primavera del 1901 con il « Maja* (*) — pescando col grande « ber-
tovellos nelle vicinanze di Capri, raccolse nella rotata 31 (per la quale si fi-
larono m. 1300 di cavo) una caratteristica larva misidiforrae di Peneide. Que-
sta difierisce da tutte le altre da noi finora studiate nel golfo di Napoli e
non puo neppure rifersi ad alcuna delle serie larvali di quelle specie di peneidi,
che non ci e riuscito ancora di completare, come le altre {Sicyo?iia, Amalo-
penaeus, Solenocera, Penaeus memhranaceus ecc.) delle quali abbiamo data co-
municazione nei precedenti convegni di Bologna e di Napoli. (^)
Questa nuova larva misura 10 mm. in lunghezza, e moltoallungataeslanciata
e si lascia subito riconoscere per il grande sviluppo del ventaglio codale, che
e molto largo ed assai vivamente colorato. Nella fades generale essa, come
nel colorito, ricorda molto le larve di P. rnembranaceus ; ma da queste facil-
mente si distingue, oltreche per la grandezza e la forma del ventaglio codale,
ancbe per molte altre caratteristiche differenziali dai corrispondeiiti stadii
misidiformi di P. membra aaceus : fra le quali subito colpisce la eguaglianza
delle spine dorsali dei segmenti addominali, che si trovano dal 2-5, e per la
piccolezza di quella del 6 segmento, lunghissiraa e forte, invece, in P. mem-
branaceus. (^) Lo scudo dorsale e relativamente breve, rispetto alia lunghezza
totale del corpo e ricorda, visto dal dorso, nel suo insieme grossolanamente
j'aspetto di una tiara : esso ha un rostro, molto largo alia sua origine dallo
scudo dorsale, i-obusto e dritto, appena ricurvo in sotto all' apice e molto
lungo, che sorpassa il terzo articolo delle antennule raggiungendo la meta
circa della lunghezza dei flagelli di queste. Nella sua larga base presenta,
dorsalmente, due forti e brevi spine rostrali, e da ciascun lato del rostro si
origina, dal margine anteriore dello scudo, una spina che presto si divide in
due rami come due cornetti (spina orbitale) : distinta e la spina antennu-
lare e bene sviluppata la spina laterale. L' addome presenta, inoltre, molto
evident! in tutti i segmenti, e descrescenti in lunghezza dal 1 al 5, le spine
ventrali : lunghissima e quella del primo, ricurva, falciforme con punta in
sotto ; piu breve della meta circa, e la secouda a cornetto e con punta in
alto ; della stessa forma e la terza, ma della seconda assai piii breve; a punta
ricurva in sotto, come piccoli artigli, sono la quarta e la quinta. II sesto seg-
mento addominale e molto lungo e relativamente esile ; posteriormente al-
(1) Lo Bianco S. — Le pesche pelagiche abissali eseguite dal « Maja n nelle vicinanze <\\
Capri: 3IiUh. Z. St. Neapel, 1 :> Brl. I'JOJ.
(2) M 0 n t i c e 11 i F r . S a v . e L o B i a n c o S . — Su i peneidi del Golio di Napoli : [Kend.
Convegni della U. Z. I. di Bologna (1000) e di Napoli (l^Ol)] : Monil. Zool. Ikil. Anno ,'^ Supp.
ed Anno. 12, N. 7-8.
(*J Rend. Con v. Napoli. p :^6.
- 31 -
qnanto allargato si termina, dorsalmente, in una forie e breve spina adunca,
gia ricordata, ed in due robuste e tozze spine laterali e due altre ventrali
alquanto piu lungbe : lungo la sua faccia ventrale presenta delle piccole spine,
II telson, ristretto alia sua origine dal sesto segmento e della larghezza di
questo, si slarga presto gradatamente a ventaglio: il margine posteriore
presenta una larga insenatura a V molto aperto, come una forca, e si termina,
ai due estremi, in due forti e robuste spine accompagnate esternamente ed
internamente da piccole spinuzze cbe rivestono pure tutta I'insenatura sudde-
scritta: due acute spine si osservano lungo i suoi margini laterali, nel terzo
posteriore. Brevi ed esili rispetto al telson sono gli uropodi molto divaricati
fra loro e dal telson; essi nel loro insieme come sono disposti ed inseriti
ricordano alia grossa I'aspetto delle ali di un nevrottero.
II corpo della larva 6 semitrasparente : il tubo digerente nei segmenti ad-
dorainali traspare di color rosso intenso misto di verde cupo; colorito che si
accentua nella regione gastro-epatica, mentre anteriormente ricompare piu
viva la colorazione rosso carico della massa del corpo. Di color rosso vivo
sono tinti gli articoli terminali delle antennule ed i flagelli di queste, come
I'estremo delle squame delle antenne : dello stesso colore si mostrano mac-
chiati i peduncoli oculari e le estreraiti delle appendici toraciche (pereiopodi).
Altra gradazione di rosso e quella che mista di giallo colora in maniera vi-
vace e brillante la base e la forca terminale del telson come Testremit^ degli
uropodi.
Alia stessa serie della larva ora descritta, deve riferirsi pure un'altra
larva di peneide, assai piu giovane, anche raccolta dal « Puritan* nelle adia-
cenze di Capri, pescando col grande bertovello (retata 27; 1200 m. di cavo fi-
lato). Questa larva e uno stadio di Zoea nella quale il ventaglio codale non
ha raggiunto il suo completo sviluppo. Anche essa molto ricorda stati corri-
spondenti della serie di P. membranaceus, ma se ne distingue per la forma
dello scudo dorsale e del margine anteriore di questo, nonche per la forma e
lunghezza della spina anteriore (rostro) che raggiunge e sorpassa in lunghezza
le antennule. Le spine dorsali dei segmenti addominali dal 1-5 sono tutte
uguali in lunghezza: manca quella dorsale del 6 segmento gi4 cosi sviluppata
nelle corrispondenti zoea di P. membranaceus.
Per esclusione, tenuto conto della lunghezza e dell'aspetto generale del
rostro e di altre caratteristiche generale dello stadio misiforme ci sembra di
poter concludere che questa nuova serie larvale, ora studiata, sia, con molta
probabilita, da riferirsi aAVAristeus antennatus Risso, specie che vive a grandi
profondita nel mediterraneo e fa da noi identificata in altra nostra comuni-
cazione {Penacus foliaceus = Aristeus antennatus) (*).
Se le ulteriori ricerche ci permetteranno, completando la serie larvale,
di ottenere la trasformazione della forma di Mysis in quella adulta potremo,
confermando la nostra ipotesi odierna, stabilire cosi anche la serie di sviluppo
di un'altra specie di Peneide del Golfo di Napoli, la quinta delle sette forme
di questo gruppo finora conosciute del Golfo di Napoli.
(') MoDticelli e Lo Bianco. Rend. Conv. Napoli, loc. cit. p. 36.
- 32 -
La sera i congressisti si recarono in Campidoglio ad un ricevimento of-
ferto dal Municipio di Roma.
Sabato l" Novembre.
Nelle ore antimeridiane i Congressisti si recano a visitare i Monumenti
e le Gallerie.
Seduta pomeridiana.
(Anfiteatro dell'Istituto Anatomico)
II Presidente invita il prof. Romualdo Pirotta a fare I'annunziata sua con-
ferenza sul tema :
La doppia fecondazione nelle Angiosperme (Metasperme). (').
II Prof. Pirotta comincia col ricordare quale fosse, fino a pochi anni or
sono, lo stato delle conoscenze intorno alio studio morfologico del processo
della fecondazione nelle Angiosperme o Metasperme, cioe nelle p.ante attual-
mente piu evolute. Si ammetteva che il tubo pollinico penetrasse nell'ovulo
e arrivasse al sacco embrionale per la strada segnata dal micropilo e dal ca-
nale micropilare ; che a raaturanza conteneva due cellule sessuali maschili
che venivano versate nel sacco embrionale ; che la costituzione di questo pro-
veniva dalla segmentazione di un nucleo primario in modo che a matura-
zione il sacco embrionale contiene una triade polare colla oosfera o cellula
ovo, una triade antipoda e due nuclei polari che unendosi danno il nucleo
secondario del sacco embrionale; che mentre uno degli elementi sessuali ma-
schili si unisce alia oosfera fecondandola e dando origine quindi all'embrione,
il nucleo secondario del sacco embrionale si segmenta e da origine di regola
^ad un tessuto oraogeneo, I'albume, ricco di materiali nutritizi, il quale presto
o tardi pero scorapare, perche riassorbito in seguito a utilizzazione da parte
dell'embrione.
Le cose sono alquanto mutate oggidi e per riguardo alia penetrazione
del tubo pollinico, e per riguardo alia sorte del secondo elemento sessuale
maschile.
Si e infatti trovato che diverso puo essere il percorso del tubo pollinico
e che la sua penetrazione puo aver luogo o per I'apice morfologico dell'ovulo
(acrogamia) sia esso pervio, cioe fornito di micropilo (porogamia) o impervio
cioe senza micropilo (aporogamia), ovvero per la base morfologica dell'ovulo
(basigamia) o ancora per un tratto dell'ovulo che stia tra I'apice e la base
(mesogamia).
Quasi contemporaneamente poi Nawaschin (1898) e Guignard (1899) sco-
privano che il secondo degli elementi sessuali maschili versati dal tubo pol-
linico nel sacco embrionale copula e si fonde piu o meno rapidamente coi nu-
clei polari, quindi col nucleo secondario del sacco embrionale. Dalla prima
unione si ha come prodotto I'embrione, dalla seconda I'albume.
Queste scoperte permetterebbero di fare molte e importanti considera-
zioni specialmente mortologiche e filogenetiche ; ma il Prof. Pirotta si limita
a trattare un solo punto, che k pero essenziale, il significato cioe dei due
processi di unione dei nuclei sessuali maschili.
(*) Riassunto dell'A.
- 33 -
La teoria esposta da Lemonnier prima della scoperta di Nawaschin
e di Guignard, die cioe I'unione dei due nuclei polari fosse da considerarsi
un atto sessuale o che quindi I'albume fosse da ritenersi un secondo embrione
bench6 modificato, cadde perche insostenibile. Dopo pero la scoperta dell'uf-
ficio del secondo elemento sessuale maschile, I'idea di un secondo process©
di fecondazione nel sacco embrionale delle Angiosperme torno a presentarsi,
appoggiata anche dalle omologie fra gli elementi che copulano e si fondono.
Si sostenne dunque che nolle Angiosperme ha luogo una doppia fecondazione
con produzione di due embrioni, I'uno normale, I'altro diverso dal normale.
Si e pero obbiottato che nel caso della fecondazione della cellula ovo che
dara per efPetto lo sviluppo deU'embrione, due cellule sessuali si uniscono,
due nuclei si fondono, il maschile ed il femminile ; mentre, nel caso della
fecondazione del nucleo secondario, I'unione si compie fra tre cellule, la fu-
sione fra tre nuclei, perche il secondo nucleo maschile o si unisce prima col
nucleo polare superiore e poi entrambi si uniscono col nucleo polare inferiore,
o si unisce ai due nuclei polari dopo che hanno formato il nucleo seconda-
rio del sacco embrionale. Si e quindi chiesto se la doppia e la tripla unione
siano da ritenersi entrambi veri atti fecondativi.
II processo della fecondazione, che nella sua essenza e lo stesso nelle
piante e negli animali, presenta due momenti essenziali e successivi, cioe
unione materiale di elementi organizzati appartenenti alle due cellule geni-
trici con conseguente combinazione dei caratteri dei due parenti (fecondazione
generativa di alcuni) e 1' insorgere di uno stimolo di accrescimento, venga
esso dai centrosomi o dal citoplasma, che da impulso ad uno ulteriore svi-
luppo del prodotto dell'unione sessuale.
Ora questi due momenti sono manifesti anche nel caso dell' unione del
secondo elemento sessuale maschile col nucleo secondario del sacco embrio-
nale, e i due atti essenziali si compiono anche in essa. E' certo che e accom-
pagnata da uno stimolo di accrescimento, perche, avvenuta I'unione, il pro-
dotto si segmenta molto rapidamente. Ed ha anche luogo la combinazione dei
caratteri dei parenti, come ce lo dimostrano le esperienze di De Vries, Cor-
rens ed altri, suUe Xenia ad es. iel Mais, ottenendosi incroci e prodotti ibridi
con caratteri comuni o misti, tra due forme o varieta che differiscono per i
caratteri dell'albume (colore, natura del contenuto), cioe di parti non appar-
tenenti all'embrione.
I due processi sembrerebbero dunque corrispondenti. Siccome pero lo svi-
luppo del corpo sorto dalla unione dei tre nuclei non d^ luogo alia forma-
zione di un embrione normale, che presenti gli stadii dello sviluppo ontoge-
netico, bensi ad un albume, che presto o tai-di e consumato dall'embrione
che si sviluppa, sorge spontanea la questione del significato che puo avere
il terzo nucleo nel processo della seconda fecondazioile. II prof. Pirotta, rias-
sunte le diverse opinioni, accenna a questo riguardo ad una possibile analo-
gia tra questo fatto e il processo di polispermia osservato in alcuni animali,
ed alia possibility che I'albume rappresenti un caso di degenerazione deter-
minate appunto dall' intervento del terzo nucleo, il quale forse entrerebbe nel
secondo embrione per arrestarne lo sviluppo e per assicurare lo svolgimento
del primo.
Conclude che questi problemi importanti per la biologia attendono la loro
soluzione non soltanto dall'opera dei botanici, ma anche da quella dei zoologi,
M. Z. — Suppleinento. 4
- 34 -
Grassi lamenta I'assenza di Berlese e domanda alcuni schiarimenti.
Enriques chiede se negli incroci di variety, nei quali mancano i fenoraeni
di ibridismo nell'endospernia, manchi anche la pseudofecondazione della se-
conda cellula germinale maschile.
Pirotta deplorando egli pure I'assenza di Berlese risponde a Grassi che
finora non si e potuto che in pochissimi casi, nelle fanerogarae, fare osserva-
zioni ed esperienze di fecondazione entro I'ovulo e nel canale erabrionale. Ad
Enriques risponde che finora lo studio accennato fu fatto nel raais e che
e stato iniziato pero per altri casi analoghi.
II Presidente da la parola ai socii per la continuazione delle
Comunicazioni scientificlie.
Foa. — Std Citoryctes vaccinae.
Espone i risultati di lunghe ricerche eseguite nel lab oratorio del profes-
sor Grassi, sotto la sua direzione, intorno alia natura dei Citoryctes vaccinae.
Conchiude che tali corpuscoli, per le loro proprieta non possono ritenersi es-
sere vivi.
Monti osserva che la comunicazioue della signorina Foa ha fatto conoscere
dei fatti nuovi molto interessanti in se stessi per la spiegazione delle altera-
zioni prodotte dal vaccino. Bileva tutta la portata di queste ricerche, ma non
crede che dalle medesime si possa concludere negando la natura parassitaria
dei corpuscoli del Guarnieri. Ha avuto occasione dieci anni fa di studiare
dette formazioni specialmente nel vaiuolo umano e nella cornea di coniglio
iniettata con quello. Nei corpuscoli endocellulari si puo ravvisare un nucleo
centrale colorabile in verde (liq. Biondi) ed un alone periferico colorato in
rosso: con I'ematossilina ferrica e la f'ucsina acida si puo avere nucleo az-
zurro e alone rosso.
Inoltre in taluni elementi si possono trovare delle forme a rosetta, che
non si possono altrimenti spiegare che come forme in via di segraentazione.
Sono forme assai piccole, ma estremamente regolari, suUe quali richiama la
attenzione della signorina Foa. II fatto dimostrato dalla signorina Foa della
resistenza del « virus » nel materiale profondamente alterato con I'essicamen-
to ecc. ecc, e molto interessante ma non basta ad accertare che i Citoryctes
non danno forme cistiche e percio non sieno parassiti. Forse le forme dure-
voli dei Citoryctes sono rare e non dimostrabili cogli attuali metodi di ricei'ca,
come non lo sono quelle dei bacilli tubercolari nei tubercoli anatomici.
La questione pertanto ha fatto un passo innanzi, ma non e per I'oratore
definitivamente risolta.
Grassi, o con esso la Foa, ritengono che se certe figure fanno pensare ad
un essere risultante di nucleo e protoplasma, molte altre dimostrano che que-
sta ipotesi non e accettabile. Essi escludono la formazione di spore durature,
avendo seguito passo per passo il destino dei Citoryctes nei materiali in cui
sopravvivono. Essi hanno cercato molte volte le figure regolari a rosetta de-
scritte dal Monti nel 1892, ma non le hanno ritrovate. Vedranno molto vo-
lentieri il preparato del Monti in proposito per meglio intendersi.
- 85 -
Marucci. — Nota preliminare sugli Idracoidi del lago di Gnstel Gandolfo.
Nelle ricerche fatte per la conoscenza degli Acari italiani le forme piu
trascurate sono state quelle appartenenti alia famiglia degli Idracnidi. Infatti
nell'opera del Berlese e nella monogralia del Canestrini sono indicati pochi
generi con poche specie. II progredire delle ricerche limnologiche nou ha por-
tato sinora aumento alia conoscenza di questa famiglia, poiche le specie che
vi appartengono non sono pelagiche e solo il ben conosciuto Atax crassipes,,
Miiller si ritrova nei laghi a qualche distanza dalla sponda, ma deve essere
ascritto a quelle forme che Pave si ha chiamato tico pelagic he. D'altro canto
le specie d'Idracnidi conosciute di altri paesi sono numerosissime ed anche
dopo la pubblicazione della classica monografia del Piersig sugli Idracnidi
della Germania se ne descrivono ogni giorno nuove specie per opera dello
stesso Piersig, del Kramer, del Koenike e di altri acarologi tedeschi.
In tanta abbondanza di forme mi sembrava impossibile che solo in Italia
esse avessero ad essere in numero cosi limitato e pero dietro il consiglio del
prof. Vinciguerra mi sono deciso a ricercarle nei laghi della provincia ro-
mana, dove sinora non era indicato che il solito Atax crassipes Miiller per il
lago di Castel G-andolfo da Pavesi, per quello di Nemi da Rizzardi e per
quello di Bracciano da Losito. Le mie indagini non riuscirono infruttuose
perche malgrado esse siano incominciate da pochi mesi ho gik potuto costa-
tare la presenza di parecchie specie riferibiii ai generi Atax Bruzelius, Co-
cleophorus Piersig, Gurvipes Koenike e Limnesia C. L. Koch.
Le specie che ho potuto determinare sono:
Atax crassipes Miiller, conosciuto per tutto il continente europeo :
Cocleophorus deltoides Piersig, caratterizzato dall'avere numerose piccolo
ventose nelle piastre genitali (35-45J con due piu grandi ai bordi esterni; co-
nosciuto solo per la Germania e a mio avviso non ancora rinvenutq in Italia *
Gurvipes controversus Piersig, caratterizzato dall'avere i palpi piu spessi
del primo paio di zampe : I'articolo a falce dell'ultimo paio di piedi con 5 lun-
ghe setole all'estremita curva distale allungata: ciascuna piastra genitale con
10 o 15 ventose ; noto per la Germania :
Gurvipes rotundus Kramer, di cui trovai solo una femmina, caratterizzata
questa dall'avere il seno della piastra genitale rivolto internamente con 3
ventose liberamente incluse nella pelle. Distribuzione geografica : Germania
(Kramer e Koenike) Svezia (Neumann), Francia (Barrois e Moniez),
Finlandia (Nordquist') e Svizzera (Steck):
Limnesia histrionica Hermann, caratterizzata dall'avere i palpi piii robu-
sti del primo paio di zampe e i zaffi del lato curvo del secondo articolo di
palpi con punta chitinosa i-ivolta obbliquamente avanti. Essa e stata dagli o.s-
servatori rinvenuta in Francia, Germania, Svezia, Svizzera, Russia meridio-
nale. Di questo genere sarebbe stata trovata in Italia dal Berlese la spe-
cie fulgida nell'agro padovano e insieme con essa parecchie forme di Arre-
nurus e qualche Nesaea.
Borsieri. — La forma giovanile del Centrolophus pompilus (Cuv. Val,).
Fra il ricco materiale ittiologico pervenuto alia Stazione di Piscicoltura
di Eoma, vi sono numerose forme giovanili di alcune delle quali ho intra-
preso lo studio.
Per ora pero mi pare opportune fare menzione di due giovanissimi indi-
--36 -
vidui evidentemente riferibili al gruppo degli Scomberoidi, i quali a prima
vista presentavano una grande affinita con i Nmiderus, che come e noto per
gli studii di Grill e di Liitken sono le forme giovanili del Naucrates.
Ho passato in rivista le diverse famiglie in cui viene attualmente sud-
diviso il gruppo degli Scomberoidi e mi sono convinta che questi individui
sieno le forme giovanili di uno Stromateide che ho cercato di determinare
servendomi specialmente della recentissiraa revisione dei pesci di questa fa-
miglia pubblicata nel settembre di quest' anno dal sig. Tate Regan negli
« Annals and Magazine of Natural History ».
II maggiore degli individui da me esaminati misura mm. 27 ^/g (con la
codale) e 20 ^jz senza. L'altro piu piccolo misura mm. 21 '/^ con la codale e
15 */., senza. In entrambi I'altezza del corpo corrisponde alia lunghezza della
testa, la quale e compresa nella lunghezza totale 3 volte e '/j.
II muso e ottuso ed e lungo presso a poco come 1' occhio, il cui diame-
tro e compreso 3 volte nella lunghezza della testa.
La dorsale presenta 40 raggi tutti molli, senza alcuna traccia di spinette
anteriori, i primi sono piccolissimi e van)io aumentando in lunghezza fino
al 15°, donde proseguono quasi uguali fino all'estremita della pinna.
L' anale consta di 25 raggi analoghi a quelli della dorsale, le pettorali
sono alquanto piu lunghe delle ventrali.
Non esiste traccia di squame. La linea laterale e appena accennata, ma
un po' piu nella regione posteriore, ove si scorge che essa corre diritta in cor-
rispondenza della meta del corpo.
II corpo presenta quattro fascie trasversali scure, la prima in corrispon-
denza della regione opercolare, la seconda (assai ravvicinata a questa e nel-
I'esemplare piu piccolo, quasi completamente fusa insieme) in corrispondenza
della pettorale, la terza in corrispondenza della meta posteriore della dorsale
e dell' anale e finalmente la quarta trovasi alia radice della codale.
Questi esemplari non potrebbero riferirsi che ai generi Centrolophus e
Lirus, come e dimostrato anche dalTandamento — per quanto poco accen-
nato — della linea laterale.
Secondo il lavoro gii ricordato di Tate Regan il geuere Centrolophus
non comprenderebbe che una sola specie mediterranea, il Centrolophus pom-
pilus C. V. (che secondo Jordan ed Evermann dovrebbe chiamarsi piii
correttamente Centrolophus niger Gmelin), poiche le altre specie del nostro
mare riferite a questo genere e ridotte ora a tre {ovalii C. V. — Valenciennesi
Moreau — rotundicauda Costa) devono esserne separate, formando insieme
con lo Schedophilus medusophagiis, il genere Lirus.
I caratteri dififerenziali tra questi 2 generi consistono :
I. nella forma del corpo che nel Centrolophus e molto piu allungata
che nel Lirus.
II. nell' essere il raascellare quasi nascosto sotto il preorbitale nel
Centrolophus e piu o meno scoperto nel Lirus.
III. nella presenza di alcune piccole spinette anteriormente alia dor-
sale nel Lirus, assenti nel Centrolophus.
Notasi inoltre una differenza aache nel nuraero dei raggi molli della
dorsale e della anale tra i Lirwi nostrani ed il Centrolophus pompilus.
II Lirus medusophagus ha :
D. IV 4146 A. III. 24-27.
- 37 -
Lirus ovalis :
D. Vl-VII 29-33 A. III. 21-'24.
Lirus Valenciennesi :
D. VIII 21 A. III. 16.
Lirus rotundicauda :
D. VIII 28 A. III. 18,
mentre nel Centrolophus j^ompiius si ha:
D. 40 e A. 25
come appunto e stato da me osservato in questi esemplari.
Anche nelle pettorali notasi una difFerenza, poiche nei giovani esemplari
di Lirus medusophagns (che potrebbe e.ssere la specie cui piu facilmente si
sarebbero pobuto riferire gli esemplari da me esaminati) descritti da Tate
Regan, lunghi 35 mm., esse sono piu brevi delle ventrali, mentre negli esem-
plari da me studiati avviene precisamente il contrario.
Concludo quindi che, raalgrado la diversa colorazione e qualche piccola dif-
ferenza nelle proporzioni (dipendenti evidentemente dall'eta) questi individui
debbano ritenersi come la forma giovanile del Centrolophus pompilus, finora
non ancora mai stata descritta.
Lepri. — Nota preliminare sopra una forma cieca di Asellus.
Occupandomi, nel laboratorio della R. Stazione di piscicoltura in Roma,
dello studio dei crostacei edrioftalmi della nostra regione, in mezzo a molti
Asellus aquaticus L. pescati nella palude di Fiumicino, alle foci del Tevere, no-
tai taluni individui che per varii caratteri ricordavano i crostacei viventi nelle
acque profonde o sotterranee. Manca in tali individui il pigmento colorante e
si presentano di color bianco paglierino, di una lucentezza quasi argentea nel
mezzo del corpo, semitrasparenti ai margini, alle zampe, alle antenne ; il ca-
nale digerente, quando contiene materiale nutritizio spicca in bruno. Gl'inte-
gumenti presentano minor resistenza che non negli individui normali.
Ma cio che avvicina piu di tutto questi Asellus alle forme sotteranee o
cavernicole e la mancanza di organi visivi.
Gli occhi che ubW Asellus aquaticus L. norraale sono ben evidenti pel pig-
mento nero da cui sono avvolti, qui mancano del tutto.
Non ne ho trovato traccia trattando la testa di parecchi esemplari, pre-
via abrasione di tutti i pezzi boccali, con una soluzione diluita di potassa ;
mentre con il medesimo processo che toglie tutto il pigmento nero, negli in-
dividui normali, risultano evidentissimi i singoli ocelli ; e neanche ne ho tro-
vato traccia, alraeno rudimentale, con un accurato esame microscopico : credo
quindi poter affermare che siano completamente ciechi.
Per gli altri caratteri poco si discostano dal tipo normale : mi sembrano
che presentino dimensioni un poco minori, ma non ho avuto a mia disposi-
zione un numero sufficiente di individui per dare dati nuraerici precisi, in
proposito.
Ho creduto riferirli alia specie Asellus acquaticus L.
Infatti non era il caso di ascriverlo all'^. cavaticus Schn. perche questi
oltre presentare dimensioni molto minori ^BWaquaticus e antenne molto piu
brevi, ha i margini del corpo paralleli ed il telson quasi discoidale non gros-
solanamente tricuspidato ; e nemmeno all'affine Asellus Forelii Blanc rinve
nuto dal Blanc nel Lago di Ginevra a grandi profonditi, perche questa spe-
- 38 -
cie pochissimo si discosta dal cavaticus. Lo Schneider, nei pozzi profondi di
Freiberg trovo un Asellus di colorito chiarissimo, con apparato visivo ridotto,
del rimanente molto simile all'^. aquaticus di cui ne fece una variety chia-
mando A, aquaticus var. Fribergensis Schn.
Gli individui che ho trovato a Fiumicino mentre per ie forme generali e
per le dimensioni sembrerebbero intermedii tra 1'^. aquaticus tipico e la va-
rieta Fribergensis Schn., per la mancanza totale di occhi si avvicinerebbero
piuttosto al cavaticus ed al Forelii. Noto ancora che piu di una volta ho pe-
scato individui accoppiati di cui uno apparteneva alia forma normale, I'altro
alia cieca.
Ma su questo fatto intendo proseguire le mie indagiui.
Tanto il Dolfus che il Sars hanno rinvenuto Asellus privi di pigmento
colorante, ma nessuno dei due ha mai osservato mancanza o riduzione nel-
I'apparato visivo.
II fenomeno della presenza di crostacei con caratteri inerenti alia vita in
acque profonde o sotterranee, in acque superficiali non e nuovo. II Garbini
nei suoi « Appunti di carcinologia Veronese » dice di aver trovato in acque
superficiali gamm.arini ciechi e individui intermedii tra la forma cieca e la
oculata.
Higuardo alio spiegare questo fenomeno secondo me si puo pensare cho
questi individui siano stati trasportati dalle acque sotterranee in acque su-
perficiali : nei caso di cui mi sono occupato cio potrebbe essere avvenuto per
opera del Tevere che nelle sue alluvioni si espande per tutta la palude di
Fiumiciuo, ed e facile, benche a me personalmente non consti, che in qualche
punto del suo percorso le sue acque comunichino con quelle di qualche ca-
verna.
Emery rileva I'importanza del fatto dell'accoppiamento di individui ocu-
lati e ciechi e I'interesse che ofirirebbe I'esame della prole che potesse na-
scere da tali coppie.
Benetti. — Bicerche hiologiclie sui Bombi.
Le mie ricerche furono fatte nei gabinetto del prof. Grassi, dal quale
mi sono state suggerite.
Mancava un' esperienza decisiva per dimostrare se nei bombi si verificasse
il fenomeno della pai'tenogenesi come nelle api, bisognava cioe accertare in
modo assoluto se femmiue non fecondate deponessero uova dalle quali uscis-
sero solo maschi.
A questo scopo nei mese di agosto io condussi delle esperienze sa tre
nidi di Bombus silvarum.
Due di questi nidi furono da me trasportati dalla campagna in un giar-
dino, ove trovarono un ambiente cosi favorevole, che le colonie non si di-
spersero.
Lasciai il terzo nido in campagna, approfittando della circostanza, cho
affiorava il terreno.
Tolsi da ciascun nido la regina, tolsi pure colla raassima diligenza tutti
i cumuli di larve e di uova ; lasciai solo i vecchi bozzoli aperti e qualcuno
ancora cbiuso, alio scopo di affezionare le operaie al nido.
Dopo venti giorni esaminai i due primi nidi, in entrambi riscontrai lo
Stesso fatto: la vecr.hia costruzione del nido era stata abbandonata, sopra
- 39 -
questa ne sorgeva una nuova, costituita di cumuli di larve e di uova e di
un certo numero di bozzoli, i quali colla loro nitiia tinta giallo-cremes, evi-
dentemente mostravano di essere stati di recente intessuti.
Presi uno di questi due nidi in cattiviti, cosi ])otei vedere che dai nume-
rosi bozzoli uscivano individui che, esamiuati, riconobbi tutti per maschi.
Ci-edendo oppoi-tuno seguire non solo I'esito della prima deposizione di
uova, ma anche delle successive, posi il secondo dei due suddetti nidi in
campagna (1), perche la colonia continuasse ad aliraentare le larve.
Scelsi un campo ricco di labiate ; tenenio conto dell'esperienza gi& fatta,
secondo la quale, perche le colonie di questa specie di Bombi non si disper-
dano, e necessaria vicino ai nidi la presenza dei fiori, di cui si nutrono.
Dopo quindici giorni constatai che le larve, che io avevo trovato nel
nido al primo esanie, avevano gia intessuti i loro bozzoli.
Cinque dei bozzoli derivati dalla prima deposizione di uova, erano aperti,
d'altra parte la colonia si era arricchita di cinque maschi, i quali colla loro
peluria ancora grigiastra, mostravano di essere da poco visciti dai rispettivi
bozzoli.
Avendo trasportato questo nido in casa osservai clie da ciascun bozzolo
usciva sempre un maschio.
Dopo circa un mese dai giorno in cui avevo tolta la regina, scoprii il
terzo nido lasciato in campagna e anche in questo osservai numerosi bozzoli
freschi, cumuli di larve e di uova.
Non v' era dubbio che i bozzoli, le larve e le uova non provenissero dalle
operaie.
Dai bozzoli vidi costantemente uscire maschi.
Tentai un allevamento artificiale delle larve trovate nel nido, nutrendole
di miele e farina di granturco.
Ottenni solo che le larve, intessuto il loro bozzolo, si trasformassero in
ninfe, ch' io riconobbi essere di maschi.
Conservai le operaie di ciascun nido alio scopo di osservare se la sper-
mateca di ciascuna fosse priva o no di spermatozoi.
Esaminai a fresco la sperraateca di tutte le operaie di una delle tre co-
lonie, e sempre la trovai priva di ogni traccia di spermatozoi.
Conservai le operaie di una delle altre due colonie alio scopo di esaminarle
per mezzo delle sezioni.
Nel settembre e nell'ottobre io prosegui le mie ricerche su sei nidi di
Bombus sUvarum, e trovai questi fatti intoressanti
Cinque di questi nidi erano senza regina e presentavano ciascuno nume-
rosi bozzoli, dai quali non uscivano che maschi.
Nel sesto nido trovai in grande maggioranza ninte femmine; ma questo
fatto in opposizione con gli altri, mi veniva spiegato dalla sopravvivenza
della regina, eccezionale, dato il tempo in cui fu preso il nido (20 ottobre).
I nidi del settembre, contenenti numerosi bozzoli con ninfe di maschi,
quando furono da me presi, o non avevano affatto maschi alio stato d'ima-
gine o in scarsissimo numero.
Difatti i maschi da me visti uscire dai bozzoli nel luglio e sempre piu
(1) Avendo in questo tempo cambiato dimora, non potevo pid usufruire del suddetto giardino.
- 40 --
raramente nelle prime settiraane d'agosto, a settembre si potevano conside-
rare quasi interamente scomparsi, data la brevita della loro esistenza. che
Hoffer crede si prolunghi solo da una fino a tre settimane.
Per quanto io non abbia osservato nei suddetti sei nidi presi nel settem-
bre e nell'ottobre, da chi fossero state deposte le uova, da cui poi si schiu-
sero i maschi, tuttavia i t'atti osservati durante I'intera stagione (coi quali
essenzialmente concordano le notizie dei varl autori) m'inducono a ritenere
che questa produzione esclusiva di maschi, verificatasi nei nidi nei mesi di
settembre e ottobre, sia dovuta all'attivit^ generatrice delle operaie.
Le conclusioni adunque delle mie ricerche cosi possono venir formulate:
ho potuto constatare che nel tempo rn cui vengono fuori le gio-
vani regine (settembre, ottobre) sopravviene di regola nei nidi uno
straordinario rinforzo di maschi partenogeneticainente generati
dalle operaie.
Quand'io comunicai al Prof. Grassi i risultati di queste ricerche, egli mi
partecip6 lo scopo, per cui mi aveva proposto tale lavoro, quello cioe di ve-
dere se i fatti, ch'io avrei riscontrato nelle societa dei Bombi, venivano o no
in appoggio della sua ipotesi sulla trasmissione dei caratteri delle caste
sterili.
E noto come il Prof. Grassi, partendo dal fatto che nelle Api operaie
derivate da larve nutrite con cibo speciale divengono capaci di generare
partenogeneticamente maschi, credette di poter spiegare I'eredita delle quali-
fiche delle operaie per mezzo delle operaie ovificatrici, pensando che i ma-
schi, generati partenogeneticamente da queste ultime possano trasmettere
alia prole della regina, da essi fecondata, i caratteri delle madri operaie.
II Prof. Grassi allargo lo studio alle caste dei Termitidi Calotermes fiavi-
collis e Termes lucifugus), trovando in una ninfa-soldato di Termes lucifugus
con tubi ovarici ben sviluppati un appoggio al suo supposto.
II Dott. Silvestri trovo poi in un nido di Termes strunchii n\xva.evosQ o'^e-
raie feconde.
Non solo la presenza di operaie ovificatrici nelle Api, di soldati e ope-
raie feconde nei Termitidi viene a corroborare I'ipotesi del Grassi, ma anche,
come e noto, i fatti riscontrati nelle vespe e nelle formiche.
Kiguardo al tipo relativamente primitivo delle society dei Bombi, per
quanto a me consta, i maschi generati partenogeneticamente da operaie, sia
per il numero straordinario, sia per la stagione in cui vengono fuori, appa-
iono assai piu evidentemente il tramite, per mezzo del quale vengono tra-
smessi alia prole della regina i caratteri della casta delle operaie, e quindi
assicurata la perpetuazione d'una casta, che si e resa di assoluta necessita
per la sopravvivenza della specie.
Emery chiede alcuni schiarimenti cui risponde Grassi.
Pierantoni. — Sui Syllidi gestanti del golfo di Napoli.
Una parte molto interessante della biologia dei policheti, e senza dubbio
quella che riguarda la riproduzione epigamica dei Syllidi, la quale si accom-
pagna a tenomeni caratteristici, il cui complesso va sotto il nome di gesta-
zione esterna. Tali fenomeni sono quelli per cui le uova mature, emesse
dalla madre, non sono da essa abbandonate, ma le restano attaccate sul dorso
0 sotto il ventre, ed ivi compiono I'intero loro sviluppo embrionale e larvale.
- 4i -
In varii Syllidi gestanti, dei generi Sphaerosyllis e PionosylUfi, (per la
maggior parte specie nuove), da me rinvenuti nel GoHo di Napoli, mi fu dato
studiare in un materials relativamente abbondante il curioso fenomeno in
tutti i suoi particolari, risultato cui non poterono giiingere I'Oersted. il
Viguier e il Saint-Joseph, i soli ai quali fu dato osservare qualche esem-
plare maturo e gestante.
Riassumero in questa comunicazione le osservazioni che pubblichero iu
un prossimo lavoro accompagnato da tavole.
Nella Sphaerosyllis hystrix ed in una specie nuova del genere Pionoayllis, le
uova che giungono a maturity sono due per ciascun segmento, per una serie
di undici o dodici segraenti, a partire dal nono setigero. Eraesse lateralmente,
esse si dispongono sotto il ventre, ognuna alia base del cirro ventrale di cia-
scun parapodio, ed ivi restano attaccate per un punto della loro membrana.
Non ho rinvenuto fin'ora oltre le glandole cutanee, normali in questi poli-
cheti, altre glandole speciali a cui possa essere attribuita la secrezione di
una sostanza che serva a teuere le uova attaccate alia madre. La segraenta-
zione che avviene in queste uova e totale ed ineguale. L'abbondantissirao vi-
tello nutritivo opaco e per lo piu colorato intensamente rendc diflScile di-
scernere la disposizione dei blastomeri ; tuttavia mediante un attento esame
son riuscito a distinguere che i due primi sono 1' uno poco piu grande del-
I'altro ; di questi il piu piccolo si divide rapidaraente, dando luogo ad un
gran niimero di raicromeri per successive divisioni, mentre il piu gracde,
dividendosi assai lentamente, d4 luogo a macroraeri che restano sempre as-
sai grandi ed in numero scarso. Questi ultimi finiscono per restare inglobati
in un fitto strato dei primi, per produrre una forma larvale ad ectoderma
completamente trasparente e ad endoderma rappresentato dalle poche cellule
grandi, rimaste all'interno, opache e colorate intensamente. Di questa massa
protoendodermica solo le cellule piu esterne formano I'endoderma definitivo,
mentre le centrali fondono il loro contenuto in una massa unica, la quale
resta come riserva nutritiva, che si esaurisce grado a grado nello sviluppo
della larva. Questa, dalla forma quasi sferica che aveva in principio, diviene
piu allungata. Verso il limite fra il primo ed il second© terzo del corpo una
invaginazione ectodermica forma la bocca e subito dopo appaiono i primi ac-
cenni delle antenne, dei cirri tentacolari e dei palpi, e tre solchi dividono la
larva in quattro segmenti primitivi. Appare in questo momento I'accenno di
due macchiette oculari. Dalla invaginazione boccale si forma il proventricolo,
e solo piu tardi, all'estremo opposto della larva, I'ano ^quando e g\k comparso
I'accenno dei parapodii nei tre segmenti posteriori), la piccola acicola, ed i
cirri dorsali del 2° e nel Af> segmento. II carattere dell'assenza del secondo
cirro dorsale e gia accennato nella larva. Ne in questo momento ne nel
successivo sviluppo della larva appaiono corone di ciglia vibratili, cio che si
spiega facilmente considerando che esse larve fino al loro completo sviluppo
restano attaccate alia madre, per staccarsene solo quando sono in grado di
servirsi dei parapodii gia bene sviluppati, con le relative setole. E tale di-
stacco avviene quando le larve hanno cinque paia di piedi, tutti gli organi
definitivamente formati, e la massa nuti'itiva di riserva completamente esau-
rita.
E notevole il fatto che non puo distinguersi nello sviluppo il momento
in cui la larva esce dall'uovo, poiche la membrana di questo si stira dap-
ii, Z. — StippleiiienCo. Tj
- 4^ -
prima sulla larva, e poi a poco a poco scompare, per lasciarla in contatto
immediato dell'acqua.
Nel genere Pionosyllis lo sviluppo larvale avviene quasi nello stesso modo ;
solo in qualche fatto accessorio il fenoraeno della gestazione appare diflferente
dal genere Sphaerosyllis.
II numero delle uova che in ciascun aegmento viene a maturity, e quindi
delle larve che si rinvengono attaccate sotto il ventre della madre, e spesso
in quest'altro genere di uno per segraento. Ma anche qui I'inserzione ha luogo
presso il cirro ventrale or di destra or di sinistra. Le larve, sempre aderenti
alia madre, raggiungono qui, prima di staccarsi, uno sviluppo ancora maggiore.
Ne ho rinvenute ancora attaccate persino con sette paia di piedi. L'enorme
sviluppo di esse e la loro posizione ventrale rende in questo caso assai difB-
cili i raovimenti della madre, che e costretta a procedere assai lentamente,
poggiando sopra un §ol lato.
Anche in questo genere rinvoglio dell'uovo si oblitera gradual-
mente ed in sensibilmente, ma in questo, come nel genere precedente, a
me non pare si possa dire, come afiermano il Barrois, il Viguier ed anche
il Saint-Joseph, che I'invoglio dell'uovo diviene la cuticola della
larva, dal momento che il significato morfologico e I'origine dei due organi
(invoglio ovulare e cuticola), sono cosi diversi, da non potersi ammettere una
trasiorniazione dell'uno nell'altro.
II Saint-Joseph ha osservato nella iSphaerofiyUis Jiystrix degU embrioni,
i quali, raggiunto il numero di tre segmenti, escono dall'uovo ed abban-
donano la madre, ma nella stessa Sphaerosyllis ha osservato pure larve
raggiungenti I'eta adulta ancora attaccate; quest'ultimo modo in un solo esem-
plare incompleto. Avendo studiato il fenomeno in assai numerosi individui
di questa stessa specie, osservai sempre il secondo, ma non mi accadde mai
di assistere al primo modo di passaggio della larva a vita libera. Quest'ultimo,
del resto, si spiega facilmente come un distacco piu precoce dei piccoli, quando
cioe la merabrana vitellina non si e ancora gradualmente obliterata, per ul-
teriore distenzione, non avendo dovuto adattarsi all'accrescimento della larva.
Credo pero che le due osservazioni del Saint-Joseph debbano riferirsi
a due specie diverse, malgrado la poca differenza che intercede Ira i due modi
di distacco della larva, i quali pero in nessun caso possono ritenersi, come
vuole il Saint-Joseph, due diversi modi di sviluppo.
Ciuffi. — Ricerche sugli Sporozoi.
Dopo la scoperta del ciclo del Proteosoma Grassii e dei parassiti della
malaria umana, le ricerche sul ciclo evolutivo deWHalteridiuni Danilewskyi
(Grassi e Feletti, 1890) hanno acquistato una grande importanza. Questo
parassita e stato oggetto di moltissimi studi ed esperimenti, sempre per ri-
cercare fra le zanzare il suo ospitatore definitivo. E come Koch e Ross non
esitarono ad affermare che tutti gli emosporidi dovevano avero un ciclo
di sviluppo uguale a quello del Proteosoma Grasisii, cosi tutti coloro che stu-
diarono suW Halteridium non si allontanarono mai da quel campo di ricerche.
Anch' io ho seguito lo stesso indirizzo.
Ho fatto i miei esperimenti su passeri e piccioni. Ho fatto pungere da
zanzare individui infetti e poi dalle stesse zanzare ho fatto pungere individui
sicuramente non infetti, ed ho periodicamente osservato se questi second! si
- 43 -
infefctavano. Mi assicuravo dell' infezione dei primi con I'esame ripetuto del
sangue, e per aver la certezza che i second! fossero sani, li ho presi dai nidi
appena nati e li ho allevati in laboratorio. Questi esperimenti sono durati
piu d: un mese ; il numero complessivo delle zanzare che hanno punto gli
individui sani e stato immenso.
Inoltre ho fatto pungere individui sani da moltissime zanzare prese in
campagna con traccie di sangue nell'addome, ed ho tentato di infettare dei
canerini. Tutti questi esperimenti furono fatti col Culex pipiens ed in parte
anche col Culex annulatus, penicillaris e malariae e con V Anopheles claviger e
hifurcatus. In tutte queste assidue e rigorose ricerche, che sono dui-ate circa
sei raesi non sono mai riuscita ad infettare degli individui sani, posso dunque
afFermare che il ciclo A.q\V Halteridium Danilewskyi deve esser quindi del
tutto diverso da quello del Proteosoma Grassii e dei parassiti della malaria
umana ; ed auguro che ora nuovi studi, tolti da errati pregiudizi di analogic,
possano in poco tempo arrivare alia soluzipne di un problema cosi studiato.
Mentre completavo queste ricerche sul ciclo deWHalteridium Danilewskyi,
riscontrai che i passeri che mi servivano in questi esperimenti erano infetti
di Diplospora Lacazei (Labbe, 1893). Dedicatami alio studio di questo cocci-
dio, ho avuto la fortuna di scoprirne tutto il ciclo evolutive e proseguendo
in queste ricerche, ho pure trovato tutto il ciclo del Coccidium avium, (Sil-
vestrini e Rivolta, 1873).
La Diplosjoora Lacazei e un coccidio disporico ed invade le cellule epite-
liali cilindriche dei villi intestinali e 1' ho riscontrato nel Passer montanus
e P. Italiae
11 Coccidium avium e un coccidio tetrasporico e invade le cellule dell'epi-
telio cilindrico dei villi intestinali del Colombo domestico. Intorno a questi
due coccidi non avevamo che delle incerte ed inesatte descrizioni della spo-
rulazione dell'amfionte, ed in quanto agli stadi di sviluppo dentro le cellule in-
testinali dell'ospitatore, tanto Legor che Doflein, si limitavano a richiamare
I'attenzione su di un coccidio poliplastide monogenico scoperto da Labbe, la
Pfeifferella avium, come possibili stadi di sviluppo tanto della Diplospora La-
cazei che del Coccidium avium. Cio dimostra I'iuesattezza delle conosceuze
che avevamo intorno ad essi. lo ho potuto dimostrare che i loro cicli nelle
linee generali sono uguali a quelli degli altri coccidi, pero, nei singoli pro-
cessi, essi si differenziano, specialmente nelia formazione dei microgameti,
della quale ho osservato nella Diplospora Lacazei perfiuo tre modalita diverse.
Riguardo alia Diplospora Lacazei ho fatto anche un esperimento. Ho te-
nuto alcuni passeri, che presentavano copiosissimi amfionti nelle feci, con una
accurata ed estrema pulizia in modo da rendere loro impossibile una nuova
infezione.
Dopo circa due mesi questi passeri erano ancora infetti. L' infezione dun-
que dura per molto tempo, contrariamente a quanto credevasi.
La monogonia deve ripetersi molte volte per potersi mantenere 1' infe
zione cosi a lungo; si ripete percio nei coccidi quanto verificasi negli emo-
sporidi.
Versari. — La morfogenesi dei vasi sanguigni nella retina umana (Comuni-
cazione preventiva).
L'A. espone dapprima quanto si conosce sullo sviluppo dei vasi reti-
- u -
nici uell'occhio dei mammiferi, e dice, in accordo con quanto ass«riscono
O. Schultze e Nussbaum, che dello sviluppo dei vasi retinici nell' em-
brione uruano noa si coaoscoao finora coa certezza ohe stadi del 3° e 6° mese,
due stadi nel primo dei quali mancano i vasi, o nel secondo souo gia estesi
fino all'ora serrata e comuaicanti coU'arteria ceatrale della retina. Dopo avere
accennato ai quesiti che si e proposto di risolvere, enumera le conclusioui
alle quali egli e pervenuto, e mostra le figure che saranuo annesse al lavoro.
Levi domanda al Versari se le sue ricerche lo conducono a confermare la
teoria di Euge ed Hochstetter, alle quali egli stesso ha portato una mo-
desta conferma, sulla genesi dei vasi, che questi sviluppano per ramificazione
di un unico vaso che penetra nei tessuti dal centre alia periferia ; oppure
seg^ua le vedute diBaader e Krause, confermate recentemente dalla si-
gnorina De Vriese di una genesi dei vasi da una rete vascolare indiflferente.
Versari risponde che effettivavnente egli non si e occupato di risolvere la
questione della genesi dei vasi sanguigni in generale, questione dibattuta an-
che oggi ira gli istologi, poiche questo lo avrebbe allontanato dal tema che
si era proposto, ma che pero egli dall'esame dei suoi preparati, e tratto a con-
fermare la teoria di Ruge ed Hochstetter.
Parona. — Cenno sulla corologia italica delle varietd dell' Hyla arborea.
Nello scorso estate esaminando una raganella, raccolta nei dintorni di
Genova, perche portava sul dorso un tumore prodotto da un verme cistico,
tosto mi accorsi che essa non presentava quella fascia bruna, limitante la
colorazione verde-erba del dorso da quella bianca del ventre, tanto caratteri-
stica della forma comune, o tipica, a tutti nota.
Ricercando aliora a quale sottospecie o varieta potesse apparteiiere, trovai
che perfettamente corrispondeva alia sottospecie meridionalis, non ancor bene
precisata per 1' Italia.
Infatti il Camerano, nella sua Monografia sugli Anfibi anuri, descritta
questa sottospecie, aggiunge che non I'aveva riscontrata in Italia e che sol-
tanto il Boulenger (Catal. Brit. Mus.) ne citava un esemplare di Bologna.
Lo stesso nostro coUega, poco dopo, scriveva che « secondo le ultime ricer-
che, pare che in Liguria si trovi anche la subspecie meridionalis, mancante
quasi interamente della fascia oscura laterale » (Compend. fauna ital.).
Or bene da mie esatte indagini recenti risulterebbe che a Genova e din-
torni, a Finalmariua e Finalborgo, a Savona e Varazze uon esiste che la forma
■meridionalis, siccome constatai dall'esame di moltissimi individui che ricevotti
dalle indicate localita liguri.
Invogliato da questo fatto importante, estesi le mie ricerche ad altre re-
gioni italiane, e potei rilevare, gia fin d'ora, che in Piemonte (Torino, Acqui,
Novara, Lago d' Orta), in Lombardia (Milano, Pavia), a Parma, a E,oma, a
Viterbo, nel Veneto (Treviso) ed a Caserta vive invece sol tanto la forma ti-
pica ; sicche parmi poter gia conchiudere che queste due varieti di raganelle
hanno una area geografica propria, e si esoludono I'una I'altra.
Inoltre ebbi ad esaminare una ciuquantina di esemplari di Hyla, inviatemi
da Cagliari dall'ottimo Prof. F. Mazza e constatai che tutte, per quanto di
dimensioni molto variabili, presentavano la fascia bnma laterale, ma non
quella che dall'inguine va verso il dorso, linea che chiamerei inguino-dor-
sale.
- .45 -
Per questo essa corrisponde alia varieta Savignyi (= sarda Bonelli =
fttsco-maculata Cam.).
Dal copioso materiale da rae raccolto posso accertare i seguenti fatti (os-
servati sopra individui tutti viventi) certamente importanti, sia per la coro-
logia italiana delle variety di raganelle, non ancora stabilita, sia per la con-
feriua di dette varieti o sottospecie.
A) — La forma tipica, a colorazione del dorso variabile dal color
verde erba al celeste e fino al bruno uniforme, o cou macchiettature brune
piu intense, e diffusa nelle locality sopramenzionate, alle quali devesi aggiuu-
gere la Toscana (Gamer a no).
Non pochi esemplari offrono una colorazione gialliccia, o verde, o bruna
alia regione golare, sicche e da escludere, come fece il Camerano, la sot-
specie intermedia^ stata indicata da Boulenger (loc. cit.) in base a questo
carattere.
Non ritengo che la fascia laterale e 1' inguinodorsale stiano in rapporto
coU'eta, perche ebbi sott'occhio esemplari di piccole dimeiisioni cJie le ave-
vano complete e viceversa. Per ultimo constatai un fatto importantissimo,
per quanto diro in seguito, e cioe che tutti i maschi, piu o meno sviluppati,
di questa variety, senza eccezione, presentavano i testicoli di color bianco.
B) — La sottospecie meridionalis, mancante della fascia bruna laterale
e della inguino-dorsale, o al piu con lineotta bruna, che parte dalle narici, giun-
ge all'occhio ed al timpano, e si perde subito dopo, raccolsi esclusivamente in
Liguria. Noto che tutti gli esemplari di Finalborgo colpiscono per le rilevanti
loro dimensioni, tanto da avvicinarsi alia mole della rana mangereccia.
Tutti i maschi, che diligentemente voUi esaminare, presentavano i testi-
coli a tinta nera, talora intensa.
HerouRoyer (Bullet. Soc. Zool., France 1884), descrisse come nuova
forma (H. haritonus) una che certamente devesi riferire all'iZ^. mei'idionaUft ,
varieta che, sebbene da lui menzionata, non fu da lui paragonata colia sua
nuova forma.
Nel lavoro piu completo, che intendo presentare allorquando potro avere
maggior materiale, dimo.strero quanto ora asserisco.
C) — La sottospecie Savignyi^ che presenterebbe soltanto la fascia la-
terale continua, o a macchie interrotte parallele, ma mancante sempre dell'al-
tra inguino-dorsale, sarebbe propria delle isole nostre, avendole il Boulenger
citato un esempio per I'Elba ed il Camerano diversi per la Sardegna (cui
aggiungo i miei) ed uno per la Corsica.
E' noto come il Bonelli avesse inviato a varii musei, col nome di H. sarda,
degli esemplari a tinta del dorso bruno-castagna intensa, o grigia con numerose
macchie brune contornate da linea chiara, che il Camerano ritenne quale
variety distinta sotto il nome di fusco-maculata ; ma sono d'accordo con lui
nel considerarla una semplice varieta di colorazione poco costante. Anzi io
ritengo siffatta tinta affatto transitoria, giacche nel buon numero di esem-
plari avuti da Cagliari, e tutti vivi, ho presenziato in parecchi il passaggio,
nel period© di pochi giorni, dalla tinta verde al bruno, con macchie piu in
tense, e ritorno alia colorazione primitiva.
Le dimensioni della varieta sarda sarebbero eguali, se non minori di
- 46 -
quelle della forma tipica, ma di sicuro minori della var. meridionalis. la tutti
i maschi ho constatato i testicoli aventi una tinta grigio-ardesiaca (*).
])a quanto ho esposto parmi pofcer escludere la var. intermedia Boul. e
la sarda Bon. (= fusco-maculata Cam.) amrnettendo soltanto le tre sottospe-
cie seguenti : typica, Savigtiyi e meridionalis (= barytonus H. R.) il cui ultimo
nome mantengo, sebbene poco appropi-iato.
Una sottospecie escluderebbe I'altra nella loro distribuzione geografica (^) ;
sicche si puo stabilire che la variety typica e propria della regione italiana
continentale ; la var. Savignyi come insulare, mentre la meridionalis sarebbe
esclusiva al litorale ligure. Ulteriori indagini, che istituiro a stagione oppor-
tuna, dimostreranno se questa ultima varieta si estende sugli altri litorali
marittimi d' Italia.
Quests tre sottospecie sarebbero inoltre ben distinte, oltreche per la pre-
senza, o mancanza, o variazioni della fascia bruna limitante la tinta verde
dorsale, dalla chiara del ventre, anche per le difierenti relative dimension!,
ed ancor piu per la tinta speciale per ciascuno dei testicoli. Studiero in se-
guito se esistono altri caratteri anatomici e biologici.
Nessun stabile fatto troverei nella colorazione principalmente del dorso;
ed infatti tutte le dette varieta sarebbero a tinta verde-erba, ma per condi-
zioni note od ignote, in ogni individuo la fcinta puo passare al violetto, al
grigio, al verde oliva fino al bruno castagno ed al bronzo bellissimo. Eisulte-
rebbe ancora, per6 non in modo rigoroso, che i maschi presentano una colo-
razione della gola gialla, o verdastra, o brumastra.
Parona e Monticelli — Sui generi Placunella e Trechopus. [Parla Parona].
11 genere Placunella e stato fondato dall' Hesse e VanBeneden nel 1863
per due forme trovate sul corpo della Trigla 2n7ii I'una {Placiaiella 2>ini), su
quello del Rhombus maximus I'altra {PI. rJwmbi) (^). Dopo il Van Beneden ed
Hesse non e stato piu fatto da alcuno uno studio particolareggiato di questo
genere che valesse a completare le prime descrizioni date del genere e delle
specie; gli AA. posteriori si isono limitati a riferire a questa od a quella specie
gli esemplari raccolti su Trigla e Bhombus, senza fornire ulteriori notizie in
proposito. Parona e Perugia hanno trovato una nuova specie del genere
suUe branchie di Serranus gigas che hanno chiamata PI. hexacantha, della
quale hanno data una sommaria descrizione con una figura degli uncini della
ventosa posteriore (*). Riesaminando insieme questa specie abbiamo potuto
convincei'ci, studiandola comparativamente con un esemplare tipico di Tre-
chopus tubiporiis [che uno di noi (^) aveva potuto ottenere dal Museo di
(') Un fatto notevole per relinintologia 6 stato quello d'aver raccolto in individui di Finalborgo
(3 su 10) ed in alti-o di Cagliari, quale parassita della vescica orinaria, il PolyslOiaura integcrrtinum
Rud. che in mai indicato nelVHyla, ma soltanto nelle rane ( nei rospi.
(^) Probabilniente queste latto si veritica anche nelle altre locality estere, come iu I'rancia, in
Spagna, ecc.
(*) Van Beneden. P. J. et Hesse C. E. — RecLerclies sur las Bdellodes ou Hirudinees et les
Treniatodes marins. — Bruxelles 1863, pat;. 71-74, Pi. 5 e 6.
C) Parona C. e Perugia A. — Kes Ligusticae VIII. Di alcuni Trematodi ectoparassiti dei
pesci marini. — Ann. Mas. Civ. Geneva {i) Vol. 8, p. 740-41, lig. 1.
(S) Monticelli Fr. Sav. — Di alcuni organi di tatto nei Tristomidi. — Boll. Soc. Nat. Napoli,
Vol. 5, 1891, p. 123-125, Nota V, tav. 6, fig. 12-16. In questa nota si tratta appunto del Trochopus
lubiporus. Fatta la critica delle precedenti osservazioni del Diesing, Van Beneden ed Hesse
^ 4V -
Vienna ed ha gik altrove illustrate ] che, sia per 1' organizzazione interna, sia
per 1' abito, che per le ventose anteriori, come per la posteriore e special-
mente per la disposizione dei raggi in questa, la Placunella hexacantha
rienti-a nel genere Trochopus. Questa couclusione ci indusse ad un esame
particolareggiato delle altre specie di Placunella descritte dal Van Beneden
ed Hesse, — raccolte dagli ospiti tipici — esistenti nella collezione Paro-
na, nonche di esemplari riferiti dallo Scott, con dubbio, alia Placunella
pirn, e da lui raccolti sulle branchie di Trigla hirundo (^) [concessi cortese-
mente in esame ad uno di noi (Men tic elli) ], per vedere di stabilir meglio
le caratteristiche differeuziali fra Placunella e Trochopus. Ma da questo
esame, come da uno studio analitico della diagnosi generica e delle descri-
zioni del Van Beneden ed Hesse, abbiamo potuto convincerci che non e
possibile distinguere i due generi, perche essi sono la stessa cosa, ricadendo
per conseguenza il genere Placunella fra i sinonimi del genere Trochopus, che
e piu antico. Difatti la caratteristica principale che distingue il genere Pla-
cunella, secondo il Van Beneden e I'Hesse, e la grande ventosa posteriore
« a rayons fugaces, a bords franges et armes de deux paires de crochets »
(pag. 71). Ora considerando, appunto, quanto i citati autori scrivono in gene-
rale a proposito della ventosa posteriore (<des rayons surgissent puis dispa-
raissent, et la nageoire elJe meme s'etend ou se retrecit, de maniere que
I'aspect general de I'animal change d'un moment a I'autre »), risulta come essi
non abbiano potuto rendersi esatto conto ne della vera forma della ventosa
posteriore, ne del numero e disposizione dei raggi o sepimenti muscolari di
questa. Cio che e confermato dall'esame delle descrizioni delle due specie del
genere (P. pint e P. Rhombi) e piu ancora da quello delle figure, che sono,
per altro, assai imperfette e rivelano 1' incertezza del disegnatore nel rendere
I'aspetto, od i diversi aspetti, che le specie presentavano (basta p, e. por mente
alle fig. 2, 3 della tav. 6 [Placunella Rhombi] per convincersene). Evidentemente
le caratteristiche di Placunella avevano maggior valore, quando ancora non
era ben conosciuta la disposizione ed architettura della ventosa posteriore
del Trochopus, anch' essa fraintesa dal Van Beneden ed Hesse (PI. 6
fig. 8-14, op. cit.). Ed appunto la miglior conoscenza che di questa oggi abbia-
mo ci ha perraesso di riconoscere nel genere Placunella di Van Ben-Hesse
la stessa struttura fondamentale della ventosa posteriore che in Trochopus, e
di giungere alia conclusione della identiciti dei due generi; conclusione che
6 avvalorata dalla corrispondenza di disposizione organica fra Placunella e
Trochopus. Cosicche dalle specie del genere Placunella, eliminando la PI. Vallei
— che, come abbiamo dimostrato in altra nota (^), costituisce il tipo del n. g.
Ancyrocotyle — le tre altre specie rientrano tutte nel genere Trochopus: il
quale, oltre la specie tipica (T. tubiporurti), quella del Son si no {T. differens) {^ )
e Sonsino 1 1890] sulla ventosa posteriore, 6 data una descrizione e figura conipleta di questa ventosa
come essa 6 nell'esemplare tipico della collezione di Vienna che I'A. ebbe in esame. Come conclu-
sione della no'a si mette in rilievo quanto anatomicaraente i generi Placunella e Trochopus sieno affi-
nissimi tr;i lore.
(1) Scott Andrew. — Some additions to the fauna of Liverpool bay. — Trans. Liv. Biolog.
Soc, Vol. 15, 1901, p. 344-407, con figure.
(2) Parona C. e Monticelli Fr. Sav. — Sul genere Ancyrocotyle (n. g.). — Archives de Pa-
rr.sitologie. Vol. 7., 1903, p. 117-121. PI. 3.
\3) Sonsino P. — Parassit' animali del Mugil cephalns e di altri pesci della collezione del
Museo di Pisa (Proc. verb. Soc. Tosc. S. N. 1891, 10 maggio, p. 260), In questa nota il Sonsino
distingue col noiue di Trocliopxis dijferens, gli esemplari del (Jantharus linealus, che in una sua pre-
- 48 -
e quella recentemente descritta dallo Scott {Tr. lineatus) (*), conterra ancora
il Trochopus pint, T. Rhombi e Tr. hexacanthus . Ad una revjsione della specie
del genere, cosi inteso, attende ora il sig. Massa, laureando in Scienze natu-
ral!, che attualmente si occupa di uno studio generals del genere Trochopuft,
del quale illustrera ancora qualche nuova specie. Questo lavoro convalideri,
col sussidio delle figure di tutte le specie finora note, le conclusioni da noi
ora esposte suUa identicita dei generi Placunella e di Trochopus.
Zanetti. — SuUa non prevalenza dei salt potassici nella bile dei pesci marini.
(Legge Emery per I'autore assente).
In molti trattati ed enciclopedie di chimica organica, di chiraica fisio-
logica e fisiologia, da tempo assai Inngo, oltre mezzo secolo, si trova scritto
che : « Gli acidi biliari si trovano combinati in generate al sodio nella bile
degli animali terrestri, mentre nei pesci marini questi acidi sono combinati
quasi esclusivamente al potassio ».
In una nota preliminare presentata in questi giorni alia R. Accademia
dei Lincei, e non ancora pubblicata, il prof. C. U. Zanetti, mette in rilievo
che se cio fosse vero, bisogoava invocare una specie di elettivita nell'appa-
rato biliare dei pesci per il potassio, stante il fatto che essi vivono in un
mezzo prevalentemente sodico, elettivita che gli sembrava strano non fosse
stata finora presa in considerazione, ma che egli riteneva anche poco proba-
bile per il fatto gia stabilito, per esperienze fisiologiche sulla bile di altri
animali, che, mentre la quantita di sodio rimane presso che costante, quella
del potassio puo variare con lu maggiore o minore quautita che se ne intro-
troduce con gli alimenti.
Per conseguenza, visto che in nessuna delle piu accreditate opere di Chi-
mica fisiologica come quelle di Hammarsten, Hoppe-Seyler, Hoffmei-
ster, Neumeister e quella recentissima del Bottazzi, pur mettendo in ri-
lievo il fatto si davano dati numerici sulle quantita di sodio e potassio conte-
nute nella bile dei pesci, I'autore credette opportuno fare delle analisi quantita-
tive le quali, od avrebbero confermato il fatto, ed allora meritava studiarne il
perche, oppure se i risultati anahtici non corrispondevano, avrebbero corretto
un errore che per tanto tempo da tutti veniva riportato e quindi ammesso.
Lo Zanetti analizzo per ora la bile contenuta nella cistifellea di 4 dif-
renti pesci, operand© sul residue fisso della bile in toto ; ed a maggiore ga-
ranzia analizzo anche il residuo fisso proveniente dalla cosi detta bile cri-
stallizzata di Plainer, ottenuta con opportuni trattamenti, dalla bile del
Pesce spada e del Tonno, in quanto che, come si sa, la bile cristalizzata di
Platner e costituita quasi interameute dai sali alcalini degli acidi biliari.
cedente nota (Proc. verb. Soc. Tosc. 1890, 4 maggio. — Studi e notizie elmintologiche) aveva riferiti al
True, tubiporus Dies, da lui pure ritrovato sulla Trigla hirundn. L'A. coglie occasione, in questa
sua rota per indicare un nuovo habitat del Tr. tubiporus, cioe la Trigla cuculus, e di completare la
descrizione insutiicientemente data della specie — particolarmente della ventosa posteriore — nella
precedenle sua nota (1890). Pertauto se questa descrizione collima in genere con quella data da uno
di noi (Monticelli, v. nota a pag. prec. 47), dal numero degli uncini indicati dal Sonsiuo (tre
paia) vi 6 da supporre che la specie di Trochopus della Trigla cuculus da lui illustrata possa non
essere il Tr. tubiporns, che ha solo due paia di uncini alia ventosa posteriore, ma uua speeie da
qtiesto diti'erente.
(') Scott Andr. — Notes a some parasites of fishes. — Ninenteeuth. Annual Report, of fish.
Scotlad. Part. Ill, p. 143-144, Pit. H, fig. 18.
- 49 -
I risultati analitrici dimostiarono cte dalle prove fatte, anche nella bile
dei pesci prevale il sodio e non il potassio : come chiaramente si vede dalla
seguente tabella.
lu 100 parti di cenere oltre ai sali di altri eleraenti sono contenuti :
Nome del Pesce
,XipMas gladius (Pesce spada) . .
Orcynus thynnus (Tonno) . . . .
Polyprion cernium (Addotto) . .
Cerna gigas (Cirenga)
Bile cristallizzata
di Pesce spada ,
di Tonno . . ,
Ossido
di Sodio
Ossido
di Potassio
Na^ 0
K, 0
47,52
4,56
48,64
3,22
45,14
6,60
40,19
4,48
49,29
13,42
42,78
12, 63
I nomi fra parentesi sono quelli usati sul inercato di Catania.
Giacomini — Relazione tra il pancreas rfeZZ'Ammocoetes e del Petromyzon.
Dalle osservazioni sullo sviluppo, rapporti e forma dell' organo di Lan-
gerhans o pancreas dieW Ammocoetes e da quelle comparative fra tale organo
e il pancreas di Petromyzon Planeri e marimis, risulta che 1' organo di Lan-
gerhans, alia cui costituzione partecipa soltanto in minima parte il dotto
coledoco per qualche foUicoIo ghiandolare, sorto dal suo epitelio, diviene, in
seguito a successive modificazioni di forma e di rapporti, il pancreas di Pe-
tromyzon.
Grass! chiede alcuni schiarimenti cui risponde Giacornini.
Enriques — Adattamento degli infusori marini alia vita neU'acqiia dolre.
I Protisti presentano caratteri particolari, diversi da quelli degli altri
organism!, quanto al numero delle specie che possono vivere tanto in acqua
dolce che in acqua di mare. Limitando per il momento le mie considerazioni
agli Infusori, devo osservare che e veramente curioso il fatto, frequentissinio,
che in uno stesso genere, vale a dire tra specie molto affiiii, si veritichino
queste differenze: una specie e, p. es., marina; un'altra d'acqua dolce; altre
vivono tanto nel mare quanto iiell' acqua dolce. La teoria dell' evoluzione,
puo anche trovare la ragione di questo fatto : puo essere che specie viventi
inuifferentemente nei due ambienti abbiano dato luogo, in ciascuno di essi, ad
altre forme perfettamente adattate al proprio ambiente, t lion piu atte a
vivere in un altro. Ma tale congettura ha un valore molto limitato, e quand'an-
che non sia falsa, ha poco significato. E la ricerca di risolvere coll'esperienza
due problem! che dalle osservazioni sorgouo subito spontanei, si impone.
1." E proprio vero che una specie descritta come marina e d' acqua
dolce, sia proprio la stessa specie? E che una specie descritta solo come
marina non puo trovarsi mai, in nessun luogo, nell' acqua dolce perche non
vi puo vivere ?
M. Z. — Supplemento. 6
- 50 -^
2,0 Dato che le risposte a tali doraande siano aiFevraative, in che cosa
consiste la difierenza intima delle due specie, di cui una puo essere tanto
marina che d'acqua dolce, I'altra non vive fuori del mare i'
Con questa comunicazione rispondo per alcune specie al primo problema,
accenno soltanto al secondo.
Ho fatto infusi di Idroidi e di Alghe in acqua di mare per ottenere in-
fusori; ho preparato dei grandi vasi, contenenti una piccola quantity di tali
infusi ed in cui, per mezzo di sifoni, si versava con grande lentezza acqua
potabile (acqua del Serine, a Napoli). Quando un vaso era quasi pieno, to-
glievo gran parte del liquido, in modo che potesse di nuovo riempirsi con
acqua potabile e quindi diluirsi sempre piu, fino a che doUa primitiva acqua'
di mare non rimanesse praticamente nessuna traccia. Tutto il passaggio puo
avvenire, per le specie da me studiate, in 1015 giorni, senza inconvenienti.
Avverto che ho studiato per ora solo poche specie, ma che i risultati sono
ben netti.
Ho trasportato in acqua dolce, dal mare, il Chilodon cucullulus e 1' En-
plotes charon, specie che vivono, secondo gli AA., nei due ambienti.
Sono raorti, oltre a vari altri Infusori, anche V Euplotes harpo, specie
molto affine aW Euplotes chai'on, ma che, secondo gli AA., vive solo nell' ac-
qua di mare. Essa muore ad una concentrazione molecolare pari a quella di
una soluziono di ClNa circa al 0,5 <»[„. Dunque non e per caso che 1' Euplotes
harpa manca nell'acqua dolce ; e rispondiamo cosi alle domande del l" pro-
blema: V E. charon di mare e d'acqua dolce e veramente una stessa specie,
e V E. harpa non puo essere portata in acqua dolce.
Ed eccoci al secondo problema, alia ricerca della causa di questa impos-
sibilita. Essa non risiede in una proprieta della parete esterna dell' organi-
smo. Mi spiego. Gli Infusori hanno in generale una parete esterna osmotica-
mente semi-permeabile. Se si trasportano repentinamente in un ambiente piu
diluito, si rigonfiano, assumendo acqua : i sali interni non possono uscire a
un tratto, I'acqua invece puo entrare, ed essa entra, diluendo i succhi interni
fino alia concentrazione del liquido esterno. Questo rigonfiamento e certa-
mente dannoso all'Infusorio; e potrebbe essere che 1' E. charon (quello tra-
sportabile). vi andasse meno soggetto dioW E. harpa per proprieta divesse della
parete; onde la non trasportabilita delV E. harpa. Ma tale spiegazione non
e possibile. Tutti gli Infusori sperimentati, sia che vivano, sia die muoiano
durante la diluizione del loro ambiente, non presentano mai fenomeni di ri-
gonfiamento; e cio dipende evidentemente dal fatto che la diluizione e gra-
duale e lenta; li presentano invece quando si cambia il loro ambiente ad un
tratto. Vuol dire insomma che la lentezza delle mie esperieuze e tale da per-
mettere I'intervento utile dei fenomeni fisiologici di compenso alle condizioni
variate, dei quali ho parlato gia, in un recente lavoro.
Esclusa la spiegazione osmotica, si deve concludere che e proprio il pro-
toplasma dei due organismi che ha proprieta different! ; 1' uno puo vivere,
non I'altro, senza i sali del mare.
Grass! osserva che sarebbe opportune seguire i singoli individui nel pas-
saggio da un ambiente all'altro. Issel ricorda come il Florentini abbia citato
casi di un adattamento a soluzione quasi salina di cloruro di sodio nelle
saline della Lorena, anche in specie indicate come esclusive alle abque dolci
e nota come un siffatto adattamento sia stato ottenuto sperimentalmente.
- 51 -
Enriques — Note fisiologiche sul Sipunculus nudus.
Nella cavit^ generale del Sipunculus nudus, come in quella di molte Olo-
turie si trovano delle masse di colore marrone molto caratteristiche. Una
fauna assai ricca vive in esse, e si possono trovare dei dati in proposito nei
lavori del Monticelli e del Cuenot (a proposito delle Oloturie). lo le ho
studiate nel Sipunculus nudus da un altro punto di vista, avendo osservato
che esse contengono spesso organism! animali e vegetali, ma non sempre.
Come, dunque, si producono, e quale significato esse hanno?
Un esame attento diraostra che esse contengono quasi sempre, se non,
sempre, qualche granello di sabbia nel lorp interno. Tale osservazione mi
face subito pensare — giacche i granelli di sabbia non sono certamente un
prodotto del metabolismo del sangue -- che 1' intestino si potesse facilmente
rompere, e un poco di sabbia uscirne. A conferraa di tale supposizione, ci-
tero un'altra osservazione, che si puo facilmente ripetere, mettendosi nelle
opportune condizioni di esperienza. Si lasci un Sipunculus in una vaschetta
senza rena, per qualche giorno, si che 1' intestino si vuoti ; poi si porti in
una vasca colla rena, e preferibilmente con rena un po' grossa ; dopo qualche
tempo, vario secondo i casi, e molto facile die 1' animale presenti un feno-
raeno curiosissimo. Una quantity di granelli di sabbia si trova nella pelle, in
quel canali longitudinali che percorrono tutto il corpo ; e si accumulano in
file, perfettamente visibili per trasparenza, nella parte anteriore del corpo.
Tale posizione si deve evidentemente al fatto che il sangue circola in quel
canali in direzione antero-posteriore. Questo ho potuto osservare sul vivo, al
microscopio con un debole ingrandimento, servendomi di piccolissimi Sipun-
culi, che avevano il canale digerente privo di sabbia in conseguenza del di-
giuno. Essi sono abbastanza trasparenti per lo scopo ; ed e veramente bella
la circolazione dei globuli sanguigni in quei canali, cosi osservata, non meno
che la circolazione nella raembrana interdigitale della rana.
Come e noto dalle osservazioni istologichg del Metalnikoff, questi ca-
nali comunicano in piu punti colla cavita del corpo, per mezzo di corti ca-
nali trasversali ; questi sono evidentemente la via d' ingresso per i granelli
di sabbia.
Dunque, 1' intestino facilmente si rompe, e ne escono granelli di sabbia;
ma come si formano le masse intorno a questi ? Come spesso, anche qui
I'esperienza ha risolto il problema assai piu presto dell' osservazione, ed iu
modo piu sicuro. Ho scelto dei granelli di sabbia i quali fossero facilmente
riconoscibili, per la forma o per il colore. Ne ho preso uno con le punte di
una pinza sottile, e lo ho iniettato uella caviti generale di un Sipunculus,
bucando la pelle ; la ferita si richiude subito e non ha conseguenze. Gli ani-
mali cosi trattati vengono uccisi dopo vario tempo. Gia dopo 2 o 3 giorni,
attorno ai granelli iniettati — assai facili a ritrovarsi nel sangue die esce
per una larga ferita della pelle — si osserva uno strato di gocce pigmen-
tate in giallo-marroue, miste con amebociti e nuclei di cui e impossibile ri-
conoscere quali siano le cellule ed i loi'o limiti. II fenomeno si produce iu
maniera molto piu accentuata in un tempo piu lungo, pur non arrivando,
nelle mie esperienze, fino alia formazione di quelle grandi masse, le quali
superano talvolta la luughezza di 1 cm. Ma basta aver veduto, coU'esperienza,
I'inizio del "fenomrtno, per intenderne il determinismo ; tanto piu che tra le
varie masse non prodotte sperimentalmente, se ne trovano anche di quelle
- 52 -
cou un gruppetto di granelli di sabbia, circondati da una quantita scarsa di
gocce pigmentate ecc. ; tali cioe, da assomigliare molto a quelle prodotte iu
seguito all'iniezione sperimentale della sabbia; altre masse invece sono piu
riccbe di sostanza circondante la sabbia, fino ad arrivare per gradi alle masse
piu grandi e piu completamente foi'mate.
Un esame piu minuto della costituzione delle masse ben formate, dimo-
stra che esse, indipendentemente dai parassiti, sono cosi costituite: una zona
con numerosissimi nuclei e pochi granuli pigmentati, esternamente; inter-
namente invece, granuli pigmentati e scarsi nuclei; piu qualche granello di
sabbia, od uno solo. Sono insomraa queste masse quasi certamente dei sin-
cizi, o riunioni di siacizi. Mi rincresce di non averne ancora terminata, a
questo proposito, la minuta indagine istologica. Esse hanuo su per giu nella
k»ro struttura fondameutale, gli stessi caratteri istologici di quel siucizi pig-
mentati die si trovano dovunque in questi auimali, come in moltissimi Vermi,
Echinodermi ecc; sincizi cbe molto probabilmente, hanno spesso apparenze
istologicbe tra loro simili, pur avendo significato e proprieta chimiche diver-
sissirae. Per questo fatto, e perche le masse si formano nel sangue, e per
I'esame diretto delle masse in formazione, senza dubbio gli elementi cellulari
presenti nelle masse (indipendentemente dai parassiti), sono amebociti. Quanto
ai granuli pigmentati, essi si trovano nel sangue, contenuti in pi ccoli sincizi,
ma la loro prima origine non e sicurissima, ed oscviro completamente il loro
significato fisiologico.
Abbiamo dunque, concludendo, un curioso fenomeno di incapsulamento
di corpi estranei, per mezzo degli amebociti. Fenomeno, il cui maggiore in-
teresse resulta dai confronto di cio cbe accade nei vertebrati superiori e
nell'uomo; poicbe mette in luce ancbe per questo lato I'esisteaza di pro-
prieta fondamentali possedute dagli amebociti, in questi bassi animali come
nell'uomo.
Trinci — Di una niiova medusa gemmante del Golfo di Napoli.
Riassumo in questa nota le osservazioni da me fatte su di una piccola
Antomedusa del genere Cytaeis, cbe si rinviene comune nel plankton del
Golfo di Napoli nei mesi di agosto e settembre.
La campana di questa Cytaeis e piriforme e, in proiezione trasversa, qua-
drangolare : ha un' altezza varia dai mm. 0,27 ai 0,33 ed una largbezza dai
mm. 0,20 ai 0,24. II numero dei canali radiali e di quattro ; come pure di quat-
tro quello dei tentMColi, chei si dipartono perradialraente da bulbi conici privi
di ocelli e colorati in turcbino. La lungbezza dei tentacoli e estromamento
variabile nei diversi individui. II manubrio, sostenuto da un breve peduucolo
gelatinoso nel cui interuo ripiegansi ad ansa i canali radiali per sboccai'e
nella cavita gastrica, ha forma tronco-conica e varia iu lungbezza dai mm. 0, IG
ai 0,23. All'estremita libera e munito di quattro stili boccali, perradiali, ar-
mati di cnidoblasti e racchiudenti nell'interno dei diverticoli della caviti ga-
strica.
L'ectoderma del manubrio e di color giallognolo, I'eudoderma turcbino-
L'apertura del cavo sottombrellare e limitata da un velum ben distinto.
Questa Cytaeis presenta delle gemme disposte interradialmente alia su-
perficie del manubrio. Le piu auziane e volumiuose occupauo la regione pro.s-
tiima al punto di inserzione del medesimo alia sottombrella ; le piu giovani
- 53 -
la regione distale. Come il Chun (1894) ha provato per altre Margelide {Ra-
tkea octopunctata e Lizzia ClaparMei), anche in questa le gemme si sviluppano,
nella loro successiva coraparsa, in punti determiuati del manubrio raateiMio
e probabilraente la legge che regola la loro disposizioie e la stessa di quella
enunciata dal Chun. Non posso per6 convenire con questi suUa interpreta-
zione, basata su criterl di statica, che egli fornisce per spiegare la regolare
distribuzione delle gemme, poiche propeado a credere che tale regolarita di-
penda piuttosto da uu adattamento inteso ad utilizzare lo spazio disponibile
alia superficie dei manubri nel miglior mode possibile, per la nutriziono del-
le gemme, ed il piu conveniente all'economia deU'auimale.
Le gemme, come nella Ratkea octopuntata e Luzia ClaparMei, traggono ori-
gine dal solo ectoderma materno : I'endoderma rimane completamente estraneo
alia loro costituzione. E' soltanto nelle fasi piu avanzate di sviluppo, che gli
endodermi, filiale e materno, contraggono fra loro dei rapporti e che le due
caviti gastriche si mettono in comunicazione. La constatazione di tale ori-
gine delle gemme anche per una Gytaeis mi conduce a ritenere, non solo che
un simile procedimento sia comune a tutte le specie di questo genere, ma
anche a tutte le forme del'a famiglia Margelidae.
Le diverse fasi evolutive dello sviluppo di una gemma corrispondono, in
linea generale, a quanto e gii stato descritto per lo sviluppo delle gemme
medusigene di molti Idrozoi. Prima del loro complete differenziamento, le
gemme figlie mostrano di gia attaccata al manubrio una generazione di gemme
nepoti, come e stato pure osservato nella Ratkea octopunctata e Lizzia
Ctaparedei. CoU'esaurirsi del process© di gemraazione, sul finire del settem-
bre, tanto le gonadi maschili che le femminili, a seconda dei divex\si iudividui,
fanno la loro comparsa, interradialmente, in quella porzione del manubrio la-
sciata libera^dalle gemme prossimali piu anziane gia distaccatesi, esse, gradata-
mente si estendono in direzione distale fino a formare quattro prominenze che
occupano due terzi circa della lunghezza del manubrio. Aumentando di volume,
invadono anche i perradi e, a completa maturita, circondano il manubrio a
guisa di manicotto. Una simile disposizione delle gonadi, dapprima interra-
diale e definitivamente anulare, non trova riscontro in nessuna altra specie
di Cytaeis gia descritta : aggiungasi a cio, che quella in esame si difFerenzia
da tutte le altre per le dimension!, la forma dell'ombrella ed il colore dei
bulbi e dell'eadoderma gastrico.
Per queste ragioni io sono condotto a ritenere che essa rappresenti una
nuova specie. Essendo la piu piccola per dimeiisioni fra tutte le specie del ge-
nere conosciute, propongo di distingueria col nome di: Cytaeis viinima n. sp.
II fatto che nelle Margelide le gonadi tanno la loro comparsa solamente
dope esaurito il processo moltiplicativo per gemme, sembra a me che avva-
lori queila interpretazione sul valore biologico della medusa, secoado la quale
essa viene considerata non altrimenti che per un individuo differenziato per
provvedere alia disseminazione dei prodotti sessuali. E, da questo punto di
vista, la gemmazione potrebbe riguardarsi come adattamento provvisorio con-
seguito a favorire I'economia della specie. La forina idroide della Cytaeis mi-
nima rimane finora sconosciuta.
II Presidente annunzia che le dimostrazioni dei preparati al microscopio
e dei disegni si farauno lunedi mattina alio 9 nell'Istituto di anatoraia comp.
- 54 -
IDomenica 3 Novembre.
I congressisti si riuniscono a colazione a Tivoli dopo aver visitato Bagni
e Villa Adriana. Nel ritorno visitaiio Villa Gregoriana e Cascate.
Lunedi 3 Novembre.
Nell'Istituto di anatomia comparata prima della seduta liauuo fatto le di-
mostrazioni dei preparati e disegni presentati nelle sedute: Addario, Levi, Lui-
gioni, Bentivoglio, Russo, Vinciguerra, Marucci, Borsieri, Chiappi, Foa, Benetti, Ciuffi,
Versari, Parona, Giacomini.
Seduta antimeridiana
(Anfiteatro dell'Istitnto Analomico).
II Presidente da la parola al prof. Achille Russo, per la sua couferenza sul
teraa:
Gruppi di Echinodermi viventi e fossil/ e loro filiazione. (Sunto).
Dopo avere esposto sommariamente i caratteri delle varie classi di Echi-
nodermi viventi e fossili, 1' A. dice clie gli organi di questi animali, durante
il loro sviluppo, subiscono delle deibrmazioni clie sono in rapporto alle abi-
tudini di vita. Alcuni in tutta la serie sono deformati ugualniente e la sim-
metria radiata e cosi fortemente impressa che e sempre facile a riconoscersi,
nonostante la couformazione esterna del corpo sia molto diversa dall'origi-
naria. Altri organi, invece, subiscono meno tali deformazioni; cosicche essi con-
servano meglio i caratteri primitivi del tipo. Se si seguono le diverse fasi
embrionali di tali apparati si osserva che nientre i primi non ofirono muta-
iToeuti raolto rimarchevoli e seguono iin piano di struttura comune per tutte
le classi, i secondi invece presentano caratteri peculiari, per cui da quelli
sono molto diversi.
Dallo studio comparativo dello sviluppo embrionale e post-embrionale di
tutti gli oi-gani si e condotti a stabilire quel caratteri che meglio possano ad-
dimostrare le affinity che esistono fra le varie classi di Echinodermi, cosi
diversi nella loro esterna couformazione.
L'A. dice che alia prima categoria appartengono il sistema nervoso e
I'acquifero, dandone una breve descrizione e discutendo alcuni caratteri, as-
sunti da alcuni come criterio di classifica. Accenna alia controversia circa il
significato morfologico del sistema acquifero e ritiene che sia un Nefridio e
che gli Echimodermi per tale riguardo debbono includersi nel gruppo degli Ani-
mali nefridiani con i Vermi ed i Cordati. Uirca alia vescicola enterocelica che
accompagna il cauale della sabbia, dice che, secondo alcuni, essa darebbe
origine, sia direttamente sia indirettamente, per proliferazione di un organo
che si sviluppa nel suo interno (glandola ovoide od assia le), agli elementi
sessuali ; onde una parte del celoma negli Echinodermi precocemente si sarebbe
diflferenziata in una porzione anteriore (idrocele) che funzionerebbe da Nefri-
dio, ed una posteriore che funzionerebbe da G on ad e. Tale supposizione pero
non ha alcun fondamento, sia perche le prime cellule germinali si sviluppano
a spese di altre vescioole enteroceliche, sia perche la vescicola in questione
- 55 -
si oblitera (Oloturie) o si riduce di molto (sacco parietale dei Crinoidi). Solo
nelle Asterie ed Ofiure e negli Echni assume un grande svlluppo, formando
attorno al canale della sabbia il seno assiale, nel cui interne si sviluppa la
glandola oraonima.
Descrive il sistema delle lacune, distinguondo le formazioni emali, perie-
mali, pseudoemali e schizoceliche e dice che queste ultime specialraente
non hanno alcuna importanza per la classifica, essendo irregolarmente distri^
buifce nel connettivo, come quelle vie che si formano dove e necessavio dell'ali-
mento. Circa alle vere formazioni emali, specialmente per le lacune intestinali,
distingue in due grandi gruppi gli Echinodermi: uno (Oloturie e Crinoidi) in
cui esse si formano direttamente per sollevamenti della lamina peritoneale
deir intestine, I'altro (Asterie, Ofiure ed Echini) in cui si formano per proli-
fei'azione della glandola ovoide od assiale. Oltre tale sistema di lacune
intestinali, ve ne e un altro, che descrive a parte, perche e in relazione da un
lato con gli organi genitali e dall'altro con I'intestino e con le lacune che lo
percorrono. Tali lacune si sviluppano in prossimita dei primi elementi ses-
suali, nell'interno di una cavita peritoneale, denominata seno aborale. Esse
prendono il nome di lacune aborali e da una parte dinno origine alia la-
cuna genitale che va alia gonade corrispondente, dall' altra a gli assor-
benti intestinali. La conformazione di tali lacune e in rapporto alio svi-
luppo che assumono gli organi genitali, cosicche lo studio di quelle non pu6
da questi prescindersi. Dice che lo studio di tali formazioni sono interessanti
per stabilire la filiazione dei varii gruppi; perche, durante lo sviluppo, si mo-
strano alcuni dati di fatto, che danno il file di Arianna nel labirinto di
organismi cosi variamente conformuti nella loro apparente uniformity !
Descrive tali formazioni nelle Oloturie, in cui sono meno differenziate, e
dice che esse si ripresentano in una fase larvale dei Crinoidi, per poi atro-
fizzarsi ed essere sostituite da altri organi analoghi (cordone genitale peri-
esofageo), che permangono negli adulti. Da cio trae come conseguenza che i
Crinoidi, sebbene alio stato adulto siano cosi altamente differenziati, abbiano
una reale afiSnita con le ('loturie. Considerando poi la speciale conformazione
dei Cystoidea, sostiene che essi presentano la medesima disposizione degli or-
gani delle Oloturie e delle larve dei Crinoidi (stadio di Cistoide). In seguito
a tali confront! e tenendo presente che i Cistoidi sono i primi Echinodermi
che si rinvengono nei terreni fos.siliferi dell'era primaria, conclude che essi
rappresnntano un gruppo primitivo o il capostipite del tipo Echinoderma : da
essi derivarono le Oloturie e i Ci-inoidi.
Nello studio delle fasi piuttosto avanzate dello sviluppo dei Crinoidi, si
riscontrano nelle larve alcuni caratteri, che fanuo giudicare in quali rapporti
si trovano questi Echinodermi con un altro gruppo estinto, cioe con i Blastoi-
<Zca. Difatti, gli spiracoli di questi fossili corrispondono alle modreporiti
secondarie che si sviluppano negli interradii dei Crinoidi, come approfonda-
menti ectodermici. A tali formazioni corrisponde un cordone genitale perieso-
fageo, che sostituisce la gonade che si e obliterata. Mettendo in rapporto questi
fatti, con la data in cui apparvero i Blastoidi, cioe nel Devoniano, quando gia
i Crinoidi erano nel loro pieno vigore, si puo dire che essi rappresentino dei
Crinoidi non specializzati, o pure delle forme neoteniche dei'ivate da Cri-
noidi che potevano riprodursi alio stato larvale.
Circa le altre classi (Asterie, Ofiure ed Echini) dice che nell' insieme co-
- 56 -
stituiscono una sezione in cui si possono rifionoscere caratteri comuni, onde
si distinguono dalla sezione sopra coiisiderata (Cistoidi, Oloturie, Crinoidi e
Blastoidi). In essi la simmetria radiata si estende anche a quegli organi che
nella sezione sopra studiata non la seguono affatto. Nelle Asterie ed Ofiure,
difatti, I'organo genitale, e costituito da un cor done genitale circolare, posto
attorno la periferia del disco. ]n rapporto alio svilnppo assunto dall'organo
genitale, il seno e la lacuna aborale negli adulti sono anche conformant!
in ordine radiale, costituendo lo spazio periemale e le lacune dorso-ven-
t rail. 'Da queste lacune si originano gli assorbenti intestinali, posti negli
interradii. Tali formazioni in origins si sviluppano coine nelle Oloturie e per-
cio sono omologhe fra di loro. Negli Echini, in un primo stadio di sviluppo,
si trovano anche le formazioni genitale, emale e periemale, come nelle
Asterie ed Ofiure; il cordone genitale circolare pero ben presto si atrofizza
nei tratti radiali, mentre negli interradiali si sviluppano le glandole genitali.
Le porzioni atrofiche del cordone genitale si trasformano in lacune, le quali
funzionano da lacune genitali. Per efFetto di tali trasformazioni la lacuna ed
il seno aborale, conosciute col nome di appendice glandulare, si arre-
stano nel loro sviluppo. In rapporto a tali mutamenti anche gli assorbenti
intestinali, subiscono una notevole riduzione. In conclusione, si puo aflfer-
mare die gli Echini, mentre per la primitiva presenza di un cordone genitale
circolare, dimostrano essere affini alle Asterie ed Ofiure, mostrano anche che
ben- jjresto se ne sono allontanati, per evolversi secondo u)ia speciale direzione^
L'A. cosi prosegue :
« Cerchiamo ora d'investigare in quali rapporti si trovano le due grandi
sezioni, avanti delimitate in base all'anatomia ed alio sviluppo degli organi.
Su tale ai-gomento per ora non si possono fare che delle congetture; un dato
che potrebbe rendere possibile I'avvicinamento sarebbe il fatto che le larve di
Asterina gihhosa si fissano con il lobo preorale, come le larve di Antedon.
Pero, tale constatazione, cioe le affinita che potrebbero esistere tra le Asterie
ed i Crinoidi, se viene avvalorata dai dati paleontologici, non lo e ugualraente
da quelli embriologici, dappoiche si e constatato che il lobo preorale di Aste-
rina non corrisponde morfologicamente al lobo adesivo di Antedon. Cio non
ostante, si sa dalla Paleontologia che gli Asteroidi comparvero molto preco-
cemente e che essi si svolsero quasi contemporaneamente ai Cistoidei e Cri-
noidei fin dal periodo Siluriano. Fra essi si rinvengono alcune forme, la cui
posizione nel sistema degli Echinodermi e alquanto dubbia e che costituisco-
no il gruppo degli Edrioasteroidi.
€ Essi pero per taluni caratteri pare debbano essere ascritti ai Blastoidi,
mentre per altri sono prossimi agli Asteroidi. Tali forme, erano fisse nel fondo
del mare, pero cosi debolmente che talora potevano con facility essere distac-
cate dalle onde. Si suppone, difatti, che alcune di esse furono distaccate e ro-
vesciate; cosicche, mettendo in contatto con il fondo marino i loro solchi ciliati,
orlati di tentacoli, furono costrette a trasformare i tentacoli stessi in pedicelli
con ventose all'estremita, atte alia locomozione. Tale sarebbe, secondo alcuni,
I'origine delle forme mobili (Heleutherosoa) dalle forme fisse {Pelmatozoa); pero
tale derivazione non esce per ora dal campo delle ipotesi, sebbene alcuni dati
anatomici la convalidiuo in parte, come la presenza di piastre speciali che ne-
gli Edrioasteroidi, come in molti Asteroidi, coprono i solchi ambulacrali.
« Quantunque su tale soggetto sia prudente attendere nuove ricerche,
- 57 -
pure il fatto che nelle Ofiure esistono attorno alia bocca, negli interradii,
delle aperture che conducono in speciali caviti : le horse., derivate da invagi-
nazioni ectodermiclie, similmente a quanto si osserva nelle larve di Crinoide,
e nei Blastoidi in genere, che, come si e detto, sono anche provveduti di tali
invaginazioni (idrospire e spiracoli), tutto cio, dico, potrebbe essere un dato
molto valevole per avvicinare fra loro le due grandi sezioni di Echino-
dermi.
€ Tocchero infine brevemente due questioni, cioe in quali rapporti si tro-
vano gli Echinodermi con gli altri tipi animali ed a che e dovuta la simmetria
radi.ita: Se si considerano le larve essi hanno evidentemente rapporti diretti
con gli Anellidi, con i Briozoi e con gli Enteropneusti ed in generale con
tutti i gruppi in cui si fornaa un vero celoma. Possiamo dire percio che gli
Echinodermi non ostante la via speciale di evoluzione in cui si sono messi,
per cui apparentemente sembrerebbero forme affini a tipi molto bassi, come i
Celenterati, sono invece animali molto difterenziati le cui parentele non sono
dubbie, sia che si consider! il celoma stesso, sia che si considerino gli organi
che da esso derivano, come i nefridi o gli elementi sessuali,
« A tale proposito, io credo di richiamare I'attenzione di questi illustri
soci su di un fatto, che potrebbe essere di molto interesse, ma che, per essere
interamente accettato, attende uno studio piu approtondito, cioe sui possibili
rudimenti di una metameria. Non intendo parlare della disposizione lineare
di alcuni organi o parte di essi che si trovano lungo i radii dell'animale, co-
me le piastre calcaree od i pedicelli, ma intendo invece parlare di una dispo-
sizione particolare del celoma che si osserva in tutte le classi di Echinoder-
mi. II celoma, infatti, lo troviamo sempre diviso in 2 o 3 scompartimenti, di
cui uno, molto piccolo occupa la porzione anteriore od orale del corpo, I'altro
molto grande, contenente i visceri, la porzione media, il 3°, piu piccolo,
quella posteriore. Tale divisione, che ricorda quella di alcuni animali meta-
merici, potrebbe essere, come dicevo, un rudimento di una disposizione, che
in qualunque modo si consideri, segna indubbiamente un progresso nell' ar-
chitettura del corpo e che potrebbe spiegare meglio i rapporti degli Echino-
dermi con gli altri tipi di animali.
< Circa all'origine della simmetria radiata, fra le varie teorie quella che va
acquistando maggior credito si e la teoria pelmatozoica, secondo la quale
la simmetria radiata e una conseguenza della vita fissa a cui vi sono adattati i
primi Echinodermi. Svolgere partitamente tale teoria sarebbe molto lungo e
perci6 mi limito a dire che, secondo la piu probabile ipotesi, confortata oggi
da molti fatti, la larva degli Echinodermi, avente una simmetria bilaterale e
detta peroio Dipleurula, si e fissata con I'estremo anteriore in cui era la bocca
(lobo preorale). Tale adattamento alia vita sedentanea fu la prima cagione
della comparsa di un nuovo philum, che oggi noi chiamiamo Echinodermi.
Per effetto della vita fissa, difatti, la bocca della Dipleurula si sposto verso
1' estremita posteriore, ora superiore, ed in questo passaggio 1' intestine si
ravvolse, portando molti spostamenti nelle vescicole enteroceliche, che prima
erauo regolarmente disposte ai due lati del tubo digerente, pressoch^ rettili-
neo. La nuova disposizione assunta da questi organi si osserva durante lo
sviluppo del Crinoidi e nei Cistoidi, che, come fu detto, sono il capostipite di
tutti gli Echinodermi, ed in generale in una forma ipotetica, che chiamiamo
Pelmatozoo primitivo.
M. Z. — Supplemento. 'i
- 58 -
€ TJn'altra conseguenza della vita fissa si fu che 1' animale, per provve-
dersi di alimento, ha dovuto sviluppare alcuni organi adatti a raccoglierlo nel-
I'acqua circostante per portarlo alia bocca.
€ Originariamente ci6 e avvenuto perche, partendo dalla bocca, si svilup-
parono, disposte radial raente, 3 e poi 5 strie ciliate, fatte da un epitelio vibra-
tile. Tali strie, nell' ulteriore evoluzione, si trasformarono in un sistema ner-
V090 superficiale e poi, per invaginazione, in un sisteraa nervoso profondo. In
rapporto alia forraazione di tali organi, aventi in origine una tunzione nutriti-
zia, ben presto assunsero un eguale sviluppo moiti altri organi interni, come
ad es. il sisteraa acquifero, il quale, in corrispondenza delle strie ciliate, emise
delle propaggini, vasi radiali, da cni venivano fuori delle appendici per agevo-
lare la raccolta degli alimenti. Come avanti si e detto, solo I'organo genitale
e le lacune che lo irrigano, non furono cosi pronte a seguire la nuova via di
evoluzione.
« Giunto alia fine di questa lettura, ringrazio gl'illustri coUeghi della
benevola attenzione e nello stesso tempo esprimo un voto, che e anche un
augurio a me stesso, cioe, che altri si voglia occupare di questi animali, af-
finche io non rimanga di piu un solitario fra i zoologi italiani »
Enriques osserva che alcune condizioni anatomiche del Sipunculus nudus
accennano ad un resto di simmetria raggiata, simile a quella dell© oloturio
adulte, e che il sistema circolatorio del Sipunculus presenta caratteri isto-
logici perfettamente simili a quelli del sistema acquifero delle oloturie e con-
dizioni anatomiche come se fosse un sistema acquifero ridotto. Di piu per
quel che riguarda lo sviluppo dei Sipunculidi e degli Echino<iermi, molti ca-
ratteri di dissomiglianza sono in relazione colla presenza nell' embrione del
Sipinculus, di speciali involucri (amniotici ?), che invece mancano in altri
Sipunculidi {Phymosoma) onde non possono avere valore sistematico. Per que-
sti fatti crede che nello stato attuale delle nostre cognizioni, nel quale lo
sviluppo dei Sipunculidi e ben poco conosciuto, si debba tener conto delle
affinita che esistono tra i due gruppi di animali, nello stato adulto.
Russo risponde che 1' ipotesi avanzata dal Enriques era gia stata fatta
raolti anni or sono dal Semper, ma che poi e stata abbandonata, essendosi
coDstatato che si tratta di strutture analoghe, ma non omologhe.
II Presidente da quindi la parola ai soci per la continuazione delle
Comunicazioni scientificlie.
Mirabella — Osservazioni sulV accrescimento degli oociti di Helix aspersa.
[Legge Ghigi per I'autrice assente].
E noto come, or non e molto. Paul Obst abbia sostenuto I'esistenza di
processi di fagocitosi nell'ovogenesi dell' Helix pomatia, e come, piu special-
mente, abbia asserito che I'oocite si nutrisce direttamente di cellule foUicolari.
Per consiglio del prof. Raffaele ho intrapreso una verifica dei resultati
dell'Obst e nel tempo stesso ho fatto altre osservazioni, servendomi pero di
oociti di Helix aspersa.
Da queste osservazioni risulta principalmente :
P che le figure date dall'Obst e riprodotte dai trattati, in cui si ve-
dono le cellule follicolari gia immigrate o in via d' immigrare, neH'iuterno
- 59 -
dell'uovo, rappresentano probabilmente uova in incipieate degenerazione, op-
pure sezioni tangenziali di oociti normali uei quali le cellule follicolari sa-
rebbero situate nelle insenature che presenta la superficie irregolare del-
I'oocite, e facilmente percio possono dare 1' impressione, in certi casi, di
essere cellule gii immigrate nell' uovo. Anche a sezioni tangenziali possono
essere attribuite le imagini, descritte dall'Obst, di vescicole germinative prive
parzialmente di membraua ; e a tutti noto infatti come una sottile membrana
possa, quaudo e vista di fronte anziche di profile, passare facilmente inos-
servata.
Anche in molte uova patologiche si puo riscontrare una dissoluzione par-
ziale o totale della membrana.
S.** In oociti di media grandezza si osserrano dei corpicciuoli molto co-
lorabili, di aspetto omogeneo e di forma e grandezza variabili, assai simili a
quelli, in gran numero, descritti come nuclei vitellini. Credo anzi che per
V Helix siano stati gia descritti come tali dal Balbiani : io pero uon credo di
poterli giustificatamente paragonare ai nuclei vitellini classici. E quantunque
uon vorrei pronunziare un giudizio definitivo, dico che per varie ragioni in-
clino a considerare come uova patologiche quelle in cui essi corpi si tro-
vano.
3.0 In oociti giovani s' incontra un differenziamento del protoplasma il
quale sembra un differenziamento normale. II protoplasma e diviso in due
zone concentriche, la piu interna delle quali circouda il uucleo. Si distinguono
per minuta differenza di struttura, ma specialmente per 1' esistenza di un
limite netto fra le due zone, il quale pero col progredire dello sviluppo scom-
pare e cosi scompare parimeute la distinzione in due zone. Evidentemente si
tratta qui della zona palleale del Leydig. Nessuna relazione ne di posizione
ne genetica sembra eslstere fra la zona palleale e i corpi vitellini cui ho
dianzi accennato.
4° La vescicola germinativa naturalmente e del tutto sierica, ma nei
preparati si presenta spesso lobata e irregolare, il che e dovuto all' azione
raggrizzante dei reattivi.
5.° Frequenti e di varie sorta sono le degenerazioni cui puo sottostare
I'oocite durante I'accrescimento. Una di tali forme di degenerazione offre
questo di caratteristico: che mentre il citoplasma ovulare si dissolve com-
pletamente, mescolandosi col contenuto del lobo genitale, la vescicola germi-
nativa rimane intatta ; e che poi, in una fase pid inoltrata, dissolvendosi an-
che la membrana nucleare, il solo nucleolo, che, com' e noto e neW Helix
assai grosso e tutto ripieno di vacuole, rimane a indicare la passata esistenza
di un oocite distrutto.
Giacomini mette in contronto con quanto ha osservato la signorina Mira-
bella neWHelix, cio che accade uell'accrescimento dell'ovocite dei Mammileri,
uegando contro il recente lavoro di Kolbrugge, ogni penetrazione di cel-
lule follicolari neU'ovocellula normale ed ogni fagocitosi da parte dell'uovo che
si accresce.
Raffaele crede necessario indagare se in tutti quel casi in cui e stata ed
e ancora sostenuta una penetrazione di cellule entro le uova normali in via
di sviluppo, non si tratti di errori di osservazioni o di fatti patologici.
- 60 -
Livini. — La doccia ipobraiichiale negli embrioni di polio.
Esiste negli embrioni di Polio, in stadi precocissimi dello sviluppo, una
doccia longitudiaale, situata sulla linea di mezzo della parete ventrale della
faringe, che dal liraite posteriore della membrana faringea si estende fin verso
il limite posteriore della regione brancliiale. La doccia, uotevolmente prolonda
e ristretta nel tratto medio, si slarga e si fa piii superficiale ai due estremi,
craniale e caudale. Essa e tappezzata da un epitelio differenziato nel senso
che ha uno spessore maggiore del rimanente epitelio fariageo (ad eccezione
di quello che corrisponde alle tasche entodermiche branchiali ed alio stomo-
deo); cio e dovuto ia parte al numero maggiore di strati dei quali 1' epitelio
e composto, in parte al fatto che le cellule superticiali sono, in corrispondenza
della doccia, notevolmente sviluppate in altezza.
Questo differenziamento epiteliale precede la formazione della doccia.
La doccia permane per un tempo brevissimo. Molto presto essa si fa piu
larga, meno profonda ed infine sparisce. Questo processo di involuzione iuco-
mincia agli estremi, craniale e caudale, della doccia, per propagarsi poi al
tratto intermedio.
Contemporaneamente o prima o dopo la scomparsa della doccia, I'epitelio
che la tappezza perde i suoi peculiari caratteri.
La scomparsa della doccia non avviene sempre alio stesso periodo, ma
ora piu presto ed ora piu tardi. Ugualmente per un tempo assai variabile si
conserva il differenziamento dell' epitelio che la tappezza, differenziamento
del quale possono osservarsi traccie anche in periodi relativamente avanzati
nello sviluppo.
Si puo, con fondamento, ritenere che la doccia di cui e questione rappre-
senti, in forma rudimentale, la doccia ipobranchiale dei Tunica ti e dell' Am-
2)Moxus. Se, come non mi par dubbio, tale interpretazione e giusta, viene
dimostrata, in un alto Vertebrate, la comparsa transitoria di un organo, il
quale esiste permanentemente e ben sviluppato nei Tunicati, e viene cosi
messo in luce un altro importante carattere nel quale i Vertebrati coucor-
dano coi Tunicati.
Quando gia nella doccia sono apprezzabili segni di involuzione, nella por-
zione intermedia di essa un piccolo tratto dell' epitelio, per una attiva proli-
ferazione cellulare, acquista uno spessore alquanto maggiore del rimanente.
Questo ispessimento corrisponde precisamente a livello della 2>'- tasca ento-
dermica branchiale, e rappresenta I'abbozzo della tiroide. Considerate le cose
in questo momento, e tenuto couto del fatto che questo ispessimento, questa
piccola gemma epiteliale, diverra una vera e propria ghiandola, la tiroide, si
potrebbe dire che questa rappresenta la ghiandola della doccia ipobranchiale.
In seguito, mentre la doccia sparisce, la gemma tiroidea aumenta di vo-
lume, spingendosi caudalmente. Si mantiene per un certo tempo come forma-
zione solida ; poi vi compare, dovuta almeno in parte a disfacimento cellulare,
una cavitA, raolto piccola che comunica colla caviti faringea, sicche, allorquando
la tiroide si separa dalla faringe, ha forma di una grossa vescicola con pa-
rete molto spessa e cavita miuuscola, nella quale cavita trovansi detriti cel-
lulari, resti del disfacimento di cui si e teste fatto menzione.
Questi reperti conducono, almeno per quanto riguarda il Polio, a farci
ripudiare la opinione che oggi si ha del significato morfologico della tiroide.
- 61 -
Non e infatti, come f^eneralmente si ammette, la tiroide I'equivalente morfo-
logico della doccia ipobrancliiale dei Tunicati ; esiste invece una formazione
transitoria a quest'ultima verameate omologa, ed e soltanto un piccolo tratto
di essa che si svolge ulteriormente per divenire tiroide, mentre tutto il ri-
manente scompare.
Fano L. — Sulle glandole cutanee degli Anfibi.
La dott. Phisalix-Picot, in un suo recente lavoro embriologico ed isto-
logico sulle ghiandole cutanee della Salamandra terrestre, affermava tra I'al-
tro, senza riserve, che queste ghiandole hanno origine mesoderm ica e
precisamente si forraano a spese delle cellule dello strato piu superficiale del
derma. La cosa, oltreche contrastare con I'opinione di tutti gli autori occu-
patisi in precedenza dell'argomento, appariva anche molto poco verosimile :
percio ho voluto fare alcune ricerche in proposito, per vedere quanto valore
si dovesse attribuire all' asser/Jone della Phisalix ; e i risultati di queste
ricerche, per le quali mi sono servita particolarmente di larve di Triton cri-
status e di Axolotl, sono stati quali sin da principio avevo preveduto.
L'argomento principale che la Phisalix porta a sostegno della sua affer-
mazione e questo: che fra I'abbozzo ghiandolare, in qualunque stadio del suo
sviluppo, e I'epidermide, esiste costantemente uno strato dermico continuo. Al
contrario io ho veduto chiaramente e credo di poter qaindi affermare con sicu-
rezza che i primitivi abbozzi ghiundolari sono completamente in-
traepidermici e non hanno col derma alcun rapporto. Ciascun abbozzo si
origina per divisione cariocinetica di una cellula dello strato di Malpighi e
successiva proliferazione delle cellule figlie. Soltanto in seguito questo abbozzo,
aumentando contemporaneamente in volume, comincia a scendere lentamente
verso il derma, fino a restarvi quasi completamente incluso. Dico quasi perche,
almeno nel Triton cristatus, la ghiandola, in qualunque stadio di sviluppo la si
osservi, mostra sempre un tratto, sia pur piccolissimo, della sua superficie
in contatto diretto con I'epidermide che I'ha generata : il che non esclude
che nella salamandra possa essere altrimenti. Ora per ispiegare I'errore della
Phisalix si possono fare due ipotesi : o quegli aggruppamenti di cellule da lei
osservati nel derma e interpretati come abbozzi ghiandolari, noa hanno in-
vece niente a che fare con le ghiandole, oppure si tratta realmente di ab-
bozzi ghiandolari, raa in uno stadio di sviluppo gia relativamente avanzato,
quando cioe, staccatisi dall' epidermide, sono gii penetrati nel derma ; nel
qual caso essa avrebbe incominciato le sue ricerche su larve non abbastanza
giovani per cogliere i primi principii del processo di formazione delle
ghiandole. Comunque sia, resta fissata I'origine ectodermica delle ghiandole.
Quando la ghiandola ha raggiunto un determinato grado di sviluppo in
corripondenza del suo polo superiore, si apre il condotto escretore. E opi-
nione generale degli autori che esso si formi dall'inte rno verso I'esterno,
in causa della pressione esercitata dal secreto che vuole uscire: sicche risul-
terebbe costituito. semplicemente da una serie di lacune intercellulari allar-
gate. Le mie osservazioni mi hanno condotto a risultati discordanti da tale
opinione : il condotto, almeno nel Tr. cristatus, si forma invece dall' ester no
verso I'interno, per introflessione di quel tratto dell'epidermide
che sta sopra I'abbozzo. E una riprova della verita di questo asserto mi
- 62 -
pare la ofFra il fatto che nella muta anche i condotti escretori se ne vanno,
mostrando cosi chiaramente la loro iatima connessione con I'epidermide.
Dunque il condotto si forma dall'esterno verso 1' interno : ed insisto su
questo, perche appunto il false conviucimento che il condotto si formasse in-
vece meccanicamente dall' interno all'esterno, insieme con la supposta origine
mesodermica delle ghiandole, ha servito di appoggio alia Phisalix per una
ardita ipotesi sul significato funzionale delle ghiandole stesse. Per spiegare
r immunitvi che la salamandra (come altri anfibi) presenta contx-o il proprio
veleno, la Phisalix ammette una secreziune interna delle glandole velenose,
tl'accordo in questo con altri autori. Ma non si ferma qui: essa arriva fino a
supporre che primitivamente le ghiandole cutanee fossero organi adibiti esclu-
sivamente alia nutrizione e che soltanto in seguito per lo sviluppo esagerato
di questa funzione, il secreto, divenuto esuberante, si sia aperto meccanica-
mente una via per uscire all'esterno, sicche la funzione difensiva non sarebbe
che secondaria. Come dati positivi a sosteguo di questa ipotesi, la Phisalix
non cita che i due fatti suaccennati : ora, dinanzi alia negazione di questi
due fatti, 1' ipotesi cade. Inoltro si potrebbero citare altri fatti che la fauno
apparire poco probabile: per eserapio si sa che nel proteo non esistono ghian-
dole velenose, ma ghiandole mucose ; ora, se si considerano le ghiandole come
organi difensivi, non parra strauo che nel proteo, il quale, per la uatura del-
I'ambiente in cui vive, e molto meno esposto alle persecuzioni dei nemici
che gli altri anfibi, le ghiandole velenose manchino, laddove con 1' ipotesi della
Phisalix, questo fatto non si spiegherebbe.
Studiando le ghiandole velenose deH'axolotl ho trovato di molto notevole
questo : che anche in individui abbastanza avanzati in etk (6 o 7 anni) tali
ghiandole (sebbene siano gia molto sviluppate sotto ogni altro rapporto e le
cellule secernent! siano gia entrate nella loro attivita funzionale) son o sem-
pre privedi condotto esc reto re. Cio poteva a tutta prima suggerire I'idea
che in questi anfibi le gh. fossero organi andati in disuso e quindi in via di
raetamorfosi regressiva: ma questa supposizione non ha piu ragione di essere
davanti al fatto che nell'animale trasformato, neW Ambly stoma, il condotto
escretore esiste. E si deve piu logicamente ammettere che la formazione del
condotto sia un fenomeno connesso unicaraente con la metamorfosi e quindi
la mancanza di condotto nell'axolotl debba attribuirsi ad un arresto nello
sviluppo dovuto al prolungarsi della vita larvale.
Kesta un quesito: dal momento che i condotti escretori maucano nell'axo-
lotl, come puo il secreto uscire alia superficie della pelle? Couviene pensare
che esso passi attraverso gli spazi intercellulari dell'epidermide, tanto piu
che I'osservazione microscopica conforta questa ipotesi. Infatti, quando la
ghiaudola ha raggiunto un conveniente grado di sviluppo, in corrispondenza
del suo polo superiore, la membrana muscolare appare come squarciata, lo
strato dermico pigmentato limitante la.ghiandola dall'epidermide e iuterrotto,
ma I'epidermide e intatta.
Tutte le quistioni cui ho fin qui accennato in breve ed altre suU'argo-
mento sono trattate piu ampiamente in un lavoro che uscira fra breve e che
ho iuteuzioue di ampliare.
- 63 -
Esaurita la serie delle cumunicazioni scientifiche, il presidente invita i
proponent! a svolgere le varie Mozioni.
Vinciguerra presenta il seguente ordine del giorno, che viene approvato ad
unanimity.
< II terzo Convegno Zoologico fa voti che le disposizioni dei regolamonti
« di pesca riguardanti i divieti e le raisure minime dei pesci sieno modificate
« in modo da tener conto delle variazioni che si verificano nello diverse i*e-
« gioni d' Italia » .
Ghigi, a proposito della mozione Vinciguerra, osserva, che le Comraissioni
provincial! per la pesca fluviale e lacuale potrebbero dare un contribute notevole
alia scienza ed alia pratica, quando disponessero di qualche mezzo finanziario.
Vorrebbe che il Convegno desse facolta al Presidente di trasmettere al Mini-
stero di Agricoltura analoga raccomandazione. La proposta e approvata.
Ghigi, auche a noma di Andres, Giglioli, Arrigoni Degli Odd!, Magrntti e Mar-
torelli, presenta la mo-iione seguente :
« L' Unione Zoologica Italiana nella sua terza Assemblea ordinaria in
€ Roma, richiama I'attenzione del Governo sulla n^cessit^ di unificare la le-
€ gislazione sulla caccia nell' interesse ecouomico della nazione ed esprim«
< il parere che, nelle disposizioni di legge, trovino posto i seguenti voti :
« 1.° Nomina di una commissione consultiva per la caccia, formata da
€ persone di nota competenza in materia, la quale abbia facolta di proporre
« particolari limitazioni di tempo e di luogo ove le condizioni di certe specie
« lo esigano ;
2." Concessione a scopo puramente scie)itifico e sotto strette garanzie,
« del permesso di caccia col fucile e della raccolta dei nidi in epoca di di-
€ vieto, seguendo in cio lo spirito liberale della nostra legislazione ».
Ghigi richiaraandosi a quanto egli stesso ed altri colleghi hanno detto nei
precedent! congress!, vista la scarsita del tempo, rinunzia a svolgere la mo-
zione, riservandosi di rispondere a quegli oratori che soUevassero obbiezioni.
Mannini crede che non si possa fare una legge sulla caccia eguale per tutte
le provincie d' Italia.
Ghigi risponde che il concetto di uuificazione risponde piuttosto alia ne-
cessity di sostituire una sola legge alle molte attualmente in vigore nelle
provincie che facevano parte degli antichi Stati italiani. Del resto alia Com-
missione pi-oposta spetteri di formulare quelle diSerenze di trattameuto che
le varie region! faunistiche d' Italia e.sigessero.
Posta a partito la mozione Ghigi e approvata all'unanimiti.
Raffaeie parla sull'insegnamento della Biologia. Vorrebbe che I'insegnante
di Zoologia all'Universita svolgesse piu arapiamente di quanto si suol fare,
la parte generale*, lasciando a! giovani la cura di apprendere sui libri e nelle
collezion! la parte sistematica.
Vinciguerra e d'accordo col Raffaeie uel desiderio che la Biologia generale
abbia un piu ampio svolgimento uelle Universita, ma come insegnamento se-
parato e non a scapito della Zoologia sistematica. In quest' ultimo caso egli
non potrebbe dar voto favorevole.
Monli A. presenta il seguente ordine del giorno :
« II Congresso, ritenuto utile e fecondo 1' insegnamento della Biologia
* generale quale e stato dettato nell' University d! Roma sotto il titolo di
- 64 -
< Istologia e Fisiologia generale, fa voti perche in tutte le University sia
« create un simile insegnamento di Biologia generale e sia ulteriormente
« sviluppato a fondamento della coltura generale naturalistica ».
L'ordine del giorno Monti dk luogo ad una animata discussions cui pren-
dono parte Emery, Raffaele, Vinciguerra, Grassi, Brunelli e Pirotta.
Posto a partito l'ordine del giorno Monti e approvato a maggioranza.
Vinciguerra a noma di Monticelli da letcura del memorials sull'insegnamen-
to delle Scienze Naturali negli Istituti secondari redatto dai laureati e lau-
reandi in scienze naturali delle universita italiane.
Ricci propone e I'asseniblea approva, la sospensione sul paragrafo ottavo.
II memoriale e approvato alia unanimita.
Grass! richiamandosi alle condizioni esposte nel discorso tenuto il giorno
dell'inaugurazione del Convegno, presenta il seguente ordine del giorno:
€ L'Unione Zoologica, tenendo presente I'importanza della zoologia per
« molti problemi igienici, fa voti al Ministro dell'Interno aflSnche ai laboratori
« di Sanit^ del Regno venga annessa una sezione zoologica, come si sta
« facendo in Germania ; e che 1' insegnamento della zoologia medica sia com-
« preso nel programma d' insegnamento per gli ufficiali sanitaria.
L'ordine del giorno Grassi e approvato all'unanimita.
Cuboni svolge il seguente ordine del giorno :
« L'Unione Zoologica Italiana riconosce I'opportunita che nuove ricerche
« ed esperienze siano istituite in Italia alio scopo di meglio conoscere I'in-
« fluenza che le varie condizioni del clima, del suolo, dell'ambiente esercitano
« sulla biologia della fillossera della vite e fa voti affinche il Minister© di Agri-
« coltura faccia eseguire questi studi che potranno rendere servigi grandis-
« simi nella lotta contro I'insetto ».
L'ordine del giorno Cuboni e approvato all'unanimita.
Dopo la seduta contiuuano nell'Istituto di Anatomia comparata le dimo-
strazioni dei preparati e disegni inerenti alle comunicazioni fatte nelle se-
dute scientifiche.
Seduta pomeridiana
(Anfiteatro dell'Istituto anatomico)
II Presidents nomina scrutatori per I'elezione delle cariche sociali, Fras-
setto e Rosa ed indice la votazione per appello nominale, rimandando lo scru-
tinio al termine della seduta.
Grassi e LeprI, revisori dei conti, presentano la loro relazione [legge Le-
pri] sul Rendiconto esposto dal Segretario; ed accettando il bilanciocome esso
e stato impiantato dalla presidenza, ne propongono all'ass^mblea I'approva-
zione che e votata all'unanimiti.
Ghlgl in base al bilancio consuntivo approvato, presenta a nome di Mon-
ticelli quelle preventivo per Tanno corrente 1902, che viene approvato ad una-
nimity, senza discussions.
Emery (I'elatore) anche a nome degli altri membri (Camerano, Cattaneo, Mon-
ticelli, Romiti,) della Commissione nominata daH'asserablea di Bologna per trat-
tare con gli editor! esteri (a termini della facolta concessale dall'Assemblea
di Napoli) la questions dsUa pubblicazione dsll' < Archivio Zoologico Ita-
- 65 -
liano », legge la propria relazione negativa riguardo alle pratiche fatte di-
chiarando che la Commissione stessa aveva da tempo rassegnato il proprio
maiidato al Presidente deiPUnione.
II Presidente dichiara come il Consiglio Direttivo dell'Unioue abbia vo-
luto che l'«Archivio Zoologico » sorgesse ad ogni costo. Percio mediants
fondi offerti da alcuni volenterosi ha proceduto alia stampa del 1° fascicolo
che presenta all'assemblea.
A norae del Consiglio Direttivo sottomette all' approvazione della mede-
sima un protocollo concernente 1' istituzione di una Society per azioni onde
assicurare la vitalita deli'Archivio stesso.
Grassi ha calde parole di elogio per I'operato del Consiglio Direttivo. pel
fascicolo e pel suo conteauto, ma teme che in Italia il giornale nou possa
vivere per I'iusufficienza dei mezzi finanziari e per il numero del giornali di
tal genere. Ritiene che un solo giornale sarebbe sufficiente, mentre oltre al
nuovo ve ue hanno altri due: quello pubblicato dal senators Todaro e I'tAr-
chivio di Anatomia ».
Crede che per la vita del periodico sia utile ricorrere alls Accademie
ottenendo di riprodurre nell'« Archi vio Zoologico » i lavori pubblicati nei
loro Annali e propone di tentare una fusions coll'« Archivio anatomico »
ovvero col giornale del Senatore Todaro.
Romiti osserva che la produziene scientifica italiana e oggi tale da assi-
curare vitalita a due periodici. Dalle floride condizioni dell' « Archivio di
Anatomia > e tratto a bene sperare anche per quello di Zoologia.
Emery non pu6 convsniro nelle idee espresse dal Grass!- Pubblicare i la-
vori gik comparsi negli atti delle Accademie, equivarrebbe a screditars il
giornals. Eicorda poi al prof, Grassi che egli stesso fu pregato da lui ad ini-
ziare trattative di accordi col Senatore Todaro, trattative fallite psrchs questo
ultimo fece intsnders di non potere modificare il titolo, il formato s la rsda-
zione del suo giornale.
Grassi replica per fatto personale, dopo di che le proposte della Presi-
denza circa la pubblicazione deli' « Archi vio Zoologico » vengono approvate
alia unanimita.
II Presidente a nome dell'intero Consiglio Direttivo propone che I'Unione
Zoologica divenga azionista devolvendo a favors deli'Archivio i residui at-
tivi del proprio bilancio.
La proposta e approvata all' unanimita.
II Presidente apre la discuscione per la designazione dell'epoca e del
luogo della quarta adunanza annuals dell'Unione.
Parona propone Himini e spiega le ragioni della scelta. Giiigi dichiara che
se I'Assemblea approvera la proposta di Parona, egli sara lieto di porsi inte-
ramente a disposizione dell'Unione per organizzare il Convegno.
Ad unanimita si acclama Rimini sede della quarta asseniblea annuale
dell'Unione e dsl prossimo Convegno.
Quanto all'epoca, viene di comune accordo stabilito che il convegno abbia
luogo nella prima quindicina di settembre del 1903.
Esauriti gli oggstti posti all'ordiue del gioruo il Presidente jnega gii
scrutatori a procedere alio spoglio delle schede.
M. Z. — Supj)leiAe>ito. 8
- m -
II risultato della votazione e il seguente:
Votanti 98; dei quali 75 per scheda inviata a! Segretario e 23 di per-
sona.
II Presidente, visto il risultato della votazione proclama eletti per il
triennio 1903-1906:
Presidente — il prof. Guglielmo Romiti,
Vice-Presidente — il prof. Lorenzo Camerano,
VicePresidente — il prof. Battista Grassi,
Segretario — il prof. Fr. Sav. Monticelli,
Vice-Segretario — il prof. Alessandro Ghlgl,
Economo-Cassiere — il dott. Umberto Pierantoni.
A termini della deliberazione presa neU'Asserablea di Napoli il prof. Ro-
miti uscir^ dal Consiglio compiuto I'anno di carica ed il prof. Camerano al fi-
nire dell'anno 1905.
Su proposta Grassi, approvata dall'Assemblea la Presidenza assume inca-
rico delle pratiche relative perche S. M. il Re e S. A. R. il Duca degli A-
bruzzi vogliano assumere il patronato della Unione.
II Presidente ringrazia il Comitato ordinatore del Convegno, rivolge cor-
tesi parole di ringraziamento alia citt4 di Roma ed alle Autorita cittadine,
noncbe al Rettore dell'Universita. Riassume, infiue, il lavoro compiuto dal-
l'Assemblea e, con un saluto ai socii presenti ed agli assenti, dichiara chiuso
il terzo Congresso Zoologico Nazionale, bene augurando all' avvenire del-
I'Unione Zoologica Italiana.
Aderirono al Convegno i seguenti signori:
a) SocAi delV Unione. — Altobello dott. G., Andres prof. A. *, Ariola
dott. V. *, Arrigoui Degli Oddi Conte E. *, Bentivoglio prof. T. *, Bortolotti
dott. C, Camerano prof. L. *, Capobianco prof. F., Caruana-Gatto conte A.,
Cattaneo prof. G., Coggi prof. A. *, Cognetti dott. L. *, Damiani prof. G., Della
Valle prof. A., Diamare dott, V., D'Evant prof. E., Dohrn prof. A., Eisig
prof. H., Emei-y prof. C. *, Enriques dott. P. *, Fiocchini dott. C, Frassetto
dott. F., Gay dott. M., Ghigi prof. A., Giacomini prof. E. *, Giardina dott. A.,
Giglioli prof. E , Grassi prof. B. *, Issel dott. R. *, Lepri dott. G. *, Levi
dott. G. *, Livini prof. F. *, Magretti dott. P. *, Martorelli prof. G. *, Mazza
prof. F., Mazzarelli prof. G., Mirabella R., Monti prof. A. *, Monti prof. R. *,
Monticelli prof. Fr. Sav., Neviani prof. A. *, Nobili dott. G. *, Orlando dott. S.,
Paladino prof. G., Paravicini dott. G., Parona prof. C, Patroni dott. C, Per-
roncito prof. E., Pierantoni dott. U. *, Ratfaele prof. F. *, Ricci dott. O. *,
Romiti prof. G. *, Rosa prof. D. *, Russo prof. A. *, Sacchi prof. M., Sandias
prof. A., Senna prof. A., Sergi prof. G. *, Setti dott. E., Sordelli prof. F., Su-
pine dott. F. *, Valenti prof. G., Vinciguerra prof. D. *.
b) Non Socii. — Addario dott. C. *, Angelini prof. G. *, Benetti V. *,
Boraieri dott. C. *, Brunelli G. *, Cermenati prof. M. *, Chiappi T. *, Ciuffi M. *,
67 -
Cuboni prof. G. *, Dorello prof. P. * Fano dott. L. *, Fatta prof. G. *, Fok
dott. A. *, Lanzi prof. M. *, Luciani prof. L. *, Luigioni P. *, Magini prof. G. *,
Mannini dott. G. *, Manzone prof. V., Marucci V. *, Meli prof. R., Moschen
prof. L. *, Munaron dott. L. *, Picco L. *, Pigorini L., Pirotta prof. R. *,
Pochettino prof. G., Rossi prof. G. *, Ruffini prof. A. *, Todaro prof. F. *,
Trinci dott. G. *, Versari prof. R. *, Zaaetti prof. G.
N. B. — I nomi degli intervenuti sono contraddistinti da un *.
CosiMO Cherubini, Amministratorb-responsabile.
Milano - Via G-. Revere, 2 - Milano
UNICA FABBRIGA NAZIONALE
Dl MICROSCOPi ED ACCESSORI
DITTA FORNITEICE
di tutti i Gabinetti UiiiTersitari del Reguo
MICROSCOPIO GRANDE MODELLO
con cremagliera, apparato Abbe, diaframma
ad iride, tavolino in ebanile, revolver, due
obbiettivi a secco 3 e 7*, uno ad immersione
omogenea V1-2"' ^^^ oculari 2 e 4 ; il tutto
posto in elegante armadietto in mogano
L. 400
{ingrandimenti fino a 1000 diametri)
Nuoyo oliMelliyo V15" Semiapocrouialico
IMMERSIONE OMOGENEA
Obbiettivo raccomandato per la grande po-
tenza e per la sua durata (Vedi Zeit-
schrift filr wissenschaft. Microscopie del
12 settembre 1894, Band XI, Heft 2)
li. 200 coi due oculari compensatori
4 ed 8.
CATALOGO GENERALE GRATIS
a semplice richiesta
Pagamenti rateali mensili
pel Sigg. Ufficiali sanitari comunali.
Fireoze, 1903. — Tip. L. Niccolai, Via Faen^a, 44.
Mom fore /noloqico Italidnn Anno XIII
S. Spa^jian rilrasse ('/s del vers)
MONITOR!-: ZOOLOGICO I TALI AN O - ANNO XIII
\ C. 7/7^
k-\-v:pA.
c.rrv.
IHFN7F. STAB. GRAPirO C. A. MATFRA-i
PIA rASA Dl l.AVORO
c.nv. I
Kp.^r /
Cm-
./>v
rAr. // - ///
cm.
Cm.
'. 0 I
v>
v.c.
-<>.c.
^
•y-
^-e.
Moiiitore Zoologic-o Italiano. Anno XIII.
Tav. IV.
c^
, ^J()f///(^rc Zooloyh v /ft///(///(). Ainio . \IIJ
'-■■■> \
TavK
%'
% .«■»
^*»
«#
# *
»'^'
l«^^^,
« ^« ;** #
'kM^m\
w
^f
/../
.•AV
:#^
.■.•:!!
.°«.
;v-
fire^^e.hU(4ov
Hoiiitm' /l)(>/o(//(V If<f/i(//N) -. bni(>.\//I
Ten: 17
m
1 #
1^
M^
'^'^<#
W W '
#
1^^
D
v«^
K^m^s,^
■:m
MBL WHOI Library - Serials
5 WHSE 01322
^^^-K
^.
#.>•
^i*^\ *